La vocazione spezzata

 

 

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Chiamata da sempre alla vita religiosa, con l’esortazione – fra tra il 14° e il 15° anno ti farai suora sacramentina – il 14 maggio 1944 Adelaide ha ricevuto dalla Madonna la Grande Missione di diventare Sua immagine fedele in quanto Madre del Verbo.

    

Ma la Chiesa Cattolica, nei suoi feroci ministri, ha voluto spezzare volontariamente questa grande Missione:

 

ha infranto in lei il sigillo del Re, e con reiterata feroce violenza, le ha impedito di concepire verginalmente Cristo nel tempo indicato dalla Madonna – tra il 14° e il 15° anno – tempo nel quale la Madonna stessa ha concepito il Verbo di Dio.

                                    

Il martirio di Adelaide non si può comprendere se non alla luce del mistero dell’Incarnazione del Verbo nel Seno della Vergine Maria, che si ripete misticamente nelle caste vergini consacrate alla vita religiosa.

 

In Adelaide la Chiesa Cattolica ha crocifisso, senza sosta, Cristo stesso.

 

                   

                                  

           I giorni della vita

 

 

 

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                                            Il paese

                                                            

 

 

 

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 La parrocchia

 

 

 

 

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                                           Il casolare

 

                                                          

  

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  La famiglia

 

 

 

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   Adelaide

 

 

 

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   La scala con l’altarino della Madonna  e  il ballatoio che dà sulla piazzetta del villaggio

 

 

 

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L’immagine della Madonna sull’altarino per il quale Adelaide, il 13 maggio 1944,  ha raccolto i fiori di sambuco

 

 

 

        

             I giorni della luce

 

 

 

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          I giorni del martirio

 

 

 

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nella stanza del convento delle Orsoline, segregata e separata dalla famiglia

 

 

 

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                                           a scuola con la paura dei rimproveri e delle feroci percosse delle suore

 

 

 

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in chiesa trattata come una bambina malefica

 

 

 

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soggiogata dall’Inquisitore

 

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05 luglio 1944 poco prima dell’esame del pube e delle pudende di Adelaide  

a sinistra l’Inquisitore don Cortesi, suor Lutgarda, e dott. Cazzamalli            

 

 

 

 

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 Sedotta, suggestionata, ipnotizzata e costretta a subire un rapporto d’intimità pedofilo            

                              

 

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                             Costretta a una contiguità impudica,  falsamente paterna,

 

 

 

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Gita in barca sul lago di Endine:  costretta a subire una continua contiguità impudica       Adelaide guarda con orrore e ribrezzo l’Inquisitore                                                                    

 

 

Poche settimane dopo queste foto don Cortesi le estorcerà la confessione

 

                                                                                                             

 

             I giorni del processo

 

 

                                                                                                                       

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Dietro questo portone, in questo palazzo di via San Giacomo in Bergamo

nel 1947 si apriva il convento delle “Suore della Sapienza”

nel quale la piccola Adelaide, a 10 anni,

ha subito

 

una nuova tremenda flagellazione ad opera delle suore,

una nuova continua seduzione e suggestione ipnotica da parte dell’Inquisitore,

un processo immondo da un Tribunale Ecclesiastico formato da eminenti Monsignori della Curia di Bergamo

 

che l’hanno condannata come “NODO DI VIPERE  SCRIGNO CHIUSO CUSTODITO DA SETTE DRAGHI”

 secondo l’accusa del suo feroce Inquisitore don Cortesi.

 

 

                                                     

       

           I giorni di una nuova speranza

 

 

 

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Le Suore Sacramentine non credono al giudizio dell’Inquisitore e del Tribunale Ecclesiastico,

e accettano Adelaide come Postulante.

 

La profezia della Madonna potrà avverarsi.

Sul volto di Adelaide fiorisce il sorriso, riflesso del sorriso di Maria.

 

 

 

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Agosto 1951: Adelaide “postulante” Sacramentina nel convento di Bergamo

 

 

 

 

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Adelaide novizia nel convento di Lavagna - Lodi

 

 

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                                              fra le suore nel convento                                         con Monsignor Bramini e don Piccardi

 

                                                

 

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                       con mamma Annetta

 

 

 

                    Il giorno della rescissione

27 dicembre 1953.

 

 

Dopo averla fatta rinchiudere nottetempo in un gabinetto del convento di Lavagna (Lodi)

le hanno strappato con violenza l’abito di novizia

e poi l’hanno deportata, sequestrata per l’ennesima volta, ridotta a serva  in un albergo di Roma  gestito dalle suore SacramentinePalazzo Salviati.

 

 

 

Da questo portone Adelaide uscirà sfinita nel corpo e nell’anima, sulla soglia della morte.

 

Ma, tornerà miracolosamente alla vita.

E con la vita, tornerà in lei la speranza di portare a compimento la Missione che le aveva affidato la Madonna.

 

Peregrinerà allora, di convento in convento per essere accolta come novizia. Busserà a decine e decine di porte.

Ma tutte le Madri le chiuderanno la porta sulla faccia.

Perché la Chiesa Cattolica aveva imposto a tutte le Congregazioni femminili di rifiutarla.

 

Con Adelaide, fuori dalla porta della Chiesa sarà cacciato Cristo stesso e la Sua Santa Madre.

 

 

 

La morte del convento di Lavagna

per cancellare ogni traccia del martirio di Adelaide

 

 

Le suore Sacramentine a Lavagna non ci sono più. Sono state allontanate dal convento (come a Ghiaie). Il portone è chiuso. Oltre le mura fervono i lavori di ristrutturazione (distruzione): al posto del convento sorgerà una comunità per le madri in difficoltà.

 

Abile maquillage di una chiesa senza Cristo, ormai sempre più indaffarata a coprire i propri crimini e far dimenticare la storia:

quando sarà inaugurata la comunità tutti potranno pensare che la Chiesa è un’associazione filantropica sempre attenta al bene dell’uomo e applaudiranno il clero che pensa agli “ultimi”.

 

Nessuno ricorderà più l’azione criminale attuata dentro queste mura dalla Curia di Bergamo - col consenso della Chiesa di Roma - per espellere con una violenza inaudita la novizia Adelaide Roncalli sol perché era la veggente delle apparizioni di Ghiaie che il ferocissimo e immondo Inquisitore don Luigi Cortesi, suo atroce persecutore, d’accordo con i membri più autorevoli della stessa Curia di Bergamo, aveva voluto demolire con un’ininterrotta e terrificante crudeltà.

 

Durante i lavori di ristrutturazione (distruzione) del convento le orme sanguinose saranno accuratamente cancellate. Orme sanguinose, certo! Testimonianza di un crimine abominevole!

Forse la Chiesa l’ha dimenticato:

poiché ogni suora è sposa di Cristo, tanto più le suore Sacramentine adoratrici dell’Eucarestia, il grembo di Adelaide è stato infranto con inaudita violenza.

Probabilmente non interessa più il grembo mistico della religiosa chiamata a generare con Cristo una nuova umanità.

 

Nessuno sentirà più fra queste mura le urla di dolore della piccola martire e il pianto delle suore cacciate dal convento come mentecatte sol perché hanno difeso Adelaide, la sua vocazione autentica e la vera Chiesa di Cristo.

 

Offriamo di seguito, in lettura, i paragrafi  suor Adelaide, finalmente”  e  “la morte viva”   del Capitolo V la seconda morte”  di Ali spezzate  – in cui si narra l’ingresso di Adelaide nel convento di Lavagna come novizia Sacramentina e la sua brutale espulsione

 

 

Suor Adelaide, finalmente

 

Come affacciata alla balaustra di una nave straniera, per cinque lunghi anni Adelaide continuò il suo esilio e il suo calvario lontano dal villaggio, nella casa della ricca signora di Milano.

Fortunatamente però, col passaggio all’adolescenza, una rinnovata volontà di vivere tornò a rifiorire nel suo animo. Lentamente trovò la forza di rassegnarsi a quell’ambiente tanto estraneo.

 

Gli effetti dei traumi si attenuarono, e ritrovò anche un po’ di serenità. A quattordici anni cominciò a scrivere il suo diario, e i giorni delle apparizioni ripresero vita nella sua mente in tutto lo splendore accecante di qualche anno prima. Pagina dopo pagina, come liberate finalmente da fitte tenebre, una dopo l’altra riaffiorarono le immagini che il Cielo le aveva donato. Rivide il volto dolcissimo della Madonna e del suo Bambino, riascoltò la sua voce, sentì le sue mani sulla testa e le sue labbra sulla fronte. Ricordò l’immenso mare di pellegrini esteso sui prati che degradano al Brembo fino a Ponte San Pietro. Le parve sentire ancora il rumoreggiare delle preghiere, delle invocazioni e delle grida dei miracolati. Riconquistò piena consapevolezza della propria vocazione religiosa; e, quindi attese con fiducia.

 

Finché, poco prima del suo quindicesimo compleanno, nella primavera del 1953, arrivò finalmente la notizia tanto attesa: la Madre Superiora delle Sacramentine di Bergamo le aveva accordato il permesso di entrare in convento, come postulante, col consenso del Vescovo — ormai alla fine dei suoi giorni, da tempo corroso da una misteriosa lenta malattia che i medici non riusciranno mai, stranamente, a diagnosticare. Si ritrovò così, di nuovo in un cerchio di suore, ma questa volta per camminare con loro finalmente verso il Cielo tanto agognato. Fra le mura del nuovo convento ritrovò l’approdo gioioso di una lunga storia di dolore. Il suo viso in pochi giorni si rasserenò fino a illuminarsi di una pace radiosa. Tutte le suore videro quanto la vocazione religiosa si conformasse alla radice profonda della sua persona, e dopo poche settimane la Madre Superiora, in accordo con Bramini, il suo difensore, dispose il suo trasferimento nel convento di Lavagna, nella Diocesi di Lodi, dove Bramini era Monsignore, per la vestizione — approfittando anche della crisi in Curia a Bergamo causata dalla morte del Vescovo.

 

Prima però, la rimandò a casa, ad attendere suor Alipia, la Madre Superiora del convento di Lavagna — per entrare come novizia serviva il permesso scritto dei genitori. Così Adelaide tornò un’altra volta al villaggio, ma per una brevissima sosta questa volta. Il tempo necessario per un’ultima corsa nei prati prima di salutare il cielo e lasciare per sempre la terra natale tanto amata. Quel giorno, sul sentiero le sembrò di volare, come se magicamente la terra si elevasse per portarla in alto. Il fiume accompagnò i suoi passi risuonando allegro fra le ghiaie e il casolare illuminato dal sole le restituì la gioia piena dell’infanzia. Le cose la salutarono festose sapendo che lei era tornata per raccoglierle tutte, portarle con lei nella nuova terra e condurle fino al Cielo. Mamma Annetta finalmente l’abbracciò piangendo di gioia, mentre papà Enrico continuò a fumare contento, senza riuscire a borbottare una parola. Per una notte ritrovò le sorelle nel lettone che la scalciarono ridendo, come un tempo.

 

Pochi giorni più tardi, l’11 luglio 1953, a 16 anni, Adelaide si ritrovò stesa per terra, nel cerchio delle suore del convento di Lavagna, vestita dell’abito da novizia, in attesa delle parole che l’avrebbero fatta entrare finalmente nella vita della Chiesa: “Entrate dunque nella nostra famiglia, siate la benvenuta fra noi”. Come una carica di nuova energia, quelle parole, pronunciate con solennità dalla Madre Superiora, suscitarono in lei per la prima volta dopo anni un nuovo entusiasmo per la vita e cancellarono in un istante gli anni bui passati nella reclusione e nel tormento. Le tenebre che avevano oscurato ogni speranza svanirono, e Adelaide cominciò ad assaporare il regno tanto desiderato.

 

In mezzo a quelle suore iniziò a vivere un’unione dolce, allegra, scambievole,confidente, tranquilla. E iniziò la sua missione d’amore. Inginocchiata giorno e notte di fianco all’altare coperta dal lungo velo bianco dell’adorazione, raccolse ogni giorno nel suo cuore, insieme ai suoi cari, tutti coloro che aveva incontrato nel suo lungo pellegrinaggio di dolore. E prima di ogni altro, lui, don Cortesi, al quale offrì tutto lo slancio dell’anima di cui era capace nella preghiera. Non solo per obbedire al comandamento della preghiera, ma prima di tutto per puro amore. Perché lei, don Cortesi l’aveva amato davvero, senza riserve e senza domande. Lo aveva amato con tutta l’anima, così come una bambina può amare un padre. Non lo aveva mai dimenticato, perché il suo sorriso era stato per lei il risveglio della speranza. Il profumo forte e denso della sua veste talare, la scia sensibile del mondo nuovo, il principio del volo verso il Cielo. Anche se l’aveva trascinata sul monte del dolore, invece di accompagnarla all’altare vestita dell’abito bianco della sposa, per lui avrebbe concepito una nuova unità d’amore. Non era forse per questo, per testimoniare l’amore, che aveva dovuto patire tante sofferenze altrimenti assurde e folli?

 

la morte viva

 

Altri e ben diversi propositi animarono, invece, i cuori dei preti della Curia di Bergamo, quando si diffuse la notizia che Adelaide aveva ricevuto l’abito di novizia nel convento di Lodi. Andarono letteralmente su tutte le furie. Quella vestizione suonò come un affronto, uno sgarbo, una sfida, un oltraggio al loro potere. Monsignor Merati in persona mise in campo tutta la sua autorità. L’Arcidiacono della Cattedrale, il Presidente del Tribunale Ecclesiastico che l’aveva processata come fosse una piccola strega, quello che l’aveva terrorizzata e costretta a confessare per la seconda volta, partì immediatamente per Roma. Senza chiedere udienza, ottenne all’istante dal Santo Ufficio un atto di annullamento della vestizione di Adelaide. Munito del documento Vaticano, si presentò egli stesso al Vescovo di Lodi Monsignor Benedetti, costringendolo a invalidare la vestizione di Adelaide. Tornò poi a Bergamo, e si recò dalla Madre Generale delle Sacramentine per obbligarla a cacciare Adelaide dal convento di Lavagna, pena la soppressione dell’Ordine.

 

Strozzata dalla paura, Madre Elisa, che morì poco dopo di crepacuore, telefonò immediatamente a Madre Alipia supplicandola di espellere Adelaide.

Madre Alipia allora, riunì il capitolo delle suore del convento e comunicò a tutte la terribile minaccia portata a Madre Elisa.

 

Se l’Ordine Sacramentino sopravvive, Adelaide un giorno potrà tornare da noi, altrimenti tutto sarà finito per sempre — disse loro implorandole di accettare l’intimazione del Santo Ufficio. Ma solo una parte delle suore raccolse il suo invito, molte si disposero invece, a difesa di Adelaide, decise ad impedire la sua svestizione.

Il nostro capitolo l’ha ammessa a pieni voti e non c’è alcuna ragione valida per cacciare Adelaide — ribattè la più combattiva, suor Luisa, determinata a non sottomettersi.

Preoccupata, la Madre fece appello alla saggezza di tutte ripetendo che Adelaide sarebbe stata comunque svestita ed espulsa, senza riuscire tuttavia a fermare il contrasto verbale, che, giunto al culmine, trapassò a quello fisico. Decise a non sottostare a quell’ordine immotivato e brutale, le più giovani circondarono Adelaide e chiesero alla Madre di non allontanarla — si erano affezionate a lei e avevano visto il suo amore sincero per la vocazione religiosa. Cominciò allora una lotta furiosa fra due gruppi di suore, quelle che volevano salvare l’Ordine e quelle che volevano salvare Adelaide.

Vi scongiuro di obbedire! — gridò disperata Madre Alipia. Ma il suo appello si frantumò nella confusione delle urla dei due gruppi avversi. La vocazione di Adelaide divenne oggetto di un contrasto insanabile.

 

La cacciarono dal convento con un colpo di mano. Quella stessa notte venne rinchiusa in gabinetto dalle suore avversarie, alle prime luci dell’alba venne caricata su un’automobile della Curia e, come fosse una delinquente, fu trasferita a Roma e rinchiusa a “Palazzo Salviati”, un albergo di Roma gestito dalle Sacramentine, dove venne ridotta allo stato di sguattera. Il giorno seguente vennero cacciate anche le suore che si erano messe dalla sua parte e si erano ribellate all’ingiunzione della Santa Sede. Furono ridotte allo stato laicale e zittite per sempre.