Incontri
Adelaide e Candido

domenica 14 maggio 1944, seconda apparizione.
Da “Adelaide speranza e perdono” di Giuseppe Arnaboldi
Riva ( pp 22, 23)
Lasciata
un’altra volta sola nel prato, rapita ancora dalla stupenda visione che le ha
riempito l’anima, Adelaide non riesce a muoversi, non riesce a parlare. E
quando si rialza, non apre bocca ma, chiusa nel raccoglimento, si avvia,
assorta nei suoi pensieri, verso il Torchio, seguita dalle piccole amiche che
non hanno il coraggio di porle alcuna domanda, come del resto nessuno in quel gruppetto
di primi curiosi osa avvicinarsi a lei e importunarla. È un piccolo corteo
molto composto quello che ritorna al Torchio in questa sera di festa piena di
pace: una piccola processione silenziosa accompagnata da un sommesso bisbiglio,
dal rumore dei passi sopra il sentiero ghiaioso e sassoso, dal fruscio del
vento fra i rami, attraversati dalle rondini che passano in fretta incrociando
il loro volo nel cielo azzurro appena colorato dalle prime nubi rosate.
Ma ad un tratto,
irrompe la voce ansimante di Candido un ragazzo della parrocchia che non appena
ha sentito la notizia delle apparizioni dalla madre, è partito di gran carriera
per incontrare Adelaide.
«Adelaide!
Ascolta! Ho saputo che tu vedi la Madonna» le dice trafelato. «Prova ad
andare ancora a vedere se ti appare» la supplica col respiro affannato
confessando la ragione estremamente importante che lo ha mosso con
quest’urgenza: «Voglio sapere se io potrò essere sacerdote
consacrandomi a lei». Poi, strappando la carriola dalle mani di Itala con
fare deciso la sollecita ad entrare, inverte il percorso, e senza tanti
scrupoli riparte per il campo, inseguito da Bettina e
Severa, che, senza protestare, decidono
di fermarsi
più indietro.
Condotta
un’altra volta sul posto dell’apparizione, Adelaide di nuovo s’inginocchia
dentro la carriola e inizia a pregare mentre Candido, che è molto più alto di
Adelaide, si piega devotamente al suo fianco, sul prato accanto a lei, estrae
da una tasca della giacchetta la corona del Rosario, la porge ad Adelaide e la
condivide con lei.
Chiunque
abbia la sorte di vedere in mezzo a questo campo i due giovani, lei una bimba
di sette anni e lui un ragazzo appena adolescente, meravigliosamente uniti
dalla corona di Ave Maria,non potrebbe che intenerirsi. Come due frutti della
selva benedetti e puri, addormentati in quel gran silenzio dei campi, avvolti
in quella stessa natura fresca e rigogliosa di maggio, Adelaide e Candido
pregano insieme e insieme si allontanano dal mondo, incuranti di ogni giudizio
e rispetto umano, fiduciosi solo nella risposta del Cielo
e nella
verità di ciò che a loro è stato insegnato. Nella più totale innocenza Adelaide
e Candido hanno unito le loro anime costringendo il Cielo a intenerirsi e a
mantenere la promessa della sua presenza in mezzo ad ogni coppia unita nella
preghiera. Il loro è un volo verso il
Cielo spiccato insieme elevando le loro anime nell’azzurro, incontro all’amato
Signore. Lo stesso volo armonioso
dei colombi che Adelaide può ancora vedere davanti ai suoi occhi
Il punto di
luce appare allora un’altra volta ad oriente si fa globo, li raggiunge, li
avvolge e, finalmente lo sguardo di Adelaide incontra il viso bellissimo e
radioso della Madonna. Candido se ne accorge.
«Diglielo!»
la sollecita allora continuando a tirarla per il grembiule. «Diglielo!
Diglielo! Chiedile se io sarò sacerdote!» la sollecita continuando a
pressarla con insistenza; finché Adelaide, radiosa in volto, con un cenno della
testa gli comunica: «La Madonna è qui che ti sorride» riempiendolo così
della sua stessa immensa gioia. Candido continua a guardare la sua piccola
amica e aspetta che tutto finisca, ansioso di ascoltare la conferma di quel che
ha sempre sperato, mentre la felicità invade ormai tutto il suo cuore. È
contento. Ha capito che il suo desiderio si avvererà e lui saràprete.
Ma proprio
quando tutto intorno sembra ormai risuonare di quel grande gaudio, d’un tratto,
con un gesto brusco e improvviso, emettendo un gemito di terrore, Adelaide si
copre il volto e lo nasconde tra le mani, inorridita da una visione spaventosa
che le è passata davanti agli occhi. Dopo qualche istante però, svanita
quell’immagine paurosa, la bimba può ammirare di nuovo la bellezza radiosa e
paradisiaca della Madonna che lentamente si allontana nel cielo azzurro
salutandoli con gioia.
«Cosa ti
ha detto? Cos’ha risposto?» le domanda allora, trepidante il povero Candido
che non sta più nella pelle.
«Mi ha
detto: sì, egli si farà sacerdote missionario, secondo il mio
Sacro Cuore quando la guerra sarà terminata» gli risponde la piccola
Adelaide facendolo saltare dalla gioia fino al settimo cielo. Una notizia
esaltante per Candido, che senza indugi lascia la corona del Rosario nella mano
di Adelaide e corre come un matto verso casa.
(05 luglio 2011)

Le numerose testimonianze su Adelaide Roncalli
costituiscono frammenti di uno stupendo mosaico, dal quale emerge la figura di
una persona buona, gentile, riservata, sensibile, che non ha mai perso la fede in
Dio e la fiducia nella Madonna nonostante il terrificante calvario al quale
numerosi e illustri membri della Chiesa l’hanno sottoposta.
Corre l’anno 1955.
La nostra testimone è un’allieva
infermiera del Policlinico di Milano. Si chiama Adelaide, proprio come la
collega del primo corso che timidamente le rivolge la parola nel dormitorio e
le domanda – sei di Bonate?
– perché ha bisogno di sentire vicino qualcuno che le parli della sua terra benedetta
dall’apparizione della Madonna, dalla quale è stata allontanata perché accusata
di essere una bugiarda.
La nostra testimone ignora che sulle
spalle di quella giovane allieva del primo corso, da tutti conosciuta come
Anna, pesa una croce terribile.
Ignora che, poco più di un anno
prima, il 27 dicembre 1953, quella ragazza è stata brutalmente cacciata dal
convento delle suore Sacramentine di Lodi per volontà
della Curia di Bergamo con l’avallo della Chiesa di Roma.
Non sa, e non lo saprà mai da lei,
che quella ragazza ha rischiato di morire di crepacuore per questa rescissione
violenta della vocazione e per gli abusi terrificanti, ininterrotti, subiti per
anni dal suo putrido Inquisitore e dalle suore.
E dunque non può capire che le
ripetute angherie delle suore dell’Ospedale (bene informate del suo nome e
della sua storia crudele) che si abbattono su di lei, sono solo una tappa
dell'itinerario doloroso tracciato per lei dalla Vergine.
Parlerà tre volte con lei in quel
dormitorio. Fugacemente. Scoprirà che quella ragazza si chiama Adelaide
Roncalli, ed è la veggente di Ghiaie.
Di lei conserverà un’immagine
stupenda, rivelatrice:
inginocchiata in fondo alla
camerata, ai piedi del suo letto nelle luci blu per la notte, mentre prega con
fervore, assorta…..nella visione di Colei che l’ha scelta come figlia e sempre
accompagnata nella via della Croce che le ha predetto.
I Monsignori di Bergamo e di Roma
autori e sostenitori della rescissione feroce della vocazione di Adelaide,
sappiano dunque, di aver condannato se stessi senza appello ed esaltato al
contempo l’umiltà della piccola martire, la quale, accettando la Croce
impostale da loro, in quel luogo di dolore non destinato a lei, ha confortato e
alleviato le sofferenze di tanti ammalati. E che, grazie alla sua
intercessione, nel 1966, un prete gravemente ammalato, don Ettore Bonaldi è guarito da una forma irreversibile di leucemia
che l’aveva colpito. Don Ettore guarì di
leucemia nel 1966
L’incontro con Adelaide: di Adelaide P.
Ho
conosciuto Adelaide Roncalli al corso per infermiere al Policlinico di Milano
nel ’55; io avevo 15 anni, frequentavo il terzo anno (l’ultimo) e stavo
preparando la tesi (radiologia).
Nel dormitorio si è
presentata lei la prima volta
Sei
di Bonate? – mi ha domandato
Si
– ho risposto
Anch’io
sono di Bonate – ha aggiunto
Non
ti ho mai vista – le ho detto
Io
sono di Ghiaie di Bonate – ha replicato lei
Ecco
perché non ti ho mai vista - ho
esclamato io. Sapevo soltanto che lei
frequentava il primo anno e la chiamavano Anna.
L’ho incontrata di
nuovo in dormitorio la sera seguente.
Allora
è andato tutto bene, lo studio, oggi? – le ho domandato
Sì,
con un po’ di fatica….. – mi ha risposto
Eh
sì, è un po’ faticoso – le ho confermato – il corpo umano è difficile
Io
mi impegno – mi ha detto – ma non riesco…la mia testa…..
Io
avevo frequentato un corso accelerato di avviamento e poi il corso d’infermiera
e stavo preparando la tesi del terzo anno. Lei invece, era al primo corso per
infermiera dopo aver frequentato il corso di avviamento.
Io
cercavo di incoraggiarla e a volte facevo osservazione alle suore che spesso la
sgridavano perché era un po’ lenta, non era puntuale e organizzata nel gestire
la sua persona e il suo abbigliamento.
Le
suore a quei tempi negli ospedali erano intransigenti per quanto riguardava
l’ordine, la pulizia, la puntualità e il regolamento.
Io
l’ho trovata brava, buona, sensibile, un po’ taciturna (non era però nel mio
reparto di radiologia)
L’ho incontrata una
terza volta in dormitorio, la sera
Allora
dove abiti alle Ghiaie? – le ho domandato
in
cima al paese, in quella casa in cima, in fondo… - mi ha risposto
Ma
io so che là abitava una ragazza che si chiamava come me: Adelaide – le ho
detto
E
io so che tu ti chiami Adelaide - ha aggiunto lei - Ti devo fare una confidenza: anch’io mi
chiamo Adelaide
Allora
abiti lì……allora sei l’Adelaide che ha visto la Madonna?
Eh
sì, ssssss…. – ha confermato lei invitandomi ad abbassare la voce
Ah
allora sei te? E’ vero che hai visto la Madonna? Dimmi! com’era?
Era
bellissima, non posso descrivere com’era bella, una luce che non so descrivere….E
nessuno mi ha creduta….solo mia mamma mi ha creduto…..Poi mi hanno messo in
collegio - ha concluso in lacrime
Nella
camerata del dormitorio c’erano sessanta letti e io la vedevo in fondo alla
camerata, la sera.
Quando si spegnevano
le luci e restavano le luci blu per la notte, Adelaide s’inginocchiava ai piedi
del suo letto e pregava con fervore, assorta.
Ci
salutavamo quando ci si incontrava, ma non ci siamo più parlate perché io sono
rimasta al Policlinico per soli due mesi, trasferita poi in un altro ospedale
per la mia specializzazione.
(19 maggio 2011)
L’incontro del Dottor Pietro
Ruggeri con Adelaide
Nei primi giorni
delle apparizioni, il dottor Pietro Ruggeri ricevette l’incarico, dal parroco
di Ghiaie don Cesare Vitali, di esprimere parere medico scientifico circa gli
avvenimenti soprannaturali che accadevano alla frazione Torchio della propria
parrocchia, appartenente alla “condotta sanitaria” di Bonate,
di competenza del dottor Ruggeri quale Ufficiale Sanitario di Ponte S. Pietro.
Il dottor Ruggeri
vi si recò, senza alcun preconcetto. E solo per svolgere il compito che gli era
stato affidato.
Per anni il dottor
Ruggeri continuò a rievocare, in famiglia, il suo incontro con la piccola
Adelaide.
Il figlio del
dottor Ruggeri lo ricorda così.
Da rilevare, la
semplicità del racconto e il linguaggio poetico, l’unico capace di esprimere la
“Meraviglia indicibile” di un medico che, coi suoi occhi e con le sue mani, ha
visto e toccato un “luogo” d’incontro del Cielo con la terra.
LA MADONNA DELLE GHIAIE (MAGGIO 1944 ) ricordo del dottor Pietro Ruggeri alla famiglia
Un gruppo di
povere case sovrastate dal campanile della chiesa: da un lato una radura
abbastanza brulla, quasi una pietraia che portava alle rive del Brembo
dall'altra un verde paesaggio, con il prato inondato dal sole. Le campanule,
riversate nel campo, erano là come un azzurro ruscello. Sullo sfondo il bosco
del Ferrari.
Queste erano le
Ghiaie di Bonate.
E proprio qui la
piccola Roncalli ha la prima visione.
Adelaide è
inginocchiata nei pressi del piccolo corso d'acqua ed ha le mani giunte, e
sente il profumo del Paradiso: ogni giorno, per più giorni, sempre alla stessa
ora, ha i suoi incontri Celestiali. Ed è in questo preciso momento che il papà,
nostro medico condotto della zona, entra, così per dire, nel vivo di questa
vicenda mistica: viene chiamato dal parroco delle Ghiaie perché un dottore
verifichi, per quanto possibile, la sincerità della fanciulla e, attraverso
alcune sollecitazioni, dia il suo parere professionale circa le reazioni della
piccola.
Proprio nel
momento in cui Adelaide entra in contatto con la Madonna, il papà le si
avvicina e accende più volte un fiammifero la cui fiamma lambisce le sue manine
giunte senza provocare alcun segno di fastidio; più volte quelle piccole mani
vengono punte anche da un ago, ma la bimba non reagisce rapita com'è in uno
stato di "trance".
Il responso medico
è di cauta ma di giusta meraviglia di fronte ad un comportamento non naturale.
Molti affermeranno
poi che il sole si era messo a ruotare vertiginosamente nel cielo....
La notizia delle
"apparizioni" si propaga e la gente accorre: dapprima sono sparuti
campanelli, ma con l'andare del tempo, una folla enorme, incalcolabile, invade
la piccola frazione e vuol portarsi a casa un ricordo del sito Benedetto: un
fiore, una pietra, un ramoscello. Già il....ramoscello: il bosco del Ferrari
viene raso al suolo.
Notizie biografiche.
Il dottor Pietro Ruggeri è nato a Madone nel 1901.
Ha iniziato la missione di medico condotto a
Dezzo di Scalve. L’ha
continuata poi a Casazza, a Suisio,
a Rovetta con Fino, e da ultimo a Ponte San Pietro
dove ha rivestito anche l’incarico di ufficiale sanitario.
Ovunque ha saputo conquistarsi le simpatie
della popolazione. Ancor oggi molti ne rimpiangono la memoria ricordando la sua
calda cordialità, la sua premura e le sue capacità professionali.
Sempre solerte e premuroso, per arrivare al
capezzale dei suoi pazienti percorreva lunghi tratti di strade e sentieri, in
ogni tempo, con tanti sacrifici e in mezzo a grandi disagi - specialmente negli
anni della guerra.
Ha educato i figli alla fede cristiana anche con l’esempio: non mancava mai di accorrere in aiuto di chi aveva bisogno del suo aiuto materiale e della suo sapere medico.
Fervente
divulgatore dell’AVIS, uomo di viva e spontanea cordialità, il dottor Ruggeri
ha saputo farsi apprezzare altresì come compositore di poesie vernacolari nelle
quali ha tradotto l’amore profondo e sincero per la vita e i costumi della sua
gente.