al mio cuore preme quella pace mondiale
nella quale gli uomini si amino come fratelli
Eterna
comunione d’amore
PERCHE’ L’UMANITA’ SIA RIUNITA
A FORMARE
UNA SOLA COSA
UNA SOLA FAMIGLIA
UNA ETERNA COMUNIONE D’AMORE
Per comprendere
il significato delle apparizioni di Ghiaie abbiamo cercato di rivivere quel
pomeriggio ormai avanzato del 13 maggio, tempo di Pasqua, quando, con le sue
piccole amiche, Adelaide entrò correndo nel prato a coglier fiori per ornare
l’immagine della Madonna del suo casolare.
L’abbiamo vista volteggiare qua e là come un passerotto
alla ricerca dei fiori più belli; insieme a lei
abbiamo sentito i sei rintocchi del campanile della parrocchia di Ghiaie
chiamare i fedeli alla Chiesa per il Santo Rosario; e subito dopo, con grande
sorpresa abbiamo potuto accompagnare il suo sguardo dietro il volo armonioso,
libero calmo di due candidi colombi apparsi d’un tratto nel cielo azzurro della
sera, appena velato di rosa. Due creature stupende nelle quali abbiamo
riconosciuto i portatori di un mistero e di un annuncio.
Questi due
colombi tanto belli e puri apparsi a Ghiaie, nel cielo di Pasqua, ci hanno parlato
immediatamente dell’amore (il mio diletto è per me e io per lui – Cantico dei
cantici) e ci hanno introdotto così, naturalmente, nello spirito delle
apparizioni aprendo alla nostra mente il tema centrale delle stesse : la coppia
come luogo dell’amore, luogo di nascita di tutto ciò che è famiglia e
comunione, luogo d’incontro fra l’amore umano e l’amore divino, immagine della
stessa Sapienza divina.
Simbolo dell’amore umano
Diade
dell’amicizia
Intenzionati
comunque a oltrepassare e approfondire questa fondamentale intuizione, grazie
all’esperienza vissuta con Adelaide nel verde prato del suo povero borgo,
abbiamo cercato allora di articolare, precisandoli, i principali significati
che ci hanno trasmesso i due colombi bianchi.
E tornando a
ricordare il loro volo mirabilmente armonizzato, proprio nel loro accordo
abbiamo riconosciuto innanzitutto la più alta forma d’amore visibile all’uomo:
l’amicizia.
Nei due candidi
animali che abbiamo visto volare insieme rispecchiando l’uno l’immagine
dell’altro non è stato difficile invero, cogliere il legame di un Io e un Tu
posti l’uno di fronte all’altro in una perfetta unità di pensieri, di
sentimenti, di volontà, “come un cuor solo e un’anima sola”.
I due colombi
ci sono apparsi perciò, come il luogo della nascita misteriosa dell’amore puro
e l’espressione vivente di una armonia piena di gioia, immagine di un unico
corpo spirituale, come accade a persone che vivono una profonda concordia fra
loro e un’autentica pienezza d’amore.
Contemplando
poi, i due colombi, stretti l’uno all’altro, in loro abbiamo potuto ammirare la
bellezza originaria di una vita casta, l’unità spirituale di due vite
pienamente compenetrate nell’amore, e dunque, il fondamento della vita umana,
la sua radice, la sua qualità originaria: l’amore quale completa donazione di
sé all’altro.
Diade
dell’amore coniugale
Scoperta
davvero entusiasmante quest’ultima, che ci ha permesso altresì, di riconoscere
nei due colombi, non solo l’immagine dell’amicizia, ma anche la figura della
coppia coniugale, creata da Dio quale Propria immagine, per essere modello di
unione integrale delle persone congiunte nell’amore. E in questa luce abbiamo
potuto facilmente comprendere che i due colombi rappresentano l’umanità intera
riassunta nei due progenitori chiamati da Dio all’esistenza per tradurre nel
mondo creato la stessa vita divina d’amore, fino all’unione nuziale con Dio.
Queste due
candide creature che appaiono nel cielo prima di ogni apparizione ci hanno
dunque ricordato la creazione dell’uomo, formato da Dio come coppia di persone
unite dallo stesso ritmo e dallo stesso respiro d’amicizia e d’amore: due, per
essere una carne sola, una sola cosa nell’amore, una sola chiesa; due per
rivelare nel loro amore la stessa vita divina, nella quale una Diade di Persone
amanti rivela la Terza Persona - Amore.
Simbolo
dell’amore umano-divino
A questo
punto, dopo esser stati orientati da questa coppia di meravigliosi colombi alla
comprensione del tema fondamentale delle apparizioni (ovvero l’amicizia e
l’amore come fondamento di tutto ciò che è comunione e famiglia), continuando a
rimirarli, ci siamo accorti che il nostro sguardo, totalmente rapito dalla loro
bellezza, era stato rapidamente condotto a contemplare l’amore nella sua più
sublime espressione.
Infatti, proprio riconoscendo in loro il simbolo di due
vite compenetrate profondamente in una perfetta unità di pensieri, di
sentimenti, di volontà, i due colombi bianchi ci hanno ricordato che Dio stesso
ha voluto stringere con noi un autentico legame d’amicizia per unirci alla Sua
divinità in una stessa comunione indicando proprio nell’unione di due, uniti
nel Suo nome, il luogo vivo della Sua Chiesa.
Per questo, sempre più attratti da queste stupende
creature, nelle quali abbiamo intravisto l’espressione di un’armonia
soprannaturale piena di gioia, manifestazione di un UNICO CORPO SPIRIRTUALE,
nel loro volo che univa la terra e il cielo, diretto verso la luce, abbiamo
potuto contemplare l’ecclesialità: la vera vita
originaria, incontaminata e santa nella luce.
E giunti allora a questo traguardo della nostra
riflessione, dopo aver riconosciuto nei due candidi colombi il simbolo in cui è
rispecchiato sia l’amore umano sia l’amore divino, proprio in loro abbiamo
iniziato a vedere perciò, un’unica Realtà colma d’amore, che incessantemente
lega l’uomo e Dio.
Una Realtà d’amore eterna chiamata a scendere nella
storia dell’uomo per tracciare la via di unione fra i due “mondi”, ristabilire
il legame fra le due “vite”: l’una in cielo e l’altra sulla terra, l’una
nell’eternità e l’altra nel tempo, l’una nell’increato e l’altra nel creato,
l’una nel finito e l’altra nell’infinito.
Non è stato
difficile cominciare a comprendere dunque, perché i due colombi bianchi
appaiono a Pasqua, e di conseguenza la stretta relazione fra la Pasqua e le
apparizioni di Ghiaie come segno luminoso di resurrezione per il mondo
(l’epifania mariana di Ghiaie, com’è noto, si svolge dal sabato 13 maggio della
quinta settimana di Pasqua, attraverso l’Ascensione fino a tre giorni dopo
Pentecoste)
Simbolo di unità in un tempo d’inimicizia
Il volo dei due colombi bianchi nel cielo di Pasqua ci ha permesso
altresì di capire perché le apparizioni di Ghiaie sono donate
provvidenzialmente in un tempo difficile, fortemente divaricato, nel quale,
mentre la Chiesa annuncia al mondo la comunione di tutti nell’amore di Cristo,
l’umanità, sempre più lontana da Dio, vive, all’opposto, un conflitto
spaventoso preludio di un abisso infernale senza speranza.
dalla coppia dei
colombi bianchi alla coppia dell’Incarnazione
Le precedenti riflessioni ci
permettono di comprendere agevolmente, a questo punto, il racconto iniziale della
piccola Adelaide che trasferisce il
nostro sguardo dalla coppia dei colombi bianchi alla coppia dell’Incarnazione.
Nel suo diario infatti, Adelaide
ricorda come, dopo essere apparsi nel cielo, i due colombi bianchi abbiano
condotto i suoi occhi verso un punto luminoso acceso ad oriente, che in pochi
istanti, l’ha raggiunta mostrandole, in uno splendore accecante, la coppia
dell’Incarnazione: Gesù e Maria, accompagnati da S. Giuseppe.
“Il punto luminoso preceduto dalle due
colombine apparve, lentamente si avvicinò, e in esso si delineò la presenza di
una bella Signora con Gesù Bambino in braccio e alla sua sinistra S. Giuseppe”
– scrive Adelaide. E noi, leggendo questo primo brano della sua narrazione,
proprio nella luce apertasi davanti agli occhi della bimba, cominciamo a capire
perché i due colombi bianchi svaniscono nella luce per mostrare la coppia
perfetta dell’Incarnazione.
Comprendiamo cioè, che la coppia
dei colombi bianchi, simbolo ideale del modello d’amore eternamente disegnato
nel Pensiero di Dio, lasciano il posto alla coppia Gesù e Maria, per mostrare
in loro il sublime modello universale di ogni vero e autentico amore, la più
bella diade d’amicizia e d’amore mai apparsa nella storia umana, rappresentata
appunto da Gesù e Maria, la coppia santa e immacolata che ha cancellato il
peccato dei Progenitori realizzando pienamente e in tutta concretezza, nella
nostra esistenza, il modello umano-divino d’amore eternamente vivo nel Cielo di
Dio.
Di più: comprendiamo altresì, che la coppia dei colombi
bianchi è apparsa per invitare l’umanità a guardare in Cielo e scoprire in Gesù
e Maria l’espressione della totale e perfetta unità d’amore umano-divino al
quale deve guardare l’intera umanità e la Chiesa nell’attesa delle nozze eterne
con lo Sposo divino che una volta ancora scenderà col Suo Spirito per unirLa eternamente a
Sé.
Gesù e Maria, unità
d’amore fra l’amore umano e l’amore divino
E se ora, ci fermiamo a contemplare una dopo l’altra ciascuna delle due
persone di questa eccelsa coppia d’amore, iniziando da Gesù, proprio nei suoi
occhi azzurri e nel suo vestito rosa riconosciamo facilmente i segni visibili
dell’unione fra divinità e umanità da Lui realizzata con l’Incarnazione.
L’azzurro dei Suoi occhi infatti,
ci parla del Cielo dal quale è disceso fino a noi per vestire la nostra carne,
simboleggiata appunto dal suo vestito rosa.
“Gli occhi luminosi e azzurri di Gesù Bambino
attirarono la mia attenzione in modo particolare. Il vestitino che lo copriva
fino ai piedi era liscio a forma di camicia in color rosa” – scrive Adelaide
nel suo diario, che ci permette di capire, ancor più in profondità, a qual
grado di abbassamento il Verbo di Dio ha voluto giungere dopo aver lasciato la
propria gloria presso il Padre.
Perché, pur essendo Dio, il Verbo
si è unito alla nostra umanità perfezionandola in ogni suo aspetto, fino a
redimerla e glorificarla mediante il sacrificio della croce, accompagnato in
ogni passo della Sua via dolorosa da Maria, Sua Madre e Sua Sposa, che Egli
stesso ha voluto rivestire del Suo Cielo azzurro.
Verità quest’ultima facilmente
comprensibile nella stessa simbologia del primo ciclo di apparizioni.
Leggendo il diario di Adelaide
infatti, si può notare innanzitutto, come già nelle prime quattro epifanie la
Madonna si presenti non solo avvolta da un manto azzurro, ma anche vestita di
un abito azzurro, mostrandosi così come umanità pienamente divinizzata nel
Figlio – Suo mistico Sposo; come la nuova Eva, chiamata dall’eternità a dar vita
al nuovo Adamo, per ricomporre insieme a Lui l’unità spezzata dalla prima
coppia e coniugare per sempre, in mistiche nozze, l’umano al divino, perché in
lei, il Verbo ha riaperto il Cielo per tutta l’umanità.
Per questo, nelle mani della Madonna
che custodiscono il Verbo Incarnato noi possiamo chiaramente riconoscere il
supremo luogo di Grazia nel quale tutta
l’umanità può ritrovare il dono dell’unità nell’amore e la via al Cielo.
(come potremo vedere più
chiaramente nell’apparizione di Pentecoste quando la Madonna si presenterà
tenendo nelle sue mani immacolate piene di Grazia, al posto del Bambino Gesù,
due colombi scuri e divaricati, simbolo della coppia e dell’umanità divisa
dall’inimicizia e dal disamore, che nelle sue mani troverà il luogo della
salvezza e della libertà.
dalla coppia dell’Incarnazione all’unità nella
Gloria del Cielo
Le note proposte nelle due
precedenti riflessioni ci consentono di intravedere fin d’ora, nel ciclo
epifanico di Ghiaie, un chiaro itinerario spirituale.
Un itinerario tracciato per noi,
nel cielo di Ghiaie, dalla coppia di colombi bianchi che, lo ricordiamo,
apparizione dopo apparizione, aprono le diverse sequenze in cui si sviluppa il
grande tema di questo grande evento soprannaturale: la coppia come luogo
d’incontro fra l’amore umano e l’amore divino.
Come si ricorderà, infatti, già
nella prima riflessione i due colombi bianchi ci hanno richiamato alla mente
innanzitutto la coppia della CREAZIONE formata da Dio a propria immagine per
essere modello universale di unione; e in loro, quali figure sia dell’amore
umano che dell’amore divino, abbiamo individuato proprio il legame fra
l’umanità e la divinità.
Scoperta quest’ultima, confermata
in seguito, nella stupenda immagine della “bella Signora con Gesù Bambino in
braccio” (descritta da Adelaide nelle prime pagine del suo diario) che ci ha
permesso di pensare alla coppia dell’INCARNAZIONE, e dunque al Verbo, sceso dal Cielo per unirsi, in
Maria, all’umanità, redimere il peccato dei Progenitori ed ELEVARE tutta
l’umanità a Dio, come una sola famiglia in un’unica Chiesa.
A questo punto, allora,
continuando ad esaminare il diario di Adelaide, dopo le prime quattro
apparizioni (dal 13 al 16 maggio) nelle quali abbiamo letto il mistero
dell’Incarnazione, scopriamo un cambio deciso di significato: un vero e proprio
passaggio che ci permette di salire dall’Incarnazione al Cielo dell’Ascensione.
Mercoledì 17 maggio, vigilia
dell’Ascensione, e giovedì 18 maggio, festa dell’Ascensione, la Madonna appare
infatti, in modo diverso dai quattro giorni precedenti:
“I due colombi precedettero il punto luminoso
e la Madonna apparve vestita di rosso col manto verde il quale aveva un lungo
strascico. Attorno vi erano otto angioletti vestiti alternativamente di celeste
e rosa, tutti al di sotto del gomito della Madonna, in semicerchio” scrive
Adelaide ricordando l’epifania del 17 maggio, che si ripeterà nello stesso modo
anche il giorno successivo, festa dell’Ascensione.
E noi, contemplando la Vergine
Santa senza il Bambino Gesù e senza S. Giuseppe, ma circondata da un coro di
angeli alternativamente rosa e azzurri, e vestita, non più in bianco e azzurro,
ma con l’abito rosso, il manto verde e le rose bianche ai piedi, siamo spinti
ad alzare ancor più lo sguardo verso l’alto.
Maria, espressione della comunione d’amore
trinitaria
Così, dopo i primi quattro
giorni, nella quinta e sesta apparizione, rispettivamente vigilia e solennità
dell’Ascensione, notiamo che la Madonna si presenta, non più rivestita di
azzurro e di bianco, ma di tre colori: il rosso dell’abito, il verde del manto,
e ancora il bianco delle rose sui piedi; indicando, con questo cambio
cromatico, un cambio di contenuto e di immagine:
Un cambio che facilmente riusciamo
ad afferrare se ricordiamo il significato della solennità liturgica nella quale
avvengono queste due apparizioni.
Credendo infatti che, grazie
all’Ascensione di Gesù al Cielo, Maria è diventata luogo primario di
manifestazione della SS. Trinità, avendo lei acquisito in Gesù, fin
dall’Incarnazione, legami di affinità con le Persone Trinitarie, nella Santa
Vergine apparsa ad Adelaide la vigilia e nella solennità dell’Ascensione, noi
possiamo riconoscere chiaramente l’immagine della Chiesa, nella sua essenza
trinitaria, e dunque la porta principale attraverso la quale l’umanità può
partecipare, in Cristo, alla stessa comunione d’amore di Dio SS Trinità.
In particolare:
- l’abito rosso ci mostra Maria
come immagine della Chiesa totalmente rivestita di Cristo-Carità che dona la
comunione.
- il manto verde ci parla della
Speranza alla quale Cristo, asceso al Cielo, ha chiamato la Sua Chiesa per
unire gli uomini a Dio in una sola famiglia
- il bianco delle rose sui piedi
di Maria ci ricorda la Fede pura in Cristo come fondamento della stessa vita
della Chiesa, e come forza di integrazione opposta al peccato.
La visione di Maria rivestita
della SS. Trinità ci permette allora di pensare al destino dell’umanità,
chiamata a salire, con Maria, alla Gloria di Cristo, al Regno dei Cieli per
vivere eternamente nella stessa comunione d’amore, come famiglia universale di
Dio-Trinità.
Un’umanità angelicata che
possiamo chiaramente riconoscere proprio nel coro di otto angeli rosa e azzurri
apparsi, attorno a Maria immagine della Chiesa, la vigilia e nel giorno della
solennità dell’Ascensione.
l’umanità divinizzata e unita attorno a Maria
nell’amore di Dio
Di statura inferiore alla Vergine
Santa ad indicare il diverso grado di elevazione rispetto a Maria, raccolti in
preghiera attorno a Maria luogo santo dell’amore trinitario, questi angeli
formano un’unità perfetta, una totalità d’amore e di adorazione; e in loro
riconosciamo subito quell’unità d’amore alla quale è destinata l’intera umanità
allorché sarà elevata al Regno di Dio.
Li vediamo anzitutto collocati in
semicerchio formato da quattro coppie, ognuna delle quali costituita da due
angeli vestiti di due colori diversi: il rosa e l’azzurro, nei quali abbiamo
compreso l’unione fra umano e divino, che connotano altresì i due principi
originari dell’umanità: il femminile e il maschile.
Distinzione quest’ultima che ci
fa pensare immediatamente all’affinità fra uomini ed angeli e ci ricorda un
passo molto noto del Vangelo di S. Matteo (uno dei due apostoli che ritroveremo
accanto alla Vergine nell’apparizione di Pentecoste).
Rammentiamo infatti, che, dopo
aver richiamato alla mente dei Farisei l’unità indissolubile della prima coppia
sancita nel libro della Genesi (Mt. 19,3), ai Sadducei avvicinatisi a Gesù per chiederGli di chi alla resurrezione sarebbe stata moglie la
donna sposata a sette fratelli morti successivamente uno dopo l’atro, il
Signore rispose:
“alla resurrezione non si prende
né moglie ne marito, ma si è come angeli ne cielo” (Mt 22,30).
Parole estremamente chiare, nelle
quali possiamo cogliere senza difficoltà il compimento, nel Cielo, della
comunione originaria. E intravedere altresì, fin d’ora, la nostra vita futura
nella Gloria di Dio, dove, dopo una vita d’amore, insieme agli angeli formeremo
una sola famiglia, nella quale la distinzione dell’umanità nei due principi,
femminile e maschile, rimarrà come unità d’amore tutta spirituale.
Per questo, nel coro angelico
apparso alla piccola veggente di Ghiaie nel giorno dell’Ascensione, possiamo
vedere con grande evidenza l'immagine di un’umanità elevata alla contemplazione
dell'autentica gioia del Cielo, come profezia del Regno di Dio, nel quale
l'umanità stessa, superate tutte le divisioni da cui è lacerata, cominciando
dall'inimicizia posta tra i sessi a causa del primo peccato, ritrova attraverso
Maria icona della Chiesa, il Luogo santo dell'armonia originaria e della
comunione eterna d'amore promessa e realizzata dalla Parola di Dio, dove tutti,
angeli e uomini insieme, cantano e vivono nell’amicizia e nell’amore, come
riflesso dell’amore di Gesù e Maria.
In particolare, alla luce della
visione dell’umanità angelicata raccolta a coppie intorno a Maria, possiamo
comprendere con maggior profondità il significato della coppia di colombi
bianchi, che, dopo averci condotto a pensare alla CREAZIONE e poi in Gesù e
Maria, alla INCARNAZIONE, ora nella solennità dell’ASCENSIONE ci invitano a
contemplare la nostra amicizia e la nostra stessa relazione d’amore glorificata
in Cielo. E preparaci a compiere un ulteriore determinante passaggio mentale
per intuire la grande rilevanza
dell’intero ciclo epifanico di Ghiaie che invita senza sosta l’umanità intera a
guardare al Cielo e ritrovarvi la via dell’unità d’amore universale.
Verità che comprenderemo
chiaramente nell’apparizione di Pentecoste allorquando ritroveremo lo stesso
coro di coppie angeliche attorno a Maria immagine della Chiesa ed espressione
della comunione d’amore trinitaria
La qual cosa ci permette altresì di
capire fin d’ora l’importanza della festa dell’Ascensione come tappa mediana al
punto più elevato dell’intera sequenza di apparizioni di Ghiaie.
Gesù
e Maria, l’unità delle due nature
Anche il giorno seguente la
solennità dell’Ascensione assistiamo a un altro cambio d’abito della Madonna
che non si presenta più con il vestito rosso e il manto verde (come nel giorno
precedente) ma tutta azzurra, eccetto la fascia bianca ai fianchi simbolo del
suo grembo purissimo nel quale il Figlio di Dio è stato concepito.
“La Madonna aveva il vestito e il
velo celeste; una fascia bianca le cingeva i fianchi; aveva le rose ai piedi e
la corona fra le mani. Gesù Bambino vestiva ancora di rosa…c’erano gli
angioletti”.
Così scrive Adelaide ricordando
l’apparizione di venerdì 19 maggio, giorno successivo alla festa
dell’Ascensione.
E noi, leggendo quest’altra
meravigliosa epifania, intuiamo immediatamente che, apparendo di nuovo con il
Bambino Gesù, tutto rosa, la Vergine Santa ci ripresenta ancora il mistero
dell’Incarnazione, ma questa volta, dopo l’Ascensione, ad un livello più
elevato.
Infatti, tornando ad ammirare
nella luce della Gloria, Gesù tutto rosa, fra le braccia di Maria tutta
azzurra, iniziamo, non solo a riconoscere in loro il meraviglioso scambio fra
cielo e terra, ma a comprendere altresì che l’umanità da sempre appartiene a
Dio nel Suo Verbo e che è stata creata per essere elevata al Cielo e unità a
Dio in nozze eterne.
Verità fondamentale della fede
cristiana, mistero sublime, la cui comprensione richiede la nostra stessa
ascesi e il distacco dal pensiero del mondo, per cominciare a scorgere in Gesù
e Maria, la nostra stessa umanità non più soffocata dal peso della caduta, ma
come il luogo eterno di un meraviglioso incontro incessante d’amore fra l’umano
e il divino.
E’ questa, del resto, la verità
su cui abbiamo precedentemente insistito allorquando abbiamo individuato nella
coppia l’immagine dell’unione fra l’umanità e la divinità, e nella coppia
dell’Incarnazione il modello sublime di ogni coppia.
Comprendiamo cioè, che attraverso
Gesù e Maria possiamo ritrovare la vocazione della nostra stessa natura a
sposare Dio; in particolare, nella inscindibilità dei due principi femminile e
maschile che la costituiscono, anche la verità dell’indissolubilità della diade
originaria destinata a rivelare, proprio in Gesù e Maria, il grande mistero
delle nozze fra Dio e l’umanità.
l’umanita’ ecclesiale, in Cielo e nel cuore dell’uomo
Da ultimo, quale conseguenza e riflesso
di quanto abbiamo affermato, riconoscendo nell’azzurro di Maria l'abito di
Grazia donato da Dio alla nostra umanità per la nostra divinizzazione, e nel
vestito rosa di Gesù, la nostra stessa umanità glorificata in Cielo, allora
sempre più chiaro ci appare il significato del coro angelico che circonda
Maria:
nell’inseparabilità dei due
colori dell’Incarnazione che li ricoprono, il rosa-femminile e
l’azzurro-maschile, questi angeli ci parlano di un amore elevato, vivo nel
Cielo, oltre le determinazioni terrene che fissano le relazioni tra i sessi, un
amore ecclesiale, figura dell’eterna comunione d’amore fra Dio e l’umanità.
Questi angeli che riverberano la
coppia dell’Incarnazione riconducono ancora il nostro pensiero e il nostro
sguardo alla coppia di colombi bianchi annunciatori di ogni apparizione.
E poiché in questa coppia
candidissima abbiamo visto i portatori del tema dell’intero ciclo epifanico -
la coppia come luogo d’amore - in essi ora riconosciamo ancor più nitidamente
un’immensa Realtà spirituale umano-divina che ci appartiene da sempre,
fondamento del nostro essere, radicata nel nostro cuore.
5) L’unità d’amore nel cuore dell’uomo
nell’uomo
è iscritto il sublime modello d’amore dell’Incarnazione
Se l’itinerario fin qui percorso
ci ha permesso di contemplare nell’Incarnazione e poi in Cristo Glorioso asceso
al Cielo l’unità nuziale fra l’umanità e la divinità, l’apparizione del 21
maggio, l’ultima del ciclo epifanico, ci consentirà di comprendere che questa
stessa unità, fine della nostra esistenza, è iscritta anche nell’intimità
dell’uomo, creato fin dal Principio come chiesa di Dio.
Come potremo leggere nel diario
di Adelaide, nell’epifania di domenica 21 maggio, i due colombi bianchi
conducono ancora lo sguardo della piccola veggente alla coppia
dell’Incarnazione, che, questa volta però, non appare più nel cielo, bensì in
una chiesa, quale immagine, appunto, dell’uomo.