L’inno alla Regina della Famiglia si può ascoltare al seguente link

https://www.youtube.com/watch?v=XzdUBxiqk3c

 

 

Un decreto senza motivi fondati,

che costringe i fedeli a un’obbedienza cieca

e recide la ragione,

è di fatto invalido.

 

 

Affermare che non v’è nulla di soprannaturale nelle apparizioni di Ghiaie senza addurre una ragione fondata, è un affronto:

ai fedeli, costretti a un’obbedienza cieca,

e agli insegnamenti della Chiesa, la quale sempre ribadisce il legame indissolubile fra fede e ragione.

 

 

Giovanni Paolo II, nella sua lettera enciclica “FIDES ET RATIO” scrive che:

 

la fede e la ragione sono come le due ali con le quali lo spirito umano s'innalza verso la contemplazione della verità.

 

 

Perché dunque,

 

spezzare una di queste due ali e negare la soprannaturalità delle apparizioni con un’affermazione sanzionatoria, senza dimostrazione alcuna, per ridurre tutto a una generica devozione impedendo il cammino di verità chiaramente proposto dal ciclo epifanico, che, intrecciato pienamente al Tempo della Pasqua nei messaggi e nella simbologia, conduce la mente a un itinerario spirituale lungo il quale è possibile ritrovare i fondamenti della Fede?

 

E’ un grave errore far credere che la Sapienza abiti solo in un castello elevato sopra il volgo incapace di intelligenza, e negare il messaggio del ciclo epifanico che esorta alla Comunione nell’Amore di Dio.

 

Per questo, alla luce della fede illuminata dalla ragione, occorre più che mai esortare il clero a ripensare il Decreto, ricordando che, come scrive Giovanni Paolo II

 

E’ Dio ad aver posto nel cuore dell'uomo il desiderio di conoscere la verità e, in definitiva, di conoscere Lui perché, conoscendolo e amandolo, possa giungere anche alla piena verità su se stesso.

 

 

13 marzo 2019

 

 

Un racconto precostituito,

per confermare una realtà falsa,

e legittimare un decreto sbagliato.

 

Si chiama poiesis.

 

E’ l’arte di costruire la realtà con un racconto. In altre parole: un fare dal nulla.

Si dice, e si ripete, che una cosa è avvenuta in un certo modo perché tutti credano che sia vera, e sia realtà.

 

E’ questo il contesto in cui leggere la lettera del Vescovo di Bergamo e il Decreto con cui la Chiesa-Istituzione permette il culto a Ghiaie, negando le apparizioni.

 

La lettera del Vescovo si può ridurre a questa frase semplice:

 

Visto che le famiglie di Ghiaie, per decenni, hanno fatto propria la devozione alla Sacra Famiglia nelle liturgie e nei dipinti della chiesa parrocchiale dedicata alla Sacra famiglia, era inevitabile che la piccola Adelaide traducesse in visioni questa devozione, divenuta realtà nella sua piccola mente.

 

Per questo, non è necessario addentrarsi nei messaggi ricevuti da Adelaide, perché c’era già tutto prima, nella devozione alla Sacra Famiglia, in base alla quale devozione  viene permesso il culto.

 

E dunque, sentenzia il decreto:

 

Presso la cappella parrocchiale “Maria Regina della Famiglia” in Ghiaie di Bonate venga valorizzato e custodito il culto mariano escluso ogni riferimento a messaggi, apparizioni e altri fenomeni di presunta natura soprannaturale”.

 

 

Mons. Beschi ripete, in modo semplice, l’operazione messa in atto da don Cortesi coi suoi libri (“Storia dei fatti di Ghiaie”, e “Il problema delle apparizioni di Ghiaie”),

 

sui quali hanno deliberato i Giudici del Tribunale Ecclesiastico che hanno sancito la condanna di Adelaide e delle apparizioni, determinando il “non costa” di Mons. Bernareggi, e l’attuale “non consta” di Mons. Beschi, assai più grave perché chiude il caso, come afferma padre Perrella.

 

Sgomenta constatare che, di nuovo, con un racconto arbitrario, si costruisca una realtà ingannevole (poiesis), proprio come don Cortesi, che conosceva bene la poiesis, essendo un cultore della filosofia aristotelica. 

 

Mons. Beschi non si perita di esaminare puntualmente ciascuno dei messaggi e il racconto di Adelaide.

Non gli interessa capire la ragione delle apparizioni del Signore Bambino con la Sua Madre Santissima e San Giuseppe” nel maggio del 1944,

Getta tutto in un generico culto alla Sacra Famiglia.

 

 

 

E’ come dire al Signore Bambino che è apparso alla piccola Adelaide, con la Sua Madre Santissima e San Giuseppe:

 

-        Guarda che potevi anche non mostrarti. Siamo noi che guidiamo il gregge alla vera devozione, siamo noi gli interpreti della Tua parola...

 

Come non ricordare le parole del “Grande inquisitore”:

 

– “Perché sei venuto a disturbarci? Sei infatti venuto a disturbarci, lo sai anche Tu….

 

http://www.igiornielenotti.it/la-leggenda-del-grande-inquisitore-testo-completo/

 

 

 

E’ semplicemente disgustoso poi, vedere i falsi paladini plaudire all’inganno (persino dal grande network di Radio Maria) e, in cambio di un piatto di lenticchie, convincere i semplici che il decreto del Vescovo equivale ad un consenso celato nella negazione, ovvero: un atto d’astuzia che preluderà ad un’approvazione futura.

 

Com’è possibile disprezzare così un Vescovo?

E far credere sia un imbecille, che decreta una cosa per conto della Chiesa ma ne pensa un’altra?

 

Sono proprio falsi quei paladini!

Non conoscono il pudore.

 

 

(25 febbraio 2019)

 

Non consta!

 

Mercoledì 13 febbraio il Vescovo di Bergamo ha ribadito ufficialmente il “non consta” di monsignor Adriano Bernareggi.

 

Cosa significa?

 

L’ho chiesto a un noto mariologo della Chiesa Cattolica, padre Salvatore Perrella.

 

Gentile padre, sono Giuseppe Arnaboldi Riva, autore di alcuni scritti sulle apparizioni della Santa Famiglia ad Adelaide Roncalli, su cui continuo a riflettere grazie al mio sito   www.alispezzate.it. Come sa, il Vescovo di Bergamo ha permesso il culto, ribadendo il "non consta" di Mons. Adriano Bernareggi. Le chiedo: come bisogna intendere questo nuovo "non consta", non essendo esperto delle attuali disposizioni canoniche in merito a eventi soprannaturali.

La ringrazio

Cordialmente

Giuseppe Arnaboldi Riva

 

La risposta di padre Perrella è la seguente:

 

Gentile Signore, vuol dire che il Vescovo attuale, previa indagine accurata [lo spero!], ha ritenuto “chiuso” il caso della questione “soprannaturale” delle presunte apparizioni mariane a Bonate, pur permettendo il culto a motivo di pellegrinaggi e pietà popolare ritenute, presumo, in sintonia con l’ortodossia della fede.  Cordiali saluti. P. Perrella.

 

 

Poiché molti fedeli ancora sperano che in realtà la Chiesa creda alla soprannaturalità delle apparizioni di Ghiaie, e che l’approvazione del culto sia un primo passo verso il riconoscimento,

 

al Vescovo e alla Curia di Bergamo chiedo sia confermata, o smentita, la risposta di padre Perrella, così che non sussista ambiguità alcuna.

 

Se la risposta di padre Perrella venisse confermata,

 

la Chiesa Istituzione ha l’onere di prendersi la responsabilità di dire ai fedeli,

 

di fronte al Signore e alla Sua Santissima Madre,

 

che i messaggi comunicati da Adelaide Roncalli dal 13 al 31 maggio 1944, devono essere considerati menzogneri.

 

«Nessun servitore può servire due padroni, perché o odierà l’uno e amerà l’altro, oppure si affezionerà all’uno e disprezzerà l’altro» (Lc 16,13)

 

18 febbraio 2019

 

 

 

Nell’icona di Pentecoste,

la Parola divisa

e il martirio di Adelaide.

 

Molti fedeli si accontentano della devozione e si fidano dei “pastori”.

 

I quali, avendo il compito di capire e guidare, non possono indulgere alla menzogna, perché lasciano il gregge nell’ignoranza e in pericolo.

 

Purtroppo, è quel che accade, da tanti anni, nell’esame e nella divulgazione del messaggio delle apparizioni di Ghiaie, perduto e infangato, ancor oggi, in scritti miserrimi e icone false.

 

Si continua a non voler individuare il filo conduttore che lega l’intero ciclo epifanico.

 

Di nuovo perciò, si esortano i pastori ad allontanare questi scritti e icone, e mostrare ai fedeli la grande verità contenuta nel messaggio, a cominciare

 

dalla prima apparizione,

 

nella quale si evidenzia il mistero dell’Incarnazione del Verbo nel Seno della Vergine Maria, per opera dello Spirito Santo.

 

Che diventa missione nella vocazione alla quale Adelaide è stata chiamata dalla Madonna, nella seconda apparizione;

comprensibile, proprio alla luce del mistero dell’Incarnazione del Verbo, che si ripete misticamente nelle caste vergini consacrate alla vita religiosa.

 

Solo così si può iniziare un itinerario di comprensione del ciclo epifanico di Ghiaie, che s’intreccia e si fonde col tempo liturgico della Pasqua, nel quale vanno lette

tutte le apparizioni compresa l’apparizione di Pentecoste (28 maggio 1944), scelta per rappresentare l’intero ciclo epifanico.

 

 

Il problema è che, purtroppo, questa icona è stata mutilata iconograficamente degli elementi essenziali, impedendo così di ritrovare in essa il significato stesso del messaggio di Ghiaie.

 

 

Si continua a ripetere, banalmente, che i due colombi scuri e divisi nelle mani della Madonna raffigurano i coniugi divisi, omettendo di rilevare che questa affermazione non ha significato senza vedere nelle mani di Maria lo Spirito di Cristo.

 

Verità che si può comprendere solo se si vede la Madonna affiancata dai due santi, Matteo e Giuda Taddeo, e il coro angelico attorno a lei (come scrive Adelaide nel suo diario).

 

Solo in questo modo si può vedere, nell’icona di Pentecoste, Maria, come centro della Parola,

che dalla Genesi all’Apocalisse, canta ininterrottamente l’amore del Creatore per la Sua creatura, rivelato dal Verbo di Dio, incarnato in lei per opera dello Spirito Santo.

 

 

 

La missione di Adelaide, e delle apparizioni, si colloca in questo sommo mistero della Chiesa.

 

Per questo il suo martirio è riflesso dello stesso martirio di Maria, e della Chiesa, nella Quale ancora la Parola viene spezzata e divisa in tutto il suo corpo. 

 

Febbraio 2019

 

 

L’importanza delle immagini,

per capire.

 

 

Una sera, nel tempo di Natale, mi sono fermato dinnanzi alla cappellina delle apparizioni.

Per un saluto e una preghiera alla Regina della Famiglia.

 

Purtroppo, il dipinto della pittrice Balzarini, illuminato da potenti fari che lo mostrano come un quadro da esposizione, mi hanno ostacolato il raccoglimento.

 

L’effetto è certo mirabile.

Ma, non mi son sentito come dinnanzi alla Madre di Dio.

 

Niente in quel dipinto rivela il messaggio, austero e profondo, che dovrebbe comunicare.

 

Il volto di quella figura femminile è “ammiccante”, “intrigante”, come quello di una brutta “monna Lisa”.

E’ messa in posa come su una passerella aerea per una sfilata di moda.

La corona sul capo, pesante, sembra fatta di ferro o cartone dorato, come quella usata a carnevale.

La collana (inesistente nel diario di Adelaide) sembra acquistata in bigiotteria.

Il manto, arzigogolato, colmo di pieghe senza senso, sembra sospinto da un vento artificiale che soffia contro la figura come in una scenografia da film.

La figura non si trova in un globo di Luce, ma irradia cerchi di luce nell’azzurro del cielo, come per magia.

 

Guardandola, ci si si domanda:

 

puo’ forse quella donna vezzosa, che mostra leziosa due uccelli neri fra le mani, ricomporre le feroci inimicizie fra le genti e i conflitti disastrosi in famiglia, secondo il messaggio che dovrebbe esprimere?

(mi viene in mente, con tristezza, il religioso di Martinengo che definiva questa figura: “Diana cacciatrice”).

 

E’ già doloroso vedere quella povera cappelletta preda di falsi veggenti, fanatici sedicenti portatori di messaggi celesti, paladini che sostengono d’esser stati rapiti da ufo, altri che fotografano il cielo e pensano di rapire l’immagine della Madonna che poi mettono sulla copertina di libri farneticanti;

 

mancava di completare l’opera con un dipinto del tutto inappropriato a far comprendere il messaggio delle apparizioni, che ricorda e contiene, oltretutto, una tappa dolorosa del martirio di Adelaide, usata da chi (sedicente fautore delle apparizioni) ha cercato di contrapporsi alla Diocesi erigendo un falso santuario, in una casa privata nei pressi del luogo delle apparizioni, con una brutta copia del dipinto di Galizzi, per trarne vantaggio, abbandonandola poi al suo triste destino, per farsi veggente egli stesso alla corte di una falsa veggente.

 

Con tutto il rispetto dovuto alla Diocesi, non si può non mettere in evidenza l’errore di recuperare acriticamente, con quel dipinto, un elemento grave di conflitto, scatenato strumentalmente per vana gloria, che ha accresciuto la confusione.

 

Quando si tratta delle “cose di Dio”, credo sia doveroso essere sinceri, aprire gli occhi della mente, rifiutare decisamente il devozionismo, e cercar di non allontanarsi dalla Verità, soprattutto quando Dio stesso, attraverso la Sua Santa Madre, offre provvidenzialmente, all’umanità e alla Chiesa che hanno smarrito la retta via, un itinerario di comprensione della storia salvifica tracciata mediante l’Incarnazione del Verbo.

 

 

Su questo sito abbiamo cercato da tempo di indicare un’ermeneutica corretta, che ovviamente non si pretende esaustiva, ma certo strumento di riflessione e ricerca della verità.

 

Primo gennaio 2019

 

 

Natale, con Adelaide.

 

 

Non so se Adelaide, bambina, trascorresse il Natale a casa o dalle suore.

Di certo la clausura forzata, cui era costretta, l’affliggeva terribilmente.

Rappresentava quel che il Natale non deve essere per un bambino.

 

 

Eppure è accaduto.

 

La piccola Adelaide è stata costretta a trascorrere tanti Natali nel dolore e nell’angoscia più nera.

Ma nessuno l’ha aiutata. Come fosse il suo destino tornare in una stanza buia, asfittica, peggiore di una prigione, e subire ogni sorta di violenza.

 

 

 

 

 

 

 

 

Perché?

 

Nella Chiesa, soprattutto a Natale, molte voci si elevano contro l’indifferenza come peggiore forma di violenza.

Ma sembra che l’ammonimento non serva.

Perché si continua a piangere tanti bambini vittime di ogni sorta di violenza.

 

Per questo, proprio a Natale servirebbe ricordare il martirio di Adelaide, immagine di quei bambini su cui si staglia la croce del martirio, come sul Bambino di Betlemme si staglia la croce del Golgota.

 

Vedere la croce su Adelaide bambina servirebbe per capire perché e come viene imposta a tutti i bambini vittime della violenza.

 

Ma quella croce non la si vuol vedere.

 

Bisognerebbe ammettere che, alla croce, si preferisce la ragione violenta di un potere adulto, subdolo e desideroso di prestigio, ben nascosto nel sacro e nella retorica degli ammonimenti contro la violenza sui bambini e contro l’indifferenza.

 

Cosa che pare proprio impossibile, come per il cammello passare nella cruna di un ago.

 

 

Nel "giorno dei morti", Adelaide.

 

 

Passando per i viali dei cimiteri, non possiamo non pensare che le tombe sono spesso, purtroppo, il luogo nel quale si chiudono le vittime e si occulta la violenza che hanno subito, per poi esaltarne le doti facendo di loro, paradossalmente, un balsamo per la vita di chi resta.

Fino a glorificare la loro sofferenza e la loro morte come un passaggio doloroso, ma necessario per il bene di tutti, anche di coloro che le hanno maltrattate e perseguitate.

 

E’ questa, disgraziatamente, la conclusione reiterata del processo vittimario, che sempre capovolge la verità, per conservare l’utilizzo della violenza quale mezzo di risoluzione dei conflitti e il potere sulla vita dell’altro.

 

Il cristiano però rifugge da questa menzogna, e alla Luce del Crocifisso, confessa i propri peccati contro il prossimo che hanno causato dolore, pregando affinché nessuno usi violenza contro il fratello, l’amico, il parente, il vicino, il nemico, l’altro.

 

 

Adelaide costituisce il paradigma di “quest’altro” (fratello, amico, parente, vicino, nemico) al quale si è arrecato un grande dolore.

 

Per questo, nel "giorno dei morti", successivo alla solennità di Tutti i Santi, ricordiamo, insieme ai nostri cari defunti, anche Adelaide.

 

Non solo, perché è con loro, nella Luce Divina, ma anche e soprattutto perché proprio il suo martirio ci esorta a meditare sulle loro sofferenze, e a interrogarci sulle offese che abbiamo compiuto contro di loro.

 

 

Purtroppo accade ancora, che la si ricordi indegnamente e se ne esalti falsamente le doti, per spingerla ancor più lontano, come accade al capro, perché nessuno veda, capisca e si converta per davvero.

 

2 novembre 2018

 

 

 

Il simbolo di Ghiaie

 

A vent’anni dalla pubblicazione

 

Poiché da qualche giorno è stata trasferita nella Parrocchia di Ghiaie la grande pala d’altare del grande pittore simbolista G. B. Galizzi (confinata per decenni presso la Congregazione della Sacra Famiglia di Martinengo),

 

 riproponiamo la foto, pubblicata in copertina de Il simbolo di Ghiaie,

 

nella quale si evidenzia quel che nel testo gli autori hanno cercato di rilevare.

 

Ovvero:

 

 

 

 

l’impossibilità dell’abbraccio fra don Cortesi e Adelaide (tanto triste), prefigurata nei colombi, scuri e divaricati nello sguardo, nelle mani della Madonna, dipinta nel bozzetto preparatorio della grande pala d’altare (che gli autori hanno individuato come: il simbolo di Ghiaie)

 

Nella foto possiamo vedere chiaramente il solco di un’antinomia destinata a diventare lacerazione incolmabile, ancor più quando altri prenderanno il posto di don Cortesi aggravando la sofferenza di Adelaide.

 

Per questo, proprio nei due colombi scuri divaricati nello sguardo nelle mani della Madonna, coloro che si apprestano a contemplare il grande quadro di Galizzi, potranno scorgere la divaricazione operata nel cuore di Adelaide e dunque il suo martirio senza tregua.

 

Il quale non deve certo essere considerato come ineluttabile destino, ma come segno provvidenziale, per comprendere l’incapacità dell’uomo, segnato dal peccato, di vivere secondo lo Spirito.

 

Il martirio di Adelaide invita a riflettere sul male che ognuno compie, durante l’esistenza, nella relazione con l’altro.

E chiama alla conversione, quale passaggio dall’inimicizia alla Riconciliazione e all’Unità in Cristo, come desidera la Madonna liberando i due colombi divaricati, che torneranno a volare nella Luce divina, il giorno dopo Pentecoste.

 

Per questo, al Simbolo di Ghiaie, gli autori hanno fatto seguire il Pellegrinaggio al Torchio di Ghiaie.

 

*la foto è un ritaglio. Accanto ad Adelaide e don Cortesi, sono presenti don Andrea Spada e suor Michelina.

 

 

Il martirio di Adelaide

nel messaggio delle apparizioni.

 

Abbiamo rinnovato il sito per facilitare la comprensione del messaggio delle apparizioni.

 

E a tal fine riproponiamo una breve riflessione sulla profezia con cui la Madonna ha disvelato alla piccola Adelaide, fin dalla seconda apparizione, una vita di sofferenza (in quanto parte integrante, esplicativa, del messaggio stesso).

 

Com’è noto, le parole della Madonna rivolte quel giorno ad Adelaide sono le seguenti:

 

Tra il quattordicesimo e il quindicesimo anno ti farai suora Sacramentina. Soffrirari tanto e poi tanto. Ma non piangere perché dopo verrai con me in Paradiso.

 

 

Come già rilevato, più, volte,

 

il tempo indicato dalla Madonna per la vocazione di Adelaide – tra il 14° e il 15° anno – è lo stesso nel quale le ragazze d’Israele erano solite contrarre il matrimonio; dunque lo stesso nel quale la Madonna ha concepito il Verbo di Dio, e sposa Giuseppe.

 

Per questo, con l’esortazione -  fra il 14° e il 15° anno ti farai suora Sacramentina” - Adelaide ha ricevuto dalla Madonna la Grande Missione di diventare Sua immagine fedele in quanto Madre del Verbo.

    

E poiché,

 

la vocazione di Adelaide, non si può comprendere se non alla luce del mistero dell’Incarnazione del Verbo nel Seno della Vergine Maria, che si ripete misticamente nelle caste vergini consacrate alla vita religiosa,

 

anche la vita di sofferenza – “Soffrirai tanto e poi tanto” - preannunciata dalla Madonna ad Adelaide subito dopo l’esortazione a farsi suora Sacrametina, deve essere considerata nello stesso mistico contesto.

 

Bisogna iniziare da qui, per capire perché più volte la Madonna chiamerà Adelaide: “piccola martire” e il significato profondo delle apparizioni.

 

Il martirio di Adelaide dev’esser considerato alla luce del mistero dell’Incarnazione, come le stesse apparizioni.

 

Non altrimenti!

 

Per questo si ritiene necessario ribadire

 

che il martirio di Adelaide non può essere attribuito a “qualcuno”, e che, come il martirio di Cristo, chiama tutti alla Conversione, poiché si colloca nella storia della Salvezza.

 

(nessuno di coloro che hanno accompagnato Adelaide nel tempo da lei trascorso sulla terra, e poi ancora oltre, può esimersi dalla responsabilità di averla fatta soffrire).

 

Solo così si può iniziare a capire perché le apparizioni di Ghiaie sono le apparizioni della Chiesa, chiamata per prima alla Conversione.

 

 

06 settembre 2018