Candido Maria Maffeis

testimone e martire di Maria Regina della famiglia

 

 

                                                    

Descrizione: Descrizione: Descrizione: coinip1Pur essendo, dopo Adelaide, il principale testimone delle apparizioni di Ghiaie, Candido è poco conosciuto; anche dai fautori delle apparizioni, che si son fatti intimorire dalle ignobili calunnie gettate come fango, negli anni, contro di lui;

 

calunnie terrificanti, pensate e seminate ad arte negli ambienti curiali, nei conventi, nelle sacrestie, per distruggere il suo ministero sacerdotale, prova concreta della veridicità delle apparizioni.

 

E per questo, ci resta poco di lui.

 

Molti documenti del suo archivio sono stati distrutti, non solo per incuria o difficoltà di conservazione, ma anche per un ordine scellerato e interessato di membri della Chiesa-Istituzione che hanno imposto ad eredi e amici di Candido, subito dopo la sua morte, di bruciare i suoi scritti ! Intimazione brutale e incivile propria di un potere feroce, ricattatorio, minaccioso e oppressivo degno della peggiore Inquisizione – che tuttavia conferma l’azione coscientemente violenta e distruttiva condotta dalla Chiesa-Istituzione contro le apparizioni di Ghiaie e i suoi testimoni.

 

Le calunnie contro di lui lo hanno fatto soffrire atrocemente.

 

Il testo di seguito riprodotto, scritto da padre Candido di suo pugno durante un’adorazione eucaristica, fa parte dei documenti miracolosamente salvati dalla distruzione imposta da un clero corrotto, disposto a tutto pur di annientare cose e persone, anche consacrate, testimoni della verità delle apparizioni della Madonna alla piccola veggente martire Adelaide Roncalli.

Questo documento, che risale al periodo trascorso da padre Candido a Bologna, introduce al grande mistero celato per tutta la vita da questo sacerdote santo.

L’Eucarestia è Gesù vivo.

Non è difficile perciò, capire Chi parla in prima Persona.

 

 

Non avete esitato e avete tradito un ministro di Dio che vi considerava fratelli e lo avete bastonato come Caino il povero Abele. Voi non sapete, non avete provato cosa voglia dire soffrire e portare il peso delle proprie sofferenze anche umane e psicologiche e morali e lo avete assassinato, questo povero Cristo, sapendo di ucciderlo nell’anima, nell’onore per farvi belli e giusti e santi davanti a chi lo ha condannato a una morte morale che non auguro a nessuno, ma a voi sì.

 

Ricordo l’ultima telefonata fatta a casa mia, credevo fosse impazzito dal dolore, ma quella frase: “Avete voluto senza carità e amore la mia testa e il mio sangue, ebbene quelle gocce scenderanno su voi e sui vostri figli fino alla terza generazione”… Temo per voi tutti. Ma in modo speciale per i vostri figli. Voi non avete più saputo nulla di lui. E’ meglio così. Se lo vedeste, è l’ombra di un uomo ridotto al nulla, non ha più sorriso, se ne è andato lontano portando davanti a Dio il tormento di non sapervi più perdonare. Non riesce a perdonarvi e mi dice che morirà maledicendovi. Chiede a Dio di chiudere gli occhi alla vita quando saprà che di voi non esiste più nessuno. Quale pazzia! Quale bestemmia! Detta da un prete che era tutto sorriso, gentilezza, cordialità, io tutto questo lo reputo un sacrilegio per voi e mi duole dirlo…anche per lui.

 

E voi appartenete ai focolarini, vi sento e vi vedo quando fate le conferenze nelle aule gremite di giovani sposi, fate riunioni, parlate d’amore, di esperienze umane e spirituali, fate anche la Comunione, ascoltate la Messa e non avete avuto compassione di un povero malato e lo avete ucciso sottoscrivendo così la vostra condanna. Non si toccano in quel modo i ministri di Dio, anche se manchevoli. “Non toccate i miei consacrati”. Non so quale demone vi ha consigliato quella procedura infamante . Forse la vostra religiosità?

 

 

elementi biografici

 

scritti di Candido

 

DAL DIARIO

 

LETTERE A DON FELICE MURCHELLI

 

SCRITTI SAPIENZIALI

 

SCRITTI DEL CUORE

 

Candido poeta dell’anima

 

 

elementi biografici

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: 240 - Copia

 

Candido è nato il 12 agosto 1930 nel casolare del “bosco” sopra il paese di Ghiaie

 

 

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: 236

E riposa nel cimitero di Ghiaie sul sentiero che conduce allo stesso casolare natio.

In questi luoghi Candido ha sentito la chiamata alla missione sacerdotale, confermata il giorno 14 maggio 1944 nella seconda apparizione della Regina della Famiglia ad Adelaide.

 

 

 

 

La conferma della vocazione sacerdotale di Candido

 

Cominciamo a conoscerlo ricordando la conferma della vocazione sacerdotale, sentita fin da bambino, nella seconda apparizione di Ghiaie, il 14 maggio 1944.

Senza comprendere il significato di quel giorno non è possibile intendere l’itinerario sacerdotale percorso da Candido, e il suo silenzioso martirio, che è strettamente legato alle stesse apparizioni di Ghiaie:

quel giorno, Adelaide e Candido hanno ricevuto dalla Madonna due distinte missioni entrambe unite dal grande Mistero, Realtà Viva d’Amore, che fonda la Chiesa: l’Eucarestia.

Il sacerdozio di Candido è intimamente legato alla vita della Chiesa - perennemente travagliata dal conflitto fra luce ed ombra - e illumina provvidenzialmente la via, smarrita, della Redenzione.

 

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: 141_Adelaide_EstasiDescrizione: Descrizione: Descrizione: foto

 

Adelaide religiosa adoratrice dell’Eucarestia

Candido sacerdote ministro dell’Eucarestia  

 

 

 

Da “Adelaide speranza e perdono” di Giuseppe Arnaboldi Riva

 

La vocazione eucaristica di Adelaide

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: Adelaide suora 2……attorno ad Adelaide, giunta al Torchio di corsa, e poi sospinta ancora nella carriola dalle sue piccole amiche fino al campo, alcune persone, uscite di casa, formano già una prima piccola corona di pellegrini inconsapevoli, che possono osservare stupiti la sua devozione e il suo viso luminoso, pieno di gioia.  Bettina e Severa, arretrate di qualche passo hanno lasciato la loro piccola amica sola, in mezzo alla gente, nella carriola; dentro la quale Adelaide si inginocchia, iniziando a pregare con lo sguardo verso il cielo, nell’attesa che la promessa ricevuta si avveri.

 

Ed ecco, improvvisamente, davanti ai suoi occhi le stesse candide colombe della sera prima le annunciano il punto luminoso, che si accende di nuovo lontano ad oriente e in brevissimo tempo la raggiunge aprendosi ancora di fronte a lei in un immenso bagliore per mostrarle la dolcissima figura del Bambino Gesù nelle braccia della Madonna e dietro a loro l’angelica persona di san Giuseppe. I suoi occhi ardono, bruciano. Non può vedere nitidamente. La luce è intensissima. Tutto le appare ancora sfuocato, ma la visione che le sta di fronte è di una immensa bellezza!

 

La Madonna le sorride, un sorriso tenerissimo come la carezza dolcissima di una madre e come ieri, dopo aver affidato il suo Gesù al suo castissimo sposo si è fatta più vicina.

«Devi essere buona, ubbidiente, sincera, pregare bene, e rispettosa verso il prossimo» l’ammonisce, ripetendo gli stessi precetti del giorno prima, che, oggi, costituiscono solo la premessa di nuove più gravi disposizioni.

«Tra il quattordicesimo e il quindicesimo anno ti farai suora sacramentina» le preannuncia subito dopo, in modo fermo, senza giri di parole e senza nasconderle che questa vocazione non può non contenere un orizzonte di vita pieno di dolore. «Soffrirai tanto e poi tanto» le rivela, infatti, la Madonna con grande tristezza, facendole comprendere la necessità di questo compito amaro. Un compito che sarà ripagato, però, con la più grande delle consolazioni.

«Ma non piangere, perché dopo verrai con me in Paradiso!» le promette.

 

Adelaide non è turbata dalle gravi parole che ha ascoltato; anzi le ha fatte proprie come un dato di realtà. E non solo perché come tutti i suoi compaesani, è preparata a sopportare il dolore, ma anche perché la bellezza di questo mondo di luce, ha riempito completamente i suoi occhi, la sua mente e il suo cuore annullando ogni apprensione. La Madre di Dio risplende davanti a lei, incantevole, come una sposa. E il suo velo bianchissimo tanto assomiglia a quello indossato dalle suore sacramentine quando pregano immobili e adoranti davanti all’Eucaristia. Adelaide è triste soltanto perché vede la Madonna riprendere il Bambino fra le braccia e arretrare poi nel cielo svanendo a oriente insieme al suo sposo.

 

 

 

La vocazione eucaristica di Candido

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: ord1Lasciata un’altra volta sola nel prato, rapita ancora dalla stupenda visione che le ha riempito l’anima, Adelaide non riesce a muoversi, non riesce a parlare. E quando si rialza, non apre bocca ma, chiusa nel raccoglimento, si avvia, assorta nei suoi pensieri, verso il Torchio, seguita dalle piccole amiche che non hanno il coraggio di porle alcuna domanda, come del resto nessuno in quel gruppetto di primi curiosi osa avvicinarsi a lei e importunarla. È un piccolo corteo molto composto quello che ritorna al Torchio in questa sera di festa piena di pace: una piccola processione silenziosa accompagnata da un sommesso bisbiglio, dal rumore dei passi sopra il sentiero ghiaioso e sassoso, dal fruscio del vento fra i rami, attraversati dalle rondini che passano in fretta incrociando il loro volo nel cielo azzurro appena colorato dalle prime nubi rosate.

 

Ma ad un tratto, irrompe la voce ansimante di Candido un ragazzo della parrocchia che non appena ha sentito la notizia delle apparizioni dalla madre, è partito di gran carriera per incontrare Adelaide.

«Adelaide! Ascolta! Ho saputo che tu vedi la Madonna» le dice trafelato. «Prova ad andare ancora a vedere se ti appare» la supplica col respiro affannato confessando la ragione estremamente importante che lo ha mosso con quest’urgenza: «Voglio sapere se io potrò essere sacerdote consacrandomi a lei». Poi, strappando la carriola dalle mani di Itala con fare deciso la sollecita ad entrare, inverte il percorso, e senza tanti scrupoli riparte per il campo, inseguito da Bettina e Severa, che, senza protestare, decidono

di fermarsi più indietro.

Condotta un’altra volta sul posto dell’apparizione, Adelaide di nuovo s’inginocchia dentro la carriola e inizia a pregare mentre Candido, che è molto più alto di Adelaide, si piega devotamente al suo fianco, sul prato accanto a lei, estrae da una tasca della giacchetta la corona del Rosario, la porge ad Adelaide e la condivide con lei.

 

Chiunque abbia la sorte di vedere in mezzo a questo campo i due giovani, lei una bimba di sette anni e lui un ragazzo appena adolescente, meravigliosamente uniti dalla corona di Ave Maria, non potrebbe che intenerirsi. Come due frutti della selva benedetti e puri, addormentati in quel gran silenzio dei campi, avvolti in quella stessa natura fresca e rigogliosa di maggio, Adelaide e Candido pregano insieme e insieme si allontanano dal mondo, incuranti di ogni giudizio e rispetto umano, fiduciosi solo nella risposta del Cielo

e nella verità di ciò che a loro è stato insegnato. Nella più totale innocenza Adelaide e Candido hanno unito le loro anime costringendo il Cielo a intenerirsi e a mantenere la promessa della sua presenza in mezzo ad ogni coppia unita nella preghiera.

Il loro è un volo verso il Cielo spiccato insieme elevando le loro anime nell’azzurro, incontro all’amato Signore. Lo stesso volo armonioso dei colombi che Adelaide può ancora vedere davanti ai suoi occhi

 

Il punto di luce appare allora un’altra volta ad oriente si fa globo, li raggiunge, li avvolge e, finalmente lo sguardo di Adelaide incontra il viso bellissimo e radioso della Madonna. Candido se ne accorge.

«Diglielo!» la sollecita allora continuando a tirarla per il grembiule. «Diglielo! Diglielo! Chiedile se io sarò sacerdote!» la sollecita continuando a pressarla con insistenza; finché Adelaide, radiosa in volto, con un cenno della testa gli comunica: «La Madonna è qui che ti sorride» riempiendolo così della sua stessa immensa gioia. Candido continua a guardare la sua piccola amica e aspetta che tutto finisca, ansioso di ascoltare la conferma di quel che ha sempre sperato, mentre la felicità invade ormai tutto il suo cuore. È contento. Ha capito che il suo desiderio si avvererà e lui saràprete.

 

Ma proprio quando tutto intorno sembra ormai risuonare di quel grande gaudio, d’un tratto, con un gesto brusco e improvviso, emettendo un gemito di terrore, Adelaide si copre il volto e lo nasconde tra le mani, inorridita da una visione spaventosa che le è passata davanti agli occhi. Dopo qualche istante però, svanita quell’immagine paurosa, la bimba può ammirare di nuovo la bellezza radiosa e paradisiaca della Madonna che lentamente si allontana nel cielo azzurro salutandoli con gioia.

 

«Cosa ti ha detto? Cos’ha risposto?» le domanda allora, trepidante il povero Candido che non sta più nella pelle.

«Mi ha detto: sì, egli si farà sacerdote missionario, secondo il mio Sacro Cuore quando la guerra sarà terminata» gli risponde la piccola Adelaide facendolo saltare dalla gioia fino al settimo cielo. Una notizia esaltante per Candido, che senza indugi lascia la corona del Rosario nella mano di Adelaide e corre come un matto verso casa.

 

 

Con don Felice Murachelli

 

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: foto

 

Dopo aver avuto la conferma della vocazione sacerdotale nella seconda apparizione, Candido è sempre stato vicino ad Adelaide. Ha partecipato a tutte le apparizioni seguenti: era il più attivo nella preghiera, giorno e notte.

 

Come appare nelle brevi memorie lasciate dal prete bresciano don Felice Murachelli (accanto a Candido nella foto) costantemente vicino a lui in quei giorni grandiosi di luglio e agosto 1944, in cui masse enormi di pellegrini giungevano a Ghiaie da ogni parte per vivere e toccare con mano la presenza del paradiso sulla terra travolta dall’odio della guerra.

 

Don Felice diverrà la guida spirituale di Candido, dal suo ingresso nel Seminario dei Clarettiani (1945) alla sua ordinazione sacerdotale (1959).

 

 

 

 

 

Dalle memorie di don Felice Murachelli

(sotto il manto di Maria Liberatrice, Diario di un parroco camuno - settembre 43 maggio 1945, tipografia camuna)

 

13 luglio - don Cesare Vitali, il parroco, tiene stretto al braccio Candido di 14 anni futuro prete;

19 luglio – don Felice celebra Messa. Assistono Severa, amica di Adelaide, e Candido che racconta e intona canzoni devote. Dopo la Messa Candido presenta, a don Felice, Severa che racconta la prima apparizione;

23 luglio - processione al cimitero. Davanti al corteo Candido porta la croce astile e canta;

24 luglio - Candido serve Messa come chierichetto. Prima era alla balaustra a ricevere la Comunione. Alle 8 bombardamento di Ponte san Pietro, tiro della contraerea sul villaggio donne e bambini strillano per il terrore. Don Felice dà l’assoluzione a tutti balbettando, dietro di lui Candido prende il braccio a don Felice – che paura che spavento mi tremano le gambe - dice. Di nuovo l’allarme, anche la notte;

25 luglio - mattino don Felice scende al Torchio con Candido che gli racconta i giochi che faceva mentre conduceva al pascolo i tacchini: “coi compagni e le bambine costruiva cappellette e fungeva da missionario” - Adelaide gli ha detto che non deve più piangere perché i suoi disegni di farsi missionario saranno realizzati e meglio di quanto gli altri lo credano. Il pomeriggio, don Felice inginocchiato sul sasso intona la preghiera di PioXII. Candido e Severa sì inginocchiano vicino;

26 luglio - alle 21 Candido recita ad alta voce il rosario  rispondono don Felice, Severina, Bettina, Itala, Giulia e Palmina;

27 luglio - la sera rosario con Candido e le bambine;

28 luglio  - la sera rosario con Candido e le bambine;

30 luglio - Candido s’è recato a Bergamo a far visita ad Adelaide. Di ritorno, ha portato a don Felice una sua corona del rosario per ricordo. Candido ha parlato ad Adelaide di don Felice e della sua parrocchia. Adelaide gli ha promesso che avrebbe fatto per lui la santa comunione la mattina seguente;

31 luglio - la sera rosario con Candido e le bambine. Candido racconta le apparizioni;

06 agosto - la sera rosario con Candido;

06 agosto - passaggio di aerei e spari della contraerea. Panico. Un apparecchio colpito cade a pochi chilometri;

09 agosto – don Felice corre al Torchio incontra Candido tutto pallido e tremante recitano il rosario. La sera al Torchio rosario con Candido che espone a don Felice un dubbio di coscienza: - non ha ascoltato la messa per un’infezione alla gamba, la Madonna manterrà la promessa di farlo sacerdote? ;

11 agosto - la sera rosario con Candido e la gente del luogo;

13 agosto - Candido ha ricevuto una lettera di accettazione come postulante da parte della Congregazione clarettiana e la mostra a don Cesare – “Le promesse della madonna cominciano a realizzarsi” –  afferma Candido gioioso.

 

 

scritti di Candido

 

DAL DIARIO

 

Addio alla mamma nel giorno della professione religiosa.

 

Questa pagina, di un primo diario, evidenzia la dedizione totale con cui Candido, giovane seminarista clarettiano, ha abbracciato fin da bambino la missione sacerdotale.

La rescissione dalla madre, dalla carne, dalla terra è vissuta integralmente da Candido. Alcune forti espressioni colpiscono intimamente: il sacerdozio per lui è un salto nell’abisso dell’Amore puro dal quale non c’è possibilità di ritorno, ma solo una lotta incessante contro il male e un’ininterrotta salita al Calvario.

Capita a pochi uomini. Molti dei quali tradiscono la promessa e sprofondano nel baratro dell’impurità più repellente e della violenza.

Candido invece, è stato fedele fino alla morte. La rescissione dalla carne lo porterà all’amore sconfinato per la Creazione e alla piena comprensione e compassione del dolore umano, sino all’offerta di sé, e della propria carne, per testimoniare, nel proprio corpo, l’amore e la paternità di Dio, ad imitazione del Crocifisso, col Quale si è legato in mistiche ed eterne nozze.

 

Mamma dolcissima forse questo è il mio ultimo scritto che ti giunge come figlio della terra. Il tuo unico fiore fra giorni ,nell’intima esultanza del suo spirito e del suo corpo, celebrerà il suo mistico sposalizio col Re dei Vergini.

Quale gioia sia la mia lo puoi immaginare. Non invidio nessun matrimonio carnale, oggi io mi sento superiore alla carne e al sangue impuro degli uomini, e con la piena consapevolezza dei miei 24 anni celebro, fra l’esultanza degli angeli, tra il gaudio di Maria, mia dolcissima Mamma, e fra il tripudio di tutto il cielo, le mie perpetue nozze con l’agnello Immacolato.

Mamma cara mi hai dato un corpo e ti ringrazio, questo mio corpo però lo consacro a Dio. Nulla mi alletta sulla terra, non mi seduce l’effimera sua bellezza che oggi è e domani è un sacco di putridume e vermi. Si uniscano i miei fratelli col sangue e con la carne corrotta di Adamo, io ho scelto liberamente per mio sposo nientemeno che Iddio, Gesù, figlio di Maria Vergine, colui che non si pasce tra gli amori della terra, amori divisi in mille parti; ma alberga solo nelle anime pure, sue spose per la professione religiosa.

Il mio cuore, che ho serbato intatto per Gesù solo, oggi non è più mio; Egli me lo ha preso e se l’è portato in cielo perché le brutture di questo secolo non lo imbratti.

Non piangere mamma adorata che il tuo Candido abbia preso una decisione inconsulta, no, sono cosciente di quello che faccio. Il mio sposo Verginale, nel giorno delle mie nozze mi darà un nome nuovo e una veste più bianca del mio nome e si legherà perpetuamente il mio cuore, le mie potenze e i miei sensi, tutto ciò che sono se lo legherà a sé perché sarò per sempre suo in eterno!

Non sarò più io cara mamma, starò sulla terra, ma col mio spirito, col mio cuore, abiterò lassù nel cielo, vicino al mio eterno Amore.

Gli uomini perdono i loro amanti dopo poco tempo, io invece no, perché il mio Sposo divino è eterno, è stato colui che ha infuso nel mio corpo l’anima e su questa terra non farò altro che desiderare di unirmi perpetuamente a lui, unico e solo sposo dell’anima mia.

Pensa, mamma, quale gloria avrà il tuo piccolo fiore che tanto ami, cui desideri ogni bene. Io non conosco nessun altro su questa terra che Gesù, non penso che a lui, non desidero e non amo più nessuno all’infuori di Lui Gesù, il mio diletto sposo.

Quale premio mi tiene preparato Gesù! Tu non lo sai forse, io sì. Come parlano i Sacri libri ispirati dallo Spirito Santo è facile dedurlo. Così dicono le sacre carte: “ Coloro che hanno scelto Gesù solo, costoro avranno un posto distinto, elevato, glorioso nel cielo, saranno vicini al trono di Dio. I Vergini seguiranno Gesù, l’Agnello I. e canteranno un cantico che ad essi soli sarà dato di cantare e porteranno un nome tutto celeste”.

In questo mondo queste cose pochi le sanno, che si fosse dato ad intenderle tutta la terra diventerebbe un convento. Quando in cielo mi vedrai, solo, unico della nostra famiglia consacrato a Dio, seguire per ogni dove Dio, dal posto di gloria che ti sarai meritata, mi guarderai così bello, così divino, che rimarrai meravigliata che il tuo Candido si sia arrampicato così in alto. Tu mi chiamerai e io ti sorriderò. Ci ameremo tanto, adorata mamma, ci vorremo sempre bene.

Il mio nome di battesimo è stato profetico: Candido. Il mio candore, la mia purezza, l’ho serbata per l’unico Candido, Gesù.

Nel felice istante in cui celebrerò le mie divine nozze, chiederò a Gesù che in Paradiso, ove sono io, stiate anche tu, il babbo e tutti i cari fratelli e sorelle. Ci uniremo per sempre in una solo famiglia.

Mamma ti chiedo per l’ultima volta la santa benedizione, voglio essere consacrato a Dio per le tue mani e col tuo consenso come l’offerta più pura e santa che puoi fargli su questa terra. Lascio ai miei fratelli la terra, per me scelgo il cielo, il vero cielo, Gesù.

Pensa, mamma, che in quel giorno il tuo Candido sarà bello e puro come nel giorno del Santo Battesimo. Sì, la professione religiosa è paragonata al battesimo e ne produce anche gli effetti. Tutto il mio passato sarà cancellato sarò un uomo nuovo.

O sì, quel giorno, dopo il sacro sposalizio, chiederò a Gesù, se così a lui piacerà, di portarmi subito con sé in cielo. Quel giorno sarà per me il più bello della vita. Non mi coprirà un panno nero, ma mi coprirà il manto di Maria. Se morirò quel giorno volerò diritto in cielo senza toccare il purgatorio, non pregherete per il riposo della mia anima. Quanto è buono Gesù!

Quel giorno mi farai un bel regalo. Mi manderai un bel crocifisso, ultimo e unico dono che ti chiedo su questa terra. Che esso sia bello grande e di metallo. Scegli quello che a te più piace. Nel momento solenne della mia Professione religiosa, mentre il mio mistico matrimonio con Gesù si effettuerà per l’emissione perpetua di tre voti di povertà, castità e obbedienza, lo terrò stretto sul mio cuore. Il crocifisso da te baciato e benedetto sarà come la materna mano che mi aiuta ad offrirmi a Dio senza riserva. Lo porterò sempre sul mio petto quando, far non molti anni, sacerdote, lo mostrerò alle folle nelle sante missioni. Quando la gente lo bacerà, il bacio sia per Gesù mio sposo e per te che mi hai dato la vita.

Ormai vivo sulla terra come un Angelo. Non mi preoccuperò più della terra se non per fare del bene ai miei fratelli, per salvarli, benedirli e perdonare i loro peccati.

Non temere, mamma cara, sì, solo debole, impotente, inesperto, circondato da un mondo seduttore. Gesù, mio sposo divino è la mia fortezza, quello che è suo è mio, e quello che è mio è suo. Egli è il mio sostegno. Non sarò più solo, al mio fianco c’è colui che mi ama più che ogni creatura, non permetterà ch’io cada.  Il mondo col suo fasto non mi seduce. Che cosa è infatti, se non creatura fatta dal mio sposo? Il mondo esala pestiferi odori, il mio diletto invece si pasce tra i gigli, tra le anime che hanno serbato intatto il fiore dei loro anni per l’unico amante.

Fa celebrare per me una S. Messa all’altare della madonna. Metti l’intenzione che vuoi, che quella sarà pure la mia. Prega sempre per me perché i legami che mi stringono a Dio siano perenni come il mio amore.

Addio mamma, non piangere per me, se le lacrime righeranno il tuo ciglio siano di gioia e di riconoscenza a Dio e alla Vergine che ha voluto strapparmi dal mondo cattivo e trapiantarmi nel giardino fiorente della Congregazione dei Mis. Figli del C. I. di Maria.

Non ti spaventi l’altezza e il grado di nobiltà che il mio Divino Sposo mi ha donato, ricordati sempre il canto della Vergine. Dio ha esaltato gli umili. Quante anime più belle di me e più sante ci sono nel mondo! Dio ha scelto solo me.

 

 

LETTERE A DON FELICE MURACHELLI

 

Descrizione: Descrizione: Descrizione: ord2Presentiamo alcune lettere di Candido a don Felice Murachelli, suo padre spirituale, per mostrare la grande passione che lo ha animato nell’abbracciare il sacerdozio e la scelta della Congregazione dei  “Figli dell’Immacolato Cuore di Maria” (Clarettiani), quale campo privilegiato della propria missione.

 

 

Sconcerta pensare che a 60 anni, Candido si è separato dai Clarettiani per entrare nell’Ordine di san Domenico. Di certo è stato atroce per lui uscire dalla Congregazione dei  “Figli dell’Immacolato Cuore di Maria” alla quale la Madonna aveva garantito, attraverso il fondatore, protezione e salvezza per i suoi membri.

 

Le ragioni di questa rescissione non si conoscono. Si intuiscono soltanto. I Clarettiani non hanno protetto Candido dalle calunnie odiose seminate contro di lui per distruggerlo.

 

 

Ghiaie 29 – 7 – 1945

 

Rev. Don Felice,

vi piaccia ricevere questa mia perché forse vi disturbo. Ormai è l’ora di partire ed io non sono a posto con le carte e avrei bisogno di voi. Se venite fate piacere a me e io vi ricompenserò, o cioè ve ne sarò grato. Dunque se venite mi scrivete. Mandatemi un espresso.

 

 

 

MISSIONARI
Figli dell’Immacolato Cuore di Maria (Clarettiani)

Via Mentuccia – ANTRODOCO – 27.05.1946  (RIETI)

 

 

Caro don felice,

dopo lungo silenzio le giungano queste mie righe per darle notizia della mia salute spirituale e corporale. Sento che mi rammenta le belle giornate che passammo al mio caro paesello, ma meglio qui sotto lo sguardo di Maria e dei Superiori Suoi ministri. Capisco, caro don Felice che dove solo l’ha voluto la Madonna perché ci sto molto bene, cerco di farmi santo e perché questa congregazione ove mi trovo è consacrata ala cuore Immacolato.. Questa congregazione è stata fondata dal Beato Antonio Maria Claret e presto , il 1949, celebreremo il centenario. Questo grande uomo tutto di Dio, ebbe la rivelazione della Madonna che sarebbe stato il 7° angelo dell’Apocalisse. E in un’altra rivelazione la Madonna gli disse che tutti quelli che morranno nella nostra congregazione si salverebbero. Che promessa consolantissima!

Caro don Felice al luogo delle apparizioni avrà pregato per me che ne ho bisogno. Lo metto sotto la protezione del Cuore Immacolato di Maria, affinché lo protegga e lo preservi da tutti i pericoli, mi dia la Sua Benedizione e si ricordi di me nella santa Messa.

 

Obb.mo Candido Maffeis  CMP

 

 

 

MISSIONARI
Figli dell’Immacolato Cuore di Maria (Clarettiani)

Colllegio Divin Salvatore FRASCATI

Frascati 21 luglio 1948

 

 

Carissimo P. Felice,

mi saprà scusare se, dopo tanto mio silenzio, le ho fatto giungere una semplice cartolina, ciò l’ho fatto perché non avevo l’indirizzo, ed ora mi tratterò più a lungo. Ho goduto vedendo il suo amore verso di me che mai mi ha dimenticato. Leggendo la sua commovente lettera ho trovato come la nostra cara Madonnina sia così fortemente contrariata da voci sinistre; e questo è per me il segno più certo che la Madonna sia veramente apparsa. E la mia perseveranza nella vocazione non è un vero miracolo di cui godo e vedo a vista d’occhio gli effetti che la Madonna opera su di me? Non è stata essa che ha provveduto alla mia entrata in collegio, che mi ha sostenuto nelle prove della vita Religiosa? Non è sempre essa che veglia su di me?

Caro P. Felice, sì, sono cattivo, però ho tutta la volontà di farmi santo, sì, lo voglio, e lo sarò a tutti i costi: o santo o morire.  Sento che Gesù mi chiama, mi chiede anime, sacrifici per aiutare i Missionari, ma che più mi chiede e vuole è che io sia perfetto religioso secondo il Suo adorabile Cuore, che lo ami almeno tanto quanto l’ho offeso, che lo ami con tutto il mio povero e indegno cuore. Quante volte la madre Celeste mi ha salvato la vocazione! Oh, sì, quanto debbo a Maria Immacolata!

Caro P. Felice la ringrazio sentitamente per quanto ha fatto per questo indegno figlio spirituale, sì, sento ancora, li gusto, i suoi consigli e incoraggiamenti. Il Cuore di Maria ha rivelato che io mi sarei fatto Missionario, ma, come può essere che io misera creatura, in degnissimo Suo figlio sia luce a tante anime che agonizzano in mezzo alle folte tenebre del mondo? Ho offerto la mia vita sin d’ora per le povere anime traviate, e verrà un tempo che, secondo le parole di Maria io sarò il sale della terra. Che gioia prendere fra le nostre indegne mani il Figlio di Dio e di Maria, ma giacché per me è ancora troppo presto, formo le mie delizie nella S. Comunione, l’intima unione dell’anima con Gesù. Sì, allora sono contento di cibarmi del Corpo del Nostro Divin Salvatore, ma quando penso che Gesù è formato della Carne Immacolata e del Sangue di Maria, allora il mio fervore aumenta pensando che ad ogni stretta e ad ogni bacio di Gesù, bacio e stringo Maria.

Come caro P. Felice, non farci santi?

Con quanta gioia avrei visto la bianca Madonna di Lourdes, e sono sicuro che lei mi avrà raccomandato ad Essa e le avrà detto i miei bisogni perché non li conosca.

Ora non sono più quello di una volta, sono cresciuto assai, e poi ho gli occhiali, i sentimenti sono tutti cambiati. Caro P. Felice preghi, preghi e faccia pregare per me, ora che ho molto bisogno della sua benefica mano.

Carissimo Padre, appena ho avuto la sua lettera, e trovandovi dentro la foto, la baciai e due grosse lagrime scesero calde sulle mie guance, pensando a lei, che, anche lontano, mi ricorda e mi ama. Presto verrò a Como (Galbiate) per terminarvi il ginnasio e ardo dal desiderio di rivederlo dopo tanti anni di lontananza.

Dunque, caro P. Felice mi ricordi nella Santa Messa affinché Gesù operi in me quelle trasformazioni che solo fece ai santi e supplichi il Cuore di maria perché mi accordi una grazia dalla quale dipende la mia salute.

Amiamo Gesù e Maria e cooperiamo alla salvezza delle anime che a Gesù è costata la vita, e offriamo vittime al Cuore di Gesù e di Maria per la salvezza del mondo e della Russia. Caro Padre se ha vocazioni me lo farà sapere vero? Però bisogna fare presto. La saluto e l’abbraccio nell’Immacolato Cuore di Maria fonte inesauribile di grazie e di lumi celesti. Predichi molto il Cuore di Maria poiché avrà scritto il suo nome nel di lei purissimo Immacolato Cuore.

 

Aff.mo in corde Matris et Jesu

Candido Maffeis CMP (Cordis Mariae Postulans)

 

 

 

MISSIONARI
Figli dell’Immacolato Cuore di Maria (Clarettiani)
Roma – Viale Pilsudski n. 24
Roma  29. VI. 1954

 

 

Mio Carissimo Padre felice,

con infinita gioia , dopo così lungo silenzio, finalmente le arriva un mio scritto. Questa è l’ultima lettera che le scrivo come figlio della terra. Il 16 luglio i miei grandi ideali missionari incominceranno a realizzarsi. In quel felicissimo giorno il suo Candido sarà per sempre unito a Gesù, celebrerà le sue mistiche eterne nozze con Gesù Figlio di Maria Vergine.

Il mio gaudio è immenso. Maria mi ha condotto in questi anni con mano visibile, perciò voglio che il mio cuore ami solo Maria, non pensi e non parli d’altro che di Maria. In quel giorno sublime mi ricordi nella Santa Messa. In quell’ora solenne in cui mi offrirò tutto allo Sposo celeste mi sarà vicino.

La ricordo sempre con soave affetto. Quando andrà alle Ghiaie si ricordi di me, perché proprio lì è sbocciata la mia vocazione ed è stata confermata.

 

Con ossequi Candido maria Maffeis CMF

 

 

 

MISSIONARI - Figli dell’Immacolato Cuore di Maria

via Giulia, 131 – Roma

Roma 6 - 7 – 56

 

 

Mio carissimo Padre Felice,

finalmente mi accingo a scriverle dopo tanto silenzio. Ricordo ancora con nostalgia i bei giorni passati assieme qui a Roma nell’Anno Mariano.

Con quanto ardore guardavo l’avvenire della nostra Madonna, con quanta gioia nel cuore cantavo a colei che è il principio della mia vocazione.

Ancora mi risuonano all’orecchio come colpi di martello le parole della Madonna a Montichiari ; “Manca fede... il luogo delle apparizioni è stato profanato dai peccati più infami e vi si nega la Sua presenza”.

Le confesso, caro Padre Felice che ho pianto assai su questo lamento di Maria che mi strazia il cuore. Sento in me il fuoco dell’apostolato, la fiamma dell’amore per tanti poveri sventurati, specie per la gioventù. Finché la gioventù nostra non avrà davanti a sé un ideale che l’affascini e che la trascini andrà peggiorando.

Questo ideale è Maria; chi più grande di Lei, chi più amabile e misericordiosa, chi racchiude in sé tanto splendore di virtù se non Maria? Lavori tanto, caro Padre, fra la gioventù, lavori e si sacrifichi per la loro salvezza; domani l’aiuterò anch’io.

Che il popolo veda in noi gli apostoli del Cuore di Maria, di quella potenza che folgora il malcostume, che annienta il male perché è essenzialmente contrario all’amore di Dio. Con quale bontà la nostra Madonna stringe al suo cuore le due tortorelle; così dobbiamo fare noi con le anime traviate, stringercele al cuore e far del loro pentimento un’arma di salvezza.

La gioventù oggi non è amata, ha bisogno di un Cuore che sia la fornace dell’amore.

Che quest’amore di Maria si comunichi al nostro cuore per poter comprendere, piangere e perdonare i peccati.

Nel nostro apostolato non cerchiamo noi stessi, perché questo è egoismo, restringere il campo dell’apostolato, è intisichire la grazia di Dio. Siamo espansivi, tanto da non trovare nel nostro cuore limiti per amare. Tutto questo lo impareremo dal cuore di Maria.

Quanti sacerdoti lasciano perdere il tempo favorevole per conquistare le anime, perché non escono dal centro del loro egoismo. Quante volte, caro Padre Felice, abbiamo pianto i trascorsi altrui? Quante volte ci siamo persi in considerazioni superficiali invece di prendere in mano la disciplina e mostrare così il nostro dispiacere e il nostro amore a Gesù?

Quest’anno per il mese di maggio ho fatto un fioretto alla Madonna e consisteva in questo: “Maria, insegnami a non rifiutare mai nulla a Gesù”.

Le confesso che ho dovuto umiliarmi molte volte, perché l’amore è geloso e la gelosia di Dio per le anime a lui consacrate è immensa. L’amore dell’anima per il suo Dio molte volte è meschino, interessato, invece Dio si mostra qualche cosa di più sublime di questa meschinità. È stato un fioretto molto costoso ma che mi ha riempito di grandi consolazioni.

 Ho imparato molte cose, ma soprattutto ho visto il mio nulla per cui mi vedevo capace di crocifiggere il mio Dio e dall’altra ho visto come è grande un’anima che ha il potere di consolare Dio.

Come è sublime la nostra vocazione! La nostra vocazione è martirio, immolazione, sacrificio e morte. È una lenta agonia di Cristo sulla croce, ma con questo in più: che se Dio ci abbandona possiamo rifugiarci dalla Mamma celeste che veglia sempre al nostro fianco.

È gran cosa sapersi amato, ma raggiunge il sublime quando sappiamo che siamo amati da Colei che è tutta la nostra speranza e che per me è tutto il mio vivere e che è lo scopo di tutta la mia esistenza.

Caro Padre Felice, io sono tanto cattivo e lo sanno tutti, ma se in me vi è qualche cosa di buono lo debbo a Maria, a Lei che mi aiuta a vincere me stesso, che mi tiene per mano. Si ricorda la foto o cartolina con le colombe? Io credo che la Madonna mi tenga proprio così; quando non faccio giudizio mi stringe ancor più amorevolmente al suo Immacolato Cuore e quando la mia cattiveria mi fa fare quello che non dovrei allora mi mette sulle fiamme del Suo cuore affinché mi purifichi da ogni mondanità; ma sempre mi tiene fra le Sue mani. Solo in cielo sapremo quello che ha fatto per ciascuno di noi Maria. E vedremo che se siamo salvi lo dobbiamo ad Essa. Caro Padre Felice ho un ardentissimo desiderio di baciare la terra delle apparizioni, benedetta e santa terra, resa cielo dalla presenza di Colei il cui nome fa tremare gli abissi.

Più lontano sono e più mi sento vicino alla nostra Madonna.

Ogni sera prima di addormentarmi vado colà col pensiero e prego tanto perché splenda in un tempo non lontano la luce della verità. Lei che vi andrà spesso si ricordi di pregare per il povero Candido.

Ho saputo dal Parroco don Italo tutta la storia della nostra Madonna e mi ha detto che il Vescovo voleva accingersi al lavoro con tutta la buona volontà, ma il maligno lavora ancora molto. Io credo che è stato il nostro carissimo don Italo a salvare tutto e se c’è ancora molta speranza la dobbiamo a Lui e a Maria.

Preghi tanto per me perché mi faccia più buono.

 

Suo Candido Maria C. M. F.

Caro Padre Felice veda un po’ se mi può mandare la foto della Madonna con le colombe che non ce l’ho. Ho una vecchia cartolina con la cappellina e la Madonna, ma non è bella.

 

 

SCRITTI SAPIENZIALI

 

Questo scritto, frutto di un'adorazione eucaristica, offre la comprensione del "segreto" di padre Candido, della sua morte e dei suo sacrificio estremo per la gloria di Dio.

Immagine di Cristo crocifìsso, testimone dell’amore paterno di Dio, padre Candido è rivelato qui pienamente quale egli è: olocausto d’amore.

 

(ho riscritto il testo in versi così che si possa leggere più efficacemente)

 

 

Piccolo grappolo

 

Piccolo grappolo maturo che rosseggi al sole,

così colmo e gonfio di nettare che diventerà sangue nelle mie mani

e laverà le scorie del tuo spirito

che splenderà al fuoco irresistibile del mio amore,

 

ti prego

lasciati torturare dal tuo Dio

che ti pensa

e ti ricostruisce giorno dopo giorno con infinita pazienza.

 

Sono stato io

ad inventare il lavoro dello spirito

sono io

che sto camminando lungo i filari dei miei prediletti grappoli.

 

Ed oggi mi fermo con passo sicuro davanti a te

e sento il profumo della terra;

olezzanti di erbe sono i miei piedi

che spandono nel campo la mirra della solitudine e del deserto.

 

Sono io che mi fermo

e ti fisso con sguardo profondo

quasi a leggerti l'anima al sole meridiano.

 

Sono io

piccolo grappolo

rivestito del velluto rosso

che attendevi alle tue nozze.

 

Vedo le ferite che come bocche rosseggiano al sole

e mi attira lo stillare silenzioso del tuo sangue

che dal profondo cuore sale alla superficie

per innamorare colui che tu ami,

 

e attendi nel mistero di una mistica morte

che non viene mai da quando è cominciata

ed esplode in un canto innamorato che mi conquide il cuore

 

E sto in adorazione ascoltando l'armonia di parole mai dette

che mi legano al tralcio armonioso quasi fosse vivo braccio

che vuol trattenermi in colloquio infocato di forza misteriosa

e mi trattiene e mi devo fermare.

 

Chi sei tu per me grappolo rosso

se non l'olocausto, il sogno di un Dio che,

ferito nell'anima

ferma il suo piede davanti a te ?

 

Chi sei

nella tua solitudine

se non un pensiero che m'ero dimenticato

lungo il dissodare il campo del padre mio.

 

Tu sei un segreto

che ho lasciato apposta appeso ai filari

perché mi cantasse la sinfonia

di tempi passati, eterni, non tanto recenti.

 

Vorrei coglierti,

spremerti nelle mie mani, sentire il tuo silente martirio

per farmi dissetare mentre sta bruciando il mio amore

piccolo grappolo abbandonato per far piacere a Dio.

 

Ti bevo

piccolo calice amoroso e ti benedico

di aver appagato l'arsura divina di un pellegrino in cerca di pietà.

 

Ora sei in me vivissimo,

ti sento come un bimbo abbandonato sul cuore di una madre

felice di aver donato tutto;

 

e ti senti ricco e povero perché al risveglio di domani

una nuova missione di impegno ti attende.

 

Lo sai che i ministri miei devono essere come me

strenui camminatori, martiri d'amore,

scaltri operai della Misericordia

insonni lottatori, olocausti sino all'ultima goccia.

 

A volte li uso come acido per purificare,

ma li voglio senza guanti perché capiscano

che devono giocare sulla loro pelle bruciata e sanguinolente

il dono della redenzione dei loro fratelli e figli.

 

Vi voglio mai stanchi, mai fermi,

ma operai con l'aratro in mano

per fendere in due il male

e offrire così al sole di Dio le piaghe del dolore.

 

A te ora,

che ho spremuto impaziente

e avidamente ho bevuto al calice del cuore tremante e amante,

il mio messaggio che scrivo col mio fuoco ardente e purificatore.

 

E se desideri essere docile

scalpellerò con i chiodi arrugginiti del Calvario

per trarne il volto nuovo

di una paternità simile alla mia.

 

So che mi sogni

e sei abituato a calcare la strada

impervia e crocifiggente

del martirio d'amore e della solitudine.

 

Voglio lavorarti fino all'anima

non desidero che gli amici di viaggio ti dicano frasi banali,

voglio che vedano il Cristo totale in te

che porta sulle spalle

il pianto, la carne lacerata,

l'anima tramortita dal malvagio dei tuoi fratelli.

 

Oggi però voglio che assapori la gioia della nuova paternità

per il mio piccolo fiore

quello che ami chiamare il tuo C……

Te lo affido come mia proprietà

perché per me hai rinunciato alla paternità umana.

 

Tienilo nel tuo cuore,

accarezzalo innamorati di lui, di quell'anima limpida.

Te lo metto vicino perché gli sia da padre

come per me lo fu Giuseppe mio.

 

Il valore della paternità, lo capisci

è amare, è essere insonne, è dimenticare per essere lui,

è la paternità spirituale

che è simile a quella di Dio

 

 Termina questa adorazione ne parleremo ancora

 

 

 

L'altra parte del cuore

 

Mentre sei qui raccolto in preghiera, senti un profondo bisogno di silenzio ed è questa sete di quiete che ti nutre perché io lavoro e tu con me nel tuo intimo. Vedi? E' tutto diverso, cambiato e anche tu sei un altro perché non esiste più nulla al di fuori del tuo maestro e della sua parola.

Non ti sembra che io mi cali nella tua esistenza; persino tu mi permetti che tocchi la parte più intima di te. Ora sto curiosando su certi fatti che come pozzi hai messo su una pietra ma che sono ancora rigurgitanti di ricordi, più che gioiosi, sempre tristi e martirizzanti.

Sto passando e scosto le tende della tua anima e vedo impresse nella tua carne dolorante tante piccole grandi croci; vi hanno lasciato delle ferite profonde e posso dirti che è un calvario nascosto nel segreto del tuo Dio.

 

Tante volte ho permesso tante devastanti, rumorose frane che ti hanno annichilito, mi sono servito di te, dei tuoi difetti, del tuo carattere, del tuo affetto, della tua dolce natura per torturarti amorosamente per richiamarti a me. Io ti ho sempre amato. A volte dei massi enormi sono piombati dall'alto come fulmini che ti hanno lasciato come il ferito della parabola ai margini della chiesa, della società, dell'amicizia, dei tuoi fervidi ideali, del tuo apostolato. C'è stata una mano pesante, assassina, vile che ti ha torturato lo spirito, la serenità, la gioia così consona al tuo carattere estroverso ed amoroso e ancor più generoso.

Ti ho visto lottare, e io ho contato i tuoi sforzi, il tuo sereno perdono; ho visto quei giorni di tremenda, inumana solitudine in cui hai esposto le tue guance agli schiaffi della calunnia e della denigrazione; avevi sempre un fraterno sorriso mentre scendevano lacrime miste al mio sangue. La gente non capirà mai lo sguardo buono, mentre il tradimento solleticava il loro cuore e ti credeva l'uomo più felice non sapeva leggere oltre la pelle sotto cui si celava un altro abitante al quale andava l'insulto, il livore e il satanico sputo.

 

Ho visto anche quelle meravigliose mani di Cristo vivente sui cui palmi ho impreso il mio segno, stringere amiche quelle di chi scavava la fossa per farti cadere nel tranello insidioso, e li chiamasti fratelli e le stringesti al cuore in atto di misericordia come avrebbe fatto Dio.

In quell'istante hanno emanato il profumo della carità più squisita e ho visto il piccolo cuore ferito dirmi che malgrado tutto li amavi, che volevi pagare così la loro conversione e anche la tua.

 

Quanti peccati hai coperto e cancellato col tuo caparbio amore. Nessuno se n'è accorto, ma un giorno quando avrai terminato il cammino della crocifissione sapranno che hai pianto anche i loro peccati, che la tua umiltà è silenzio sopportato ogni dire mi han costretto a gridare dalla vetta del monte: "vi perdono perché lui vuole così". Così fanno i miei santi, i miei martiri!

Ti vedo nella tua ferocia costanza portare come Isacco il fardello legnoso del sacrificio che si cambierà in roventi fiamme che cancelleranno nell'ardenza del tuo dono le colpe dei tuoi fratelli. Eri debole, ti appoggiavi sudante e ansimante a una mano misteriosa, una voce di Mamma ti esortava con sostenuto accento e ti spronava alla muta sofferenza : "Sei figlio del forte, vai e non cedere"

Piccolo fiore, così gentile nel bianco colore della tua anima, che sali la pietosa china, che senti le spalle dolenti dai fieri colpi ricevuti in casa di tua madre, te le vedo mortificate nelle livide piaghe che sanguinando imporporano il bel mantello della carne fatta velo agli occhi di Dio; al tuo dolore silenzioso donerò la corona dei martiri.

 

Mi permetti, figlio del mio dolore, una confidenza?

Come il padre Abramo, come il Padre di Cristo, ho steso sotto le tue ossa l'altare di pietra di Montagna con la legna del tuo penare, con le foglie dei tuoi desideri, con i nodi delle tue cadute, un rogo purificatore su cui ti stenderò pietoso, mai adirato o ingiusto, ed estrarrò con forza l'arma fulminea che come dardo ti consumerà, ti brucerà davvero per evitartene uno che ha devastato gli uomini e ha riempito le cloache tetre del regno degli inferi. Benedici questo giorno di offerta, o piccolo agnello e affidati alla mia misericordia.

Dalle tue bruciate grida coprirò le estasi di lussuria di tanti figli e li avvierò al ravvedimento; dalle tue parole purificate indurrò alla penitenza santificante coloro che portavano le catene del vizio.

Ho bisogno di vederti disteso, abbandonato nella nudità totale del tuo io, sentirmi amore con te offerto per la gloria dei martiri di ogni giorno e farti sentire tra le fiamme del mio cuore che c'è un perché al dolore che deve segnare la tua ascensione verso la vetta cui ti ho destinato.

 

Non si tratta di gloria umana che lascia l'amaro dopo gli applausi che sono smorfie della coscienza tante volte irretita nel pattume del compromesso, che non è aria ossigenata del Dio santificante ma rimorso che prelude al giudizio finale, tremendo di Colui che pesa il demerito sulle eterne bilance della purificazione e della ineludibile sentenza.

Mi dirai che sono duro, senza pietà, un Dio severo, se così non fosse il mondo delle anime in terra si ridurrebbe a un serraglio di belve senza ragione e orbato della speranza divina; vi vedreste dei mostri amorfi, omicidi lucidi senza una meta, senza un perché sapiente per cui vivere. Maledireste quel giorno in cui fosse comparso questo dio senza giustizia, misericordia e amore. Ma colui che ti parla non è il fantoccio di cui oggi il mondo, avvolto nelle nebbie responsabili della propria ignoranza, dice di farne a meno. Io, l'Eterno, la bellezza, l'armonia, la pace, la gioia, la ricompensa, l'amico fedele ho messo la mia casa tra le vostre perché crediate che sono l'AMORE, ho fatto uscire dalla mia dimora il Figlio, simile a voi empi sempre duri di cuore e di cervice e l'ho chiamato DOLORE. Si è offerto guida e me l'avete svenato, sventurato e amoroso figlio lungo la strada da voi percorsa perché poteste peccare più comodamente e senza il rimorso della sua presenza e della sua parola così all'alba della storia così ancor oggi.

 

Ho bisogno di figli come LUI, umili nel portare e sopportare se stessi, pazienti nei propri difetti, misericordiosi con gli uomini induriti, ignoranti, desidero voi, miei eletti con la chiamata irripetibile, santi, offerte pulite, gioiosi nel servizio, sempre pronti al martirio.

Parlate del mio Cristo solo dopo di aver assaggiato il calice crudele della morte, dopo di aver ceduto in cambio della sua penetrante storia d'amore, tutto voi stessi, consapevoli che dovete vivere la SUA dimensione, la sua spiritualità. Finché non entrerete nella sua esistenza ed egli non si immedesimerà di voi, finché non avrete il coraggio di prendere la luce della sua parola e questa non sarà vita vostra, finche EGLI non sarà in voi, non sarete nulla e diventerete il turbamento dei miei santi.

Non disonorate la sua persona nella vostra vocazione, io il Padre vi ho scelti ed eletti ad una missione unica di distacco totale dalle cose, dalle creature, dagli interessi, dalla carriera. Sprofondatevi nel mio figlio, confrontatevi e pentitevi per averlo così male rappresentato, confessatevi di averlo toccato con mani sporche di lordura umana, quelle dita dell'anima che han giocato e barato al lavoro umile del vostro nulla mentre eravate i fiduciari di Dio, avevate tra quelle mani furbe il libro dei nomi di coloro che dovevate salvare e ne avete fatto strumenti delle vostre passioni. Vi aspetto al giudizio, servi miei infingardi!

 

Egli vi ha chiamati amici, vi ha amati in modo unico ed ha sopportato il vostro carattere, a volte la superficialità delle vostre parole, i litigi, gli arrivismi, le vanità nel pensare, nel vestire, la falsità del comportamento, il poco amore tra voi che avete dichiarato indipendenza, carattere, personalità, cultura. O figli, come farei volentieri un fascio di queste eleganti nullità pericolose che conducono alla tiepidezza, al disamore, alla freddezza e infine al tradimento della vocazione. Si può celebrare ostentando fervore, santità, ma me non mi ingannerete mai.

 

Nelle ore libere vi sprofondate in comodi divani in letture buone, vi preparate l'omelia domenicale, la lezione dell'associazione; ma quelle riviste sottomano vi fanno onore?

Direte che bisogna essere moderni, acculturati, informati; poveri figli sapeste le stragi spirituali, le occasioni al male che sono veicolo lo lascio a voi dedurre.

Nella vostra biblioteca fan bella mostra di sé gli opuscoli ultimo grido, il pensiero teologico e filosofico dei saccenti di queste materie; oggi sono essi gli organisti della festa che stanno demolendo le basi della Chiesa del figlio mio.

Parlate di loro quasi scoprendovi il capo, guai a chi ne parla male o rifiuta il loro verbo, ignorante è chi non si adegua al loro sillogismo e la mia chiesa si svuota di fedeli che vengono a voi per sentire amore e li costringete a ritornare a pregare come sotterfugio non palese quella CORONA che non avete neppure più in tasca.

Autori di errori che hanno impoverito la fede, spodestato il dogma sicuro, che hanno deriso il Vicario del figlio perché lo vedono ancorato sui punti infallibili del credo eterno. Non sorpasserete la sapienza chi di questo titolo si noma, palloni aerostatici gonfi di fumo destinati al fracasso della perdizione.

 

Giudicate col vocabolario della vostra insipienza il Figlio dell'amore mio che ho COMANDATO di ascoltare. Vi ho esortato ad amarlo non a rinnegarlo con i sofismi della ragione inquinata e per superbia non riuscite più a trovare la strada del ritorno alla casa che fondò sulla roccia di colui al quale disse di confermare nella fede. O voi padreterni e venditori di illusioni orpellate di falsa sapienza, voi eternamente litigiosi che avete flagellato il pensiero forte, unico del figlio che non ammette commenti e correzioni, se vi chiedessi di morire per lui mi guardereste come un orribile estraneo e mi direste con tutto il sapere vostro: "ma chi è costui? Non l'ho mai incontrato!"

 

A voi, amati figli Sacerdoti, pastori consacrati, affido il mio Cristo adombrato ma vivo e vero Dio nell'Eucarestia che all'alba, con tremante mano offrite a me in atto di amore, è tutto il mio gioire e la mia riconoscenza per il credo forte dei Concili. A voi la Parola fatta Evangelo e annunzio unico di salvezza; parlateci nella preghiera personale, piegate le ginocchia, chiamate fiduciosi la sua presenza ed egli buono apparirà nella parola di Pietro che siede sul seggio dell'amore infallibile perché disposto a morire per lui.

 

A voi Sacerdoti fedeli, fermate con la preghiera le follie, le eresie di questi falsi fratelli, disobbedienti, superbi, vi supplico fermate la tempesta di fede che avanza distruggendo, disperdendo il gregge del Figlio mio, colmate le defezioni con la vostra santità, vi supplico, rendete il Volto della Madre Chiesa sereno, allargatele le braccia di misericordia mutilate dalla caparbietà di chi si crede in dovere di dettare norme peregrine credute dai loro adulatori, dogmi irreversibili, ultima parola, su Dio, il Vangelo, la fede, la Chiesa.

Non vedete in questo la longanimità di Dio che chiama a saviezza, a pentirsi di aver deturpato il Volto della Sposa di Cristo?

 

Io non nego a voi la scienza, la sapienza o uomini che avete in mano lo scettro che dovrebbe essere e normarsi VERITÀ', condanno l'arroganza del giudizio e la velleità superba di aver detto l'ultima parola. De' ritornate a credere con la fede semplice e pura della fanciullezza, fidatevi del PASTORE che ha in mano il vincastro della guida certa e verace e sulla fronte consacrata la luce del Dio indefettibile. Seguite le sacre vestigia di coperte sono le fondamenta della Sposa dell'Agnello di cui fecero bello il Volto e splendenti le membra Agostino, Bonaventura e Toma.

 

Nella babilonia delle vostre nebulose ricordo il divieto perenne di scandalizzare i pusilli e coloro che credono in me. Io sarò sempre un mistero per voi umani orgogliosi sempre alla ricerca di personali invenzioni e novità, dedotte storpiando la mia parola, mentre io mi rivelo ai piccoli. Proprio a quelli che commiserate di insipienza, a questi solo io mi manifesto. Concludete che avete vaneggiato e farneticato ignobilmente sul Dio d'Amore, lo avete pensato ma era assente ai vostri futuri dogmi. Togliete da voi la vanità, siete troppo sopravestiti di vento che solletica l'orgoglio di una certa celebrità, e vi prego di inabissarvi scomparendo e allora il Vostro nome vi parrà talmente piccolo e insignificante come quello che era un tempo Nazareth, capirete teologi, che montoni feroci eravate e non luce di indefettibile amore.

 

Questo vostro Padre, non avversa l'amorosa ricerca, o freddi indagatori, ma l'orgogliosa speculazione senza l'ausilio dello Spirito, luce e guida, condanna il rifiuto preconcetto dei volumi santi che costellarono il cielo e il pavimento della Mistica fidanzata del Dio Vivente.

Tutto è dono mio, ma Io mi rifiuto agli orgogliosi scalatori dei segreti miei. Senza queste luci che sostengono il lavoro di ricerca, dei chiamati a far risplendere la Chiesa, non dovete cadere nel travagliato inganno di proporre come fonte sicura ed ultima ragione ciò che l'intelletto confusamente ha intravisto e orgogliosamente proporlo al credo ecclesiale come termine ultimo della Parola che mai ha cessato di stupire in novità.

Vi ripeto, studiosi e interpreti dei miei profeti, seguite i volumi solidi che la storia del pensiero ha tramandato, a cui si sono abbeverati i Santi, i Pontefici, i martiri. A questi fondamenti basilari hanno attinto la fede i sommi dottori da me proclami santi e guide certe e lasciarono in retaggio a voi il pensiero attinto al fuoco dell'Eterno Amore. Essi si sono reputati piccole faville emanate dal cuore della Sapienza.

 

Vi prego, non cadete nel servilismo intellettuale, accettando la probabilità, la ricerca interrogante, i corollari altrui, gli scogli avversi, tesi non definite dal magistero come pane di genuina fattura. Dio non nega ad alcun uomo scienza e sapere se l'argomento discusso è perseguito con pastorale ricerca, purché le conclusioni siano gemme di genuina Verità, limate alla Parola che non conosce ambiguità ma solo certezza perché egli è il Figlio di Dio.

Nella ricerca pregate, Dio parla sempre ai figli che cercano di scoprire nuove proposizioni al complesso argomento.

 

O Chiesa, veste inconsutile del figlio Cristo, lacerata dai morsi impietosi di cani annusanti le immondizie e i rifiuti del pensiero altrui e accolti come gemme preziose, trapassata dagli strali decisi di chi doveva abbellire la sacrosanta imago e svilita in litigi intellettuali; atterrata dall'empio pensiero attuale: ti hanno dissacrato e discusso nel cuore negando che il Cristo Dio è in te presente dividendo materia, forma e cambiamento di sostanza; quel Pane - mio figlio non è più vero, si può ammettere una certa presenza, ma egli dopo la Messa non è più!

 

A voi ingarbugliatori della matassa del pensiero il mio richiamo vigoroso ad attenervi alla parola di chi disceso dal cielo arringò le devianze proclamando senza viltà e paura ai sinedristi di ieri e alla sinagoga parolaia di oggi... "Ben più di Mose, di Salomone, di Abramo...è qui"

Risalite a LUI, fondatevi in LUI, parlate di LUI, non sproloquiate di voi, della genialità di risibili pensieri, pietre gettate impudentemente alla rotativa per distruggere il pensiero di Cristo Unica Verità!

Vi basti LUI e non voi gonfi di estivi ombrelli per riparavi dal SOLE della Verità sfavillante come Sole.

 

Volete rimanere nella storia del vostro tempo come i divini salvatori, i teologi insuperabili oltre cui più nulla esiste di degno al pensiero inventivo perché tutto sarà stato detto, scritto, scoperto.

Vi siete arrampicati sul suo diritto ed egli vi farà crollare come pietre inutili.

Per parlare di Dio bisogna avere il suo stile, la sua voce, averlo conosciuto nel segreto della preghiera , percepito quale è dalla scrittura luminosa nella lunga faticosa meditazione. Per dire chi è, come è, come è composto, occorre l'esperienza dell'Oreb, e questo vi manca assieme all'umiltà dell'ascolto intimo, profondo; alzarsi dal colloquio formidabile, inquietante con un po' di Dio nel cuore, nelle vene, nell'intelligenza. Se non siete santi, vi proibisco di parlare di LUI! Per scrivere di LUI prendete la penna della sapienza evangelica e, umili, ammettete e confessate di poco capire e di nulla valere. Di essere indegni di nominarlo, di tradurre i sentimenti e i pensieri non avendo avuto esperienza diretta del soprannaturale.

 

Pregate e invocate lo Spirito che con le molle bibliche bruci con il fuoco le labbra impure e la superbia caparbia di interpretare Dio, di indovinarne l'essenza; di lui non si può parlare se non lo si AMA.

Non parlate di voi, dei vostri limiti, ma di Lui, egli non si rinchiude in fredde pagine, ma andate alla scuola del Tabernacolo come fece il grande Tommaso che dovette il suo sapere alle lunghe ore di colloquio con LUI passate nella penombra del coro monastico. Dal Crocifisso della sua cella imparò il sapere divino che illuminò anche quello intellettuale e integrò in fusione magistrale.

Non delimitate la sapienza e la presenza mia, il mio operato e la mia PAROLA fra spazi e figure, in me ci sono luci impossibili al vostro sapere, non fate l'errore primigenio di essere Dio, non riuscirete mai.

 

C'è la Vita mia intima che vi sfugge, ma che solo i mistici santi possono percepire in minima parte con i suoi fasci di luce e di armonia e si sublimano rompendo il velo dei sensi e il loro linguaggio non si esprime a parole ma in purissima luce intellettuale. Davanti al loro mondo le vostre parole, i vostri concetti sono paglia e fieno, perché inabissati in Dio non parlano, essi amano.

 

Mi avete rifinito come oggetto di museo archeologico e gli uomini dalle vostre dotte invenzioni se ne stanno lontani, hanno sentore di pericolo e la loro santa ignoranza li salva. Così bene impacchettato nei vostri libri, costretto a camminare tra le farraginose righe io soffro perché sono Spirito inafferrabile e sommamente libero. Teologi, per sembrare moderni, scrivete assurdità intelligibili.

Il mio spirito eterno, datore di vita, il mio Pensiero non si esaurisce mai e vi prego non pensate di farmi dire ciò che non approverei mai, il doloroso stratagemma è che il pensiero teologico è talmente nebuloso e incerto che pende dal vostro verbo astruso e qui c'è l'inganno e la vostra responsabilità è immensa.

 

 

Ascolta in silenzio

 

e con la gioia nello spirito

la musica solare e l’armonia degli strumenti sintonizzate

e quelle voci fuse nel sentimento di una preghiera,

e corri, spazia nel cielo del tuo Dio,

sentilo vicino cuore a cuore.

Questa mattina voglio cullarti con affetto

tu piccolo fiore del mio cuore,

lascia che la cascata di note ti rallegrino,

senti le belle voci in coro unite

con sapiente arte alla lode mia.

Ti vedo commosso piccolo agnellino,

quasi piangi, non ti sembri sentimentalismo

o romanticismo, così sei più vero sei più te stesso.

Quando avrai finito il tuo calvario

sarai immerso nella luce della musica

più pura e nel canto più melodioso

 

 

 

SCRITTI DEL CUORE

 

 

Lettera di padre Candido Maria Maffeis

per la morte del suo cane Lilli

 

Nella lettera che presentiamo, struggente, colma di dolore, ognuno può partecipare all’amore ardente per la Creazione di un eccezionale uomo e ministro di Dio: un vero santo.

Perseguitato e martirizzato da preti e fedeli laici animati dall’odio contro di lui sol perché testimone delle apparizioni della Regina della famiglia, Candido, con Adelaide, attende la Verità e la riparazione delle calunnie e delle violenze ferocissime subite per tutta la sua vita.

 

La solitudine e l’abbandono sofferti da Candido toccano il cuore in profondità.

 

Lettera su carta intestata a: Parrocchia SS. Salvatore, Ari (Chieti)

Data scritta a mano: 9.7.86

 

 

Lilli, ti voglio parlare!

 

Da poche ore giaci solo, nell’umida terra, tu che non potevi stare senza di me Lilli caro, sei volato via tra le mie braccia, tu che mi cercavi sempre; pareva che dormivi.

Ti tenevo il musino e la zampina mentre il medico ti praticava la puntura. Non riusciva a trovarti la vena….tu mi guardavi pietoso. Ti ho preso in braccio, ti ho posto vicino al cuore, ti ho cullato con tanto affetto, dolce amico di tanto soffrire, che mi capivi ai cenni del viso, degli occhi.  Ti ho cullato come una mamma, tu eri per me il mio piccolo tesoro.

Lilli caro, ancora non mi rassegno alla tua assenza, al tuo silenzio….ci volevamo bene noi due.

Perdonami Signore, se piango, ma il mio Lilli era per me un pensiero tuo d’amore; benché mortale non so pensarti del tutto finito…So che riposi vicino alla casa, sotto l’ombra del cipresso che avevi visto piccolo piccolo, intorno al quale giocavi.

Sei vissuto 17 anni, tanti per te, ma pochi per me. Da piccolo venivi in chiesa, attratto dalla mia voce e ti riposavi aspettandomi vicino all’altare buono buono studiando ogni mia mossa.

Magari fossi stato fedele a Dio come tu lo fosti a me!

Che giorno triste è questo nove di luglio! Anche il cielo ha pianto stasera.

Hai sofferto per il tumore che ti medicavo giorno per giorno, sperando che sparisse, e tu non volevi, avevi paura dell’acqua ossigenata. Non sapevi che la mia mano era come quella di un fratello che non fa male?

Come fosti buono con me Lilli! Mi hai seguito nel dolore; io capivo te e tu capivi me meglio di qualunque persona. Dolce amico e conforto nelle ore tristi e sole, ore interminabili e buie e tu per confortarmi mi leccavi le mani, e stringendoti come un amico mi leccavi le orecchie e mi guardavi come solo Dio può guardare un infelice. E’ stato Lui, buono, che ti mandò a farmi compagnia.

Anche tu Lilli, hai sofferto tanto e se ci fosse una ricompensa alla tua fedeltà, direi a Dio di rivederti un giorno…chissà…

Lilli che abbaiavi, che avvertivi, che vegliavi, ora sono triste perché non ci sei più. Amico più di un parrocchiano, fedele più di un fratello, caro più di tutti perché nulla chiedevi e tanto davi.

Suonava il mezzogiorno e tu dormivi per sempre nelle mie braccia. Il veterinario mi disse che è una morte dignitosa la tua. Lilli, per me tu non dovevi morire, altri l’hanno voluto; io ti avrei tenuto, curato finché potevi restare con me, anche se il tumore sanguinava ovunque…

Ti chiedo scusa, ma ora non soffri più, stai tranquillo Lilli caro, perché ti penso come tu pensavi a me, nelle ore di assenza eri il padrone di casa; ricordo la gioia, la festa al vedermi perché sapevi che in me c’era un cuore grande; ti consideravo il mio piccolo re.

Ricordi la zampina che scuoteva la scodellina? Mi dicevi che avevi sete e ricordavi allo smemorato che anche a te viene sete. Eri uno di casa. Ora quella vecchia scodellina è là sul marmo rosso, sempre piena d’acqua e di fiori freschi, solo gli uccelli e le farfalle berranno e si poseranno e mi ricorderanno la tua sete.

Dio, come si soffre quando si ama! Signore non far soffrire il mio Lilli! Ora è lontano, forse mi chiamerà e Tu buono lascialo venire ancora da me.

Lilli soffrivo tanto nel vederti ormai invecchiato, tu per me eri più che una persona, mi sei sempre stato fedele e sincero, ciò che non ho trovato nelle persone che ho incontrato e dalle quale mi sarei aspettato fedeltà e amore. Noi due ci siamo capiti eppure tu eri un cane e io un cristiano.

Quando mi affaccerò alla finestra non ti vedrò più; quando aprirò l’uscio di casa non ci sarai più ad aspettarmi, il mio cuore si farà piccolo e mi sforzerò a non pronunziare il tuo nome amico, ricorda che dentro di me scorreranno lacrime.

Ricordi, Lilli, le dolci parole che ho trovato per te, per farti felice? Erano parole che nessuno ha mai detto a me, povero cane randagio.

Dormi, Lilli, non svegliarti più, il mondo che hai visto vicino al tuo padrone è stato cattivo, amaro, fatto di solitudine, ripagato con tanta indifferenza, se non cattiveria da parte di qualcuno e tu lo sai, me lo leggevi negli occhi.

Riposa sereno, tu hai portato con te parte della mia vita, dei miei ricordi, e se a volte te li ricorderò non avertene a male, ascoltali ancora paziente.

Non posso pregare per te, ma ti dico grazie che sei esistito per far felice questo povero uomo col quale hai condiviso il pane, la casa, il riposo. Con te mi sentivo sicuro, ti affidavo la casa, e tu eri il mio re, la mia felicità.

Avrai sempre dei fiori; come gli uomini li portano ai loro cari. Io li porterò a te, tanto, chi mi ha voluto bene a me? Povero cane randagio io, e randagio come me anche tu. Abbiamo spartito il pane, le poche gioie, i tanti dolori come due creature che si vogliono bene. Come ti posso dimenticare?

Quando posavi il musetto e le zampine sulle mie scarpe sotto il tavolo quasi a darmi sicurezza e dirmi che non bisogna abbattersi, mi guardavi con due occhietti pieni di intelligenza; ora ti ricambio l’affetto col ricordo di aver perso un amico fedele.

Riposa, caro Lilli, riposa sotto l’alto cipresso! Non ti sveglino le campane, ma il loro concerto ti cullino cantandoti la ninna nanna, l’acqua di primavera scenda su te come fosse la mia benedicente mano, ti allietino i fiori che, vivi accanto a te, ti diranno quanto ti abbia voluto bene, mia piccola stella. Gli uccelli canori e spensierati che cantano tra i rami ti ricordino la mia voce, la gioia di essere vissuto con te. Ricorderò le ultime foto che ti ho fatto pensando che presto mi avresti lasciato, ma vedendole ti sentirò vicino…Perdona, Lilli, se piango, forse hai pianto anche tu lasciandomi solo.

 

 

 

 

          Candido poeta dell’anima

 

Dalla dura e nera selce

Gesù

Esplodesti di gioia o Dio

Come un fiore

Gioisci

Questa notte sognai

Signore non ho voglia di nulla

Questa sera sento tanto silenzio

L’Anfora

 

 

Dalla dura e nera selce

 

Dalla dura e nera selce

voglio trarre il volo silenzioso della colomba

nelle sue armoniose movenze

con i suoi occhi spalancati sul mondo.

 

Uomo, chiunque tu sei cambia idea

sul modo di agire di Dio.

Egli è l’agricoltore con la vanga impaziente

che vuol trarre dalla terra

le perle preziose della conversione e del ritorno.

Egli è l’esperto vignaiolo sempre armato di affilate cesoie

che manovra su te per tagliare le sovrastrutture

che hai creato con gli anni

e che la vite, con la tua immortificazione,

hai fatto diventare tralci di rovo.

 

A te piace nascondere le ferite dell’anima,

vorresti apparire il santo che non sei,

l’onesto che recita in te,

il commediante che sa fingere,

l’istrione che sa commuovere

e far apparire virtù ciò che gli è contrario.

Ma egli ha in mano la lente che vede le macchie

persino nei suoi angeli.

Sciogliti dalle catene e vola verso la verità:

sarai più uomo

 

 

Gesù

 

Giunto al meriggio infuocato del tuo giorno

ardesti d'amore per me

slacciasti la rossa tunica della tua pelle

che ti asfissiava e ti opprimeva l'anima

e divenisti ardenza di fuoco.

Volevi uscire da quella coltre di sangue e di peccato

e sentisti i ferrei chiodi

che come lancia acuminata ferirono il tuo cuore.

Esplodesti d'amore

rompesti la zolla vecchia di millenni

e moristi d'amore

perché per nascere alla nuova vita

c'era bisogno di fiamme di fuoco sotterraneo

e di sangue purpureo verginale

che fluisse per dar vita alla nuova creazione.

E gridasti alla storia dei secoli sterilizzati

il vagito del bimbo che stanco di lotta,

sfiorato dai secoli eterni

nacque in nuova esplosione di silenzio

col respiro divenuto rantolo, agonia, morte e vita.

E' rinato l'uomo nuovo

al mondo della croce amorosa

rifatto specchio e riflesso di una lotta impari

che è divenuto vita, vagito, tempo ed eternità insieme.

Mi cercasti, mi desiderasti

e feristi la tua carne creatrice

per seminare nella ingrata terra il piccolo germe

che da quell'istante avrà il sapore dell'amore eterno.

Oh dolcissimo e luminoso connubio,

l'Eterno generò il tempo che mai più finirà.

Da quel meriggio

l'uomo avrà i riflessi del sangue e del riscatto

sentirà in sé di essere generato nel mistero

con lo scalpello dell'amore.

E lasciasti appesa all'albero che ti crocifisse

la tua pelle sanguinante e martoriata

testimone di un fuoco, di un amore,

seme di vita nuova

appena nata dalle spoglie doloranti

di una lotta generante

che finirà nell'eternità.

 

(Ore 3 del mattino  1-2-94)

 

 

Esplodesti di gioia o Dio

 

Esplodesti di gioia o Dio

e innalzasti verso i mondi infiniti

il primo nato dal tuo caloroso amore

e gridasti con voce eterna

esponendolo all'ammirazione delle profondità celesti

"ecco l'uomo!"

Si alzò allora

e si intonò un canto

mai prima udito nei cieli e sulla terra,

così poderoso

mentre Dio teneva alzato

ed esposto questo infante

che guardò per la prima volta

il mondo, il cielo, il mare,

le schiere dei beati vestiti di colori e di luci

"Adoratelo" dicesti "è mio figlio,

per lui esiste il tutto".

Lentissimamente

quelle palme divine si abbassarono in gesto solenne

e mi deponesti nel prato più bello della terra

E orgoglioso ripetesti a lui il tuo amore:

"sei il più bel fiore dell'universo".

e per la prima volta sorridesti

gli insegnasti i primi passi incerti

e lo conducesti con mano forte piena di speranza:

"Voi figlio di Dio, come è bella la mia casa" dicesti

"tu sei il primo gradino del mio trono e della mia gloria.

Non ho altro tesoro

né in cielo né sulla terra superiore a te

perché per formarti

ho messo tutto me stesso,

non sei un duplicato ma un altro me stesso"

La formazione degli angeli è un segreto mio

di emanazione di santità e di potenza

ma per te, piccola antenna, ho usato tutto l'amore

di cui è capace l'inventiva stupefacente dell'Onnipotente

e ho racchiuso in te tutti i principi dell'universo

e ti ho costituito capolavoro di un cuore che ti aspetta sempre

E tu verrai nella mia casa per sempre.

Tieni aperta la porta luminosa del cuore.

Un giorno ti riprenderò con me.

 

 

Come un fiore

 

Cogli come un fiore per Cristo l'istante che passa.

Come nettare sotto il vibrare impietoso del piccone,

spremi dalla vita il sospiro del dolore

che ti configurerà al tuo -amato Cristo.

Non assistere muto o sbalordito

il passaggio fulmineo del tuo Dio,

ma dopo che ti ha mozzato il fiato

riaccenditi d'amore come persona nuova e viva

lasciando con premura a Lui

la tua stanchezza, il soffrimento del cuore

Egli conosce il tuo errare,

il battito del cuore

riempie i cieli di nuova speranza.

L'umido delle pupille per Lui è rugiada

sulla strada del tuo ritorno.

Digli, ma forte:

"Signore rivoglio indietro il mio cuore"!

Non temere quella fragilità

che ti fa così piccolo

e bisognoso di tutto:

Egli si compiace del tuo piccolo nulla.

Vedrai all'improvviso una tenera mano,

sentirai due calde braccia,

arrossirai al fuoco di un immenso cuore,

ti scoppierà il tuo

costretto a gridare dal profondo

il sublime nome di Padre

Come tante volte Egli si troverà presente

senza umiliarti né farti male,

e piangerai con Lui lacrime silenziose

per emergere dalla Sua stretta purificato e immacolato.

Tu ti innamori subito

delle creature che incontri sul calvario della vita

dimentico a volte della tua nullità

e dell'inesorabile cammino

che violento ti strappa dal cuore e dagli occhi

quelle figure pur belle e fragili

che tu credevi eterne

e che scompaiono senza lasciare traccia.

 

 

Gioisci

 

Sono crollate le tue torri fatte di terra

si sgretolarono i tuoi baluardi o peccato

crollarono con fragore i cieli neri del mare

al grido della partoriente natura

rivestita di un manto d'amore, di luce.

E desti il primo vagito

o uomo che rompesti il sogno secolare,

e ti fece gridare al mondo e a Dio che ti generò

la stridula voce di Uno che mai più passerà.

perché la mano Onnipotente ti fece nuovo.

E sgusciasti dalle sue mani possenti

intonando l'inno che altri dopo di te

con diversi ma simili accenti intoneranno.

e come desideri di fiori di primavera

guarderanno in alto

cercando con gemiti il volto dell'Artista

che mise mano, cuore e scalpello

a un essere che non finirà.

Crescerai fanciullo,

cercherai con affanno il seno di Dio che solo ti nutrirà.

Ti aggrapperai alle sue potenti mani,

ed Egli bacerà le tue

calmando la fame d'amore al battito del suo cuore.

Chiuderai gli occhi alla prima luce

e li chiuderai felice, sicuro che Lui ti veglierà.

E dormirai sereno nelle sue braccia

fatte culla e steccato al tuo riposo,

strumento del tuo incompiuto lavoro,

che si identificherà nel Figlio suo

quando trasfigurato,

anche tu piangendo

con due lacrime grandi,

luminose come il mattino, brillanti come l'infinito azzurro

ti riperderai tra le braccia di tuo padre,

che ti raccoglierà, quando, pellegrino del tempo,

busserai alle porte dell'eternità.

Il tuo pianto di neonato si unirà al coro degli angeli

e diventerà alleluia che per sempre durerà.

Gioisci o figlio fatto di misera terra,

fabbricato di umani sospiri

ora sei per sempre eterno in Dio.

 

 

Questa notte sognai     

 

Ero polvere ed ero Te mio Dio,

il nulla col Dio della vita e dell'eternità

accanto a me povero pugno di terra viva

ti sentivo penetrarmi per le poderose narici

come vento che spazza la polvere per riempirmi di luce,

quel soffio primordiale che muove la terra bruciata,

e diviene un tutt'uno col respiro e col pulsare del cuore

Non so dov'ero io e dove cominciavi Tu

Ero lì come l'Adamo disteso,

quasi nulla temporale e parte della tua eternità

mi avvolgevi con mani misteriose e mi fabbricavi

e mi giravi con quel pensiero misto ad amore,

col battito inespresso di vedere formata

una figura sognata da te dai tempi dei tempi e mai finita

mi giravi in fretta prima che il sole calasse all'orizzonte

perché io fossi giorno senza fine.

E ti beavi nello scoprirmi momento per momento

come piccolo capolavoro fatto per assomigliarti.

Non ero io ancora

quando le tue mani materne alzavano il velo di luce

per contemplarmi tua fattura ed opera.

Ti ho visto fissarmi appena informe, mi sorridevi

ed io cominciai a muovere le labbra

ad abbozzare la prima espressione di parola

ma ho capito che ancora non era il tempo

dei suoni intelligenti e articolati

mi mettesti l'indice premendolo su quel fiore di bocca

e dicesti "non ancora ; mio piccolo amore".

Sentii che mi parlavi di luce e di musica

in un fondo sperduto di azzurro.

Volevo dirti un grazie, chiamarti mamma,

ma non era ancora tempo.

Hai fissato con mistero penetrandomi gli occhi

e sorridesti, ti beatificasti quasi stupito negli occhi

mi mettesti parte del tuo cielo sul viso,

ti specchiasti e ti meravigliasti che un pugnetto di terra

fosse diventato te stesso

e gridasti alle stelle il miracolo della tua eternità

e della tua sapienza

E mi amasti subito :

"guardami piccolo essere vivente,

mai ci sarà un altro come te ;

ti ho fabbricato per me

e mi chiamasti con parola nuova incomprensibile: AMORE,

pronunciata per la prima volta nello sperduto tempo astrale.

E più mi fissavi

più eri festoso e mi sorridesti.

Il mio sguardo si confuse con la tua profonda luce

e mi sono sentito parte di te e tu di me.

Mi sollevasti dal deserto della terra

e sentii tutta la forza dell'universo penetrarmi le narici

entrasti come turbine di soffio vitale

e purificasti la tua casa con una presenza unica, irripetibile.

Respirai ed usci dalla gola e dalla bocca il primo pianto,

il primo singulto che ruppe la terra e divenni vivo per te

e non mi accorsi che eri tu a respirare in me

eri tu che emettevi per la prima volta

o Dio dell'universo e dei secoli

il primo entusiastico suono armonioso

e riempisti di te la fredda materia

che si sentì calda tra le tue braccia tenere

eri tu che mi coprivi di luce e di silenzio

Dio com'eri bello !

Com'eri giovane I Com'eri grande !

Il tuo pianto indefinito fuso col mio divenne respiro

e si mosse in quell'istante l'orologio del tempo

mi circondasti delle meraviglie

di cui mai saprò dirti un grazie di cuore

Non ero un petalo di un albero anonimo, ma ero figlio tuo

mi chiamasti per nome e divenni uomo,

com'eri innamorato di me !

Alzandomi verso di te

sentii perfezionarsi quella materia

che si confondeva e prendeva forma

man mano che tu mi pensavi e mi amavi

Mi baciasti e imprimesti sulla mia carne uno stampo come sigillo

e incominciò a battere un cuore

che non terminerà né si fermerà mai più.

 

(ore 3 del mattino)

 

 

Signore non ho voglia di nulla

 

mi sento tanto male, vuoto,

mi vien voglia di fissarti nel silenzio e piangere,

ma mi vergogno di farmi accorgere che ho una pena nel cuore.

 

Si dice che un uomo non deve mai piangere per dignità e per carattere,

una guida deve essere forte, senza emozioni distorta, fredda,

impassibile, glaciale nelle difficoltà.

 

Si dice…..ma io non so essere un uomo come questi,

non ho la loro personalità, non sono fatto di pietra

e a volte mi rassomiglio all’onda del mare bagnata dal dolore,

 

un dolore tutto mio, che tu Signore ogni tanto mi mandi

in certi momenti intimi

e che la tua sapienza sa cogliere,

 

per dirmi che sono un bambino

che ha bisogno di sfogarsi abbracciato al tuo collo

e tu buono vuoi sentire il caldo dell’acqua che mi purifica.

 

Ti compiace sentire il come batte il mio cuore

nel momento dello sconforto, della solitudine, dell’abbandono, vicino al tuo

e mi accorgo che siamo in due a piangere.

 

Il tuo cuore di misericordia è tanto rosso e commosso

che è una dolce bocca che mi bacia nel silenzio

e mi parla in fondo allo spirito.

 

Gesù lascia che ti guardi negli occhi,

anzi no, sei tu a fissarmi con lo sguardo,

penetrami fino in fondo fammi riposare.

 

Sono stanco.

Fammi capire, e lo capisco solo ora,

perché il pianto ha una sorgente segreta

 

per cui le lacrime sono amare

come l’acqua salata del mare

quando è agitato o in burrasca.

 

Ti benedico emozione del cuore,

o lacrima che purifichi

scompigliando i giorni o i pensieri del cuore.

 

Ti devo dire Gesù,

che mentre mi fissi e lo sguardo tuo mi abbraccia

e si sprofonda in me possedendomi,

 

ti ringrazio della tacita lezione di bontà

e di umiltà da parte tua

che paziente mi ami e mi sopporti.

 

In fondo all’immenso degli occhi tuoi

leggo il tuo coraggio che non ho,

l’esempio che mi dai di sopportazione,

 

e nel silenzio mi insegni

che non hai bisogno della mia personalità

quanto della mia pazienza e umiltà.

 

Mi hai fatto vedere l’orto del Getsemani,

il tuo comportamento,

la tua preghiera di affido al Padre, la tua rassegnazione,

 

ma ho sentito tuonare,

nella notte buia dell’abbandono dei tuoi amici,

il tuo profondo e singhiozzante Sì all’immolazione d’amore.

 

Quanto ti è costato quest’ultimo atto della tua esistenza

che ha ricapitolato tutti gli anni di predicazione amorosa,

di fraternità cordiale coi miseri, gli emarginati, gli impuri, gli scartati…

 

Qui con te Gesù,

non ho paura

e ti ripeto senza alcuna umana vergogna né debolezza affettata

 

Gesù abbracciami –

Non pensare che la tua forza mi farebbe male

perché la tua forza è l’Amore.

 

Ti prego Gesù guardami,

fissami con quella gioia

che provasti quando mi hai creato.

 

Sei stato tu a farmi così,

ma allora ero bello, limpido e portavo su me il profumo delle tue mani creatrici

e il passaggio del tuo spirito purificatore e santificatore.

 

Guardami Maestro buono

e se volessi chiudere gli occhi tienimeli aperti

col tuo amoroso sorriso di fratello.

 

Forse ho perduto l’incanto

e la trasparenza degli anni primieri

e ora mi vergogno di me.

 

Guardami maestro come tu solo sai mirare

al di là delle prove, delle battaglie, delle cadute,

al di là della poca gioia e del molto soffrire.

 

(26 – 7 – 91)

 

 

 

 

Questa sera sento tanto silenzio

 

e percepisco il cuore battere e pulsare sereno.

E’ una grazia!

Mi vedo solo col mio Gesù lungo una strada buia:

quasi presago di un forte temporale

mi accosto a lui dalla paura e dall’incertezza dell’andare.

Mi sono stretto tanto a lui

che quasi sono scomparso sotto il mantello suo,

come quando pioveva al paese

e piccolo com’ero

mi nascondevo sotto la giacca del babbo

e non mi interessava se i piedi si bagnassero

mi bastava che il mio capino fosse al sicuro

vicino al suo cuore.

Vicino a lui le mie ferite erano aperte

e sentivo che in me entrava la felicità,

che Dio mi donava la libertà.

Non sentivo dolore, non mi dolevano,

ma da esse bevevo tanta felice misericordia.

Ferito come il cuore del mio Dio, quale felicità, quale differenza;

quella era ferita d’amore, la mia…

 

(8 – 8 – 91) 

 

 

                                        L’Anfora

 

Gesù, voglio farti una sorpresa, togli il coperchio a quest'Anfora vi troverai me; mi sono nascosta dentro per farti sorridere.

Gesù, non so se ti sei accorto: galleggia sull'acqua dell'Anfora un piccolo biglietto e una piccola frase che ho scritto solo per te: "Gesù io ti amo". E' il nostro segreto!

Vorrei bere dell'acqua di quest'Anfora, han detto che è miracolosa, "la voglio Gesù". Chissà che possa nascere un santo. Teniamolo per noi Gesù, non lo dire a nessuno.

L'Anfora della Samaritana è segno della mia giovinezza: tienimi sempre fra le tue mani, poggiami sul tuo cuore. Grazie.

Quell'Anfora è simile al Calice della Messa; fa Signore che io ne beva sempre e ne abbia sempre tanta sete: "ci vediamo domani Gesù".

Ogni tanto penso a quest'Anfora che ha tanti significati, ma il più importante mi pare che rappresenti la mia vita : all'esterno è sempre quella di sempre, ma all'interno nasconde il più grande tesoro: "E’ la tua amicizia, sei Tu Gesù".

In Sicilia e altrove l'Anfora è uno strumento musicale, l'Artista soffia dentro facendola vibrare e ne esce un suono tipico, poco conosciuto. Gesù io vorrei che tu la muovessi e dal cavo del mio cuore ne uscisse una melodia che ti facesse incantare. Strumento e artista sono una cosa sola. "Io e te siamo una sola cosa. Tutto è tua grazia. Che io la viva veramente".

E quel Calice così semplice dell'Altare non è un'Anfora ricolma di sangue vitale, dal quale, chi si accosta e ripone le labbra, rimane santificato? Purificato e perdonato?

Quell'Anfora che ricorda le pietre del pozzo di Giacobbe, non è forse fatta da una mano maestra che ha messo insieme tanti granelli di terra umana per farne un calice di cuori umani in cui tutti si sentono Uni nel Cristo?

Molte volte mi agito, il mio cuore è in burrasca, penso che tutto dipenda da me e non mi accorgo che il mio vivere e il mio agitarmi è provvidenziale perché, se guardo dentro l'Anfora del tempo, vedo che sono nel cavo delle tue mani, al sicuro.

Malgrado me, perdonami Signore, vorrei essere il lino col quale ti cingesti lavando i piedi agli uomini. Ti dico Gesù, usami come asciugamano per pulire i loro piedi: l'anfora della loro vita tornerà a risplendere con un atto di volontà.

In fondo all'Anfora della Samaritana c'è un segreto che gli uomini distratti e sbadati non hanno colto; se fissassero lo sguardo con attenzione vedrebbero il loro volto riflesso nel tuo. "Che miracolo Gesù". E di questi ne fai tanti.

Gira e rigira questa creta del mio essere o Maestro, tu sei l'artista, il vasaio biblico, il creatore, che, dopo aver lavorato su me tutta una vita, mi hai mostrato come nuova Anfora ai fratelli e mi dicesti: "Non farmi fare brutta figura ti prego.”

Quest’oggi voglio aiutarti anch’io nel tuo lavoro, chiuso nella tua bottega che tiene poche cose, le essenziali, e imparare da te il segreto del lavoro difficile di plasmare l’anima. “Signore insegnami il segreto: sii paziente". Per formare un'Anfora ci vuole molto lavoro, molto è in esubero, poco me ne serve. Ecco allora il capolavoro - Grazie Gesù.”

Molti sbagliano ad amare : prendono la vita come una partita sportiva, credono di essere infallibili, di potere tutto, quando sbagliano si abbattono, ma se avessero centrato Te e chiamato Te, Anfora di acqua pura, non si sarebbero scoraggiati.

Fermati, Gesù, sono un'Anfora abbandonata e senz'acqua, riempimi di Te e della tua presenza, sarò felice di aver incontrato un Amico vero.

Un'Anfora è simile alla bocca del fratello affamato di pane, di affetto, fa che sia io il primo a parlargli, così lo riempirò di Te, parola che salva.

A volte incontro anime vuote simili a cocci d'Anfora che tutti calpestano, ma che nessuno ha il coraggio di aggiustare, fai che le ami e non le disprezzi.

Un giorno, o Gesù, hai visto una creatura e le chiedesti di dissetarti dell'acqua dell'Anfora piena, si fermò ma non te ne diede.

Quante anime non sanno che tu Gesù sei quest'Anfora divina piena di Misericordia, basterebbe che io parlassi loro della tua disponibilità.

Una porta aperta è un'Anfora che invita a entrare in colloquio con te Gesù. Signore vorrei essere la tua piccola Anfora, che tu trovi disposta ad ogni ora per dissetarti.

Quest'Anfora è sempre aperta come la ferita del tuo Cuore, vorrei essere io quest'Anfora d'Amore.

Vorrei mettermi lungo le strade del mondo con quest'Anfora in mano e gridare a tutti gli uomini:

venite vedete Gesù!

venite comprate Gesù!

venite amate Gesù!

L'acqua più fresca e pura si trova in fondo all'Anfora: io la paragono alla porta del tuo Tabernacolo; bisogna aprirla per vederti e parlarti.

Un'Anfora vuota muore di sete ed è un oggetto inutile, tuttalpiù un soprammobile; è l'anima che ignora che è nata per te; io le parlerò di te.

Ho degli amici che come Anfore sono posti sul muro del pozzo e non ti conoscono Gesù; andrò da loro e le riempirò di gioia perché io ti ho amato.

Gesù voglio vivere nell'Anfora del segreto del tuo amore; il tuo cuore santo sarà la mia abitazione.

Gesù non vorrei essere un'Anfora inutile, ma viva palpitante d'acqua e come mercante regalarla al più povero del mondo : tu mi guardi e capisco che il più povero sei sempre e solo Tu - Gesù te solo per sempre.