L’inno alla Regina della Famiglia si può ascoltare al seguente link

https://www.youtube.com/watch?v=XzdUBxiqk3c

 

 

 

 

Natale, con Adelaide.

 

Non so se Adelaide, bambina, trascorresse il Natale a casa o dalle suore.

Di certo la clausura forzata, cui era costretta, l’affliggeva terribilmente.

Rappresentava quel che il Natale non deve essere per un bambino.

 

 

 

Eppure è accaduto.

 

La piccola Adelaide è stata costretta a trascorrere tanti Natali nel dolore e nell’angoscia più nera.

Ma nessuno l’ha aiutata. Come fosse il suo destino tornare in una stanza buia, asfittica, peggiore di una prigione, e subire ogni sorta di violenza.

 

Perché?

 

Nella Chiesa, soprattutto a Natale, molte voci si elevano contro l’indifferenza come peggiore forma di violenza.

Ma sembra che l’ammonimento non serva.

Perché si continua a piangere tanti bambini vittime di ogni sorta di violenza.

 

Per questo, proprio a Natale servirebbe ricordare il martirio di Adelaide, immagine di quei bambini su cui si staglia la croce del martirio, come sul Bambino di Betlemme si staglia la croce del Golgota.

 

Vedere la croce su Adelaide bambina servirebbe per capire perché e come viene imposta a tutti i bambini vittime della violenza.

 

Ma quella croce non la si vuol vedere.

 

Bisognerebbe ammettere che, alla croce, si preferisce la ragione violenta di un potere adulto, subdolo e desideroso di prestigio, ben nascosto nel sacro e nella retorica degli ammonimenti contro la violenza sui bambini e contro l’indifferenza.

 

Cosa che pare proprio impossibile, come per il cammello passare nella cruna di un ago.

 

 

Nel "giorno dei morti", Adelaide.

 

 

Passando per i viali dei cimiteri, non possiamo non pensare che le tombe sono spesso, purtroppo, il luogo nel quale si chiudono le vittime e si occulta la violenza che hanno subito, per poi esaltarne le doti facendo di loro, paradossalmente, un balsamo per la vita di chi resta.

Fino a glorificare la loro sofferenza e la loro morte come un passaggio doloroso, ma necessario per il bene di tutti, anche di coloro che le hanno maltrattate e perseguitate.

 

E’ questa, disgraziatamente, la conclusione reiterata del processo vittimario, che sempre capovolge la verità, per conservare l’utilizzo della violenza quale mezzo di risoluzione dei conflitti e il potere sulla vita dell’altro.

 

Il cristiano però rifugge da questa menzogna, e alla Luce del Crocifisso, confessa i propri peccati contro il prossimo che hanno causato dolore, pregando affinché nessuno usi violenza contro il fratello, l’amico, il parente, il vicino, il nemico, l’altro.

 

 

Adelaide costituisce il paradigma di “quest’altro” (fratello, amico, parente, vicino, nemico) al quale si è arrecato un grande dolore.

 

Per questo, nel "giorno dei morti", successivo alla solennità di Tutti i Santi, ricordiamo, insieme ai nostri cari defunti, anche Adelaide.

 

Non solo, perché è con loro, nella Luce Divina, ma anche e soprattutto perché proprio il suo martirio ci esorta a meditare sulle loro sofferenze, e a interrogarci sulle offese che abbiamo compiuto contro di loro.

 

 

Purtroppo accade ancora, che la si ricordi indegnamente e se ne esalti falsamente le doti, per spingerla ancor più lontano, come accade al capro, perché nessuno veda, capisca e si converta per davvero.

 

2 novembre 2018

 

 

 

Il simbolo di Ghiaie

 

A vent’anni dalla pubblicazione

 

Poiché da qualche giorno è stata trasferita nella Parrocchia di Ghiaie la grande pala d’altare del grande pittore simbolista G. B. Galizzi (confinata per decenni presso la Congregazione della Sacra Famiglia di Martinengo),

 

 riproponiamo la foto, pubblicata in copertina de Il simbolo di Ghiaie,

 

nella quale si evidenzia quel che nel testo gli autori hanno cercato di rilevare.

 

Ovvero:

 

 

 

 

l’impossibilità dell’abbraccio fra don Cortesi e Adelaide (tanto triste), prefigurata nei colombi, scuri e divaricati nello sguardo, nelle mani della Madonna, dipinta nel bozzetto preparatorio della grande pala d’altare (che gli autori hanno individuato come: il simbolo di Ghiaie)

 

Nella foto possiamo vedere chiaramente il solco di un’antinomia destinata a diventare lacerazione incolmabile, ancor più quando altri prenderanno il posto di don Cortesi aggravando la sofferenza di Adelaide.

 

Per questo, proprio nei due colombi scuri divaricati nello sguardo nelle mani della Madonna, coloro che si apprestano a contemplare il grande quadro di Galizzi, potranno scorgere la divaricazione operata nel cuore di Adelaide e dunque il suo martirio senza tregua.

 

Il quale non deve certo essere considerato come ineluttabile destino, ma come segno provvidenziale, per comprendere l’incapacità dell’uomo, segnato dal peccato, di vivere secondo lo Spirito.

 

Il martirio di Adelaide invita a riflettere sul male che ognuno compie, durante l’esistenza, nella relazione con l’altro.

E chiama alla conversione, quale passaggio dall’inimicizia alla Riconciliazione e all’Unità in Cristo, come desidera la Madonna liberando i due colombi divaricati, che torneranno a volare nella Luce divina, il giorno dopo Pentecoste.

 

Per questo, al Simbolo di Ghiaie, gli autori hanno fatto seguire il Pellegrinaggio al Torchio di Ghiaie.

 

*la foto è un ritaglio. Accanto ad Adelaide e don Cortesi, sono presenti don Andrea Spada e suor Michelina.

 

 

Il martirio di Adelaide

nel messaggio delle apparizioni.

 

Abbiamo rinnovato il sito per facilitare la comprensione del messaggio delle apparizioni.

 

E a tal fine riproponiamo una breve riflessione sulla profezia con cui la Madonna ha disvelato alla piccola Adelaide, fin dalla seconda apparizione, una vita di sofferenza (in quanto parte integrante, esplicativa, del messaggio stesso).

 

Com’è noto, le parole della Madonna rivolte quel giorno ad Adelaide sono le seguenti:

 

Tra il quattordicesimo e il quindicesimo anno ti farai suora Sacramentina. Soffrirari tanto e poi tanto. Ma non piangere perché dopo verrai con me in Paradiso.

 

 

Come già rilevato, più, volte,

 

il tempo indicato dalla Madonna per la vocazione di Adelaide – tra il 14° e il 15° anno – è lo stesso nel quale le ragazze d’Israele erano solite contrarre il matrimonio; dunque lo stesso nel quale la Madonna ha concepito il Verbo di Dio, e sposa Giuseppe.

 

Per questo, con l’esortazione -  fra il 14° e il 15° anno ti farai suora Sacramentina” - Adelaide ha ricevuto dalla Madonna la Grande Missione di diventare Sua immagine fedele in quanto Madre del Verbo.

    

E poiché,

 

la vocazione di Adelaide, non si può comprendere se non alla luce del mistero dell’Incarnazione del Verbo nel Seno della Vergine Maria, che si ripete misticamente nelle caste vergini consacrate alla vita religiosa,

 

anche la vita di sofferenza – “Soffrirai tanto e poi tanto” - preannunciata dalla Madonna ad Adelaide subito dopo l’esortazione a farsi suora Sacrametina, deve essere considerata nello stesso mistico contesto.

 

Bisogna iniziare da qui, per capire perché più volte la Madonna chiamerà Adelaide: “piccola martire” e il significato profondo delle apparizioni.

 

Il martirio di Adelaide dev’esser considerato alla luce del mistero dell’Incarnazione, come le stesse apparizioni.

 

Non altrimenti!

 

Per questo si ritiene necessario ribadire

 

che il martirio di Adelaide non può essere attribuito a “qualcuno”, e che, come il martirio di Cristo, chiama tutti alla Conversione, poiché si colloca nella storia della Salvezza.

 

(nessuno di coloro che hanno accompagnato Adelaide nel tempo da lei trascorso sulla terra, e poi ancora oltre, può esimersi dalla responsabilità di averla fatta soffrire).

 

Solo così si può iniziare a capire perché le apparizioni di Ghiaie sono le apparizioni della Chiesa, chiamata per prima alla Conversione.

 

 

06 settembre 2018