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                                              massacrata nel pudore per esibirla come bimba sensuale

                                                             la visita del pube e delle pudende - 05.07.1944

 

 

   tra la casa e l’automobile

     La piccola martire di nuovo nella morsa clericale

 

 

La giovane donna fotografata mentre esce dalla casa e cammina verso un’automobile è Adelaide.  

E’ un caldo pomeriggio della prima settimana di luglio dell’anno 1964.

 

Sono trascorsi vent’anni dalle apparizioni e dalla persecuzione subita nei conventi delle Orsoline; diciassette dal processo presso il convento delle suore della Sapienza che l’ha condannata come nodo di vipere,  scrigno di draghi….; e undici dalla violenta cacciata dal convento delle Sacramentine di Lavagna, che l’ha collocata sul ciglio dell’abisso mentale.

 

La foto, come si può vedere, ci mostra un’Adelaide in piena salute; non più povera, ma agiata: la casa da cui esce non è il rustico casolare natio del Torchio, ma una palazzina nuova; anche l’automobile verso la quale cammina è nuova fiammante.

 

La piccola martire sembra aver gettato alle spalle tutti i ricordi lancinanti; cammina sicura di sé, sembra una donna forte, decisa, capace di organizzare la propria vita senza dipendere dal marchio infamante che gli ecclesiastici di Bergamo le hanno impresso.

Tutto nella sua vita sembra esser cambiato, e in meglio.

 

Ma è proprio così?

E’ questa l’unica lettura possibile della fotografia? L’apparenza non nasconde forse una realtà drammatica? Adelaide non sta forse vivendo un’altra tappa del lungo martirio profetizzato dalla Madonna?

 

Occorre esaminarla bene questa foto, andare oltre le apparenze, e focalizzare l’attenzione sulle due cose-simbolo in mezzo alle quali Adelaide è provvidenzialmente immortalata: la bella casa e la bella automobile.

E chiedersi:

fra queste due cose-simbolo, Adelaide è davvero una donna libera?

Adelaide è davvero, finalmente, padrona della propria vita?

Queste due cose-simbolo rappresentano la sua liberazione?

Non sono forse, queste due cose-simbolo, le sbarre di una nuova prigione? Non sono forse le ganasce di un’invisibile tenaglia che la stritolano e le impediscono di realizzare il suo vero progetto, la sua vera vocazione?

Esaminiamole bene queste due cose-simbolo.

 

La casa.

Adelaide non l’ha ideata, né voluta, né acquistata. E’ un dono di padre Raschi. L’ha voluta lui, per lei, come principio di un futuro Santuario del quale lui sarebbe diventato il fondatore e direttore.

Questa casa, padre Raschi l’ha fatta edificare coi propri risparmi e con il considerevole aiuto economico di due nobildonne (una lombarda e una fiorentina).

Per edificare questa casa padre Raschi ha contratto anche un forte debito (che Adelaide alla fine dovrà accollarsi e rifiuterà di pagare).

Questa casa (di cui parleremo più avanti) si trova a Ghiaie, a trecento metri dalla dimora natale di padre Candido Maffeis.

 

L’automobile

Questa cosa-simbolo l’ha comperata lei, Adelaide. Le serve per coprire agevolmente, nei giorni di riposo dopo il turno di notte, il tratto di strada fra la clinica dove lavora come infermiera e la casa - Santuario di Ghiaie edificata per lei da padre Raschi.

E’ un’ ANGLIA modello 105 E.  E’ una Ford, presentata al mercato nel 1959.

Questa automobile farebbe credere dunque, che Adelaide è una donna pienamente libera e realizzata.

 

Ma è proprio così?

 

Ancor prima della casa, quest’automobile ha attirato subito la mia attenzione. Questa cosa-simbolo, prodotto cardine della società contemporanea, mi ha inquietato, in essa ho sentito un terribile inganno e ho visto il frutto di una terrificante tortura preparata da tempo per Adelaide.  Quest’automobile mi ha ricordato una pagina (227) dell’infame libro di don Cortesi Il problema delle apparizioni di Ghiaie, nella quale, il sadico Inquisitore prefigura l’esistenza futura della stessa Adelaide.

E’ terribile constatarlo: vent’anni prima, don Cortesi già sapeva quel che la piccola martire, chiamata alla clausura dalla Madonna, avrebbe fatto per negare, un’altra volta, la profezia celeste su di lei.

 

AdelaideQuando io sono grande metterò tutti i soldi nel salvadanaio e quando ne avrò tanti comprerò una macchina, non ti pare? Cosi, se dovrò fare un viaggio, farò alla svelta... Ci saranno le macchine? Prendiamo una dei tedeschi... però se ritornano dovremo restituirla... Quanto costeranno?

 

don Cortesi Mah, vedremo. Per es., centomila lire. Come fai a guadagnarle? Che mestiere vuoi fare? Ah, mi ricordo: la maestra, dicevi un giorno.

 

AdelaideGuadagnano molto le maestre? Ma devono studiare troppo e a me non mi piace. Io farei l’infermiera. Sai? vado là in quel posto dove è stata operata la tua sorella Savina e dico alle suore: « Insegnatemi a far l’infermiera »... Sai che cosa faccio? Invece di comperare un’auto, compero una Croce Rossa (Ad vuol dire: un’autoambulanza), di dietro ci faccio uno stanzino per metterci i malati, e poi vado a prendere i malati, non ti pare? Non è che io voglia diventare una signora, perché gli altri dicano: « Quella lì ha la macchina », io non ci tengo, anzi io non voglio, non mi piace. Ma, capisci, con un’auto potrei fare molti piaceri. Se uno viene e mi dice: « Mi lasci prendere l’auto che debbo andare in un paese?», io gli dico: « Prendila, è lì ». Poi, anche mio papà, se deve andare in un posto..., capisci, prima di tutti devo darla a mio papa, non ti pare?... Se facessi la maestra, mentre faccio scuola, ecco che mi chiamano: « C’è un malato, bisogna portarlo all’ospedale »; allora, come posso lasciar lì la scuola e correre da malato? Capisci... .

 

don CortesiCapisco, capisco... Ma ora non ci pensare. Tu devi studiare di lena e fare almeno le 5 elementari... che? vorresti fare solo la terza? No, no; se vuoi essere una contadina basta la terza, ma se vuoi diventare infermiera non basta. E poi devi imparare a essere buona, buona, come ti ho detto...Ciao. Adesso vado in chiesa

 

Adelaide - Dunque siamo intesi: infermiera. Riverisco! Buona preghiera! e si ricordi di me, perché diventi buona

 

E adesso torniamo a guardare la foto.

Guardiamo l’automobile verso la quale Adelaide si avvia.

Non è difficile capirlo:

con sgomento ci accorgiamo che questa automobile l’ha voluta don Cortesi per lei vent’anni prima! E che dunque era già tutto scritto, fin dall’inizio, nella mente dell’Inquisitore: non solo la professione di Adelaide, persino l’automobile!

 

Certo:

se le suore Sacramentine non l’avessero cacciata, Adelaide non avrebbe avuto bisogno di una casa perché le sarebbe bastata una cella.

Certo:

se le suore Sacramentine non l’avessero cacciata, Adelaide non avrebbe avuto bisogno dell’automobile, ma solo di un paio di scarpe per recarsi in chiesa ad adorare Gesù-Eucarestia.

Ma l’Inquisitore lo sapeva. Sapeva che in convento Adelaide non sarebbe andata mai! Perché tutte le suore avrebbero obbedito a lui e l’avrebbero cacciata. Sapeva che persino la Madonna si sarebbe piegata alla sua volontà.

L’Inquisitore l’aveva vista vent’anni prima questa fotografia: sapeva che Adelaide si sarebbe perduta per le strade del mondo… come una signora qualunque, che esce da una bella villetta e sale in automobile……

 

                                      *   *   *   *

 

NB: ora che può vedere la foto della casa edificata da padre Raschi a Ghiaie, vorrà il Presidente degli amici di padre Raschi rispondere alle mie domande? 

Non credo debba ricordargli che la biografia di un uomo santo non può avere lacune.

Oppure gli amici di padre Raschi pensano di raccontare la storia bugiarda di un santo? Vogliono forse seguire l’esempio delle Orsoline che tentano di beatificare Madre Seghezzi tacendo gli anni dell’atroce martirio di Adelaide nei conventi da lei diretti?

 

Dunque: che fine hanno fatto i documenti di padre Raschi su Adelaide e le apparizioni di Ghiaie? Perché gli amici di padre Raschi non li hanno mai pubblicati? Sono stati distrutti? Per volontà dello stesso padre? Per quale ragione? Forse in obbedienza al ricatto di ecclesiastici che hanno preteso il silenzio sull’atroce martirio di Adelaide? Cos’hanno ottenuto in cambio?....

Perché padre Raschi ha abbandonato la sua preziosa figlia spirituale…..e la sua casa-Santuario?  

 

( 27 agosto 2010)

 

 

Quando ci sono delle espulsioni, ci sono delle sofferenze - osserva monsignor Marchetto parlando dei rimpatri di comunità rom decisi dal governo francese.  E Adelaide, la selvatica di Ghiaie? – gli chiediamo – ne sa niente? Tutto dimenticato? Era forse una delinquente da “rimpatriare”?  I curiali double-face non vogliono si veda che la Chiesa, con l’espulsione di Adelaide, si è comportata molto, molto, ma molto peggio del governo francese.  

 

 

Dove sono gli amici?

 

 

Il volto triste e inaridito di suor Gregoria fatta sloggiare da Ghiaie da un giovane parroco furbo e “intraprendente”, inviato dalla Curia in quel posto benedetto dal Cielo col compito di sradicare tutti i segni delle 13 apparizioni della Madonna, ha provocato in me un forte smarrimento.

Perché strappare un fiore dalla sua terra poco prima del tramonto e farlo rinsecchire? – continuavo a domandarmi - Non è questa l’opera di un sadico che disprezza l’uomo, la natura e Dio?

Mi sconvolgeva soprattutto il pensiero che quell’ennesima violenza fosse stata compiuta nel silenzio assoluto di tutti - laici, preti, suore – nessuno escluso, tutti piegati alla prepotenza di ecclesiastici curiali privi persino dell’umana compassione per donne anziane, e del rispetto per religiose testimoni di una totale dedizione al compito loro affidato dalla Chiesa. 

Ancor più mi turbava la sottomissione delle Suore Sacramentine a quell’ennesimo sopruso, costrette un’altra volta a strozzare nelle loro gole la Verità per salvare l’Ordine; come le suore della Sapienza, chiuse nel terrore; e le Orsoline imprigionate nella menzogna.

 

Da Suisio son tornato sbigottito dal cinismo con cui gli ecclesiastici piegano i deboli alla loro volontà e dalla rassegnazione alla violenza di tanti cristiani.

 

Ripensando oggi al volto triste di suor Gregoria sono sconvolto nel constatare che, non solo non è cambiato nulla, ma che, anzi, il servilismo di tanti altri se dicenti “cristiani” pronti a occultare i soprusi di questi suppliziatori, si è rafforzato e mascherato con grande astuzia.

E non mi riferisco tanto a Marino Bertocchi e al suo libro sbilenco e raffazzonato, che, tentando di salvare i crimini dell’Inquisitore per inchiodare di nuovo sulla croce la povera martire, rivela la nauseabonda doppiezza dei nemici delle apparizioni. Ma all’opera ambigua di Lucia Amour e alla viltà di coloro che dopo esser stati zitti per anni oggi partecipano a quest’opera ambigua per un po’ di notorietà.

Spiace constare che il Presidente degli “amici di padre Raschi” non abbia il coraggio di rispondere alle mie domande e chiarire perché, dopo aver “gridato” il calvario di Adelaide, padre Raschi si è ritirato in un penoso silenzio tacendo il martirio della sua figlia spirituale, pur sapendo tutto.

Chi legge i discorsi di padre Raschi pubblicati sul sito http://www.padreraschi.it/ita/index1.htm non vi troverà menzionata Adelaide, tantomeno le apparizioni di Ghiaie.

Padre Raschi ha ricordato Lourdes, Fatima e persino Medjugorie. Mai le apparizioni di Ghiaie, lugubremente scomparse dai suoi sermoni.

Adelaide sembra non essere mai più esistita per lui. Perché?

 

(Aristotele domandava:  amici, dove sono gli amici?)

 

Ripenso spesso all’incontro con suor Gregoria.

Ho ripreso i miei vecchi appunti.

Li sto sistemando. Molta parte riguardano l’opera di padre Raschi a Ghiaie in favore di Adelaide (la casa-santuario) e il suo “misterioso” allontanamento da Adelaide.

Credo potranno interessare ai fedeli delle apparizioni di Ghiaie, ma anche all’Amour che sta inneggiando a padre Raschi dalle onde di Radio Maria, e soprattutto agli amici di padre Raschi…..

 

NB: poco prima, da suor Gregoria c’era stata Adelaide.

La piccola martire era andata a trovare la suora del suo asilo, la suora che tutto sapeva di lei, per consolarla, confortarla, farle coraggio e aiutarla ad affrontare la via dolorosa sulla quale devono camminare tutti coloro che davvero amano le apparizioni di Ghiaie, vittime di suppliziatori che vestono l’abito Sacro e del silenzio di falsi amici.

 

( 20 agosto 2010)

 

 

Hanno separato di nuovo il Cielo dalla terra.

 

Attoniti per l’ostinato silenzio e le bugie sul martirio di Adelaide, in questi giorni alcuni ripeteranno – farà la Madonna.

A loro chiedo di riflettere sulla seguente evidenza:

nel momento stesso in cui la Beata Vergine ha detto ad Adelaide – soffrirai tanto e poi tanto – le ha fatto altresì capire che Lei, madre di Dio, non avrebbe potuto aiutarla. Come non ha potuto aiutare il Figlio in Croce.

E’ ormai, questa, una chiara evidenza: la piccola martire appare sempre più come immagine di Cristo Crocifisso.

 

Ma non basta agli ecclesiastici come prova della verità, e motivo per la loro conversione. Non basta a fermare la loro bestemmia e il fiume di inganni e soprusi che provocano a cascata.

Il Parroco di Ghiaie celebra il Santo Sacrificio su un altare d’iconografia massonica. In Santa Maria Maggiore i Monsignori Lo celebrano circondati da simboli alchemici e massonici. Il clero, anche bergamasco, è affondato in un putridume orrendo. Ma gli ecclesiastici continuano pervicaci a negare il martirio di Adelaide; e offrire spazio alle menzogne di preti e laici intriganti, opportunisti e coperchioni.

Tanto, lo sanno, l’hanno dimostrato: la Madonna, dal Cielo, non può nulla. Come non ha potuto far nulla per Adelaide.

 

Hanno separato di nuovo il Cielo dalla terra.

E sono pronti a gettare la colpa e le conseguenze del loro peccato sugli altri.

 

( Assunzione della Beata Vergine al Cielo  2010)

 

Gli amici di padre Raschi

e la trappola di Lucia Amour

 

Alla mia domanda su padre Raschi, Lucia Amour non risponde.

Approfittando dello strapotere comunicativo che le offre Radio Maria, prosegue sprezzante nel suo lavoro di occultamento della verità, nella speranza non si scopra il suo interesse insincero e strumentale per padre Raschi e si capisca che questo suo impegno ha un solo scopo:

oscurare altri lavori sulle apparizioni di Ghiaie e ingraziarsi i chierici peggiori, lasciando loro intendere, come una cattiva madre, di essere pronta a proteggerli dallo scandalo.

Impegno meschino nel quale l’Amour ha trascinato gli stessi amici di padre Raschi, che, allettati dalla possibilità di godere di un po’ di notorietà, consentendo alla Amour d’impossessarsi del loro beneamato padre, ora si trovano a condividere il suo gioco opportunista.

 

Scelta sciagurata che impedisce ormai di riflettere con serietà sui pregi e i limiti dell’opera di padre Raschi in favore di Adelaide e delle apparizioni di Ghiaie, perché costretti ad assistere alla sua odiosa “commercializzazione”, strumentalizzazione e alterazione.

 

Gli amici di padre Raschi sapevano bene che guadagnare simpatia da qualcosa che si è sempre occultato è un comportamento opportunista, per non dire di peggio. Purtroppo hanno scelto questa strada, invece di ripensare le ragioni che li hanno spinti al silenzio, e prevedere le contraddizioni gravi nelle quali sarebbero caduti.

 

Per capirle è  sufficiente consultare il loro sito  http://www.padreraschi.it/ita/index1.htm e constatare che:

 

1)      nell’elenco dei principali luoghi nei quali il padre ha svolto la sua attività  ( PRINCIPALI PUNTI DI ATTIVITA)   non si trova né Bonate, né Ghiaie;

 

2)       Adelaide non è menzionata fra i personaggi frequentati da padre Raschi ( AMICI ) né in altra parte del sito.

 

Inevitabile perciò, che rispondano alle seguenti domande:

 

perché, pur sapendo tutto del martirio di Adelaide, l’hanno sempre occultato? Che fine hanno fatto i documenti di padre Raschi su Adelaide e le apparizioni di Ghiaie? Perché non li hanno mai pubblicati? Sono stati distrutti? Per volontà dello stesso padre? Per quale ragione? Forse in obbedienza al ricatto di ecclesiastici che hanno preteso il silenzio sull’atroce martirio di Adelaide? Cos’hanno ottenuto in cambio?

 

La riedizione del libro di padre Raschi “ rende molto onore al suo Autore, che nella vita ebbe tanto a soffrire a causa delle Apparizioni” – scrive inutilmente il  Presidente dell’Associazione Amici di Padre Raschi sapendo bene di non poter dimostrare questa sua affermazione senza prove documentali.

 

Cosa faranno gli Amici di Padre Raschi è scontato: staranno zitti e si affideranno alle sirene suadenti della Amour, attenti a non irritare troppo certi ecclesiastici col pelo sullo stomaco che hanno mostrato di saper annientare in pochi istanti tutti coloro che hanno cercato di fare la verità sul martirio di Adelaide e sulle apparizioni di Ghiaie.

 

( 06 agosto 2010)

 

Dalla svestizione al definitivo rifiuto (1953 – 1972)

 

Un nuovo capitolo di “Ali spezzate”

 

 

Speravo che il mio “Ali spezzate” bastasse a ricomporre i contrasti e intraprendere un cammino di scoperta comune del grande messaggio affidato dalla Madonna alla piccola Adelaide.

Purtroppo, dopo due anni, sono costretto ad ammettere che quella speranza è stata solo una pia illusione e a constatare che, a parte qualche eccezione, favorevoli e contrari si somigliano nella stessa avversione per la Verità.

 

Incapaci di sostenere il persecutore della piccola martire, gli ecclesiastici della Curia bergamasca si sono chiusi in un silenzio omertoso lasciando che sull’orrendo massacro di Adelaide e sul messaggio della Madonna si diffonda il fumo asfissiante elevato da Bertocchi con le sue malevoli, squallide accuse.

 

Dall’altra parte, grazie a Lucia Amour un messaggio tanto bello e complesso, viene ridotto e volgarizzato, dalle potenti onde di Radio Maria, in modo assurdo e ridicolo (con apprensione mi chiedo quanti, dopo la sponsorizzazione del libro di padre Raschi, riprenderanno il tema dei peccati nei lombi delle cattive voglie, del sangue luetico, della generazione in peccato mortale….).

E non c’è niente da fare.

Contando sul numero dei suoi ascoltatori, paga delle lodi che riceve e in barba alla verità, l’Amour non si accorge dell’errore madornale che commette contrapponendo a don Cortesi, da lei definito “padrone assoluto di Adelaide”, padre Raschi, come santo sacerdote protettore di Adelaide, evitando di esaminare gli errori da lui commessi, al pari di altri preti favorevoli.

 

Per questo, giacché la verità non si basa sui numeri, mi vedo costretto ad aprire un nuovo capitolo che avrei preferito lasciare ad altri. Un capitolo di certo molto più triste di quelli che ho scritto finora. Perché, se gli errori abominevoli di don Cortesi (molti da lui stesso rivelati) sono ormai in gran parte visibili come frutto di un’arroganza sconfinata, quelli dei preti e delle suore sedicenti favorevoli, anche se poco manifesti, appaiono più repellenti e gravi in virtù della Grazia donata loro dal Cielo: la Grazia di credere nel messaggio di Ghiaie.

 

In questi giorni di grande delusione, la mia profonda gratitudine va alle povere giovani suore Sacramentine del convento di Lavagna che han saputo combattere, con tutte le armi sante a disposizione, contro l’autoritarismo clericale fino a pagare con l’espulsione dall’Ordine il sostegno alla piccola sorella martire ( loro sì, han dimostrato di credere che il messaggio donato da Maria alla piccola Adelaide è questione di vita o di morte ).

 

Dedico inoltre un ricordo particolare a suor Gregoria, sacramentina dell’asilo di Ghiaie incontrata tanti anni or sono, prima che l’attuale parroco di Ghiaie – ennesimo sedicente favorevole - l’allontanasse con tutte le altre, eliminando, insieme a loro, tutti i segni delle apparizioni.

Più volte ho ripensato al suo volto adombrato dal dolore e dalla paura mentre mi confidava la morte di Madre Elisa, spezzata nel cuore dalla violenza degli ecclesiastici bergamaschi, e altri fatti della storia di Adelaide successiva alla svestizione, cacciata e deportazione dal convento di Lavagna; che prossimamente racconterò.

 

 

Anche se non risponderà, a Lucia Amour, novella paladina di padre Raschi, domando comunque di spiegare perché lo stesso padre, tanto appassionato delle apparizioni di Ghiaie, rinunciò alla direzione spirituale di Adelaide affidandola a un confratello del convento di viale Piave in Milano. 

 

 

 

(30 luglio 2010)

 

Padre Raschi, le Ghiaie, Adelaide

 

primi rilievi critici

 

Divulgare il libro di Padre Raschi, “Questa è Bonate”, come lo scritto più valido e completo finora pubblicato sulle apparizioni di Ghiaie, è un errore grave (di Lucia Amour e Radio Maria) per diverse ragioni; due in particolare:

1.      si ripropongono come verità interpretazioni scorrette dei messaggi della Madonna;

2.      vengono sollevate inquietanti domande su un delicato capitolo della storia del martirio di Adelaide, mai affrontato finora, relativo al complesso rapporto fra: la stessa Adelaide e la sua famiglia / padre Raschi e la sua Congregazione / la Chiesa e le sue Istituzioni

 

Limitandomi per ora ad evidenziare alcuni errori di lettura dei messaggi della Madonna compiuti da padre Raschi, credo sia opportuno ricordare innanzitutto che il titolo del suo libro, “Questa è Bonate”, titolo neutro e fuorviante, mostra chiaramente la principale intenzione del padre:

convincere la Gerarchia ecclesiastica che “l’altra Bonate”, quella descritta da don Cortesi e complici, è falsa e che nulla si deve temere da Bonate:

 

Da Bonate – afferma padre Raschi a pagina 126 - sono assenti due cose , spesso pericolose e che a volte si rivelano in presunte apparizioni delle quali è necessario sospettare. Infatti nei messaggi di Ghiaie non si trovano queste cose:

a) pretesi ritocchi alla vita del clero

b) pretese modifiche alla vita della Chiesa

 

Preoccupato di tranquillizzare la Gerarchia, padre Raschi è condotto inevitabilmente a indirizzare il messaggio di Ghiaie contro il peccato in famiglia, in particolare contro la sessualità coniugale, luogo della generazione ed anche del peggiore dei mali.

 

Gran parte delle malattie dei bimbi è dovuta alle cattive voglie dei genitori ed è di queste cattive voglie l’ereditarietà triste castigo  (pg 31)

 

Certi genitori aggiungono alla tristezza del peccato originale la forza infernale delle malattie e debolezze ereditarie per cui i bimbi nascono scossi e maggiormente inclinati al male e vi aggiungono la generazione in cattivo stato di coscienza, cioè in peccato mortale e, come non bastasse accompagnano i loro nati con cattivi esempi e con perseverante stato di inimicizia con Dio. Che razza di padri e madri! Fate un giro negli ospedali e vi accorgerete come vi siano un mare di persone che portano per colpa o no, un sangue malato a fondo luetico……(pg. 35)

 

Assillato dal peccato impuro, nel commentare l’ammonimento della Madonna rivolto esclusivamente alle madri – tante mamme hanno i figli disgraziati per i loro peccati gravi – padre Raschi scrive:

 

Ritorna insistente il tema del peccato nei lombi dei genitori

 

immagine sgradevole, riferimento animalesco, che raffigura l’uomo e la donna come bestie.

 

Anche nel cercar di capire il significato degli animali nella Chiesa della visione del 21 maggio, aderendo acriticamente ad una presunta interpretazione della piccola Adelaide, padre Raschi, identifica il cavallo cattivo col marito capo famiglia, e la pecora bianca con la moglie mite e pura (pg 16  e 44) .

Incapace poi, di personalizzare gli altri due animali - il cane e l’asino - li considera come simboli di valori morali avviando in tal modo una gran confusione ermeneutica (che si è trascinata nel tempo).

Infine, non contento della confusione, padre Raschi colpisce ancor più duramente il capo famiglia additandolo come esclusivo responsabile dell’infedeltà coniugale, rafforzando così un’immagine banale e stereotipata frutto di una mentalità retriva, mediocre, piena di disprezzo; e purtroppo non lontana dagli orrendi giudizi espressi da don Cortesi sul papà di Adelaide, Enrico Roncalli, marito incontinente, portatore di un sangue malato e di una ereditarietà peccaminosa, violento con la moglie, responsabile di aver concepito Adelaide nell’ebbrezza alcoolica (e dunque cavallo cattivo dai lombi malati).

 

Cosa ancor più grave è che padre Raschi non ha dedicato alcuna attenzione al cuore del messaggio della Madonna e al Suo più grande desiderio:

 

Al mio cuore preme quella pace mondiale nella quale tutti si amino come fratelli

 

Se avesse cominciato da qui non avrebbe sprecato parole contro i lombi malati dei coniugi, ma ricordato col Vangelo che le intenzioni cattive vengono dal cuore di ogni uomo e di ogni donna, sposati o no: “fornicazioni, furti, omicidi, adultéri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia, stoltezza”.

 

Se l’avesse fatto, avrebbe aiutato anche la Gerarchia a ricordare l’origine di ogni guerra, e della vera impudicizia, anche nella Chiesa.

Purtroppo la paura della Gerarchia ha sovrabbondato in lui sulla riflessione libera.

 

NB: la mia critica non intende incrinare la santità di padre Raschi. Semplicemente credo sia importante per ogni cristiano essere libero, in coscienza, anche dall’uomo santo – che può sbagliare. Soprattutto credo sia doveroso evitare di orientare su di sé la luce di quell’uomo santo, come invece fanno alcuni che, privi di luce propria, cercano di conquistare una falsa stima a discapito della verità.

                

                          ( La mia riflessione sui peccati gravi delle madri in www.madonnadelleghiaie.it    Parole di luce /VOCAZIONE MATERNA E PECCATI GRAVI

                          ( La mia riflessione sulla visione del 21 maggio, in questo sito: Eterna comunione d’amore  e in “Il pellegrinaggio al Torchio di Ghiaie” pp. 43 -69 )

 

                          (23 luglio 2010)

 

                  Il campo e la cappella…Colleoni

 

tracce dell’odio “cristiano” a Bergamo

 

E’ proprio vero: agli ecclesiastici della Curia di Bergamo non è mai importato nulla del campo dei Colleoni, sul quale la Madonna è scesa col Verbo fra le braccia, nella luce dello Spirito. Anzi; hanno assistito compiaciuti all’avvelenamento di questa terra santa, felici di vedere il compimento del macabro desiderio del loro campione, don Cortesi, e dei suoi complici: la trasformazione della terra di Maria in terra del “cupo genio del male”, come l’ha definita lo stesso violento Inquisitore della Curia.

Non mi ha stupito perciò, vedere questi ecclesiastici scendere furiosi dal Colle a Ghiaie e lottare con ogni mezzo per togliere il campo dei Colleoni alla Fondazione della Santa Croce, che ha il merito di averlo liberato dalla corrosione e dai miasmi, scompaginando così i loro piani.

Mi ha impressionato però, la loro forza tremenda, soprattutto la loro fredda determinazione, la loro ineguagliabile capacità dissimulatoria, e il loro cinismo luciferino spinto a tal punto da trasformare la prima vittima della loro persecuzione, Adelaide, in collaboratrice inconsapevole di un nuovo sopruso e conseguente elezione, col suo avallo, di una nuova ennesima vittima: la Fondazione della Santa Croce. La quale è chiamata ora a piegarsi al loro Ordine violento, ammettere le ragioni della loro forza, riconoscersi colpevole e venire a patti, in cambio di false succulenti promesse, pena l’estinzione, e diventare poi complice di una nuova persecuzione su un’altra vittima; esattamente com’è accaduto ad Adelaide

(vittime del Sacro violento, la storia delle apparizioni di Ghiaie ormai ne enumera tante.)

 

Certo: questi ecclesiastici non avrebbero mai voluto mostrare il loro vero volto, quotidianamente ben celato nella loro anima falsamente cristiana; ma la Fondazione li ha costretti.

Oltre a questo, una ben strana, provvidenziale, coincidenza di nomi permette di vedere meglio il loro volto orrendo e comprendere altresì da quale terra cruenta nasce il nutrimento della loro ferocia.

il nome, Colleoni, del povero campo di Ghiaie, spinge naturalmente il pensiero a salire alla loro reggia, al Colle, alla rocca cristiana di Bergamo, alla ricchissima e famosissima cappella di cui vanno fieri: la cappella Bartolomeo Colleoni, dedicata al noto capitano di ventura che tanto sangue ha sparso per la propria gloria.

 

Considerata ancor oggi monumento Sacro, la cappella Colleoni è la testimonianza di un cristianesimo cresciuto nell’intrigo, nella ferocia e nella brama di potere: un cristianesimo dell’odio.

Se si vuol capire che Bergamo, malgrado i santi, non è mai stata terra di Cristo ma di Wotan-Odino travestito da Cristo, è sufficiente - dopo aver visto sulla facciata Cesare e Traiano accanto a Mosè – entrare e alzare lo sguardo al Colleoni tronfio sul cavallo (come Napoleone ammirato da Hegel quale immagine dello Spirito Assoluto) e poi, inorriditi, vedere, sotto di lui, sul suo sarcofago, il Crocifisso!!

Chiunque abbia un po’ d’amore per il Crocifisso e per la Madre non può che inorridire.

Quale empia commistione in quel luogo Sacro dedicato a un sanguinario! Quale orrenda ferita mortale nel “Corpo” di Santa Maria Maggiore (corpo santo, largamente deturpato in seguito, dalle alchemiche tarsie del Lotto, segni massonici e altri simboli dell’odio).

L’arte non può accecare. E i suoi diritti non possono ostacolare la Verità.

Fra tanti segni che rimandano al Vangelo, su una parete della cappella si scorge, come una cosa fra le altre, anche una tela di Angelica Maria Kauffman raffigurante La Sacra Famiglia. E’ un’icona molto bella, ma senza vita; perché tutto, qui, è ridotto a museo. Tutto qui è soffocato dallo spirito “rinascimentale” violento che ha piegato il cristianesimo a religione di potere.

 

Fra queste mura perciò, non è difficile capire perché la Madonna, non potendo tenere in seno tanto male, si è allontanata dalla Sua dimora oltraggiata, scegliendo di domiciliarsi in basso a Ghiaie; e nello stesso tempo capire perché gli ecclesiastici di Bergamo Alta, abbandonati da Dio, sono scesi a Ghiaie, sulla terra che loro avevano destinato alla morte e Lei invece, aveva voluto far rinascere.

E’ stato terribile vederli in assetto di guerra davanti al campo dei Colleoni, decisi a rivendicarne il possesso per via del nome ereditato dal loro spietato condottiero, e infine, furiosi per l’oltraggio ricevuto, lanciare il suo orripilante grido di battaglia: coglia! coglia! coglia! 

 

(com’è noto, il nome corretto del feroce condottiero cristiano bergamasco è Bartolomeo dei Coglioni, nome di cui andava tanto fiero da gridarlo in battaglia. Il suo brutale emblema ognuno può “ammirarlo” nel luogo Sacro a lui dedicato, sul suo sarcofago sotto il Crocifisso.)

 

 

(13 luglio 2010)

 

Un’amica mi ha inviato un sogno. Ne voglio rivelare la parte più bella che riguarda la nostra terra:

 

…solitario accanto ad una porta, era seduto un uomo con i calzari color della terra. Aveva un abito bianco di luce e bagliori alle mani; stava seduto solo, spianando la superficie del suolo sul quale disegnò una forma circolare scoprendone la profondità. Ai miei occhi si presentò un tesoro nascosto di luce dorata che batteva come il cuore. Quell’uomo tracciò allora una stupenda stella in mezzo al cerchio disegnandola con un movimento elegante ricco d’amore. Si accostò poi, al centro della stella, dandole una forma vitale. La plasmò in tutte le sue forme. E in quel momento, la Stella, la più Bella che abbia mai visto, si sollevò da terra divenendo “Colonna di Luce”.

                           

 

Mauthausen

 

le tracce dell’odio “cristiano”.

 

 

Sotto un cielo azzurro terso, con la morte nel cuore, sono salito sulla verdissima collina di Mauthausen in cima alla quale sorge il famigerato Lager nazista.

Come un Golgota, la terra qui è pregna ancora del sangue di innumerevoli vittime e dell’eco mostruosa di un immenso terrificante strazio durato sette anni. L’itinerario però, è ormai scontato. Si paga il biglietto per entrare, e si procede come in un museo dell’orrore: il portone, il piazzale, le baracche, il blocco della morte, l’infermeria, i forni crematori, la camera a gas, il carcere, l’angolo delle esecuzioni…….Tutto è organizzato per esorcizzare la paura, produrre false catarsi, ingannare, e rassicurare, che così “non accadrà più”.

Niente fa capire che si cammina su un Golgota, e che gli aguzzini erano uomini cresciuti nel più puro alveo cristiano, legittimati al crimine dal silenzio degli “altri”, cristiani anche loro, e anche loro avvezzi alla complicità con l’odio.

(Nel lager di Mauthausen il personale di sorveglianza ammontava a ben 9.000 uomini! A Mauthausen facevano capo altri 49 campi sparsi nella zona!)

 

 

Mi sono fermato a lungo nella baracca dei bambini e dei giovani considerati, dai lindi fedeli della croce uncinata, esseri subumani da sfruttare all’estremo, utilizzare come cavie e poi annientare nel forno, come “atomi insignificanti”- per dirla con don Cortesi.

 

(nel 1945 si trovavano qui 15.046 bambini e giovani!)

 

Questi bimbi e giovani denudati da uomini-demoni mi hanno ricordato gli atroci esperimenti eseguiti su di loro dai medici nazisti; in particolare gli esperimenti sulle bambine e sulle giovani donne.

Oltre a Mengele, tristemente famosi sono i nomi dei ginecologi sterilizzatori : von Wolff, Erhardt, Schulze, Schumann, Clauberg. Di quest’ultimo si ricorda che, dopo aver inseminato una donna e averla legata al letto, continuò a deriderla dicendole che nel suo utero era stato messo sperma animale, e che avrebbe partorito un mostro.

 

In quella baracca dall’aria riarsa e irrespirabile, ho pensato a Fritz Langer, capitano cattolico austriaco delle SS amico della Curia di Bergamo e di don Cortesi. E poi ho pensato a lui, a don Cortesi, il prete che, per conto della Curia, ha costretto la piccola Adelaide a esibire la propria nudità e le proprie intimità perché il medico dottor Ferdinando Cazzamalli facesse scempio della sua verginità. Ho rammentato gli esperimenti sacrileghi che questo prete ha effettuato su di lei bimba di sette anni e la sua definizione di Adelaide: “un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi”. E con raccapriccio ho capito che per lui, prete cattolico dall’anima nazista, Adelaide era solo un mostro partorito da sperma animale, proprio come i bambini di Mauthausen. Un mostro da bruciare.

Cristianesimo d’Austria o di Bergamo non fa differenza: stessi tutori del Sacro, stessi criminali, stessa omertà di religiosi e fedeli asserviti all’odio.

 

All’uscita dal Lager di Mauthausen mi sono diretto alla vicina città di Linz, che ha ospitato ben tre campi di concentramento dipendenti da Mauthausen.

Ovviamente qui, i segni del crimine sono stati cancellati. Nella bella città di Linz la vita scorre frenetica. Nessuno più si accorge di camminare su una terra insanguinata. Nessuno ode più l’eco mostruosa di quell’immenso terrificante strazio durato sette anni. Nessuno può vedere la continuità del crimine.

Mi son venute alla mente le parole del “povero” arcivescovo di Vienna cardinal Christoph Schönborn, ridotto al silenzio dopo aver denunciato il silenzio imposto dal cardinal Sodano sugli orrendi crimini di pedofilia commessi dal predecessore dello stesso Schönborn - il cardinal Hans Herman Groer – perché nessuno potesse vedere che i crimini commessi a Mauthausen, a Linz, a Gusen, ad Amstetten, Hirtenberg, Klagenfurt….. sono continuati nei crimini dei preti pedofili coperti dal silenzio complice della Chiesa.

 

Nel viaggio di ritorno verso la cattolicissima Salisburgo ho pensato di nuovo a Bergamo “rocca del cristianesimo”, al Vescovo e ai Monsignori della Curia, da 66 anni indifferenti all’eco terribile dello strazio inenarrabile della “piccola martire” che ancora risuona fra le mura dei conventi bergamaschi nei quali è stata triturata atrocemente nel corpo e nell’anima.

 

A Salisburgo sono entrato nel Duomo, ormai ridotto a un museo del “Sacro”. Ho cercato di capirne la storia. Le guide ricordano che venne consacrato nel 1628 durante la guerra dei trent'anni, ma omettono di aggiungere che questa guerra fu (prima delle due guerre mondiali) la più spaventosa carneficina fra cristiani d’Europa fomentata da un imperatore austriaco, Ferdinando II di Stiria, educato dai gesuiti all’odio e alla ferocia.

Così, al termine del mio pellegrinaggio, proprio questo imponente luogo Sacro segno del trionfo cristiano ha rinforzato in me la convinzione che, malgrado Francesco e i santi dell’Amore, l’Europa non è mai stata terra di Cristo, bensì terra di Wotan con le sembianze di Cristo, terra del Sacro violento, origine prima dell’orrore.

 

 

PS. Il Duomo di Salisburgo è dedicato a due vescovi che stanno alle radici del cristianesimo austriaco: san Ruperto e san Virgilio. Quest’ultimo, irlandese, negava l'unità del genere umano e sosteneva la teoria degli antipodi, ovvero che, in contrapposizione al nostro mondo, vi è un secondo mondo popolato di uomini diversi e rischiarato da un sole diverso dal nostro. A lui si deve anche l’evangelizzazione della Carinzia, della Pannonia e della Stiria.

 

                            (13 luglio 2010)

 

 

Il medico e il prete, di nuovo alleati nel silenzio complice

                                                        

                                                   66 anni dallo scandalo

 

Sono solo supposizioni. Supposizioni pesanti che superano la realtà. Adelaide non ha mai parlato

 

questo afferma Lucia Amour dalle onde di Radio Maria (che, grazie a lei, sembra diventata “Radio-bugia”) a proposito del comportamento putrido di don Cortesi verso Adelaide e dello scempio della verginità di Adelaide da lui organizzato nel convento di Gandino il 05.07.1944.

 

Perché non dice la verità?

L’Amour lo sa bene: Adelaide invece, ha parlato. Purtroppo per lei, quelli che hanno saputo sono rimasti zitti, scambiando la Chiesa per un’organizzazione criminosa.

L’Amour lo sa bene: dopo aver parlato, Adelaide non ha voluto più ricordare perché la memoria di quello scempio l’avrebbe uccisa e perché, ricattata, gli ecclesiastici le avrebbero distrutto definitivamente il dono ricevuto dalla Madonna.

 

Ma, qualcosa si è trovato. Anche questo lo sa.

 

…ripensando io al passato, non mi posso trattenere dal credere, che certi gesti fatti da don Cortesi verso di me bambina ignorante, troppo familiari e affettuosi fossero sconvenienti ad un’anima Sacerdotale – ha scritto la “piccola martire” in un biglietto trovato fra le ultime pagine bianche di uno dei suoi diari sulle Apparizioni del 1944  (  www.madonnadelleghiaie.it   / documenti )

 

Potrebbe cominciare la sua trasmissione da qui, Lucia Amour, da questo biglietto, e poi leggere ai suoi ascoltatori la pagina 15 de “La Madonna di Bonate” nella quale il dottor Cazzamalli - medico come lei  - descrive la visita completa che egli stesso ha eseguito alle pudende di Adelaide nella famigerata stanza del convento delle Orsoline di Gandino, presenti:

 suor Michelina - che ha costretto Adelaide a subire lo scempio;

don Cortesi che ha forzato Adelaide a prestarsi a quella visita ricattandola, e ha guardato;

e la dottoressa Maggi – medico anche lei – e anche lei completamente asservita al prete Inquisitore.

 

Sono solo supposizioni dunque? Supposizioni pesanti che superano la realtà? Ma davvero? Allora faccia una cosa Lucia Amour.

In qualità di medico, illustri, ai suoi ascoltatori profani, in cosa consiste la visita alle pudende descritta dal suo collega Cazzamalli. Spieghi dettagliatamente quale posizione del corpo è stata costretta a tenere la bimba di sette anni sul lettino preparato dalle suore e come ha operato il suo tristemente  “illustre” collega ( ignobile voltagabbana che in quel modo ha salvato la propria pellaccia ). Provi, Lucia Amour, a immaginare di essere anche lei presente a quello scempio, osservi bene tutta la scena, soprattutto don Cortesi, e poi esprima il suo pensiero onestamente.

 

Di certo non lo farà. Non ha coraggio. Preferisce intrappolarsi nell’inganno e, in pieno accordo con gli ecclesiastici, mettere il silenzio sul crimine.

 

Nella storia dell’Inquisizione alcuni medici-uomini sono ricordati lugubremente per il loro sostegno infame alla violenza clericale, come testimonia il connubio scellerato don Cortesi- dottor Cazzamalli.

Spiace constatare che pure i medici-donne - dalle quali si spera tenerezza, compassione, empatia, amore per la Verità – non sappiano ancora liberarsi dall’asservimento ad ecclesiastici neghittosi e codardi, incapaci di rendere giustizia a una piccola vittima-martire, e sposino la bugia per salvaguardare una casta che indegnamente indossa la veste sacerdotale.

 

(05 luglio 2010)

 

In Niger i bambini muoiono di fame

scrive oggi, 27.06.2010, l'OSSERVATORE ROMANO ; che non ricorda ovviamente il mare immenso di denaro disperso dalla Chiesa Cattolica per pagare le famiglie dei bambini vittime dei preti pedofili, e quale vita principesca conducono certi spregevoli sacerdoti e laici cristiani.  Ma queste sono le conseguenze tragiche del massacro inferto da don Cortesi e dai suoi complici ad Adelaide e al messaggio della Madonna a lei donato.

 

Il prete-satiro

                                      per comprendere l’abominio del 05.07.1944

 

A conclusione del suo libro Il problema delle apparizioni di Ghiaie, don Cortesi ci ha lasciato dunque, il suo autoritratto più autentico:

anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte– rivela don Cortesi alla bambina ormai sfiancata dalla sua persecuzione, perché comprenda finalmente chi è il prete che lei credeva un padre affettuoso e un amico amoroso, e possa vedere il vero volto di colui che tante volte l’ha abbracciata, accarezzata, baciata, tastata, odorata e stretta a sé come un innamorato.

 

Molti, preti e laici, hanno sorvolato vilmente su questa frase inquietante di don Cortesi. Han girato la faccia inorriditi e increduli di fronte a un sacerdote, ammirato per la sua intelligenza e raffinatezza, che si mostra a una bambina di otto anni come un essere sinistro dotato di corna sulla fronte.

Di certo, però, il Vescovo e i Monsignori del Tribunale Ecclesiastico che hanno giudicato e condannato Adelaide non potevano sottrarsi all’obbligo di capire!

 

Era loro dovere analizzare tutto il libro di don Cortesi!

 

Se l’avessero fatto, fin dalla prima pagina dello stesso libro non sarebbe stato difficile comprendere che - definendo Adelaide come una “ninfetta oreade” - don Cortesi intendeva collocare la storia delle apparizione di Ghiaie in un contesto mitologico (la ninfa, come noto, è una figura della mitologia)

e successivamente, alla fine del libro,  scoprire perché, don Cortesi si è mostrato ad Adelaide-ninfetta come un essere con le corna,

 

 

Caratteri della ninfa nella mitologia

Caratteri di Adelaide-ninfetta  nel libro di don Cortesi

 

 

La ninfa oreade è una ragazza selvaggia, primordiale e passionale

 abita accanto ai fiumi, corre gioiosa nei prati,

colma di fantasie erotiche,

ordisce menzogne

 curiosissima,

golosissima,

ama farsi sedurre,

desta desideri amorosi

 

Adelaide selvatica del torchio

dimostra sensibilità per il mondo sessuale,

conosce e insegna la bugia

furbissima, disgustosamente conscia della sua astuzia

scodinzola, sfringuella gonfia di boriuzza,

precoce malizietta, infatuata di sé, dalla risata insolente e soddisfatta,

gode di essere vezzeggiata mostra esibizionismo, desidera sentirsi ammirata smania di distinguersi,

ama realtà fantastiche, ed esperienze straordinarie…

 

 

Se dunque, avessero cercato di capire perché don Cortesi ha definito Adelaide come una ninfetta avrebbero poi scoperto che, presentandosi con le corna sulla fronte, il giovane Inquisitore della Curia ha voluto identificarsi con una figura mitologica affine alla ninfa: ovvero come un satiro, demone lussurioso che insegue la ninfetta perché vuole rapirla, spogliarla, guardare la sua nudità e amoreggiare con lei.rubens_02

 

Mostrandosi dunque, come un essere cornuto, don Cortesi vuole che Adelaide veda in lui un satiro

e capisca perciò la ragione della spoliazione cui l’ha costretta il 05 luglio 1944 nel convento di Gandino;

spoliazione che egli stesso ha organizzato e alla quale era presente

per poter scrutare e scoprire nella fisionomia delle sue intimità esposte, i tratti lussuriosi della sua viperina anima di ninfetta.

Un satiro dipinto da Rubens

 

 

 

 

 

 

Pieter Paul Rubens, Diana e le ninfe sorprese dai fauni (particolare)

 

 

 

          NB: Molti si sono domandati perché don Cortesi voleva scoprire “laggiù”, ovvero nell’organo sessuale della bambina, la verità delle apparizioni.

         A costoro occorre ricordare che ninfa è una definizione alternativa delle piccole labbra dell'apparato genitale esterno femminile che possono essere diverse da donna a donna e la cui morfologia per i fisiognomisti denota un diverso carattere femminile. 

         E don Cortesi era un cultore della fisiognomia.

 

            (24 giugno 2010)

 

Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice il senso di questo ministero….un sacerdote che veda in questi termini il proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e, paradossalmente, finisce per perdere se stesso                                                                      

                                                                                                                        (Benedetto XVI   20 giugno 2010)   Vox clamantis in deserto (Voce di uno che grida nel deserto).

 

Dopo aver demolito Adelaide e le sue apparizioni, don Cortesi ha conquistato fama e prestigio in Curia: la Chiesa ha premiato così la sua violenza.       

Forse che l’Incarnazione del Verbo è servita a questo?

 

                                                                                        Cortesi_Cazzamalli_Maggi_5_luglio_1944_per_la_terribile_visita_alle_pudende  anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte 

                                                     

autoritratto  di un Inquisitore

 

Per capire chi era don Cortesi, l’autore dello scempio inferto alla intimità di Adelaide nel convento di Gandino il 05 luglio 1944, non occorre cercare chissà dove.

E’ sufficiente aprire il suo libro - Il problema delle apparizioni di Ghiaie - a pagina 217 e leggere il brano che contiene il suo autoritratto:

 

“La fabbrica perde altri ornamenti e rapidamente si sgretola. Oggi, 20 maggio, giorno di Pentecoste, alle ore 18,30, in una camera del primo piano, rivedo la piccola” – inizia malevolo don Cortesi, per ricordare che è passato un anno dalla più grande apparizione di tutto il ciclo epifanico di Ghiaie ormai in via di disfacimento sotto i suoi “colpi di piccone” (Il Problema…pag.61)

 

La camera del primo piano alla quale allude è quella di Suor Rosaria (preside della scuola media del Convento di Gandino) che, all’arrivo di don Cortesi se ne è andata sinuosa e leggera abbandonando Adelaide, stremata da una incessante persecuzione, al sadismo dell’Inquisitore.

Massacrata di botte, torturata mentalmente, ingannata, blandita, sedotta e terrorizzata per mesi e mesi, completamente sola, senza alcuna difesa e senza alcun conforto, Adelaide non riesce più a resistere agli assalti di don Cortesi e, per non morire, decide di negare le proprie apparizioni; soprattutto – cosa che fa gioire don Cortesi – di rinunciare alla propria vocazione religiosa.

 

A proposito, non volevi farti suora? – le chiede don Cortesi

No, adesso non voglio più – risponde Adelaide ormai sfinita

Come? Vuoi disubbidire alla Madonna che ti ha detto...? – insiste don Cortesi subdolamente

No, non me l’ha detto lei, l’ho detto io... – torna a riaffermare la piccola rassegnata a capitolare

Quand’è così, non se ne parli più – conclude soddisfatto don Cortesi, che rincara la dose infilando poi, con grande perizia narrativa e nonchalance, dopo una esclamazione di Adelaide, il proprio terrificante autoritratto.

 

 Che testa grossa hai tu! — esclama Adelaide esaminando il suo cappello

Non è colpa mia, mi credi? Il bue ce l'ha più grossa – le risponde lui, aggiungendo maligno -  anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte  perché finalmente lei sappia chi le strapperà il dono ricevuto dalla Madonna.

 

Cosa può aver pensato Adelaide dopo questa frase? Cosa può aver visto in lui se non un diavolo, come quello apparso durante la rappresentazione teatrale delle apparizioni di Fatima alla quale Adelaide aveva assistito in parrocchia nel dicembre del 1943? E quale spaventoso terrore avrà provato nei giorni seguenti ogni volta che lui avvicinava a lei la sua fronte cornuta?

Quale tremenda scissione ha provocato questa rivelazione di don Cortesi nell’anima di Adelaide costretta a vedere nel prete il diavolo?

 

Di certo, anche questa orribile parodia è parte dell’opera violenta di annientamento della bimba condotta da don Cortesi nel convento delle Orsoline di Gandino.

 

In ogni caso l’autoritratto demoniaco di don Cortesi rimane.

E’ scritto in un libro editato dalla Curia di Bergamo.

E interroga ancora il Vescovo e i Monsignori della Curia, chiamati a rispondere al quesito:

 

Chi era dunque don Cortesi?

E cosa mai significano le corna con cui il loro illustre predecessore si è rivelato ad Adelaide?

 

Poiché non sono sprovveduti, come lo era una bimba di otto anni, possono rispondere all’oscuro inquietante enigma nascosto nell’autoritratto di don Cortesi.

Forse non l’hanno capito, ma lui, l’Inquisitore, continua a burlarsi così di loro. E purtroppo, col loro aiuto, continuerà a burlarsi anche della Chiesa costretta ad abortire una sua figlia prediletta.

 

  (17 giugno 2010)

                                                                                                                                                                                                                                                   

non si tratta di amore,

quando si tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale

 

(Benedetto XVI, Roma, 11 giugno 2010)

 

 

Il vescovo di Bergamo e i Monsignori della Curia di Bergamo applicheranno questo monito del papa a se stessi e a tutti coloro che hanno protetto i comportamenti criminosi di don Luigi Cortesi nei confronti della piccola Adelaide? 

Oppure saremo costretti di nuovo a vedere che in loro non c’è amore, ma il contrario?

 

 

nell'abuso nei confronti dei piccoli

il sacerdozio

come compito della premura di Dio a vantaggio dell'uomo

viene volto nel suo contrario

 

(Benedetto XVI, Roma, 11 giugno 2010)

 

Il vescovo di Bergamo e i Monsignori della Curia di Bergamo applicheranno questo monito del papa ai comportamenti criminosi di don Luigi Cortesi nei confronti di Adelaide e finalmente dichiareranno che don Cortesi ha dimostrato di non amare l’uomo e volto il proprio sacerdozio nel suo contrario?

Oppure tutti dovranno vedere che in loro c’è solo amore di casta, difesa del potere, orgoglio e presunzione?

 

 

*    *    *    *

 

Spogliata…fin dai primi giorni

                                                                                                      dietro istigazione dell’Inquisitore

 

Un brano della “Storia dei fatti di Ghiaie” scritto da don Cortesi mostra la chiara intenzione, nutrita dallo stesso Inquisitore pochi giorni dopo il suo primo incontro con Adelaide, d’impossessarsi della piccola veggente, farla denudare e denudarla.

 

La scena si svolge martedì 23 maggio 1944 nel salottino dell’asilo di Ghiaie, dove Adelaide è stata condotta a forza dalla cugina Annunziata per esservi rinchiusa (don Cortesi è sceso a Ghiaie quattro giorni prima, il 19 maggio)..

 

Abile narratore, don Cortesi dipinge magistralmente i personaggi principali della scena (la cugina di Adelaide e le suore) per condurre i suoi lettori a una sola conclusione:

nessuno è in grado di tenere a freno Adelaide  piccola belvetta irrefrenabile disavvezza alla disciplina mentale e morale”.

 

Non è in grado di farlo la povera folle cugina Nunziata - dalla mente “popolata di angeli, fioretti, demoni e capricci” – che riesce sì, a spogliarla ma è troppo debole. 

Nemmeno possono farcela le suore dell’asilo, che già vedono in Adelaide un terribile demonio, impossibile da contrastare.

 

 

Solo lui, l’Inquisitore della Curia saprà spezzare il desiderio della piccola ribelle di tornare a casa.

Solo lui saprà rescindere i suoi legami affettivi.

Solo lui saprà spogliarla di tutto.

Solo lui saprà ridurre al niente quella ninfetta scaltra, sensuale, vanitosa, mostro astutissimo, viscido nodo di vipere dall’intelligenza demoniaca.

Solo lui saprà riportarla alla condizione di atomo insignificante.

Solo lui saprà impedire a quella piccola donna “irrinverginabile “ di varcare il Sacro recinto delle Vergini.

 

 

Questa prima spoliazione è un’anticipazione del perverso denudamento al quale Adelaide sarà costretta nel convento di Gandino, e di tutti gli altri denudamenti, fino alla truculenta svestizione coatta dell’abito di suora novizia nel convento di Lavagna.

 

Don Cortesi descrive soddisfatto questa scena tristissima (pg.114) mettendo in bocca, ad Annunziata e alle suore, i propri sadici pensieri - il disprezzo verso i pellegrini, il giudizio orrendo su Adelaide - soprattutto: la necessità di segregare la piccola veggente “sotto l'ombra veneranda della clausura religiosa” (pg.112), per averla a completa disposizione ed effettuare su di lei esperimenti sacrileghi.

 

 

 

Nunziata affidò la piccola alla Rev. Madre Superiora, pregandola che la custodisse per qualche giorno, fino a che il delirio della folla si fosse calmato.

— Sì, si, me ne sono accorta anch'io, non è più l’Adelaide di prima, bisogna isolarla — annuì la saggia Superiora.

Adelaide come una belvetta irrefrenabile, scalpicciava — Voglio andar a casa, io non sto qui, voglio venire a casa con te — singhiozzava, aggrappandosi ostinatamente alle sottane di Nunziata.

— No, Adelaide, férmati qui per oggi dalle tue suore, verrai a casa stasera. Impari bene la dottrinetta, ti prepari alla Prima Comunione, e così accontenti la Madonna. Stasera verrai a casa, sii buona.

Invano. Adelaide non cede.

Come sei diventata cattiva, Adelaide! Chi direbbe che questa bambina ha visto la Madonna? Certamente tu non potrai fare la Prima Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta, e anche quel poco che sapevi l’hai del tutto dimenticato in questi giorni. Sii buona, Adelaide. Se fai così, non solo non vedrai più la Madonna, ma andrai a casa dei diavolo, dritta, dritta

Invano.

Il contegno della cara figlioccia dava tanto dolore a Nunziata. La quale, senza ira, invocò gli argomenti estremi: la batté forte. La psicologia religiosa di Nunziata è popolata di angeli e di fioretti, di demoni e di capricci. Quel capriccio di bimba disavvezza alla disciplina mentale e morale e, forse, già un tantino viziata, divenne per lei una cupa tragedia, il cui protagonista era il demonio.

— Adesso chiamo proprio il signor prevosto — minaccia alla fanciulla.

Ma non ha gran timore del prevosto — si fa osservare.

— Ebbene, o il prevosto o il curato; voglio farla benedire, perché deve aver proprio addosso il diavolo

 

Una suora chiama il signor curato, davvero

— Veda, signor curato, come è cattiva l’Adelaide — riprende inconsolabile Nunziata. — L’hanno rovinata col vestirla bene, col carezzarla troppo... Adelaide, spoglia quella vestina, sù, fa un fioretto alla Madonna; quella veste, sai, ha addosso il diavolo

Ci vollero tutta la carezzevole abilità delle suore, la severa e minacciosa parola del curato, perché la piccola smettesse finalmente quel pianto ostinato. Ma quando Nunziata, ritornata la bonaccia, credette di poterle dire — Adesso io vado a casa, tu continua a far la buona — si rinnovò la tempesta:

— No, voglio venire anch’io con te, voglio andar a casa 

Nunziata bruciava di vergogna, piangeva segretamente di dolore. Si diede per vinta.

— Ebbene, non vado a casa, mi seggo qui con te, purché tu studi bene il catechismo — e si sedette accanto alla piccina — Vedi — le diceva con dolcezza, — la Madonna non può essere contenta di te; ella piange, perché tu hai fatto grossi capricci. Ascoltami, Adelaide, spoglia questa veste a quadrettini neri, queste scarpe e queste calze di lusso, metti di nuovo il tuo grembiule blu e i tuoi zoccoletti che tanto piacquero alla Madonna la prima volta che ti apparve; vado a casa a prenderli e te li porto subito. Voglio portarti anche i biglietti dei fioretti per il mese di maggio; ti porterò pure il cestino rosso con quel bel manico, che ti piace tanto, e tu ci metterai dentro i fioretti che farai.

La crisi si risolve; Adelaide avverte di essersi comportata assai male e se ne vergogna. Si rassegna: vorrebbe scomparire da quell’ambiente testimonio del suo capriccio e vi si fa piccina, piccina, col rannicchiarsi seduta, coll’abbassar la testa, col tacere; vorrebbe far dimenticare quella scena e generosamente si punisce.

Nunziata era già di ritorno, portando ciò che aveva promesso: trovò Adelaide in sottanina, scalza e a gambe nude; si era già spogliata delle vesti « indiavolate » e aspettava i rozzi vestiti, che « tanto piacquero alla Madonna ».

 

                 (07 giugno 2010)

 

 

Abbattere le barriere tra noi e i nostri vicini – ha detto Benedetto XVI a Nicosia il 07 giugno - prima che i conflitti conducano a uno spargimento maggiore di sangue.   Peccato abbia dimenticato l’apparizione della Madonna alla piccola martire di Ghiaie nel giorno di Pentecoste del 1944.

E’ una gravissima omissione. Il Papa conosce le apparizioni di Ghiaie. Preghiamo e Speriamo che proprio questa gravissima omissione del clero cattolico non sia pagata con il bagno di sangue di tanti innocenti.

 

“Denudata” in convento,

                                    sotto gli occhi bramosi dell’Inquisitore

 

 

Da pochi giorni ho terminato di rileggere “l’altra verità”, il diario di Alda Merini, la nota poetessa milanese che ha trascorso molti anni in manicomio. 

Una frase di questo diario mi sembra riassuma la terribile esperienza di totale spoliazione da lei vissuta in quel luogo infernale:

 

…provavamo viva vergogna,

come se le nostre nudità venissero scoperte più volte al giorno,

e lasciate all’oscena bramosia degli altri

 

La frase di Alda Merini

 

mi ha fatto pensare alla sofferenza patita da tante donne rinchiuse nei diversi luoghi di detenzione sol perché giudicate disturbatrici dell’Ordine, luoghi molto conosciuti, come: carceri, ospedali psichiatrici, lager, campi di lavoro forzato…e conventi;

 

mi ha ricordato le immagini terribili di infinite nudità dolenti nei lager nazisti, e il tristissimo campionario fotografico di manuali psichiatrici nei quali povere alienate sono mostrate senza veli, esposte in modo osceno in tutta la loro misera condizione;

 

e mi ha rammentato infine

la spoliazione imposta dall’Inquisitore bergamasco don Cortesi alla piccola Adelaide di sette anni nel convento di Gandino.

 

         E’ Monsignor Bramini a rivelarci che Adelaide è stata completamente denudata in una stanza del convento di Gandino:

 

 

                  

don Cortesi fece denudare Adelaide perché il Cazzamalli potesse esaminarla…

                    a quella visita era presente lo stesso don Cortesi

 

 

 

scrive nel suo libro “La fonte sigillata”  ( www.madonnadelleghiaie.it  documenti trascritti / in merito alla visita completa del 5 luglio )   confermando la relazione di Cazzamalli .

 

 

Anche se dimentica di riferire la presenza in quella lugubre stanza di altre due persone adulte -  la dottoressa Maggi, medico condotto di Pontida, e suor Michelina, attivamente impegnata a denudare la piccola Adelaide sotto gli occhi di don Cortesi - la dichiarazione di Monsignor Bramini è molto importante in relazione al suo ruolo di difensore e confidente della piccola Adelaide.

Purtroppo però, Monsignor Bramini si ferma qui, a questa preziosa, ma incompleta affermazione.

-  La mia penna si rifiuta di riferire fin dove fu spinta quella visita - conclude scandalizzato dal racconto della piccola

 

Per Monsignor Bramini sarebbe stato difficile affermare che don Cortesi:

 

 

-          ha indossato l’abito dello psichiatra sadico perché Adelaide, per lui, era una bimba mostruosamente squilibrata, frutto di una famiglia di psicopatici mentali (in particolare: il padre ubriacone incontinente e la cugina maniaca depressa);

 

-          ha trasformato il convento di Gandino in una casa di detenzione psichiatrica per analizzare la mente di Adelaide anche per mezzo di esperimenti di suggestione mentale su di lei;

 

-          ha organizzato la spoliazione di Adelaide per  annientarla,  rinverginarla * , farle provare viva vergogna per la propria natura malata, farla sentire “un atomo insignificante”;

 

-          per rinverginare Adelaide, le ha tolto la verginità.

 

 

L’errore di Bramini: pensare che Dio abbia permesso tutto questo male.

 

Dio non c’entra nulla!

E’ la Chiesa a portarne l’intera responsabilità.

 

*  *  *  *

 

              *    “dopo tanti mesi di silenzio e di educazione intesa a rinverginare il suo spirito, non tollera di essere intruppata”  (Il problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 173)

 

 

NB: continueremo ad esaminare questa tappa orrenda del martirio di Adelaide e tentar di capire perché, ancora una volta nella storia, la Chiesa ha assunto il volto terrificante di una Istituzione persecutoria. 

 

(01 giugno 2010)

 

 

 

 

Egregio Monsignor Bagnasco

 

nella conferenza stampa odierna conclusiva dell’assemblea generale della CEI, lei ha affermato:

 

“ Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema “

 

Anch’io le ho scritto un anno fa, da questo sito internet, in merito al suo articolo su “Avvenire” del 2 agosto 2009 nel quale condannava l’aborto.

Le ripropongo la stessa lettera oggi, poiché oggi lei si è presentato ufficialmente anche come difensore delle vittime dei preti pedofili che hanno spezzato (“abortito”) orrendamente piccole vite.

 

Vorrei prima farle notare che è una contraddizione affidare ai vescovi l’onere di indagare su questi preti criminali dopo aver ammesso che alcuni di loro li hanno coperti, cioè hanno dimostrato inettitudine e viltà.

Credo sappia che tutti i vescovi di Bergamo, da Monsignor Bernareggi in poi, per 66 anni, hanno coperto l’orribile martirio della piccola Adelaide, compreso l’attuale, monsignor Beschi, ingabbiato da una Curia strapotente che ha sempre imposto il silenzio a tutti sulla terrificante, immorale, putrida persecuzione attuata dal prete bergamasco don Cortesi sulla stessa Adelaide di sette anni. Persecuzione continuata, in vari modi, da altri preti fino ai giorni nostri.

 

Di certo lei non avrà mai letto questa mia lettera. Spero qualcuno possa fargliela avere

perché sia lei a prendersi l’onore di fare la verità sul martirio di Adelaide e dimostri di credere in quel che dice.

Mi scuso per il tono acceso della stessa lettera dovuto all’estrema importanza che riveste per la Chiesa il martirio di Adelaide.

 

 

Al Cardinal Bagnasco,

 

tanto infervorato nella difesa della vita, chiedo se davvero crede a quel che dice e intende tener fede integralmente alle parole che pronuncia.

“ La vita non è un’opinione, è un valore invalicabile…non si può procedere per mediazioni: su valori fondamentali mediare significa negare “ – afferma.  Principio inconfutabile, che il Cardinale dovrebbe tradurre in pratica impiegandolo, ad esempio, per valutare la gravità del crimine commesso nei confronti della persona e della vocazione di Adelaide

 

Sarà capace di farlo?

Riuscirà a trovare il coraggio di applicare la stessa fredda regola utilizzata dalla Chiesa per le donne che interrompono la gravidanza, a quegli ecclesiastici e alle suore che hanno violentato Adelaide nell’intimità e rescisso la sua vocazione alla vita religiosa?

 

Non è difficile invero, prevedere che pure lui, uomo del Sacro, sarà costretto a smentire se stesso, voltare la faccia da un’altra parte, tacere, e non pensare a quante vite nel Signore sono state abortite da quegli ecclesiastici criminali che hanno “ucciso” la persona e la vocazione di Adelaide (dovrebbe scomunicarli, uno per uno, insieme a molte suore e Madri Superiore di diversi Ordini religiosi che l’hanno martirizzata e rifiutata).

 

In ogni caso, al Cardinal Bagnasco rammento che Adelaide è stata torturata per anni dentro importanti Istituzioni della Chiesa di Bergamo, che a sette anni è stata violata nell’intimità in un convento delle suore Orsoline (primo aborto) per opera di un medico occultista alla presenza di un prete e una suora,  e che a sedici anni, gravida della vocazione religiosa, illustri ecclesiastici le hanno strappato il vestito di novizia (secondo aborto), impedendo così il suo incontro nuziale con lo Sposo Crocifisso e la procreazione di nuove vite nello Spirito.

 

Al Cardinal Bagnasco rammento inoltre che, ufficialmente, Adelaide è tuttora esclusa “di fatto” dalla Chiesa; per la quale è ancora una pericolosa bugiarda criminale: “un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi”, come l’ha definita l’Inquisitore don Cortesi, professore del Seminario di Bergamo, su un libro editato dalla Curia di Bergamo, usato come documento probante nel Processo intentato contro di lei dal Tribunale Ecclesiastico di Bergamo, presieduto dall’Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo Mons. Merati, nel convento di via san Giacomo in Bergamo delle Suore della Sapienza; processo iniquo, sostenuto da eminenti rappresentanti della Curia di Roma, mediante il quale la Chiesa ha legittimato la violenza di quei suoi membri bergamaschi.

 

 

Anch’io credo nella difesa incondizionata della vita umana, e disdegno i paladini della soppressione chirurgica o chimica della vita nascente preoccupati di mantenere il proprio benessere e una falsa pace sociale.

Ma ancor più disprezzo quegli ecclesiastici “double face” che legittimano la violenza Sacra col silenzio e si presentano senza vergogna come difensori della vita dopo aver occultato i crimini contro la vita commessi nella Chiesa.

 

E’ proprio vero: nel nostro tempo, nel tempo in cui la morte arriva tanto facilmente, con una pillola, non è più possibile mediare sui valori fondamentali

Per questo, se non metterà in pratica ovunque e integralmente quel che afferma, se non si libererà di ogni violenza e dissimulazione, se non si spoglierà delle sue ricchezze in favore della vita, la Chiesa spingerà l’umanità a scegliere la morte.

 

Oggi la difesa della vita (e dell’infanzia) passa attraverso una coerenza integrale, a cominciare dal riconoscimento del martirio di Adelaide.

 

(28 maggio 2010   -    luglio 2009)

 

 

Adelaide e la Chiesa

 

Ringrazio Fabio Corsaro

 

per aver invitato i lettori del suo sito internet  http://www.gesuperultimo.org/  a leggere i miei scritti.

In risposta alle sue riflessioni, e in merito alla storia drammatica del rapporto di Adelaide con la Chiesa, mi pare importante sottolineare due aspetti:

 

1)      il terribile destino profetizzato dalla Madonna ad Adelaide quale religiosa martire di una Chiesa violenta;

destino che si è pienamente avverato con la spoliazione di Adelaide novizia Sacramentina; destino che continua ad avverarsi, e continuerà a realizzarsi fino alla morte di Adelaide secondo le parole di Maria; destino che rivela il peccato terrificante compiuto dalla Chiesa contro la stessa volontà di Dio: 

nell'ora della tua morte verrò ancora – le ha detto la Madonna. Purtroppo, quel giorno Adelaide non indosserà l’abito di religiosa perché la Chiesa glielo ha strappato dopo aver rescisso (aborto) la Vita in lei.

 

Si rimane allibiti nel constatare che la Chiesa, implicata con chiara evidenza in questa spaventosa profezia quale responsabile del martirio di Adelaide, non abbia mai voluto vedere e non voglia vedere ancora, nella stessa profezia tanto esplicita, uno specchio della propria condizione aberrante, e scoprire: non solo la propria lontananza da Cristo, ma anche la rescissione del proprio legame nuziale (divorzio) con Cristo.

 

2)      Il dono grande, affidato dalla Madonna alla piccola Adelaide, rifiutato dalla Chiesa;

dono sconfinato, del quale Adelaide non può comprendere da sola l’estensione, perché consegnato, attraverso lei bimba ignorante, alla Chiesa che porta interamente le conseguenze del rifiuto.

 

Quando penso all’immagine della grande apparizione di Pentecoste descritta da Adelaide e alle parole di Maria -  al mio cuore preme quella pace mondiale nella quale gli uomini si amino come fratelli  – mi è triste vedere che la Chiesa non ha saputo e voluto riconoscere nelle apparizioni di Ghiaie un grande messaggio di Unità universale preferendo una spiritualità elitaria fondata su una comunione di pochi eletti “associati” da un sogno di unità esclusivo, assai pericoloso, lo stesso sogno gnostico e intellettualistico cullato dall’Inquisitore don Cortesi (come ho accennato nel mio “Adelaide, speranza e perdono” - pg.140).

Cosa questa che Adelaide, e molti altri fedeli abituati alla subalternità culturale, non possono capire perché estromessi dal pensare la Chiesa.

 

Adelaide -  povero strumento della Provvidenza - tirata qua e là con ingannevoli promesse dopo esser stata abusata, massacrata nel corpo, nell’anima e nella mente, atrocemente spezzata nella vocazione religiosa, è sempre più immagine di Cristo Crocifisso, muto agnello destinato al macello; e dunque immagine viva della vera Chiesa.

Le abiure che ha dovuto sottoscrivere fin da bambina sono chiodi conficcati, lungo il suo atroce calvario, nella sua anima, da falsi e sadici ministri di Dio.

(l’ultima: “il biglietto firmato in autografo ancora appeso alla bacheca della Cappella delle Apparizioni”; ennesimo “suicidio” al quale è stata costretta da una Chiesa autoritaria che non intende riconoscere la propria presunzione e l’abominevole crimine commesso contro di lei e contro Dio).

 

Quale terribile responsabilità si assume questa Chiesa, in primis la Chiesa di Bergamo!

 

 

*   *   *

 

Molti popoli v’accorreranno, e diranno: "Venite, saliamo al monte dell’Eterno, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno.

Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti popoli; ed essi delle loro spade fabbricheranno vomeri d’aratro, e delle loro lance, roncole; una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non impareranno più la guerra.    (Is. 2, 3-4)

 

Ghiaie è luogo di conversione innanzitutto per la Chiesa perché diventi inizio di un grande pellegrinaggio verso la Pace, l’Unità e la Salvezza.

 

O casa di Giacobbe, venite e camminiamo alla luce dell’Eterno!    (Is. 2,5)

 

(26 maggio 2010)

 

 

Ghiaie, nel segreto di Fatima

 

 

A quegli ecclesiastici che, sorretti da laici bugiardi, coltivassero ancora nella mente l’inganno di un falso riconoscimento delle apparizioni di Ghiaie, consiglio di rileggere e meditare le parole pronunciate dalla Madonna il 31 maggio alla piccola martire; parole terribili nei quali echeggia un tristissimo presagio per tutta la Chiesa, oggi sempre più affondata nella putredine e nella menzogna per aver coltivato il male mortale che la sta corrodendo dall’interno trasformandola in nemica di se stessa.

 

Per tre volte in questa grande apparizione la Madonna ha ricordato ad Adelaide il martirio che avrebbe dovuto affrontare, sigillando, al termine di quell’ultima visita, la sua fronte con bacio; come a voler preservare la mente della bimba dalla tortura che le avrebbe inflitto il falso violento ministro di Dio, l’Inquisitore don Cortesi.

 -  com’è noto: torturata mentalmente per tre anni dal prete bergamasco, condotta cinicamente da lui fin sulla soglia della disperazione e della follia, Adelaide ha subito una impudica seduzione e un vero e proprio incessante, atroce lavaggio del cervello.

 

 

 

In questa valle di dolori sarai una piccola martire

      Sarò la tua ricompensa se il tuo martirio sarà allegro

Sta allegra che ci vedremo ancora piccola martire

 

 

 

 

ha profetizzato la Madonna quel giorno alla piccola Adelaide.

 

Si chiedano questi ecclesiastici: perché mai la Madonna avrebbe ripetuto per tre volte alla piccola Adelaide che sarebbe stata martirizzata?

 

Non avrebbero dovuto, queste parole, essere raccolte dai preti soprattutto, come un monito, un’esortazione a vigilare e preoccuparsi dell’incolumità fisica e psichica di Adelaide?

Nessuno l’ha fatto. L’hanno considerata una bugiarda, condannandola pubblicamente come un ripugnante “nodo di vipere” preda dei peggiori deliri di onnipotenza.

E poi, tutti coloro che han tentato di difenderla si sono ritirati; soprattutto i preti: chi per bieca viltà, chi per sconcia paura, chi per orrore, atterriti dalla visione di una Chiesa sepolcro imbiancato, bella all’esterno e putrida dentro, atterriti da una Chiesa capace di una persecuzione terrificante, capace di tormentare una bimba al pari dei peggiori criminali – come è accaduto per anni e anni a centinaia e centinaia di bimbi seviziati dai preti pedofili e violenti.

 

Oggi che, grazie a papa Benedetto XVI, possiamo vedere nel segreto di Fatima lo stato miserrimo della Chiesa a causa della violenza putrida di questi preti marci e demoniaci abusatori di bambini, grazie al martirio di Adelaide abusata da un prete violento, possiamo più facilmente

 

collocare Ghiaie nel segreto di Fatima

ed anche capire che il riconoscimento delle apparizioni delle Ghiaie avverrà come la Madonna lo ha profetizzato il giorno 19 maggio 1944.

 

Molti si convertiranno ed io sarò riconosciuta dalla Chiesa

 

 

Sarà una grande conversione, una conversione di massa, a segnare il trionfo della Madonna; sarà la conversione, innanzitutto, del clero. La conversione della Chiesa.

 

Ma non è ancora il tempo. Non è questa la volontà della Chiesa di Bergamo preda dell’Anticristo.

Non saranno questi Monsignori  - che nelle chiese proclamo il Vangelo dei piccoli e lo smentiscono poi nei fatti -  a riconoscere la Madonna e la sua piccola martire.

 

Costoro non vogliono convertirsi.

 

Pur di conservare e continuare una storia di dominio, prevaricazione, inganni, infingimenti, ipocrisie, questi ecclesiastici continuano a mostrare, come una prova-trofeo, le numerose ritrattazioni di Adelaide – proprio come ha fatto per primo il loro precursore: l’Inquisitore don Cortesi, dopo averle strappato  la prima ritrattazione con una ferocissima prolungata tortura mentale.

Non vogliono vedere che proprio queste ritrattazioni sono la dimostrazione chiarissima dell’atroce martirio subito dalla piccola di sette anni per opera di una Chiesa violenta che ha preferito la conservazione dell’Ordine alla Verità.

 

Costoro non hanno voluto e non vogliono vedere nel martirio di Adelaide il martirio della Chiesa profetizzato a Fatima.

 

(23 maggio 2010)

 

 

L’écroulement de l'espérance

                                                                                            (il crollo della speranza)

 

 

La condizione umana del nostro tempo tende ad affondare sempre più nella tristezza, nella malinconia e nella depressione.  E’ un lento, progressivo, franamento quotidiano; ignorato e respinto, perché non tollerato dalla folle competizione che impone la necessità di salire verso false luci, per apparire.

Questo crollo, vissuto nella solitudine, riempie il cuore d’angoscia.

E con l’angoscia i fantasmi del nulla e della morte paralizzano le menti.

 

Non solo svaniscono i progetti di miglioramento;

ma, soprattutto - cosa gravissima - viene sempre meno, e crolla, la capacità di tenere lo sguardo oltre il nulla e la morte.

 

Nella lingua francese due parole diverse indicano due tipi di speranza umana  :

 

espoir:             con la quale si designano speranze concrete raggiungibili;

espérance:    con cui si identifica quella disposizione fondamentale, originaria, che permette all’uomo di sperare quando tutte le altre speranze si dissolvono.

 

E’ proprio quest’ultima, l espérance, a franare, nel nostro tempo, dai cuori degli uomini; sempre più soli e in balia di illusioni, costretti a guardare l’altro con diffidenza, come possibile portatore di pericolo e di morte: uomini sempre più intrappolati in conflitti, inimicizie, odi, rancori…divisi in se stessi.

 

E’ sufficiente vedere tale miserrima condizione umana per capire:

-          quale terribile malattia mortale intacca l’anima e il corpo dell’umanità,

-          e perché Maria, madre di Dio e degli uomini, è scesa, tante volte, nel nostro tempo, sulla terra.

 

Come non capire ancora che Maria è scesa dal Cielo a Ghiaie per donare la Speranza di Dio all’uomo che perde la propria speranza, perché non si consegni alla disperazione e al nulla?

 

Come non comprendere ancora perché i colombi nelle mani di Maria sono neri e divaricati negli sguardi?

Il nero indica la condizione priva di speranza, dove tutto si annulla ( diventa nero ) e il prossimo diventa nemico (in opposizione ).

 

Io spero in te per noi” – scriveva Gabriel Marcel che collocava l espérance nel cuore della relazione fra uomo e uomo

 

La Speranza  va oltre il tempo,

la Speranza   realizza la riconciliazione,

la Speranza   è comunione

 

Come non capire che Ghiaie è Lanterna per l’espérance umana?

 

 

(18 maggio 2010)

 

 

Ladri di Speranza

 

                                                   un altro 13 maggio, dopo sessantasei anni, pieno di amarezza

 

Questo, e nient’altro, sono i Monsignori di Bergamo che si ostinano a calpestare il dono di Dio elargito attraverso la Sua Santa Madre alla piccola Adelaide per tutti gli uomini.

 

E’ del tutto inutile ricordare a costoro, che la Speranza è il dono di Grazia più grande che l’umanità possa ricevere; che senza la Speranza l’umanità è destinata all’abisso della disperazione, a continuare una storia di orrendi conflitti senza fine, a vedere morire i bambini di fame, massacrati da carestie, malattie orribili, atrocità orrende… 

 

Lo sanno. Hanno imparato la lezione. E dai pulpiti la impartiscono ai fedeli, che li ascoltano ritti, zitti, e impalati, abituati però, a pensare che prima della Parola, come insegnano quei Monsignori, viene il proprio interesse.

Tutti ormai lo vedono: loro vivono ben pasciuti in residenze principesche. Indossano morbide vesti. E non mancano di niente. Proprio di niente. Come un diritto acquisito dal rango, perché impegnati in affari di grande importanza; affari economici s’intende; ma anche politici, certo, molto delicati. Impegnati a nascondere, dissimulare, macchinare …..

 

L’importante è non ricordare loro la Verità: che nella piccola Adelaide hanno massacrato il più grande dono di Dio: la Speranza

 

Da anni dico loro:

guardate i colombi neri nelle mani di Maria! Sono il simbolo dell’umanità divisa dal peccato.

E poi ancora: guardate le mani di Maria! Solo il Luogo della Speranza; che un giorno, presto, l’umanità uscirà dalla disperazione e sarà unita, riconciliata nel Perdono.

La Chiesa è lì in quelle mani pure! E non nelle ricchezze, negli onori, nel prestigio….

Guardate il manto verde di Maria che arriva fino a Roma! Guardate il vestito rosso della carità, i due santi, le quattro coppie di angeli rosa e azzurri: tutto parla di UNITA’!

 

Ma hanno sempre voltato la faccia altezzosi, sprezzanti.

 

“Adelaide ha ritrattato” - ripetono vilmente sottovoce fra loro, perché sanno quale feroce massacro i loro predecessori hanno fatto subire alla piccola martire.

 

Anche a Bergamo sono più che mai vere le parole del Papa a Fatima:

 

 

le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia.

 

 

(per il 13 maggio 2010)

 

 

        Don Cortesi partigiano. Com’è possibile?

 

                                    Un nuovo compito per la Resistenza

 

Dopo tanti anni sono tornato nelle Langhe sulle orme di Beppe Fenoglio. Intendevo commemorare i giorni della Liberazione nei luoghi di un suo racconto: “Una questione privata”, il più bello di tutta la narrativa sulla Resistenza.

Ho camminato con lui, scomparso da molti anni, per le dolci colline che sovrastano Alba, teatro di un terribile conflitto mortale, cercando di capire cosa pensasse di quei giorni, ormai irrimediabilmente svuotati di verità e preda della retorica d’occasione.

Mi sembra che, per lui, nonostante tutto, la letteratura sarà sempre capace di conservare la purezza degli ideali e dei sentimenti di tanti giovani stroncati nel fiore della vita, e che soprattutto la sua fatica di scrittore non è stata vana.

 

Inevitabile, al mio ritorno, ripensare a Ghiaie, e ai giorni del maggio, giugno e luglio 1944 nei quali una moltitudine immensa, unita dal richiamo alla riconciliazione e al perdono, è affluita da tutto il Nord Italia attorno alla piccola Adelaide e alla Regina della famiglia per invocare la Pace.

Un fatto storico di enorme rilevanza, le apparizioni di Ghiaie; purtroppo occultato, con astio, dai Monsignori della Curia bergamasca preoccupati non si sveli da quale parte stavano i loro predecessori: quelli che hanno demolito la piccola veggente di Ghiaie additandola come un pericolo per la Fede (cioè per il loro potere sulle anime) e per l’Ordine (ovviamente l’Ordine nazifascista di quel tempo).

 

Pensando a Ghiaie, mi ha amareggiato soprattutto ricordare che proprio l’accanito demolitore di queste grandi apparizioni di Pace, l’Inquisitore don Cortesi, è inspiegabilmente annoverato fra i partecipanti della Guerra di Liberazione e addirittura insignito del titolo di Patriota del Corpo Volontari della Libertà.

 

E’ davvero pazzesco.