SEQUENZE
DI
UN MARTIRIO
Si ricordano tanti bambini separati dalle
famiglie, deportati nei Lager nazisti e trasformati in cavie.
Ma nessuno ricorda che la piccola Adelaide
Roncalli di sette anni è stata strappata, da
membri del clero di Bergamo, alla sua famiglia, allontanata forzatamente
dalla sua casa, segregata nei conventi delle Suore Orsoline e della
Sapienza trasformati in veri e propri Lager, nei quali è stata umiliata, percossa brutalmente,
terrorizzata, e infine processata da autorevoli membri della Curia di
Bergamo riuniti in un Tribunale Ecclesiastico, perché considerata una
creatura mostruosa.
Nessuno ricorda che il 30 maggio 1944 la Curia di Bergamo ha fatto liberare
dalle carceri di Sant’Agata, in accordo con le SS tedesche, il tristo
voltagabbana professor Ferdinando Cazzamalli perché
eseguisse su Adelaide, nel convento di Gandino delle
suore Orsoline, un’immonda ispezione ginecologica organizzata, come un
orgiastico sacrificio satanico, dall’Inquisitore don Cortesi, che vi ha
partecipato attivamente, insieme alle suore Orsoline.
E che lo stesso Inquisitore don Cortesi ha
continuato per anni a martirizzare Adelaide con turpi esperimenti sacrileghi attraverso la
suggestione ipnotica e un’ininterrotta contiguità strumentalmente pedofila alternata al terrore, per demolirla e
impossessarsi del suo corpo, della sua anima e della sua mente.
Soprattutto nessuno oserà dire che la Chiesa
Cattolica è prima e diretta responsabile di questo atroce martirio.
due avvertenze:
1.
talmente lungo, complesso e
spaventoso è il martirio di Adelaide che questa pagina viene continuamente
aggiornata,
2.
se qualcuno volesse capire la
ragione di tanta ferocissima e putrida violenza scatenata dalla Chiesa Cattolica
rappresentata dal feroce Inquisitore don Cortesi - sostenuto dai numerosi amici
Ecclesiastici - su una bambina di sette/dieci anni è pregato di ripercorrere
tutto l’orribile calvario percorso da lei
SOMMARIO
prima
Comunione di Adelaide inizio del massacro
don Cortesi distrugge Adelaide per spezzare il suo legame con
l’Eucarestia
per distruggere la verginità di Adelaide e separarla da
Cristo don Cortesi racconta oscenità
don Cortesi vuole cancellare la vera natura di Adelaide
per impadronirsi di lei
L’Inquisitore fa sequestrare Adelaide
rinchiusa in una stanza di morte
l’Inquisitore trasforma
Adelaide in un mostro pericoloso
una minaccia per la purità della fede cristiana
la geniale sognatrice infernale
il nodo di vipere , lo scrigno chiuso custodito da sette
draghi
l’Inquisitore
indica nella famiglia l’origine della malignità di
Adelaide
l’Inquisitore seduce Adelaide e la trasforma in una cavia
Adelaide trasformata in un oggetto di sperimentazione
sacri-lega
la paternità naturale distrutta e sostituita con
un’amicizia pedo-fila
Adelaide derubata e annientata nell’intimità
L’Inquisitore rovescia le
parti e mostra Adelaide come seduttrice
L’Inquisitore s’impadronisce
del corpo di Adelaide
Il
ruolo delle suore nel massacro del corpo di Adelaide, vittima di un sacrificio
diabolico
L’Inquisitore s’impadronisce della mente di Adelaide

L’Inquisitore
attacca la verginità di
Adelaide per separarla dall’Eucarestia, distruggere la sua vocazione,
predisporla a subire una relazione pedofila e impadronirsi di
lei.
28
maggio 1944
inizio
del massacro
Il giorno solenne della Prima Comunione segna
l’inizio del martirio di Adelaide.
E’ proprio in questo santo giorno che don
Cortesi, con raffinatezza diabolica, demolisce apertamente Adelaide nella sua
virtù più cara: la purezza.
E’ proprio in questo santo giorno che don
Cortesi prepara il massacro della sua verginità.
Don Cortesi capisce l’importanza della Prima
Comunione per la vocazione religiosa di Adelaide, destinata dalla Madonna a una
vita ben diversa dalle altre bambine, ad un compito molto elevato, a una missione
eucaristica fondamentale per la Chiesa.
E poiché vuole contrastare a tutti i costi
questa scelta del Cielo.
si attiva,
innanzitutto per annullare le differenze fra Adelaide e le altre bambine, ridicolizzando
chi invece coglie in Adelaide la prediletta del Cielo.
Il bersaglio
di tutti gli sguardi, la bambina, è in cima. Non è la più attenta, né la più
devota delle compagne. Tra l’altro, si volge sovente verso una povera amica,
malata di mente, che le fu messa accanto colla segreta speranza, forse, che da
quel contatto colla « privilegiata » scaturisse il prodigio.
Adelaide
ricevette per la prima volta il Pane
degli Angeli: come tutte le altre compagne, come tutte le volte successive.
Coloro che, in occasione di quel suo primo contatto eucaristico col Figlio della Vergine, attendevano
straordinari segni celesti, dovettero confessare la propria delusione.
(Storia dei fatti di Ghiaie, pg.134 - si noti che don Cortesi
non definisce la Comunione come “Corpo di Cristo”, ma “Pane degli Angeli” e
“Figlio della Vergine”).
Adelaide che si appresta a
ricevere Cristo nel suo cuore, per don Cortesi, dev’essere
mostrata come:
1) una
bimba “negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona” , una scema!!! ammessa
alla Prima Comunione solo per la bonarietà (stupidità) del parroco
seppi che
alla dottrinetta, presso le suore, non faceva alcun
progresso, cosicché il parroco non intendeva ammetterla alla Prima Comunione;
insomma, correva voce che la bambina fosse qualche cosa come una negligente,
indisciplinata, zoticona, sorniona, se non proprio come una scema pg.79
2) una “paesanella”
che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un
palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione che poi imbratterà.
Nel pomeriggio si aspettava il fotografo Nic. Velardita di Ponte S.
Pietro, il quale, invitato da Verri, doveva ritrarre Adelaide nell’abito della
Prima Comunione. Adelaide prendeva gusto
a quella lunga veste immacolata, che le suore le avevano adattata, alle
scarpette bianche, alla bella borsettina, ai guanti
bianchi, all’ampio velo candido fermato sulla testa da una corona di
fiorellini: era luminosa e felice come un angelo, ma un po' impacciata come una
paesanella vestita di nozze….
Pag. 128
3) una piccola “furbetta” sfrontata, bugiarda,
alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza il
Sacramento.
Ma non le
davano molto cruccio i suoi peccati; certo, non tanto da impedirle di addormentarsi,
poiché, quando, a conclusione dell' esame di coscienza, la peccatrice doveva
essere presa dal dolore, fu invece presa da un sonno beato. Nè
gran pensiero si dava del Sacramento, se non quando gli offriva il pretesto di
distornare un fastidio. Infatti a Suor Ludgarda, che
le richiedeva un servigetto, la furbetta rispose: —
Non disturbarmi! Sto pensando i miei peccati pag. 130
4) una bimba selvaggia, golosa,
posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della
prima Comunione e lo imbratta dimostrando
di non curare la propria purezza e la propria verginità
All’asilo li
attendeva un rinfresco. Quivi rividi la piccina soffocata da una densa corona
di teste: stava seduta a un lungo tavolo e scriveva, scriveva, attenta, lenta,
impacciata per la corta abilità e per la lunga veste. Pensate: quella settenne
era tanto celebre e tanto disgraziata che già lasciava autografi, nome e
cognome, poi solo il nome, poi solo le iniziali... Ma non pareva che quel
giorno le richieste l’infastidissero troppo….Adelaide non sembra molto annoiata
e si destreggia con disinvoltura……
Moltissimi
la seguono anche in giardino. Le fragole attraggono la sua attenzione, cioè la
sua golosità. « Ma ti sporchi le scarpette... T’insudici le mani... Ti strappi
la bella veste... Bada dove metti i piedi... Per raccoglierne una, ne calpesti
cento... Sta sù, che te le colgo io... ». Ma a chi
parlo? Adelaide scorrazza, strappa, coglie, mangia: non tutte eran mature, non tutte pulite. Alcuni l’aiutano nella fatica
di raccogliere, per lasciarle solo il piacere di mangiare. Sulla bianca verginità
della veste fioriscono — ma sono fiori? — virgolature rosse, chiazze verdi,
ombre gialle. Dinnanzi a quello spettacolo di fresca spontaneità, gli astanti
si crogiolano di gioia, di ammirazione. I fotografi e i cinematografisti
lavorano. Le tenerezze femminili trovano modo di scusare la fanciulla,
incolpando la veste: «Poverina, il bianco è un colore tanto delicato ! » 135
Perché dunque don Cortesi
massacra Adelaide presentandola come una bimba selvaggia, golosa, vanitosa,
negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, ripugnante,
proprio nel giorno santo in cui
il purissimo Corpo del Signore scende misticamente
nel suo piccolo cuore per unirsi a lei, e non abbandonarla mai?
Una cosa appare evidente:
|
l’unione
mistica fra Adelaide e Cristo lo irrita, non la tollera, lo rende furioso. |
Don Cortesi
distrugge Adelaide
per spezzare il suo legame con l’Eucarestia
Il ritratto di Adelaide nei giorni
della sua prima Comunione, tracciato da don Cortesi, é spaventoso.
Il
professore del Seminario di Bergamo, mandato a Ghiaie dalla Curia per
distruggere le apparizioni, non manca
mai di indurre nel lettore la convinzione che fra Adelaide e l’Eucarestia c’è
un abisso, un baratro incolmabile, ancor più profondo di quel che separa
peccato e purezza.
Oltre
alle quattro
stigmate ricordate precedentemente
don Cortesi mostra che Adelaide
5)
durante il catechismo in preparazione alla prima della Comunione, è disattenta,
irrequieta, indifferente;
Verso
le 16, Adelaide si recò in paese all'asilo, per frequentare la dottrinetta: per l'ultima volta. Durante l'istruzione
catechistica Adelaide era solitamente disattenta, irrequieta. Quella sera, fu
disattenta, ma quieta: infatti dormiva. La rev. Madre Superiora dovette
ammonirla: – Così ti prepari alla Prima
Comunione? –. E, per ottenere maggior attenzione, se la pose vicina. Ma era
più quieta e altrettanto attenta quando dormiva. La buona Madre dovette più
volte richiamarla e riprenderla.
(Storia dei fatti di Ghiaie, Pg.38)
6) dalle suore Sacramentine dell’asilo, il giorno del sequestro, si mostra
cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata, indemoniata, e
dunque non può fare la prima Comunione;
— Come sei diventata cattiva, Adelaide! Chi direbbe che questa bambina ha
visto la Madonna? Certamente tu non
potrai fare la Prima Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta, e anche quel poco che sapevi l’hai del tutto
dimenticato in questi giorni. Sii buona, Adelaide. Se fai così, non solo non
vedrai più la Madonna, ma andrai a casa dei diavolo, dritta, dritta —… Quel
capriccio di bimba disavvezza alla disciplina mentale e morale e, forse, già un
tantino viziata, divenne per la cugina Nunziata una cupa tragedia, il cui
protagonista era il demonio. Pg.113
7) dalle Orsoline di
Bergamo, la sera del sequestro, Adelaide si comporta come una selvaggia,
furiosa, testarda, disobbediente, presupponente,
proprio in preparazione alla Prima Comunione;
in
quella timida bimba si scatenò il leoncino selvaggio. Tentò di svincolarsi, di
fuggire, trascinò a forza la Madre e la compagna verso la portineria, pestò i
piedi, si buttò a terra, gridò con furore, implorò con
passione,
pianse con angoscia. E strillava: — Voglio andare a casa, io. Lasciami andare.
Voglio andare a casa — La reazione si prevedeva, ma con quell’intensità,
davvero, non si prevedeva. Fu trascinata nel refettorio delle educande. La
crisi era ancora all’acme. — lo voglio andar a casa. Lasciami andare a vedere
la mia mamma. Le dico appena una parola e poi torno qui ancora. Lasciami
andare... Dove sono andati quegli altri? Io voglio andare a casa...
— Si, cara, andrai dalla mamma. Qui
ti fermi soltanto due o tre giorni, per prepararti alla Prima Comunione;
poi tornerai a casa colla tua mamma e
ci starai sempre. Sii buona! Gli altri signori hanno portato via la macchina... — Così, con flessuosi
accenti materni, la Direttrice s’adoperava
a calmarla. Invano. 121 — Ma io sono già preparata per la Prima
Comunione... Io debbo andare alle
Ghiaie. Voglio andare a veder la mia mamma. Voglio andare a veder la Madonna... — rispondeva Adelaide. Pag 122
8) il pomeriggio
precedente al giorno della prima Comunione, nel convento di Gandino
Adelaide è capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i
calzoncini, maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente
devota;
partito
il fotografo, rimproverai la piccina: — Mi ha detto Don Mauro che anche ieri
sera hai fatto capricci, hai strillato maledettamente, ti sei buttata per terra
e perfino ti sei rotta i calzoncini. E’ vero, questo? Così, dunque, ti prepari alla Prima Comunione... e fai tribulare le suore,
poverette... E poi pretendi di aver visto
la Madonna!? Pg 129
9) il pomeriggio di
Pentecoste, dopo la Comunione, sfarfalla, vagabonda, fa quel che vuole;
Adelaide
è impaziente, irrequieta. Scivola via alle suore, che le adattano il vestito della Prima Comunione, ripulito
e rimesso a nuovo, sfarfalla per le stanze e per i corridoi, pesta, più
forte che piano, i tasti del pianoforte;
vuol andar a casa e, se la macchina non c’è, anche a piedi Pg 137
10) anche il giorno dopo
la prima Comunione Adelaide non cambia in nulla, non è per niente devota;
al
mattino, fuori orario, la piccola fu comunicata da Monsignor Gherardo Canova. La seconda
Comunione fu come la prima, cioè non più devota della prima
Pag.147
Il
ritratto mostruoso di Adelaide nei giorni della prima Comunione si riassume
complessivamente nella
seguente sequenza catastrofica.
Adelaide è:
1. negligente, indisciplinata,
zoticona, sorniona, una scema! ammessa alla Prima Comunione solo per la
bonarietà (stupidità) del parroco,
2. una “paesanella”
che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un
palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione,
3. una piccola “furbetta” sfrontata,
bugiarda, alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza
il Sacramento,
4. una bimba selvaggia, golosa,
posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della
prima Comunione e lo imbratta dimostrando di non curare la propria purezza e la
propria verginità,
5. disattenta, irrequieta,
indifferente, cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata,
indemoniata, selvaggia, furiosa, testarda, disobbediente, presupponete,
capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i calzoncini,
maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente devota, totalmente
indifferente alla Comunione
E’ questo dunque, il
ritratto orripilante che don Cortesi ha nella mente quando celebra messa nel
giorno di Pentecoste, alla cinque del mattino, poche ore prima che Adelaide
riceva l’Eucarestia.
“ Alle 5,30 celebro
messa, dialogata, nella bella chiesa di Ghiaie. L’offro allo Spirito di verità,
per il trionfo della verità e della sua sposa, la Vergine Maria” – scrive ( pag 134).
Inevitabile perciò,
immaginandolo mentre dice messa, domandarsi:
ma quale Eucarestia ha
mai celebrato quel giorno don Cortesi se la sua mente era del tutto occupata
dal ritratto mostruoso di Adelaide?
e quale verità ha mai
cercato se già l’aveva ripetutamente affermata demolendo Adelaide con questo
ritratto spaventoso?
Don Cortesi non tollera che Adelaide
si unisca a Cristo, o meglio: non tollera che Cristo si unisca alla piccola
figlia dell’ubriacone scelta da Maria.
L’unione mistica fra Adelaide
e Cristo lo irrita, lo rende furioso.
Per distruggere la
verginità di Adelaide
e separarla da Cristo,
don Cortesi le racconta oscenità
prefigurando
così il progetto satanico, sostenuto dalla Curia,
di
annientare in lei la vocazione religiosa sacramentina
ricevuta dalla Madonna
e
predisporla a subire una immonda relazione pedofila.
Come abbiamo visto,
nella sua “Storia dei fatti di Ghiaie” don Cortesi non perde occasione per
gettare fango sulla piccola Adelaide, proprio nei giorni antecedenti e seguenti
la sua Prima Comunione, tratteggiandola
come una bimba mostruosa
: bugiarda, golosa, lussuriosa, dominata dal piacere, e, soprattutto, del tutto
indifferente al Sacramento.
Ci tiene molto, don
Cortesi, a ripetere che Adelaide è opposta a Cristo e all’Eucarestia, perché
bimba impura, immorale, contaminata dal male nella sua stessa natura.
A questo proposito
occorre leggere con attenzione alcuni brani del libro di don Cortesi relativi
alla giornata di martedì 30 maggio 1944.
Sono passati due giorni
dalla Prima Comunione. Adelaide si comunica per la terza volta; ma, come il
giorno precedente e come farà sempre – secondo don Cortesi - riceve
l’Eucarestia senza alcuna devozione.
Anche
stamattina Adelaide si comunica (e sempre in seguito, quotidianamente) - scrive l’illustre e feroce
professore del Seminario a pagina 152 del suo libro - Don
Mauro Parolini celebrò alle ore 7 la messa per la
chiusa del mese di maggio; egli pure non rilevò nella fanciulla né devozione
speciale, nè, tampoco, devozione.
Per don Cortesi la bimba
scelta dalla Madonna è del tutto inadeguata a ricevere Cristo.
Dell’Eucarestia non
gliene frega niente perché tutta presa dalla vanità, dalla golosità, dalla sensualità.
Per lui, Adelaide è
astuta, furba, finge con grande abilità, è “capace di farla a tutti”,
soprattutto conosce molto bene la bugia ed è guidata dalla sensualità.
Tratto malefico, che don
Cortesi cercherà di mostrare rievocando in modo ripugnate il pomeriggio di quel
martedì 30 maggio trascorso con Adelaide
Don Cortesi sa bene che
da tre giorni ormai, Cristo abita misticamente nel cuore di Adelaide.
Nonostante ciò, intenzionato a mostrare Adelaide come una bugiarda depravata
che non ha niente di comune con Cristo, induce nella sua mente immagini impure
colme di ambiguità lasciva come quelle di una novella oscena e violenta - “pre’ Scarpacifico” - tratta da
una raccolta boccaccesca dal titolo significativo: “le piacevoli notti” (di un
autore cinquecentesco: Gian Francesco Straparola).
1) Immagini lascive con cui don Cortesi presenta Adelaide come una
bimba naturalmente licenziosa
Adelaide: Ma
come fai tu a mangiare il gelato? Lo mastichi. Io invece, guarda, lo succhio
Don Cortesi: Il mio è duro: lo chiamano appunto pezzo duro...
Adelaide: Mi piace la mandorla….Preferisco
le ciliege
Don Cortesi: ….Anche
i noccioli delle ciliege sono buoni...
Adelaide. Ma
va! Quelli di pesca, si, per fare il croccante
2) Racconti irreali con cui don Cortesi mostra che Adelaide sa
riconoscere la bugia perché è bugiarda
Don Cortesi: Anche quelli di ciliegia, per fare... i
pallini di schioppo. Sai, adesso manca il piombo. Un tale caricò lo schioppo
coi noccioli di ciliegia. Passa un lupo: spara, pumf!
Ma il lupo ha preso appena un nocciolo nella schiena e scappa via. Un anno dopo
ritorna ancora quel lupo. Indovina che cosa aveva sulla schiena. Indovina...
Una pianta di ciliegia, colle ciliege mature
Adelaide: Ma va, Don Cortesi, non contarmene più. Anche tu dici bugie?... No, ma questa è
soltanto mezza bugia, perché lo dici per ridere
Don Cortesi: Un’altra
volta quel tale..., no, era un altro, piantò in terra un osso di bue, lo
innaffiò ben bene e l’anno dopo è venuto sù,
indovina..., un bue colle corna
Adelaide: Ahah! io non ci credo;
un’altra mezza bugia. Due mezze
fanno una intera. Contamene ancora
3) don Cortesi racconta ad Adelaide la storia di pre’
Scarpacifico per mostrare che è, non solo furba, ma
anche interessata a immagini licenziose
Don Cortesi: Quale vuoi? Una da ridere o da piangere? Da
ridere? Sì. Una volta.. e narro, ripulita e adattata, la novella di Pre' Scarpacifico,
delle «Piacevoli Notti » di Straparola.
Adelaide: Com’era furbo! Ancora una, sù, ancora...
La storia
di pre’Scarpacifico si può
leggere in http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_P6.HTM
(favola
III, LIBRO PRIMO)
Questa è la sintesi
della
novella di Pre' Scarpacifico:
|
tre briganti ingannano
pre’ Scarpacifico, ma lui
si vendica con una trappola d’accordo con la sua perpetua: li invita a un
pranzo durante il quale finge di uccidere la perpetua che poi risuscita
infilandole un piffero nel culo e soffiandovi dentro. Ingolositi i tre briganti
comprano dal prete il piffero a caro prezzo, uccidono le mogli, ma
inutilmente infileranno il piffero fra le loro natiche. I tre briganti
tenteranno allora di vendicarsi chiudendo il prete in un sacco per gettarlo
nel fiume. Ma anche questa volta il prete riuscirà ad ingannarli con un
lusinga carnale, e poi a ucciderli. |
Don Cortesi inonda una
bimba di sette anni con immonde lascivie proprio nel giorno in cui può rivivere
la gioia intensa del suo primo incontro con Cristo
Don Cortesi ha capito quanto
è importante la Comunione per la vocazione di adoratrice dell’Eucarestia che
Adelaide ha ricevuto dalla Madonna.
E la vuole spezzare a
tutti i costi.
Perciò getta cumuli di
fango su di lei per imputridire la sua unione mistica con Cristo
Di più: queste oscenità - che hanno ferito
gravemente il pudore di Adelaide - costituiscono
la prima effrazione violenta alla sua verginità.
Don Cortesi vuole
cancellare la vera natura di Adelaide per impadronirsi di lei
Fin dalle prime
pagine del suo primo libro – Storia dei
fatti di Ghiaie – don Cortesi presenta
Adelaide come una selvaggia tutta istinti; una bimba tanto vanitosa e golosa da
farsi “reginetta” delle altre fanciulle del villaggio, selvagge e golose come
lei.
Nel seguente brano,
apparentemente ingenuo, l’infido don Cortesi mette in scena Adelaide insieme
alle amiche Itala e Giulia come scimmiette golose
che attendono di riempirsi - mani, bocca e pancia - di ciliege.
Nell'orto del sig. Gerosa, che guarda sulla strada, si vendemmiavano le
ciliege. Le golosette
– bastava dire bambine – si fanno
sotto colle palme e colle bocche aperte. I Gerosa
furono larghi con loro; Adelaide, poi ne toccò un bel ramoscello carico. (Pg 31)
In questo brano, come si può facilmente constatare,
l’aggettivo golosa è usato da don Cortesi come sinonimo di bambina.
Per don Cortesi, dunque, la bambina è una creatura naturalmente
golosa.
E poiché la ciliegia è simbolo del piacere assoluto,
Adelaide e le sue amiche, per don Cortesi sono bimbe dominate dal piacere e
perciò libidinose.
Perché questa preferenza? - continua don Cortesi - Perché Adelaide aveva visto la Madonna,
spiega Itala; perché Adelaide era amica di Teresina Gerosa
e in chiesa si trovavano sempre assieme, spiega Adelaide la piccina, che non
sentiva alcun bisogno di risolvere questo problema, proseguì il cammino, avendo
cura di impoverire a ogni passo il ramoscello che si teneva in grembo.
In questo secondo brano, Adelaide, che
ha il privilegio di aver visto la Madonna, viene rappresentata come la regina
di bimbe golose e libidinose.
(il suo grembo –
luogo di concezione della vita – carico di un ramo di ciliegie, e dunque già predisposto, secondo
l’infido don Cortesi, alla libidine – non potrà certo ospitare Cristo).
Don
Cortesi è ossessionato da Adelaide (chiunque legga i suoi scritti lo può
verificare facilmente).
Soprattutto
dalla verginità di Adelaide; come si può ben vedere nel brano del suo primo
libro in cui racconta di Adelaide che, nel giardino dell’oratorio di Ghiaie,
scorrazza, strappa, coglie, mangia fragole
e sporca “la bianca verginità della veste” : l’abito della sua Prima
Comunione.
Don Cortesi sa bene che la fragola è simbolo
dell’esaltazione dei sensi, e dunque è ben consapevole che in quel modo mostra
Adelaide, golosa di ciliegie e di fragole, come una bimba ipersensuale.
Ma
non riesce a contenersi. Continuamente ripete che Adelaide è una bimba
vanitosa, golosa, bramosa, sensuale, lasciva, disposta a sporcarsi, a farsi
sporcare l’anima, e perdere facilmente la verginità. Adelaide dev’essere considerata come la regina di uno “sciame indiavolato” di bimbe “golosette, folleggianti desiderose di sollazzarsi”
dedite a “a spassi e scorrerie campestri, monellerie, scampagnate, allegre
scorribande” ….(pg 1,2,3….); una piccola discendente di
Eva, appartenente a una stirpe di donne bramose, la più vanitosa delle ninfette
golose, una ninfetta insaziabile, che, se ancora è vergine, prima o poi si farà
sverginare.
Il suo obiettivo è chiarissimo: cancellare la vera natura di
Adelaide.
Adelaide è una
bimba semplice, generosa, buona d’animo, pudica (come la descriverà padre
Gemelli)
Don Cortesi invece, si
propone di mostrarla come una bimba contorta, furba, menzognera, soprattutto
impudica.
Perché?
Perché tanta
ostinazione? Cos’ha intravisto in lei? Cosa lo turba? E Cosa lo attira? Perché è tanto assillato dalla piccola
veggente del Torchio? Cosa si prefigge?
Perché vuole distruggere
la vera natura di Adelaide?
Perché vuole che di lei
si pensi quel che lui vorrebbe lei sia, e lei stessa creda di essere quel che
lui vuole che sia?
don Cortesi non sopporta
che Gesù Eucarestia si unisca ad Adelaide, non vuole che diventi suora
adoratrice dell’Eucarestia
don Cortesi è sceso dalla Cattedrale di Bergamo per attuare un
programma ben definito e condiviso dalla Curia
|
spezzare
il matrimonio mistico di Adelaide con Cristo e distruggere così la vocazione eucaristica
che la Madonna le ha affidato |
Per conseguire
questo scopo don Cortesi si propone di
trasformare il
sequestro di Adelaide nel convento delle suore Orsoline in una lunga prigionia
così da violentare, indisturbato, la persona e la verginità psichico-fisica di Adelaide.
L’Inquisitore fa sequestrare Adelaide
Per realizzare il sequestro di
Adelaide, don Cortesi ha utilizzato il vecchio Parroco di Ghiaie, don Cesare
Vitali, che facilmente ha piegato al proprio volere perché, fin dal primo incontro con lui, aveva capito
che temeva la Curia e avrebbe obbedito.
Don Cesare ha brontolato,
mugugnato, ma alla fine si è messo in moto secondo il volere di don Cortesi,
l’Inquisitore:
-
ha convinto,
imbrogliandoli, i genitori di Adelaide (alla mamma ha promesso che
Adelaide si sarebbe fermata tre o quattro giorni dalle Orsoline di
Bergamo per prepararsi meglio alla Prima Comunione – i tre giorni diverranno
tre anni!);
-
poi, con la
Madre Superiora delle Orsoline ha organizzato la trappola;
-
ha arruolato
due uomini per portare Adelaide a
Bergamo:
l’ing. Villa, proprietario di una bella automobile, sempre
pronto a offrire il proprio servizio al clero;
il sig. Verri autista, costretto a credere che rinchiudere
Adelaide in Convento era un bene per la bimba.
(don Cesare ha escluso le donne del villaggio
per paura che avrebbero intralciato quel progetto infame: ingannare la bimba e
abbandonarla in un luogo sconosciuto).
Il sequestro
è stato compiuto la sera del 23 maggio 1944.
Con una falsa promessa i tre uomini - don
Cesare, Villa e Verri – hanno
convito Adelaide a salire in macchina, han fermato l’automobile davanti al
cancello del convento delle Orsoline di via Masone in
Bergamo, hanno preso Adelaide in mezzo a loro, e l’hanno accompagnata dentro,
come a un ricevimento di gala, accolti dai sorrisi complici della Madre
Superiora e dalla Vicaria (Gesuina Seghezzi e Dositea Bottani) pronte ad azionare la trappola concordata col
Parroco: distrarre Adelaide e permettere ai tre di darsela a gambe e poi
fuggire a tutto gas.
Il sequestro è stato fedelmente ricostruito e
raccontato, dallo stesso don Cortesi, che ridicolizza il servilismo e la
dabbenaggine dei suoi tre complici e delle suore (Storia dei fatti di Ghiaie”, pg 121)
Dillo a queste Madri che cosa
hai visto tu alle Ghiaie….Su dillo – la sollecita don Cesare nell’atrio.
Adelaide non risponde, il suo
mento pare cucito
Neh! Che tu hai visto la
Madonna? Dillo – insiste don Cesare
Adelaide annuisce col capo
senza levare il viso
Come congedarsi? Cioè: come
scappare? Pensano il parroco e i suoi due compagni
Facciamo un giro nel giardino?
– propone la Madre Gesuina
Adelaide non ha nulla da
obiettare purché i compagni di viaggio la seguano. Affida l’altra mano alla
Direttrice Madre Dositea. E si avviano.
Attraversano il claustro, girano attorno alla casa, entrano nel parco,
osservano un albicocco…
Ma a quel punto Adelaide si
volta indietro… e si accorge di
essere sola.
Tenta di svincolarsi di
fuggire, trascina a forza la Madre verso la portineria, pesta i piedi, si butta
a terra, grida con furore, implora con passione, piange con angoscia. E
strilla, alla Madre:
voglio andare a casa io!
Lasciami andare! Voglio andare a casa! Io voglio andare a casa! Lasciami andare
a vedere la mia mamma! Lasciami andare!…dove sono quegli altri? Io voglio
andare a casa…
Madre Seghezzi
allora la trascina nel refettorio
delle educande e le dice – Qui ti fermi solo due o tre giorni poi tornerai a
casa dalla tua mamma
Lui, l’Inquisitore,
don Cortesi, arriverà il giorno dopo; a sequestro avvenuto.
Si presenterà in Convento col Verri (uno dei
tre complici), fingendo di non aver preso parte al sopruso, deciso a cominciare
subito l’opera di seduzione ipnotica su Adelaide.
Quel giorno infatti - come lui stesso afferma
- s’intrattenne ”a
lungo“ con Adelaide “in delizioso conversare”. Ma, al
momento di andarsene, dovrà truffarla, proprio come avevano fatto gli altri
compari il giorno prima.
Giacché
da tutti si ritiene che ingannare una bimba innocente non costituisca reato,
l’ingannammo
scrive don Cortesi, senza alcuna vergogna,
sicuro di trovare pieno assenso, in questa disumana e falsa convinzione, nei
suoi lettori Monsignori della Curia di Bergamo, evidentemente abituati a
imbrogliare i bambini. (ibidem, pg 126).
Quando
accennammo di lasciarla riscoppiò la tempesta della
sera precedente. Adelaide voleva venire con noi e non ci riusciva di
strapparcela di dosso.
Beh
verrai con noi, se proprio vuoi. Io vado
al telefono per chiamare la macchina, tu intanto vai a metterti le scarpette…. Verri, che le aveva già, si nasconde e scappa.
Adelaide vide bene di esser
stata abbandonata. Pianse, strillò a perdifiato, si dimenò con forza selvaggia, pestò i piedi, si rotolò
per terra e perfino si strappò le mutandine. Per fortuna
che a un certo punto se le sentì anche bagnate…. si lascio condurre dalla suora
in dormitorio.
rinchiusa in una
stanza di morte
Adelaide amava correre verso i prati che
digradano al Brembo, insieme alle amiche, con la carriola costruita da papà
Enrico. Una di loro vi entrava a turno, e le altre spingevano.
Il casolare, la stalla, la roggia, i sentieri
sassosi, il cielo pieno di vento e di rondini, tutto nel villaggio, nonostante
la miseria, formava il suo paradiso.
E questo, don Cortesi, l’Inquisitore l’ha
visto.
L’ha vista correre. Ha visto la sua gioia. Ha
capito in cosa risiedeva la forza di Adelaide; soprattutto ha capito che, per impossessarsi di lei, avrebbe dovuto
strapparla dal suo paradiso e segregarla.
In una dimensione coatta, innaturale, la sua
vitalità non avrebbe più trovato alimento. Indebolita nella sua spontaneità,
fiaccata nel corpo e nello spirito, Adelaide alla fine avrebbe ceduto: sarebbe
caduta nelle sue mani.
Così, per volontà dell’Inquisitore, al quale
tutti hanno ceduto la propria coscienza, in breve tempo Adelaide si è ritrovata
prigioniera fra le mura di un freddo Convento; sola, segregata in una stanza
lugubre, una vera e propria cella mortuaria, costretta a far morire, giorno
dopo giorno, tutti i suoi affetti, i suoi sogni, la sua gioia, lo sguardo
incantato sulle cose amate e la sua anima; che, per l’Inquisitore, era
portatrice di un orrendo male ereditato in famiglia e nel villaggio; male da bruciare!
Fra le pareti di questa cella funerea, nella
quale aleggia ovunque una soffocante atmosfera di morte, in tono amabile e
minaccioso don Cortesi ha continuato a ricattare la piccola prigioniera
dicendole:
se vuoi farti suora
devi accettare volentieri
il sacrificio di rimanere qui…. (Il
problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 211)
Un “aut aut”
terrificante, senza scampo.
Per mantenere la sua vocazione religiosa
Adelaide avrebbe dovuto rinunciare alla sua casa, e passare giorni e notti d’angoscia
in questa stanza di morte, di un convento-prigione; sola, per tutto il tempo,
completamente sola, abbandonata, isolata, inascoltata, in totale balia delle
suore aguzzine e dell’Inquisitore; col rischio di non uscire viva da questa
stanza.
Noi ti teniamo qui perché vuoi
farti suora – seguita a dirle in tono sprezzante e intimidatorio
questo prete strapotente, per farle capire che:
-
da una parte
c’è lui; e con lui i Monsignori
della Curia (Noi),
compreso il Vescovo, e dunque la Chiesa nobile, aristocratica, elevata,
elitaria, saldamente unita dallo spirito di corpo
-
dall’altra
c’è lei, la selvaggia contadinella
abitante del Basso, che non può contare su nessuno e non potrà resistere a
lungo perché tutti credono e obbediscono alla Chiesa. Ovvero: a lui, ai
Monsignori e al Vescovo
Cosa macabra e paradossale:
è proprio lui, don Cortesi che fotografa la
piccola Adelaide in questa cella arida, nella quale penetra appena una luce
fioca, senza vita;
è lui che si aggira nella stanza, con la
macchina fotografica, intento a fissare per sempre l’immagine di un abisso
incolmabile fra la bimba e la vita religiosa.
In questa severa cella claustrale dove tutto
è fermo, spoglio, ordinato, e ridotto all’essenziale
Adelaide è “messa in posa”, da lui, l’Inquisitore
perché appaia completamente fuori posto,
e susciti angoscia nell’osservatore, spinto a
pensare che questo luogo, questo mondo non si adattano a lei.
Adelaide è ridotta, da lui, a un oggetto fra gli altri, perché
strida nel confronto con gli altri oggetti:
deprivata
della propria persona, Adelaide
dipende totalmente dall’intenzione del fotografo-sequestratore che l’ha
collocata forzatamente in una posizione strategica (a sinistra) perché lo
sguardo trapassi poi agli altri oggetti (il letto, la sedia, il quadretto,
l’armadio) e ritorni a lei colmo di angosciosa tristezza.
Anche il vestito nero, che richiama la severa
veste claustrale, non le si addice,
l’atteggiamento composto di Adelaide, al
quale don Cortesi, il fotografo-sequetratore, la
costringe, è innaturale.
Adelaide non tiene nelle mani il rosario
(appeso al collo come un gingillo, a dimostrazione che per lei la preghiera è
inutile),
ma un filo e un ago per evidenziare la sua
disposizione ai lavori di cucito, propri della donna di casa.
Del tutto estraneo, soprattutto, è il volto
di Adelaide, sul quale si legge un profondo senso di smarrimento.
La piccola non è felice di stare in questa
stanza.
Nei suoi occhi c’è tutto quel che ha perduto:
mamma Annetta, papà Enrico, le sorelle, le amiche, il sole, il vento del suo
villaggio, e la carriola che ogni giorno ha spinto nei prati per riempirla di
fiori
In questa foto Adelaide appare dunque,
come oggetto di una scenografia drammatica,
personaggio di un racconto macabro colto in un’istantanea – proprio come lo è
il libro del suo Inquisitore/fotografo-sequestratore intenzionato a dimostrare
in tutti i modi la falsità di Adelaide e presentarla come una bambina bugiarda,
capace di atteggiarsi e fingere: una bambina dal doppio volto
Di più:
questa foto
esprime il progetto martirizzante ideato da don Cortesi.
Adelaide appare come una condannata a morte,
in attesa del sacrificio, in attesa della sua esecuzione,
il lugubre nero lettino sembra attendere il suo
corpo, già privo di volontà di vivere.
Nel momento fissato da questa foto Adelaide
ha già cominciato la sua via crucis.
segregata per
essere “bruciata” e distrutta nella persona
La
segregazione di Adelaide in un Convento di religiose è stata progettata
dall’Inquisitore come inizio di una missione angelica di correzione e purificazione
Questa
missione è stata condotta con la collaborazione delle suore Orsoline elevate
dall’Inquisitore a figure eccelse.
Ipnotizzate
dal fascino di don Cortesi - uomo forte, sicuro, autorevole, elevato
intellettualmente, Sacro Ministro di Dio e della Chiesa - le suore si sono
trasformate in creature infernali:
ogni piccolo
errore commesso da Adelaide è stato utilizzato come occasione per avvilire la
bimba, deprezzarla, riempirla d’ansia, tristezza e paura, farla soffrire di
nostalgia, e aggredirla, picchiarla, insultarla, umiliarla, ma anche irretirla, agitarla, farla uscire di senno.
Adelaide è
stata immersa nelle fiamme dell’inferno (come diverrà per lei il convento) per
scacciare dalla sua anima il male.
Questa
feroce opera di correzione è servita per costruire i ritratti mostruosi di
Adelaide che don Cortesi comporrà utilizzando, come contrasto con la bimba
selvaggia, proprio le “angeliche”, “tenere”, “pazienti” suore Orsoline, sue
crudeli persecutrici.
Per don Cortesi
Suor Ludgarda
Beretta, è una cara
creatura tutta bontà generosa, umile, soave;
Suor Michelina
Ghitti,
laureata in lettere, è un’esile e dolce creatura: un po’ di materia diafana, non
bastevole per nascondere l’angelo, che irradia la bellezza della bontà e la
bontà della saggezza;
Suor Rosaria Dendena,
è una sorella degli Angeli regalata dal cielo alla terra, insegnante e preside
della scuola media.
Adelaide invece, è svogliata, golosa, incapace,
mercanteggia, non mantiene le promesse
Fin dai
primi giorni della reclusione in convento, Adelaide appare come la somma di
tutte le nefandezze.
Suor
Michelina
sondava la preparazione catechistica di Adelaide: vi trovò molte lacune. Per invogliare
la svogliatella
a lasciarsele colmare, entrò in patteggiamenti, comprando la sua attenzione
colla promessa di un cioccolato. Ma la promessa fa soltanto acquolina in bocca,
mentre un cioccolato ha un ben altro gusto. Insomma, il cioccolato dovette
essere nelle sue mani e nella sua bocca, prima che la bricconcella ratificasse il patto. Lo mantenne, almeno? Non ancora:
volle prima disegnare Bergamo alta e bassa. Tracciò due sgorbi, che volevano
essere due case a diverso livello, e tra esse un ghirigoro, che doveva essere
un bambino e poteva essere anche una zucca bitorzoluta: Adelaide ha scarsissima
attitudine al disegno. Ora, certo, manterrà il patto e s’applicherà con
interesse allo studio... Si; infatti afferrò il cioccolato residuo e se la diede
a gambe. (Storia…cit. pg 123)
Adelaide è sfrontata, finge,
imbroglia; orripilante, è capace di farla a tutti, anche a Dio
A
pranzo vengon servite le polpette. Adelaide guarda la
suora con malcelata smorfia ostile —
Io mangio quello che mangiavo a casa mia — aveva detto tante volte dinnanzi a
un cibo che le sembrava disgustoso solo perché era ignoto.
Suor
Ludgarda
l’invita a fare un fioretto. Adelaide s’accinge a mangiare; non si rassegna.
Allora finge di mangiare. La
complicità di una sua compagna, Carmen, le viene in aiuto: — Suora, si volti in
là, chè Adelaide la mangia —. La longanime suora si
volta. E la polpetta è giù. Dove? Nello stomaco? Nella tasca del grembiule.
Adelaide è sempre indiluviata
di sudore.
Suor
Michelina,
tratto tratto, maternamente la rasciuga. Introdusse
la mano nel taschino di Adelaide, ma introdusse le dita in un tenerume
vischioso; cercava il fazzoletto e trovò...si, ritrovò la polpetta. La mostrò
alla Direttrice. Questa, tra corrucciata e
divertita, osservò rimproverando: — Ma come? Suor Ludgarda
mi disse che avevi fatto un bel fioretto... — Adelaide rideva, rideva, irresistibilmente. Soddisfatta e fiera narra la sua impresa: — Mentre la suora
guardava altrove, io l’ho cacciata in tasca. La faccio a tutti, io! —. Veramente, stavolta, Adelaide diceva più
che non bisognasse. Anche altre volte era uscita in frasi da piccolo gradasso. Quel « la faccio a
tutti » turbinava, pauroso e gravido di problemi nella mente delle due suore.
Adelaide era davvero tanto
furba da farla a tutti, ed era tanto cosciente di essere furba? Naturalmente, le si richiamò
che si può farla a tutti, meno che a Dio, il quale vede ogni cosa (Storia…cit. pg 153)
Adelaide
è presuntuosa, arrogante, spudorata, superba
…non le davano molto cruccio i suoi peccati;
certo, non tanto da impedirle di addormentarsi, poiché, quando, a conclusione
dell' esame di coscienza, la peccatrice doveva essere presa dal dolore, fu
invece presa da un sonno beato. Nè gran pensiero si
dava del Sacramento, se non quando gli offriva il pretesto di distornare un
fastidio. Infatti a Suor
Ludgarda, che le richiedeva un servigetto,
la furbetta rispose: — Non
disturbarmi! Sto pensando i miei peccati — (Storia…cit. pg
130)
“Le suore eseguirono ordini e consigli con
amorosa e intelligente fedeltà, sempre” – scrive don Cortesi beffardo, sapendo bene quale servizio gli
hanno prestato.
Obbedendo a
lui, fin dai primi giorni del sequestro, le suore Orsoline hanno trasformato il
loro Convento nel luogo di attuazione di un progetto criminale. Progetto
atroce, foriero di un supplizio orribile.
l’Inquisitore
trasforma Adelaide in un mostro pericoloso
una minaccia per la purità della fede cristiana
Utilizzando
con seducente maestria la propria capacità fabulatoria, nei giorni successivi al
suo primo incontro con Adelaide, l’Inquisitore don Cortesi ha seminato ovunque
un nugolo di sospetti sulla piccola, per indurre nella mente dei suoi
ascoltatori l’immagine di una bimba demoniaca.
Dopo i suoi
racconti tutto appariva vergognoso attorno a lei:
il padre
incontinente, ubriacone, violento, rampino,
la madre
passiva, an-affettiva, continuamente ingravidata,
incapace di educare la figlia,
la cugina
pazzoide affetta da manie religiose, pronta per l’ospedale psichiatrico,
le sorelle
bugiarde,
il casolare
triste e sgangherato,
i bambini,
suoi amici, del villaggio birbe diaboliche dileggianti il sacro,
i compaesani
ignoranti, selvatici e superstiziosi,
il Parroco
bonaccione senza nerbo,
il Curato
povero credulone,
Tutto il
mondo di Adelaide sembrava sommerso da una miseria materiale e spirituale senza
limiti, cui si aggiungeva la folla impazzita accorsa alle apparizioni, che
circondava Adelaide e la corrompeva alimentando in lei la vanità.
Con paziente
malignità, in pochi giorni l’Inquisitore ha composto un quadro desolante della
piccola e del suo ambiente di vita;
quadro orripilante, che fisserà nelle pagine della sua “Storia dei fatti
di Ghiaie”
Tutti, con
lui, dovranno per sempre convincersi che Adelaide è in pericolo, ma soprattutto: è un pericolo!
E deve essere allontanata da casa, dal villaggio, e chiusa in un luogo di
correzione
Il
pericolo
di infatuazione era ben presente – scrive don Cortesi preparando
il suo primo ritratto mostruoso della bimba
- Adelaide cominciava ad amare i bei
vestiti, a ostentare i begli zoccoletti celesti; non voleva essere disturbata
dal pubblico ma ambiva essere contemplata; mal sopportava che la sua parola,
ormai accolta sempre come un oracolo, fosse contraddetta; reagiva animosamente
quando si tentava di distribuire ad altri i suoi privilegi... Il grandioso
incanto della sua semplicità minacciava di infrangersi
(Storia cit..pg.81)
E per meglio
convincere tutti che Adelaide è davvero un pericolo l’Inquisitore attribuisce
ad altri i propri pensieri.
Così, alla
Madre Superiora dell’Istituto Ortopedico Matteo Rota, dove Adelaide viene
accompagnata a visitare il cuginetto malato, l’Inquisitore mette in bocca una
frase di riprovazione che allude chiaramente alla necessità di rinchiudere
Adelaide:
un’altra volta, bisognerà
tenerla nascosta
— osservò, nel congedarsi, la Madre Superiora, convinta, a sue spese, che la
piccina era un soggetto pericoloso per l’ordine pubblico.
Un’altra
volta...; già – commenta subito dopo
l’Inquisitore rinforzando il giudizio messo in bocca alla madre - l’apparire di
Adelaide aveva turbato gravemente la pace dolorosa e sacra dell’ospedale.
Poi, come
fosse lui l’autorità costituita, si arroga il compito di elencare le ragioni
che obbligano a isolare Adelaide,
facendo credere, che molti altri, ovviamente senza nominarli, concordano con i
suoi giudizi infamanti (Storia cit.. pg 118 -120).
Per iniziare
la sua Inquisizione violenta don Cortesi deve dichiarare che Adelaide è:
una minaccia per la purità della fede cristiana
Adelaide è vanitosa, attira su di
sé fanatismi, feticismi, idolatrie
il progetto di isolare la
piccola…era giustificato
da gravi motivi: la presenza di Adelaide alle Ghiaie favoriva l’insorgere di
fanatismi, superstizioni, idolatrie, feticismi. Quanti s’inginocchiavano
dinnanzi a lei, la chiamavano « privilegiata », « miracolosa », « prediletta»,
« fanciulla divina », « santina », si facevano
benedire, toccare, baciare da lei, le facevano baciare, toccare, benedire
corone, fazzoletti, gingilli, che avrebbero religiosamente custoditi come
reliquie! E poi, la piccina attirava
verso la sua persona tutta la pietà, la fiducia e la speranza, che dovevano
essere convogliate unicamente verso la Madonna del cielo.
Adelaide è una minaccia per la fede
Adelaide alle Ghiaie faceva
dimenticare la Vergine ed era una minaccia per la purità della fede
cristiana.
Non accusiamo, certo, la bambina; neppure accusiamo troppo la massa, la quale
non sa camminare nell’oscurità e nella nudità della pura fede, ma scatta e
s’attacca a un’immagine sensibile, più che al nudo messaggio del Vangelo.
Diciamo solo che bisognava eliminare le denunciate aberrazioni. Come? Più
sicuro ed efficace rimedio era ritirare la piccola. Tant’è vero che,
allontanata Adelaide, i lamentati inconvenienti in gran parte cessarono.
Adelaide
manifesta squilibri psichici, è ormai pronta per il manicomio
sottoposta
a una tempesta continua di domande, di visite, travolta da un’incessante
mitraglia di toccamenti, di abbracci, di carezze, di baci, la bambina doveva
rinunciare a parecchi pasti e a parecchie ore di sonno; era lecito e facile
prevedere che non sarebbe sfuggita per lungo tempo al cimitero, o, quanto meno,
al manicomio. Anche i genitori, specialmente la mamma, che, per giunta, deve
curare una neonata, e i familiari erano estenuati; proprio essi caldeggiarono
il progetto di isolare la piccina, e ne ringraziarono gli esecutori. Infatti, già s’accennava nella fanciulla
l’insorgenza di squilibri organici e psichici. Tra l'altro, essa appariva,
allora, più tonta che in effetto non fosse, solo per la pesante stanchezza
generale, provocata dall’insopportabile regime eccezionale di vita; era il
succubo di tutti, destinato a soccombere presto.
Adelaide è infatuata di sé, crede di
essere una cosa straordinaria
l’incomposto
corteggiamento, di cui era oggetto, doveva influire sinistramente sulla sua
educazione morale. Per quanto sia doloroso, dobbiamo dire che la cosiddetta
semplicità di Adelaide, già in quella prima settimana, cominciava a tumefarsi
mostruosamente. Adelaide non era tanto sciocca da non capire che quegli
entusiasmi erano solo per lei. Ma non era ancora tanto forte, nè tanto virtuosa da neutralizzare i pericoli di questa
constatazione. Credette davvero di essere una cosa straordinaria.
E difese, anche, i suoi privilegi contro le negazioni, contro le divisioni.
Adelaide è ambiziosa e superba, si
atteggia a diva, e cerca ammiratori
Molto amò dettar legge e
responsi, poco riceverne. Amò anche le belle vesti e perfino offrirsi al
pubblico da lontano, quando il pubblico non la disturbasse con domande. Quanta fatica si spese per
ricondurre quell’animuccia alla deliziosa nudità
dell’infanzia!
Adelaide
è un pubblico pericolo
Adelaide
alle Ghiaie era un irresistibile richiamo per le masse. Ora, si sa che i grandi
ammassamenti destano legittimamente gravi preoccupazioni nelle autorità civili,
politiche, militari, specialmente in regime di guerra. Adelaide era un pubblico pericolo e l’autorità stessa non avrebbe
tardato a ritirarla di forza.
Adelaide
ostacola la verità (e la Madonna ha la colpa di non aver avvisato i preti)
l’ambiente
sovreccitato delle Ghiaie doveva turbare la psicologia della fanciulla e
impedire o, quanto meno, allontanare l'accertamento della verità. E’ noto, ad
es., che le risposte e gli atteggiamenti di Adelaide, ripetuti fino alla
nausea, si fissavano, si lignificavano; e si fissavano anche bugie e risposte,
che Adelaide non aveva ricevuto dalla originaria rivelazione della sua
ipotetica Madonna, ma aveva tratte dalla giungla delle fantasie create e
diffuse dalla folla. Per la qual cosa, non rimpiangerò mai abbastanza di non
avere un’esperienza personale della storia dei primi giorni, sui quali,
ovviamente, deve cadere l’interesse precipuo dello studioso; pazienza! s’è
fatto quel che s’è potuto, la colpa è
della... Madonna, la quale doveva darci il preavviso.
A
conclusione di questo triste rosario di accuse infamanti, che preparano un
ritratto ben più terrificante, senza alcun ritegno, sicuro che nessuno mai gli
chiederà conto delle sue parole e delle sue azioni, lo stesso Inquisitore
dichiara sfacciatamente il suo scopo:
sequestrare la bimba pericolosa e
sottoporla ad esperimenti sacrileghi!
bisognava
sottrarre la bimba al suo ambiente abituale e strapparla a tutti i contatti
profani.
E
poi, nella calma dell’isolamento, in un ambiente psicologico di sana
temperatura,
si
potevano tentare gli esperimenti più
adatti, che alle Ghiaie sarebbero stati giudicati sacrilegi (Storia cit.. pg 120).
Da subito,
fin dal primo incontro con lei, nella mente di don Cortesi è baluginato un
progetto raccapricciante:
trasformare Adelaide in una cavia
da esperimenti.
la selvaggia
L’anima
aristocratica e razzista dell’Inquisitore è ben espressa nello stridente
confronto fra l’austerità delle Madri Orsoline e la selvaggia Adelaide che lui
stesso mette in scena raccontando il sequestro della piccola veggente.
Adelaide
fu accompagnata in sala - scrive don
Cortesi - Entrano la Madre Generale Suor Gesuina Seghezzi, e la Madre Suor
Dositea Bottani, Direttrice
e Segretaria, due venerabili religiose,
che emanano il trionfo della bontà, la cui missione è amare, allietare.
La
fanciulla, che stava seduta, a testa bassa, pizzicando le corone, levò su di
esse uno sguardo fugace, diffidente.
Voleva decenza che, al comparire delle Madri, la piccina si alzasse in piedi.
Ma dovette volerlo anche il parroco, perché, alla fine, lo volesse anche la
bimba. La quale, dunque, si levò in piedi, scivolando giù dalla sedia. Credette di aver fatto tutto il suo dovere e non si ritenne
obbligata di rispondere al loro saluto...
Insomma,
quel selvaggio fiorellino coi grandi
e col galateo non si sentiva a casa sua
e faceva cattiva figura, come il fiore tropicale trapiantato sotto
il vitreo sole del nord
(Storia…cit.,
pg 120)
Il contrasto
fra le suore - creature angeliche del Nord, asettico, ordinato, educato,
elevato moralmente, tutto amore e bontà - e Adelaide - fiore selvaggio,
indecente del Sud tropicale – rivela lo iato profondo dell’animo di don Cortesi
che poneva nell’ideazione intellettuale il luogo della perfezione, e nei sensi
il regno del cupo genio del male. Contrasto inconciliabile fra opposti,
condiviso e manifestato in quel periodo da molti altri personaggi, ben più noti
di don Cortesi, come Thomas Man nel suo “Tonio Kroger”. Divisione atroce, che, se non contenuta, opera
nella realtà disastri spaventosi; come ci ha palesato la storia del secolo
scorso, di cui il supplizio di Adelaide costituisce un frammento straordinario
estremamente prezioso.
Fautore di
una antropologia razzista, don Cortesi ha concepito la propria opera correttiva
nei confronti di Adelaide, come gli uomini del Nord dagli “occhi azzurri e
capelli biondi”, hanno pensato la loro missione nei confronti dei popoli
inferiori.
In Adelaide
don Cortesi vede un gruppo caratterizzato dalla minorità intellettuale, una
collettività bacata, un insieme di persone guaste.
In Adelaide
don Cortesi vede innanzitutto i suoi compaesani:
quelli
del Torchio che passavano in paese per «selvatici»,
«mancini di chiesa», «Abissini» …e a quell'insulto reagivano
seccati; ma, quando veniva dal parroco stesso, che fare se non grattarsi la
nuca e l'orecchio, imbarazzati (Storia…cit., pg
11)
Don Cortesi non
mancava mai di connotare Adelaide come appartenente a questo mondo del Sud,
mondo di selvatici, abissini e mancini, ovvero sinistri, disonesti,
indiavolati.
Per questo
il primo obiettivo che lui assegna alle suore Orsoline incaricate di requisire
e correggere Adelaide è
educarla
alla virtù e alla sana pietà, soprattutto alla disciplina interiore ed
esteriore, all’obbedienza e allo sforzo mentale da cui il selvaggio
temperamento della fanciulla rifuggiva (Storia…cit., pg
125)
Nella
sacrosanta reazione di Adelaide al sequestro, don Cortesi vede invece il
carattere selvaggio di Adelaide
Allora,
in quella timida bimba si scatenò il leoncino
selvaggio Pianse, strillò a
perdifiato, si dimenò con forza
selvaggia, pestò i piedi, si rotolò per terra e perfino si strappò le
mutandine (Storia…cit., pg 121 e 126)
La
resistenza di Adelaide ai metodi correttivi delle suore (umiliazioni, ingiurie,
botte) viene descritta come resistenza selvaggia
La
piccola mal s’adatta alla disciplina collegiale e vuol ripigliare la sua libertà selvaggia….la flora selvaggia della sua anima non accenna
ancora a costituirsi in giardino
(Il
problema…cit. pp 168 e 214)
Deficienza
mentale? - si chiede don Cortesi osservandola - piuttosto, deficienza morale, mancanza di disciplina interiore,
di abitudine allo sforzo intellettivo: era
una piccola selvaggia..
(Il
problema…cit. pg 46)
Per mettere
in cattiva luce la piccola Adelaide, don Cortesi contrapponeva Adelaide alle
sue coetanee di altra estrazione sociale, come la figlia del dottor Zonca, e mostrava così l’abisso stridente fra la sua
origine rozza e quella nobile delle altre bimbe
mentre
m’intrattengo con il dottor Zonca, le due bimbe già chiaccherano e giocano. I fiori e gli Angeli avranno
sorriso al delizioso spettacolo della paesanella, che, dinnanzi alla cittadina, abborracciava e costruiva le prime parole in italiano;
non era colpa sua se lo parlava male, era colpa dell’altra che lo parlava e lo
parlava bene.
(Storia…cit.,
pg 168)
Adelaide
era una povera paesanella di 7 anni, incoltissima, selvaggia e ignorante (Il
problema…cit. pg. 119)
Per don
Cortesi Adelaide è lo specchio della folla, mostro selvaggio come lei
La
piccola guardava tranquilla quella selva
mareggiante, sorrideva - Una selva
di leste, di braccia si agita ai fianchi dell’auto - La folla ondeggia in
una spinta selvaggia - selva di braccia intrecciate attorno a lei (Storia… pg
57, pg
138, pg167, pg
172)….
Per questo
Adelaide doveva essere bruciata!
Perché non era
rimasta al suo posto. Da selvaggia si era fatta reginetta, per incantare come
una strega i mille e mille stupidi creduloni privi d’intelligenza accorsi in
massa attorno a lei.
Adelaide
doveva essere “bruciata nella mente”, rinverginata nella mente, “lobotomizzata”,
e poi riportata in basso, al suo villaggio di “abissini”, che lei aveva elevato
per qualche mese a vetta del mondo, nel quale però, la natura - la vecchia
siepe di nocciolo, di sambuco, di biancospino” - dovrà sempre rifiorire “selvaggiamente
(Storia…cit., pg.184)
La guercia, mancina e doppia
Ma non gli
basta. Don Cortesi non si accontenta di mostrare Adelaide come una selvaggia.
La piccola
veggente di Ghiaie dev’essere ripugnante a vedersi.
Ed eccolo
allora profittare di un…foruncolo cresciuto sulla palpebra della bimba, per
amplificare in modo abnorme le conseguenze di questo difetto visivo sulla
psicologia della bimba:
il foruncolo
l’aveva fatta diventare guercia come una povera donna del paese detta « la piröla », moglie del
sotterra-morti, schernita da tutti, e avrebbe fomentato in lei “la violenza, il
risentimento desiderio di riscatto, e la vanità”!! (Storia dei fatti… pg.6)
il foruncolo
le aveva deformato mostruosamente il viso – scrive don Cortesi alludendo all’anima della bimba deformata
mostruosamente come il volto, di cui è lo specchio.
Fisiognomista accanito, don Cortesi aggrava ad arte gli
effetti di questa e altre imperfezioni del volto di Adelaide preparandosi a
tracciare un ritratto terrificante, orripilante della sua anima.
Nella
primavera dell’anno scorso (1943) – scrive don
Cortesi - un enorme foruncolo si era impiantato
sulla palpebra superiore destra della piccina, deformandole mostruosamente il viso e rendendole impossibile l’uso
dell’occhio destro… Il fatto dovette pesare sulla psicologia della piccina, in
quanto ferì la sua vanità femminile
— uno sfregio nel viso è sempre per la
donna un trauma psichico difficilmente rimarginabile, e la mise in condizioni
di inferiorità dinnanzi alle compagne, che la schernivano coi nomignoli di
« orba », « Piröla » (cieca). Le due verruchette formatesi sulla cicatrice sono ancora un cruccio profondo della bimba (Il
problema..cit. 118 -120)
l’occhio di Adelaide (specchio della sua anima) guarda torvo, minaccioso suora Michelina (Il problema..cit. 144)
E allo
stesso tempo guardare vigilante la
Madre Superiora - che l’ha ammonita a non rosicchiare nascostamente le unghie –
mentre continua “il fiero pasto” (Il problema..cit. 166)
Adelaide
guarda con occhio imbambolato e fisso a terra, per
nascondere i suoi
sentimenti (Il problema..cit. 209)
Ma
poi senza pudore e timore verso il Sacro, alla baustra
accompagna coll'occhio e colla testa
tutti i movimenti del sacerdote
(Il
problema..cit. 167)
Lo sguardo
di Adelaide è profondo, penetrante, animato.
Adelaide è capace di concentrarlo con grande volontà
di vedere. (Il problema..cit. 132 – 199)
Il riso di Adelaide
è talora spastico per artificiosa
sguaiataggine e per turbe nevrotiche
specifiche (Il problema..cit. 129)
l’orecchio di Adelaide è stato esaminato attentamente da don
Cortesi per leggere anche lì, nei lobuli sessili una possibile inclinazione
lussuriosa dell’anima
Il
solco posteriore è molto alto poiché si apre verso la metà del ramo discendente
della curva elicina, strozzando il solco scafoide e
dilatando la conca; l'antitrago s’allunga di molto, perdendo la sua forma
caratteristica di tubercolo prominente; il
lobulo è sessile, estremamente piccolo e aderente agli integumenti della
faccia. Malformazioni, che la vecchia
criminologia considerava come segni di degenerazione intellettuale e morale.
le mani di Adelaide sono state attentamente esaminate da don
Cortesi; non solo per un porro cresciuto sulla destra, ma soprattutto perché
Adelaide era ambidestra, quindi portatrice di una doppia natura, e naturalmente mancina - e i mancini, i
sinistri, com’è noto, erano sospetti indiavolati (da correggere).
La doppia
personalità di Adelaide e la sua natura demoniaca sono rilevate da don Cortesi
nel diverso uso della mano destra (carattere acquisito) da quella sinistra
(carattere connaturato).
ho
notato che la scrittura eseguita con la
sinistra è più regolare e precisa, forse perché è alquanto più lenta. Carattere originario o acquisito? Narra
Ad. che, ancora piccina piccina, con un martello si
ferì alla mano destra, di guisa che dovette imparare l’uso della sinistra;
pertanto l’ambidestrismo attuale sarebbe il risultato di un destrismo nativo e di un mancinismo
acquisito. Peraltro la spiegazione di Adelaide non mi convince, poiché, mi
ricordo bene, era stata suggerita dalla mia domanda; del resto, il martello che
guastò la destra doveva essere maneggiato in qualche modo dalla sinistra. (Il problema..cit. pg. 128)
Il
18 maggio estrasse dalla tasca del grembiulino celeste il fazzoletto, si asciugò il viso con la mano sinistra e
si tenne il fazzoletto tra le palme congiunte…..quando il 31 maggio con il braccio destro si rasciugò il sudore
che le penetrava negli occhi e l’infastidiva, sembrò obbedire a un comando della
coscienza sveglia.
Per
l’Inquisitore l’anima di Adelaide aveva due facce: quella normale e quella
demoniaca; quest’ultima profondamente a lei connaturata.
Tutto il suo
corpo lo dimostrava: gli occhi, l’orecchio, il volto, le mani….perfino le sue intimità!
l’attrice esibizionista
Ossessionato
dal peccato originale don Cortesi vedeva attraverso Adelaide la femmina
desiderosa di cogliere il frutto proibito, abilissima poi a nascondere la
trasgressione compiuta. Per il prete Inquisitore della Curia di Bergamo la
piccola selvaggia aveva ereditato nel sangue il male che aveva spinto Eva ad
ascoltare il serpente: la brama di
diventare una divinità.
Nutrito di
una filosofia che sopradimensiona l’intelletto e di una
trista antropologia che insegna a disprezzare l’infanzia e diffidare dei
bambini e delle donne, don Cortesi era convinto che Adelaide avesse cercato di
recitare la parte della veggente per diventare una grande “diva” ed essere
ammirata da tutti.
Fino
al maggio 1944, Adelaide era un atomo ignoto oltre la famiglia, l’aia del
Torchio, l’asilo e la scuola, ignoto perfino al Curato – scriveva - non aveva doti di corpo, di anima, di nascita o di
censo che la potessero distinguere, in senso positivo o in senso negativo, fra
la gaia truppa delle sue coetanee. Era « come tutte le altre », uno dei tanti
bimbi che popolano le strade, le piazze, i prati dei nostri paesi, folleggiando, giocando, bisticciando.
Nulla faceva pensare che Adelaide
sarebbe diventata una di quelle che la gente incuriosita si volta a rimirare,
accennando col dito: « Vedi? è quella lì ».
Eppure, a
guardar bene, faceva notare don Cortesi, col suo comportamento irrequieto
Adelaide aveva sempre dimostrato con grande testardaggine di cercare una facile
via d’uscita dal suo mondo di miseria e dall’anonimato.
A
scuola era irrequieta, disturbava, interrompeva la maestra, non stava attenta,
non studiava, non apprendeva, non riteneva…
così,
pure alla scuola di catechismo, presso le suore dell’asilo, nella miglior
ipotesi dormiva, comunque non imparava…« balossa », abile, furba, come tutte le sue sorelle…
sapeva sempre destreggiarsi tra
superiori ed amici, in tutte le circostanze, magari mentendo con bella faccia tosta.
«
Quando si fissava in una cosa, non c’era verso di smuoverla. Ella stessa a Bergamo mi dichiarerà: « Sta
sicuro che io non cambio, neanche di tanto così », mostrandomi l’unghietta del
mignolo (la quale per giunta era sporca, ma per accidens).
Si può credere che fin d’allora Adelaide mostrasse una forte personalità,
volitiva e intraprendente, la quale, nei suoi aspetti deteriori, poteva ben
scambiarsi colla cocciutaggine… (Il problema delle apparizioni…cit., pg 118-120)
Con queste
premesse, inevitabile allora, che Adelaide, prima o poi, scoprisse il modo per
farsi ammirare da tutti.
Accadde
durante la rappresentazione scenica delle apparizioni di Fatima, data
all’oratorio femminile di Ghiaie.
Differentemente
dalle altre ragazze dell'oratorio che provarono “una santa esaltazione”, Adelaide
disgraziatamente ne rimase scossa e
commossa.
quella rappresentazione teatrale ha inoculato, o
almeno ha risvegliato nella piccina una vivace passione per il teatro. …- scriveva e raccontava a tutti, don Cortesi
- Adelaide
non seppe difendersi dalla malia che si sprigiona dal palcoscenico….e bramò di
presentarsi al pubblico dal palcoscenico.
Anche
oggi il ricordo la riscalda…- proseguiva
accentuando i tratti esibizionistici della personalità di Adelaide - il teatro è per lei un’ossessione, ama
appassionatamente il teatro. Nessun
divertimento l'appassiona tanto.
La
sua irrefrenabile vivacità motoria, che in collegio le ha meritato il nomignolo
di « temporale », precipita e si placa quando si leva il sipario: la bimba sta
cheta, cheta, immobile, muta, cogli
occhini sbarrati sulla scena; si direbbe una statua, se sotto la morta cenere
non si sospettasse la viva bragia, e sotto la calma
sognante non si intravvedesse l'esaltazione della vita fantastica ed affettiva.
Anche oggi il più ambito regalo
è affidarle una parte sulla scena.
La bimba allora non sta più nella pelle: la sua eccitazione gioiosa è all'acme.
La preparazione è l'unico studio che la interessi. Oh, vi è della buona volontà
in Adelaide,... quando c’è. E non è a dire che sulla scena si comporti male:
vi si trova come a casa sua, serena, disinvolta,
sfacciata, perfettamente « investita della sua parte », come si dice, cioè isolata
dall’ambiente ordinario e spogliata, per volontario sforzo autosuggestivo,
dalla sua personalità quotidiana.
Quando,
con le compagne più piccole, figurò nel quadro del presepio, non mosse
palpebra: le signore che assistevano in platea si domandavano stupefatte se
quella bimba, che fuori teatro doveva essere una vespa irrequieta, sul palcoscenico
non fosse per avventura diventata una statua. Se poi deve recitare, le battute fluiscono naturali, come in
sonniloquio estatico. E pensare che farle apprendere, per compito
scolastico, un brano a memoria, è l’ira di Dio! colpa della scuola che non sa
essere un teatro?
Le
osservazioni precedenti ci fanno indovinare nella piccina fattori psicologici
non irrilevanti per la nostra questione, che saranno meglio documentati in
seguito:
1)
la vanità, l'esibizionismo, la ricerca
dell'applauso e dell'ammirazione;
2)
la capacità di assimilare e di
ripresentare cose viste, udite, suggerite o comunque apprese;
3)
l'abilità di fingere, mediante un
cosciente sforzo autosuggestivo, e di riprodurre
come situazioni vissute le situazioni imposte dal libretto; il teatro è una
affascinante bugia; l’artista, per una volontaria dissociazione psichica, « si
sveste » della sua personalità e « s'investe » di una personalità fittizia,
tanto più applaudito quanto meglio saprà fingere;
4)
l’amore di realtà fantastiche,
romanzesche, di esperienze straordinarie.
(Il problema delle apparizioni…cit., pg
121-126)
“Povera creatura dozzinale”, dopo aver
coltivato a lungo il sogno d’essere una grande attrice, nel campo del suo
villaggio Adelaide si è messa in scena, causando
una profonda scissione interiore - ha pensato l’Inquisitore.
Ma come
dimostrarlo? Come svelare la natura maligna dell’anima anfrattuosa, tortuosa,
serpentina di quella piccola sfrontata, esibizionista, avvelenata dal
risentimento e desiderosa di vendetta, che vuol apparire come un angelo?
Adelaide
ricorda ancora con gioia di aver rappresentato un giorno la parte di angelo
muto – rammentava don Cortesi - Poi dovette
cedere il posto ad altre, « perché i miei capelli erano corti mentre per gli
angeli occorrono capelli lunghi », spiega accorata e avvilita. Ora, acuta
preoccupazione sua è appunto di farsi crescere i capelli: un po' per vanità, un
po' per aver modo di mutare pettinatura e poter circolare liberamente senza
essere riconosciuta, ma soprattutto per presentarsi decentemente sulla scena nella parte di
angelo. Allora, come un principe reduce dall’esilio, farà le sue vendette contro le
suore: queste la richiederanno supplichevolmente: « Adelaide, vieni a
recitare», ma Adelaide, impettita e corrucciata come una regina, risponderà: «
Ah! mi cercate, adesso? Andate dalla Palmina, andate
dalla Carmen, dalla Giacomina... ». (Ibidem)
Cosa
gravissima, per don Cortesi, che deve fare di Adelaide un mostro, è la sua
sconfinata vanità. Fuori dalla Chiesa il comportamento di Adelaide è
semplicemente spaventoso: la sua “malsana vanagloria” deborda ovunque.
Precocemente
s’accese in lei la vanità femminile…Si sottopose a cure noiose per strappare il
porro dalla mano destra; si strappò con le unghie una minuscola appendice
carnosa della palpebra superiore destra ed insiste perché l’escrescenza residiata dal foruncolo ricordato venga levata via; ….si
preoccupò con viva ansietà di farsi crescere i capelli, e ama le acconciature
singolari, come dimostra quando fuori collegio, è sottratta alla sorveglianza
delle suore; ama e chiede gingilli d’ornamento, catenelle, braccialetti,
orologi da polso, spilloni, medaglie, occhiali scuri
…ama
i vestiti belli e le scarpette belle — e più gli indumenti appariscenti,
sgargianti che non quelli utili e resistenti — e ormai prova vergogna nel
presentarsi alle compagne colle rozze vesti che portava al Torchio
Soprattutto
non tollera di passar inosservata: desidera sentirsi ammirata, vuole
riconosciuto il suo privilegio singolare, coglie tutte le occasioni per
mettersi in vista: quando c’è gente in collegio, scodinzola per i corridoi,
sfringuella, ride, gioca rumorosamente per attirare gli sguardi, cerca i primi
posti, accanto ai superiori, alle persone distinte, specialmente nei gruppi
fotografici.
..
oggi, in collegio… tenta di riemergere dall’oblio….cerca ammiratori, gode di essere
vezzeggiata,
All’oratorio
maschile di Pignolo in Bergamo….comprende di essere ricercata: allora si sente
l’argento vivo nelle vene, si fa spiritosa, loquace, sguaiata, si agita,
affetta pose da reginetta, si alza per sovrastare a tutte le compagne,
preoccupata che l’attenzione ammirativa del pubblico non sbagliasse il
bersaglio. Ci volle gran fatica per tenerla quieta. Altra volta allo stesso oratorio, Adelaide motu proprio si mette capofila…..Altra volta
è in platea, vicina alla Direttrice. Quand’ecco Adelaide….si eccita,
s’inginocchia sul sedile, si erge in piedi, chiacchiera rumorosamente, chiama
le amiche da un punto all’altro del teatro... artifici per farsi distinguere
fra tutte.
…ella
posava a fanciulla prodigio, pretendeva gli ossequi dovuti a cosa non comune,
favorita dal cielo e mal sopportava che alcuno non si accorgesse di lei.
…non
tollera di essere intruppata come un anonimo irrilevante, nella compagnia, del
resto cara, delle sue amiche di collegio…non sa rassegnarsi a essere una delle
tante….(Il problema …cit. pg 170 - 173)
Don Cortesi è tanto presuntuoso da presentare persino l’affetto di
Adelaide nei suoi confronti, rubato col sequestro e la seduzione, come
manifestazione di vanità, desiderio
di lusinghe e di elogi.
Brama
far sapere a tutti che don Cortesi viene in collegio solo per lei, che ella può
togliersi dalla fila, dalla vita comune, dall’occupazione e dalla scuola per
stare con lui; ella vorrebbe farsi vedere in familiarità con lui, condurlo per
mano nella sua scuola, presentarlo alle sue compagne... (Il problema …cit. pg
171)
Suor
Tommasina esorta la fanciulla:
—
Se sarai sempre brava come stamattina, in poco tempo imparerai a leggere per
bene .
Adelaide,
lusingata
dalla lode,
sospira con rammarico:
—
Se imparassi proprio davvero! se una mattina potessi dire a Don Cortesi: «
Ascolta la mia lettura », e io leggessi proprio bene, chissà come sarebbe
contento! E mi direbbe: « Finalmente Mariarosa è una brava bambina »...(Il problema
…cit. pg 170)
la geniale sognatrice infernale
Per don
Cortesi l’anomalia di Adelaide è rappresentata dal fatto che lei, piccola
selvaggia, appartenente al “basso”, ha cercato di salire in “alto”, tentando di
sovrastare il cerchio nobile al quale lui apparteneva.
E’ stato uno
scandalo per lui vedere tale inversione.
Per questo:
per abbattere, schiacciare, rinverginare quella
piccola eversiva, e farla precipitare nel suo cerchio di selvatici, don Cortesi
ha deciso immediatamente di mettere in campo tutto il proprio sapere e tutta la
propria forza.
Compito
comunque assai arduo.
Adelaide si
era spinta molto in alto.
Don Cortesi
doveva perciò, presentarla come una creatura dalle eccezionali capacità mentali,
dotata di un’astuzia luciferina
E per
dimostrarlo tenta di far credere una cosa pazzesca; ovvero che Adelaide è
riuscita a imparare il gioco degli scacchi come nessun altro sarebbe capace:
dopo aver guardato distrattamente solo due o tre volte spezzoni di
partita!!!
Quando
la fanciulla si muove nel mondo dei suoi interessi concreti, non è ingenua: è abilissima,
furbissima.
Ottimo reattivo mentale per valutare queste doti complesse fu il gioco degli
scacchi. Adelaide mi vide giocare non più di tre volte. Non aveva potuto
prestar grande attenzione al gioco, poiché stava ascoltando le novelle di una
suora; eppure bastarono quelle fugaci e frammentarie esperienze, perché
imparasse la disposizione dei pezzi sulla tavola, il loro modo di avanzare e le
prime mosse principali. Dopo cinque minuti d’istruzione, tentò la prima
partita: sapeva già prevedere i pericoli e difendersi; nella seconda partita
sapeva già offendere. Nel gioco della dama, poi, da gran tempo si batte con
celerità e con perizia adulta. Si pensa che, se tutte le funzioni superiori
fossero applicate a oggetti concreti, come i pezzi degli scacchi, Adelaide
darebbe risultati meravigliosi. (idem,
pp.131-132)
Oltre che
geniale, Adelaide dimostra una strabiliante attrazione per racconti, recite,
vetrine, statue… tale da perdere totalmente coscienza, pronta ad offrirsi a
qualsiasi oggetto o persona, e sognare ad occhi aperti.
Quando
un oggetto è interessante per lei — un gioco, un racconto, una recita
teatrale, una vetrina, una giostra — vi si abbandona
tutta e spontaneamente
non se ne ritrarrebbe mai, laddove per gli altri bambini l’attrattiva si
esaurisce dopo 5-7 minuti di contemplazione. Allora perde i contatti
coll’ambiente,
dimentica i suoi doveri e perfino i suoi bisogni; s'è già detto che in questi
assorbimenti ne van di mezzo... le mutandine, spesso
bagnate anche più volte al giorno: ne sa qualche cosa Suor Ludgarda.
Una bancarella da fiera, costipata di dozzinali gingilli e pupazzetti, basta per incantare la piccola: la
quale, occhi sbarrati e mani abbandonate lungo i
fianchi, contempla immobile, ammaliata. « Sta a vedere che Ad. va in
estasi anche dinnanzi a un pupazzo! », riflettono Suor Rosaria e Suor Michelina.
Adelaide
è capace di « sognare a occhi aperti », di « concentrarsi
nel vuoto », come si dice.
Talora si astrae, si fissa in un punto dello spazio, resta immobile o si muove
con evidenti automatismi, proprio come uno che raccolga tutta la sua anima in
un affascinante oggetto esteriore.
Adelaide
dimostra inoltre “una grande di conservare e rievocare l’immagine o fantasma
dell’oggetto percepito e poi di contemplare l’immagine, prescindendo dalla
presenza o dall’assenza dell’oggetto”
E
poi “imita tutto, persone, animali, cose, sentimenti, atteggiamenti, così
bene che raggiunge spesso l’efficacia artistica e
teatrale”
(idem, pg 130…)
Ovviamente l’essere dotati di genialità, farsi attrarre dai racconti,
conservare immagini e imitare, non basta per dimostrare che Adelaide fa paura.
Gli amici Monsignori della Curia si aspettano altro da lui.
Aspettano la prova che Adelaide è davvero una creatura infernale.
Ed ecco allora, dalla penna di don Cortesi apparire il vero mondo di
Adelaide: l’inferno della sua anima,
che la domina e la terrorizza, rivelato dai suoi sogni
in
Adelaide il sonno è agitatissimo: la piccina parla, canta, grida, zufola,
trattiene il respiro, apre gli
occhi, gesticola, muove le braccia, le gambe, si rannicchia, si leva a sedere sul letto: una notte uscì anche dal
letto e gironzolò per breve tratto
fuori della camera. Il sonniloquio comincia con suoni inarticolati, con parole tronche, inintelligibili; poi
segue con diversi toni, un
discorso frammentario, le cui parti non lasciano facilmente vedere l’unità logica, per es.: « Emma,
Emma!... l’hanno ucciso... nel gabinetto...
Adelaide
tarda a prender sonno, è una disperazione. Vede figure terribili, piange, si
rifugia nel letto della suora, oppure invoca nel suo letto la suora, le stringe
la mano, le s’avvinghia alla vita, le si raggomitola in grembo.
L’oscurità
è per lei un gigantesco mostro nemico dai mille tentacoli, un
antro infernale brulicante di macabri fantasmi, popolato di demoni, di
streghe, di orchi e serpentelli, tutti in agguato e
pronti per azzannarla. (idem, pg 134)
Don Cortesi si è dimenticato di dire che quel sonno agitato era frutto
delle violenze terrificanti subìte dalla bimba ad opera delle suore e dei
terrori che lui inoculava nella sua mente.
Lui, l’Inquisitore aveva un solo obbiettivo: far tornare Adelaide
all’Inferno, nel suo mondo di “rifiutati dallo Spirito”, nel quale sono affondati tutti quei
selvatici, che tentano inutilmente, come lei, di uscire ed elevarsi
inventandosi una parte.
Schiacciare
Adelaide servirà:
come monito
ad altri, che tenteranno di fare la stessa cosa.
e alla
Chiesa come utile insegnamento: i preti impareranno da lui come si fa con tali
creature.
Per mostrare
a don Cortesi una totale e incondizionata disponibilità a servire la Chiesa da
lui incarnata quale autorevole ministro del Sacro, le suore Orsoline gli hanno
fornito il materiale indispensabile per completare il ritratto mostruoso che
lui aveva iniziato a tracciare fin dal primo incontro con Adelaide.
La clausura
coatta, e la ferrea disciplina imposta a suon di umiliazioni e percosse, hanno
spinto Adelaide a difendersi. Ma proprio queste normali, ingenue, reazioni
della piccola che ha cercato di preservare almeno qualche radice della propria
persona per non soccombere e morire, sono state raccontate in modo denigratorio
dalle suore a don Cortesi, che le ha riorganizzate pubblicandole, con tutta la
malizia linguistica da lui posseduta, come accuse contro Adelaide.
Alle suore
Orsoline si deve perciò, il triste merito di aver offerto all’Inquisitore le
ignominie, risibili, grazie alle quali i giudici del Tribunale Ecclesiastico,
sulla base degli scritti di don Cortesi, hanno condannato Adelaide come una
bugiarda.
..le osservazioni diligenti, acute, preziosissime
e indispensabili, per una esatta valutazione dell’anima di Adelaide, delle suore che la custodiscono con
tanta saggezza e con tanta cura, mi
costrinsero a modificare il mio giudizio in senso peggiorativo – scrive don Cortesi, scaricando proprio
sulle suore la responsabilità del proprio orrendo giudizio sulla stessa
Adelaide (Il problema…cit., pg. 137)
Secondo i
racconti denigratori delle suore:
Adelaide
mentisce apertamente, con sfacciata ostinazione, con intenzione di ingannare quasi
sempre quando è sorpresa in flagrante (Il
problema…cit., pg. 138)
Ma in cosa
consistono questi racconti-prove?
Nient’altro
che in comportamenti normali di una bimba - segregata, deprivata della
famiglia, mortificata, schernita, impaurità,
picchiata - che tenta di sottrarsi ai maltrattamenti con innocenti vie di fuga
1) una finta
telefonata della piccola Adelaide al fratello, invece di essere interpretata
come il desiderio di affetto negato col sequestro e le percosse, diventa una
prova della sua capacità di fingere; prova che don Cortesi commenterà con un
giudizio abnorme: “Adelaide inventa con impassibile
sfrontatezza”
Il
26 maggio Suor Rosaria coglie la curiosa fanciulla al telefono
—
Telefono al mio Luigi — si giustifica Adelaide
—
Ma se non hai fatto neppure il numero
—
Non importa... Il mio Luigi mi ha telefonato e mi ha detto di portargli un po’
di formaggio
—
Ma non ha telefonato nessuno, sai
—
Sì, sì, me l’ha detto proprio lui
La
suora resta interdetta e conclude seccamente: — Se fai così anche colle
faccende della tua Madonna... (idem..pag.142)
2)
Conservare le noci nella tasca del grembiule e mangiarle durante la
ricreazione, per don Cortesi equivale all’attesa di consumare il frutto proibito.
Per l’Inquisitore della Curia bergamasca, è gravissimo vedere una bimba
nascondere le noci; ma è normale che alla bimba sia stato imposto un nome
diverso dal suo! come ha voluto lui d’accordo con le suore: tanto, per lui, che
si chiami in un modo o in un altro, la piccola selvatica di Ghiaie non possiede
la “persona”.
—
Che fai? perché non le mangi, Mariarosa? — chiede la
Madre Direttrice. (…in collegio Adelaide vien chiamata Mariarosa:
questo nome distorna l’attenzione di chi non la conosce).
—
Le mangio a merenda — Davvero? che voglia fare un fioretto, lei che è tanto
ghiotta di frutta? La buona Madre stava per farle un pubblico encomio. Per
buona costumanza, in collegio s’insiste perché non si mangi fuori pasto. Invece
Adelaide, durante la ricreazione, assaporò
beatamente le sue noci: il fioretto era soltanto un’infrazione alla regola, la brama del frutto
proibito.
Sorpresa
dalla Madre, si fece rossa come bragia e quatta quatta scivolò via (idem..pag.142)
3)
Sbocconcellare il pane prima del pranzo è un’altra gravissima effrazione. Per
questa violazione Adelaide è accusata di essere sfacciata e ostinata, oltre che
bugiarda.
…in
refettorio, Adelaide sbocconcella il pane, prima che la mensa sia benedetta
-
Hai mangiato il pane prima della benedizione, eh? — anche stavolta la Madre
l’ha colta in castagna
-
No, — osò rispondere l’accusata; ed aveva ancora la bocca
piena.
-
Via, non dir bugie, hai ancora la bocca piena!
-
No — replica sfacciatamente la bimba
- Anche solo dall’odore saprei dirti che hai
mangiato...
- No – insiste
Adelaide
Era
troppo. Quella sciocca ostinazione
dispiacque perfino alle compagne, le quali intervennero: — Ma sì, dillo, Mariarosa, sù, dillo che hai
mangiato il pane
Adelaide
era incandescente di vergogna e di dispetto. Ma non cedette. (idem..pag.143)
4) Portare
con sé giocattoli e nasconderli nella cartella, per don Cortesi è un vero
delitto.
Un’altra
volta, con la cartella gonfia sotto il braccio vola sù
per le scale come una forsennata.
—
Dove vai? Férmati — intima Suor Rosaria, la quale sospetta subito che quella
cartella forse contiene anche i libri, ma certamente è un arsenale di cosucce estrascolastiche ed antiscolastiche, destinate a sollazzare la piccina durante la scuola.
Adelaide non vuol farsi cogliere da Suor Rosaria, che ha il dovere di esser
curiosa, e schizza via come un nocciolo di ciliegia premuto fra due dita,
gridando: — Lasciami andare, ho premura, sono in ritardo, la scuola è
cominciata, lasciami andare. (Idem…pg.144)
5) Chiedere
le caramelle è un fatto sconveniente, ma ancor più sconveniente è chiedere,
alla persona alla quale Adelaide ha domandato le caramelle, di non rivelarlo a
don Cortesi, che mostra in tal modo quale rapporto di seduzione e paura abbia
stabilito con la bimba di sette anni.
Un
giorno, rientrando nell’istituto di buon mattino, dice alla signora che
l’accompagna:
—
A me piacciono le caramelle — L’osservazione, chi non vede?, è una domanda.
—
Temo che i negozi a quest’ora siano chiusi —, risponde la signora.
Adelaide
insiste. Ma davvero nessun negozio è aperto. La piccina, convinta, rinuncia. Sa di aver fatto cosa sconveniente,
tenta di nasconderla e alla signora raccomanda: — Però, non dirlo a Don
Cortesi, che ti ho chiesto le caramelle (Idem…pg.145)
Per don
Cortesi:
Adelaide è
disgustosamente consapevole della sua astuzia. Adelaide pratica e insegna la
bugia perché è il suo modo d’essere. La
bugia è in lei connatura, la porta nel sangue, l’ha ereditata per natura, dal
padre, bugiardo ubriacone, che non possiede freni inibitori
La bugia è un male della
famiglia Roncalli:
anche
le sorelle di Adelaide, specialmente due, sono « impostore », cioè sono facili
alle bugie e ne infilano una dietro l’altra, spesso senza motivo, per leggerezza. (Idem…pg.146)
Ovviamente
le bugie di Adelaide si accordano perfettamente con la sua presunzione, col suo
desiderio di teatro, con la sua natura sognante, con le sue allucinazioni
Adelaide:
inventa
di aver salvato Maria e Giuseppe caduti in una roggia profonda dopo aver
giocato “a rincorrersi al tocco”;
inventa
di trovarsi vicino all’angelo custode sceso a sedersi accanto a lei;
inventa
di sapere cose ignote:
nasconde
le cose apposta per accreditare doti soprannaturali;
prevede
il futuro come fosse un oracolo;
finge
di comprendere gli stati d’animo come un adulto, ribalta le posizioni, e
filosofeggia con le suore sul rapporto corpo anima;
Buttava
fuori parole più grosse di lei, riproducendo discorsi adulti, con l’aria
austera di un consumato metafisico. (idem, pg 141)
Sulla base
dei racconti delle suore, per don Cortesi Adelaide non ha fatto altro che
infilare una serie infinita di menzogne:
La
facilità a mentire mi permette di credere che il contegno assunto da lei dopo
il 13 maggio sia una menzogna continua preoccupata di non tradirsi, una filza
di menzogne sfoderate con abile sfrontatezza per puntellare la prima (Idem…pg.146)
Occorreva
però che lo affermasse lei stessa di essere una bugiarda.
Questi
racconti rappresentavano solo indizi.
Occorreva
farla confessare.
Ma per farla
confessare occorreva farle il lavaggio del cervello: metterle in testa che, in
realtà, lei era solo una gran peccatrice, capace solo di mentire e disprezzare
così la Madonna
…non fai onore alla Madonna:
oggi le hai dato uno schiaffo mentre tanti bambini la fanno contenta con i loro
fioretti – la
mortificava la Direttrice Madre Bottani per cose da
nulla sostenendo il lavoro dell’Inquisitore impegnato a suggestionarla per lo
stesso fine - Gesù non può essere contento di te. Adesso
va in chiesa, è l’ora dell’ultima visita – continuava, anticipando
il copione dell’ultima feroce Confessione cui la obbligherà il prete - chiedi perdono al Signore e che ti aiuti a
non mentire più.
Don Cortesi lo
afferma chiaramente: occorre che Adelaide confessi la bugia.
La menzogna non potrà essere
confermata se non dalla
confessione di Adelaide. La
quale confessione si attende ancora.
Questo tempo
d’attesa coinciderà, per Adelaide, con il tempo del martirio.
Perché
Adelaide, per don Cortesi, non è solo e semplicemente una bugiarda incallita,
ma una delinquente in fieri! La sua
incessante malizia è indice di una personalità criminale.
la ninfetta
Per don Cortesi, la selvaggia Adelaide è come
una “ninfetta
oreade” (Il problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 3)
Sintetizzando in questa immagine mitologica
la personalità della bimba, l’Inquisitore desiderava che i suoi amici
Monsignori della Curia di Bergamo (committenti della sua Inquisizione) vedessero
in lei una bimba libidinosa,
passionale, seduttrice,
disponibile a farsi carezzare e amoreggiare, ribelle alle norme; soprattutto
una bimba dall’origine sconcia e dalla doppia personalità. E dunque: un vero
pericolo per l’Ordine morale, sociale e religioso.
A tal fine ha presentato, normali contatti
affettivi fra bambine, come lugubri indizi di lesbismo: per don Cortesi, le
compagne che baciano Adelaide sono piccole lesbiche, e rivelano in Adelaide,
affine a loro, la ninfetta oreade.
Dalle compagne anziane «
che sanno »
Adelaide riceve talora carezze e baci
furtivi, mentre dalle piccole « che non sanno » è trattata come una qualunque
(Il problema delle apparizioni…cit. pg 171)
scrive
l’Inquisitore alludendo, con il verbo « che sanno », al “conoscere” del peccato originale,
mediante il quale la prima donna, accesa nei sensi, si è unita carnalmente al
demonio che l’ha contaminata e, attraverso lui,
ha conosciuto, la malizia del sesso”, destinata poi ad accendersi nei
secoli in tutte le donne.
l’indemoniata
Per
giustificare la necessità di sottoporre Adelaide a una prolungata feroce
Inquisizione fino alla Confessione forzata, don Cortesi ha dovuto avvalorare
l’ipotesi che le visioni di Adelaide fossero prodotte dal demonio.
E per
provare questa ipotesi:
- prima ha
ricordato strumentalmente il noto brano di S. Giovanni della Croce, secondo il
quale le visioni cagionate dal demonio producono vanità e « stima di se stesso »;
- poi, ha
tentato in tutti i modi di mostrare che Adelaide era un’inguaribile vanitosa,
superba, vanagloriosa, ambiziosa, …. che si era inventata tutto per “farsi
bella”, arricchirsi, e uscire dalla miseria.
Perché suore
e preti, potessero convincersi che il demonio si era davvero impadronito
dell’anima infantile di Adelaide, don Cortesi ha forzato in modo abnorme le
proprie osservazioni e i racconti delle suore.
Adelaide è
stata letteralmente “squartata” dalla “penna” dell’Inquisitore e presentata
come una creatura viscida, orrenda, mostruosa
(era
necessario, per lui, che suore e preti, suoi complici, riscoprissero certa
teologia retriva - fautrice dell’idea che senza Battesimo i bimbi siano
destinati all’inferno e che, comunque, senza correzione siano creature
pericolose, indemoniate)
Per mostrare
quanto Adelaide sia bugiarda e vanitosa, don Cortesi la confronta con le altre
allieve dell’Istituto retto dalle Orsoline, mostrando che proprio lei, piccola
veggente della Madre di Dio, è di gran lunga la peggiore.
Le
compagne attendevano di essere superate da quella « privilegiata ». Attesero
invano e non le perdonarono la propria delusione: — Quella lì ha visto la
Madonna? Ma se non sa nemmeno pregare! (Il problema …cit. pg
168)
Adelaide
supera le coetanee nell’abile imbastitura delle sue birichinate, ma si lascia
sopravanzare da esse in virtù, laddove si attendeva che l’asserito privilegio
delle apparizioni l’avrebbe purificata dalla zavorra dei vizi capitali e
innalzata nella santità. (Il problema
…cit. pg 170)
Don Cortesi presenta Adelaide come indemoniata soprattutto nel suo
comportamento in Chiesa (dove, com’è noto, gli indemoniati manifestano
irrequietezza) attribuendole una spiritualità vuota, formale, buona solo per
ottenere vantaggi.
In
chiesa... la birichina non vuol pregare. Dopo il richiamo biascica per pochi
secondi un frammento di orazione e poi è daccapo; si agita, si leva sul banco,
si volta a nord, a sud, a sinistra, a destra, si siede, giocherella con le
dita, con la corona, con i libri... Durante la Messa sfoglia e sgualcisce il
libro di devozioni…anche la corona, in mancanza d’altro, è un trastullo...
A
quanti espedienti ricorse la Direttrice per ottenere da lei una qualche
applicazione nella preghiera! quanti posti le ha cambiato in chiesa per metterla
accanto a pie compagne che la stimolassero col buon esempio! e quante compagne
rinunciarono, disperate, all’impegno di farla pregare! Ora la Direttrice deve
tenersela vicina: il risultato non è molto migliore.
Adelaide è
distratta alla balustra,
davanti
all’Ostensorio,
soffia nel
foro del Messalino,
rompe la
corona dei fioretti.
Non
sa pregare; non conosce la preghiera di lode, di ringraziamento, di
propiziazione: ne ripete le formule, ma si avverte subito che vi impegna solo
la bocca. Le virtù teologali sono in lei allo stato di abito inconsapevole. La
sua pietà è formulistica, meccanica, legnosa, fatta
di orazioni vocali, purtroppo soltanto vocali, di fioretti, di genuflessioni
lente e prolungate, di ampi segni di croce….
lascia
passare lunghi intervalli di un mese da una confessione all'altra, laddove le
sue compagne si accostano ogni settimana al sacramento della penitenza.
…mostrarsi
preoccupata del perdono di Dio è un abile mezzo per ottenere più facilmente il
perdono della maestra.
sciupa
il merito di azioni virtuose col chiedere l’approvazione altrui (Il problema
…cit. pg 165 - 169)
Per
l’Inquisitore, addirittura le unghie di Adelaide sono il segno malvagio della
sua appartenenza all’Inferno e alla morte.
…la
Madre Direttrice rileva che le unghie della piccina son tagliate, a punta, come
quelle delle signorinette di paese.
—
Ma chi ti ha tagliato le unghie a quel modo? – le domanda
—
Io —, confessa Adelaide impacciatissima
—
Come stai male! Tagliale subito — Il « subito » è chiaro; quanto al « tagliare
», Adelaide in chiesa non ha a disposizione che i suoi denti incisivi. E si
rosicchia nascostamente le deprecate punte. Obbedienza pronta e cieca, no?
Eppure così non pare alla Madre:
—
Ma no! non in questo modo! e non ora!; quando sarai fuori di chiesa...
Voleva
proprio la stessa obbedienza che Adelaide, con un occhio vigilante, alla Madre
e la bocca sulle dita, continuasse, come continuò, il fiero pasto? (Il
problema …cit. pg 166)
conclude don
Cortesi rimandando i suoi lettori complici alla ben nota espressione del 33°
Canto dell’ “Inferno” nel quale è descritto l’incontro di Dante con il Conte
Ugolino, precipitato nel nono cerchio dei traditori.
Adelaide,
che mangia il fiero pasto in Chiesa, è
associata così a una figura feroce (fiero) dell’Inferno dantesco che addenta un
teschio e si nutre di morte.
(Questo
paragone permette di capire quanto don Cortesi abbia odiato Adelaide, e
scoprire che la sua manifesta strumentale amicizia
con la piccola (pedo-filia) ha sempre
nascosto in realtà una orribile pedo-fobia)
Tutto ha
utilizzato don Cortesi per distruggere la natura semplice, buona, generosa di
Adelaide e massacrarne persona.
Sul limitare
dell’abisso non sarà il demonio a portarla. Ma la lunga atroce persecuzione cui
la sottoporranno religiose e ministri del Sacro violento.
il nodo di vipere, lo scrigno custodito da sette
draghi
Don Cortesi ha dipinto un
ritratto mostruoso di Adelaide in contrapposizione a quello tracciato da padre
Gemelli
L’esimio
esperto milanese di psicologia dell’età evolutiva, non ha dubbi sulla sincerità
e bontà della bimba:
1)
Adelaide
Roncalli è un soggetto normale…con carattere positivo e pratico; bontà d’animo;
2)
è
un tipo precocemente realistico, sintetico…opposto al tipo isterico;
3)
è
da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la menzogna dia ragione
del racconto delle visioni avute;
4)
non
può da alcuno trarsi in causa anche un grado limitato di una ipotetica
deficienza mentale della bambina;
5)
è
da escludere una particolare ricchezza rappresentativa e una anormale fecondità
di un fantasia creatrice
Se il
ritratto di padre Gemelli fosse stato confermato dal Vescovo di Bergamo, le
apparizioni di Ghiaie sarebbero state approvate.
Il compito che
don Cortesi si è impegnato a conseguire si è presentato subito come
terrificante:
in contrasto
al ritratto tracciato da padre Gemelli, don Cortesi ha dovuto dimostrare:
1) che
Adelaide è una creatura mostruosamente diabolica perché capace, a sette anni,
di ripetere per tanti mesi una bugia sacrilega davanti a folle sconfinate.
Una bugia sacrilega, clamorosamente ripetuta per 13 volte e tenacemente sostenuta per tanti mesi dinnanzi a folle sconfinate, non è poi tanto « particolare » ed « episodica » da conciliarsi agevolmente colla conclamata normalità di Adelaide; la « maggior parte » delle sue coetanee non ne sono capaci;