massacrata nel pudore
per esibirla come bimba sensuale
la visita del pube e
delle pudende - 05.07.1944
tra la casa e l’automobile
La piccola
martire di nuovo nella morsa clericale
La
giovane donna fotografata mentre esce dalla casa e cammina verso un’automobile
è Adelaide.
E’ un
caldo pomeriggio della prima settimana di luglio dell’anno 1964.
Sono
trascorsi vent’anni dalle apparizioni e dalla persecuzione subita nei conventi
delle Orsoline; diciassette dal
processo presso il convento delle suore
della Sapienza che l’ha condannata come nodo di vipere, scrigno di draghi….; e undici dalla violenta
cacciata dal convento delle Sacramentine
di Lavagna, che l’ha collocata
sul ciglio dell’abisso mentale.
La foto,
come si può vedere, ci mostra un’Adelaide in piena salute; non più povera, ma agiata:
la casa da cui esce non è il rustico casolare natio del Torchio, ma una
palazzina nuova; anche l’automobile verso la quale cammina è nuova fiammante.
La
piccola martire sembra aver gettato alle spalle tutti i ricordi lancinanti;
cammina sicura di sé, sembra una donna forte, decisa, capace di organizzare la
propria vita senza dipendere dal marchio infamante che gli ecclesiastici di
Bergamo le hanno impresso.
Tutto
nella sua vita sembra esser cambiato, e in meglio.
Ma è proprio
così?
E’ questa
l’unica lettura possibile della fotografia? L’apparenza non nasconde forse una
realtà drammatica? Adelaide non sta forse vivendo un’altra tappa del lungo
martirio profetizzato dalla Madonna?
Occorre
esaminarla bene questa foto, andare oltre le apparenze, e focalizzare
l’attenzione sulle due cose-simbolo in mezzo alle quali Adelaide è
provvidenzialmente immortalata: la bella casa e la bella automobile.
E
chiedersi:
fra
queste due cose-simbolo, Adelaide è davvero una donna libera?
Adelaide
è davvero, finalmente, padrona della propria vita?
Queste
due cose-simbolo rappresentano la sua liberazione?
Non sono
forse, queste due cose-simbolo, le sbarre di una nuova prigione? Non sono forse
le ganasce di un’invisibile tenaglia che la stritolano e le impediscono di
realizzare il suo vero progetto, la sua vera vocazione?
Esaminiamole
bene queste due cose-simbolo.
La casa.
Adelaide non
l’ha ideata, né voluta, né acquistata. E’ un dono di padre Raschi. L’ha voluta
lui, per lei, come principio di un futuro Santuario del quale lui sarebbe
diventato il fondatore e direttore.
Questa
casa, padre Raschi l’ha fatta edificare coi propri risparmi e con il considerevole
aiuto economico di due nobildonne (una lombarda e una fiorentina).
Per
edificare questa casa padre Raschi ha contratto anche un forte debito (che
Adelaide alla fine dovrà accollarsi e rifiuterà di pagare).
Questa
casa (di cui parleremo più avanti) si trova a Ghiaie, a trecento metri dalla dimora
natale di padre Candido Maffeis.
L’automobile
Questa cosa-simbolo
l’ha comperata lei, Adelaide. Le serve per coprire agevolmente, nei giorni di
riposo dopo il turno di notte, il tratto di strada fra la clinica dove lavora come
infermiera e la casa - Santuario di Ghiaie
edificata per lei da padre Raschi.
E’ un’
ANGLIA modello 105 E. E’ una Ford,
presentata al mercato nel 1959.
Questa
automobile farebbe credere dunque, che Adelaide è una donna pienamente libera e
realizzata.
Ma è
proprio così?
Ancor
prima della casa, quest’automobile ha attirato subito la mia attenzione. Questa
cosa-simbolo, prodotto cardine della società contemporanea, mi ha inquietato, in
essa ho sentito un terribile inganno e ho visto il frutto di una terrificante tortura
preparata da tempo per Adelaide. Quest’automobile
mi ha ricordato una pagina (227) dell’infame libro di don Cortesi Il problema delle apparizioni di Ghiaie,
nella quale, il sadico Inquisitore prefigura l’esistenza futura della stessa
Adelaide.
E’
terribile constatarlo: vent’anni prima, don Cortesi già sapeva quel che la
piccola martire, chiamata alla clausura dalla Madonna, avrebbe fatto per negare,
un’altra volta, la profezia celeste su di lei.
Adelaide — Quando
io sono grande metterò tutti i soldi nel salvadanaio e quando ne avrò tanti comprerò una
macchina, non
ti pare? Cosi, se dovrò fare un viaggio, farò alla svelta... Ci saranno le
macchine? Prendiamo una dei tedeschi... però se ritornano dovremo
restituirla... Quanto costeranno?
don Cortesi — Mah,
vedremo. Per es., centomila lire. Come fai a guadagnarle? Che mestiere vuoi
fare? Ah, mi ricordo: la maestra, dicevi un giorno.
Adelaide — Guadagnano
molto le maestre? Ma devono studiare troppo e a me non mi piace. Io farei
l’infermiera.
Sai? vado là in quel posto dove è stata operata la tua sorella Savina e dico
alle suore: « Insegnatemi a far l’infermiera »... Sai che cosa faccio? Invece
di comperare un’auto, compero una Croce Rossa (Ad vuol dire: un’autoambulanza),
di dietro ci faccio uno stanzino per metterci i malati, e poi vado a prendere i
malati, non ti pare? Non è che io voglia diventare una signora, perché gli
altri dicano: « Quella lì ha la macchina », io non ci tengo, anzi io non
voglio, non mi piace. Ma, capisci, con un’auto
potrei fare molti piaceri. Se uno viene e mi
dice: « Mi lasci prendere l’auto che debbo andare in un paese?», io gli dico: «
Prendila, è lì ». Poi, anche mio papà, se deve andare in un posto..., capisci,
prima di tutti devo darla a mio papa, non ti pare?... Se facessi la maestra,
mentre faccio scuola, ecco che mi chiamano: « C’è un malato, bisogna portarlo
all’ospedale »; allora, come posso lasciar lì la scuola e correre da malato?
Capisci... .
don Cortesi — Capisco,
capisco... Ma ora non ci pensare. Tu devi studiare di lena e fare almeno le 5
elementari... che? vorresti fare solo la terza? No, no; se vuoi essere una
contadina basta la terza, ma se vuoi diventare infermiera non basta. E poi devi
imparare a essere buona, buona, come ti ho detto...Ciao. Adesso vado in chiesa
Adelaide - Dunque
siamo intesi: infermiera. Riverisco! Buona
preghiera! e si ricordi di me, perché diventi buona
E adesso
torniamo a guardare la foto.
Guardiamo
l’automobile verso la quale Adelaide si avvia.
Non è
difficile capirlo:
con
sgomento ci accorgiamo che questa automobile l’ha voluta don Cortesi per lei vent’anni
prima! E che dunque era già tutto scritto, fin dall’inizio, nella mente dell’Inquisitore:
non solo la professione di Adelaide, persino l’automobile!
Certo:
se le
suore Sacramentine non l’avessero cacciata, Adelaide non avrebbe avuto bisogno
di una casa perché le sarebbe bastata una cella.
Certo:
se le
suore Sacramentine non l’avessero cacciata, Adelaide non avrebbe avuto bisogno
dell’automobile, ma solo di un paio di scarpe per recarsi in chiesa ad adorare
Gesù-Eucarestia.
Ma
l’Inquisitore lo sapeva. Sapeva che in convento Adelaide non sarebbe andata mai!
Perché tutte le suore avrebbero obbedito a lui e l’avrebbero cacciata. Sapeva che
persino la Madonna si sarebbe piegata alla sua volontà.
L’Inquisitore
l’aveva vista vent’anni prima questa fotografia: sapeva che Adelaide si sarebbe
perduta per le strade del mondo… come una signora qualunque, che esce da una
bella villetta e sale in automobile……
* *
* *
NB: ora che può vedere la foto
della casa edificata da padre Raschi a Ghiaie, vorrà il Presidente degli amici
di padre Raschi rispondere alle mie domande?
Non credo debba ricordargli che la
biografia di un uomo santo non può avere lacune.
Oppure gli amici di padre Raschi pensano di raccontare la storia bugiarda
di un santo? Vogliono forse seguire l’esempio delle Orsoline che tentano di
beatificare Madre Seghezzi tacendo gli anni dell’atroce martirio di Adelaide
nei conventi da lei diretti?
Dunque: che fine hanno fatto i documenti di padre Raschi su Adelaide e le
apparizioni di Ghiaie? Perché gli amici di padre Raschi non li hanno mai
pubblicati? Sono stati distrutti? Per volontà dello stesso padre? Per quale
ragione? Forse in obbedienza al ricatto di ecclesiastici che hanno preteso il
silenzio sull’atroce martirio di Adelaide? Cos’hanno ottenuto in cambio?....
Perché padre Raschi
ha abbandonato la sua preziosa figlia spirituale…..e la sua casa-Santuario?
( 27 agosto 2010)
Quando ci sono delle espulsioni, ci sono
delle sofferenze - osserva monsignor Marchetto
parlando dei rimpatri di comunità rom decisi dal governo francese. E Adelaide, la selvatica di Ghiaie? – gli
chiediamo – ne sa niente? Tutto dimenticato? Era forse una delinquente da
“rimpatriare”? I curiali double-face non
vogliono si veda che la Chiesa, con l’espulsione di Adelaide, si è comportata molto, molto, ma molto peggio del governo
francese.
Dove sono gli amici?
Il volto triste e inaridito di suor Gregoria
fatta sloggiare da Ghiaie da un giovane parroco furbo e “intraprendente”,
inviato dalla Curia in quel posto benedetto dal Cielo col compito di sradicare
tutti i segni delle 13 apparizioni della Madonna, ha provocato in me un forte
smarrimento.
Perché strappare un fiore dalla sua terra
poco prima del tramonto e farlo rinsecchire? – continuavo a domandarmi - Non è
questa l’opera di un sadico che disprezza l’uomo, la natura e Dio?
Mi sconvolgeva soprattutto il pensiero che
quell’ennesima violenza fosse stata compiuta nel silenzio assoluto di tutti -
laici, preti, suore – nessuno escluso, tutti piegati alla prepotenza di
ecclesiastici curiali privi persino dell’umana compassione per donne anziane, e
del rispetto per religiose testimoni di una totale dedizione al compito loro
affidato dalla Chiesa.
Ancor più mi turbava la sottomissione delle
Suore Sacramentine a quell’ennesimo sopruso, costrette un’altra volta a
strozzare nelle loro gole la Verità per salvare l’Ordine; come le suore della
Sapienza, chiuse nel terrore; e le Orsoline imprigionate nella menzogna.
Da Suisio son tornato
sbigottito dal cinismo con cui gli ecclesiastici piegano i deboli alla loro
volontà e dalla rassegnazione alla violenza di tanti cristiani.
Ripensando oggi al volto triste di suor
Gregoria sono sconvolto nel constatare che, non solo non è cambiato nulla, ma
che, anzi, il servilismo di tanti altri se dicenti “cristiani” pronti a
occultare i soprusi di questi suppliziatori, si è rafforzato e mascherato con
grande astuzia.
E non mi riferisco tanto a Marino Bertocchi e
al suo libro sbilenco e raffazzonato, che, tentando di salvare i crimini
dell’Inquisitore per inchiodare di nuovo sulla croce la povera martire, rivela
la nauseabonda doppiezza dei nemici delle apparizioni. Ma all’opera ambigua di
Lucia Amour e alla viltà di coloro che dopo esser stati zitti per anni oggi
partecipano a quest’opera ambigua per un po’ di notorietà.
Spiace constare che il Presidente degli
“amici di padre Raschi” non abbia il coraggio di rispondere alle mie domande e
chiarire perché, dopo aver “gridato” il calvario di Adelaide, padre Raschi si è
ritirato in un penoso silenzio tacendo il martirio della sua figlia spirituale,
pur sapendo tutto.
Chi legge i discorsi di padre Raschi
pubblicati sul sito http://www.padreraschi.it/ita/index1.htm
non vi troverà menzionata
Adelaide, tantomeno le apparizioni di Ghiaie.
Padre Raschi ha ricordato Lourdes, Fatima e
persino Medjugorie. Mai le apparizioni di Ghiaie, lugubremente scomparse dai
suoi sermoni.
Adelaide sembra non essere mai più esistita
per lui. Perché?
(Aristotele domandava: – amici, dove sono gli amici?)
Ripenso spesso all’incontro con suor
Gregoria.
Ho ripreso i miei vecchi appunti.
Li sto sistemando. Molta parte riguardano
l’opera di padre Raschi a Ghiaie in favore di Adelaide (la casa-santuario) e il
suo “misterioso” allontanamento da Adelaide.
Credo potranno interessare ai fedeli delle
apparizioni di Ghiaie, ma anche all’Amour che sta inneggiando a padre Raschi
dalle onde di Radio Maria, e soprattutto agli amici di padre Raschi…..
NB: poco prima, da suor Gregoria c’era stata
Adelaide.
La piccola martire era andata a trovare la
suora del suo asilo, la suora che tutto sapeva di lei, per consolarla,
confortarla, farle coraggio e aiutarla ad affrontare la via dolorosa sulla
quale devono camminare tutti coloro che davvero amano le apparizioni di Ghiaie,
vittime di suppliziatori che vestono l’abito Sacro e del silenzio di falsi amici.
( 20 agosto 2010)
Hanno separato di nuovo il Cielo dalla terra.
Attoniti per l’ostinato
silenzio e le bugie sul martirio di Adelaide, in questi giorni alcuni
ripeteranno – farà la Madonna.
A loro chiedo di riflettere
sulla seguente evidenza:
nel momento stesso in cui la
Beata Vergine ha detto ad Adelaide – soffrirai
tanto e poi tanto – le ha fatto altresì capire che Lei, madre di Dio, non
avrebbe potuto aiutarla. Come non ha potuto aiutare il Figlio in Croce.
E’ ormai, questa, una chiara
evidenza: la piccola martire appare
sempre più come immagine di Cristo Crocifisso.
Ma non basta agli ecclesiastici
come prova della verità, e motivo per la loro conversione. Non basta a fermare
la loro bestemmia e il fiume di inganni e soprusi che provocano a cascata.
Il Parroco di Ghiaie celebra il
Santo Sacrificio su un altare d’iconografia massonica. In Santa Maria Maggiore
i Monsignori Lo celebrano circondati da simboli alchemici e massonici. Il
clero, anche bergamasco, è affondato in un putridume orrendo. Ma gli
ecclesiastici continuano pervicaci a negare il martirio di Adelaide; e offrire
spazio alle menzogne di preti e laici intriganti, opportunisti e coperchioni.
Tanto, lo sanno, l’hanno
dimostrato: la Madonna, dal Cielo, non può nulla. Come non ha potuto far nulla
per Adelaide.
Hanno
separato di nuovo il Cielo dalla terra.
E sono pronti a gettare la
colpa e le conseguenze del loro peccato sugli altri.
( Assunzione della Beata Vergine al Cielo 2010)
Gli amici di padre Raschi
e la trappola di Lucia Amour
Alla mia domanda su padre Raschi, Lucia Amour non
risponde.
Approfittando dello strapotere comunicativo che le
offre Radio Maria, prosegue sprezzante nel suo lavoro di occultamento della
verità, nella speranza non si scopra il suo interesse insincero e strumentale
per padre Raschi e si capisca che questo suo impegno ha un solo scopo:
oscurare altri lavori sulle apparizioni di Ghiaie e ingraziarsi i
chierici peggiori, lasciando loro intendere, come una cattiva madre, di essere
pronta a proteggerli dallo scandalo.
Impegno meschino nel quale l’Amour ha trascinato gli
stessi amici di padre Raschi, che, allettati dalla possibilità di godere di un
po’ di notorietà, consentendo alla Amour d’impossessarsi del loro beneamato
padre, ora si trovano a condividere il suo gioco opportunista.
Scelta sciagurata che impedisce ormai di riflettere
con serietà sui pregi e i limiti dell’opera di padre Raschi in favore di
Adelaide e delle apparizioni di Ghiaie, perché costretti ad assistere alla sua
odiosa “commercializzazione”, strumentalizzazione e alterazione.
Gli amici di padre Raschi sapevano bene che
guadagnare simpatia da qualcosa che si è sempre occultato è un comportamento
opportunista, per non dire di peggio. Purtroppo hanno scelto questa strada,
invece di ripensare le ragioni che li hanno spinti al silenzio, e prevedere le
contraddizioni gravi nelle quali sarebbero caduti.
Per capirle è
sufficiente consultare il loro sito
http://www.padreraschi.it/ita/index1.htm
e constatare che:
1)
nell’elenco dei principali luoghi nei quali il padre ha svolto la
sua attività ( PRINCIPALI PUNTI DI
ATTIVITA’ ) non si trova né Bonate, né
Ghiaie;
2)
Adelaide non è menzionata
fra i personaggi frequentati da padre Raschi ( AMICI ) né in altra parte del sito.
Inevitabile perciò, che rispondano alle seguenti
domande:
perché, pur sapendo tutto del martirio di Adelaide,
l’hanno sempre occultato? Che fine hanno fatto i documenti di padre Raschi su
Adelaide e le apparizioni di Ghiaie? Perché non li hanno mai pubblicati? Sono
stati distrutti? Per volontà dello stesso padre? Per quale ragione? Forse in
obbedienza al ricatto di ecclesiastici che hanno preteso il silenzio
sull’atroce martirio di Adelaide? Cos’hanno ottenuto in cambio?
La
riedizione del libro di padre Raschi “ rende molto onore al suo Autore, che
nella vita ebbe tanto a soffrire a causa
delle Apparizioni” – scrive inutilmente il
Presidente dell’Associazione Amici di Padre Raschi sapendo bene di non
poter dimostrare questa sua affermazione senza prove documentali.
Cosa faranno gli Amici di Padre Raschi è scontato: staranno zitti e si
affideranno alle sirene suadenti della Amour, attenti a non irritare troppo certi ecclesiastici col pelo sullo stomaco che hanno
mostrato di saper annientare in pochi istanti tutti coloro che hanno cercato di
fare la verità sul martirio di Adelaide e sulle apparizioni di Ghiaie.
( 06 agosto 2010)
Dalla svestizione al definitivo rifiuto (1953 – 1972)
Un nuovo capitolo
di “Ali spezzate”
Speravo che il mio “Ali
spezzate” bastasse a ricomporre i contrasti e intraprendere un cammino
di scoperta comune del grande messaggio affidato dalla Madonna alla piccola
Adelaide.
Purtroppo, dopo due anni, sono costretto ad
ammettere che quella speranza è stata solo una pia illusione e a constatare
che, a parte qualche eccezione, favorevoli e contrari si somigliano nella
stessa avversione per la Verità.
Incapaci di sostenere il persecutore della
piccola martire, gli ecclesiastici della Curia bergamasca si sono chiusi in un
silenzio omertoso lasciando che sull’orrendo massacro di Adelaide e sul
messaggio della Madonna si diffonda il fumo asfissiante elevato da Bertocchi
con le sue malevoli, squallide accuse.
Dall’altra parte, grazie a Lucia Amour un
messaggio tanto bello e complesso, viene ridotto e volgarizzato, dalle potenti
onde di Radio Maria, in modo assurdo e ridicolo (con apprensione mi chiedo
quanti, dopo la sponsorizzazione del libro di padre Raschi, riprenderanno il
tema dei peccati nei lombi delle cattive voglie, del sangue luetico, della
generazione in peccato mortale….).
E non c’è niente da fare.
Contando sul numero dei suoi ascoltatori,
paga delle lodi che riceve e in barba alla verità, l’Amour non si accorge
dell’errore madornale che commette contrapponendo a don Cortesi, da lei
definito “padrone assoluto di Adelaide”,
padre Raschi, come santo sacerdote
protettore di Adelaide, evitando di esaminare gli errori da lui commessi,
al pari di altri preti favorevoli.
Per questo, giacché la verità non si basa sui
numeri, mi vedo costretto ad aprire un nuovo capitolo che avrei preferito
lasciare ad altri. Un capitolo di certo molto più triste di quelli che ho
scritto finora. Perché, se gli errori abominevoli di don Cortesi (molti da lui
stesso rivelati) sono ormai in gran parte visibili come frutto di un’arroganza
sconfinata, quelli dei preti e delle suore sedicenti favorevoli, anche se poco
manifesti, appaiono più repellenti e gravi in virtù della Grazia donata loro
dal Cielo: la Grazia di credere nel messaggio di Ghiaie.
In questi giorni di grande delusione, la mia
profonda gratitudine va alle povere giovani suore Sacramentine del convento di
Lavagna che han saputo combattere, con tutte le armi sante a disposizione,
contro l’autoritarismo clericale fino a pagare con l’espulsione dall’Ordine il
sostegno alla piccola sorella martire ( loro sì, han dimostrato di credere che il messaggio donato
da Maria alla piccola Adelaide è questione di vita o di morte ).
Dedico inoltre un ricordo particolare a suor
Gregoria, sacramentina dell’asilo di Ghiaie incontrata tanti anni or sono,
prima che l’attuale parroco di Ghiaie – ennesimo sedicente favorevole -
l’allontanasse con tutte le altre, eliminando, insieme a loro, tutti i segni
delle apparizioni.
Più volte ho ripensato al suo volto adombrato
dal dolore e dalla paura mentre mi confidava la morte di Madre Elisa, spezzata
nel cuore dalla violenza degli ecclesiastici bergamaschi, e altri fatti della
storia di Adelaide successiva alla svestizione, cacciata e deportazione dal
convento di Lavagna; che prossimamente racconterò.
|
Anche se non risponderà, a Lucia Amour,
novella paladina di padre Raschi, domando comunque di spiegare perché lo
stesso padre, tanto appassionato delle apparizioni di Ghiaie, rinunciò alla direzione
spirituale di Adelaide affidandola a un confratello del convento di viale
Piave in Milano. |
(30 luglio 2010)
Padre Raschi, le Ghiaie, Adelaide
primi rilievi
critici
Divulgare il
libro di Padre Raschi, “Questa è Bonate”, come lo scritto
più valido e completo finora pubblicato sulle apparizioni di Ghiaie, è un
errore grave (di Lucia Amour e Radio Maria) per diverse ragioni; due in
particolare:
1. si
ripropongono come verità interpretazioni scorrette dei messaggi della Madonna;
2. vengono sollevate
inquietanti domande su un delicato capitolo della storia del martirio di
Adelaide, mai affrontato finora, relativo al complesso rapporto fra: la stessa
Adelaide e la sua famiglia / padre Raschi e la sua Congregazione / la Chiesa e
le sue Istituzioni
Limitandomi
per ora ad evidenziare alcuni errori di lettura dei messaggi della Madonna
compiuti da padre Raschi, credo sia opportuno ricordare innanzitutto che il
titolo del suo libro, “Questa è Bonate”,
titolo neutro e fuorviante, mostra chiaramente la principale intenzione del
padre:
convincere
la Gerarchia ecclesiastica che “l’altra Bonate”, quella descritta da don
Cortesi e complici, è falsa e che nulla si deve temere da Bonate:
Da Bonate – afferma padre Raschi a pagina 126 - sono assenti due cose , spesso pericolose e che a
volte si rivelano in presunte apparizioni delle quali è necessario sospettare.
Infatti nei messaggi di Ghiaie non si
trovano queste cose:
a) pretesi ritocchi alla vita
del clero
b) pretese modifiche alla vita
della Chiesa
Preoccupato
di tranquillizzare la Gerarchia, padre Raschi è condotto inevitabilmente a
indirizzare il messaggio di Ghiaie contro il peccato in famiglia, in
particolare contro la sessualità coniugale, luogo della generazione ed anche
del peggiore dei mali.
Gran
parte delle malattie dei bimbi è dovuta alle cattive
voglie dei genitori ed è di
queste cattive voglie l’ereditarietà triste castigo (pg 31)
Certi genitori aggiungono alla
tristezza del peccato originale la forza infernale delle malattie e debolezze ereditarie
per cui i bimbi nascono scossi e maggiormente inclinati al male e vi aggiungono
la generazione in cattivo stato di
coscienza, cioè in peccato mortale e, come non bastasse
accompagnano i loro nati con cattivi esempi e con perseverante stato di inimicizia
con Dio. Che razza di padri e madri! Fate un giro negli ospedali e vi
accorgerete come vi siano un mare di persone che portano per colpa o no, un sangue malato a fondo luetico……(pg. 35)
Assillato
dal peccato impuro, nel commentare l’ammonimento della Madonna rivolto
esclusivamente alle madri – tante mamme
hanno i figli disgraziati per i loro peccati gravi – padre Raschi scrive:
Ritorna insistente il tema del peccato nei lombi dei genitori
immagine
sgradevole, riferimento animalesco, che raffigura l’uomo e la donna come
bestie.
Anche nel
cercar di capire il significato degli animali nella Chiesa della visione del 21
maggio, aderendo acriticamente ad una presunta interpretazione della piccola
Adelaide, padre Raschi, identifica il cavallo cattivo col marito capo famiglia,
e la pecora bianca con la moglie mite e pura (pg 16 e 44) .
Incapace
poi, di personalizzare gli altri due animali - il cane e l’asino - li considera
come simboli di valori morali avviando in tal modo una gran confusione ermeneutica
(che si è trascinata nel tempo).
Infine, non
contento della confusione, padre Raschi colpisce ancor più duramente il capo
famiglia additandolo come esclusivo responsabile dell’infedeltà coniugale,
rafforzando così un’immagine banale e stereotipata frutto di una mentalità
retriva, mediocre, piena di disprezzo; e purtroppo non lontana dagli orrendi
giudizi espressi da don Cortesi sul papà di Adelaide, Enrico Roncalli, marito
incontinente, portatore di un sangue malato e di una ereditarietà peccaminosa, violento
con la moglie, responsabile di aver concepito Adelaide nell’ebbrezza alcoolica
(e dunque cavallo cattivo dai lombi malati).
Cosa ancor
più grave è che padre Raschi non ha dedicato alcuna attenzione al cuore del messaggio
della Madonna e al Suo più grande desiderio:
Al mio cuore preme quella
pace mondiale nella quale tutti si amino come fratelli
Se avesse
cominciato da qui non avrebbe sprecato parole contro i lombi malati dei
coniugi, ma ricordato col Vangelo che le intenzioni cattive vengono dal cuore
di ogni uomo e di ogni donna, sposati o no: “fornicazioni, furti, omicidi,
adultéri, cupidigie, malvagità, inganno, impudicizia, invidia, calunnia, superbia,
stoltezza”.
Se l’avesse
fatto, avrebbe aiutato anche la Gerarchia a ricordare l’origine di ogni guerra,
e della vera impudicizia, anche nella Chiesa.
Purtroppo la
paura della Gerarchia ha sovrabbondato in lui sulla riflessione libera.
NB: la mia critica non intende incrinare la santità di padre
Raschi. Semplicemente credo sia importante per ogni cristiano essere libero, in
coscienza, anche dall’uomo santo – che può sbagliare. Soprattutto credo sia
doveroso evitare di orientare su di sé la luce di quell’uomo santo, come invece
fanno alcuni che, privi di luce propria, cercano di conquistare una falsa stima
a discapito della verità.
( La mia riflessione
sui peccati gravi delle madri in www.madonnadelleghiaie.it Parole di luce /VOCAZIONE MATERNA E PECCATI GRAVI
( La mia riflessione
sulla visione del 21 maggio, in questo sito: Eterna comunione d’amore e in “Il pellegrinaggio al Torchio di Ghiaie”
pp. 43 -69 )
(23 luglio 2010)
Il campo e la cappella…Colleoni
tracce
dell’odio “cristiano” a Bergamo
E’ proprio vero: agli ecclesiastici della Curia di Bergamo
non è mai importato nulla del campo dei Colleoni, sul quale la Madonna è scesa
col Verbo fra le braccia, nella luce dello Spirito. Anzi; hanno assistito compiaciuti
all’avvelenamento di questa terra santa, felici di vedere il compimento del
macabro desiderio del loro campione, don Cortesi, e dei suoi complici: la
trasformazione della terra di Maria in terra del “cupo genio del male”, come
l’ha definita lo stesso violento Inquisitore della Curia.
Non mi ha stupito perciò, vedere questi ecclesiastici
scendere furiosi dal Colle a Ghiaie e lottare con ogni mezzo per togliere il
campo dei Colleoni alla Fondazione della Santa Croce, che ha il merito di
averlo liberato dalla corrosione e dai miasmi, scompaginando così i loro piani.
Mi ha impressionato però, la loro forza tremenda,
soprattutto la loro fredda determinazione, la loro ineguagliabile capacità
dissimulatoria, e il loro cinismo luciferino spinto a tal punto da trasformare
la prima vittima della loro persecuzione, Adelaide, in collaboratrice
inconsapevole di un nuovo sopruso e conseguente elezione, col suo avallo, di
una nuova ennesima vittima: la Fondazione della Santa Croce. La quale è
chiamata ora a piegarsi al loro Ordine violento, ammettere le ragioni della
loro forza, riconoscersi colpevole e venire a patti, in cambio di false
succulenti promesse, pena l’estinzione, e diventare poi complice di una nuova
persecuzione su un’altra vittima; esattamente com’è accaduto ad Adelaide
(vittime del Sacro violento, la storia delle apparizioni
di Ghiaie ormai ne enumera tante.)
Certo: questi ecclesiastici non avrebbero mai voluto
mostrare il loro vero volto, quotidianamente ben celato nella loro anima
falsamente cristiana; ma la Fondazione li ha costretti.
Oltre a questo, una ben strana, provvidenziale,
coincidenza di nomi permette di vedere meglio il loro volto orrendo e
comprendere altresì da quale terra cruenta nasce il nutrimento della loro
ferocia.
il nome, Colleoni,
del povero campo di Ghiaie, spinge naturalmente il pensiero a salire alla loro
reggia, al Colle, alla rocca cristiana di Bergamo, alla ricchissima e
famosissima cappella di cui vanno fieri: la cappella Bartolomeo Colleoni, dedicata al noto capitano di
ventura che tanto sangue ha sparso per la propria gloria.
Considerata ancor oggi monumento Sacro, la cappella
Colleoni è la testimonianza di un cristianesimo cresciuto nell’intrigo, nella
ferocia e nella brama di potere: un cristianesimo dell’odio.
Se si vuol capire che Bergamo, malgrado i santi, non è mai
stata terra di Cristo ma di Wotan-Odino travestito da Cristo, è sufficiente -
dopo aver visto sulla facciata Cesare e Traiano accanto a Mosè – entrare e
alzare lo sguardo al Colleoni tronfio sul cavallo (come Napoleone ammirato da
Hegel quale immagine dello Spirito Assoluto) e poi, inorriditi, vedere, sotto
di lui, sul suo sarcofago, il Crocifisso!!
Chiunque abbia un po’ d’amore per il Crocifisso e per la
Madre non può che inorridire.
Quale empia commistione in quel luogo Sacro dedicato a un
sanguinario! Quale orrenda ferita mortale nel “Corpo” di Santa Maria Maggiore
(corpo santo, largamente deturpato in seguito, dalle alchemiche tarsie del
Lotto, segni massonici e altri simboli dell’odio).
L’arte non può accecare. E i suoi diritti non possono
ostacolare la Verità.
Fra tanti segni che rimandano al Vangelo, su una parete
della cappella si scorge, come una cosa fra le altre, anche una tela di
Angelica Maria Kauffman raffigurante La
Sacra Famiglia.
E’ un’icona molto bella, ma senza vita; perché tutto, qui, è ridotto a museo.
Tutto qui è soffocato dallo spirito “rinascimentale” violento che ha
piegato il cristianesimo a religione di potere.
Fra
queste mura perciò, non è difficile capire perché la Madonna, non potendo
tenere in seno tanto male, si è allontanata dalla Sua dimora oltraggiata,
scegliendo di domiciliarsi in basso a Ghiaie; e nello stesso tempo capire
perché gli ecclesiastici di Bergamo Alta, abbandonati da Dio, sono scesi a
Ghiaie, sulla terra che loro avevano destinato alla morte e Lei invece, aveva
voluto far rinascere.
E’ stato terribile vederli in assetto di guerra davanti al
campo dei Colleoni, decisi a rivendicarne il possesso per via del nome
ereditato dal loro spietato condottiero, e infine, furiosi per l’oltraggio
ricevuto, lanciare il suo orripilante grido di battaglia: coglia! coglia!
coglia!
(com’è noto, il nome corretto del feroce condottiero
cristiano bergamasco è Bartolomeo dei Coglioni, nome di cui andava tanto fiero
da gridarlo in battaglia. Il suo brutale emblema ognuno può “ammirarlo” nel
luogo Sacro a lui dedicato, sul suo sarcofago sotto il Crocifisso.)
(13 luglio 2010)
Un’amica mi ha inviato un sogno. Ne voglio rivelare la
parte più bella che riguarda la nostra terra:
…solitario
accanto ad una porta, era seduto un uomo con i calzari color della terra. Aveva
un abito bianco di luce e bagliori alle mani; stava seduto solo, spianando la
superficie del suolo sul quale disegnò una forma circolare scoprendone la
profondità. Ai miei occhi si presentò un tesoro nascosto di luce dorata che
batteva come il cuore. Quell’uomo tracciò allora una stupenda stella in mezzo
al cerchio disegnandola con un movimento elegante ricco d’amore. Si accostò
poi, al centro della stella, dandole una forma vitale. La plasmò in tutte le
sue forme. E in quel momento, la Stella, la più Bella che abbia mai visto, si
sollevò da terra divenendo “Colonna di Luce”.
Mauthausen
le tracce dell’odio “cristiano”.
Sotto un cielo azzurro terso,
con la morte nel cuore, sono salito sulla verdissima collina di Mauthausen in
cima alla quale sorge il famigerato Lager nazista.
Come un Golgota, la terra qui è
pregna ancora del sangue di innumerevoli vittime e dell’eco mostruosa di un
immenso terrificante strazio durato sette anni. L’itinerario però, è ormai
scontato. Si paga il biglietto per entrare, e si procede come in un museo
dell’orrore: il portone, il piazzale, le baracche, il blocco della morte,
l’infermeria, i forni crematori, la camera a gas, il carcere, l’angolo delle
esecuzioni…….Tutto è organizzato per esorcizzare la paura, produrre false
catarsi, ingannare, e rassicurare, che così “non accadrà più”.
Niente fa capire che si cammina
su un Golgota, e che gli aguzzini erano uomini cresciuti nel più puro alveo
cristiano, legittimati al crimine dal silenzio degli “altri”, cristiani anche
loro, e anche loro avvezzi alla complicità con l’odio.
(Nel lager di Mauthausen il
personale di sorveglianza ammontava a ben 9.000 uomini! A Mauthausen facevano
capo altri 49 campi sparsi nella zona!)
Mi sono fermato a lungo nella baracca
dei bambini e dei giovani considerati, dai lindi fedeli della croce uncinata,
esseri subumani da sfruttare all’estremo, utilizzare come cavie e poi
annientare nel forno, come “atomi insignificanti”- per dirla con don Cortesi.
(nel 1945 si trovavano qui
15.046 bambini e giovani!)
Questi bimbi e giovani denudati
da uomini-demoni mi hanno ricordato gli atroci esperimenti eseguiti su di loro
dai medici nazisti; in particolare gli esperimenti sulle bambine e sulle
giovani donne.
Oltre a Mengele, tristemente
famosi sono i nomi dei ginecologi sterilizzatori : von Wolff, Erhardt, Schulze, Schumann,
Clauberg. Di quest’ultimo si ricorda
che, dopo aver inseminato
una donna e averla legata al letto, continuò a deriderla dicendole che nel suo
utero era stato messo sperma animale, e che avrebbe partorito un mostro.
In quella baracca dall’aria
riarsa e irrespirabile, ho pensato a Fritz Langer, capitano cattolico austriaco
delle SS amico della Curia di Bergamo e di don Cortesi. E poi ho pensato a lui,
a don Cortesi, il prete che, per conto della Curia, ha costretto la piccola
Adelaide a esibire la propria nudità e le proprie intimità perché il medico
dottor Ferdinando Cazzamalli facesse scempio della sua verginità. Ho rammentato
gli esperimenti sacrileghi che questo prete ha effettuato su di lei bimba di
sette anni e la sua definizione di Adelaide: “un nodo di vipere, uno scrigno
chiuso custodito da sette draghi”. E con raccapriccio ho capito che per lui,
prete cattolico dall’anima nazista, Adelaide era solo un mostro partorito da
sperma animale, proprio come i bambini di Mauthausen. Un mostro da bruciare.
Cristianesimo d’Austria o di
Bergamo non fa differenza: stessi tutori del Sacro, stessi criminali, stessa
omertà di religiosi e fedeli asserviti all’odio.
All’uscita dal Lager di
Mauthausen mi sono diretto alla vicina città di Linz, che ha ospitato ben tre
campi di concentramento dipendenti da Mauthausen.
Ovviamente qui, i segni del
crimine sono stati cancellati. Nella bella città di Linz la vita scorre
frenetica. Nessuno più si accorge di camminare su una terra insanguinata.
Nessuno ode più l’eco mostruosa di quell’immenso terrificante strazio durato
sette anni. Nessuno può vedere la continuità del crimine.
Mi son venute alla mente le
parole del “povero” arcivescovo di Vienna cardinal Christoph Schönborn, ridotto al silenzio dopo aver denunciato il silenzio
imposto dal cardinal Sodano sugli orrendi crimini di pedofilia commessi dal
predecessore dello stesso Schönborn - il cardinal Hans Herman Groer – perché nessuno
potesse vedere che i crimini commessi a Mauthausen, a Linz, a Gusen, ad
Amstetten, Hirtenberg, Klagenfurt….. sono continuati nei crimini dei preti
pedofili coperti dal silenzio complice della Chiesa.
Nel viaggio di ritorno verso la
cattolicissima Salisburgo ho pensato di nuovo a Bergamo “rocca del
cristianesimo”, al Vescovo e ai Monsignori della Curia, da 66 anni indifferenti
all’eco terribile dello strazio inenarrabile della “piccola martire” che ancora
risuona fra le mura dei conventi bergamaschi nei quali è stata triturata
atrocemente nel corpo e nell’anima.
A Salisburgo sono entrato nel
Duomo, ormai ridotto a un museo del “Sacro”. Ho cercato di capirne la storia.
Le guide ricordano che venne consacrato
nel 1628 durante la guerra dei trent'anni, ma omettono di aggiungere che questa
guerra fu (prima delle due guerre mondiali) la più spaventosa carneficina fra
cristiani d’Europa fomentata da un imperatore austriaco, Ferdinando II di
Stiria, educato dai gesuiti all’odio e alla ferocia.
Così,
al termine del mio pellegrinaggio, proprio questo imponente luogo Sacro segno
del trionfo cristiano ha rinforzato in me la convinzione che, malgrado
Francesco e i santi dell’Amore, l’Europa non è mai stata terra di Cristo, bensì
terra di Wotan con le sembianze di Cristo, terra del Sacro violento, origine prima dell’orrore.
PS.
Il Duomo di Salisburgo è dedicato a due vescovi che stanno alle radici del
cristianesimo austriaco: san Ruperto e san Virgilio. Quest’ultimo, irlandese, negava l'unità del genere umano e
sosteneva la teoria degli antipodi, ovvero che, in contrapposizione al nostro
mondo, vi è un secondo mondo popolato di uomini diversi e rischiarato da un
sole diverso dal nostro. A lui si deve anche l’evangelizzazione della Carinzia,
della Pannonia e della Stiria.
(13 luglio 2010)
Il medico e il prete, di nuovo alleati nel
silenzio complice
66 anni dallo scandalo
Sono solo
supposizioni. Supposizioni pesanti che superano la realtà. Adelaide non ha mai
parlato
questo afferma Lucia Amour dalle
onde di Radio Maria (che, grazie a lei, sembra diventata “Radio-bugia”) a
proposito del comportamento putrido di don Cortesi verso Adelaide e dello
scempio della verginità di Adelaide da lui organizzato nel convento di Gandino
il 05.07.1944.
Perché non dice la verità?
L’Amour lo sa bene: Adelaide invece,
ha parlato. Purtroppo per lei, quelli che hanno saputo sono rimasti zitti,
scambiando la Chiesa per un’organizzazione criminosa.
L’Amour lo sa bene: dopo aver
parlato, Adelaide non ha voluto più ricordare perché la memoria di quello
scempio l’avrebbe uccisa e perché, ricattata, gli ecclesiastici le avrebbero
distrutto definitivamente il dono ricevuto dalla Madonna.
Ma, qualcosa si è trovato. Anche
questo lo sa.
…ripensando io al passato, non mi posso trattenere dal credere, che
certi gesti fatti da don Cortesi verso di me bambina ignorante, troppo
familiari e affettuosi fossero sconvenienti ad un’anima Sacerdotale – ha
scritto la “piccola martire” in un biglietto trovato fra le ultime pagine
bianche di uno dei suoi diari sulle Apparizioni del 1944 ( www.madonnadelleghiaie.it / documenti )
Potrebbe cominciare la sua
trasmissione da qui, Lucia Amour, da questo biglietto, e poi leggere ai suoi
ascoltatori la pagina 15 de “La Madonna di Bonate” nella quale il dottor
Cazzamalli - medico come lei - descrive la visita completa che
egli stesso ha eseguito alle pudende di Adelaide nella famigerata stanza del
convento delle Orsoline di Gandino, presenti:
suor Michelina - che ha costretto Adelaide a
subire lo scempio;
don Cortesi che ha forzato Adelaide
a prestarsi a quella visita ricattandola, e ha guardato;
e la dottoressa Maggi – medico anche
lei – e anche lei completamente asservita al prete Inquisitore.
Sono solo supposizioni dunque?
Supposizioni pesanti che superano la realtà? Ma davvero? Allora faccia una cosa
Lucia Amour.
In qualità di medico, illustri, ai
suoi ascoltatori profani, in cosa consiste la visita alle pudende descritta dal
suo collega Cazzamalli. Spieghi dettagliatamente quale posizione del corpo è
stata costretta a tenere la bimba di sette anni sul lettino preparato dalle
suore e come ha operato il suo tristemente
“illustre” collega ( ignobile voltagabbana che in quel modo ha salvato
la propria pellaccia ). Provi, Lucia Amour, a immaginare di essere anche lei
presente a quello scempio, osservi bene tutta la scena, soprattutto don
Cortesi, e poi esprima il suo pensiero onestamente.
Di certo non lo farà. Non ha
coraggio. Preferisce intrappolarsi nell’inganno e, in pieno accordo con gli
ecclesiastici, mettere il silenzio sul crimine.
Nella storia dell’Inquisizione
alcuni medici-uomini sono ricordati lugubremente per il loro sostegno infame
alla violenza clericale, come testimonia il connubio scellerato don Cortesi-
dottor Cazzamalli.
Spiace constatare che pure i
medici-donne - dalle quali si spera tenerezza, compassione, empatia, amore per
la Verità – non sappiano ancora liberarsi dall’asservimento ad ecclesiastici
neghittosi e codardi, incapaci di rendere giustizia a una piccola
vittima-martire, e sposino la bugia per salvaguardare una casta che
indegnamente indossa la veste sacerdotale.
(05 luglio 2010)
“In Niger i bambini
muoiono di fame”
scrive oggi, 27.06.2010, l'OSSERVATORE ROMANO ; che non ricorda ovviamente il mare immenso di denaro disperso dalla Chiesa Cattolica per pagare le famiglie dei bambini vittime dei preti pedofili, e quale vita principesca conducono certi spregevoli sacerdoti e laici cristiani. Ma queste sono le conseguenze tragiche del massacro inferto da don Cortesi e dai suoi complici ad Adelaide e al messaggio della Madonna a lei donato.
Il prete-satiro
per
comprendere l’abominio del 05.07.1944
A
conclusione del suo libro Il problema
delle apparizioni di Ghiaie, don Cortesi
ci ha lasciato dunque, il suo autoritratto più autentico:
“anch’io ho queste due
corna, qui, sulla fronte” –
rivela don Cortesi alla bambina ormai sfiancata dalla sua persecuzione, perché
comprenda finalmente chi è il prete che lei credeva un padre affettuoso e un
amico amoroso, e possa vedere il vero volto di colui che tante volte l’ha
abbracciata, accarezzata, baciata, tastata, odorata e stretta a sé come un
innamorato.
Molti,
preti e laici, hanno sorvolato vilmente su questa frase inquietante di don
Cortesi. Han girato la faccia inorriditi e increduli di fronte a un sacerdote,
ammirato per la sua intelligenza e raffinatezza, che si mostra a una bambina di
otto anni come un essere sinistro dotato di corna sulla fronte.
Di
certo, però, il Vescovo e i Monsignori del Tribunale Ecclesiastico che hanno
giudicato e condannato Adelaide non potevano sottrarsi all’obbligo di capire!
Era loro dovere analizzare tutto il
libro di don Cortesi!
Se
l’avessero fatto, fin dalla prima pagina dello
stesso libro non sarebbe stato difficile comprendere che - definendo
Adelaide come una “ninfetta oreade” - don
Cortesi intendeva collocare la storia delle apparizione di Ghiaie in un
contesto mitologico (la ninfa, come noto, è una figura della mitologia)
e
successivamente, alla fine del libro, scoprire perché, don Cortesi si è mostrato ad
Adelaide-ninfetta come un essere con le corna,
|
Caratteri della ninfa nella mitologia |
Caratteri
di Adelaide-ninfetta nel libro di don
Cortesi |
|
La ninfa oreade è una ragazza selvaggia,
primordiale e passionale abita accanto
ai fiumi, corre gioiosa nei prati, colma di fantasie erotiche, ordisce menzogne curiosissima, golosissima, ama farsi sedurre, desta desideri amorosi |
Adelaide selvatica del torchio dimostra sensibilità per il mondo
sessuale, conosce e insegna la bugia furbissima, disgustosamente
conscia della sua astuzia scodinzola, sfringuella gonfia di
boriuzza, precoce malizietta, infatuata di
sé, dalla risata insolente e soddisfatta, gode di essere vezzeggiata mostra
esibizionismo, desidera sentirsi ammirata smania di distinguersi, ama realtà fantastiche, ed
esperienze straordinarie… |
Se
dunque, avessero cercato di capire perché don Cortesi ha definito Adelaide come
una ninfetta
avrebbero poi scoperto che, presentandosi con le corna sulla fronte, il giovane
Inquisitore della Curia ha voluto identificarsi con una figura mitologica
affine alla ninfa: ovvero come un satiro, demone lussurioso che insegue la ninfetta perché
vuole rapirla, spogliarla, guardare la sua nudità e amoreggiare con lei.
Mostrandosi
dunque, come un essere cornuto, don Cortesi vuole che Adelaide veda in lui un
satiro
e
capisca perciò la ragione della spoliazione cui l’ha costretta il 05 luglio
1944 nel convento di Gandino;
spoliazione
che egli stesso ha organizzato e alla quale era presente
per
poter scrutare e scoprire nella fisionomia delle sue intimità esposte, i tratti
lussuriosi della sua viperina anima di ninfetta.
Un satiro dipinto da Rubens
Pieter Paul Rubens, Diana e le ninfe sorprese dai fauni (particolare)
NB:
Molti si sono domandati perché don Cortesi voleva scoprire “laggiù”, ovvero
nell’organo sessuale della bambina, la verità delle apparizioni.
A costoro occorre ricordare che ninfa
è una definizione alternativa delle piccole labbra
dell'apparato genitale esterno femminile che possono
essere diverse da donna a donna e la cui morfologia per i fisiognomisti denota
un diverso carattere femminile.
E don Cortesi era un cultore della
fisiognomia.
(24 giugno
2010)
Chi aspira al sacerdozio per un accrescimento
del proprio prestigio personale e del proprio potere ha frainteso alla radice
il senso di questo ministero….un sacerdote che veda in questi termini il
proprio ministero, non ama veramente Dio e gli altri, ma solo se stesso e,
paradossalmente, finisce per perdere se stesso
(Benedetto XVI 20 giugno 2010) Vox clamantis in deserto (Voce di uno che grida nel deserto).
Dopo aver demolito Adelaide e le sue
apparizioni, don Cortesi ha conquistato fama e prestigio in Curia: la Chiesa ha
premiato così la sua violenza.
Forse
che l’Incarnazione del Verbo è servita a questo?
“anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte”
autoritratto
di un
Inquisitore
Per
capire chi era don Cortesi, l’autore dello scempio inferto alla intimità di
Adelaide nel convento di Gandino il 05 luglio 1944, non occorre cercare chissà
dove.
E’
sufficiente aprire il suo libro - Il
problema delle apparizioni di Ghiaie - a pagina 217 e leggere il brano che
contiene il suo autoritratto:
“La fabbrica perde altri ornamenti e rapidamente si sgretola. Oggi,
20 maggio, giorno
di Pentecoste,
alle ore 18,30, in una camera del primo
piano, rivedo la piccola”
– inizia malevolo don Cortesi, per ricordare che è passato un anno dalla più
grande apparizione di tutto il ciclo epifanico di Ghiaie ormai in via di disfacimento
sotto i suoi “colpi di piccone” (Il
Problema…pag.61)
La camera del primo piano alla quale allude è quella di Suor
Rosaria (preside della scuola media del Convento di
Gandino) che, all’arrivo di don Cortesi se ne è andata sinuosa e leggera
abbandonando Adelaide, stremata da una incessante persecuzione, al sadismo
dell’Inquisitore.
Massacrata
di botte, torturata mentalmente, ingannata, blandita, sedotta e terrorizzata
per mesi e mesi, completamente sola, senza alcuna difesa e senza alcun conforto,
Adelaide non riesce più a resistere agli assalti di don Cortesi e, per non
morire, decide di negare le proprie apparizioni; soprattutto – cosa che fa
gioire don Cortesi – di rinunciare alla propria vocazione religiosa.
A proposito, non volevi farti suora? – le chiede don Cortesi
No, adesso non voglio più
– risponde Adelaide ormai sfinita
Come? Vuoi disubbidire alla Madonna che ti ha detto...? – insiste don Cortesi subdolamente
No, non me l’ha detto lei, l’ho detto io... – torna a riaffermare la piccola
rassegnata a capitolare
Quand’è così, non se ne parli più – conclude soddisfatto don Cortesi, che rincara la
dose infilando poi, con grande perizia narrativa e nonchalance, dopo una
esclamazione di Adelaide, il proprio
terrificante autoritratto.
Che testa grossa hai tu! — esclama Adelaide esaminando il
suo cappello
Non è colpa mia, mi credi? Il bue ce l'ha più grossa – le risponde lui, aggiungendo
maligno - anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte
– perché finalmente lei sappia chi le strapperà
il dono ricevuto dalla Madonna.
Cosa
può aver pensato Adelaide dopo questa frase? Cosa può aver visto in lui se non
un diavolo, come quello apparso durante la rappresentazione teatrale delle
apparizioni di Fatima alla quale Adelaide aveva assistito in parrocchia nel
dicembre del 1943? E quale spaventoso terrore avrà provato nei giorni seguenti
ogni volta che lui avvicinava a lei la sua fronte cornuta?
Quale
tremenda scissione ha provocato questa rivelazione di don Cortesi nell’anima di
Adelaide costretta a vedere nel prete il diavolo?
Di certo, anche questa orribile
parodia è parte dell’opera violenta di annientamento della bimba condotta da
don Cortesi nel convento delle Orsoline di Gandino.
In
ogni caso l’autoritratto demoniaco di don Cortesi rimane.
E’
scritto in un libro editato dalla Curia di Bergamo.
E
interroga ancora il Vescovo e i Monsignori della Curia, chiamati a rispondere
al quesito:
Chi era dunque don Cortesi?
E cosa mai significano le corna con cui il loro illustre predecessore
si è rivelato ad Adelaide?
Poiché
non sono sprovveduti, come lo era una bimba di otto anni, possono rispondere
all’oscuro inquietante enigma nascosto nell’autoritratto di don Cortesi.
Forse non
l’hanno capito, ma lui, l’Inquisitore, continua a burlarsi così di loro. E
purtroppo, col loro aiuto, continuerà a burlarsi anche della Chiesa costretta
ad abortire una sua figlia prediletta.
(17 giugno 2010)
non si
tratta di amore,
quando si
tollerano comportamenti indegni della vita sacerdotale
(Benedetto XVI, Roma, 11
giugno 2010)
Il
vescovo di Bergamo e i Monsignori della Curia di Bergamo applicheranno questo
monito del papa a se stessi e a tutti coloro che hanno protetto i comportamenti
criminosi di don Luigi Cortesi nei confronti della piccola Adelaide?
Oppure
saremo costretti di nuovo a vedere che in loro non c’è amore, ma il contrario?
nell'abuso
nei confronti dei piccoli
il
sacerdozio
come compito della premura di Dio a vantaggio
dell'uomo
viene
volto nel suo contrario
(Benedetto XVI, Roma, 11
giugno 2010)
Il
vescovo di Bergamo e i Monsignori della Curia di Bergamo applicheranno questo
monito del papa ai comportamenti criminosi di don Luigi Cortesi nei confronti
di Adelaide e finalmente dichiareranno che don Cortesi ha dimostrato di non
amare l’uomo e volto il proprio sacerdozio nel suo contrario?
Oppure
tutti dovranno vedere che in loro c’è solo amore di casta, difesa del potere,
orgoglio e presunzione?
* * *
*
Spogliata…fin dai primi giorni
dietro istigazione dell’Inquisitore
Un brano della “Storia dei fatti di
Ghiaie” scritto da don Cortesi mostra la chiara intenzione, nutrita dallo
stesso Inquisitore pochi giorni dopo il suo primo incontro con Adelaide,
d’impossessarsi della piccola veggente, farla denudare e denudarla.
La scena si svolge martedì 23 maggio 1944 nel salottino dell’asilo di Ghiaie, dove
Adelaide è stata condotta a forza dalla cugina Annunziata per esservi rinchiusa
(don Cortesi è sceso a Ghiaie quattro giorni prima, il 19 maggio)..
Abile narratore, don Cortesi dipinge
magistralmente i personaggi principali della scena (la cugina di Adelaide e le
suore) per condurre i suoi lettori a una sola conclusione:
nessuno è in grado di tenere a freno
Adelaide “piccola belvetta irrefrenabile disavvezza alla disciplina mentale e
morale”.
Non è in grado di farlo la povera
folle cugina Nunziata - dalla mente “popolata di angeli, fioretti, demoni e
capricci” – che riesce sì, a spogliarla ma è troppo debole.
Nemmeno possono farcela le suore
dell’asilo, che già vedono in Adelaide un terribile demonio, impossibile da
contrastare.
Solo lui, l’Inquisitore della Curia
saprà spezzare il desiderio della piccola ribelle di tornare a casa.
Solo lui saprà rescindere i suoi
legami affettivi.
Solo lui saprà spogliarla di tutto.
Solo lui saprà ridurre al niente
quella ninfetta scaltra, sensuale, vanitosa, mostro astutissimo, viscido nodo
di vipere dall’intelligenza demoniaca.
Solo lui saprà riportarla alla
condizione di atomo insignificante.
Solo lui saprà impedire a quella
piccola donna “irrinverginabile
“ di varcare il Sacro recinto delle Vergini.
Questa prima spoliazione è
un’anticipazione del perverso denudamento al quale Adelaide sarà costretta nel
convento di Gandino, e di tutti gli altri denudamenti, fino alla truculenta svestizione
coatta dell’abito di suora novizia nel convento di Lavagna.
Don Cortesi descrive soddisfatto
questa scena tristissima (pg.114) mettendo in bocca, ad Annunziata e alle
suore, i propri sadici pensieri - il disprezzo verso i pellegrini, il giudizio
orrendo su Adelaide - soprattutto: la necessità di segregare la piccola
veggente “sotto l'ombra veneranda della clausura religiosa” (pg.112), per
averla a completa disposizione ed effettuare su di lei esperimenti sacrileghi.
Nunziata affidò la
piccola alla Rev. Madre Superiora, pregandola che la custodisse per qualche
giorno, fino a che il delirio della
folla si fosse calmato.
— Sì, si, me ne sono
accorta anch'io, non è più l’Adelaide di prima, bisogna isolarla — annuì la saggia Superiora.
Adelaide come una belvetta irrefrenabile, scalpicciava — Voglio andar a casa, io non sto qui, voglio venire a casa con
te — singhiozzava, aggrappandosi ostinatamente alle sottane di Nunziata.
— No, Adelaide,
férmati qui per oggi dalle tue suore, verrai a casa stasera. Impari bene la
dottrinetta, ti prepari alla Prima Comunione,
e così accontenti la Madonna. Stasera verrai a casa, sii buona.
Invano. Adelaide non
cede.
— Come sei diventata
cattiva, Adelaide! Chi direbbe che
questa bambina ha visto la Madonna? Certamente tu non potrai fare la Prima
Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta, e anche quel poco che
sapevi l’hai del tutto dimenticato in questi giorni. Sii buona, Adelaide. Se
fai così, non solo non vedrai più la Madonna, ma andrai a casa dei
diavolo, dritta, dritta
Invano.
Il contegno della cara
figlioccia dava tanto dolore a Nunziata. La quale, senza ira, invocò gli
argomenti estremi: la batté forte. La psicologia religiosa di Nunziata è popolata di angeli e di fioretti,
di demoni e di capricci. Quel capriccio di bimba disavvezza alla
disciplina mentale e morale e, forse, già un tantino viziata, divenne per lei una cupa
tragedia, il cui protagonista era il demonio.
— Adesso chiamo
proprio il signor prevosto — minaccia alla fanciulla.
— Ma non ha gran timore
del prevosto — si fa osservare.
— Ebbene, o il
prevosto o il curato; voglio farla benedire, perché deve aver proprio
addosso il diavolo
Una suora chiama il
signor curato, davvero
— Veda, signor curato,
come è
cattiva l’Adelaide — riprende
inconsolabile Nunziata. — L’hanno rovinata col vestirla bene, col carezzarla
troppo... Adelaide, spoglia quella vestina, sù, fa un fioretto alla Madonna; quella veste, sai, ha
addosso il diavolo —
Ci vollero tutta la
carezzevole abilità delle suore, la severa e minacciosa parola del curato,
perché la piccola smettesse finalmente quel pianto ostinato. Ma quando
Nunziata, ritornata la bonaccia, credette di poterle dire — Adesso io vado a
casa, tu continua a far la buona — si rinnovò la tempesta:
— No, voglio venire
anch’io con te, voglio andar a casa
Nunziata bruciava di
vergogna, piangeva segretamente di dolore. Si diede per vinta.
— Ebbene, non vado a
casa, mi seggo qui con te, purché tu studi bene il catechismo — e si sedette
accanto alla piccina — Vedi — le diceva con dolcezza, — la Madonna non può essere
contenta di te; ella piange, perché tu hai fatto grossi capricci. Ascoltami, Adelaide, spoglia questa
veste a quadrettini neri,
queste scarpe e queste calze di lusso, metti di nuovo il tuo grembiule blu e i
tuoi zoccoletti che tanto piacquero alla Madonna la prima volta che ti apparve;
vado a casa a prenderli e te li porto subito. Voglio portarti anche i biglietti
dei fioretti per il mese di maggio; ti porterò pure il cestino rosso con quel
bel manico, che ti piace tanto, e tu ci metterai dentro i fioretti che farai.
La crisi si risolve;
Adelaide avverte di essersi comportata assai male e se ne vergogna. Si
rassegna: vorrebbe scomparire da quell’ambiente testimonio del suo capriccio e
vi si fa piccina, piccina, col rannicchiarsi seduta, coll’abbassar la testa,
col tacere; vorrebbe far dimenticare quella scena e generosamente si punisce.
Nunziata era già di
ritorno, portando ciò che aveva promesso: trovò Adelaide in sottanina,
scalza e a gambe nude; si era già spogliata delle vesti « indiavolate » e aspettava i rozzi vestiti, che « tanto piacquero alla Madonna
».
(07
giugno 2010)
Abbattere
le barriere tra noi e i nostri vicini – ha detto
Benedetto XVI a Nicosia il 07 giugno - prima
che i conflitti conducano a uno spargimento maggiore di sangue. Peccato abbia dimenticato l’apparizione
della Madonna alla piccola martire di Ghiaie nel giorno di Pentecoste del 1944.
E’ una gravissima omissione. Il Papa
conosce le apparizioni di Ghiaie. Preghiamo e Speriamo che proprio questa
gravissima omissione del clero cattolico non sia pagata con il bagno di sangue
di tanti innocenti.
“Denudata”
in convento,
sotto gli
occhi bramosi dell’Inquisitore
Da
pochi giorni ho terminato di rileggere “l’altra verità”, il diario di Alda
Merini, la nota poetessa milanese che ha trascorso molti anni in
manicomio.
Una
frase di questo diario mi sembra riassuma la terribile esperienza di totale
spoliazione da lei vissuta in quel luogo infernale:
…provavamo viva vergogna,
come se le nostre nudità venissero scoperte più volte al giorno,
e lasciate all’oscena bramosia degli altri
La
frase di Alda Merini
mi
ha fatto pensare alla sofferenza patita da tante donne rinchiuse nei diversi
luoghi di detenzione sol perché giudicate disturbatrici dell’Ordine, luoghi
molto conosciuti, come: carceri, ospedali psichiatrici, lager, campi di lavoro
forzato…e conventi;
mi
ha ricordato le immagini terribili di infinite nudità dolenti nei lager
nazisti, e il tristissimo campionario fotografico di manuali psichiatrici nei
quali povere alienate sono mostrate senza veli, esposte in modo osceno in tutta
la loro misera condizione;
e
mi ha rammentato infine
la spoliazione imposta dall’Inquisitore
bergamasco don Cortesi alla piccola Adelaide
di sette anni nel convento di Gandino.
E’ Monsignor Bramini a rivelarci che Adelaide è stata completamente denudata
in una stanza del convento di Gandino:
|
don Cortesi
fece denudare Adelaide perché il Cazzamalli potesse esaminarla… a quella visita era
presente lo stesso don Cortesi |
scrive
nel suo libro “La fonte sigillata” ( www.madonnadelleghiaie.it
documenti trascritti / in merito
alla visita completa del 5 luglio )
confermando
la relazione di Cazzamalli
.
Anche
se dimentica di riferire la presenza in quella lugubre stanza di altre due
persone adulte - la dottoressa Maggi,
medico condotto di Pontida, e suor Michelina, attivamente impegnata a denudare
la piccola Adelaide sotto gli occhi di don Cortesi - la dichiarazione di
Monsignor Bramini è molto importante in relazione al suo ruolo di difensore e
confidente della piccola Adelaide.
Purtroppo
però, Monsignor Bramini si ferma qui, a questa preziosa, ma incompleta
affermazione.
- La mia penna si rifiuta di riferire fin dove
fu spinta quella visita - conclude scandalizzato dal racconto della piccola
Per
Monsignor Bramini sarebbe stato difficile affermare che don Cortesi:
-
ha
indossato l’abito dello psichiatra sadico perché Adelaide, per lui, era una
bimba mostruosamente squilibrata, frutto di una famiglia
di psicopatici mentali
(in particolare: il padre ubriacone incontinente e la cugina maniaca depressa);
-
ha
trasformato il convento di Gandino in una casa di detenzione psichiatrica per
analizzare la mente di Adelaide anche per mezzo di esperimenti di suggestione
mentale su di lei;
-
ha
organizzato la spoliazione di Adelaide per
annientarla, rinverginarla * ,
farle provare viva vergogna per la propria natura malata, farla sentire “un
atomo insignificante”;
-
per rinverginare
Adelaide, le ha tolto la verginità.
L’errore
di Bramini: pensare che Dio abbia permesso tutto questo male.
Dio
non c’entra nulla!
E’
la Chiesa a portarne l’intera responsabilità.
* * * *
*
“dopo tanti mesi di silenzio e di
educazione intesa a rinverginare il suo spirito, non tollera di
essere intruppata” (Il
problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 173)
NB: continueremo
ad esaminare questa tappa orrenda del martirio di Adelaide e tentar di capire
perché, ancora una volta nella storia, la Chiesa ha assunto il volto
terrificante di una Istituzione persecutoria.
(01 giugno 2010)
Egregio
Monsignor Bagnasco
nella conferenza stampa odierna
conclusiva dell’assemblea generale della CEI, lei ha affermato:
“ Non credo che un vescovo sia inaccessibile. Io ricevo lettere
personali e riservate, scritte anche a stampatello su una pagina di quaderno su
varie questioni delicate. Molti prendono, scrivono e presentano un problema “
Anch’io le ho scritto un anno fa, da
questo sito internet, in merito al suo articolo su “Avvenire” del 2 agosto 2009 nel quale condannava
l’aborto.
Le ripropongo la stessa lettera oggi,
poiché oggi lei si è presentato
ufficialmente anche come difensore delle vittime dei preti pedofili che hanno
spezzato (“abortito”) orrendamente piccole
vite.
Vorrei prima farle notare che è una contraddizione affidare ai vescovi
l’onere di indagare su questi preti criminali dopo aver ammesso che alcuni di
loro li hanno coperti, cioè hanno dimostrato inettitudine e viltà.
Credo sappia che tutti i vescovi di Bergamo, da Monsignor Bernareggi in
poi, per 66 anni, hanno coperto l’orribile martirio della piccola Adelaide,
compreso l’attuale, monsignor Beschi, ingabbiato da una Curia strapotente che
ha sempre imposto il silenzio a tutti sulla terrificante, immorale, putrida
persecuzione attuata dal prete bergamasco don Cortesi sulla stessa Adelaide di
sette anni. Persecuzione continuata, in vari modi, da altri preti fino ai
giorni nostri.
Di certo lei non avrà mai letto questa mia lettera. Spero qualcuno possa fargliela avere
perché sia lei a
prendersi l’onore di fare la verità sul martirio di Adelaide e dimostri
di credere in quel che dice.
Mi scuso per il tono acceso della stessa lettera dovuto all’estrema
importanza che riveste per la Chiesa il martirio di Adelaide.
Al Cardinal Bagnasco,
tanto infervorato nella difesa della vita,
chiedo se davvero crede a quel che dice e intende tener fede integralmente alle
parole che pronuncia.
“ La vita non è un’opinione, è un valore
invalicabile…non si può procedere per mediazioni: su valori fondamentali mediare significa negare “ –
afferma. Principio inconfutabile, che il
Cardinale dovrebbe tradurre in pratica impiegandolo, ad esempio, per valutare
la gravità del crimine commesso nei confronti della persona e della vocazione
di Adelaide
Sarà capace
di farlo?
Riuscirà a
trovare il coraggio di applicare la stessa fredda regola utilizzata dalla
Chiesa per le donne che interrompono la gravidanza, a quegli ecclesiastici e
alle suore che hanno violentato Adelaide nell’intimità e rescisso la sua
vocazione alla vita religiosa?
Non è
difficile invero, prevedere che pure lui, uomo del Sacro, sarà costretto a
smentire se stesso, voltare la faccia da un’altra parte, tacere, e non pensare
a quante vite nel Signore sono state abortite da quegli ecclesiastici criminali
che hanno “ucciso” la persona e la vocazione di Adelaide (dovrebbe scomunicarli,
uno per uno, insieme a molte suore e Madri Superiore di diversi Ordini
religiosi che l’hanno martirizzata e rifiutata).
In ogni caso, al Cardinal Bagnasco rammento
che Adelaide è stata torturata per anni dentro importanti Istituzioni della Chiesa
di Bergamo, che a
sette anni è stata violata nell’intimità in un convento delle suore Orsoline (primo aborto) per
opera di un medico occultista alla presenza di un prete e una suora, e che a sedici anni, gravida della vocazione
religiosa, illustri ecclesiastici le hanno strappato il vestito di novizia (secondo aborto), impedendo così il suo incontro
nuziale con lo Sposo Crocifisso e la procreazione di nuove vite nello Spirito.
Al Cardinal Bagnasco rammento inoltre che,
ufficialmente, Adelaide è tuttora esclusa “di fatto” dalla Chiesa; per la quale
è ancora una pericolosa bugiarda criminale: “un nodo di vipere, uno scrigno chiuso custodito da sette draghi”,
come l’ha definita l’Inquisitore don Cortesi, professore del Seminario di
Bergamo, su un libro editato dalla Curia di Bergamo, usato come documento
probante nel Processo intentato contro di lei dal Tribunale Ecclesiastico di
Bergamo, presieduto dall’Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo Mons. Merati,
nel convento di via san Giacomo in Bergamo delle Suore della Sapienza; processo
iniquo, sostenuto da eminenti rappresentanti della Curia di Roma, mediante il
quale la Chiesa ha legittimato la violenza di quei suoi membri bergamaschi.
Anch’io credo nella difesa incondizionata
della vita umana, e disdegno i paladini della soppressione chirurgica o chimica
della vita nascente preoccupati di mantenere il proprio benessere e una falsa
pace sociale.
Ma ancor più disprezzo quegli ecclesiastici “double
face” che legittimano la violenza Sacra col silenzio e si presentano senza
vergogna come difensori della vita dopo aver occultato i crimini contro la vita
commessi nella Chiesa.
E’ proprio
vero: nel nostro tempo, nel tempo in cui la morte arriva tanto facilmente, con
una pillola, non è più possibile mediare sui valori fondamentali
Per questo,
se non metterà in pratica ovunque e integralmente quel che afferma, se non si
libererà di ogni violenza e dissimulazione, se non si spoglierà delle sue
ricchezze in favore della vita, la Chiesa spingerà l’umanità a scegliere la
morte.
Oggi la difesa della vita (e dell’infanzia) passa attraverso una coerenza integrale, a
cominciare dal riconoscimento del martirio di Adelaide.
(28 maggio 2010 - luglio 2009)
Adelaide
e la Chiesa
Ringrazio
Fabio Corsaro
per aver invitato i lettori del suo
sito internet http://www.gesuperultimo.org/ a
leggere i miei scritti.
In risposta alle sue riflessioni, e
in merito alla storia drammatica del rapporto di Adelaide con la Chiesa, mi
pare importante sottolineare due aspetti:
1)
il terribile destino profetizzato
dalla Madonna ad Adelaide quale religiosa martire
di una Chiesa violenta;
destino che si è pienamente avverato
con la spoliazione di Adelaide novizia
Sacramentina; destino che continua ad avverarsi, e continuerà a realizzarsi
fino alla morte di Adelaide secondo le parole di Maria; destino che rivela il
peccato terrificante compiuto dalla Chiesa contro la stessa volontà di
Dio:
nell'ora della tua morte verrò
ancora – le ha detto la Madonna. Purtroppo, quel giorno Adelaide non indosserà
l’abito di religiosa perché la Chiesa glielo ha strappato dopo aver rescisso (aborto) la Vita in lei.
Si rimane allibiti nel constatare
che la Chiesa, implicata con chiara evidenza in questa spaventosa profezia
quale responsabile del martirio di Adelaide, non abbia mai voluto vedere e non
voglia vedere ancora, nella stessa profezia tanto esplicita, uno specchio della
propria condizione aberrante, e scoprire: non solo la propria lontananza da
Cristo, ma anche la rescissione del proprio legame nuziale (divorzio) con Cristo.
2)
Il dono grande, affidato dalla
Madonna alla piccola Adelaide, rifiutato dalla Chiesa;
dono sconfinato, del quale Adelaide
non può comprendere da sola l’estensione, perché consegnato, attraverso lei
bimba ignorante, alla Chiesa che porta interamente le conseguenze del rifiuto.
Quando penso all’immagine della
grande apparizione di Pentecoste descritta da Adelaide e alle parole di Maria - al mio
cuore preme quella pace mondiale nella quale gli uomini si amino come fratelli – mi è
triste vedere che la Chiesa non ha saputo e voluto riconoscere nelle
apparizioni di Ghiaie un grande messaggio di Unità universale preferendo una
spiritualità elitaria fondata su una comunione di pochi eletti “associati” da un sogno di unità esclusivo, assai pericoloso, lo
stesso sogno gnostico e intellettualistico cullato dall’Inquisitore don Cortesi
(come ho accennato nel mio “Adelaide, speranza e perdono” - pg.140).
Cosa questa che Adelaide, e molti
altri fedeli abituati alla subalternità culturale, non possono capire perché
estromessi dal pensare la Chiesa.
Adelaide - povero strumento della Provvidenza - tirata
qua e là con ingannevoli promesse dopo esser stata abusata, massacrata nel
corpo, nell’anima e nella mente, atrocemente spezzata nella vocazione
religiosa, è sempre più immagine di Cristo Crocifisso, muto agnello destinato
al macello; e dunque immagine viva della vera Chiesa.
Le abiure che ha dovuto
sottoscrivere fin da bambina sono chiodi conficcati, lungo il suo atroce
calvario, nella sua anima, da falsi e sadici ministri di Dio.
(l’ultima: “il
biglietto firmato in
autografo ancora appeso alla bacheca della Cappella delle
Apparizioni”; ennesimo “suicidio” al quale è stata costretta da una
Chiesa autoritaria che non intende riconoscere la propria presunzione e
l’abominevole crimine commesso contro di lei e contro Dio).
Quale terribile responsabilità si
assume questa Chiesa, in primis la Chiesa di Bergamo!
* * *
Molti popoli v’accorreranno, e diranno: "Venite, saliamo al monte
dell’Eterno, alla casa dell’Iddio di Giacobbe; egli ci ammaestrerà intorno alle
sue vie, e noi cammineremo per i suoi sentieri". Poiché da Sion uscirà la
legge, e da Gerusalemme la parola dell’Eterno.
Egli giudicherà tra nazione e nazione e sarà l’arbitro fra molti
popoli; ed essi delle loro spade fabbricheranno vomeri d’aratro, e delle loro lance,
roncole; una nazione non leverà più la spada contro un’altra, e non
impareranno più la guerra. (Is. 2, 3-4)
Ghiaie è luogo di conversione innanzitutto per la Chiesa perché
diventi inizio di un grande pellegrinaggio verso la Pace, l’Unità e la Salvezza.
O casa di Giacobbe, venite e
camminiamo alla luce dell’Eterno! (Is. 2,5)
(26 maggio 2010)
Ghiaie,
nel segreto di Fatima
A quegli
ecclesiastici che, sorretti da laici bugiardi, coltivassero ancora nella mente
l’inganno di un falso riconoscimento delle apparizioni di Ghiaie, consiglio di
rileggere e meditare le parole pronunciate dalla Madonna il 31 maggio alla piccola martire; parole
terribili nei quali echeggia un tristissimo presagio per tutta la Chiesa, oggi
sempre più affondata nella putredine e nella menzogna per aver coltivato il male mortale che la sta corrodendo
dall’interno trasformandola in nemica di
se stessa.
Per tre
volte in questa grande apparizione la Madonna ha ricordato ad Adelaide il
martirio che avrebbe dovuto affrontare, sigillando, al termine di quell’ultima
visita, la sua
fronte con bacio; come a voler preservare
la mente della bimba dalla tortura che le avrebbe inflitto il falso
violento ministro di Dio, l’Inquisitore don Cortesi.
- com’è
noto: torturata mentalmente per tre anni dal prete bergamasco, condotta
cinicamente da lui fin sulla soglia della disperazione e della follia, Adelaide
ha subito una impudica seduzione e
un vero e proprio incessante, atroce lavaggio
del cervello.
|
In questa valle di dolori sarai una piccola martire Sarò la tua
ricompensa se il tuo martirio sarà allegro Sta allegra che ci vedremo ancora piccola
martire |
ha
profetizzato la Madonna quel giorno alla piccola Adelaide.
Si chiedano
questi ecclesiastici: perché mai la Madonna avrebbe ripetuto per tre volte alla
piccola Adelaide che sarebbe stata martirizzata?
Non
avrebbero dovuto, queste parole, essere raccolte dai preti soprattutto, come un
monito, un’esortazione a vigilare e preoccuparsi dell’incolumità fisica e
psichica di Adelaide?
Nessuno
l’ha fatto. L’hanno considerata una bugiarda, condannandola pubblicamente come
un ripugnante “nodo di vipere” preda
dei peggiori deliri di onnipotenza.
E poi,
tutti coloro che han tentato di difenderla si sono ritirati; soprattutto i
preti: chi per bieca viltà, chi per sconcia paura, chi per orrore, atterriti
dalla visione di una Chiesa sepolcro imbiancato, bella all’esterno e putrida
dentro, atterriti da una Chiesa capace di una persecuzione terrificante, capace
di tormentare una bimba al pari dei peggiori criminali – come è accaduto per
anni e anni a centinaia e centinaia di bimbi seviziati dai preti pedofili e
violenti.
Oggi che,
grazie a papa Benedetto XVI, possiamo vedere nel segreto di Fatima lo stato
miserrimo della Chiesa a causa della violenza putrida di questi preti marci e
demoniaci abusatori di bambini, grazie
al martirio di Adelaide abusata da un prete violento, possiamo più
facilmente
collocare Ghiaie nel segreto di Fatima
ed anche
capire che il riconoscimento delle apparizioni delle Ghiaie avverrà come la
Madonna lo ha profetizzato il giorno 19
maggio 1944.
Molti si convertiranno ed io sarò riconosciuta dalla
Chiesa
Sarà una
grande conversione, una conversione di massa, a segnare il trionfo della
Madonna; sarà la conversione, innanzitutto, del clero. La conversione della
Chiesa.
Ma non è
ancora il tempo. Non è questa la volontà della Chiesa di Bergamo preda
dell’Anticristo.
Non
saranno questi Monsignori - che nelle
chiese proclamo il Vangelo dei piccoli e lo smentiscono poi nei fatti - a riconoscere la Madonna e la sua piccola
martire.
Costoro non vogliono convertirsi.
Pur di
conservare e continuare una storia di dominio, prevaricazione, inganni,
infingimenti, ipocrisie, questi ecclesiastici continuano a mostrare, come una
prova-trofeo, le numerose ritrattazioni di Adelaide – proprio come ha fatto per
primo il loro precursore: l’Inquisitore don Cortesi, dopo averle strappato la prima ritrattazione con una ferocissima
prolungata tortura mentale.
Non
vogliono vedere che proprio queste ritrattazioni sono la dimostrazione
chiarissima dell’atroce martirio subito dalla piccola di sette anni per opera
di una Chiesa violenta che ha preferito la conservazione dell’Ordine alla
Verità.
Costoro non hanno voluto e non vogliono vedere nel
martirio di Adelaide il martirio della Chiesa profetizzato a Fatima.
(23 maggio 2010)
L’écroulement de l'espérance
(il crollo della speranza)
La
condizione umana del nostro tempo tende ad affondare sempre più nella
tristezza, nella malinconia e nella depressione. E’ un lento, progressivo, franamento quotidiano;
ignorato e respinto, perché non tollerato dalla folle competizione che impone
la necessità di salire verso false luci, per apparire.
Questo
crollo, vissuto nella solitudine, riempie il cuore d’angoscia.
E con
l’angoscia i fantasmi del nulla e della morte paralizzano le menti.
Non solo
svaniscono i progetti di miglioramento;
ma,
soprattutto - cosa gravissima - viene sempre meno, e crolla, la capacità di tenere lo sguardo
oltre il nulla e la morte.
Nella
lingua francese due parole diverse indicano due tipi di speranza umana :
espoir: con la quale si
designano speranze concrete raggiungibili;
espérance: con cui
si identifica quella disposizione fondamentale, originaria, che permette
all’uomo di sperare quando tutte le altre speranze si dissolvono.
E’
proprio quest’ultima, l espérance, a franare, nel nostro tempo, dai
cuori degli uomini; sempre più soli e in balia di illusioni, costretti a
guardare l’altro con diffidenza,
come possibile portatore di pericolo e di morte: uomini sempre più intrappolati
in conflitti, inimicizie, odi, rancori…divisi in se stessi.
E’
sufficiente vedere tale miserrima condizione umana per capire:
-
quale terribile malattia mortale intacca l’anima e
il corpo dell’umanità,
-
e perché Maria, madre di Dio e degli uomini, è
scesa, tante volte, nel nostro tempo, sulla terra.
Come non capire ancora che Maria è scesa dal Cielo a Ghiaie per
donare la Speranza di Dio all’uomo che perde la propria
speranza, perché non si consegni alla
disperazione e al nulla?
Il nero indica la condizione priva di speranza, dove tutto si annulla ( diventa nero ) e il prossimo diventa
nemico (in opposizione ).
“Io spero in te per noi” – scriveva
Gabriel Marcel che collocava l espérance nel cuore della relazione fra uomo
e uomo
La Speranza va
oltre il tempo,
la Speranza realizza la riconciliazione,
la Speranza è comunione
Come non
capire che Ghiaie
è Lanterna per l’espérance umana?
(18 maggio 2010)
Ladri di Speranza
un altro 13 maggio, dopo sessantasei anni, pieno di amarezza
Questo, e
nient’altro, sono i Monsignori di Bergamo che si ostinano a calpestare il dono
di Dio elargito attraverso la Sua Santa Madre
alla piccola Adelaide per tutti gli uomini.
E’ del
tutto inutile ricordare a costoro, che la Speranza è il dono di Grazia più grande che
l’umanità possa ricevere; che senza la Speranza l’umanità è destinata all’abisso
della disperazione, a continuare una storia di orrendi conflitti senza fine, a
vedere morire i bambini di fame, massacrati da carestie, malattie orribili,
atrocità orrende…
Lo sanno.
Hanno imparato la lezione. E dai pulpiti la impartiscono ai fedeli, che li
ascoltano ritti, zitti, e impalati, abituati però, a pensare che prima della
Parola, come insegnano quei Monsignori, viene il proprio interesse.
Tutti
ormai lo vedono: loro vivono ben pasciuti in residenze principesche. Indossano
morbide vesti. E non mancano di niente. Proprio di niente. Come un diritto
acquisito dal rango, perché impegnati in affari di grande importanza; affari
economici s’intende; ma anche politici, certo, molto delicati. Impegnati a
nascondere, dissimulare, macchinare …..
L’importante
è non ricordare loro la Verità: che nella piccola Adelaide hanno massacrato il
più grande dono di Dio: la Speranza
Da anni
dico loro:
guardate i colombi neri nelle mani di Maria! Sono il
simbolo dell’umanità divisa dal peccato.
E poi
ancora: guardate le mani di Maria! Solo il Luogo della Speranza; che un giorno,
presto, l’umanità uscirà dalla disperazione e sarà unita, riconciliata nel
Perdono.
La Chiesa
è lì in quelle mani pure! E non nelle ricchezze, negli onori, nel prestigio….
Guardate
il manto verde di Maria che arriva fino a Roma! Guardate il vestito rosso della
carità, i due santi, le quattro coppie di angeli rosa e azzurri: tutto parla di
UNITA’!
Ma hanno
sempre voltato la faccia altezzosi, sprezzanti.
“Adelaide
ha ritrattato” - ripetono vilmente sottovoce fra loro, perché sanno quale
feroce massacro i loro predecessori hanno fatto subire alla piccola martire.
Anche a
Bergamo sono più che mai vere le parole del Papa a Fatima:
le sofferenze della Chiesa vengono proprio dall’interno della Chiesa, dal peccato che esiste nella Chiesa. Questo lo vediamo sempre, ma oggi lo vediamo in modo realmente terrificante: che la più grande persecuzione alla Chiesa non viene dai nemici di fuori, ma nasce dal peccato nella Chiesa, e che la Chiesa quindi ha profondo bisogno di reimparare la penitenza, di accettare la purificazione, di imparare il perdono ma anche la necessità della giustizia.
(per il 13
maggio 2010)
Don Cortesi
partigiano. Com’è possibile?
Un nuovo compito per la Resistenza
Dopo tanti
anni sono tornato nelle Langhe sulle orme di Beppe Fenoglio. Intendevo
commemorare i giorni della Liberazione nei luoghi di un suo racconto: “Una
questione privata”, il più bello di tutta la narrativa sulla Resistenza.
Ho
camminato con lui, scomparso da molti anni, per le dolci colline che sovrastano
Alba, teatro di un terribile conflitto mortale, cercando di capire cosa
pensasse di quei giorni, ormai irrimediabilmente svuotati di verità e preda
della retorica d’occasione.
Mi sembra
che, per lui, nonostante tutto, la letteratura sarà sempre capace di conservare
la purezza degli ideali e dei sentimenti di tanti giovani stroncati nel fiore
della vita, e che soprattutto la sua fatica di scrittore non è stata vana.
Inevitabile,
al mio ritorno, ripensare a Ghiaie, e ai giorni del maggio, giugno e luglio
1944 nei quali una moltitudine immensa, unita dal richiamo alla riconciliazione e al perdono,
è affluita da tutto il Nord Italia attorno alla piccola Adelaide e alla Regina
della famiglia per invocare la Pace.
Un fatto
storico di enorme rilevanza, le apparizioni di Ghiaie; purtroppo occultato, con
astio, dai Monsignori della Curia bergamasca preoccupati non si sveli da quale
parte stavano i loro predecessori: quelli che hanno demolito la piccola
veggente di Ghiaie additandola come un pericolo
per la Fede (cioè per il loro potere sulle anime) e per l’Ordine (ovviamente l’Ordine nazifascista di quel tempo).
Pensando
a Ghiaie, mi ha amareggiato soprattutto ricordare che proprio l’accanito
demolitore di queste grandi apparizioni di Pace, l’Inquisitore don Cortesi, è
inspiegabilmente annoverato fra i partecipanti della Guerra di Liberazione e
addirittura insignito del titolo di Patriota
del Corpo Volontari della Libertà.
E’
davvero pazzesco.