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Articoli 2011

 

LA VERGINITA’ DI ADELAIDE E L’EUCARESTIA

 

La verginità di Adelaide

per distruggere la verginità di Adelaide e separarla da Cristo don Cortesi racconta oscenità

don Cortesi distrugge Adelaide per spezzare il suo legame con l’Eucarestia

prima Comunione di Adelaide inizio del massacro

la chiesa presa d’assalto

 

COLLABORATORI DEL CRIMINE

 

Il professor Angelo Meli

Il professor don Luigi Sonzogni

 

L’INQUISITORE

 

Il prete della “bonifica”

L’autoritratto di un alchimista

Gli auruspici: nell’esame delle pudende di Adelaide

 vero che ripensando io

Articoli 2010

 

ADELAIDE LA CURIA L’INQUISITORE

        

La Curia di Bergamo all’origine del martirio di Adelaide

Il segreto di Adelaide e la morte del clero

Il martirio di Adelaide pagato coi soldi dei pellegrini

tracce dell’odio “cristiano” a Bergamo

Il medico e il prete, di nuovo alleati nel silenzio complice

Il prete satiro

Autoritratto di un Inquisitore

Spogliata fin dai primi giorni

Denudata” in convento sotto gli occhi bramosi dell’Inquisitore

Don Cortesi partigiano. Com’è possibile?

Nel martirio di Adelaide le ragioni comunitarie dello “scandalo

La “perla preziosa” di don Cortesi  e l’anima mostruosa di Adelaide

la Curia al servizio dell’Inquisitore

Una bimba bugiarda o una Chiesa violenta?

Aut Aut

L’ombra del serpente

…e passò oltre, dall’altra parte.

La misteriosa morte del vescovo

A don Diletti hanno tolto il vero rifugio                            

Lettera al Vescovo di Bergamo in favore di don Diletti

La falsa compassione – lettera al Parroco di Brembate

Una festa macabra – la medaglia d’oro all’ombra di Monsignor Amadei

 

ADELAIDE E PADRE RASCHI

 

tra la casa e l’automobile

dove sono gli amici?

gli amici di padre Raschi e la trappola di Lucia Amour

padre Raschi, le Ghiaie, Adelaide

un mercato indecente

la verità capovolta dal falso padre

il fallimento del progetto Raschi

la borsetta violata di Adelaide

quel che padre Raschi ha taciuto

un dono per l’omertà

 

Articoli 2009

 

ADELAIDE LA CURIA L’INQUISITORE

 

Il parroco e i monsignori: il medesimo inganno – la distruzione della grotta di Lourdes e la “riqualificazione della cappelletta

I Demolitori della Grazia  - Un anno da Ali spezzate

L’inganno – un altare massonico nella parrocchia delle apparizioni

Il Desiderio negato -  gli ecclesiasti sordi al Desiderio di Pace espresso da Maria

Perdono, verità, giustizia…non obbedienza  -  non Adelaide, ma la Chiesa deve obbedire

Padrone assoluto o sacerdote eccezionale -  due chiese in Curia a Bergamo divise dall’Inquisitore don Cortesi

Dio e il diavolo: fa lo stesso per il mediatore Sacro – due padroni per il mediatore Sacro don Cadei

Benedire l’Inquisitore e il Sacro violento – don Belotti Vicario episcopale di Bergamo magnifica l’Inquisitore a San Paolo d’Argon

Obbligati alla santificazione del male necessario – l’Inquisitore ha legato la Chiesa alla violenza

Mons. Lino Belotti. Cos’è l’opportunismo, la viltà, la menzogna, il silenzio complicedouble face del Vicario episcopale

Banalità, mediocrità, doppiezza: un progetto ingannevoledouble face di don Cadei

Ladri del tempo – gli ecclesiastici di Bergamo, padroni della memoria, cancellano il dolore di Adelaide

Le credenziali dell’orrore – il contropotere curiale responsabile del sostegno all’Inquisitore – il suo ritratto di prete fauno

Una ninfetta oreade: Adelaide – il giudizio violento e impudico dell’Inquisitore e della Curia di Bergamo sulla piccola Adelaide

La ragione dell’orrore: l’aristocrazia religiosa – le tracce della chiesa violenta e l’anima dell’Inquisitore in “Santa Maria Maggiore” a Bergamo

 

ADELAIDE E LE SUORE

 

Santificare la violenza…e l’Inquisitore – beatificare la Madre Superiora delle Orsoline per santificare l’Inquisitore violento

9 fotografie (altre) dell’orrore sacro – nove istantanee delle violenze subite da Adelaide nei conventi delle Orsoline

Il dramma di suor Michelina: l’aborto – impossibilità di generare Adelaide alla vita religiosa; rescissione violenta della maternità

Il lamento di suor Michelina – impossibilità di confessare il male compiuto verso Adelaide

Freddezza, cinismo e lascivia – degli ecclesiastici e delle suore verso il martirio subito da Adelaide

Docile strumento dell’orrore sacro – suor Michelina obbligata a servire l’Inquisitore violento – la visita delle pudende

Adelaide e Michelina: inferno e paradiso – l’Inquisitore separa le persone e ne stabilisce il destino

L’intesa servile   - suor Rosaria

Complicità dal bassosuor Lutgarda

Le Grazie sepolte – nella cripta del cimitero, con le suore sono sepolte le Grazie di Dio

Il convento delle suore della Sapienza di via San Giacomo in Bergamo – una traccia dell’orrore cancellata

 

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La difesa della vita e il martirio di Adelaide - ancora doppia verità sull’aborto

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Adelaide e “Carmen”…come l’ha chiamata mons.Fisichella  - doppia verità sull’aborto

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                la verginità di Adelaide

 

 

 

Fin dalle prime pagine del suo primo libro  – Storia dei fatti di Ghiaie – don Cortesi  presenta Adelaide come una selvaggia tutta istinti; una bimba tanto vanitosa e golosa da farsi “reginetta” delle altre fanciulle del villaggio, selvagge e golose come lei.

 

Nel seguente brano, apparentemente ingenuo, l’infido don Cortesi mette in scena Adelaide insieme alle amiche Itala e Giulia come scimmiette golose che attendono di riempirsi - mani, bocca e pancia - di ciliege.

 

Nell'orto del sig. Gerosa, che guarda sulla strada, si vendemmiavano le ciliege. Le golosette – bastava dire bambine – si fanno sotto colle palme e colle bocche aperte. I Gerosa furono larghi con loro; Adelaide, poi ne toccò un bel ramoscello carico. (Pg 31)

 

In questo brano, come si può facilmente constatare, l’aggettivo golosa è usato da don Cortesi come sinonimo di bambina.

 

Per don Cortesi, dunque, la bambina è una creatura naturalmente golosa.

 

E poiché la ciliegia è simbolo del piacere assoluto, Adelaide e le sue amiche, per don Cortesi sono bimbe dominate dal piacere e perciò libidinose.

 

Perché questa preferenza? - continua don Cortesi - Perché Adelaide aveva visto la Madonna, spiega Itala; perché Adelaide era amica di Teresina Gerosa e in chiesa si trovavano sempre assieme, spiega Adelaide la piccina, che non sentiva alcun bisogno di risolvere questo problema, proseguì il cammino, avendo cura di impoverire a ogni passo il ramoscello che si teneva in grembo.

 

In questo secondo brano, Adelaide, che ha il privilegio di aver visto la Madonna, viene rappresentata come la regina di bimbe  golose e libidinose.

(il suo grembo – luogo di concezione della vita – carico di un ramo di ciliegie, e dunque già predisposto, secondo l’infido don Cortesi, alla libidine – non potrà certo ospitare Cristo). 

 

 

 

 

 

Don Cortesi è ossessionato da Adelaide (chiunque legga i suoi scritti lo può verificare facilmente).

Soprattutto dalla verginità di Adelaide; come si può ben vedere nel brano del suo primo libro in cui racconta di Adelaide che, nel giardino dell’oratorio di Ghiaie, scorrazza, strappa, coglie, mangia fragole e sporca “la bianca verginità della veste” : l’abito della sua Prima Comunione.

 

Don Cortesi sa bene che la fragola è simbolo dell’esaltazione dei sensi, e dunque è ben consapevole che in quel modo mostra Adelaide, golosa di ciliegie e di fragole, come una bimba ipersensuale.

 

Ma non riesce a contenersi. Continuamente ripete che Adelaide è una bimba vanitosa, golosa, bramosa, sensuale, lasciva, disposta a sporcarsi, a farsi sporcare l’anima, e perdere facilmente la verginità. Adelaide dev’essere considerata come la regina di uno “sciame indiavolato” di bimbe “golosette, folleggianti desiderose di sollazzarsi” dedite a “a spassi e scorrerie campestri, monellerie, scampagnate, allegre scorribande” ….(pg 1,2,3….); una piccola discendente di Eva, appartenente a una stirpe di donne bramose, la più vanitosa delle ninfette golose, una ninfetta insaziabile, che, se ancora è vergine, prima o poi si farà sverginare.

 

 

Il suo obiettivo è chiarissimo: cancellare la vera natura di Adelaide.

 

Adelaide è una bimba semplice, generosa, buona d’animo, pudica (come l’ha descritta padre Gemelli)

Don Cortesi invece, si propone di mostrarla come una bimba contorta, furba, menzognera, soprattutto impudica.

 

Perché?

 

Chi conosce la storia della lunga Inquisizione condotta da don Cortesi su Adelaide si stupisce nel constatare che, per raggiungere il proprio obiettivo, scrive ben tre libri - 440 pagine!! - (tutti pubblicati dalla Curia di Bergamo – Società Editrice Sant Alessandro – che dunque legittima tale immondo proposito).

 

Perché tanto impegno, tanto sforzo, tanto dispendio d’energia per distruggere Adelaide?

 

Avrebbe potuto limitarsi a un giudizio negativo. Sarebbe bastato. Sapeva che tutti i preti della Curia (con pochissime eccezioni) l’avrebbero condiviso, dal momento che tutti in Curia lo stimavano come “l’intellettuale eccezionale”.

E invece…. Per distruggere Adelaide impegna tutto se stesso per tre anni!!!! 

 

Perché tanta ostinazione? Cos’ha intravisto in lei? Cosa lo turba? E Cosa lo attira? Perché è tanto assillato dalla piccola veggente del Torchio? Cosa si prefigge?

 

Perché vuole distruggere la vera natura di Adelaide?

Perché vuole che di lei si pensi quel che lui vorrebbe lei sia, e lei stessa creda di essere quel che lui vuole che sia?

 

Una cosa è chiara:

 

don Cortesi non sopporta che Gesù Eucarestia si unisca ad Adelaide,

non vuole che diventi suora adoratrice dell’Eucarestia

 

e sa bene che

 

 

perché il matrimonio mistico con Cristo sia spezzato

e sia distrutta la vocazione che la Madonna le ha affidato

Adelaide dovrà perdere la verginità.

 

 

 

 

(01 dicembre 2011)

 

 

 

 

Per distruggere la verginità di Adelaide

e separarla da Cristo,

don Cortesi le racconta oscenità

 

prefigurando così il progetto satanico, sostenuto dalla Curia,

di annientare in lei la vocazione religiosa sacramentina ricevuta dalla Madonna

e predisporla a subire una immonda relazione pedofila.

 

 

 

 

 

 

 

Come abbiamo visto, nella sua “Storia dei fatti di Ghiaie” don Cortesi non perde occasione per gettare fango sulla piccola Adelaide, proprio nei giorni antecedenti e seguenti la sua Prima  Comunione, tratteggiandola come una bimba mostruosa : bugiarda, golosa, lussuriosa, dominata dal piacere, e, soprattutto, del tutto indifferente al Sacramento. 

Ci tiene molto, don Cortesi, a ripetere che Adelaide è opposta a Cristo e all’Eucarestia, perché bimba impura, immorale, contaminata dal male nella sua stessa natura.

 

A questo proposito occorre leggere con attenzione alcuni brani del libro di don Cortesi relativi alla giornata di martedì 30 maggio 1944.

 

Sono passati due giorni dalla Prima Comunione. Adelaide si comunica per la terza volta; ma, come il giorno precedente e come farà sempre – secondo don Cortesi - riceve l’Eucarestia senza alcuna devozione.

 

Anche stamattina Adelaide si comunica (e sempre in seguito, quotidianamente) - scrive l’illustre e feroce professore del Seminario a pagina 152 del suo libro -  Don Mauro Parolini celebrò alle ore 7 la messa per la chiusa del mese di maggio; egli pure non rilevò nella fanciulla né devozione speciale, , tampoco, devozione.

 

Per don Cortesi la bimba scelta dalla Madonna è del tutto inadeguata a ricevere Cristo.

Dell’Eucarestia non gliene frega niente perché tutta presa dalla vanità, dalla golosità, dalla sensualità.

Per lui, Adelaide è astuta, furba, finge con grande abilità, è “capace di farla a tutti”, soprattutto conosce molto bene la bugia ed è guidata dalla sensualità.

Tratto malefico, che don Cortesi cercherà di mostrare rievocando in modo ripugnate il pomeriggio di quel martedì 30 maggio trascorso con Adelaide

 

Don Cortesi sa bene che da tre giorni ormai, Cristo abita misticamente nel cuore di Adelaide. Nonostante ciò, intenzionato a mostrare Adelaide come una bugiarda depravata che non ha niente di comune con Cristo, induce nella sua mente immagini impure colme di ambiguità lasciva come quelle di una novella oscena e violenta - “preScarpacifico” - tratta da una raccolta boccaccesca dal titolo significativo: “le piacevoli notti” (di un autore cinquecentesco: Gian Francesco Straparola).

 

 

1) Immagini lascive con cui don Cortesi presenta Adelaide come una bimba naturalmente licenziosa

 

Adelaide:       Ma come fai tu a mangiare il gelato? Lo mastichi. Io invece, guarda, lo succhio

Don Cortesi:  Il mio è duro: lo chiamano appunto pezzo duro...

Adelaide:      Mi piace la mandorla….Preferisco le ciliege

Don Cortesi:  ….Anche i noccioli delle ciliege sono buoni...

Adelaide.       Ma va! Quelli di pesca, si, per fare il croccante

 

2) Racconti irreali con cui don Cortesi mostra che Adelaide sa riconoscere la bugia perché è bugiarda

 

Don Cortesi: Anche quelli di ciliegia, per fare... i pallini di schioppo. Sai, adesso manca il piombo. Un tale caricò lo schioppo coi noccioli di ciliegia. Passa un lupo: spara, pumf! Ma il lupo ha preso appena un nocciolo nella schiena e scappa via. Un anno dopo ritorna ancora quel lupo. Indovina che cosa aveva sulla schiena. Indovina... Una pianta di ciliegia, colle ciliege mature

 

Adelaide: Ma va, Don Cortesi, non contarmene più. Anche tu dici bugie?... No, ma questa è soltanto mezza bugia, perché lo dici per ridere

 

Don Cortesi:  Un’altra volta quel tale..., no, era un altro, piantò in terra un osso di bue, lo innaffiò ben bene e l’anno dopo è venuto , indovina..., un bue colle corna

 

Adelaide:      Ahah! io non ci credo; un’altra mezza bugia. Due mezze fanno una intera. Contamene ancora

 

3) don Cortesi racconta ad Adelaide la storia di preScarpacifico per mostrare che è, non solo furba, ma anche interessata a immagini licenziose

 

Don Cortesi: Quale vuoi? Una da ridere o da piangere? Da ridere? Sì. Una volta.. e narro, ripulita e adattata, la novella di Pre' Scarpacifico, delle «Piacevoli Notti » di Straparola.

Adelaide:  Com’era furbo! Ancora una, , ancora...

 

La storia di preScarpacifico si può leggere in http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_P6.HTM

(favola III, LIBRO PRIMO)

 

Questa è la sintesi della novella di Pre' Scarpacifico:

 

 

tre briganti ingannano preScarpacifico, ma lui si vendica con una trappola d’accordo con la sua perpetua: li invita a un pranzo durante il quale finge di uccidere la perpetua che poi risuscita infilandole un piffero nel culo e soffiandovi dentro. Ingolositi i tre briganti comprano dal prete il piffero a caro prezzo, uccidono le mogli, ma inutilmente infileranno il piffero fra le loro natiche. I tre briganti tenteranno allora di vendicarsi chiudendo il prete in un sacco per gettarlo nel fiume. Ma anche questa volta il prete riuscirà ad ingannarli con un lusinga carnale, e poi a ucciderli.

 

 

 

 

A questo punto, non sarebbe lecito domandarsi:

 

Perché don Cortesi inonda una bimba di sette anni con immonde lascivie proprio nel giorno in cui può rivivere la gioia intensa del suo primo incontro con Cristo?

Quale finalità si prefigge?

 

C’è una sola risposta:

 

 

Don Cortesi ha capito quanto è importante la Comunione per la vocazione di adoratrice dell’Eucarestia che Adelaide ha ricevuto dalla Madonna.

E la vuole spezzare a tutti i costi.

Perciò getta cumuli di fango su di lei per imputridire la sua unione mistica con Cristo

 

 

 

Di più: queste oscenità - che hanno ferito gravemente il pudore di Adelaide - costituiscono la prima effrazione violenta alla sua verginità.

 

 

 

NB: Perché nessuno – nessun prete in quanto ministro dell’Eucarestia - ha mai chiesto conto a don Cortesi di questa subdola immissione di lascivia nella mente di una bimba di sette anni appena comunicata?

Forse hanno paura di vedere in preScarpacifico - prete ingannatore, vendicativo e assassino - la trista e tenebrosa figura dello stesso don Cortesi?

 

24 novembre 2011

 

 

 

Don Cortesi distrugge Adelaide

per spezzare il suo legame con l’Eucarestia

 

 

Il ritratto di Adelaide nei giorni della sua prima Comunione, tracciato da don Cortesi, e spaventoso.

 

Il professore del Seminario di Bergamo, mandato a Ghiaie dalla Curia per distruggere le apparizioni,  non manca mai di indurre nel lettore la convinzione che fra Adelaide e l’Eucarestia c’è un abisso, un baratro incolmabile, ancor più profondo di quel che separa peccato e purezza.

 

 

Oltre alle quattro stigmate ricordate precedentemente don Cortesi mostra che Adelaide

 

 

5) durante il catechismo in preparazione alla prima della Comunione, è disattenta, irrequieta, indifferente;

 

Verso le 16, Adelaide si recò in paese all'asilo, per frequentare la dottrinetta: per l'ultima volta. Durante l'istruzione catechistica Adelaide era solitamente disattenta, irrequieta. Quella sera, fu disattenta, ma quieta: infatti dormiva. La rev. Madre Superiora dovette ammonirla: – Così ti prepari alla Prima Comunione? –. E, per ottenere maggior attenzione, se la pose vicina. Ma era più quieta e altrettanto attenta quando dormiva. La buona Madre dovette più volte richiamarla e riprenderla. (Storia dei fatti di Ghiaie, Pg.38)

 

6) dalle suore Sacramentine dell’asilo, il giorno del sequestro, si mostra cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata, indemoniata, e dunque non può fare la prima Comunione;

 

Come sei diventata cattiva, Adelaide! Chi direbbe che questa bambina ha visto la Madonna? Certamente tu non potrai fare la Prima Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta, e anche quel poco che sapevi l’hai del tutto dimenticato in questi giorni. Sii buona, Adelaide. Se fai così, non solo non vedrai più la Madonna, ma andrai a casa dei diavolo, dritta, dritta —… Quel capriccio di bimba disavvezza alla disciplina mentale e morale e, forse, già un tantino viziata, divenne per la cugina Nunziata una cupa tragedia, il cui protagonista era il demonio. Pg.113

 

7) dalle Orsoline di Bergamo, la sera del sequestro, Adelaide si comporta come una selvaggia, furiosa, testarda, disobbediente, presupponente, proprio in preparazione alla Prima Comunione;

 

in quella timida bimba si scatenò il leoncino selvaggio. Tentò di svincolarsi, di fuggire, trascinò a forza la Madre e la compagna verso la portineria, pestò i piedi, si buttò a terra, gridò con furore, implorò con

passione, pianse con angoscia. E strillava: — Voglio andare a casa, io. Lasciami andare. Voglio andare a casa — La reazione si prevedeva, ma con quell’intensità, davvero, non si prevedeva. Fu trascinata nel refettorio delle educande. La crisi era ancora all’acme. — lo voglio andar a casa. Lasciami andare a vedere la mia mamma. Le dico appena una parola e poi torno qui ancora. Lasciami andare... Dove sono andati quegli altri? Io voglio andare a casa...

Si, cara, andrai dalla mamma. Qui ti fermi soltanto due o tre giorni, per prepararti alla Prima Comunione; poi tornerai a casa colla tua mamma e ci starai sempre. Sii buona! Gli altri signori hanno portato via la macchina... — Così, con flessuosi accenti materni, la Direttrice s’adoperava a calmarla. Invano. 121 Ma io sono già preparata per la Prima Comunione... Io debbo andare alle Ghiaie. Voglio andare a veder la mia mamma. Voglio andare a veder la Madonna... rispondeva Adelaide. Pag 122

 

 

8) il pomeriggio precedente al giorno della prima Comunione, nel convento di Gandino Adelaide è capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i calzoncini, maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente devota;

 

partito il fotografo, rimproverai la piccina: — Mi ha detto Don Mauro che anche ieri sera hai fatto capricci, hai strillato maledettamente, ti sei buttata per terra e perfino ti sei rotta i calzoncini. E’ vero, questo? Così, dunque, ti prepari alla Prima Comunione... e fai tribulare le suore, poverette... E poi pretendi di aver visto la Madonna!? Pg 129

 

9) il pomeriggio di Pentecoste, dopo la Comunione, sfarfalla, vagabonda, fa quel che vuole;

 

Adelaide è impaziente, irrequieta. Scivola via alle suore, che le adattano il vestito della Prima Comunione, ripulito e rimesso a nuovo, sfarfalla per le stanze e per i corridoi, pesta, più forte che piano, i tasti del pianoforte; vuol andar a casa e, se la macchina non c’è, anche a piedi Pg 137

 

10) anche il giorno dopo la prima Comunione Adelaide non cambia in nulla, non è per niente devota;

 

al mattino, fuori orario, la piccola fu comunicata da Monsignor Gherardo Canova. La seconda Comunione fu come la prima, cioè non più devota della prima Pag.147

 

 

 

Il ritratto mostruoso di Adelaide nei giorni della prima Comunione si riassume complessivamente nella seguente sequenza catastrofica.

 

Adelaide è:

 

1.      negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, una scema! ammessa alla Prima Comunione solo per la bonarietà (stupidità) del parroco,

2.      una “paesanella” che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione,

3.      una piccola “furbetta” sfrontata, bugiarda, alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza il Sacramento,

4.      una bimba selvaggia, golosa, posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della prima Comunione e lo imbratta dimostrando di non curare la propria purezza e la propria verginità,

5.      disattenta, irrequieta, indifferente, cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata, indemoniata, selvaggia, furiosa, testarda, disobbediente, presupponete, capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i calzoncini, maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente devota, totalmente indifferente alla Comunione

 

 

E’ questo dunque, il ritratto orripilante che don Cortesi ha nella mente quando celebra messa nel giorno di Pentecoste, alla cinque del mattino, poche ore prima che Adelaide riceva l’Eucarestia.

 

“ Alle 5,30 celebro messa, dialogata, nella bella chiesa di Ghiaie. L’offro allo Spirito di verità, per il trionfo della verità e della sua sposa, la Vergine Maria”  – scrive ( pag 134). 

 

 

Inevitabile perciò, immaginandolo mentre dice messa, domandarsi:

 

ma quale Eucarestia ha mai celebrato quel giorno don Cortesi se la sua mente era del tutto occupata dal ritratto mostruoso di Adelaide?

e quale verità ha mai cercato se già l’aveva ripetutamente affermata demolendo Adelaide con questo ritratto spaventoso?

 

Don Cortesi non tollera che Adelaide si unisca a Cristo, o meglio: non tollera che Cristo si unisca alla piccola figlia dell’ubriacone scelta da Maria.

 

                          L’unione mistica fra Adelaide e Cristo lo irrita, lo rende tanto furioso.

 

Perché?

 

17 novembre 2011

 

 

 28 maggio 1944

Prima Comunione di Adelaide

inizio del massacro

 

In tutti questi anni tante volte ho pensato al martirio di Adelaide. In particolare al giorno solenne della sua Prima Comunione, nel quale ritengo debba collocarsi l’inizio del suo calvario.

 

E’ proprio in questo santo giorno che don Cortesi, con raffinatezza diabolica, demolisce apertamente Adelaide nella sua virtù più cara: la purezza.

 

E’ proprio in questo santo giorno che don Cortesi prepara il massacro della sua verginità.

 

 

Don Cortesi capisce l’importanza della Prima Comunione per la vocazione religiosa di Adelaide, destinata dalla Madonna a una vita ben diversa dalle altre bambine, ad un compito molto elevato, a una missione eucaristica fondamentale per la Chiesa.

 

E poiché vuole contrastare a tutti i costi questa scelta del Cielo.

si attiva,

innanzitutto per annullare le differenze fra Adelaide e le altre bambine, ridicolizzando chi invece coglie in Adelaide la prediletta del Cielo.

 

Il bersaglio di tutti gli sguardi, la bambina, è in cima. Non è la più attenta, né la più devota delle compagne. Tra l’altro, si volge sovente verso una povera amica, malata di mente, che le fu messa accanto colla segreta speranza, forse, che da quel contatto colla « privilegiata » scaturisse il prodigio.

Adelaide ricevette per la prima volta il Pane degli Angeli: come tutte le altre compagne, come tutte le volte successive. Coloro che, in occasione di quel suo primo contatto eucaristico col Figlio della Vergine, attendevano straordinari segni celesti, dovettero confessare la propria delusione.

 

(Storia dei fatti di Ghiaie, pg.134 -  si noti che don Cortesi non definisce la Comunione come “Corpo di Cristo”, ma “Pane degli Angeli” e “Figlio della Vergine”).

 

 

Adelaide che si appresta a ricevere Cristo nel suo cuore, per don Cortesi, dev’essere mostrata come:

 

1)  una bimba “negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona” , una scema!!! ammessa alla Prima Comunione solo per la bonarietà (stupidità) del parroco

 

 

seppi che alla dottrinetta, presso le suore, non faceva alcun progresso, cosicché il parroco non intendeva ammetterla alla Prima Comunione; insomma, correva voce che la bambina fosse qualche cosa come una negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, se non proprio come una scema pg.79

 

 

2) una “paesanella” che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione che poi imbratterà.

 

 

Nel pomeriggio si aspettava il fotografo Nic. Velardita di Ponte S. Pietro, il quale, invitato da Verri, doveva ritrarre Adelaide nell’abito della Prima Comunione. Adelaide prendeva gusto a quella lunga veste immacolata, che le suore le avevano adattata, alle scarpette bianche, alla bella borsettina, ai guanti bianchi, all’ampio velo candido fermato sulla testa da una corona di fiorellini: era luminosa e felice come un angelo, ma un po' impacciata come una paesanella vestita di nozze….

Pag. 128

 

 

3) una piccola “furbetta” sfrontata, bugiarda, alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza il Sacramento.

 

 

Ma non le davano molto cruccio i suoi peccati; certo, non tanto da impedirle di addormentarsi, poiché, quando, a conclusione dell' esame di coscienza, la peccatrice doveva essere presa dal dolore, fu invece presa da un sonno beato. gran pensiero si dava del Sacramento, se non quando gli offriva il pretesto di distornare un fastidio. Infatti a Suor Ludgarda, che le richiedeva un servigetto, la furbetta rispose: — Non disturbarmi! Sto pensando i miei peccati  pag. 130

 

 

4) una bimba selvaggia, golosa, posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della prima Comunione e lo imbratta dimostrando di non curare la propria purezza e la propria verginità

 

 

All’asilo li attendeva un rinfresco. Quivi rividi la piccina soffocata da una densa corona di teste: stava seduta a un lungo tavolo e scriveva, scriveva, attenta, lenta, impacciata per la corta abilità e per la lunga veste. Pensate: quella settenne era tanto celebre e tanto disgraziata che già lasciava autografi, nome e cognome, poi solo il nome, poi solo le iniziali... Ma non pareva che quel giorno le richieste l’infastidissero troppo….Adelaide non sembra molto annoiata e si destreggia con disinvoltura……

 

Moltissimi la seguono anche in giardino. Le fragole attraggono la sua attenzione, cioè la sua golosità. « Ma ti sporchi le scarpette... T’insudici le mani... Ti strappi la bella veste... Bada dove metti i piedi... Per raccoglierne una, ne calpesti cento... Sta , che te le colgo io... ». Ma a chi parlo? Adelaide scorrazza, strappa, coglie, mangia: non tutte eran mature, non tutte pulite. Alcuni l’aiutano nella fatica di raccogliere, per lasciarle solo il piacere di mangiare. Sulla bianca verginità della veste fioriscono — ma sono fiori? — virgolature rosse, chiazze verdi, ombre gialle. Dinnanzi a quello spettacolo di fresca spontaneità, gli astanti si crogiolano di gioia, di ammirazione. I fotografi e i cinematografisti lavorano. Le tenerezze femminili trovano modo di scusare la fanciulla, incolpando la veste: «Poverina, il bianco è un colore tanto delicato ! »  135

 

 

 

Perché dunque don Cortesi massacra Adelaide presentandola come una bimba selvaggia, golosa, vanitosa, negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, ripugnante,

proprio nel giorno santo in cui il purissimo Corpo del Signore scende misticamente nel suo piccolo cuore per unirsi a lei, e non abbandonarla mai?

 

Una cosa appare evidente:

 

 

l’unione mistica fra Adelaide e Cristo lo irrita, non la tollera, lo rende furioso.

 

 

 

Continueremo a riflettere su questo avvenimento cruciale, cercando di rispondere il più compiutamente possibile a questa domanda.

 

 

Occorre, per ora, ricordare che in quel tempo gli amici di don Cortesi avevano convinto i nazisti a liberare il professor Cazzamalli, l’oscuro medico occultista che affiancherà don Cortesi nella sua feroce e immonda persecuzione.

 

 

12 novembre 2011

 

 

 

La chiesa presa d’assalto

 

Quanto sia importante la chiesa parrocchiale di Ghiaie per la storia delle apparizioni della Madonna e della Santa Famiglia, lo si capisce facilmente ripensando a quei meravigliosi giorni di maggio del ’44;

 

soprattutto al giorno di Pentecoste, perché quel giorno Adelaide ricevette la prima Comunione.

 

I pellegrini avevano pernottato ovunque la notte precedente, e una valanga di persone, già fin dalle prime ore del mattino, avevano stipato la chiesa, aspettando di ascoltare la S. Messa solenne ed assistere alla prima Comunione della piccola Adelaide.

 

 

Adelaide aveva atteso con grande trepidazione questo momento,

perché

l’Eucaristia, che avrebbe adorato tutta la vita, per la prima volta sarebbe scesa nel suo piccolo cuore e si sarebbe unita a lei per sempre, offrendole, misticamente, un anticipo del Paradiso promesso dalla Madonna.

 

     Chi entra nella Parrocchiale di Ghiaie dovrebbe rivivere questo momento:

 

 

dovrebbe sentire che le mura di questa chiesa parlano ancora della presenza della Madonna accanto ad Adelaide e pensare che quel giorno, 28 maggio 1944, solennità di Pentecoste, che ricorda la nascita della Chiesa, Gesù Eucarestia è sceso nel cuore di Adelaide, perché Adelaide potesse adorarLo per sempre e diffondere il Suo amore in tutto il mondo;

 

dovrebbe capire che proprio qui, nella Parrocchiale di Ghiaie, quel giorno, è iniziata la vocazione eucaristica di Adelaide ricevuta dalla stessa Vergine Santa due settimane prima, con il noto comando:  tra il quattordicesimo e il quindicesimo anno ti farai suora sacramentina;

 

e dovrebbe piangere ricordando che questa vocazione d’amore infinito voluta dal Cielo, è stata contrastata in modo efferato proprio dalla Chiesa - dominata da ministri bugiardi, doppi, abili dissimulatori, putridi e feroci, disposti a tutto, pur di sopprimere quella bimba troppo scomoda per i loro nefasti progetti di potere. 

 

 

    Chi entra nella Parrocchiale di Ghiaie,

 

dovrebbe perciò ripensare al martirio di Adelaide - innanzitutto alle parole soffrirai tanto e poi tanto - che La Vergine Santa ha detto ad Adelaide dopo averla orientata alla vocazione religiosa,

 

e comprendere che, dopo aver ricevuto l’Eucarestia, Adelaide ha seguito, col Suo Signore adorato nel cuore, una lunga terrificante crocifissione destinata a durare tutta la vita, fino alla sua morte, per mostrare alla Chiesa quanto si è allontanata da Cristo e da Maria.

 

 

Quale lavoro nefasto hanno compiuto i ministri del diavolo!

 

Tutti i segni di quella grande storia sono stati annientati!

 

Ricordiamo innanzitutto le suore sacramentine dell’asilo di Ghiaie

 

- che, quel giorno santo della prima Comunione di Adelaide, hanno attorniato la piccola prescelta da Maria come loro piccola sorella nella chiamata alla vita religiosa -

 

mandate via come inquiline inopportune dal nuovo padrone: l’attuale parroco demolitore, per conto della Curia.

 

 

 

(05 novembre 2011)

 

 

 

Il professor Angelo Meli

Preside del Seminario di Bergamo

 

l’ombra cupa di Santa Maria Maggiore sul martirio di Adelaide

 

 

Il professor Angelo Meli è testimone primario del ruolo nefasto della cultura, e in particolare della cultura Sacra, nel martirio di Adelaide.

 

Il suo curriculum vitae è di prima grandezza, come quello del feroce Inquisitore di Adelaide, suo amico, collega e stretto collaboratore.

 

Il professor Angelo Meli ha ricoperto la carica di:

 

- preside del Seminario di Bergamo dove ha  insegnato greco, ebraico ed esegesi biblica - e dunque collega dell’Inquisitore di Adelaide don Luigi Cortesi.

 

- Il professor Angelo Meli ha ricoperto la carica di direttore dell’Enciclopedia Ecclesiastica Vallardi - e dunque stretto collaboratore dell’Inquisitore di Adelaide don Luigi Cortesi, che  prenderà il suo posto alla guida della stessa Enciclopedia.


- Il professor Angelo Meli è ricordato soprattutto per aver ricoperto la carica di priore della basilica di Santa Maria Maggiore di Bergamo, alla quale ha dedicato una lunga ricerca storiografica.



In tale contesto, il professor Angelo Meli si è dedicato, fra l’altro, allo studio della cappella Colleoni dimostrando che il sanguinario condottiero bergamasco ha elevato il proprio Mausoleo distruggendo la sagrestia di Santa Maria Maggiore, non con un’azione di forza militare, ma in accordo con gli amministratori della basilica (a lui si deve anche la scoperta, nel ’69, delle ossa del Colleoni) 

Il professor Angelo Meli ha vissuto in osmosi con questa lugubre basilica seminata d’ombre inquietanti e segni massonici come l’ouroboros che circonda il volto del maestro di cappella, Simone Mayr (noto membro della loggia massonica degli Illuminati di Baviera) al quale lo stesso professor Meli, musicista amante della lingua e cultura tedesca, ha dedicato ricerche appassionate.

 

Inevitabili perciò alcune domande?

 

 

Perché un uomo di tale elevata cultura ha accettato di far parte di una commissione ecclesiastica che ha coperto un’Inquisizione ferocissima contro una bambina di sette anni?

 

(Giuseppe Arnaboldi Riva, Adelaide speranza e perdono, edizioni Villadiseriane, pp 159 – 176) http://www.madonnadelleghiaie.it/ la Bibliografia

 

Perché un uomo di tale elevata cultura ha approvato e legittimato l’immondo libro del collega don Cortesi, “Il problema delle apparizioni di Ghiaie”, utilizzato dai membri della Commissione Teologica quale strumento per la condanna delle stesse apparizioni e di Adelaide sfregiata dal collega don Cortesi con insulti terrificanti e spregevoli?

 

http://www.madonnadelleghiaie.it/allegati/001201.PDF

 

 

Per comprendere il  ruolo primario della cultura Sacra nel martirio di Adelaide si pensi che

 

 

dei 5 membri della Commissione Teologica ben 4 – come il professor Meli - sono collaboratori dell’Enciclopedia Ecclesiastica Vallardi !!

 

 

Occorre aggiungere che il professor Angelo Meli non farà parte del Tribunale Ecclesiastico – novello Sinedrio della Curia di Bergamo istituito per proseguire l’opera violenta e illegale della  Commissione Teologica e completare la sentenza di crocifissione di Adelaide.

Ma sarà “degnamente” sostituito dal Rettore dello stesso Seminario di Bergamo.

 

 

A testimonianza della stretta collaborazione fra cultura laica ed ecclesiastica a Bergamo, che si è tradotta nella consociazione omertosa con uno dei crimini più orripilanti che la storia della Chiesa conosca, occorre tristemente segnalare che, al professor Angelo Meli, il Comune natio di Trescore Balneario ha intitolato la Biblioteca civica.

 

Come ha fatto il Comune di San Paolo d’Argon per il suo illustre concittadino: l’Inquisitore don Cortesi.

 

 

La cultura, e in particolare la cultura Sacra, a Bergamo sanno mascherare abilmente il servizio che continuano a prestare, in perfetto accordo, alla violenza.

 

Il professor Monsignor Angelo Meli è autore del sublime testo natalizio  Astro del ciel, pargol divin”.

Perché un animo tanto sublime non ha difeso una bambina di sette anni - un pargolo, tanto ferocemente suppliziato?

Che rapporto c’è fra nobiltà d’animo e ferocia verso gli inermi?

 

(22 luglio 2011)

                  

 Il professor don Luigi Sonzogni

 confessore e poi giudice di Adelaide

 

per sostenere la feroce Inquisizione

 del collega don Cortesi

 

 

 

La principale Istituzione ecclesiale responsabile del martirio di Adelaide è Il Seminario Arcivescovile di Bergamo.

 

Molti docenti dello stesso Seminario infatti, hanno favorito, sostenuto e legittimato la feroce Inquisizione del loro collega don Cortesi.

 

A cominciare dal Rettore Monsignor Cesare Patelli, corresponsabile primo di tutta l’opera criminale svolta da don Cortesi, in Seminario e nelle diverse Istituzioni ecclesiali utilizzate dallo stesso don Cortesi per condurre a termine il proprio disegno delittuoso.

 

La responsabilità di Monsignor Cesare Patelli è aggravata dall’aver fatto parte del collegio dei cinque giudici del Tribunale Ecclesiastico, che, nel maggio-giugno 1947 hanno “massacrato”, con asfissianti interrogatori, la piccola Adelaide di 10 anni – condotta a forza davanti a loro priva di ogni difesa!!  dopo esser stata, per tre anni!, sequestrata, vessata, squassata nel corpo, nella mente e nell’anima dalle suore Orsoline e della Sapienza; e terrorizzata, suggestionata e sedotta dall’Inquisitore don Cortesi mediante assillanti condizionamenti mentali e disoneste contiguità fisiche.

 

Oltre ad aver calpestato i diritti fondamentali di un minore, quale giudice di quell’infame Tribunale Ecclesiastico, Monsignor Cesare Patelli è altresì corresponsabile dei giudizi spietati scritti da don Cortesi nel suo libro contro Adelaide e la sua famiglia – Il problema delle apparizioni di Ghiaie

 

libro immondo,

 

-          frutto di una ferocissima Inquisizione

-          redatto in Seminario,

-          pubblicato dalla Curia – edizioni SESA – coi soldi delle offerte dei pellegrini,

-          utilizzato dallo stesso Rettore e dagli altri giudici Tribunale come principale prova d’accusa contro la piccola Adelaide.

 

Torneremo sulle corresponsabilità dei Superiori di don Cortesi nei crimini da lui commessi.

 

Ora vorremmo aprire una pagina sul subdolo affiancamento di alcuni professori del Seminario di Bergamo all’opera scellerata di don Cortesi.

 

In particolare vorremmo soffermarci sulla confessione strappata ad Adelaide da un collega di don Cortesi, il Prof. don Luigi Sonzogni insegnante di teologia dogmatica del Seminario, che, nel settembre del 1945, nel convento delle Orsoline di via Masone, sollecita Adelaide  - “massacrata” qualche settimana prima da don Cortesi nelle immonde nottate di Ranzanico  - a una Confessione Sacramentale per preparare così il terreno allo stesso don Cortesi libero poi di piegare definitivamente Adelaide a negare per iscritto, in una successiva atroce Confessione Sacramentale, le sue apparizioni.

 

E’ la stessa Adelaide che lo confida alle pagine di un quaderno

 

“ Per farla finita con tutti, al Sacerdote Don Sonzogni mi accusai che non era vero ciò che narravo della Madonna… poi, don Cortesi mi portò da sola per interrogarmi in una sala delle Suore Orsoline di Bergamo, e, dopo aver chiuso le porte, mi dettò le parole da scrivere sullo sfortunato biglietto.”

 

http://www.madonnadelleghiaie.it/italiano/scheda.asp?IdScheda=651

 

Dopo pochi mesi da quella confessione il Prof. Don Luigi Sonzogni farà parte della Commissione Teologica incaricata dal Vescovo di esaminare e giudicare le apparizioni di Ghiaie e Adelaide.

 

(Con lui altri due colleghi del Seminario, amici suoi e di don Cortesi:

- il Prof. Angelo Meli, insegnante di Sacra Scrittura nonché Preside degli studi del Seminario;

- il Prof. G. B. Magoni, insegnante di Diritto Canonico del Seminario, e Cancelliere della Curia Diocesana).

 

il Prof. Don Luigi Sonzogni, si troverà così a svolgere il ruolo di commissario-giudice di una bimba suppliziata, dopo averla spinta alla confessione con l’inganno!!

 

 

il Prof. Don Luigi Sonzogni è ricordato dal Cancelliere della Curia di Bergamo  Monsignor Pesenti nell’incontro del Consiglio Presbiterale diocesano. presieduto da S. E. il Vescovo mons. Roberto Amadei di Mercoledì 11 ottobre 2000 alle ore 15.00, nell'aula magna della comunità di Teologia del Seminario di Bergamo

per negare per l’ennesima volta le apparizioni di Ghaie e la verità sul martirio di Adelaide.

 

http://www.madonnadelleghiaie.it/italiano/scheda.asp?IdScheda=778

 

 

Dobbiamo continuare a pensare che,

pur di salvaguardare la propria casta, i ministri del Sacro sono disposti a calpestare cinicamente persone e Sacramenti?

 

 

 

(15 luglio 2011)

           Il prete della “bonifica”

 

“… e poi monsignor Luigi Cortesi, grandissimo uomo di cultura, docente di Teologia morale ed Epistemologia, una mente eccelsa e inarrivabile; noi studenti leggevamo i suoi trattati, convinti di averli capiti, poi li rileggevamo e…dovevamo riapprendere di nuovo

 

così conclude il suo ricordo Monsignor Achille Sana nell’intervista rilasciata a “Il Giorno”  il 12 giugno 2011. 

 

Ormai è scontato: in Curia a Bergamo don Cortesi è una divinità cui bisogna tessere lodi sempiterne. Allo stuolo sconfinato di idolatri si è aggiunto, buon ultimo, Monsignor Achille Sana, Rettore del collegio vescovile Sant’Alessandro che esalta gli scritti di Cortesi.

 

Ma davvero li ha letti gli scritti di don Cortesi, ad esempio gli articoli dell’Enciclopedia Ecclesiastica Vallardi? Credo proprio di no.

 

Ha mai letto ed esaminato almeno la prima opera di don Cortesi Note per uno studio dell’individualità umana ispirata alla pseudoscienza razzista del prof. Nicola Pende, nota come “ Biotipolgia  o “Bonifica umana razionale”?

 

Ha mai letto, Monsignor Achille Sana, il capitolo “Il Biotipo di Adelaide” nel libro Il problema delle apparizioni di Ghiaie dello stesso don Cortesi? 

Certamente no. 

Non ha mai letto né l’uno né l’altro libro.

 

Per questo lo invito a farlo adesso

 

Soprattutto lo invito:

 

- a soffermarsi sul terrificante giudizio scritto da don Cortesi (che sono costretto a ripetere per l’ennesima volta)  l’anima di Adeleide è un nodo di vipere uno scrigno chiuso custodito da sette draghi (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 115-116),

 

- e poi, se avrà ancora il coraggio, a riflettere sull’ansia incontenibile dello stesso don Cortesi di rinverginare Adelaide; come egli stesso afferma più volte, sempre nel suo “Il problema delle apparizioni di Ghiaie

 

.. anche oggi, dopo tanti mesi di silenzio e di educazione intesa a rinverginare il suo spirito, Adelaide non tollera di essere intruppata (pg. 173)

 la flora selvaggia della sua anima non accenna ancora a costituirsi in giardino (pg. 168)

 

Voglio aiutarlo e con lui aiutare i Monsignori della Curia che ancora non vogliono vedere la natura dell’opera terrificante del loro “campione”.

 

Rinverginare l’anima di Adelaide significava per don Cortesi, bonificare Adelaide, bruciare in lei le forme di male ereditato a causa del peccato originale, purificarla dall’eredità acquisita dal padre ubriacone, e riplasmarla

come aveva appreso dal razzista prof. Nicola Pende che presumeva di

«riplasmare gli uomini concepiti col peccato originale mercé la scienza per diventare degni del loro Divino Creatore» (Note per uno studio dell’individualità umana, pp. 6-7)

 

Certo è difficile vedere in faccia la verità:

 

è difficile vedere il volto di un prete superbo oltre ogni limite, che considerava, come gli alchimisti, l’opera di redenzione operata da Cristo imperfetta e bisognosa di essere perfezionata perché l’uomo venisse “rinverginato” ovvero restituito “ad similitudinem primitivae  ac incorruptae naturae” tramite la scienza.

 

Certo è difficile vedere in faccia la verità:

 

è difficile guardare altresì, il terrificante martirio della piccola Adelaide, e in quel martirio vedere il turpe peccato accuratamente celato che ottenebra da tempo la radice profonda della Chiesa bergamasca, una radice antica, ormai putrida e velenosa, che nutre la superbia mentale insieme alla peggiore impudicizia carnale.

 

Cerchi dunque di capire Monsignor Achille Sana.

 

E si domandi:

 

Perché tanta ossessione di don Cortesi per Adelaide?

 

Per contrastare e demolire il messaggio delle apparizioni di Ghiaie don Cortesi avrebbe potuto utilizzare tutta la propria insuperabile intelligenza e tutta la propria immensa cultura. 

Invece si è dedicato anima e corpo ad Adelaide.

 

Perché ha sottoposto la bimba di Ghiaie a mille esperimenti sacrileghi di suggestione mentale per ben tre anni?

Perché voleva rinverginarla a tutti i costi?

 

Perché ha voluto impossessarsi di lei nella carne e nello spirito, costringendola a subire la seduzione della carne e dello spirito, “bestialmente” (in senso apocalittico s’intende) ?

 

Perché ha voluto rescindere con violenza terrificante la vocazione di Adelaide?

 

E perché la Chiesa l’ha sostenuto completando la sua Opera “bestiale”?

 

Non risponderà, preferendo nascondere, come gli altri, il peccato “bestiale” della Chiesa, e morire con esso.

 

Preferirà girare la testa davanti all’orrore di una bambina turpemente martirizzata dal clero come non vorrà vedere i numerosi abusi del clero, come quelli denunciati in questi giorni da un bergamasco, oggi quarantenne, entrato a 13 anni al Seminario Vescovile di Bergamo, costretto a ricevere la notte, fra le lenzuola, la visita immonda del padre spirituale “che faceva quel che voleva”.  (Il Giorno 16 marzo 2011, pag.24)

 

Invito infine Monsignor Achille Sana,

a comprendere perché la “mente eccelsa e inarrivabile” del suo illustre professore è coronata da due corna, come l’ha mostrata egli stesso alla piccola Adelaide (Il problema delle apparizioni di Ghiaie 217).

 

(22 giugno 2011)

               L’autoritratto di un alchimista

 

Al Cancelliere della Curia di Bergamo e al Vescovo chiedo nuovamente di spiegare ai fedeli e alla Chiesa tutta, perché la stessa Curia si ostina a non bandire come anticristiano il libro scritto da don Cortesi dal titolo “il problema delle apparizioni di Ghiaie” editato nel 1945 dalla stessa Curia e usato dal Tribunale Ecclesiastico per condannare le apparizioni di Ghiaie e la stessa veggente Adelaide Roncalli, orrendamente sfigurata in questo stesso libro con un giudizio terrificante: “nodo di vipere scrigno chiuso custodito da sette draghi”, giudizio del quale la stessa Curia è tuttora responsabile.

 

L’abbiamo più volte rimarcato.

 

Gli ecclesiastici della Curia sanno bene:

- che quel libro rivela di quale subdola ed efferata violenza è stato capace un membro della Chiesa;

- e che per essere fedeli a Dio devono denunciare come criminale l’Inquisizione condotta dall’autore di quel libro sulla piccola Adelaide.

 

Ma questo prezzo non intendono pagarlo, preferendo difendere la sua bestemmia raccapricciante, rimanere imprigionati nelle sbarre costruite da lui per loro e continuare a negare Dio insieme a lui dopo averlo innalzato agli altari.

 

Sanno bene altresì che l’impresa, qualora la intraprendessero, è assai difficile.

 

Perché, per disfarsi di quel libro dovrebbero prima capirne il senso profondo.

Cosa ardua per loro abituati a chiudere gli occhi davanti all’evidenza di una verità spaventosa, viscida e inafferrabile come un nodo di vipere, appunto, e terrificante come uno scrigno custodito da draghi. Verità repellente nella quale sarebbero costretti a riflettere la loro stessa condizione e la loro stessa immagine.

 

A partire dall’autoritratto tracciato dallo stesso don Cortesi nel suo libro a pagina 217, che illumina tutto il libro conferendone il senso profondo

 

“anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte”

 

Dinnanzi a questo ritratto pauroso gli ecclesiastici della Curia potrebbero accontentarsi di ricordare che il Sommo Sacerdote nel Vecchio Testamento portava un copricapo con due corna, e che  i Vescovi nella Chiesa portano la mitria con due corna per indicare la pienezza del loro Sacerdozio, ma non basterebbe certo per comprendere quale tipo di sacerdozio ha rivelato don Cortesi mostrando la propria fronte ornata naturalmente da due corna e non dal copricapo con le corna.

 

 

In un precedente articolo (Il prete satiro) abbiamo affiancato l’autoritratto di don Cortesi a quello del fauno con le corna dipinto da Pier Paolo Rubens

e rammentato che lo stesso don Cortesi, definendo Adelaide una ninfetta, ha rivelato la propria seduzione impura strumentalmente pedo-fila nei confronti della bimba ritenuta da lui lussuriosa. 

 

 

 

 Ora proponiamo di raffrontare l’autoritratto di don Cortesi alla testa cornuta del Mosè di Michelangelo, ricordando, come hanno fatto notare gli studiosi, che questo Mosè distoglie lo sguardo dalle tavole della legge che lascia scivolare di mano liberandosi così dalla disciplina dei comandamenti, per assumere l’aspetto del toro cornuto quale sapiente figura dell’alchimista cercatore della verità nascosta altrove.

 

Continueremo a indagare il mistero di don Cortesi alchimista, soprattutto nella sua ansia, più volte dichiarata nel suo libro, di voler rinverginare l’anima di Adelaide.

 

Per ora ci preme ricordare che non a caso il vescovo di Bergamo ha indossato una casula diabolica per celebrare i funerali di Yara:

 

 

le corna di don Cortesi, sacerdote alchimista, sono un’eredità mai sconfessata, ancora attuale in Curia, ed esibita a Bergamo.

 

(09 giugno 2011)

 

 

                           GLI  ARUSPICI 

 

     Nell’esame delle pudende di Adelaide

 

A Monsignor Bertocchi, parroco di Sotto il Monte, tanto scrupoloso nell’esibire documenti che dimostrerebbero le numerose ritrattazioni di Adelaide,

torno a chiedere con insistenza:

 

di leggere la pagina de “la fonte sigillata” nella quale Monsignor Bramini, difensore di Aelaide, rivela gli elementi essenziali della testimonianza ricevuta dalla stessa piccola veggente di Ghiaie su quanto è accaduto il 05 luglio 1944, nel convento di Gandino delle suore Orsoline;

ovvero:  fin dove fu spinta la “visita alle pudende” eseguita dal professor Cazzamalli con la presenza attiva di don Cortesi

 

Le frasi più significative di questa pagina si trovano nella sezione DOCUMENTI del sito internet madonnadelleghiaie. it

In merito alla visita completa del 5 luglio 1944

 

 

·         Don Cortesi fece denudare Adelaide perché Cazzamalli potesse esaminarla

·         i due aruspici, don Cortesi e Cazzamalli, credevano di trovare….. laggiù la chiave del segreto delle apparizioni

·         i demoni dietro loro sghignazzavano e subsannavano

·         In quel momento l’angelo custode della bambina dovette coprirsi il viso con le ali

 

 

Per capire meglio lo scenario turpe rivelato da Mon