Si comunica che su you tube si trova

 

l’inno alla Regina della Famiglia

 

apparsa a Ghiaie di Bonate

 

 

cantato dal coro delle voci bianche di Agrate Brianza, il 13 maggio 2018 nella chiesa di sant Eusebio di Agrate Brianza.

 

https://www.youtube.com/watch?v=XzdUBxiqk3c

 

 

TESTO DELL’INNO

 

 

INIZIO APPARIZIONI

i colombi – la luce – la santa famiglia

 

 

A coglier fiori

andava una bambina

d’un piccolo villaggio

empiva la carriola

per la vergine Maria

il 13 di maggio.

 

Guidaron soavi

due nivei colombi

lo sguardo suo innocente

da un fiore di sambuco

a un punto luminoso

lontan nel ciel a oriente.

 

Discese fino a lei

poi fulgida si aprì

la luce come un sole

la Santa Famiglia

apparve nella gloria

d’accecante chiaror.

 

 

VOCAZIONE DI ADELAIDE

preghiera – penitenza – vocazione - martirio

 

L’immacolata

in braccio a san Giuseppe

il divin figlio suo posò

e poi come una mamma

chiamò a sé quella bambina

che stava per fuggire.

 

Per tutti i peccatori

le disse di pregare

e offrirsi sulla croce

di nostro Signore

così d’esser come Lei

madre nell’amore.

 

Un terribil martirio

per tutta la sua vita

a lei preannunciò e poi

un bacio, un sigillo

e la promessa di

tornare le lasciò.

 

 

MESSAGGIO DEL ‘44

una nuova creazione – fratellanza universale

 

Genti lontane

attorno a quella bimba

si unirono a cantare

e un’armonia celeste

trascorse come un vento

i volti accarezzare.

 

Il sol danzò nel cielo

l’azzurro a colorare

del dì la luce i ciechi

poterono vedere

come bimbi ad una festa

gli storpi camminare.

 

Nel di’ di Pentecoste

a viver da fratelli

la Madre supplicò

e per il Papa

dolente e minacciato

di pregare domandò.

 

 

SIGNIFICATO ATTUALE

 pace, comunione, trionfo di Maria

 

A coglier fiori

ritorna la bambina

ognun la può incontrare

nel prato del villaggio

è viva come allora

il tredici di maggio.

 

Ad una sola voce

ovunque ancor chiaman

al luogo della grazia

solenni le campane

a implorare a Dio la pace

le genti più lontane.

 

E come una famiglia

attorno alla Regina

l’umanità affidare

a nostro Signore

poi tutti insieme a Lei

il suo trionfo invocar.

 

 

il DVD del concerto del 13 maggio 2018, nella chiesa di sant Eusebio, al seguente link

 

https://www.youtube.com/watch?v=mUL0HpcS5Co

 

 

 

*

 

La vocazione materna,

e i peccati gravi

 

 

Spiace non si metta ordine nella confusione sedimentata negli anni, e si inizi finalmente un percorso di comprensione corretta del messaggio e del complesso simbolico delle apparizioni di Ghaie (intimamente legati fra loro).

 

A questo fine ripropongo alcune mie riflessioni pubblicate alcuni anni or sono, su un tema assai complesso suscitato da un’affermazione della Madonna, conosciuto come “il peccato delle madri, che ha costituito l’oggetto di argomentazioni superficiali, silenzi imbarazzati, pensieri accusatori fondati su un becero determinismo, e commenti scandalizzati (come quelli espressi da don Cortesi nella sua “storia dei fatti di Ghiaie”) o interpretazioni volgari decisamente repellenti (come quelli espressi da padre Raschi, che ha ridotto il tema a…peccato dei lombi).

 

 

*

 

 

Il tema nasce dalle richieste di guarigione di molti pellegrini, nella terza apparizione lunedì 15 maggio 1944, la Madonna, attraverso Adelaide, ha così risposto:

 

"SE VOGLIONO I FIGLI GUARITI DEVONO FARE PENITENZA, PREGARE MOLTO ED EVITARE CERTI PECCATI".

 

La Madonna inoltre, continuerà il giorno successivo, martedì 16 maggio, a ribadire e precisare la sua affermazione precedente con le seguenti parole:

 

"TANTE MAMME HANNO I BAMBINI DISGRAZIATI PER I LORO PECCATI GRAVI. NON FACCIANO PIÙ PECCATI E I LORO BIMBI GUARIRANNO".

 

*

 

 

PRIMA RIFLESSIONE

 

LA VOCAZIONE MATERNA E’ SUPERIORE A QUELLA PATERNA

 

1) LE PAROLE TANTO SEVERE DELLA MADONNA INTENDONO ESALTARE LA MATERNITÀ

 

Occorre premettere innanzi tutto che l’argomento in questione è scaturito da una risposta puntuale della Madonna ad una domanda dei pellegrini. Perciò, la rilevanza del tema non è costituita dal carattere dei peccati commessi dalle madri come i più gravi, che escludono e minimizzano altri peccati ed altre categorie di peccatori, ma deriva in primo luogo dalla domanda occasionale di Adelaide e dalla presenza di molte madri all’apparizione.

 

Tuttavia la risposta della Madonna è tanto puntuale e grave che ci costringe a superare l’occasione in cui è stata posta, e a riflettere con attenzione sulle parole sconvolgenti e dolorose da Lei pronunciate nei confronti delle madri. Una riflessione che si rende necessaria anche perché molti hanno voluto equivocare strumentalmente su questa risposta falsandone o esagerandone il significato, sia per contrastare le apparizioni sia per favorirle in modo errato e strumentale, con il risultato di creare confusione, sensi di colpa, frustrazioni, depressioni e non pochi fraintendimenti.

 

Occorre pertanto cercare di capire il significato delle parole della Madonna evitando di concentrare l’attenzione sul peccato delle madri e compilare un elenco di possibili colpe gravi.

 

In ogni caso però, dalle parole della Madonna si comprende che, se tutti sono chiamati alla penitenza, alla preghiera e ad evitare i peccati, una rilevanza particolare viene assegnata alla condizione materna. Per questo non si può evitare di riflettere con un’attenzione speciale a tale condizione. Ma occorre farlo in modo positivo.

A mio avviso infatti, proprio la risposta tanto severa e netta della Madonna vuole mettere in rilievo prima di tutto la sublime vocazione materna. La quale sembra assumere nelle Sue stesse parole un’importanza notevole. Di più: proprio la durezza estrema delle Sue affermazioni induce a pensare che, per la Madonna, la vocazione alla maternità è talmente elevata da assumere una decisa superiorità rispetto ad altre vocazioni compresa quella paterna.

 

Le risposte della Madre di Dio sopra ricordate devono essere perciò attentamente considerate in primo luogo come ammonimento a pensare in profondità il compito eccelso affidato da Dio alla donna fin dalla creazione; perché solo comprendendo tale compito si possono intendere le conseguenze gravi che la disobbedienza ad esso determina.

Dunque, prima di una ricerca sul peccato che avrebbe un senso brutale pieno di allusioni malevoli (a causa della nostra condizione di peccatori che ci condiziona e ci porta a far prevalere l’accusa al perdono), occorre pensare a fondo la straordinaria e altissima vocazione muliebre, e di conseguenza intendere il peccato solo come una deviazione da questo compito. E per far questo occorre considerare dapprima gli elementi distintivi dell’anima e del corpo della donna (rispetto all’anima e al corpo dell’uomo) creati da Dio in funzione di un’altissima vocazione.

 

2) L’ANIMA DELLA DONNA È MAGGIORMENTE DISPOSTA ALL’UNITÀ, ALL’ARMONIA E ALLA CURA DELLA FAMIGLIA E DELLA VITA

 

Oltre alla sequela delle principali virtù (via di salvezza comune all’uomo e alla donna) nella donna la maternità è vocazione fondamentale per diverse ragioni.

 

A differenza dell’uomo, che è maggiormente incline a compiere un’attività unilaterale, settoriale ed astratta nel mondo esterno alla famiglia, la donna è chiamata a svolgere il proprio ruolo materno soprattutto in famiglia.

 

Mentre l’uomo tende a creare opere per il dominio del mondo, la donna, che è maggiormente disposta ad un impegno complessivo, organico, concreto, si dimostra più orientata alla cura dello stesso marito e dei figli, alla loro educazione, e in genere a tessere relazioni affettive finalizzate a mantenere unità e armonia.

 

Inoltre la propria superiore capacità di protezione, difesa e custodia contro ogni tentativo di divisione o alterazione, e una maggiore sensibilità per il bene morale, che mette in risalto la sua originaria vocazione di lotta contro il male, consente alla donna di esercitare una strenua difesa della famiglia e della vita..

 

2) IL CORPO DELLA DONNA È UNITO ALL’ANIMA CON MAGGIOR INTENSITÀ IN FUNZIONE DELLA SUA VOCAZIONE MATERNA

 

A differenza dell’uomo, che considera naturalmente il proprio corpo come strumento per operare e dunque come esterno e quasi distaccato dall’anima, per la donna, proprio in funzione della maternità, il corpo ha una grande importanza.

La donna, infatti, essendo destinata ad accogliere, portare, nutrire, proteggere, amare un nuovo essere vivente per molti mesi nel proprio corpo, vive naturalmente una maggiore intimità e una più stretta unione fra anima e corpo. E non può essere che così: durante la gestazione la donna, per custodire la nuova creatura, deve chiudersi in sé e unirsi intimamente sia con il corpo sia con l’anima del figlio. Per questo, proprio in funzione della maternità, l’anima della donna è presente e viva in tutte le parti del suo corpo.

La qual cosa, come si può facilmente subito intuire, oltre che determinare una maggiore armonia rispetto all’uomo, può costituire di contro, anche una grave condizione di pericolo, poiché, mentre l’uomo può esasperare il proprio dominio usando il corpo come puro strumento, l’unione stretta di anima e corpo rischia di creare nella donna le condizioni di una sommersione dell’anima da parte del corpo.

 

3) LA MATERNITÀ DELLA MADONNA COME MODELLO ORIGINARIO DI OGNI MATERNITÀ E TESTIMONIANZA DELLA SUPERIORITÀ DELLA MATERNITÀ

 

Questi caratteri peculiari dell’anima e del corpo femminile sono particolarmente importanti durante il concepimento, la gravidanza e tutta la prima fase infantile del bambino. La vita interiore della nuova creatura inizia infatti dal momento stesso del suo concepimento perché proprio da questo momento il bimbo, ricevendo le prime impressioni dentro il ventre materno, forma il corredo della sua futura esistenza.

Nella maternità la donna è coinvolta totalmente sia col corpo sia con l’anima, é fusa col proprio bimbo come una cosa sola. E per questo motivo è mediatrice assoluta fra il padre e il bimbo, fra il mondo esterno e il bimbo, ed anche fra Dio e il bimbo.

 

D’altra parte, non solo le scienze sociali ormai sono concordi nell’affermare l’importanza estrema della condizione spirituale della madre per il destino del bimbo, ma ognuno può facilmente capire come per tutta la vita dell’individuo la madre rappresenta la radice e il fondamento stesso della persona.

 

Tutto ciò permette anche di comprendere perché la Madonna, destinata a concepire il Verbo di Dio, è stata preservata nell’anima e nel corpo da ogni macchia di peccato. Come ogni mamma, infatti, Ella ha nutrito, fin dal primo istante della sua gravidanza, col suo corpo il corpo di Cristo e con la sua anima l’anima stessa di Cristo: non solo ha dato il suo sangue, ma ha trasmesso tutta la ricchezza della sua anima al suo Divin Bambino. Soprattutto: per diventare madre del Verbo la Madonna è stata sempre unita totalmente a Dio Padre.

Considerazioni queste ultime che fanno comprendere perché

LA MATERNITÀ È PIU’ IMPORTANTE DELLA PATERNITÀ.

 

La maternità della Madonna inoltre, è l’archetipo di ogni maternità:

come Lei, ogni madre umana deve essere madre con tutta l’anima, luogo di amore vero e di unità, dello spirito di famiglia in comunione con Dio.

 

(Per un approfondimento dei temi espressi si vedano gli scritti di Edith Sten, in particolare “Essere finito ed essere eterno”pp. 524-526)

 

*

 

 

SECONDA RIFLESSIONE

 

LA DONNA E’ SIMBOLO DELLA CHIESA

 

Nella riflessione precedente abbiamo rilevato:

- la grande importanza della vocazione materna tanto da averla innalzata al di sopra di quella paterna;

 

- abbiamo inoltre mostrato come l’anima femminile sia maggiormente unita al corpo rispetto a quella dell’uomo e maggiormente incline all’armonia, alla cura e alla difesa della famiglia e della vita che in lei viene concepita;

 

- infine, accennando alla maternità di Maria, abbiamo visto come la Madonna, Madre del Verbo, sia modello originario per ogni madre.

 

Da queste considerazioni possiamo ora allargare ulteriormente lo sguardo.

 

 

1) LA DONNA FIN DALLA CREAZIONE È CHIAMATA DA DIO AD ESSERE SIMBOLO DELLA CHIESA.

 

Ricordando alcuni passi importanti della Bibbia oltre che i numerosissimi studi sulla condizione femminile, possiamo fermare l’attenzione su tre concetti principali

 

a) La prima donna, Eva, esce dal fianco del primo uomo per essere la sua sposa e la madre di tutti i viventi, così come la Chiesa nascerà dal fianco aperto di Cristo per essere Sposa e Madre di tutti i credenti.

 

b) Maria, la nuova Eva, è creata da Dio come immagine perfetta della Chiesa, per essere madre di Dio e di tutti i credenti condotti da Lei a Cristo a formare una cosa sola in Dio, così ogni donna veramente cristiana, sposata o religiosa, è chiamata a compiere questo prodigio dell’unità di ogni uomo con Dio, e dunque ad essere Chiesa, ovunque per tutti coloro che a lei sono affidati.

 

c) E’ noto in particolare che la sposa cristiana è indicata da S. Paolo in modo esplicito come immagine stessa della Chiesa Sposa di Cristo.

Da questi riferimenti quel che importa soprattutto comprendere è che ogni donna, legata a Maria da un rapporto filiale, è simbolo della Chiesa perché riflesso di Maria immagine della Chiesa Universale. Per questo, ogni donna diviene immagine della Chiesa nella propria piccola comunità domestica.

 

2) LA DONNA È IL CUORE DELLA FAMIGLIA E DELLA CHIESA, LEGAME FRA IL CORPO E IL CAPO

 

Per sviluppare ulteriormente il tema che stiamo analizzando occorre ricordare costantemente qual è la vocazione fondamentale della Chiesa e in base a questo compito eccelso cercare di comprendere più in profondità la vocazione della donna.

E, guardando a Maria, come immagine perfetta della Chiesa, possiamo affermare che

come in Maria l’umanità dei credenti – forma il Corpo mistico – nell’unione con il Capo che è Cristo, così nella donna, immagine della chiesa domestica, i figli – che rappresentano il corpo della famiglia – sono condotti da lei all’amore del padre, che è capo della famiglia, e da questi attraverso Cristo, al Padre Celeste.

 

Semplificando tali concetti, per mezzo di una facile ed efficace analogia, si può dire allora che:

a) la donna è il cuore di ogni famiglia, come la Madonna è il cuore della Chiesa;

b) i figli sono il corpo di ogni famiglia, come i credenti lo sono nella Chiesa;

c) lo sposo è il capo di ogni famiglia, come Cristo è il Capo della Chiesa.

 

 

Tralasciando, per ora di approfondire il senso dei singoli termini di cuore, capo e corpo che oltrepassa il significato comunemente attribuito ad essi, possiamo comunque affermare che ogni donna, come Maria, è chiamata a personificare nella sua stessa essenza, ovunque, e in particolare nella famiglia, l’essenza stessa della Chiesa, ad essere cioè il cuore della Chiesa, la sua più pura profondità d’amore e il luogo più elevato del legame di unità con Dio.

 

Inevitabile inoltre da quanto detto è sottolineare ancora una volta, con evidenza lo strettissimo legame della donna con il corpo, il proprio e quello di coloro a lei affidati, in funzione della nobilissima vocazione a lei affidata da Dio.

I figli, concepiti e nutriti nella sua stessa carne, sono il frutto del suo stesso corpo a simboleggiare un altro e ben più sublime Corpo, quello mistico, che ha preso vita in Maria per unire a Sé tutti in una sola unità.

 

3) LA MATERNITÀ NATURALE E SPIRITUALE DELLA DONNA FONDAMENTO DELLA CHIESA

 

Da quanto affermato precedentemente possiamo brevemente sintetizzare la vocazione ecclesiale della donna con le seguenti affermazioni:

 

a) La donna è persona fondamentale per la formazione della Chiesa anzitutto per la sua maternità corporea.

I figli che nascono da lei sono destinati a diventare le membra del Corpo mistico.

Santificata dal Sacramento del matrimonio la prole messa al mondo dalla donna entrerà attraverso il battesimo nel processo vitale della Chiesa che può così diventare madre dell’umanità e portare a termine il proprio compito.

L’umanità, infatti, è destinata a crescere finché la Chiesa raggiunga il numero di membra stabilito da Dio.

(Per questo si può facilmente intuire come la procreazione sia fin dall’origine della creazione il primo e fondamentale campo di battaglia fra Dio e il demonio e dunque quale estrema importanza rivesta la donna, il suo rapporto con l’uomo, e la sua maternità naturale).

 

b) La donna è persona fondamentale per la Chiesa anche per il compito educativo a Lei affidato di educare i figli alla vita di grazia.

Chiamata a prestare la sua collaborazione per eccitare e favorire nei bimbi la vita di grazia, la donna, non solo alimenta la Chiesa procreando nuove creature, ma è organo immediato della maternità soprannaturale della Chiesa, e partecipa attivamente a questa maternità soprannaturale.

 

c) La donna è chiamata a favorire la vita di grazia nello stesso marito.

Anche se nel matrimonio cristiano questo compito è vicendevole, la donna è chiamata a svolgerlo in modo particolarmente intenso e profondo per la sua stessa posizione centrale nella famiglia quale simbolo della Chiesa e cuore della chiesa domestica.

 

d) La donna infine è chiamata a diffondere la vita di grazia ovunque intorno a lei.

 

Per questo, ogni donna, nella sua stessa natura creata, quale madre naturale e spirituale, è eminente SIMBOLO ECCLESIALE.

 

(Per un approfondimento dei temi espressi si vedano gli scritti di Edith Sten, in particolare “La donna, il suo compito secondo la natura e la grazia”.)

 

 

*

 

 

TERZA RIFLESSIONE:

 

LA DONNA E’ IL CUORE DELLA FAMIGLIA CHE E’ IL LUOGO DELLA RIVELAZIONE DELL’AMORE DELLA SS. TRINITA’

 

 

1) LA FAMIGLIA COME IMMAGINE DELLA TRINITÀ

 

Dopo aver ricordato la sublime vocazione della donna alla maternità (alla quale abbiamo assegnato un’importanza superiore rispetto alla paternità) e dopo aver individuato nella donna il simbolo stesso della Chiesa, continuiamo a tentar di comprendere le severe parole comunicate dalla Madonna ad Adelaide focalizzando l’attenzione sulla famiglia che è il tema centrale delle apparizioni di Ghiaie.

 

E per salire ancor più in alto nella comprensione della vocazione muliebre nella famiglia occorre che la mente si elevi alla contemplazione delle Persone della SS. Trinità quale suprema “famiglia d’Amore” per comprendere la grande opera di Dio nella creazione dell’uomo formato da Lui come FAMIGLIA a propria immagine e somiglianza. (Dio creò l’uomo, maschio e femmina, perché divenisse famiglia d’amore, manifestazione creata dello suo stesso amore trinitario.)

 

Occorre poi intravedere al centro di questo amore trinitario la stessa Madre di Dio, la gloriosa Regina del Cielo, la Regina della Famiglia, la Madre della Sacra Famiglia di Nazaret, quale ponte tra la terra e il cielo, tra l’amore umano e quello divino, e attraverso Lei scoprire, non solo l’inestimabile importanza della famiglia, quale immagine dell’amore trinitario, amore al quale deve tendere la realtà intera, ma anche la sublime vocazione cui è chiamata ogni donna: cuore della famiglia, come Maria è cuore della Chiesa e della SS Trinità.

 

2) LA DONNA, CON MARIA, È COLLOCATA AL CENTRO DELL’AMORE DI DIO, QUALE PONTE FRA L’AMORE UMANO E L’AMORE DIVINO

 

L’unione con Maria permette dunque di comprendere che, unita a Maria, ogni donna è misticamente collocata al centro dell’Amore di Dio, nel Suo stesso Cuore, dove può attingere al fuoco stesso originario dell’amore donativo e creativo di Dio, assimilarne il modello supremo, e illuminare con il suo spirito la realtà naturale della propria famiglia e di tutto il mondo che la circonda, per elevarla e unirla allo stesso amore di Dio.

 

La visione di Maria al centro della SS. Trinità permette perciò di comprendere l’altissimo compito affidato da Dio alle madri chiamate ad essere, come la Chiesa, Unità delle Persone che la formano, per diventare VEICOLO SACRO E IMMACOLATO DI ELEVAZIONE DELL’AMORE FAMIGLIARE A DIO (modello per i figli dell’amore donativo della SS. Trinità).

 

Come abbiamo scritto nelle precedenti riflessioni, le madri, unite al cuore del loro sposo, rappresentano nella famiglia il cuore che unisce il corpo stesso della famiglia (ovvero tutti i suoi membri) così come nella Chiesa il cuore immacolato di Maria, unito a quello di Cristo, unisce il corpo mistico della Chiesa (unione mistica) e fa di noi una cosa sola nell’amore portandoci, attraverso le Sue mani e il Suo cuore immacolato, nel centro stesso dell’amore di Dio Trinità per essere, come Lei, una sola cosa con Dio, come una cosa sola sono le Tre persone della SS. Trinità.

 

La donna, nella sua vocazione materna, ha per Dio un valore, incommensurabile:

Egli stesso ha scelto di nascere da una donna e abitare nel suo cuore per offrirla come MODELLO UNIVERSALE DI UNITÀ, come “archetipo di ogni maternità”, specchio per ogni donna-madre che voglia trasmettere ai figli, attraverso il suo cuore, col suo amore, l’amore di Dio.

 

3) IL PECCATO DELLE MADRI CONSISTE NEL CAPOVOLGERE LA PROPRIA VOCAZIONE, TRASFORMARE LA PROPRIA ESSENZA E USCIRE DALL’AMORE DI DIO

 

Sulla base delle precedenti considerazioni si può iniziare a comprendere allora quanto è grave per Dio che la donna abbandoni la propria vocazione per assecondare un modello di vita contrario alla sublime missione cui è chiamata.

 

Preferendo un altro modello, la donna incrina in se stessa lo stesso modello d’amore di Dio di cui è portatrice e spezza dentro di sé e nella famiglia l’immagine dell’amore della SS. Trinità.

 

Peccando contro l’amore, la donna sottrae la grazia di Dio alla propria famiglia e in particolare ai propri figli che ne rimangono privi (“dis-graziati” ovvero “senza grazia” condizione che per un cristiano è la peggiore perché condotto alla perdizione eterna).

 

Per questo il peccato delle madri che abbandonano la loro eccelsa posizione nel cuore di Dio e la loro missione di essere cuore e unità della famiglia è grave. Questo peccato incide fortemente il centro della famiglia, spezzando il corpo stesso della famiglia. Ne disintegra l’unità, accresce divisioni e rotture che si ripercuotono di conseguenza anche nella Chiesa e nell’umanità, moltiplicando le sofferenze nei suoi membri innocenti.

 

Per tale ragione, ogni donna, per effondere su tutti i membri della propria famiglia l’amore di Dio opponendosi decisamente a tutte le seduzioni del male, è invitata a contemplare la Madonna Regina della Famiglia, che ha sempre conservato una totale purezza di pensieri e di sentimenti nel proprio cuore,

 

 

CONCLUSIONE:

 

ADELAIDE CHIAMATA DA MARIA AD ESSERE TESTIMONE DELL’AMORE MULIEBRE QUALE “SPONSA CHRISTI”

 

Le parole tanto severe pronunciate dalla Madonna nella terza apparizione riguardano anche la piccola Adelaide, che il giorno precedente (seconda apparizione) è stata invitata dalla stessa Regina della Famiglia a “farsi suora Sacramentina”: a divenire cioè, quale sua figlia prediletta, esempio supremo di sposa e madre per ogni donna chiamata al sublime compito di sposa e madre sia nella famiglia sia nella comunità religiosa.

 

Nell’adorazione perpetua dell’Eucaristia, IL CORPO DI CRISTO, Adelaide avrebbe ricondotto ogni donna a questa prima e vitale sorgente d’amore e di unità dell’umanità con Dio.

(Il principio fondamentale che la Madonna ha voluto richiamare apparendo a Ghiaie è, infatti, L’AMORE DI DIO COME FATTORE DI UNITA’; principio che Adelaide avrebbe dovuto diffondere nella Chiesa e nel mondo)

 

Unità a Cristo, soffrendo con Lui, Adelaide avrebbe esercitato, con Maria, la più alta maternità spirituale per la redenzione di tutto il genere umano, della donna in particolare, partecipando così al dono della grazia per l’unità di tutte le famiglie del mondo in una sola famiglia, in un unico corpo: la Chiesa.

 

Settembre 2018

 

 

Molti si convertiranno,

ed io sarò riconosciuta dalla Chiesa

 

 

Questa nota profezia della Regina della Famiglia, è stata riferita da Adelaide il 19 maggio 1944, giorno successivo alla solennità dell’Ascensione.

 

Quel giorno

 

la Madonna aveva il velo e il vestito celeste, oltre la fascia bianca ai fianchi, le rose bianche ai piedi e la bianca corona del Rosario fra le mani.

 

Gesù Bambino in braccio a lei indossava l’abito rosa con le stelline d’oro e teneva le mani congiunte.

 

 

Questa profezia non può essere intesa di per sé, ma come parte integrante del messaggio dell’intero ciclo epifanico, che si colloca nel Tempo della Pasqua.

 

In particolare

alla luce

 

-         dell’apparizione di quel giorno - successivo alla solennità dell’Ascensione,

-         e dell’apparizione del giorno 28 maggio, solennità di Pentecoste, nel quale le apparizioni trovano l’apice.

 

 

*

 

Purtroppo ancora non è stata compiuta la raffigurazione delle 13 apparizioni.

E là dove si è compiuta, appare assai lacunosa.

Ragione, questa, non secondaria per cui si conoscono poco e male le stesse apparizioni.

 

Come ho più volte evidenziato, proprio l’apparizione di Pentecoste, ancora non viene compresa, a causa della mutilazione operata dal pittore Galizzi nella sua nota pala d’altare (diventata l’icona delle apparizioni di Ghiaie), nella quale non compaiono gli angeli rosa e azzurri attorno alla Madonna e nemmeno i due santi apostoli, Matteo e Giuda Taddeo, al suo fianco. Elementi fondamentali per leggere questa importante apparizione.

 

Errore gravissimo, ripetuto dalla pittrice Balzarini, il cui dipinto, esposto nella casa donata da padre Raschi ad Adelaide, oggi è collocato alla cappelletta.

(In questo dipinto, la signora dal volto “raffinato”, raffigurata come la Madonna, porta al collo una ridicola collana di bigiotteria; a dimostrazione che padre Raschi, e con lui la pittrice, non abbiano compreso la stessa apparizione e cosa rappresenta la “finzione di perle tutte eguali” sul vestito alla base del collo, indicata da Adelaide nella prima apparizione del 13 maggio).

 

Oltre a questi errori gravi,

 

purtroppo, la pala d’altare dipinta da Vitalba, che raffigura perfettamente l’apparizione di Pentecoste, è relegata, senza motivo, in una chiesa-garage perché non sia vista.

 

*

 

Per tale ragione, poiché, come ho scritto più volte, proprio nell’apparizione di Pentecoste, la Madonna si manifesta in tutto il suo regale splendore come immagine della Chiesa, è impossibile comprendere la profezia da Lei pronunciata il 19 maggio: sarò riconosciuta dalla Chiesa.

 

Finché non si farà chiarezza e ordine nell’iconografia, nel messaggio e nella storia delle apparizioni di Ghiaie, sarà impossibile capire, non solo il messaggio stesso, ma anche la ragione provvidenziale delle stesse apparizioni di Ghiaie e in questo contesto, la stessa profezia.

 

*

 

Di certo il lavoro non è semplice, poiché implica una profonda riflessione:

sulla Profezia della Madre di Dio.

sulla Provvidenza di Dio, che si manifesta con le apparizioni della Madre.

sulla Chiesa.

 

La qual cosa evidenzia come sia fragile il fideismo di molti fedeli che si accontentano di credere ciecamente alle parole riferite dalla piccola Adelaide senza impegnarsi col pensiero, negando così, nei fatti la stessa esortazione della Madonna ad Adelaide: “pensare bene…capire bene” (VIII apparizione, 20 maggio 1944).

Costoro purtroppo, ripetono la frase vuota e stupida: “farà la Madonna”. Come non dovesse esserci sinergia fra l’uomo e Dio, sulla quale necessariamente si fonda anche il lavoro per la comprensione e la verità delle apparizioni, a iniziare dalla vocazione di Adelaide spinta dalla Madonna a farsi suora Sacramentina con una frase profetica.

 

*

 

Di certo stupisce la profezia della Madonna nel tempo in cui è apparsa, tempo di guerra e di odio, negazione e tradimento della Comunione in Cristo.

 

Immediatamente pone una questione fondamentale:

 

Come può, la Madonna, che è immagine della Chiesa, dire che sarà riconosciuta dalla Chiesa, facendo capire che non lo è nel tempo presente?

 

Cosa si nasconde in questo paradosso?

 

Importantissima è la frase profetica premessa alla profezia:

 

molti si convertiranno.

 

Per comprenderla occorre:

 

contemplare la vera raffigurazione dell’apparizione di Pentecoste nella quale la Madonna si mostra come immagine della Chiesa.

 

in: Regina della Famiglia della Pace e dell’Unità.

 

cercar di coglierne il significato profondo,

 

ripercorrere poi tutto il ciclo epifanico, dalla prima apparizione,

 

e comprendere perché le apparizioni di Ghiaie sono: le apparizioni della Chiesa che riconoscerà se stessa nella Regina della famiglia apparsa a Ghiaie.