Sequenze di un martirio

  

Descrizione: Descrizione: C:\Users\Beppe33\Desktop\ghiaie\foto adelaide\2.jpg

 

La piccola Adelaide Roncalli di sette anni è stata strappata, da membri del clero di Bergamo, alla sua famiglia, allontanata forzatamente dalla sua casa, segregata nei conventi delle Suore Orsoline e della Sapienza trasformati in veri e propri Lager, nei quali è stata umiliata, percossa brutalmente, violentata e terrorizzata, e infine processata da autorevoli membri della Curia di Bergamo riuniti in un Tribunale Ecclesiastico, perché considerata una creatura mostruosa.

 

 

 

 

 

L’INQUISITORE ATTACCA LA VERGINITÀ DI ADELAIDE PER SEPARARLA DALL’EUCARESTIA, DISTRUGGERE LA SUA VOCAZIONE, PREDISPORLA A SUBIRE UNA RELAZIONE PEDOFILA E IMPADRONIRSI DI LEI.

 

prima Comunione di Adelaide inizio del massacro

don Cortesi distrugge Adelaide per spezzare il suo legame con l’Eucarestia

per distruggere la verginità di Adelaide e separarla da Cristo don Cortesi racconta oscenità

don Cortesi vuole cancellare la vera natura di Adelaide per impadronirsi di lei

 

L’Inquisitore fa sequestrare Adelaide

            

Strappata da casa

rinchiusa in una stanza di morte

segregata per essere bruciata  

 

 

l’Inquisitore trasforma Adelaide in un mostro pericoloso

 

una minaccia per la purità della fede cristiana

la selvaggia

La guercia, mancina e doppia

l’attrice esibizionista

la geniale sognatrice infernale

la bugiarda per natura

la ninfetta

l’indemoniata

il nodo di vipere , lo scrigno chiuso custodito da sette draghi

 

 

l’Inquisitore indica nella famiglia l’origine della malignità di Adelaide

 

massacro della maternità

massacro della paternità

massacro della povertà

 

 

l’Inquisitore seduce Adelaide e la trasforma in una cavia

 

Adelaide trasformata in un oggetto di sperimentazione sacri-lega

la paternità naturale distrutta e sostituita con un’amicizia pedo-fila

Adelaide derubata e annientata nell’intimità

 

L’Inquisitore rovescia le parti e mostra Adelaide come seduttrice

 

L’Inquisitore s’impadronisce del corpo di Adelaide

 

Il ruolo delle suore nel massacro del corpo di Adelaide, vittima di un sacrificio diabolico

 

L’Inquisitore s’impadronisce della mente di Adelaide

 

L’IMMONDA ISPEZIONE GINECOLOGICA NAZISTA NEL CONVENTO DI GANDINO

 

UN’ALTRA TERRIFICANTE SEQUENZA DEL MARTIRIO DI ADELAIDE IL FINTO FUNERALE

 

LA CONFESSIONE ESTORTA DALL’INQUISITORE (BRANI DA ALI SPEZZATE)

 

IL PROCESSO DELL’INQUISIZIONE CONTRO ADELAIDE (BRANI DA ADELAIDE SPERANZA E PERDONO)

 

ESORCISMO (BRANI DA ALI SPEZZATE)

 

LA SVESTIZIONE E L’ESPULSIONE VIOLENTA DAL CONVENTO  (BRANI DA ALI SPEZZATE)

 

 

 

 

 

Descrizione: Descrizione: Cortesi_con_Adelaide

L’Inquisitore attacca la verginità di Adelaide per:

 

separarla dall’Eucarestia,

distruggere la sua vocazione,

predisporla a subire una relazione pedofila

e impadronirsi di lei.

 

 

28 maggio 1944 - Prima Comunione di Adelaide - inizio del massacro

 

 

 

Il giorno solenne della Prima Comunione segna l’inizio del martirio di Adelaide.

 

E’ proprio in questo santo giorno che don Cortesi, con raffinatezza diabolica, demolisce apertamente Adelaide nella sua virtù più cara: la purezza.

E’ proprio in questo santo giorno che don Cortesi prepara il massacro della sua verginità.

 

Don Cortesi capisce l’importanza della Prima Comunione per la vocazione religiosa di Adelaide, destinata dalla Madonna a una vita ben diversa dalle altre bambine, ad un compito molto elevato, a una missione eucaristica fondamentale per la Chiesa. E poiché vuole contrastare a tutti i costi questa scelta del Cielo.

si attiva,  innanzitutto per annullare le differenze fra Adelaide e le altre bambine, ridicolizzando chi invece coglie in Adelaide la prediletta del Cielo.

 

Il bersaglio di tutti gli sguardi, la bambina, è in cima. Non è la più attenta, né la più devota delle compagne. Tra l’altro, si volge sovente verso una povera amica, malata di mente, che le fu messa accanto colla segreta speranza, forse, che da quel contatto colla « privilegiata » scaturisse il prodigio.

Adelaide ricevette per la prima volta il Pane degli Angeli: come tutte le altre compagne, come tutte le volte successive. Coloro che, in occasione di quel suo primo contatto eucaristico col Figlio della Vergine, attendevano straordinari segni celesti, dovettero confessare la propria delusione.

 

(Storia dei fatti di Ghiaie, pg.134 -  si noti che don Cortesi non definisce la Comunione come “Corpo di Cristo”, ma “Pane degli Angeli” e “Figlio della Vergine”).

 

 

Adelaide che si appresta a ricevere Cristo nel suo cuore, per don Cortesi, dev’essere mostrata come:

 

1)  una bimba “negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona” , una scema!!! ammessa alla Prima Comunione solo per la bonarietà (stupidità) del parroco

 

seppi che alla dottrinetta, presso le suore, non faceva alcun progresso, cosicché il parroco non intendeva ammetterla alla Prima Comunione; insomma, correva voce che la bambina fosse qualche cosa come una negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, se non proprio come una scema pg.79

 

 

2) una “paesanella” che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione che poi imbratterà.

 

Nel pomeriggio si aspettava il fotografo Nic. Velardita di Ponte S. Pietro, il quale, invitato da Verri, doveva ritrarre Adelaide nell’abito della Prima Comunione. Adelaide prendeva gusto a quella lunga veste immacolata, che le suore le avevano adattata, alle scarpette bianche, alla bella borsettina, ai guanti bianchi, all’ampio velo candido fermato sulla testa da una corona di fiorellini: era luminosa e felice come un angelo, ma un po' impacciata come una paesanella vestita di nozze….

Pag. 128

 

 

3) una piccola “furbetta” sfrontata, bugiarda, alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza il Sacramento.

 

Ma non le davano molto cruccio i suoi peccati; certo, non tanto da impedirle di addormentarsi, poiché, quando, a conclusione dell' esame di coscienza, la peccatrice doveva essere presa dal dolore, fu invece presa da un sonno beato. gran pensiero si dava del Sacramento, se non quando gli offriva il pretesto di distornare un fastidio. Infatti a Suor Ludgarda, che le richiedeva un servigetto, la furbetta rispose: — Non disturbarmi! Sto pensando i miei peccati  pag. 130

 

 

4) una bimba selvaggia, golosa, posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della prima Comunione e lo imbratta dimostrando di non curare la propria purezza e la propria verginità

 

All’asilo li attendeva un rinfresco. Quivi rividi la piccina soffocata da una densa corona di teste: stava seduta a un lungo tavolo e scriveva, scriveva, attenta, lenta, impacciata per la corta abilità e per la lunga veste. Pensate: quella settenne era tanto celebre e tanto disgraziata che già lasciava autografi, nome e cognome, poi solo il nome, poi solo le iniziali... Ma non pareva che quel giorno le richieste l’infastidissero troppo….Adelaide non sembra molto annoiata e si destreggia con disinvoltura……

 

Moltissimi la seguono anche in giardino. Le fragole attraggono la sua attenzione, cioè la sua golosità. « Ma ti sporchi le scarpette... T’insudici le mani... Ti strappi la bella veste... Bada dove metti i piedi... Per raccoglierne una, ne calpesti cento... Sta , che te le colgo io... ». Ma a chi parlo? Adelaide scorrazza, strappa, coglie, mangia: non tutte eran mature, non tutte pulite. Alcuni l’aiutano nella fatica di raccogliere, per lasciarle solo il piacere di mangiare. Sulla bianca verginità della veste fioriscono — ma sono fiori? — virgolature rosse, chiazze verdi, ombre gialle. Dinnanzi a quello spettacolo di fresca spontaneità, gli astanti si crogiolano di gioia, di ammirazione. I fotografi e i cinematografisti lavorano. Le tenerezze femminili trovano modo di scusare la fanciulla, incolpando la veste: «Poverina, il bianco è un colore tanto delicato ! »  135

 

 

Perché dunque don Cortesi massacra Adelaide presentandola come una bimba selvaggia, golosa, vanitosa, negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, ripugnante,

proprio nel giorno santo in cui il purissimo Corpo del Signore scende misticamente nel suo piccolo cuore per unirsi a lei, e non abbandonarla mai?

 

Una cosa appare evidente:

 

l’unione mistica fra Adelaide e Cristo lo irrita, non la tollera, lo rende furioso.

 

Don Cortesi distrugge Adelaide

per spezzare il suo legame con l’Eucarestia

 

Il ritratto di Adelaide nei giorni della sua prima Comunione, tracciato da don Cortesi, é spaventoso.

 

Il professore del Seminario di Bergamo, mandato a Ghiaie dalla Curia per distruggere le apparizioni,  non manca mai di indurre nel lettore la convinzione che fra Adelaide e l’Eucarestia c’è un abisso, un baratro incolmabile, ancor più profondo di quel che separa peccato e purezza.

 

 

Oltre alle quattro stigmate ricordate precedentemente don Cortesi mostra che Adelaide

 

 

5) durante il catechismo in preparazione alla prima della Comunione, è disattenta, irrequieta, indifferente;

 

Verso le 16, Adelaide si recò in paese all'asilo, per frequentare la dottrinetta: per l'ultima volta. Durante l'istruzione catechistica Adelaide era solitamente disattenta, irrequieta. Quella sera, fu disattenta, ma quieta: infatti dormiva. La rev. Madre Superiora dovette ammonirla: – Così ti prepari alla Prima Comunione? –. E, per ottenere maggior attenzione, se la pose vicina. Ma era più quieta e altrettanto attenta quando dormiva. La buona Madre dovette più volte richiamarla e riprenderla. (Storia dei fatti di Ghiaie, Pg.38)

 

6) dalle suore Sacramentine dell’asilo, il giorno del sequestro, si mostra cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata, indemoniata, e dunque non può fare la prima Comunione;

 

Come sei diventata cattiva, Adelaide! Chi direbbe che questa bambina ha visto la Madonna? Certamente tu non potrai fare la Prima Comunione, perché non vuoi imparare la dottrinetta, e anche quel poco che sapevi l’hai del tutto dimenticato in questi giorni. Sii buona, Adelaide. Se fai così, non solo non vedrai più la Madonna, ma andrai a casa dei diavolo, dritta, dritta —… Quel capriccio di bimba disavvezza alla disciplina mentale e morale e, forse, già un tantino viziata, divenne per la cugina Nunziata una cupa tragedia, il cui protagonista era il demonio. Pg.113

 

7) dalle Orsoline di Bergamo, la sera del sequestro, Adelaide si comporta come una selvaggia, furiosa, testarda, disobbediente, presupponente, proprio in preparazione alla Prima Comunione;

 

in quella timida bimba si scatenò il leoncino selvaggio. Tentò di svincolarsi, di fuggire, trascinò a forza la Madre e la compagna verso la portineria, pestò i piedi, si buttò a terra, gridò con furore, implorò con

passione, pianse con angoscia. E strillava: — Voglio andare a casa, io. Lasciami andare. Voglio andare a casa — La reazione si prevedeva, ma con quell’intensità, davvero, non si prevedeva. Fu trascinata nel refettorio delle educande. La crisi era ancora all’acme. — lo voglio andar a casa. Lasciami andare a vedere la mia mamma. Le dico appena una parola e poi torno qui ancora. Lasciami andare... Dove sono andati quegli altri? Io voglio andare a casa...

Si, cara, andrai dalla mamma. Qui ti fermi soltanto due o tre giorni, per prepararti alla Prima Comunione; poi tornerai a casa colla tua mamma e ci starai sempre. Sii buona! Gli altri signori hanno portato via la macchina... — Così, con flessuosi accenti materni, la Direttrice s’adoperava a calmarla. Invano. 121 Ma io sono già preparata per la Prima Comunione... Io debbo andare alle Ghiaie. Voglio andare a veder la mia mamma. Voglio andare a veder la Madonna... rispondeva Adelaide. Pag 122

 

 

8) il pomeriggio precedente al giorno della prima Comunione, nel convento di Gandino Adelaide è capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i calzoncini, maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente devota;

 

partito il fotografo, rimproverai la piccina: — Mi ha detto Don Mauro che anche ieri sera hai fatto capricci, hai strillato maledettamente, ti sei buttata per terra e perfino ti sei rotta i calzoncini. E’ vero, questo? Così, dunque, ti prepari alla Prima Comunione... e fai tribulare le suore, poverette... E poi pretendi di aver visto la Madonna!? Pg 129

 

9) il pomeriggio di Pentecoste, dopo la Comunione, sfarfalla, vagabonda, fa quel che vuole;

 

Adelaide è impaziente, irrequieta. Scivola via alle suore, che le adattano il vestito della Prima Comunione, ripulito e rimesso a nuovo, sfarfalla per le stanze e per i corridoi, pesta, più forte che piano, i tasti del pianoforte; vuol andar a casa e, se la macchina non c’è, anche a piedi Pg 137

 

10) anche il giorno dopo la prima Comunione Adelaide non cambia in nulla, non è per niente devota;

 

al mattino, fuori orario, la piccola fu comunicata da Monsignor Gherardo Canova. La seconda Comunione fu come la prima, cioè non più devota della prima Pag.147

 

 

Il ritratto mostruoso di Adelaide nei giorni della prima Comunione si riassume complessivamente nella seguente sequenza catastrofica.

 

Adelaide è:

 

1.    negligente, indisciplinata, zoticona, sorniona, una scema! ammessa alla Prima Comunione solo per la bonarietà (stupidità) del parroco,

2.    una “paesanella” che posa vanitosa davanti al fotografo, pensando di recitare una parte su un palcoscenico con la veste immacolata della Prima Comunione,

3.    una piccola “furbetta” sfrontata, bugiarda, alla quale non interessa affatto la Prima Comunione, perché disprezza il Sacramento,

4.    una bimba selvaggia, golosa, posseduta dal piacere, che si atteggia a diva, trascura l’abito bianco della prima Comunione e lo imbratta dimostrando di non curare la propria purezza e la propria verginità,

5.    disattenta, irrequieta, indifferente, cattiva, disavvezza alla disciplina mentale e morale, viziata, indemoniata, selvaggia, furiosa, testarda, disobbediente, presupponete, capricciosa, strilla maledettamente, si butta per terra rompendo i calzoncini, maltratta le suore, pesta i tasti del pianoforte, per niente devota, totalmente indifferente alla Comunione

 

 

E’ questo dunque, il ritratto orripilante che don Cortesi ha nella mente quando celebra messa nel giorno di Pentecoste, alla cinque del mattino, poche ore prima che Adelaide riceva l’Eucarestia.

 

“ Alle 5,30 celebro messa, dialogata, nella bella chiesa di Ghiaie. L’offro allo Spirito di verità, per il trionfo della verità e della sua sposa, la Vergine Maria”  – scrive ( pag 134). 

 

 

Inevitabile perciò, immaginandolo mentre dice messa, domandarsi:

 

ma quale Eucarestia ha mai celebrato quel giorno don Cortesi se la sua mente era del tutto occupata dal ritratto mostruoso di Adelaide?

e quale verità ha mai cercato se già l’aveva ripetutamente affermata demolendo Adelaide con questo ritratto spaventoso?

 

Don Cortesi non tollera che Adelaide si unisca a Cristo, o meglio: non tollera che Cristo si unisca alla piccola figlia dell’ubriacone scelta da Maria.

 

                          L’unione mistica fra Adelaide e Cristo lo irrita, lo rende furioso.

 

 

Per distruggere la verginità di Adelaide

e separarla da Cristo,

don Cortesi le racconta oscenità

 

prefigurando così il progetto satanico, sostenuto dalla Curia,

di annientare in lei la vocazione religiosa sacramentina ricevuta dalla Madonna

e predisporla a subire una immonda relazione pedofila.

 

 

Come abbiamo visto, nella sua “Storia dei fatti di Ghiaie” don Cortesi non perde occasione per gettare fango sulla piccola Adelaide, proprio nei giorni antecedenti e seguenti la sua Prima  Comunione, tratteggiandola come una bimba mostruosa : bugiarda, golosa, lussuriosa, dominata dal piacere, e, soprattutto, del tutto indifferente al Sacramento. 

Ci tiene molto, don Cortesi, a ripetere che Adelaide è opposta a Cristo e all’Eucarestia, perché bimba impura, immorale, contaminata dal male nella sua stessa natura.

 

A questo proposito occorre leggere con attenzione alcuni brani del libro di don Cortesi relativi alla giornata di martedì 30 maggio 1944.

 

Sono passati due giorni dalla Prima Comunione. Adelaide si comunica per la terza volta; ma, come il giorno precedente e come farà sempre – secondo don Cortesi - riceve l’Eucarestia senza alcuna devozione.

 

Anche stamattina Adelaide si comunica (e sempre in seguito, quotidianamente) - scrive l’illustre e feroce professore del Seminario a pagina 152 del suo libro -  Don Mauro Parolini celebrò alle ore 7 la messa per la chiusa del mese di maggio; egli pure non rilevò nella fanciulla né devozione speciale, , tampoco, devozione.

 

Per don Cortesi la bimba scelta dalla Madonna è del tutto inadeguata a ricevere Cristo.

Dell’Eucarestia non gliene frega niente perché tutta presa dalla vanità, dalla golosità, dalla sensualità.

Per lui, Adelaide è astuta, furba, finge con grande abilità, è “capace di farla a tutti”, soprattutto conosce molto bene la bugia ed è guidata dalla sensualità.

Tratto malefico, che don Cortesi cercherà di mostrare rievocando in modo ripugnate il pomeriggio di quel martedì 30 maggio trascorso con Adelaide

 

Don Cortesi sa bene che da tre giorni ormai, Cristo abita misticamente nel cuore di Adelaide. Nonostante ciò, intenzionato a mostrare Adelaide come una bugiarda depravata che non ha niente di comune con Cristo, induce nella sua mente immagini impure colme di ambiguità lasciva come quelle di una novella oscena e violenta - “pre’ Scarpacifico” - tratta da una raccolta boccaccesca dal titolo significativo: “le piacevoli notti” (di un autore cinquecentesco: Gian Francesco Straparola).

 

 

1) Immagini lascive con cui don Cortesi presenta Adelaide come una bimba naturalmente licenziosa

 

Adelaide:       Ma come fai tu a mangiare il gelato? Lo mastichi. Io invece, guarda, lo succhio

Don Cortesi:  Il mio è duro: lo chiamano appunto pezzo duro...

Adelaide:      Mi piace la mandorla….Preferisco le ciliege

Don Cortesi:  ….Anche i noccioli delle ciliege sono buoni...

Adelaide.       Ma va! Quelli di pesca, si, per fare il croccante

 

2) Racconti irreali con cui don Cortesi mostra che Adelaide sa riconoscere la bugia perché è bugiarda

 

Don Cortesi: Anche quelli di ciliegia, per fare... i pallini di schioppo. Sai, adesso manca il piombo. Un tale caricò lo schioppo coi noccioli di ciliegia. Passa un lupo: spara, pumf! Ma il lupo ha preso appena un nocciolo nella schiena e scappa via. Un anno dopo ritorna ancora quel lupo. Indovina che cosa aveva sulla schiena. Indovina... Una pianta di ciliegia, colle ciliege mature

 

Adelaide: Ma va, Don Cortesi, non contarmene più. Anche tu dici bugie?... No, ma questa è soltanto mezza bugia, perché lo dici per ridere

 

Don Cortesi:  Un’altra volta quel tale..., no, era un altro, piantò in terra un osso di bue, lo innaffiò ben bene e l’anno dopo è venuto , indovina..., un bue colle corna

 

Adelaide:      Ahah! io non ci credo; un’altra mezza bugia. Due mezze fanno una intera. Contamene ancora

 

3) don Cortesi racconta ad Adelaide la storia di pre’ Scarpacifico per mostrare che è, non solo furba, ma anche interessata a immagini licenziose

 

Don Cortesi: Quale vuoi? Una da ridere o da piangere? Da ridere? Sì. Una volta.. e narro, ripulita e adattata, la novella di Pre' Scarpacifico, delle «Piacevoli Notti » di Straparola.

Adelaide:  Com’era furbo! Ancora una, , ancora...

 

La storia di pre’Scarpacifico si può leggere in http://www.intratext.com/IXT/ITA2969/_P6.HTM

(favola III, LIBRO PRIMO)

 

Questa è la sintesi della novella di Pre' Scarpacifico:

 

tre briganti ingannano pre’ Scarpacifico, ma lui si vendica con una trappola d’accordo con la sua perpetua: li invita a un pranzo durante il quale finge di uccidere la perpetua che poi risuscita infilandole un piffero nel culo e soffiandovi dentro. Ingolositi i tre briganti comprano dal prete il piffero a caro prezzo, uccidono le mogli, ma inutilmente infileranno il piffero fra le loro natiche. I tre briganti tenteranno allora di vendicarsi chiudendo il prete in un sacco per gettarlo nel fiume. Ma anche questa volta il prete riuscirà ad ingannarli con un lusinga carnale, e poi a ucciderli.

 

Don Cortesi inonda una bimba di sette anni con immonde lascivie proprio nel giorno in cui può rivivere la gioia intensa del suo primo incontro con Cristo

 

Don Cortesi ha capito quanto è importante la Comunione per la vocazione di adoratrice dell’Eucarestia che Adelaide ha ricevuto dalla Madonna.

E la vuole spezzare a tutti i costi.

Perciò getta cumuli di fango su di lei per imputridire la sua unione mistica con Cristo

 

Di più: queste oscenità - che hanno ferito gravemente il pudore di Adelaide - costituiscono la prima effrazione violenta alla sua verginità.

 

 

Don Cortesi vuole cancellare la vera natura di Adelaide per impadronirsi di lei

 

Fin dalle prime pagine del suo primo libro  – Storia dei fatti di Ghiaie – don Cortesi  presenta Adelaide come una selvaggia tutta istinti; una bimba tanto vanitosa e golosa da farsi “reginetta” delle altre fanciulle del villaggio, selvagge e golose come lei.

 

Nel seguente brano, apparentemente ingenuo, l’infido don Cortesi mette in scena Adelaide insieme alle amiche Itala e Giulia come scimmiette golose che attendono di riempirsi - mani, bocca e pancia - di ciliege.

 

Nell'orto del sig. Gerosa, che guarda sulla strada, si vendemmiavano le ciliege. Le golosette – bastava dire bambine – si fanno sotto colle palme e colle bocche aperte. I Gerosa furono larghi con loro; Adelaide, poi ne toccò un bel ramoscello carico. (Pg 31)

 

In questo brano, come si può facilmente constatare, l’aggettivo golosa è usato da don Cortesi come sinonimo di bambina.

 

Per don Cortesi, dunque, la bambina è una creatura naturalmente golosa.

 

E poiché la ciliegia è simbolo del piacere assoluto, Adelaide e le sue amiche, per don Cortesi sono bimbe dominate dal piacere e perciò libidinose.

 

Perché questa preferenza? - continua don Cortesi - Perché Adelaide aveva visto la Madonna, spiega Itala; perché Adelaide era amica di Teresina Gerosa e in chiesa si trovavano sempre assieme, spiega Adelaide la piccina, che non sentiva alcun bisogno di risolvere questo problema, proseguì il cammino, avendo cura di impoverire a ogni passo il ramoscello che si teneva in grembo.

 

In questo secondo brano, Adelaide, che ha il privilegio di aver visto la Madonna, viene rappresentata come la regina di bimbe  golose e libidinose.

(il suo grembo – luogo di concezione della vita – carico di un ramo di ciliegie, e dunque già predisposto, secondo l’infido don Cortesi, alla libidine – non potrà certo ospitare Cristo). 

 

 

Don Cortesi è ossessionato da Adelaide (chiunque legga i suoi scritti lo può verificare facilmente).

Soprattutto dalla verginità di Adelaide; come si può ben vedere nel brano del suo primo libro in cui racconta di Adelaide che, nel giardino dell’oratorio di Ghiaie, scorrazza, strappa, coglie, mangia fragole e sporca “la bianca verginità della veste” : l’abito della sua Prima Comunione.

 

Don Cortesi sa bene che la fragola è simbolo dell’esaltazione dei sensi, e dunque è ben consapevole che in quel modo mostra Adelaide, golosa di ciliegie e di fragole, come una bimba ipersensuale.

 

Ma non riesce a contenersi. Continuamente ripete che Adelaide è una bimba vanitosa, golosa, bramosa, sensuale, lasciva, disposta a sporcarsi, a farsi sporcare l’anima, e perdere facilmente la verginità. Adelaide dev’essere considerata come la regina di uno “sciame indiavolato” di bimbe “golosette, folleggianti desiderose di sollazzarsi” dedite a “a spassi e scorrerie campestri, monellerie, scampagnate, allegre scorribande” ….(pg 1,2,3….); una piccola discendente di Eva, appartenente a una stirpe di donne bramose, la più vanitosa delle ninfette golose, una ninfetta insaziabile, che, se ancora è vergine, prima o poi si farà sverginare.

 

 

Il suo obiettivo è chiarissimo: cancellare la vera natura di Adelaide.

 

Adelaide è una bimba semplice, generosa, buona d’animo, pudica (come la descriverà padre Gemelli)

Don Cortesi invece, si propone di mostrarla come una bimba contorta, furba, menzognera, soprattutto impudica.

 

Perché?

 

Perché tanta ostinazione? Cos’ha intravisto in lei? Cosa lo turba? E Cosa lo attira? Perché è tanto assillato dalla piccola veggente del Torchio? Cosa si prefigge?

 

Perché vuole distruggere la vera natura di Adelaide?

Perché vuole che di lei si pensi quel che lui vorrebbe lei sia, e lei stessa creda di essere quel che lui vuole che sia?

 

 

don Cortesi non sopporta che Gesù Eucarestia si unisca ad Adelaide, non vuole che diventi suora adoratrice dell’Eucarestia

 

 

don Cortesi è sceso dalla Cattedrale di Bergamo per attuare un programma ben definito e condiviso dalla Curia:

 

SPEZZARE IL MATRIMONIO MISTICO DI ADELAIDE CON CRISTO  E DISTRUGGERE COSÌ LA VOCAZIONE EUCARISTICA CHE LA MADONNA LE HA AFFIDATO

 

Per conseguire questo scopo don Cortesi si propone di  trasformare il sequestro di Adelaide nel convento delle suore Orsoline in una lunga prigionia così da violentare, indisturbato, la persona e la verginità psichico-fisica di Adelaide.

 

 

 L’Inquisitore fa sequestrare Adelaide

            

Strappata da casa

 

Per realizzare il sequestro di Adelaide, don Cortesi ha utilizzato il vecchio Parroco di Ghiaie, don Cesare Vitali, che facilmente ha piegato al proprio volere perché,  fin dal primo incontro con lui, aveva capito che temeva la Curia e avrebbe obbedito.

Don Cesare ha brontolato, mugugnato, ma alla fine si è messo in moto secondo il volere di don Cortesi, l’Inquisitore:

 

 

-         ha convinto, imbrogliandoli, i genitori di Adelaide (alla mamma ha promesso che Adelaide  si sarebbe fermata tre o quattro giorni dalle Orsoline di Bergamo per prepararsi meglio alla Prima Comunione – i tre giorni diverranno tre anni!);

-         poi, con la Madre Superiora delle Orsoline ha organizzato la trappola; 

-         ha arruolato due uomini per portare Adelaide a Bergamo:

      l’ing. Villa, proprietario di una bella automobile, sempre pronto a offrire il proprio servizio al clero;

      il sig. Verri autista, costretto a credere che rinchiudere Adelaide in Convento era un bene per la bimba.

 

(don Cesare ha escluso le donne del villaggio per paura che avrebbero intralciato quel progetto infame: ingannare la bimba e abbandonarla in un luogo sconosciuto).

 

Il sequestro è stato compiuto la sera del 23 maggio 1944.

 

Con una falsa promessa i tre uomini - don Cesare, Villa e Verrihanno convito Adelaide a salire in macchina, han fermato l’automobile davanti al cancello del convento delle Orsoline di via Masone in Bergamo, hanno preso Adelaide in mezzo a loro, e l’hanno accompagnata dentro, come a un ricevimento di gala, accolti dai sorrisi complici della Madre Superiora e dalla Vicaria (Gesuina Seghezzi e Dositea Bottani) pronte ad azionare la trappola concordata col Parroco: distrarre Adelaide e permettere ai tre di darsela a gambe e poi fuggire a tutto gas.

 

Il sequestro è stato fedelmente ricostruito e raccontato, dallo stesso don Cortesi, che ridicolizza il servilismo e la dabbenaggine dei suoi tre complici e delle suore (Storia dei fatti di Ghiaie”, pg 121)

 

Dillo a queste Madri che cosa hai visto tu alle Ghiaie….Su dillo – la sollecita don Cesare nell’atrio.

Adelaide non risponde, il suo mento pare cucito

Neh! Che tu hai visto la Madonna? Dillo – insiste don Cesare

Adelaide annuisce col capo senza levare il viso

Come congedarsi? Cioè: come scappare? Pensano il parroco e i suoi due compagni

Facciamo un giro nel giardino? – propone la Madre Gesuina

Adelaide non ha nulla da obiettare purché i compagni di viaggio la seguano. Affida l’altra mano alla Direttrice Madre Dositea. E si avviano.

Attraversano il claustro, girano attorno alla casa, entrano nel parco, osservano un albicocco…

Ma a quel punto Adelaide si volta indietro… e si accorge di essere sola.

Tenta di svincolarsi di fuggire, trascina a forza la Madre verso la portineria, pesta i piedi, si butta a terra, grida con furore, implora con passione, piange con angoscia. E strilla, alla Madre:

voglio andare a casa io! Lasciami andare! Voglio andare a casa! Io voglio andare a casa! Lasciami andare a vedere la mia mamma! Lasciami andare!…dove sono quegli altri? Io voglio andare a casa…

Madre Seghezzi allora la trascina nel refettorio delle educande e le dice – Qui ti fermi solo due o tre giorni poi tornerai a casa dalla tua mamma

 

Lui, l’Inquisitore, don Cortesi, arriverà il giorno dopo; a sequestro avvenuto.

Si presenterà in Convento col Verri (uno dei tre complici), fingendo di non aver preso parte al sopruso, deciso a cominciare subito l’opera di seduzione ipnotica su Adelaide.

Quel giorno infatti - come lui stesso afferma -  s’intrattenne  a lungo  con  Adelaide “in delizioso conversare”. Ma, al momento di andarsene, dovrà truffarla, proprio come avevano fatto gli altri compari il giorno prima.

 

Giacché da tutti si ritiene che ingannare una bimba innocente non costituisca reato, l’ingannammo

 

scrive don Cortesi, senza alcuna vergogna, sicuro di trovare pieno assenso, in questa disumana e falsa convinzione, nei suoi lettori Monsignori della Curia di Bergamo, evidentemente abituati a imbrogliare i bambini. (ibidem, pg 126).

 

Quando accennammo di lasciarla riscoppiò la tempesta della sera precedente. Adelaide voleva venire con noi e non ci riusciva di strapparcela di dosso.

Beh verrai con noi, se proprio vuoi.  Io vado al telefono per chiamare la macchina, tu intanto vai a metterti le scarpette…. Verri, che le aveva già, si nasconde e scappa.

Adelaide vide bene di esser stata abbandonata. Pianse, strillò a perdifiato, si dimenò con forza selvaggia, pestò i piedi, si rotolò per terra e perfino si strappò le mutandine. Per fortuna che a un certo punto se le sentì anche bagnate…. si lascio condurre dalla suora in dormitorio.

 

 

 

rinchiusa in una stanza di morte

 

 

Adelaide amava correre verso i prati che digradano al Brembo, insieme alle amiche, con la carriola costruita da papà Enrico. Una di loro vi entrava a turno, e le altre spingevano.

Il casolare, la stalla, la roggia, i sentieri sassosi, il cielo pieno di vento e di rondini, tutto nel villaggio, nonostante la miseria, formava il suo paradiso.

E questo, don Cortesi, l’Inquisitore l’ha visto.

L’ha vista correre. Ha visto la sua gioia. Ha capito in cosa risiedeva la forza di Adelaide; soprattutto ha capito che, per impossessarsi di lei, avrebbe dovuto strapparla dal suo paradiso e segregarla.

In una dimensione coatta, innaturale, la sua vitalità non avrebbe più trovato alimento. Indebolita nella sua spontaneità, fiaccata nel corpo e nello spirito, Adelaide alla fine avrebbe ceduto: sarebbe caduta nelle sue mani. 

 

Descrizione: Descrizione: 2.jpgCosì, per volontà dell’Inquisitore, al quale tutti hanno ceduto la propria coscienza, in breve tempo Adelaide si è ritrovata prigioniera fra le mura di un freddo Convento; sola, segregata in una stanza lugubre, una vera e propria cella mortuaria, costretta a far morire, giorno dopo giorno, tutti i suoi affetti, i suoi sogni, la sua gioia, lo sguardo incantato sulle cose amate e la sua anima; che, per l’Inquisitore, era portatrice di un orrendo male ereditato in famiglia e nel villaggio; male da bruciare!

 

Fra le pareti di questa cella funerea, nella quale aleggia ovunque una soffocante atmosfera di morte, in tono amabile e minaccioso don Cortesi ha continuato a ricattare la piccola prigioniera dicendole:

 

se vuoi farti suora devi accettare volentieri il sacrificio di rimanere qui….   (Il problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 211)

 

Un “aut aut” terrificante, senza scampo.

Per mantenere la sua vocazione religiosa Adelaide avrebbe dovuto rinunciare alla sua casa, e passare giorni e notti d’angoscia in questa stanza di morte, di un convento-prigione; sola, per tutto il tempo, completamente sola, abbandonata, isolata, inascoltata, in totale balia delle suore aguzzine e dell’Inquisitore; col rischio di non uscire viva da questa stanza.  

 

Noi ti teniamo qui perché vuoi farti suora – seguita a dirle in tono sprezzante e intimidatorio questo prete strapotente, per farle capire che:

 

-         da una parte c’è lui; e con lui i Monsignori della Curia (Noi), compreso il Vescovo, e dunque la Chiesa nobile, aristocratica, elevata, elitaria, saldamente unita dallo spirito di corpo

-         dall’altra c’è lei, la selvaggia contadinella abitante del Basso, che non può contare su nessuno e non potrà resistere a lungo perché tutti credono e obbediscono alla Chiesa. Ovvero: a lui, ai Monsignori e al Vescovo 

 

Cosa macabra e paradossale:

è proprio lui, don Cortesi che fotografa la piccola Adelaide in questa cella arida, nella quale penetra appena una luce fioca, senza vita;

è lui che si aggira nella stanza, con la macchina fotografica, intento a fissare per sempre l’immagine di un abisso incolmabile fra la bimba e la vita religiosa.

In questa severa cella claustrale dove tutto è fermo, spoglio, ordinato, e ridotto all’essenziale

 

Adelaide è “messa in posa”, da lui, l’Inquisitore

perché appaia completamente fuori posto,

e susciti angoscia nell’osservatore, spinto a pensare che questo luogo, questo mondo non si adattano a lei.

 

Adelaide è ridotta, da lui, a un oggetto fra gli altri, perché strida nel confronto con gli altri oggetti:

 

deprivata della propria persona, Adelaide dipende totalmente dall’intenzione del fotografo-sequestratore che l’ha collocata forzatamente in una posizione strategica (a sinistra) perché lo sguardo trapassi poi agli altri oggetti (il letto, la sedia, il quadretto, l’armadio) e ritorni a lei colmo di angosciosa tristezza.

Anche il vestito nero, che richiama la severa veste claustrale, non le si addice,

l’atteggiamento composto di Adelaide, al quale don Cortesi, il fotografo-sequetratore, la costringe, è innaturale.

Adelaide non tiene nelle mani il rosario (appeso al collo come un gingillo, a dimostrazione che per lei la preghiera è inutile),

ma un filo e un ago per evidenziare la sua disposizione ai lavori di cucito, propri della donna di casa.

Del tutto estraneo, soprattutto, è il volto di Adelaide, sul quale si legge un profondo senso di smarrimento.

La piccola non è felice di stare in questa stanza.

Nei suoi occhi c’è tutto quel che ha perduto: mamma Annetta, papà Enrico, le sorelle, le amiche, il sole, il vento del suo villaggio, e la carriola che ogni giorno ha spinto nei prati per riempirla di fiori

In questa foto Adelaide appare dunque,

come oggetto di una scenografia drammatica, personaggio di un racconto macabro colto in un’istantanea – proprio come lo è il libro del suo Inquisitore/fotografo-sequestratore intenzionato a dimostrare in tutti i modi la falsità di Adelaide e presentarla come una bambina bugiarda, capace di atteggiarsi e fingere: una bambina dal doppio volto

Di più:

questa foto esprime il progetto martirizzante ideato da don Cortesi.

Adelaide appare come una condannata a morte, in attesa del sacrificio, in attesa della sua esecuzione,

il lugubre nero lettino sembra attendere il suo corpo, già privo di volontà di vivere.

Nel momento fissato da questa foto Adelaide ha già cominciato la sua via crucis.

 

 

segregata per essere “bruciata” e distrutta nella persona

 

 

La segregazione di Adelaide in un Convento di religiose è stata progettata dall’Inquisitore come inizio di una missione angelica di correzione e purificazione  

 

Questa missione è stata condotta con la collaborazione delle suore Orsoline elevate dall’Inquisitore a figure eccelse.

Ipnotizzate dal fascino di don Cortesi - uomo forte, sicuro, autorevole, elevato intellettualmente, Sacro Ministro di Dio e della Chiesa - le suore si sono trasformate in creature infernali:

ogni piccolo errore commesso da Adelaide è stato utilizzato come occasione per avvilire la bimba, deprezzarla, riempirla d’ansia, tristezza e paura, farla soffrire di nostalgia, e aggredirla, picchiarla, insultarla, umiliarla, ma anche  irretirla, agitarla, farla uscire di senno.

Adelaide è stata immersa nelle fiamme dell’inferno (come diverrà per lei il convento) per scacciare dalla sua anima il male.

Questa feroce opera di correzione è servita per costruire i ritratti mostruosi di Adelaide che don Cortesi comporrà utilizzando, come contrasto con la bimba selvaggia, proprio le “angeliche”, “tenere”, “pazienti” suore Orsoline, sue crudeli persecutrici.

 

Per don Cortesi

 

Suor Ludgarda Beretta, è una cara creatura tutta bontà generosa, umile, soave;

Suor Michelina Ghitti, laureata in lettere, è un’esile e dolce creatura: un po’ di materia diafana, non bastevole per nascondere l’angelo, che irradia la bellezza della bontà e la bontà della saggezza;

Suor Rosaria Dendena, è una sorella degli Angeli regalata dal cielo alla terra, insegnante e preside della scuola media.

 

Adelaide invece, è svogliata, golosa, incapace, mercanteggia, non mantiene le promesse

 

Fin dai primi giorni della reclusione in convento, Adelaide appare come la somma di tutte le nefandezze.

 

 

Suor Michelina sondava la preparazione catechistica di Adelaide: vi trovò molte lacune. Per invogliare la svogliatella a lasciarsele colmare, entrò in patteggiamenti, comprando la sua attenzione colla promessa di un cioccolato. Ma la promessa fa soltanto acquolina in bocca, mentre un cioccolato ha un ben altro gusto. Insomma, il cioccolato dovette essere nelle sue mani e nella sua bocca, prima che la bricconcella ratificasse il patto. Lo mantenne, almeno? Non ancora: volle prima disegnare Bergamo alta e bassa. Tracciò due sgorbi, che volevano essere due case a diverso livello, e tra esse un ghirigoro, che doveva essere un bambino e poteva essere anche una zucca bitorzoluta: Adelaide ha scarsissima attitudine al disegno. Ora, certo, manterrà il patto e s’applicherà con interesse allo studio... Si; infatti afferrò il cioccolato residuo e se la diede a gambe. (Storia…cit. pg 123)

 

 

Adelaide è sfrontata, finge, imbroglia; orripilante, è capace di farla a tutti, anche a Dio

 

A pranzo vengon servite le polpette. Adelaide guarda la suora con malcelata smorfia ostile — Io mangio quello che mangiavo a casa mia — aveva detto tante volte dinnanzi a un cibo che le sembrava disgustoso solo perché era ignoto.

Suor Ludgarda l’invita a fare un fioretto. Adelaide s’accinge a mangiare; non si rassegna. Allora finge di mangiare. La complicità di una sua compagna, Carmen, le viene in aiuto: — Suora, si volti in là, chè Adelaide la mangia —. La longanime suora si volta. E la polpetta è giù. Dove? Nello stomaco? Nella tasca del grembiule. Adelaide è sempre indiluviata di sudore.

Suor Michelina, tratto tratto, maternamente la rasciuga. Introdusse la mano nel taschino di Adelaide, ma introdusse le dita in un tenerume vischioso; cercava il fazzoletto e trovò...si, ritrovò la polpetta. La mostrò alla Direttrice. Questa, tra corrucciata e divertita, osservò rimproverando: — Ma come? Suor Ludgarda mi disse che avevi fatto un bel fioretto... — Adelaide rideva, rideva, irresistibilmente. Soddisfatta e fiera narra la sua impresa: — Mentre la suora guardava altrove, io l’ho cacciata in tasca. La faccio a tutti, io! —. Veramente, stavolta, Adelaide diceva più che non bisognasse. Anche altre volte era uscita in frasi da piccolo gradasso. Quel « la faccio a tutti » turbinava, pauroso e gravido di problemi nella mente delle due suore.

Adelaide era davvero tanto furba da farla a tutti, ed era tanto cosciente di essere furba? Naturalmente, le si richiamò che si può farla a tutti, meno che a Dio, il quale vede ogni cosa (Storia…cit. pg 153)

 

 

Adelaide è presuntuosa, arrogante, spudorata, superba

 

non le davano molto cruccio i suoi peccati; certo, non tanto da impedirle di addormentarsi, poiché, quando, a conclusione dell' esame di coscienza, la peccatrice doveva essere presa dal dolore, fu invece presa da un sonno beato. gran pensiero si dava del Sacramento, se non quando gli offriva il pretesto di distornare un fastidio. Infatti a Suor Ludgarda, che le richiedeva un servigetto, la furbetta rispose: — Non disturbarmi! Sto pensando i miei peccati — (Storia…cit. pg 130)

 

 

“Le suore eseguirono ordini e consigli con amorosa e intelligente fedeltà, sempre” – scrive don Cortesi beffardo, sapendo bene quale servizio gli hanno prestato.

 

Obbedendo a lui, fin dai primi giorni del sequestro, le suore Orsoline hanno trasformato il loro Convento nel luogo di attuazione di un progetto criminale. Progetto atroce, foriero di un supplizio orribile.

 

l’Inquisitore trasforma Adelaide in un mostro pericoloso

 

 

una minaccia per la purità della fede cristiana

 

Utilizzando con seducente maestria la propria capacità fabulatoria, nei giorni successivi al suo primo incontro con Adelaide, l’Inquisitore don Cortesi ha seminato ovunque un nugolo di sospetti sulla piccola, per indurre nella mente dei suoi ascoltatori l’immagine di una bimba demoniaca.

Dopo i suoi racconti tutto appariva vergognoso attorno a lei:

 

il padre incontinente, ubriacone, violento, rampino,

la madre passiva, an-affettiva, continuamente ingravidata, incapace di educare la figlia,

la cugina pazzoide affetta da manie religiose, pronta per l’ospedale psichiatrico,

le sorelle bugiarde,

il casolare triste e sgangherato,

i bambini, suoi amici, del villaggio birbe diaboliche dileggianti il sacro,

i compaesani ignoranti, selvatici e superstiziosi,

il Parroco bonaccione senza nerbo,

il Curato povero credulone,

 

Tutto il mondo di Adelaide sembrava sommerso da una miseria materiale e spirituale senza limiti, cui si aggiungeva la folla impazzita accorsa alle apparizioni, che circondava Adelaide e la corrompeva alimentando in lei la vanità.

 

Con paziente malignità, in pochi giorni l’Inquisitore ha composto un quadro desolante della piccola e del suo ambiente di vita;  quadro orripilante, che fisserà nelle pagine della sua “Storia dei fatti di Ghiaie”

 

Tutti, con lui, dovranno per sempre convincersi che Adelaide è in pericolo, ma soprattutto: è un pericolo! E deve essere allontanata da casa, dal villaggio, e chiusa in un luogo di correzione

 

Il pericolo di infatuazione era ben presente – scrive don Cortesi preparando il suo primo ritratto mostruoso della bimba  - Adelaide cominciava ad amare i bei vestiti, a ostentare i begli zoccoletti celesti; non voleva essere disturbata dal pubblico ma ambiva essere contemplata; mal sopportava che la sua parola, ormai accolta sempre come un oracolo, fosse contraddetta; reagiva animosamente quando si tentava di distribuire ad altri i suoi privilegi... Il grandioso incanto della sua semplicità minacciava di infrangersi 

(Storia cit..pg.81)

 

E per meglio convincere tutti che Adelaide è davvero un pericolo l’Inquisitore attribuisce ad altri i propri pensieri.

Così, alla Madre Superiora dell’Istituto Ortopedico Matteo Rota, dove Adelaide viene accompagnata a visitare il cuginetto malato, l’Inquisitore mette in bocca una frase di riprovazione che allude chiaramente alla necessità di rinchiudere Adelaide:

 

un’altra volta, bisognerà tenerla nascosta — osservò, nel congedarsi, la Madre Superiora, convinta, a sue spese, che la piccina era un soggetto pericoloso per l’ordine pubblico.

 

Un’altra volta...; già – commenta subito dopo l’Inquisitore rinforzando il giudizio messo in bocca alla madre - l’apparire di Adelaide aveva turbato gravemente la pace dolorosa e sacra dell’ospedale.

 

Poi, come fosse lui l’autorità costituita, si arroga il compito di elencare le ragioni che obbligano a isolare Adelaide, facendo credere, che molti altri, ovviamente senza nominarli, concordano con i suoi giudizi infamanti  (Storia cit.. pg 118 -120).

Per iniziare la sua Inquisizione violenta don Cortesi deve dichiarare che Adelaide è:   una minaccia per la purità della fede cristiana

 

 

Adelaide è vanitosa, attira su di sé fanatismi, feticismi, idolatrie

 

il progetto di isolare la piccola…era giustificato da gravi motivi: la presenza di Adelaide alle Ghiaie favoriva l’insorgere di fanatismi, superstizioni, idolatrie, feticismi. Quanti s’inginocchiavano dinnanzi a lei, la chiamavano « privilegiata », « miracolosa », « prediletta», « fanciulla divina », « santina », si facevano benedire, toccare, baciare da lei, le facevano baciare, toccare, benedire corone, fazzoletti, gingilli, che avrebbero religiosamente custoditi come reliquie! E poi, la piccina attirava verso la sua persona tutta la pietà, la fiducia e la speranza, che dovevano essere convogliate unicamente verso la Madonna del cielo.

 

Adelaide è una minaccia per la fede

 

Adelaide alle Ghiaie faceva dimenticare la Vergine ed era una minaccia per la purità della fede cristiana. Non accusiamo, certo, la bambina; neppure accusiamo troppo la massa, la quale non sa camminare nell’oscurità e nella nudità della pura fede, ma scatta e s’attacca a un’immagine sensibile, più che al nudo messaggio del Vangelo. Diciamo solo che bisognava eliminare le denunciate aberrazioni. Come? Più sicuro ed efficace rimedio era ritirare la piccola. Tant’è vero che, allontanata Adelaide, i lamentati inconvenienti in gran parte cessarono.

 

Adelaide manifesta squilibri psichici, è ormai pronta per il manicomio

 

sottoposta a una tempesta continua di domande, di visite, travolta da un’incessante mitraglia di toccamenti, di abbracci, di carezze, di baci, la bambina doveva rinunciare a parecchi pasti e a parecchie ore di sonno; era lecito e facile prevedere che non sarebbe sfuggita per lungo tempo al cimitero, o, quanto meno, al manicomio. Anche i genitori, specialmente la mamma, che, per giunta, deve curare una neonata, e i familiari erano estenuati; proprio essi caldeggiarono il progetto di isolare la piccina, e ne ringraziarono gli esecutori. Infatti, già s’accennava nella fanciulla l’insorgenza di squilibri organici e psichici. Tra l'altro, essa appariva, allora, più tonta che in effetto non fosse, solo per la pesante stanchezza generale, provocata dall’insopportabile regime eccezionale di vita; era il succubo di tutti, destinato a soccombere presto.

 

Adelaide è infatuata di sé, crede di essere una cosa straordinaria

 

l’incomposto corteggiamento, di cui era oggetto, doveva influire sinistramente sulla sua educazione morale. Per quanto sia doloroso, dobbiamo dire che la cosiddetta semplicità di Adelaide, già in quella prima settimana, cominciava a tumefarsi mostruosamente. Adelaide non era tanto sciocca da non capire che quegli entusiasmi erano solo per lei. Ma non era ancora tanto forte, tanto virtuosa da neutralizzare i pericoli di questa constatazione. Credette davvero di essere una cosa straordinaria. E difese, anche, i suoi privilegi contro le negazioni, contro le divisioni.

 

Adelaide è ambiziosa e superba, si atteggia a diva, e cerca ammiratori 

 

Molto amò dettar legge e responsi, poco riceverne. Amò anche le belle vesti e perfino offrirsi al pubblico da lontano, quando il pubblico non la disturbasse con domande. Quanta fatica si spese per ricondurre quell’animuccia alla deliziosa nudità dell’infanzia!

 

Adelaide è un pubblico pericolo

 

Adelaide alle Ghiaie era un irresistibile richiamo per le masse. Ora, si sa che i grandi ammassamenti destano legittimamente gravi preoccupazioni nelle autorità civili, politiche, militari, specialmente in regime di guerra. Adelaide era un pubblico pericolo e l’autorità stessa non avrebbe tardato a ritirarla di forza.

 

Adelaide ostacola la verità (e la Madonna ha la colpa di non aver avvisato i preti)

 

l’ambiente sovreccitato delle Ghiaie doveva turbare la psicologia della fanciulla e impedire o, quanto meno, allontanare l'accertamento della verità. E’ noto, ad es., che le risposte e gli atteggiamenti di Adelaide, ripetuti fino alla nausea, si fissavano, si lignificavano; e si fissavano anche bugie e risposte, che Adelaide non aveva ricevuto dalla originaria rivelazione della sua ipotetica Madonna, ma aveva tratte dalla giungla delle fantasie create e diffuse dalla folla. Per la qual cosa, non rimpiangerò mai abbastanza di non avere un’esperienza personale della storia dei primi giorni, sui quali, ovviamente, deve cadere l’interesse precipuo dello studioso; pazienza! s’è fatto quel che s’è potuto, la colpa è della... Madonna, la quale doveva darci il preavviso.

 

A conclusione di questo triste rosario di accuse infamanti, che preparano un ritratto ben più terrificante, senza alcun ritegno, sicuro che nessuno mai gli chiederà conto delle sue parole e delle sue azioni, lo stesso Inquisitore dichiara sfacciatamente il suo scopo:

 

sequestrare la bimba pericolosa e sottoporla ad esperimenti sacrileghi!

 

bisognava sottrarre la bimba al suo ambiente abituale e strapparla a tutti i contatti profani. E poi, nella calma dell’isolamento, in un ambiente psicologico di sana temperatura, si potevano tentare gli esperimenti più adatti, che alle Ghiaie sarebbero stati giudicati sacrilegi (Storia cit.. pg 120).

 

Da subito, fin dal primo incontro con lei, nella mente di don Cortesi è baluginato un progetto raccapricciante:

trasformare Adelaide in una cavia da esperimenti.

 

 

la selvaggia

 

 

L’anima aristocratica e razzista dell’Inquisitore è ben espressa nello stridente confronto fra l’austerità delle Madri Orsoline e la selvaggia Adelaide che lui stesso mette in scena raccontando il sequestro della piccola veggente.

 

Adelaide fu accompagnata in sala - scrive don Cortesi - Entrano la Madre Generale Suor Gesuina Seghezzi, e la Madre Suor Dositea Bottani, Direttrice e Segretaria, due venerabili religiose, che emanano il trionfo della bontà, la cui missione è amare, allietare.

La fanciulla, che stava seduta, a testa bassa, pizzicando le corone, levò su di esse uno sguardo fugace, diffidente. Voleva decenza che, al comparire delle Madri, la piccina si alzasse in piedi. Ma dovette volerlo anche il parroco, perché, alla fine, lo volesse anche la bimba. La quale, dunque, si levò in piedi, scivolando giù dalla sedia. Credette di aver fatto tutto il suo dovere e non si ritenne obbligata di rispondere al loro saluto...

Insomma, quel selvaggio fiorellino coi grandi e col galateo non si sentiva a casa sua e faceva cattiva figura, come il fiore tropicale trapiantato sotto il vitreo sole del nord

(Storia…cit., pg 120)

 

Il contrasto fra le suore - creature angeliche del Nord, asettico, ordinato, educato, elevato moralmente, tutto amore e bontà - e Adelaide - fiore selvaggio, indecente del Sud tropicale – rivela lo iato profondo dell’animo di don Cortesi che poneva nell’ideazione intellettuale il luogo della perfezione, e nei sensi il regno del cupo genio del male. Contrasto inconciliabile fra opposti, condiviso e manifestato in quel periodo da molti altri personaggi, ben più noti di don Cortesi, come Thomas Man nel suo “Tonio Kroger”. Divisione atroce, che, se non contenuta, opera nella realtà disastri spaventosi; come ci ha palesato la storia del secolo scorso, di cui il supplizio di Adelaide costituisce un frammento straordinario estremamente prezioso.

Fautore di una antropologia razzista, don Cortesi ha concepito la propria opera correttiva nei confronti di Adelaide, come gli uomini del Nord dagli “occhi azzurri e capelli biondi”, hanno pensato la loro missione nei confronti dei popoli inferiori.

In Adelaide don Cortesi vede un gruppo caratterizzato dalla minorità intellettuale, una collettività bacata, un insieme di persone guaste.

In Adelaide don Cortesi vede innanzitutto i suoi compaesani:

 

quelli del Torchio che passavano in paese per «selvatici», «mancini di chiesa», «Abissini» …e a quell'insulto reagivano seccati; ma, quando veniva dal parroco stesso, che fare se non grattarsi la nuca e l'orecchio, imbarazzati  (Storia…cit., pg 11)

 

Don Cortesi non mancava mai di connotare Adelaide come appartenente a questo mondo del Sud, mondo di selvatici, abissini e mancini, ovvero sinistri, disonesti, indiavolati.

Per questo il primo obiettivo che lui assegna alle suore Orsoline incaricate di requisire e correggere Adelaide è

 

educarla alla virtù e alla sana pietà, soprattutto alla disciplina interiore ed esteriore, all’obbedienza e allo sforzo mentale da cui il selvaggio temperamento della fanciulla rifuggiva  (Storia…cit., pg 125)

 

Nella sacrosanta reazione di Adelaide al sequestro, don Cortesi vede invece il carattere selvaggio di Adelaide

 

Allora, in quella timida bimba si scatenò il leoncino selvaggio  Pianse, strillò a perdifiato, si dimenò con forza selvaggia, pestò i piedi, si rotolò per terra e perfino si strappò le mutandine (Storia…cit., pg 121 e 126)

 

La resistenza di Adelaide ai metodi correttivi delle suore (umiliazioni, ingiurie, botte) viene descritta come resistenza selvaggia

 

La piccola mal s’adatta alla disciplina collegiale e vuol ripigliare la sua libertà selvaggia….la flora selvaggia della sua anima non accenna ancora a costituirsi in giardino

(Il problema…cit. pp 168 e 214)

Deficienza mentale?  - si chiede don Cortesi osservandola - piuttosto, deficienza morale, mancanza di disciplina interiore, di abitudine allo sforzo intellettivo: era una piccola selvaggia..

(Il problema…cit. pg 46)

 

Per mettere in cattiva luce la piccola Adelaide, don Cortesi contrapponeva Adelaide alle sue coetanee di altra estrazione sociale, come la figlia del dottor Zonca, e mostrava così l’abisso stridente fra la sua origine rozza e quella nobile delle altre bimbe

 

mentre m’intrattengo con il dottor Zonca, le due bimbe già chiaccherano e giocano. I fiori e gli Angeli avranno sorriso al delizioso spettacolo della paesanella, che, dinnanzi alla cittadina, abborracciava e costruiva le prime parole in italiano; non era colpa sua se lo parlava male, era colpa dell’altra che lo parlava e lo parlava bene.

(Storia…cit., pg 168)

Adelaide era una povera paesanella di 7 anni, incoltissima, selvaggia e ignorante  (Il problema…cit. pg. 119)

 

Per don Cortesi Adelaide è lo specchio della folla, mostro selvaggio come lei

 

La piccola guardava tranquilla quella selva mareggiante, sorrideva - Una selva di leste, di braccia si agita ai fianchi dell’auto - La folla ondeggia in una spinta selvaggia  - selva di braccia intrecciate attorno a lei (Storia… pg 57,  pg 138,  pg167, pg 172)….

 

Per questo Adelaide doveva essere bruciata!

Perché non era rimasta al suo posto. Da selvaggia si era fatta reginetta, per incantare come una strega i mille e mille stupidi creduloni privi d’intelligenza accorsi in massa attorno a lei.

Adelaide doveva essere “bruciata nella mente”, rinverginata nella mente, “lobotomizzata”, e poi riportata in basso, al suo villaggio di “abissini”, che lei aveva elevato per qualche mese a vetta del mondo, nel quale però, la natura - la vecchia siepe di nocciolo, di sambuco, di biancospino” - dovrà sempre rifiorire  selvaggiamente (Storia…cit., pg.184)

 

La guercia, mancina e doppia

 

Ma non gli basta. Don Cortesi non si accontenta di mostrare Adelaide come una selvaggia.

La piccola veggente di Ghiaie dev’essere ripugnante a vedersi.

Ed eccolo allora profittare di un…foruncolo cresciuto sulla palpebra della bimba, per amplificare in modo abnorme le conseguenze di questo difetto visivo sulla psicologia della bimba:

il foruncolo l’aveva fatta diventare guercia come una povera donna del paese detta « la piröla »,  moglie del sotterra-morti, schernita da tutti, e avrebbe fomentato in lei “la violenza, il risentimento desiderio di riscatto, e la vanità”!!   (Storia dei fatti…  pg.6)

 

il foruncolo le aveva deformato mostruosamente il viso – scrive don Cortesi alludendo all’anima della bimba deformata mostruosamente come il volto, di cui è lo specchio.

 

Fisiognomista accanito, don Cortesi aggrava ad arte gli effetti di questa e altre imperfezioni del volto di Adelaide preparandosi a tracciare un ritratto terrificante, orripilante della sua anima.

 

Nella primavera dell’anno scorso (1943) – scrive don Cortesi - un enorme foruncolo si era impiantato sulla palpebra superiore destra della piccina, deformandole mostruosamente il viso e rendendole impossibile l’uso dell’occhio destro… Il fatto dovette pesare sulla psicologia della piccina, in quanto ferì la sua vanità femminile uno sfregio nel viso è sempre per la donna un trauma psichico difficilmente rimarginabile, e la mise in condizioni di inferiorità dinnanzi alle compagne, che la schernivano coi nomignoli di « orba », « Piröla » (cieca). Le due verruchette formatesi sulla cicatrice sono ancora un cruccio profondo della bimba (Il problema..cit. 118 -120)

 

l’occhio di Adelaide (specchio della sua anima) guarda torvo, minaccioso suora Michelina (Il problema..cit. 144)

 

E allo stesso tempo guardare vigilante la Madre Superiora - che l’ha ammonita a non rosicchiare nascostamente le unghie – mentre continua “il fiero pasto” (Il problema..cit. 166)

 

Adelaide guarda con occhio imbambolato e fisso a terra, per nascondere i suoi sentimenti  (Il problema..cit. 209)

Ma poi senza pudore e timore verso il Sacro, alla baustra accompagna coll'occhio e colla testa tutti i movimenti del sacerdote

(Il problema..cit. 167)

 

Lo sguardo di Adelaide è profondo, penetrante, animato.

Adelaide  è capace di concentrarlo con grande volontà di vedere. (Il problema..cit. 132 – 199)

 

Il riso di Adelaide è talora spastico per artificiosa sguaiataggine e per turbe nevrotiche specifiche (Il problema..cit. 129)

 

l’orecchio di Adelaide è stato esaminato attentamente da don Cortesi per leggere anche lì, nei lobuli sessili una possibile inclinazione lussuriosa dell’anima

 

Il solco posteriore è molto alto poiché si apre verso la metà del ramo discendente della curva elicina, strozzando il solco scafoide e dilatando la conca; l'antitrago s’allunga di molto, perdendo la sua forma caratteristica di tubercolo prominente; il lobulo è sessile, estremamente piccolo e aderente agli integumenti della faccia. Malformazioni, che la vecchia criminologia considerava come segni di degenerazione intellettuale e morale.

 

le mani di Adelaide sono state attentamente esaminate da don Cortesi; non solo per un porro cresciuto sulla destra, ma soprattutto perché Adelaide era ambidestra, quindi portatrice di una doppia natura, e naturalmente mancina - e i mancini, i sinistri, com’è noto, erano sospetti indiavolati (da correggere).

La doppia personalità di Adelaide e la sua natura demoniaca sono rilevate da don Cortesi nel diverso uso della mano destra (carattere acquisito) da quella sinistra (carattere connaturato).

 

ho notato che la scrittura eseguita con la sinistra è più regolare e precisa, forse perché è alquanto più lenta. Carattere originario o acquisito? Narra Ad. che, ancora piccina piccina, con un martello si ferì alla mano destra, di guisa che dovette imparare l’uso della sinistra; pertanto l’ambidestrismo attuale sarebbe il risultato di un destrismo nativo e di un mancinismo acquisito. Peraltro la spiegazione di Adelaide non mi convince, poiché, mi ricordo bene, era stata suggerita dalla mia domanda; del resto, il martello che guastò la destra doveva essere maneggiato in qualche modo dalla sinistra. (Il problema..cit. pg. 128)

 

Il 18 maggio estrasse dalla tasca del grembiulino celeste il fazzoletto, si asciugò il viso con la mano sinistra e si tenne il fazzoletto tra le palme congiunte…..quando il 31 maggio con il braccio destro si rasciugò il sudore che le penetrava negli occhi e l’infastidiva, sembrò obbedire a un comando della coscienza sveglia.

 

Per l’Inquisitore l’anima di Adelaide aveva due facce: quella normale e quella demoniaca; quest’ultima profondamente a lei connaturata.

Tutto il suo corpo lo dimostrava: gli occhi, l’orecchio, il volto, le mani….perfino le sue intimità!

 

l’attrice esibizionista

 

Ossessionato dal peccato originale don Cortesi vedeva attraverso Adelaide la femmina desiderosa di cogliere il frutto proibito, abilissima poi a nascondere la trasgressione compiuta. Per il prete Inquisitore della Curia di Bergamo la piccola selvaggia aveva ereditato nel sangue il male che aveva spinto Eva ad ascoltare il serpente: la brama di diventare una divinità.

 

Nutrito di una filosofia che sopradimensiona l’intelletto e di una trista antropologia che insegna a disprezzare l’infanzia e diffidare dei bambini e delle donne, don Cortesi era convinto che Adelaide avesse cercato di recitare la parte della veggente per diventare una grande “diva” ed essere ammirata da tutti.

 

Fino al maggio 1944, Adelaide era un atomo ignoto oltre la famiglia, l’aia del Torchio, l’asilo e la scuola, ignoto perfino al Curato  scriveva - non aveva doti di corpo, di anima, di nascita o di censo che la potessero distinguere, in senso positivo o in senso negativo, fra la gaia truppa delle sue coetanee. Era « come tutte le altre », uno dei tanti bimbi che popolano le strade, le piazze, i prati dei nostri paesi, folleggiando, giocando, bisticciando.

 

Nulla faceva pensare che Adelaide sarebbe diventata una di quelle che la gente incuriosita si volta a rimirare, accennando col dito: « Vedi? è quella lì ».

 

Eppure, a guardar bene, faceva notare don Cortesi, col suo comportamento irrequieto Adelaide aveva sempre dimostrato con grande testardaggine di cercare una facile via d’uscita dal suo mondo di miseria e dall’anonimato.

 

A scuola era irrequieta, disturbava, interrompeva la maestra, non stava attenta, non studiava, non apprendeva, non riteneva…

così, pure alla scuola di catechismo, presso le suore dell’asilo, nella miglior ipotesi dormiva, comunque non imparava…« balossa », abile, furba, come tutte le sue sorellesapeva sempre destreggiarsi tra superiori ed amici, in tutte le circostanze, magari mentendo con bella faccia tosta. 

« Quando si fissava in una cosa, non c’era verso di smuoverla.  Ella stessa a Bergamo mi dichiarerà: « Sta sicuro che io non cambio, neanche di tanto così », mostrandomi l’unghietta del mignolo (la quale per giunta era sporca, ma per accidens). Si può credere che fin d’allora Adelaide mostrasse una forte personalità, volitiva e intraprendente, la quale, nei suoi aspetti deteriori, poteva ben scambiarsi colla cocciutaggine(Il problema delle apparizioni…cit., pg 118-120)

 

Con queste premesse, inevitabile allora, che Adelaide, prima o poi, scoprisse il modo per farsi ammirare da tutti.

 

Accadde durante la rappresentazione scenica delle apparizioni di Fatima, data all’oratorio femminile di Ghiaie.

Differentemente dalle altre ragazze dell'oratorio che provarono “una santa esaltazione”, Adelaide disgraziatamente ne rimase scossa e commossa.

 

quella  rappresentazione teatrale ha inoculato, o almeno ha risvegliato nella piccina una vivace passione per il teatro. …- scriveva e raccontava a tutti, don Cortesi -  Adelaide non seppe difendersi dalla malia che si sprigiona dal palcoscenico….e bramò di presentarsi al pubblico dal palcoscenico.

 

Anche oggi il ricordo la riscalda…- proseguiva accentuando i tratti esibizionistici della personalità di Adelaide - il teatro è per lei un’ossessione, ama appassionatamente il teatro. Nessun divertimento l'appassiona tanto.

La sua irrefrenabile vivacità motoria, che in collegio le ha meritato il nomignolo di « temporale », precipita e si placa quando si leva il sipario: la bimba sta cheta, cheta, immobile, muta,  cogli occhini sbarrati sulla scena; si direbbe una statua, se sotto la morta cenere non si sospettasse la viva bragia, e sotto la calma sognante non si intravvedesse l'esaltazione della vita fantastica ed affettiva.

Anche oggi il più ambito regalo è affidarle una parte sulla scena. La bimba allora non sta più nella pelle: la sua eccitazione gioiosa è all'acme. La preparazione è l'unico studio che la interessi. Oh, vi è della buona volontà in Adelaide,... quando c’è. E non è a dire che sulla scena si comporti male:

vi si trova come a casa sua, serena, disinvolta, sfacciata, perfettamente « investita della sua parte », come si dice, cioè isolata dall’ambiente ordinario e spogliata, per volontario sforzo autosuggestivo, dalla sua personalità quotidiana.

 

Quando, con le compagne più piccole, figurò nel quadro del presepio, non mosse palpebra: le signore che assistevano in platea si domandavano stupefatte se quella bimba, che fuori teatro doveva essere una vespa irrequieta, sul palcoscenico non fosse per avventura diventata una statua. Se poi deve recitare, le battute fluiscono naturali, come in sonniloquio estatico. E pensare che farle apprendere, per compito scolastico, un brano a memoria, è l’ira di Dio! colpa della scuola che non sa essere un teatro?

 

Le osservazioni precedenti ci fanno indovinare nella piccina fattori psicologici non irrilevanti per la nostra questione, che saranno meglio documentati in seguito:

1) la vanità, l'esibizionismo, la ricerca dell'applauso e dell'ammirazione;

2) la capacità di assimilare e di ripresentare cose viste, udite, suggerite o comunque apprese;

3) l'abilità di fingere, mediante un cosciente sforzo autosuggestivo, e di riprodurre come situazioni vissute le situazioni imposte dal libretto; il teatro è una affascinante bugia; l’artista, per una volontaria dissociazione psichica, « si sveste » della sua personalità e « s'investe » di una personalità fittizia, tanto più applaudito quanto meglio saprà fingere;

4) l’amore di realtà fantastiche, romanzesche, di esperienze straordinarie.

                                                                                                                                       (Il problema delle apparizioni…cit., pg 121-126)

 

 “Povera creatura dozzinale”, dopo aver coltivato a lungo il sogno d’essere una grande attrice, nel campo del suo villaggio Adelaide si è messa in scena, causando una profonda scissione interiore - ha pensato l’Inquisitore.

Ma come dimostrarlo? Come svelare la natura maligna dell’anima anfrattuosa, tortuosa, serpentina di quella piccola sfrontata, esibizionista, avvelenata dal risentimento e desiderosa di vendetta, che vuol apparire come un angelo?

 

Adelaide ricorda ancora con gioia di aver rappresentato un giorno la parte di angelo muto – rammentava don Cortesi -  Poi dovette cedere il posto ad altre, « perché i miei capelli erano corti mentre per gli angeli occorrono capelli lunghi », spiega accorata e avvilita. Ora, acuta preoccupazione sua è appunto di farsi crescere i capelli: un po' per vanità, un po' per aver modo di mutare pettinatura e poter circolare liberamente senza essere riconosciuta, ma soprattutto per presentarsi decentemente sulla scena nella parte di angelo. Allora, come un principe reduce dall’esilio, farà le sue vendette contro le suore: queste la richiederanno supplichevolmente: « Adelaide, vieni a recitare», ma Adelaide, impettita e corrucciata come una regina, risponderà: « Ah! mi cercate, adesso? Andate dalla Palmina, andate dalla Carmen, dalla Giacomina... ».  (Ibidem)

 

Cosa gravissima, per don Cortesi, che deve fare di Adelaide un mostro, è la sua sconfinata vanità. Fuori dalla Chiesa il comportamento di Adelaide è semplicemente spaventoso: la sua “malsana vanagloria” deborda ovunque.

 

Precocemente s’accese in lei la vanità femminile…Si sottopose a cure noiose per strappare il porro dalla mano destra; si strappò con le unghie una minuscola appendice carnosa della palpebra superiore destra ed insiste perché l’escrescenza residiata dal foruncolo ricordato venga levata via; ….si preoccupò con viva ansietà di farsi crescere i capelli, e ama le acconciature singolari, come dimostra quando fuori collegio, è sottratta alla sorveglianza delle suore; ama e chiede gingilli d’ornamento, catenelle, braccialetti, orologi da polso, spilloni, medaglie, occhiali scuri

 

…ama i vestiti belli e le scarpette belle — e più gli indumenti appariscenti, sgargianti che non quelli utili e resistenti — e ormai prova vergogna nel presentarsi alle compagne colle rozze vesti che portava al Torchio

 

Soprattutto non tollera di passar inosservata: desidera sentirsi ammirata, vuole riconosciuto il suo privilegio singolare, coglie tutte le occasioni per mettersi in vista: quando c’è gente in collegio, scodinzola per i corridoi, sfringuella, ride, gioca rumorosamente per attirare gli sguardi, cerca i primi posti, accanto ai superiori, alle persone distinte, specialmente nei gruppi fotografici.

 

.. oggi, in collegio… tenta di riemergere dall’oblio….cerca ammiratori, gode di essere vezzeggiata,

 

All’oratorio maschile di Pignolo in Bergamo….comprende di essere ricercata: allora si sente l’argento vivo nelle vene, si fa spiritosa, loquace, sguaiata, si agita, affetta pose da reginetta, si alza per sovrastare a tutte le compagne, preoccupata che l’attenzione ammirativa del pubblico non sbagliasse il bersaglio. Ci volle gran fatica per tenerla quieta.   Altra volta allo stesso oratorio, Adelaide motu proprio si mette capofila…..Altra volta è in platea, vicina alla Direttrice. Quand’ecco Adelaide….si eccita, s’inginocchia sul sedile, si erge in piedi, chiacchiera rumorosamente, chiama le amiche da un punto all’altro del teatro... artifici per farsi distinguere fra tutte.

 

…ella posava a fanciulla prodigio, pretendeva gli ossequi dovuti a cosa non comune, favorita dal cielo e mal sopportava che alcuno non si accorgesse di lei.

 

…non tollera di essere intruppata come un anonimo irrilevante, nella compagnia, del resto cara, delle sue amiche di collegio…non sa rassegnarsi a essere una delle tante….(Il problema …cit. pg 170 - 173)

 

Don Cortesi è tanto presuntuoso da presentare persino l’affetto di Adelaide nei suoi confronti, rubato col sequestro e la seduzione, come manifestazione di vanità, desiderio di lusinghe e di elogi.

 

Brama far sapere a tutti che don Cortesi viene in collegio solo per lei, che ella può togliersi dalla fila, dalla vita comune, dall’occupazione e dalla scuola per stare con lui; ella vorrebbe farsi vedere in familiarità con lui, condurlo per mano nella sua scuola, presentarlo alle sue compagne... (Il problema …cit. pg 171)

 

Suor Tommasina esorta la fanciulla:

— Se sarai sempre brava come stamattina, in poco tempo imparerai a leggere per bene .

Adelaide, lusingata dalla lode, sospira con rammarico:

— Se imparassi proprio davvero! se una mattina potessi dire a Don Cortesi: « Ascolta la mia lettura », e io leggessi proprio bene, chissà come sarebbe contento! E mi direbbe: « Finalmente Mariarosa è una brava bambina »...(Il problema …cit. pg 170)

 

la geniale sognatrice infernale

 

Per don Cortesi l’anomalia di Adelaide è rappresentata dal fatto che lei, piccola selvaggia, appartenente al “basso”, ha cercato di salire in “alto”, tentando di sovrastare il cerchio nobile al quale lui apparteneva. 

 

E’ stato uno scandalo per lui vedere tale inversione.

 

Per questo: per abbattere, schiacciare, rinverginare quella piccola eversiva, e farla precipitare nel suo cerchio di selvatici, don Cortesi ha deciso immediatamente di mettere in campo tutto il proprio sapere e tutta la propria forza.

 

Compito comunque assai arduo.

Adelaide si era spinta molto in alto.

Don Cortesi doveva perciò, presentarla come una creatura dalle eccezionali capacità mentali, dotata di un’astuzia luciferina

 

E per dimostrarlo tenta di far credere una cosa pazzesca; ovvero che Adelaide è riuscita a imparare il gioco degli scacchi come nessun altro sarebbe capace: dopo aver guardato distrattamente solo due o tre volte spezzoni di partita!!! 

 

Quando la fanciulla si muove nel mondo dei suoi interessi concreti, non è ingenua: è abilissima, furbissima. Ottimo reattivo mentale per valutare queste doti complesse fu il gioco degli scacchi. Adelaide mi vide giocare non più di tre volte. Non aveva potuto prestar grande attenzione al gioco, poiché stava ascoltando le novelle di una suora; eppure bastarono quelle fugaci e frammentarie esperienze, perché imparasse la disposizione dei pezzi sulla tavola, il loro modo di avanzare e le prime mosse principali. Dopo cinque minuti d’istruzione, tentò la prima partita: sapeva già prevedere i pericoli e difendersi; nella seconda partita sapeva già offendere. Nel gioco della dama, poi, da gran tempo si batte con celerità e con perizia adulta. Si pensa che, se tutte le funzioni superiori fossero applicate a oggetti concreti, come i pezzi degli scacchi, Adelaide darebbe risultati meravigliosi. (idem, pp.131-132)

 

Oltre che geniale, Adelaide dimostra una strabiliante attrazione per racconti, recite, vetrine, statue… tale da perdere totalmente coscienza, pronta ad offrirsi a qualsiasi oggetto o persona, e sognare ad occhi aperti.

 

Quando un oggetto è interessante per lei — un gioco, un racconto, una recita teatrale, una vetrina, una giostra — vi si abbandona tutta e spontaneamente non se ne ritrarrebbe mai, laddove per gli altri bambini l’attrattiva si esaurisce dopo 5-7 minuti di contemplazione. Allora perde i contatti coll’ambiente, dimentica i suoi doveri e perfino i suoi bisogni; s'è già detto che in questi assorbimenti ne van di mezzo... le mutandine, spesso bagnate anche più volte al giorno: ne sa qualche cosa Suor Ludgarda. Una bancarella da fiera, costipata di dozzinali gingilli e pupazzetti, basta per incantare la piccola: la quale, occhi sbarrati e mani abbandonate lungo i fianchi, contempla immobile, ammaliata. « Sta a vedere che Ad. va in estasi anche dinnanzi a un pupazzo! », riflettono Suor Rosaria e Suor Michelina.

 

Adelaide è capace di « sognare a occhi aperti », di « concentrarsi nel vuoto », come si dice. Talora si astrae, si fissa in un punto dello spazio, resta immobile o si muove con evidenti automatismi, proprio come uno che raccolga tutta la sua anima in un affascinante oggetto esteriore.

 

Adelaide dimostra inoltre “una grande di conservare e rievocare l’immagine o fantasma dell’oggetto percepito e poi di contemplare l’immagine, prescindendo dalla presenza o dall’assenza dell’oggetto”

 

E poi “imita tutto, persone, animali, cose, sentimenti, atteggiamenti, così bene che raggiunge spesso l’efficacia artistica e teatrale

(idem, pg 130…)

 

Ovviamente l’essere dotati di genialità, farsi attrarre dai racconti, conservare immagini e imitare, non basta per dimostrare che Adelaide fa paura.

Gli amici Monsignori della Curia si aspettano altro da lui.

Aspettano la prova che Adelaide è davvero una creatura infernale.

 

Ed ecco allora, dalla penna di don Cortesi apparire il vero mondo di Adelaide: l’inferno della sua anima, che la domina e la terrorizza, rivelato dai suoi sogni

 

in Adelaide il sonno è agitatissimo: la piccina parla, canta, grida, zufola, trattiene il respiro, apre gli occhi, gesticola, muove le braccia, le gambe, si rannicchia, si leva a sedere sul letto: una notte uscì anche dal letto e gironzolò per breve tratto fuori della camera. Il sonniloquio comincia con suoni inarticolati, con parole tronche, inintelligibili; poi segue con diversi toni, un discorso frammentario, le cui parti non lasciano facilmente vedere l’unità logica, per es.: « Emma, Emma!... l’hanno ucciso... nel gabinetto...

 

Adelaide tarda a prender sonno, è una disperazione. Vede figure terribili, piange, si rifugia nel letto della suora, oppure invoca nel suo letto la suora, le stringe la mano, le s’avvinghia alla vita, le si raggomitola in grembo.

 

L’oscurità è per lei un gigantesco mostro nemico dai mille tentacoli, un antro infernale brulicante di macabri fantasmi, popolato di demoni, di streghe, di orchi e serpentelli, tutti in agguato e pronti per azzannarla. (idem, pg 134)

 

 

Don Cortesi si è dimenticato di dire che quel sonno agitato era frutto delle violenze terrificanti subìte dalla bimba ad opera delle suore e dei terrori che lui inoculava nella sua mente.

 

Lui, l’Inquisitore aveva un solo obbiettivo: far tornare Adelaide all’Inferno, nel suo mondo di “rifiutati dallo Spirito”, nel quale sono affondati tutti quei selvatici, che tentano inutilmente, come lei, di uscire ed elevarsi inventandosi una parte.

 

Schiacciare Adelaide servirà:

come monito ad altri, che tenteranno di fare la stessa cosa.

e alla Chiesa come utile insegnamento: i preti impareranno da lui come si fa con tali creature.

 

la bugiarda per natura 

 

Per mostrare a don Cortesi una totale e incondizionata disponibilità a servire la Chiesa da lui incarnata quale autorevole ministro del Sacro, le suore Orsoline gli hanno fornito il materiale indispensabile per completare il ritratto mostruoso che lui aveva iniziato a tracciare fin dal primo incontro con Adelaide.

 

La clausura coatta, e la ferrea disciplina imposta a suon di umiliazioni e percosse, hanno spinto Adelaide a difendersi. Ma proprio queste normali, ingenue, reazioni della piccola che ha cercato di preservare almeno qualche radice della propria persona per non soccombere e morire, sono state raccontate in modo denigratorio dalle suore a don Cortesi, che le ha riorganizzate pubblicandole, con tutta la malizia linguistica da lui posseduta, come accuse contro Adelaide.

 

Alle suore Orsoline si deve perciò, il triste merito di aver offerto all’Inquisitore le ignominie, risibili, grazie alle quali i giudici del Tribunale Ecclesiastico, sulla base degli scritti di don Cortesi, hanno condannato Adelaide come una bugiarda.

 

..le osservazioni diligenti, acute, preziosissime e indispensabili, per una esatta valutazione dell’anima di Adelaide, delle suore che la custodiscono con tanta saggezza e con tanta cura, mi costrinsero a modificare il mio giudizio in senso peggiorativo – scrive don Cortesi, scaricando proprio sulle suore la responsabilità del proprio orrendo giudizio sulla stessa Adelaide (Il problema…cit., pg. 137)

 

Secondo i racconti denigratori delle suore:

 

Adelaide mentisce apertamente, con sfacciata ostinazione, con intenzione di ingannare quasi sempre quando è sorpresa in flagrante (Il problema…cit., pg. 138)

 

Ma in cosa consistono questi racconti-prove?

Nient’altro che in comportamenti normali di una bimba - segregata, deprivata della famiglia, mortificata, schernita, impaurità, picchiata - che tenta di sottrarsi ai maltrattamenti con innocenti vie di fuga

 

1) una finta telefonata della piccola Adelaide al fratello, invece di essere interpretata come il desiderio di affetto negato col sequestro e le percosse, diventa una prova della sua capacità di fingere; prova che don Cortesi commenterà con un giudizio abnorme: “Adelaide inventa con impassibile sfrontatezza”

 

Il 26 maggio Suor Rosaria coglie la curiosa fanciulla al telefono

— Telefono al mio Luigi — si giustifica Adelaide

— Ma se non hai fatto neppure il numero

— Non importa... Il mio Luigi mi ha telefonato e mi ha detto di portargli un po’ di formaggio

— Ma non ha telefonato nessuno, sai

— Sì, sì, me l’ha detto proprio lui

La suora resta interdetta e conclude seccamente: — Se fai così anche colle faccende della tua Madonna... (idem..pag.142)

 

 

2) Conservare le noci nella tasca del grembiule e mangiarle durante la ricreazione, per don Cortesi equivale all’attesa di consumare il frutto proibito.  Per l’Inquisitore della Curia bergamasca, è gravissimo vedere una bimba nascondere le noci; ma è normale che alla bimba sia stato imposto un nome diverso dal suo! come ha voluto lui d’accordo con le suore: tanto, per lui, che si chiami in un modo o in un altro, la piccola selvatica di Ghiaie non possiede la “persona”.

 

— Che fai? perché non le mangi, Mariarosa? — chiede la Madre Direttrice. (…in collegio Adelaide vien chiamata Mariarosa: questo nome distorna l’attenzione di chi non la conosce).

— Le mangio a merenda — Davvero? che voglia fare un fioretto, lei che è tanto ghiotta di frutta? La buona Madre stava per farle un pubblico encomio. Per buona costumanza, in collegio s’insiste perché non si mangi fuori pasto. Invece Adelaide, durante la ricreazione, assaporò beatamente le sue noci: il fioretto era soltanto un’infrazione alla regola, la brama del frutto proibito.

Sorpresa dalla Madre, si fece rossa come bragia e quatta quatta scivolò via (idem..pag.142)

 

 

3) Sbocconcellare il pane prima del pranzo è un’altra gravissima effrazione. Per questa violazione Adelaide è accusata di essere sfacciata e ostinata, oltre che bugiarda.

 

…in refettorio, Adelaide sbocconcella il pane, prima che la mensa sia benedetta

- Hai mangiato il pane prima della benedizione, eh? — anche stavolta la Madre l’ha colta in castagna   

- No, — osò rispondere l’accusata; ed aveva ancora la bocca piena.

- Via, non dir bugie, hai ancora la bocca piena!

- No — replica sfacciatamente la bimba

 - Anche solo dall’odore saprei dirti che hai mangiato...

 - No – insiste Adelaide

Era troppo. Quella sciocca ostinazione dispiacque perfino alle compagne, le quali intervennero: — Ma sì, dillo, Mariarosa, , dillo che hai mangiato il pane

Adelaide era incandescente di vergogna e di dispetto. Ma non cedette. (idem..pag.143)

 

 

4) Portare con sé giocattoli e nasconderli nella cartella, per don Cortesi è un vero delitto.

 

Un’altra volta, con la cartella gonfia sotto il braccio vola per le scale come una forsennata.

— Dove vai? Férmati — intima Suor Rosaria, la quale sospetta subito che quella cartella forse contiene anche i libri, ma certamente è un arsenale di cosucce estrascolastiche ed antiscolastiche, destinate a sollazzare la piccina durante la scuola. Adelaide non vuol farsi cogliere da Suor Rosaria, che ha il dovere di esser curiosa, e schizza via come un nocciolo di ciliegia premuto fra due dita, gridando: — Lasciami andare, ho premura, sono in ritardo, la scuola è cominciata, lasciami andare.  (Idem…pg.144)

 

 

5) Chiedere le caramelle è un fatto sconveniente, ma ancor più sconveniente è chiedere, alla persona alla quale Adelaide ha domandato le caramelle, di non rivelarlo a don Cortesi, che mostra in tal modo quale rapporto di seduzione e paura abbia stabilito con la bimba di sette anni.

 

Un giorno, rientrando nell’istituto di buon mattino, dice alla signora che l’accompagna:

— A me piacciono le caramelle — L’osservazione, chi non vede?, è una domanda.

— Temo che i negozi a quest’ora siano chiusi —, risponde la signora.

Adelaide insiste. Ma davvero nessun negozio è aperto. La piccina, convinta, rinuncia. Sa di aver fatto cosa sconveniente, tenta di nasconderla e alla signora raccomanda: — Però, non dirlo a Don Cortesi, che ti ho chiesto le caramelle (Idem…pg.145)

 

Per don Cortesi:

Adelaide è disgustosamente consapevole della sua astuzia. Adelaide pratica e insegna la bugia perché è il suo modo d’essere.  La bugia è in lei connatura, la porta nel sangue, l’ha ereditata per natura, dal padre, bugiardo ubriacone, che non possiede freni inibitori

 

La bugia è un male della famiglia Roncalli:

 

anche le sorelle di Adelaide, specialmente due, sono « impostore », cioè sono facili alle bugie e ne infilano una dietro l’altra, spesso senza motivo, per leggerezza. (Idem…pg.146)

 

Ovviamente le bugie di Adelaide si accordano perfettamente con la sua presunzione, col suo desiderio di teatro, con la sua natura sognante, con le sue allucinazioni

 

Adelaide:

inventa di aver salvato Maria e Giuseppe caduti in una roggia profonda dopo aver giocato “a rincorrersi al tocco”; 

inventa di trovarsi vicino all’angelo custode sceso a sedersi accanto a lei;

inventa di sapere cose ignote:

nasconde le cose apposta per accreditare doti soprannaturali;

prevede il futuro come fosse un oracolo;

finge di comprendere gli stati d’animo come un adulto, ribalta le posizioni, e filosofeggia con le suore sul rapporto corpo anima;

 

Buttava fuori parole più grosse di lei, riproducendo discorsi adulti, con l’aria austera di un consumato metafisico.  (idem, pg 141)

 

Sulla base dei racconti delle suore, per don Cortesi Adelaide non ha fatto altro che infilare una serie infinita di menzogne:

 

La facilità a mentire mi permette di credere che il contegno assunto da lei dopo il 13 maggio sia una menzogna continua preoccupata di non tradirsi, una filza di menzogne sfoderate con abile sfrontatezza per puntellare la prima (Idem…pg.146)

 

Occorreva però che lo affermasse lei stessa di essere una bugiarda.

Questi racconti rappresentavano solo indizi.

Occorreva farla confessare.

Ma per farla confessare occorreva farle il lavaggio del cervello: metterle in testa che, in realtà, lei era solo una gran peccatrice, capace solo di mentire e disprezzare così la Madonna

 

…non fai onore alla Madonna: oggi le hai dato uno schiaffo mentre tanti bambini la fanno contenta con i loro fioretti – la mortificava la Direttrice Madre Bottani per cose da nulla sostenendo il lavoro dell’Inquisitore impegnato a suggestionarla per lo stesso fine -   Gesù non può essere contento di te. Adesso va in chiesa, è l’ora dell’ultima visita – continuava, anticipando il copione dell’ultima feroce Confessione cui la obbligherà il prete -  chiedi perdono al Signore e che ti aiuti a non mentire più.

 

Don Cortesi lo afferma chiaramente: occorre che Adelaide confessi la bugia.

 

La menzogna non potrà essere confermata se non dalla confessione di Adelaide. La quale confessione si attende ancora.

 

Questo tempo d’attesa coinciderà, per Adelaide, con il tempo del martirio.

Perché Adelaide, per don Cortesi, non è solo e semplicemente una bugiarda incallita, ma una delinquente in fieri!  La sua incessante malizia è indice di una personalità criminale.

 

la ninfetta

 

Per don Cortesi, la selvaggia Adelaide è come una “ninfetta oreade” (Il problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 3)

 

Sintetizzando in questa immagine mitologica la personalità della bimba, l’Inquisitore desiderava che i suoi amici Monsignori della Curia di Bergamo (committenti della sua Inquisizione) vedessero in lei una bimba libidinosa, passionale, seduttrice, disponibile a farsi carezzare e amoreggiare, ribelle alle norme; soprattutto una bimba dall’origine sconcia e dalla doppia personalità. E dunque: un vero pericolo per l’Ordine morale, sociale e religioso.

 

A tal fine ha presentato, normali contatti affettivi fra bambine, come lugubri indizi di lesbismo: per don Cortesi, le compagne che baciano Adelaide sono piccole lesbiche, e rivelano in Adelaide, affine a loro, la ninfetta oreade.

 

Dalle compagne anziane « che sanno » Adelaide riceve talora carezze e baci furtivi, mentre dalle piccole « che non sanno » è trattata come una qualunque (Il problema delle apparizioni…cit. pg 171)

 

scrive l’Inquisitore alludendo, con il verbo « che sanno », al “conoscere” del peccato originale, mediante il quale la prima donna, accesa nei sensi, si è unita carnalmente al demonio che l’ha contaminata e, attraverso lui,  ha conosciuto, la malizia del sesso”, destinata poi ad accendersi nei secoli in tutte le donne.  

 

l’indemoniata  

 

Per giustificare la necessità di sottoporre Adelaide a una prolungata feroce Inquisizione fino alla Confessione forzata, don Cortesi ha dovuto avvalorare l’ipotesi che le visioni di Adelaide fossero prodotte dal demonio. 

 

E per provare questa ipotesi:

 

- prima ha ricordato strumentalmente il noto brano di S. Giovanni della Croce, secondo il quale le visioni cagionate dal demonio producono vanità  e « stima di se stesso »;

 

- poi, ha tentato in tutti i modi di mostrare che Adelaide era un’inguaribile vanitosa, superba, vanagloriosa, ambiziosa, …. che si era inventata tutto per “farsi bella”, arricchirsi, e uscire dalla miseria.

 

Perché suore e preti, potessero convincersi che il demonio si era davvero impadronito dell’anima infantile di Adelaide, don Cortesi ha forzato in modo abnorme le proprie osservazioni e i racconti delle suore.

Adelaide è stata letteralmente “squartata” dalla “penna” dell’Inquisitore e presentata come una creatura viscida, orrenda, mostruosa

(era necessario, per lui, che suore e preti, suoi complici, riscoprissero certa teologia retriva - fautrice dell’idea che senza Battesimo i bimbi siano destinati all’inferno e che, comunque, senza correzione siano creature pericolose, indemoniate)

 

Per mostrare quanto Adelaide sia bugiarda e vanitosa, don Cortesi la confronta con le altre allieve dell’Istituto retto dalle Orsoline, mostrando che proprio lei, piccola veggente della Madre di Dio, è di gran lunga la peggiore.

 

Le compagne attendevano di essere superate da quella « privilegiata ». Attesero invano e non le perdonarono la propria delusione: — Quella lì ha visto la Madonna? Ma se non sa nemmeno pregare! (Il problema …cit. pg 168)

 

Adelaide supera le coetanee nell’abile imbastitura delle sue birichinate, ma si lascia sopravanzare da esse in virtù, laddove si attendeva che l’asserito privilegio delle apparizioni l’avrebbe purificata dalla zavorra dei vizi capitali e innalzata nella santità.  (Il problema …cit. pg 170)

 

 

Don Cortesi presenta Adelaide come indemoniata soprattutto nel suo comportamento in Chiesa (dove, com’è noto, gli indemoniati manifestano irrequietezza) attribuendole una spiritualità vuota, formale, buona solo per ottenere vantaggi.

 

In chiesa... la birichina non vuol pregare. Dopo il richiamo biascica per pochi secondi un frammento di orazione e poi è daccapo; si agita, si leva sul banco, si volta a nord, a sud, a sinistra, a destra, si siede, giocherella con le dita, con la corona, con i libri... Durante la Messa sfoglia e sgualcisce il libro di devozioni…anche la corona, in mancanza d’altro, è un trastullo...

 

A quanti espedienti ricorse la Direttrice per ottenere da lei una qualche applicazione nella preghiera! quanti posti le ha cambiato in chiesa per metterla accanto a pie compagne che la stimolassero col buon esempio! e quante compagne rinunciarono, disperate, all’impegno di farla pregare! Ora la Direttrice deve tenersela vicina: il risultato non è molto migliore.

 

Adelaide è distratta alla balustra,

davanti all’Ostensorio,

soffia nel foro del Messalino,

rompe la corona dei fioretti.

 

Non sa pregare; non conosce la preghiera di lode, di ringraziamento, di propiziazione: ne ripete le formule, ma si avverte subito che vi impegna solo la bocca. Le virtù teologali sono in lei allo stato di abito inconsapevole. La sua pietà è formulistica, meccanica, legnosa, fatta di orazioni vocali, purtroppo soltanto vocali, di fioretti, di genuflessioni lente e prolungate, di ampi segni di croce….

lascia passare lunghi intervalli di un mese da una confessione all'altra, laddove le sue compagne si accostano ogni settimana al sacramento della penitenza.

 

…mostrarsi preoccupata del perdono di Dio è un abile mezzo per ottenere più facilmente il perdono della maestra.

 

sciupa il merito di azioni virtuose col chiedere l’approvazione altrui  (Il problema …cit. pg 165 - 169)

 

Per l’Inquisitore, addirittura le unghie di Adelaide sono il segno malvagio della sua appartenenza all’Inferno e alla morte.

 

…la Madre Direttrice rileva che le unghie della piccina son tagliate, a punta, come quelle delle signorinette di paese.

— Ma chi ti ha tagliato le unghie a quel modo? – le domanda

— Io —, confessa Adelaide impacciatissima

— Come stai male! Tagliale subito — Il « subito » è chiaro; quanto al « tagliare », Adelaide in chiesa non ha a disposizione che i suoi denti incisivi. E si rosicchia nascostamente le deprecate punte. Obbedienza pronta e cieca, no? Eppure così non pare alla Madre:

— Ma no! non in questo modo! e non ora!; quando sarai fuori di chiesa...

Voleva proprio la stessa obbedienza che Adelaide, con un occhio vigilante, alla Madre e la bocca sulle dita, continuasse, come continuò, il fiero pasto? (Il problema …cit. pg 166)

 

conclude don Cortesi rimandando i suoi lettori complici alla ben nota espressione del 33° Canto dell’ “Inferno” nel quale è descritto l’incontro di Dante con il Conte Ugolino, precipitato nel nono cerchio dei traditori.

Adelaide, che mangia il fiero pasto in Chiesa, è associata così a una figura feroce (fiero) dell’Inferno dantesco che addenta un teschio e si nutre di morte.

(Questo paragone permette di capire quanto don Cortesi abbia odiato Adelaide, e scoprire che la sua manifesta strumentale amicizia con la piccola (pedo-filia)  ha sempre nascosto in realtà una orribile pedo-fobia)

 

Tutto ha utilizzato don Cortesi per distruggere la natura semplice, buona, generosa di Adelaide e massacrarne persona.

Sul limitare dell’abisso non sarà il demonio a portarla. Ma la lunga atroce persecuzione cui la sottoporranno religiose e ministri del Sacro violento.

 

il nodo di vipere, lo scrigno custodito da sette draghi

 

Don Cortesi ha dipinto un ritratto mostruoso di Adelaide in contrapposizione a quello tracciato da padre Gemelli

 

L’esimio esperto milanese di psicologia dell’età evolutiva, non ha dubbi sulla sincerità e bontà della bimba:

 

1)       Adelaide Roncalli è un soggetto normale…con carattere positivo e pratico; bontà d’animo;

2)       è un tipo precocemente realistico, sintetico…opposto al tipo isterico;

3)       è da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute;

4)       non può da alcuno trarsi in causa anche un grado limitato di una ipotetica deficienza mentale della bambina;

5)       è da escludere una particolare ricchezza rappresentativa e una anormale fecondità di un fantasia creatrice

 

Se il ritratto di padre Gemelli fosse stato confermato dal Vescovo di Bergamo, le apparizioni di Ghiaie sarebbero state approvate.

 

Il compito che don Cortesi si è impegnato a conseguire si è presentato subito come terrificante:

in contrasto al ritratto tracciato da padre Gemelli, don Cortesi ha dovuto dimostrare:

 

1) che Adelaide è una creatura mostruosamente diabolica perché capace, a sette anni, di ripetere per tanti mesi una bugia sacrilega davanti a folle sconfinate.

 

Una bugia sacrilega, clamorosamente ripetuta  per 13 volte e tenacemente sostenuta per tanti mesi dinnanzi a folle sconfinate, non è poi tanto « particolare » ed « episodica » da conciliarsi agevolmente colla conclamata normalità di Adelaide; la « maggior parte » delle sue coetanee non ne sono capaci; è un fenomeno così mostruoso per un uomo, nonché per una tenera bimba, da postulare una malizia diabolica. Parimenti un’ anima che per 13 volte cade in una stessa allucinazione e neppure dopo lunghi mesi sa superarla, come potrà considerarsi normale e non piuttosto intimamente guasta?   (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 113)

 

 

2)  che Adelaide è una creatura orrendamente maliziosa e spaventosamente astuta, capace di ingannare anche un grande scienziato come padre Gemelli.

 

Adelaide era capace di  farla a tutti….Che l’avesse fatta anche allo specialista? Questi è gravemente fuori centro quando dichiara che tutta la personalità di Adelaide si presenta allo psichiatra come dominata dalla spontaneità, dalla semplicità, dalla immediatezza. Sì, la piccina ha tanta intelligenza e tanta furbizia da simulare spesso la spontaneità. (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 115)

 

 

3) che Adelaide ha due facce: una esterna normale, e una interna tremendamente diabolica

 

 

La complessità della sua anima mi fa paura. La fanciulla ha due facce ben diverse. La prima, abbastanza spontanea e serena, è la faccia quotidiana, mostrata nelle attività ordinarie della sua vita. La seconda, assunta da Adelaide quando deve parlare della sua Madonna, è una faccia dolorosa, misteriosa, sotterranea, gelosamente celata…ciò che lascia trasparire  all’esterno non è mai l’eco immediata dell’interno, ma è sempre controllato dalla vigilante censura del cervello; e quando, raramente, qualche espressione compromettente scappa alla censura, la bimba con straordinaria abilità sa rappezzare il guasto nel migliore dei modi.

Sì, la piccina ha tanta intelligenza e tanta furbizia da simulare spesso la spontaneità, ma in verità

 

la seconda faccia della sua anima è terribilmente complessa e anfrattuosa,

un nodo di vipere, uno scrigno chiuso, custodito da sette draghi.

 

 

Chi potrà sollevare alquanto il coperchio di quello scrigno, dove stanno isolati e nascosti i ricordi delle visioni, riceverà l’impressione che Adelaide voglia celare un episodio doloroso e vergognoso della sua vita; sospetterà che le apparizioni siano state un’infelice menzogna e che le oscillazioni, i fastidi, gli imbarazzi, palesati dalla fanciulla, quando è costretta a chiacchierare della sua Madonna, siano provocati dallo sforzo estenuante che la bambina deve fare per nascondere il suo fallo all’insidioso indagatore, dal disagio, dal disappunto e dal dispiacere che la bambina deve provare ricordando e ripetendo la grave finzione. Tale sospetto gettava una luce sinistra su tutta la psicologia di Adelaide. (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 115-116)

 

 

Questo ritratto raccapricciante, unico nella letteratura dei “bimbi-mostro”, costruito in contrapposizione a quello di padre Gemelli, costituirà il movente di un azione inquisitoria violentissima da parte di don Cortesi: una tortura senza fine, alla quale la piccola Adelaide sarà sottoposta per tre lunghi anni dentro conventi di religiose dopo esser stata sequestrata e imprigionata con la forza e l’inganno profittando della povertà della sua famiglia.

 

 

Il prete Inquisitore non vede davanti a sé una bambina, ma un mostro!

 

 

Il quoziente tra la malizia e l’intelligenza puerile è identico al quoziente tra la malizia e l’intelligenza adulta – scrive don Cortesi rivelando tutto il proprio odio verso Adelaide 

il bimbo è un angelo, se vien paragonato all’adulto, ma è un mostro, se vien paragonato all’angelo; la sua ultima monelleria sarà il primo delitto dell’adulto. (Idem…pg.146)

 

conclude facendo capire agli amici Monsignori della Curia, prossimi giudici di Adelaide, che la piccola veggente è un mostro.

 

Un mostro che loro dovranno assolutamente far confessare! come farà lui!  come hanno fatto gli Inquisitori di ogni tempo.

 

L’unico problema, non di poco conto, è che Adelaide ha solo sette anni, e la Chiesa ha poca esperienza in merito: è accaduto poche volte nella storia della Chiesa che una bambina sia stata oggetto di una Inquisizione e torturata.

Come fare allora?

Con l’aiuto delle suore. Saranno usati i mezzi più adeguati.

I tormenti saranno appropriati alla sua età, saranno inferti con estrema discrezione e garbo, per il bene della piccola, ovviamente.

 

Il corpo e l’anima di Adelaide, atrocemente flagellati da don Cortesi con l’apporto delle suore, saranno il campo di battaglia di un feroce antagonismo clericale.

 

 

l’Inquisitore indica nella famiglia l’origine della malignità di Adelaide

 

massacro della maternità                                                                                                                            

 

Provvisto di una personalità forte, ammaliante, accattivante, dotato di un grande potere ipnotico, l’Inquisitore-carceriere conquistò subito la piena fiducia della Madre Superiora delle Orsoline di Bergamo, e con grande determinazione riuscì a rimuovere per tempo, tutti gli ostacoli che timidamente si erano elevati a contrastare l’opera di conquista appena iniziata.

Innanzitutto le suore anziane, che, inorridite dalla totale dipendenza affettiva alla quale lui costringeva Adelaide fra le mura del loro convento, cominciarono a borbottare, mugugnare, mormorare tra loro; e certo si sarebbero ribellate apertamente alla sua ripugnante condotta immorale, riconducibile a un comportamento pedo-filo, se non le avesse costrette al silenzio.

 

Per eliminare la loro ostilità e la loro diffidenza, d’accordo con la Madre Superiora, l’Inquisitore-carceriere pensò bene di allontanarle da Adelaide con l’ausilio di altre suore: più giovani, più energiche, più malleabili, che lui avrebbe potuto conquistare e intimorire con l’autorità del ministro Sacro ed esperto di cose umane, imponendosi nelle loro menti con l’adulazione.

 

Suore, pronte a obbedire ciecamente, pronte a segregare Adelaide e rescindere ogni affetto naturale da lei. Pronte soprattutto a respingere da loro ogni sentimento di protezione materna verso la piccola.

 

E a questo scopo, negli incontri con loro cominciò a tracciare ritratti agghiaccianti della bimba, affiancando poi, a tali ritratti, descrizioni raccapriccianti dei suoi famigliari:

di mamma Annetta innanzitutto: l’altro grande ostacolo sulla sua strada; ostacolo che non avrebbe potuto “eliminare”, senza la collaborazione di quelle suore giovani.

Sapeva bene, l’Inquisitore-carceriere, quanto è forte il vincolo tra figlia e madre; e quanto è difficile e grave spezzarlo, o anche attenuarlo. Ma seguitò per quella strada, l’unica che avrebbe potuto percorrere: per tenere Adelaide con sé, doveva assolutamente allontanare da lei mamma Annetta e, sottrarla all’attaccamento naturale verso la mamma.

Cominciò così a presentare alle giovani suore un ritratto di Annetta come madre rinunciataria e an-affettiva, e coprire la sua persona umile e riservata con l’ombra  terrificante del marito ubriacone incallito, violento, collerico, rampino e desposta:

 

 

Pensate – raccontava il prete Inquisitore-carceriere alle suore in tono sdegnato e confidenziale - un giorno, nei primi anni di matrimonio, Enrico, il papà di Adelaide, aspettò la moglie sulla soglia della chiesa, se la fece inginocchiare davanti e l’obbligò a chiedergli pubblicamente perdono di non so quale infrazione, che egli le addebitava. Annetta umilmente ubbidì… Anche ora ella accetta sempre senza discussione i comandi del marito e li eseguisce in silenzio.

Si è sfogata con me, tra lacrime e singhiozzi “…no, non sono felice – mi ha detto piangendo - se l'avessi saputo non mi sarei sposata... gli faccio trovar tutto preparato, tutto, tutto, perfino la sedia, e non deve mettere neanche due fuscelli in croce, eppure non è mai contento. E che parole!... quando rincasa io sono tutta paura...non mi ascolta e mi risponde male.

Nei primi anni, quando tardava, andavo a prenderlo nell’osteria: ma erano insulti e minacce che mi facevano arrossire dinnanzi a tutti. A nulla valevano le mie preghiere. Anzi, per farmi dispetto, talora abbandonava l’osteria in cui si trovava e mi scappava più avanti, in una più lontana. Dovevo ritornare a casa, sempre sola. spesso sto in collera con lui, ma lei capisce, non posso stare in collera per sempre, e poi non giova nulla...

E' sempre stato così, fin dai primi anni. Adesso poi... Io non so dove vada a prendere i soldi, io non so che cosa abbia guadagnato...quando è così, dice anche delle cose che non stanno bene, magari sta una settimana senza bere, per ricuperare i danari spesi la domenica... E gli fa tanto male! Per due o tre giorni è preso dal tremito, non mangia, e, appena torna dal lavoro, va a letto... Oh, non soltanto una volta, mi ha battuto tante volte!...

Son piena di dispiaceri Certo, anche i figli sentono, sanno e ne avranno cattivo esempio...

Pensate – concludeva don Cortesi pieno di disprezzo - non l’ho mai vista baciare la figlia. Io non bacio mai i miei bambini mi disse un giorno. E mi fece paura  (Luigi Cortesi, Il Problema delle apparizioni di Ghiaie, SESA, pg. 91 -93)

 

A queste parole le suore si incupivano, s’impaurivano; e così la povera Annetta, che con tanta fatica si recava fino a Gandino per abbracciare la figlia, regolarmente veniva fermata in portineria da quelle suore giovani, costretta a vedere la sua piccola Adelaide, da lontano, nascosta, per non farsi vedere, come se la sua presenza costituisse una vergogna.

 

Un giorno il parroco di Ghiaie don Cesare Vitali e il signor Verri accompagnarono Annetta al convento di Gandino.

Quando arrivarono però, le suore bloccarono Annetta in portineria, e fecero passare solo i due uomini (i quali, succubi dell’Inquisitore, si guardarono bene dall’opporsi a quella decisione infame)

Temevano che, se avesse visto la mamma, Adelaide le avrebbe gettato le braccia al collo e non si sarebbe più staccata da lei .Voglio andare a casa! Voglio andare a casa! Voglio andare a casa! – avrebbe implorato, costringendo così, la mamma a portarla via.

Così, quel giorno la povera mamma Annetta venne costretta a guardare la sua Adelaide attraverso le imposte socchiuse della portineria.

S’incaricò suor Rosaria Dendena, insegnante e preside della scuola media, di condurre Adelaide in giardino per metterla “sotto l’occhio della madre”, senza poterla vedere. Totalmente sottomessa all’Inquisitore-carceriere, suor Rosaria Dendena convinse la piccina, a scendere a in giardino, a raccogliere fiori.

Così Annetta, non vista, vide la sua bimba da lontano, separata da lei (Il Problema..cit. 128)

 

Perché mia mamma non viene a trovarmi? – continuò a domandare Adelaide al suo Inquisitore-carceriere, sempre più triste e angosciata.

Adelaide, insisti troppo – le rispondeva regolarmente lui, nello stesso modo bugiardo -Tu desideri andare a casa, non fai che sognare il tuo paese e soffri, comprendo; ma devi fare volontieri il sacrificio di star qui in collegio, per istruirti e per educarti. Se vuoi farti suora devi accettare volentieri il sacrificio di rimanere qui…. Noi  ti teniamo qui  perché vuoi farti suora. L’hai detto tu tante volte.

 

 

Un altro difficile ostacolo all’opera seduttiva dell’Inquisitore-carceriere era costituito dalla cugina paterna di Adelaide, Annunciata Roncalli, madrina di battesimo di Adelaide.

Quel prete dispotico la temeva; perché era una giovane sveglia, sicura di sé, senza falsi timori reverenziali, pronta a ribattere colpo su colpo. La temeva molto, perché, col suo carattere deciso, Annunciata avrebbe potuto trascinare le giovani suore dalla sua parte e rompere l’inganno nel quale le aveva avviluppate.

 

 

Per questo, don Cortesi, al ritratto mostruoso di Adelaide presentò alle suore un profilo pauroso di Annunciata, molto più oscuro di quello con cui aveva alterato la persona di mamma Annetta.

Continuò a ripetere loro:

che Annunciata, nelle cui  vene scorreva lo stesso sangue malato dei Roncalli, era una squilibrata, una spostata, una delirante, una povera depressa affetta da psicosi melanconica, buona solo per l’ospedale psichiatrico;

che era stata lei a innescare la prima apparizione, la sera del 13 maggio, quando aveva chiamato Adelaide dal terrazzo invitandola a raccoglier fiori per l’altarino del casolare;

che era stata lei a regalare ad Adelaide la statuetta della “Madonna di Fontanella” acquistata al mercato proprio nei primi giorni di quel maggio e accendere in Adelaide il desiderio di vedere la Madonna;

che era stata lei a corrompere la mente di Adelaide con assurdi vaneggiamenti, perché la piccola viveva più in casa sua che nella propria  (Il problema..cit. 9)

 

 

Per Adelaide è una mamma e una sorella – iniziava l’Inquisitore carceriere - Quest’affetto è sembrato eccessivo anche a mamma Annetta che spesso l’ha rimproverata : « Tu, Nunziata, vuoi troppo bene alla mia Adelaide Non vedi come è testarda? .

Lunghe e ripetute conversazioni con lei mi hanno dato l’impressione che soffra turbe psichiche di natura depressiva. L’orientamento della coscienza, l’intelligenza, la memoria, la percezione sono normali. Ma la poverina rivela uno stato di profonda e continua depressione.

 

La facies è tipicamente melanconica coll’espressione, ormai fissata e stereotipata, della tristezza; le linee sono tese dolorosamente, la fronte corrugata, gli angoli della bocca cadenti, l’occhio spento, i muscoli flaccidi. Pur senza presentare la sindrome di melanconia stuporosa o attonita, palesa un certo «arresto psicomotorio»: lentezza dell’ideazione, dell’espressione e dell’azione; il linguaggio è fiacco, esitante, monotono, povero di vocaboli, spoglio di immagini; il comportamento è privo di energia, di iniziativa, dominato dalla perplessità, la mimica è torpida. Dà l’impressione generale di decadenza, di afflosciamento, di apatia; ama la solitudine e vi si nasconde; il mondo le è indifferente e la disgusta. Fin qui la sintomatologia potrebbe essere quella della melanconia fisiologica, naturale dei temperamenti flaccidi, astenici, che pure si contengono nella zona della normalità. Senonchè la melanconia della giovane ha avuto episodiche fasi deliranti, ansiose, agitate, che debbono giudicarsi patologiche. 

Sette anni or sono ebbe un grave «raptus melancholicus» improvviso. Sulla piazza del Torchio, un giorno era scoppiata fuori così:

« Io non ho l’anima pulita, non sono quieta, devo avere un peccato sull’anima, non mi salvo più». Era furiosa e gli astanti, impressionatissimi, non la potevano tenere. Pensarono subito a una turba mentale improvvisa, che esigeva una pronta cura all’ospedale neuropsichiatrico. Ma non fu possibile persuaderla a farsi ricoverare. Le consigliarono di lasciarsi almeno visitare dal dottore di Ponte S. Pietro.                                                                                  

A questa proposta si rassegnò, e la macchina, che doveva portarla all’ospedale, la portò soltanto a Ponte S. Pietro. Disgraziatamente il dottore non c’era; la poveretta s’era calmata e si differì la visita a un altro giorno.

 

Ma poi non se ne parlò più. In seguito fu apprezzata infermiera a Garbagnate, per più di sei anni. Tornò in paese alla fine del marzo scorso, più quieta, più serena come parve. Ma un dispiacere, un contrattempo, un trauma psichico, come dicono, è capace di provocare ancora esplosioni melanconiche. Ad esempio, quando il giovedì sera 18 maggio, la buona Nunziata non ebbe la prepotenza sufficiente per attraversare la folla e raggiungere il luogo delle visioni (ella narra che un militare, non riconoscendola, le aveva puntato la rivoltella in faccia), ritornò indietro in preda a vivissima sofferenza; e, con calma disperazione, accusava se stessa di quel fatto: « Segno è che la Madonna non mi vuole, io non sono degna, devo avere ancora dei peccati da purgare ».

 

Da quella sera si estraniò non poco alla storia della piccola, si staccò dai vecchi amici e si rifugiò nella solitudine. Apparve così che la sua psicologia era turbata da idee deliranti: idee di colpa, di peccati passati (delirio retrogrado), di miseria fisica e morale, di minorata personalità, di indegnità. La facoltà logica, che persiste integra, associa a queste idee quella di punibilità, di dannazione inevitabile, come nei casi tipici di psicosi melanconica.

Non affiorarono mai, a quanto mi consta, idee deliranti, ipocondriache, né idee di suicidio o di autolesione, né sitofobia. Anche fuori di questi stati ansiosi, essa è dominata dalla paura, da idee di persecuzione.

Paura religiosa: il suo mondo morale brulica di demonietti, che a ogni passo mostrano l'inferno. Paura degli uomini, dai quali si sente abbandonata, derisa, perseguitata: a ogni passo vede tribunali, carabinieri e prigione. Mi rifugiavo spessissimo nella sua casa e quivi convocavo tutti quei testimoni, adulti e bambini, che potevano fornirmi indicazioni per la storia di Adelaide. Ebbene, quando alcuni di essi, soprattutto bambini, rispondevano distratti o si trovavano in disaccordo, la buona Nunziata, che non aveva la pazienza dell'investigatore, li richiamava terrorizzata, ripetendo sempre: «Sono cose serie, riflettete bene; domani ci chiameranno in tribunale e se non siamo d’accordo ci metteranno in prigione». Il tribunale e la prigione è per lei un incubo costante: i fatti di Adelaide per lei trionferanno in chiesa, ma passando, con ogni probabilità, attraverso la prigione.

Giudicava che io stesso l’avevo dimenticata, la disprezzavo, perché, nelle mie indagini, avevo interrogato tutti, ma non avevo interrogato lei, che pure aveva avuto tanta parte nei fatti di Adelaide; e, senza disdegni, senza sbattere gli usci, colla rassegnazione di un perseguitato passivo, propose di appartarsi definitivamente in completa solitudine, per non disturbare nessuno, per non essere disturbata da nessuno. E dovetti faticare non poco per rompere quelle barriere, per trarla fuori da quel guscio di noce. Diceva ostinatamente: « Io non so nulla, io non dico nulla; mi avete sempre messa da parte; è inutile che lei mi domandi.. ».

Povera Nunziata! Poi cedette di schianto e fu per questa storia una delle fonti più preziose e più generose. Ho tentato di farle molta fiducia, la trattai con affettuosa confidenza, mi interessai ai suoi casi.

 

Oggi ella mi è devotissima – concludeva con sfacciata presunzione don Cortesi -  dopo un mese di questa psicoterapia, si mostra più serena, più contenta, e finalmente sa ridere. A parte l’insorgenza sporadica della cennata fase delirante, la sua melanconia è semplice, tranquilla, senza stati stuporosi o allucinatorii, senza grave rallentamento dell’ideazione e dell’azione, e pare contenersi in quella zona vaga, che separa la malinconia naturale dalla vera psicosi melancolica.  Essa sembra una forma isolata, autonoma, distinta tanto dalla fase depressiva, che, alternata colla fase maniaca, ritorna nella psicosi circolare, quanto dalla depressione schizofrenica, quanto dalle manifestazioni depressive dell’isterismo. La diagnosi differenziale non ci interessa gran fatto, si vuol solo notare che

l’ambiente psicologico, in cui si sviluppò la bambina, aveva manifestazioni morbose e lasciava emergere idee deliranti di contenuto religioso. (Il Problema..cit. 97,98)

 

Un ritratto orrendo, atto a far credere alle suore che il contesto famigliare di Adelaide era formato da pazzoidi come Annunciata.

Un ritratto pauroso disegnato per prepararne un altro ben più terribile: quello della piccola Adelaide.

 

 

Il lungo e penosissimo martirio di Adelaide si connota al principio come uno scempio continuato ed efferato della maternità.

 

 

Per impedire la gestazione di Adelaide alla vita della Grazia iniziata con le apparizioni della Madonna, preti e Monsignori della Curia bergamasca hanno mas-sacrato la maternità nelle donne chiamate a partorire Adelaide all’esistenza e alla vita religiosa, strappandola con violenza anche dal Santo Grembo della Madre di Dio

 

*   *   *

 

(Tanto gravi e ripugnanti sono i giudizi scritti e diffusi da don Cortesi nei confronti della madrina di Adelaide, che la stessa Annunciata, insieme al marito, nell’aprile del 1978 sporgeranno querela per calunnia e diffamazione contro don Luigi Cortesi:

 

I sottoscritti coniugi Roncalli Annunciata e Giovanni Gualdi, nati rispettivamente il 18-5-1917 a Bonate Sopra (Ghiaie) e il 20 marzo 1918 a Vertova, ora residenti in Fiorano al Seriate (Bg) in largo Garibaldi 12,

per quanto è stato scritto e pubblicato dal rev.mo Don Luigi Cortesi del Seminario Vescovile di Bergamo e residente in Ponteranica (Bg), nel suo libro "Il problema delle Apparizioni di Ghiaie" - SESA Bergamo 1945 – riguardo alla Signora Roncalli Annunciata, ravvisando in esso per quanto pubblicato gli estremi del reato di calunnia e diffamazione,

sporgono contro lo stesso Rev.mo Don Luigi Cortesi querela presso la competente Autorità.

 

 

Nello stesso anno il marito di Annunciata scriverà una LETTERA APERTA A MONS LUIGI CORTESI (pubblicata da “il Pungolo su Bonate”)

 

Chi scrive è il sig. GIOVANNI GUALDI, vice Sindaco di Fiorano al Serio ed ex Sindaco dello stesso paese, dove risiede in largo Garibaldi n' 12, marito di Annunciata Roncalli, madrina e cugina di Adelaide Roncalli, padre di tre fìgli:

1.o Sacerdote Don Gianangelo Gualdi, ordinato il 29-6-1974 a Bergamo;

2.a Mariagrazia Gualdi, insegnante e sposata in Musotrino e già madre;

3.o Gianaugusto Gualdi, operaio qualificato.

Chiedo che don Cortesi ritratti per iscritto le falsità contenute nel libro scritto da don Luigi Cortesi "Il problema delle Apparizioni di Ghiaie" pubblicato dalla SESA di Bergamo nel1945, dunque tre anni prima che la Cornmissione della Curia di Bergamo emanasse il suo "Non constat". Sono falsità pubbliche tanto che chiunque le può leggene presso la Biblloteca Civica A. Maj di Bergamo, nel capitolo "La cugina Annunziata" pagg.96, 97 e 98, e può portarsele via in foto-copia. Infatti è falso pubblicare che mia moglie a quel tempo avesse "la fronte corrugata, gli angoli della bocca cadenti, l'occhio spento, i muscoli flaccidi", né che palesasse un certo arresto psicomotorio; lentezza dell’ideazione, dell'espressionee dell'azione" ecc.

Quando mi sono innamorato di mia moglie, proprio in quel tempo, era una signorina con la fronte aperta, bocca normalmente sorridente, occhio vivo, idee molto chiare e muscoli freschi e giovanili. Faccio notare che quando ella faceva botta e risposta con Don Luigi Cortesi era prontissima nell'espressione, altro che lentezza. Questo non lo può negare don Cortesi. Dovrei trascrivere tutto il capitolo per confutare punto per punto le falsità scritte contro mia moglie, ma mi limito a una sola la melanconia della giovane ha avuto episodiche fasi deliranti, ansiose, agitate, che debbono giudicarsi patologiche. Sette anni or sono ebbe un grave raptus melanconicus improvviso. Sulla piazza del Torchio un giorno era scoppiata fuori... Era furiosa....

 

Non sappiamo che fine abbia fatto la querela contro don Cortesi.

 

Di certo sappiamo:

che don Cortesi non è mai stato condannato e non ha mai ritrattato,

che pochi hanno alzato la voce pubblicamente in difesa di Annunciata e di mamma Annetta,

che preti, suore, religiosi, fedeli laici ( a parte qualche rara eccezione ) hanno girato la faccia, si sono nascosti per paura e viltà.

 

Ancor oggi, pochi osano uscire dal silenzio complice e dal coro unanime. I Monsignori della Curia di Bergamo, amici e sostenitori del persecutore, non rinnegano la sua opera violenta e perciò obbligano tutti a credere che i famigliari di Adelaide devono essere “bruciati” con lei, affinché lei, Adelaide, rimanga per sempre la vittima sacrificale dell’unità dell’Ordine Sacer-dotale.

 

massacro della paternità

 

Sabato 27 maggio 1944, cinque giorni dopo esser stata sequestrata con l’inganno e con la forza nel Convento delle Orsoline di Bergamo, Adelaide venne condotta in Parrocchia dall’Inquisitore don Cortesi, con l’automobile dell’ingegner Carlo Pesenti, perché il giorno dopo, domenica, avrebbe dovuto essere accompagnata in Chiesa per la prima Comunione e poi nel campo per l’apparizione.

Ma nemmeno lì, a Ghiaie, quella sera mamma Annetta riuscì ad abbracciare la sua figliola; come le era già successo al convento di Gandino bloccata in portineria dalle suore.

L’Inquisitore disse all’ingegner Pesenti di non proseguire per il Torchio, il villaggio della piccola, ma di fermare l’automobile davanti alla Canonica. Fece scendere Adelaide, e la condusse in casa del Parroco, dove allestì una nuova prigione per lei.

– Adelaide non deve vedere nessuno, nemmeno i parenti, compresa la madre - ordinò al Parroco, vecchio prete tanto brontolone quanto ossequioso – stanotte dormirà qui, con la mamma del Curato; non deve assolutamente tornare al suo villaggio; nessuno riuscirebbe più a toglierla da lì!

Rinchiusa in una stanza della Canonica Adelaide cominciò a piangere. Il suo casolare distava meno di un chilometro; avrebbe potuto raggiungerlo in pochi minuti, correndo, come aveva sempre fatto con le sue amiche di ritorno dall’Oratorio.

- Voglio andare a casa! Voglio andare a casa! Voglio andare a casa! – cominciò a gridare. Pestò i piedi e pianse disperata, come aveva fatto il giorno del sequestro nell’atrio del Convento delle Orsoline. Ma di nuovo, com’era accaduto in Convento, nessuno volle ascoltarla: né il Parroco, vile, che cinque giorni prima l’aveva fatta sequestrare ed era scappato lasciandola in balia delle suore; né il Curato, tremebondo, che aveva una fifa nera della Curia, né le donne presenti, succubi dei preti, pronte a ignorare persino i diritti naturali per fare la volontà dei ministri Sacri.

 

Incarcerata la figlia, quella sera la madre venne lasciata fuori dalla porta della Canonica (Storia dei fatti di Ghiaie, pg 132).

- Torni a casa Annetta, Adelaide dormirà qui, in Canonica, stanotte, così non avrete noie, stia tranquilla, qui è al sicuro – le disse il Parroco

Annetta protestò. Poi si piegò, anche lei, al volere dei preti. Costretta a credere alle rassicuranti, affettuose parole di Don Cesare – scrive l’Inquisitore, laconicamente, sapendo di mentire, sapendo bene che nessun genitore a pochi metri dal figlio si lascia respingere tanto facilmente e permette che il figlio dorma con un estraneo.

 

La sera successiva domenica 28 maggio, toccò a papà Enrico essere respinto e messo da parte dall’Inquisitore.

Accorgendosi che don Cortesi, dopo l’apparizione, era intenzionato a fuggire con Adelaide per richiuderla di nuovo in Convento, in un sussulto di dignità, si mise davanti all’automobile e “pretese la figlia”. Sentiva che se avesse ceduto non l’avrebbe più rivista a casa.

- Dove la portate?! – gridò - avevamo concordato col Vescovo che si sarebbe fermata tre o quattro giorni in Convento per prepararsi meglio alla Prima Comunione

- dobbiamo ripartire subito per la città, lo vuole il Comandante di Pubblica Sicurezza per evitare ammassamenti dinnanzi alla casa - gli risponde don Cortesi

Ma Enrico non ne volle sapere, continuò a reclamare Adelaide, che cominciò a piangere. Così l’Inquisitore dovette cedere, uscire dall’automobile e accompagnare la piccola al casolare. Ma non se ne andò. Non voleva “mollare l’osso”. Ordì subito una nuova trappola. C’era un solo modo per incastrare papà Enrico: impaurirlo. S’incaricò di farlo il Commissario di pubblica Sicurezza tenente Gallerano che, infuriato, minacciò Enrico di arrestarlo e metterlo in galera se non avesse consentito ad allontanare la figlia dal villaggio.

- la folla può travolgere la casa, con quali conseguenze può immaginarlo. E lei finirà in galera! – lo ammonì severo

Afferrato dal panico, colpito da quelle minacce, il papà cominciò a tremare: a temere per la sua povera casa, per la sua famiglia numerosa.

Non fu difficile allora, per l’Inquisitore, concludere l’opera. Bonario e irridente, con una bella pacca sulle spalle di Enrico e un goccetto di Rodi bevuto insieme, si riprese la piccola e la riportò in Convento. ( Idem 115 e 143)

 

La conquista di papà Enrico, da parte dell’Inquisitore, era cominciata qualche giorno prima la sera di venerdì 19 maggio, “con un pacchetto di sigarette”.

 

Desideroso di vedere Adelaide, dopo aver assistito all’apparizione, quella sera don Cortesi penetrò fin nella camera da letto dei genitori, si fece spazio fra i presenti, si sedette sul letto accanto ad Adelaide e cominciò a interrogarla per esaminarne il volto e cominciare a scoprirne l’anima.

Fortemente attratto dalla piccola, intenzionato a intrecciare con lei un’intensa relazione affettiva, per conquistarsi la simpatia di Enrico, prima di andarsene mise nelle mani di Adelaide un pacchetto di sigarette e la invitò ad offrirle al papà.

 

 

Poi regalo alla piccina un pacchetto di sigarette e qualche sigaro – racconta lui stesso - questo per tuo papà, veh!, non per te, le dico scherzando. Essa scende di scatto dal letto e consegna tutto al papà, lì presente. Oh! , dice questi, anche il tabacco ti ha dato la Madonna? Essa si volge e col ditino accenna a me. Intanto fioriva sul suo volto un sorriso felice intelligente, birichino: quel sorriso fu la più istruttiva scoperta di questo incontro. La saluto e la lascio, chiedendole... il permesso di venirla ancora a trovare in seguito.

E conclude il racconto con una frase che non lascia dubbi sulle sue torbide intenzioni:

 

Così cominciò la mia amicizia colla piccola    ( pedofilia )

 

Per sua stessa ammissione dunque, quella sera don Cortesi iniziò a fissare nella mente della bambina un legame di affinità tra lui e il padre, entrambi fumatori. Così che, attraverso la comune abitudine al fumo, la bimba potesse cogliere subito in lui un padre simile al padre naturale, per differenziare poi la propria figura sacerdotale, affascinante (divina), da quella del padre naturale operaio ubriacone

 

Senza questo confronto, somiglianza e differenziazione, della propria figura con la figura paterna, don Cortesi non avrebbe potuto sostituirsi al padre, legare a sé Adelaide in una relazione amorosa, e compiere liberamente gli esperimenti sacrileghi programmati per piegarla alla propria volontà.

 

Dopo aver stabilito agli occhi della bimba un rapporto di affinità tra lui e il padre, per rimanere solo sulla scena l’Inquisitore avrebbe dovuto solo distruggere l’immagine del padre in Adelaide.

Cosa che fece in breve tempo.

 

Con tutta la malignità di cui era capace raccolse ogni genere d’immondizia da malelingue invidiose e calunniose del villaggio, avvelenando poi quei racconti con una narrazione malevola costruita con l’ausilio della scienza razzista di cui si era fatto paladino: la Biotipologia, o “Scienza del Regime” o “Bonifica Razionale Umana”.

Per far capire a tutti (suore, preti, Monsignori, Vescovo) da quale torbida origine era nata la piccola Adelaide, l’Inquisitore mas-sacrò Enrico con questo orribile ritratto:

 

 

Nel tipo psicologico di Enrico  si rilevano aspetti inquietanti – cominciava, e poi così continuava:

 

Ubriacone, sbandato, bestemmiatore, gradasso, incontinente

 

egli si ubriaca più di quello che sia consentito perfino a buon bergamasco: cioè tutte le domeniche e le altre feste comandate. Talora anche in quelle non comandate, quando circostanze speciali, come il fortunato caso occorso alla sua bambina, gli procurano i denari necessari. Passa lunghissime ore all’osteria, bevendo, giocando e parlando male. Spesso trascorre la notte fuori CASA, dormendo là dove l'ebbrezza l’ha abbattuto, su una panchina, in un prato, ai margini della strada, addossato al muro, su una riva erbosa: i familiari ci sono avvezzi, soffrono, ma senza darsene soverchio pensiero. Rincasa al mattino, di solito ammaccato in varie parti: è cosa consueta vederlo coperto di cerotti, il lunedì. Le manifestazioni della sua ebbrezza sono d’ordinario pacifiche: canta, scherza, s’appoggia al tavolo e dorme, narra Ad. Ma spesso sono scenate. Egli avverte e puranco depreca il suo vizio. A maggio parve perfino deciso di abbandonarlo. Un giorno lo consigliavo, da amico, di usare il vino con saggia parsimonia e, per appoggiare il consiglio con motivi per lui più efficaci, avvertivo che un riconosciuto alcoolismo del padre avrebbe

gettato gravi dubbi sulla sanità psichica della figlia e perciò sulla realtà delle visioni. Rispose: « Si, avete ragione, io non ho altri difetti, ho soltanto questo da offrire alla Madonna. Non mi ubriacherò più »; e mi parve sincero.

Era il 25 maggio. Mi fu riferito che, scaduto il mese, era scaduta anche la promessa; anzi, quel difetto offerto alla Madonna s'era rincrudito per le accresciute risorse economiche della famiglia.

Più volte Enrico trascorse ancora la notte fuori casa. Anche le visite alla figlia gli offrono l'occasione di sbronzarsi; mi riferiscono oggi stesso (28 agosto) che l’altra sera venne a Bergamo, visitò la bambina e ritornò al Torchio verso il meriggio di ieri: egli stesso, per quelli che non lo sospettavano, narrò come aveva trascorso quell’intervallo. Una ignobile fauna di adulatori e di scrocconi gli pagano da bere, perché « è il padre della bambina », o gli chiedono da bere perché « da Rico che era, s’è fatto ricco ».

Le sue liquide imprese gli procuravano parecchi dispiaceri. Intanto, assottigliavano le finanze familiari già modestissime e insufficienti per il mantenimento della numerosa prole. E pi provocavano contro di lui gravi provvedimenti da parte dei suoi superiori di lavoro. Senza dire che nello stato di ebbrezza egli si lascia scappare espressioni disgustose e compromettenti. Per esempio, una domenica, sdraiato nella bettola di un paese vicino, fu sentito gridare a più riprese: « La pace l’ha in mano la mia bambina, la pace ». E non ci fu verso di farlo tacere. Specialmente quando è alticcio, manifesta il proposito di vivere a spalle di Adelaide: « Io non ho più bisogno di lavorare, io; io sono stanco di lavorare; io sono ricco; ho danari da regalare a tutti quelli delle Ghiaie ».

L’alcoolismo del padre è la prima e la più diffusa obiezione contro le visioni di Adelaide Un amico mi scrive: «Tutti qui lo conoscono e ne parlano nei termini i più biasimevoli: ubriacone e bestemmiatore. Circa 15 giorni fa lo vidi qui in una osteria: erano le 21 e vi si trovava dal mezzodì. Ubriaco fradicio in una positura sconcia, bestemmiava e cosa raccontava! ».

Si potrà sospettare in lui almeno una grave deficienza dei poteri inibitori.

 

Lazzarone, imbroglione, truffatore, scandaloso profittatore

 

Molto chiasso si fece ancora, perché dal 21 maggio abbandonò il lavoro. Adduceva a sua giustificazione la necessità di custodire la casa dall’invasione dei visitatori. In seguito pretestò vari mali, riconosciuti da certificati medici, vene varicose, debolezze cardiache, coi quali proclamava la sua inabilità al lavoro o, quanto meno, al lavoro pesante. I vicini sussurravano: « Perché le produce solo adesso, queste ragioni? ». Egli non nascondeva il suo proposito di assicurare a sé e alla famiglia un agiato avvenire, sfruttando lucrosamente la fortuna toccata alla figlia.

Vistose offerte di vario genere gli procurarono un rassicurante patrimonio, che venne continuamente alimentato dal commercio delle fotografie di Adelaide Neppure si fece scrupolo di vendere o di affittare i giocattoli, i vestiti, i regali già usati dalla bambina: naturalmente a borsa nera, perché quelli erano reliquie, santificate dal contatto con Adelaide. Il suo contegno suscitava scandalo e disgusto nei visitatori: « Ma come? gli si diceva, vendete vostra figlia a 10 lire? Avvilite e tramutate in lucro i favori della Madonna?... ». A sua discolpa adduceva i grassi guadagni che una nube di profittatori e di speculatori traevano dal commercio di fotografie e di ninnoli: se erano leciti a costoro, perché dovevano essere illeciti a lui, che era il padre, che aveva una numerosa prole da mantenere? Ebbene, perché abbandonasse quel disonorevole commercio, gli furono promessi abbondanti aiuti finanziari, e una lauta pensione perpetua e perfino una larga partecipazione agli utili della eventuale cancelleria religiosa, che si sarebbe aperta qualora le apparizioni fossero state approvate dall’autorità.

 

 

ipocrita, attacabrighe, rampino

 

Alle mie raccomandazioni rispondeva con mansueta sottomissione. Invece, alle stesse raccomandazioni rivoltegli da parenti assennati rispondeva con tracotanza….Enrico tornò al lavoro ottenendo che gli fosse affidato un settore meno pesante. In paese si dice ancora che Enrico ha fama di litigioso, di attaccabrighe, di « rampino »; tant'è vero che quando scoppia un diverbio, si sussurra da tutti: « Sarà stato Rico, il Roncallino... sempre lui ».

Anche alla moglie toccò soffrire le violenze della sua collera. Sulla buona Annetta fece pesare duramente, almeno in passato, l’autorità maschile e maritale. 

 

sangue malato, disposizione immorale ereditaria,

 

I guasti e le predisposizioni morbose della linea paterna, che sopra accennammo, non si sono ancora manifestati nella prole e si ha ragione di credere che siano stati temperati o nascosti dal sano contributo genetico della linea materna.

Maggiori preoccupazioni cadono sulla eredità psichica di Adelaide Ognun sa che le leggi dell’eredità psichica sono ancora terribilmente aggrovigliate e fluide; del resto, le caratteristiche della psiche di Ad., che è ancora nel periodo evolutivo, non si sono ancora completamente manifestate; sicchè non possiamo pronunciarci sulla loro eventuale origine ereditaria e, spesso, neppure definirle. Ma rimane sempre il sospetto che deficienze di poteri critici, inibitorii, di senso morale o altre lacune psichiche dei genitori siano di origine ereditaria e perciò abbiano inserito nel corredo genetico di Adelaide qualche fattore, magari ignoto, il quale abbia favorito l’insorgere e il fissarsi delle visioni.

Quand’anche non si scoprissero in Adelaide debolezze di origine propriamente ereditaria, saranno sempre sospettabili in lei debolezze di origine congenita, se si pensa che la madre, anche durante la gestazione di Adelaide era sottoposta a durissima vita di privazioni, di fatiche, di sofferenze.

 

E poi, se pure non si potrà provare che la piccina sia stata concepita durante un’ebbrezza paterna, è certo che l’alcoolismo e il tabacismo dei genitori influiscono sinistramente sulla prole, in quanto indeboliscono le cellule sessuali dei genitori, dal cui incontro nasce l’individuo.

 

 

Di certo, lui, il prete, questo ritratto orrendo del padre, giorno dopo giorno lo ha trasmesso alla bimba nei mille incontri di calda intimità corporea con lei spingendola incessantemente a disprezzare la propria origine e preferire lui al padre.

E’ lui stesso, il “dolce” Inquisitore, che lo rivela in un  celebre passo del suo libro.

Da notare, in questo passo, la presenza di suor Michelina, che si impressiona (!) insieme al prete per le parole con cui Adelaide svilisce il padre: “la fanciulla dovette leggere sui nostri volti una pena profonda”- scrive don Cortesi.

Quale ipocrisia! Quale sfacciataggine! Quale doppiezza! Quale capacità di mentire!

L’Inquisitore evita accuratamente di ricordare che il 05 luglio 1944, in Convento, a Gandino, lui e suor Michelina insieme, costringeranno la piccola Adelaide a prestarsi alla visita ginecologica del professor Cazzamalli,  e mostrare loro le sue intimità mas-sacrandola nel pudore.

 

Fra i tanti indizi, riportiamo un colloquio corso in giugno tra Adelaide e Suor Michelina, continuato poi in mia presenza – scrive don Cortesi

Adelaide, dopo un momento di silenzio pensoso, chiede a bruciapelo:

— Tu preferisci essere uomo o donna?

— Che domande! Ognuno è quello che è — risponde la suora, prendendo tempo.

— No, dimmelo: tu preferisci essere uomo o donna? —.

— Ma via! Io preferisco essere quello che sono —.

— A me non piace essere uomo, perché l'uomo s’ubriaca, l’uomo fuma, l'uomo bestemmia, l’uomo batte le donne. Invece le donne non fanno queste cose —.

— Ma perché dici questo? — domanda la suora, impressionata e interessata dallo strano linguaggio. La bimba, che pure sa usare quando vuole tutte le reticenze dell’adulto astuto, chiacchiera senza veli con spietata ingenuità: per lei l’uomo è suo padre; al contegno di lui è tanto avvezza che non ha più pudore a svelarlo, a deprecarlo. E narra:

Un giorno il papà era rincasato madido di vino a ore impossibili. Chiede qualche cosa, la minestra. Ma la buona Annetta non aveva conservata la sua porzione, forse perché i figli l’avevano consumata tutta, o forse perché pensava che anche quella notte il marito l’avrebbe lasciata sola. Allora scoppiò la tempesta. Enrico non si peritò di alzar la mano furiosa sulla moglie. I figli, che dormivano al piano di sopra, si svegliarono, stettero in ascolto col cuore sospeso, sentirono urli, insulti botte, singhiozzi, gemiti, capirono, piansero. Gridavano: « Basta, tàta, basta, tàta »...

La fanciulla dovette leggere sui nostri volti una pena profonda. S’affrettò a dissiparla, concludendo: « Diede alla mia mamma tre o quattro colpi ancora, e poi quella notte non abbiamo sentito più nulla ».  (Il problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 95)

 

 

La triste figura del papà ubriaco sarà l’arma che don Cortesi userà costantemente con subdola odiosa violenza per far precipitare Adelaide nella disperazione e costringerla ad essere quel che lui ha deciso che lei dovrà essere per tutta la vita.

Sostituirsi a papà Enrico non è stato poi così difficile per l’Inquisitore-carceriere di Adelaide.  E’ bastato fingere compassione e rinforzare nella mente della piccola detenuta l’immagine del padre come uno dei tanti “mariti cattivi e ubriaconi”.

- Beve ancora, ma vedrai guarirà, la Madonna farà il miracolo – le sussurrava triste in volto carezzandola teneramente. Non certo per consolarla, ma, al contrario, per allontanarla ancor più dal padre.

Sapeva bene, che, nonostante tutto, Adelaide amava tanto il suo papà da essere pronta a tutto per tornare a casa: che avrebbe accettato qualsiasi cosa, si sarebbe piegata a fare qualsiasi cosa, avrebbe detto e confessato qualsiasi cosa pur di stare col papà.

Per questo, l’Inquisitore-carceriere continuò a fomentare in lei una falsa speranza: le faceva credere che l’avrebbe liberata per deluderla, rinviando la liberazione.

Sapeva bene altresì che l’avrebbe conquistata affettivamente e in lui Adelaide avrebbe potuto incontrare in lui un padre-amico tenerissimo, dolce e premuroso, tanto diverso da quei “rustici” del suo villaggio che ogni tanto “perdono il controllo, picchiano la moglie e la ingravidano”.

 

massacro della povertà e della famiglia

 

L’Inquisitore don Cortesi non ha mai nascosto il proprio disprezzo per il mondo rurale nel quale è nata Adelaide. Sapeva di trovare, in questo disprezzo, pieno consenso nel clero nobile di Bergamo, storicamente unito dalla preoccupazione di mantenere ben delimitato il confine  fra Alto e Basso, fra il Colle e la Piana, fra la Cattedrale vetta della religione e i selvatici ancora prigionieri della superstizione.

La prima pagina del suo “Storia dei fatti di Ghiaie” lo manifesta in tutta la sua forza.

In questa pagina il povero e rozzo mondo di Adelaide è simboleggiato dall’altarino in onore della Madonna costruito dalla cugina di Adelaide, Annunciata,  “proprio in cima alla prima rampa di scale del casolare vicino alla latrina”, e riassunto dalla comica scenetta che si svolge intorno allo stesso altarino.

 

 

Nunziata – scrive don Cortesi -  non aveva proprio badato che nella parete di fondo s'inquadrava l'uscio di una latrina; ma vi badarono anche troppo i bambini, i quali gridarono contro «quell'indecenza» e con forsennata ilarità canzonarono Nunziata e «la sua Madonna collocata sopra un cesso».

All'indomani – continua don Cortesi il suo racconto derisorio - il sig. Curato, Don Italo Duci, si trova al Torchio. Un diavoletto gli s'accosta:

Signor curato, ha detto la Nunziata se, per piacere, può benedire la sua Madonna che si trova sopra un gabinetto

Che cosa c'è, dunque, da benedire? - chiese Don Italo a Nunziata. Questa, sentendosi tradita da quella birba, s'era affrettata a ornare il suo altare con fiori di biancospino. Comparso il curato, si scusò, umile, smarrita:

Lei, signor curato, crederà che si tratti di chissà che cosa, e invece è un... - e termina il suo pensiero indicando l'altarino.

Oh! Se è appena quello lì, posso benissimo far a meno del rituale - soggiunse Don Italo e con un semplice segno di croce lo benedisse.

In fondo alle scale, uno sciame indiavolato di bimbi, tra cui anche Adelaide, guardava, ammiccava, sogghignava.

 

 

Con questo racconto l’Inquisitore vuol spingere i lettori, suoi amici della Curia: 

 

a deridere insieme a lui l’ambiente basso in cui ha vissuto Adelaide;

a schernire gli abitanti del villaggio abituati a pregare una Madonna collocata sopra gli escrementi di un gabinetto;

a vedere nel Parroco un sempliciotto, che accontenta la povera Annunciata, affetta da manie religiose, incapace di distinguere il sacro dal profano, come i suoi compaesani;

a scorgere inorriditi, nei bambini di quel villaggio, dei piccoli diavoli accomunati dal dileggio;

e infine a riconoscere in Adelaide una piccola indemoniata che disprezza, insieme agli altri, persone e cose sacre, e dunque: un essere ripugnante, prodotto di quel mondo disgraziato.

 

Par di sentirlo, l’Inquisitore, descrivere anche alle suore destinate alla custodia di Adelaide la casa sgangherata di Adelaide e la sua famiglia composta da reietti, senza soldi e senza ideali, costretti a rincorrere un destino di fatiche senza fine.

 

         La casa sconnessa e mal illuminata non è propriamente un tempio o una scuola dove si maturino i begli ideali e si respiri la gioia di vivere – diceva loro, disgustato - le strettezze finanziarie, le intemperanze del babbo e i turbamenti della pace famigliare, l’asciuttezza della mamma, sottratta per vari motivi alla sua funzione di luce e di fiamma del focolare domestico, poterono creare uno stato di disagio e perfino suggerire nei figli il desiderio di evadere….Adelaide taceva servizi alle famiglie vicine per averne in compenso pane o altro cibo, perché riceveva sol mezzo pane dalla mamma ….e quando, rarissimamente, in famiglia si mangiava il cocomero – concludeva con desolato ribrezzo -  ella ne toccava neanche la metà di una fetta molto piccola, cosicché per saziare la golosità di cocomero doveva raccogliere dalla vicina roggia Masnada le bucce galleggianti e accontentarsi di rifinirle  ( Storia…cit pg 120)

 

L’Inquisitore presentava questo quadro avvilente soprattutto alle suore per spingerle a pensare con orrore al grave danno creato dalla famiglia nella mente di Adelaide, e credere che le sue apparizioni erano state solo vaneggiamenti, prodotti dalla religiosità di quei selvatici, fermi alla superstizione e al mito, una religiosità basata soprattutto sulla paura dell’Inferno (che vilmente lui sfrutterà lungamente per terrorizzare la piccola Adelaide, suggestionarla e soggiogarla).

 

Il senso religioso della famiglia è ancorato alla tradizione più che alla riflessione e alla cultura – sentenziava – è mosso dal timore dell'inferno e del demonio, più che dall'amore di Dio, alimentato dalle pratiche esteriori più che dalla meditazione; più che vita interiore ed espansione cosciente dell’anima, è rito meccanico e mito  (Storia cit. pg 93)

 

Ad ogni modo, tanto disprezzo verso la povertà era finalizzato a uno scopo ben preciso: mettere in evidenza la costituzione debole e tarata di Adelaide, ereditata soprattutto nella linea paterna.

Per questo aveva ricostruito nei minimi particolari la genealogia della famiglia Roncalli indagando i difetti psicofisici anche degli avi; addirittura la morfologia degli organi interni: come “lo stomaco del nonno paterno a forma di corno di bue”.

 

il nonno di Adelaide detto Rico Grand, per la sua gigantesca complessione scheletrica.. magro, emaciato,  negli ultimi anni, venne afflitto dalla rapida morte delle figlie, e fu preso da melanconia profonda e chiusa – raccontava a preti suore della Curia.

 

La sorella del papà di Adelaide, Caterina – continuava elencando altri difetti strutturali della famiglia Roncalli - ancora piccina, in occasione di qualche trauma psichico, tratteneva a lungo il respiro, irrigidendosi e diventando cianotica (Storia cit.pg 84)

 

E poi ricordava canzonante la cugina paterna di Adelaide, Nunziata, che soffriva di turbe psichiche di natura depressiva con fasi deliranti, ansiose, agitate, patologiche (Il Problema..cit. pg. 97,98); e infine riferiva le calunnie raccolte sul papà di Adelaide, come noto: un ubriacone, uno sbandato, un bestemmiatore, gradasso, incontinente lazzarone, imbroglione, truffatore, scandaloso profittatore ipocrita, attaccabrighe, rampino…. (Il Problema..cit. pg. 85 -94)

 

 

la storia di Ad. è la storia della sua famiglia  - concludeva - per accrescere fino allo spasmo la diffidenza e la paura nelle menti di preti e suore, spingendo tutti a credere che la famiglia Roncalli era da considerarsi la culla malvagia della bimba ninfetta, l’origine maligna della bimba traforella, ingannatrice, menzognera, il nido velenoso della bimba mostruosa, nodo di vipere scrigno chiuso custodito da sette draghi, che aveva inventato tutto per sfuggire alla miseria del proprio mondo. (Il Problema..cit. pg. 121)

 

(In altri scritti l’Inquisitore don Cortesi denigrerà altri “poveri cristi” come i selvatici del Torchio con attributi spregevoli quali: “massi erratici”, “buchi in un quadro”,“morti in un cimitero”, “rifiutati dallo Spirito Santo”) 

 

l’Inquisitore seduce Adelaide e la trasforma in una cavia

 

Adelaide trasformata in un oggetto di sperimentazione sacri-lega

 

Il desiderio di incontrare Adelaide  era sbocciato nella mente di don Cortesi quando un suo alunno di Ghiaie, Angelo Gerosa, gli aveva confidato che una bimba del suo paese vedeva la Madonna.

Da tempo cercava “un caso” adatto a sperimentare le sue teorie e provare che tutti i fenomeni soprannaturali, come le apparizioni, si formano nella mente malata di coloro che vivono una condizione degradata e cercano di liberarsene.

Per questo, era subito balenata in lui l’idea che quella bambina poteva fare al caso suo.

E dopo qualche giorno, il 19 maggio, quando la notizia arriverà fino in Cattedrale e richiamerà migliaia di pellegrini alle Ghiaie, romperà ogni indugio: chiederà a quell’alunno di aspettarlo a Ghiaie per condurlo da quella bimba, poi scenderà dal Seminario; con il Parroco parteciperà all’apparizione da lontano, e infine la sera, guidato dal suo alunno entrerà nella camera da letto dei genitori di Adelaide, dove finalmente potrà godere del primo incontro “vis à vis” con lei; incontro che lui stesso racconterà così:

 

...poi mi avvicino anch’io cerco di scherzare affettuosamente con la piccola,

estraggo dalle tasche, fingendomi sorpreso di averli trovati, alcuni amaretti, qualche altro pasticcino

e li offro a lei. Ella se ne riempie sollecitamente le sue minuscole tasche del suo grembiulino paesano.

Mi ringrazia alzandomi in viso il suo sguardo.

Le faccio fiducia, mostro di interessarmi molto: dico, fingendo un sospiro, che sarei molto felice se la Madonna sarebbe apparsa anche a me; e invece …

Essa ride e poi chiacchera

Poi regalo alla bimba un pacchetto di sigarette e qualche sigaro: - questo per tuo papà veh! non per te

…intanto fioriva sul suo volto un sorriso felice intelligente, birichino: quel sorriso fu la più istruttiva scoperta di questo incontro.

La saluto e lascio chiedendole…il permesso di venirla a trovare in seguito.

 

Così cominciò la mia amicizia con la piccola (pedo-filia)

 

         (Storia dei fatti di Ghiaie, pg. 75):

 

Senza infingimenti, don Cortesi rivela i caratteri principali di questo primo incontro accuratamente preparato in precedenza (come i successivi):

 

-         Scherzi affettuosi – che diventeranno pargoleggiamenti, deliziose conversazioni, racconti di storielle, anche impure, confidenze intime…..

-         finzioni - che diventeranno inganni e dissimulazioni

-         offerta di dolci - poi saranno gelati e leccornie - per incentivare la golosità della bimba

-         regali – si moltiplicheranno follemente, per conquistarla

-         menzogne – saranno innumerevoli, per catturarla e terrorizzarla

-         incontro di sguardi seduttivi per esami fisiognomici, e farla innamorare di

-         adulazioni - che si tradurranno in lusinghe, allettamenti

-         coinvolgimento della bambina nella sua seduzione affettiva

 

don Cortesi confiderà anche, apertamente, la ragione di quell’incontro d’amicizia con la bimba, tanto fortemente voluto, che ha l’evidente  carattere di un adescamento:

 

..quella sera decisi di studiare a fondo quel “caso interessante”.

La strada del ritorno in Seminario, era una giungla seminata dai progetti, dalle indagini e dagli esperimenti da fare.

(ibidem pg. 76)

 

Ai Monsignori della Curia, che dovranno sostenerlo nella sua azione inquisitoria e legittimare in un Tribunale Ecclesiastico la sua indagine, don Cortesi rivela dunque:

 

-         che intende conquistare affettivamente la bimba per indagare su di lei,

-         e che l’amicizia iniziata quella sera  è “pensata” come mezzo per compiere un’indagine: effettuare osservazioni, test, ed esperimenti (che lui stesso definirà sacrileghi)

 

 

Don Cortesi è conquistato fin dal primo istante da quella bimba. La trova adeguata a diventare l’oggetto del suo interesse scientifico. E non vuole perderla. Sa che difficilmente gli capiterà tra le mani un caso interessante come quello.

Nella sua mente ha preordinato gli esperimenti da eseguire su di lei.

Fisiognomista, seguace della Biotipologia, don Cortesi vuole “scoprirla”, “denudarla” nell’intimità, per leggere i segni del male negli anfratti più reconditi della sua anima  (la “visita alle pudende” della bimba, eseguita nel convento di Gandino un mese più tardi, sarà una tappa fondamentale di questa indagine)

 

Ma per effettuare questa indagine ha bisogno di tempo e soprattutto di un ambiente idoneo, tranquillo, nel quale agire senza interferenze; un ambiente che gli permetta di stare a lungo, solo con lei, per esaminarla accuratamente nei tratti corporei, e osservare le risposte comportamentali alle sue sollecitazioni, senza che Adelaide possa pensare male di lui.

 

Per ottenere questa condizione ideale deve:

 

-         allontanarla dai pellegrini e dai preti “rivali”  che la circondano curiosi per ascoltare ed esaminare i racconti delle apparizioni;

-         impaurire il Parroco, le suore, e i laici per convincerli a sequestrarla;

-         consolidare il rapporto con l’Arcidiacono e il Cancelliere facendo credere loro che è necessario il sequestro della bimba per risolvere il caso e demolire le apparizioni;

-         convincere il Rettore del Seminario a lasciargli mano libera;

-         ingannare il Vescovo: il più grande pericolo per lui è padre Gemelli che il Vescovo ha incaricato come esperto della Diocesi per un esame sulla normalità psichica di Adelaide. Don Cortesi sa bene che, se l’esame di padre Gemelli verrà accettato dal Vescovo, per lui non c’è speranza: tutti i suoi progetti di indagine su quel caso interessante andranno in fumo.

 

-         Soprattutto: strapparla alla famiglia e distruggere nella bimba la paternità naturale

 

Dotato di una forza di carattere eccezionale e di una capacità di “convinzione” non comune, abilissimo, in brevissimo tempo (quattro giorni), millantando credito subdolamente, don Cortesi riesce ad attuare tutte le fasi di questo suo progetto criminale.

 

la paternità naturale sostituita con un’amicizia pedofila

 

Oltre la stanza fredda e lugubre del convento nel quale Adelaide è stata reclusa, si estendeva un grande giardino verde, ricco di arbusti, piante, cespugli e aiuole fiorite, riservato alla preghiera e alla dolce conversazione delle suore.

In questo piccolo paradiso, la bimba prigioniera ha incontrato molte volte don Cortesi, il suo carceriere, diventato in pochi giorni il suo unico “amico” e oggetto d’amore.

Questo giovane prete trentenne - ecclesiastico d’eccezione, professore del Seminario, stimatissimo in Curia per la sua straordinaria dotazione intellettuale, forte, duro, deciso, intraprendente, ma allo stesso tempo anche molto dolce e tenero - saliva quasi ogni giorno dal Seminario fino al convento per trascorrere con Adelaide lunghi momenti carichi di intensa affettività.

Non appena lo vedeva arrivare la bimba gli correva incontro, lo abbracciava, e nel suo tenero amplesso ritrovava la gioia e la speranza di tornare un giorno nel suo povero casolare, nel suo povero villaggio, nei verdi prati che degradano fino al Brembo, e ritrovare il suo paradiso perduto.

Tutti si erano piegati alle sue ragioni, anche le suore di quel convento, che gli avevano obbedito e avevano separato la bimba dalla madre, dal padre, dalla famiglia, e dagli affetti naturali.

Così, lui aveva potuto incontrarla solo a solo, nei luoghi più diversi di quel convento, persino nelle camere delle suore e negli angoli ameni di quell’incantevole giardino. 

Protetto dagli sguardi indiscreti, giorno dopo giorno l’aveva avvolta in un’onda calda di morbida affettività. Le aveva trasmesso, nell’intimità, il proprio mondo colto e raffinato. Con le promesse, il ricatto e tanti regali, anche costosi, aveva vinto le sue resistenze; le aveva fatto credere che l’avrebbe presto liberata. Con la seduzione era penetrato nell’anima della bimba e alla fine l’aveva piegata a ricambiare le proprie tenerezze.

Vedendola triste per la lontananza da casa e dalla famiglia, si chinava su di lei, l’accarezzava e, ingannandola, le prometteva suadente che l’avrebbe presto liberata. Allora lei lo abbracciava ritrovando nel suo tenero amplesso la gioia e la speranza di tornare un giorno al suo povero villaggio e ritrovare il suo paradiso perduto.

E così, giorno dopo giorno, fra loro nacque un’intensa relazione esclusiva di coppia (“solo a solo”) alimentata con pargoleggiamenti, intime confidenze, trastulli, giochi, sussurri, carezze, baci, abbracci, strofinamenti, toccamenti…

Fra loro (lui, prete di 30 anni, illustre professore del Seminario di Bergamo - lei, bimba di 7 anni, di uno sperduto villaggio della Bassa) crollarono tutte le differenze di età, sesso e condizione sociale.

E lui ne approfittò.

E cominciò a scendere in profondità nella sua piccola anima, per catturarne l’attaccamento e sospingerla a desiderarlo (come accade a tutte le bimbe che sognano di sposare il padre e vivere con lui una storia d’amore) per piegarla, nel momento più opportuno, al proprio volere e far di lei l’oggetto passivo dei suoi desideri impuri e dei suoi esperimenti sacrileghi.

 

 

Il padre della bimba, Enrico, non si era accorto di nulla.

 

Aveva fiducia nella Chiesa - una fiducia timorosa ovviamente, quella che avvertono tutti poveri, consapevoli di non poter competere con i preti, e soprattutto coi Monsignori, gente istruita, di un altro rango. Per questo, non era stato difficile convincerlo a cedere la figlia alle suore. Aveva sofferto nel vederla andar via. Ma si era rassegnato presto. Preti e suore l’avrebbero trattata bene - aveva pensato. L’avrebbero considerata una di loro.

Uomo semplice, una famiglia numerosa da mantenere, Enrico svolgeva un lavoro faticoso come operaio in un’industria tessile della Bassa bergamasca.

Poche volte era salito fino a quel convento; perché possedeva solo una bicicletta, ma soprattutto perché, d’accordo con il prete, le suore avevano limitato le visite a lui e ai famigliari, con la scusa che Adelaide doveva essere protetta da influssi esterni. Si era un po’ arrabbiato. Non aveva capito quelle disposizioni. Ma le aveva accettate, per il bene di Adelaide, anche perché Adelaide aveva detto che si sarebbe fatta suora da grande.

Come avrebbe potuto immaginare che il prete e le suore lo avevano allontanato dalla figlia per farne oggetto di un terrificante supplizio: percosse, umiliazioni, castighi, ricatti, terrori, esperimenti sacrileghi, e addirittura oggetto di una visita alle sue intimità eseguita in quel convento da un medico occultista, proprio sotto gli occhi di quel giovane prete, don Cortesi, e di una suora asservita a lui?

Mai avrebbe potuto pensare che proprio quel giovane prete, tanto autorevole e raffinato, aveva separato la sua Adelaide da lui, per distruggere nell’animo della figlia il suo ricordo e la sua paternità, avvolgerla in una perversa rete seduttiva, e legarla  a sé in un rapporto di totale dipendenza…..per “farla morire”.

 

Una di queste poche visite di papà Enrico alla figlia Adelaide è ricordata in una fotografia scattata nello stesso giardino del convento nel quale il giovane prete si era fatto ritrarre con la piccola in un abbraccio amoroso.

 

 

Descrizione: Descrizione: scansione022.jpgQuel che maggiormente stride in questa commovente e tristissima fotografia è l’intenzione maligna del fotografo, probabilmente lo stesso don Cortesi, che ha voluto mostrare un infelice rapporto tra padre e figlia, un rapporto inesistente, privo di affettività, basato solo sul legame di sangue, di miseria, debolezza, insicurezza, e tare ereditarie.

 

 

Irrigidito nel portamento, le gambe un po’ divaricate, il cappotto a penzoloni sulle spalle, la sigaretta fra le dita, il padre di Adelaide mostra tutto il suo disagio davanti alla macchina fotografica:  guarda l’obiettivo tentando, senza successo, di atteggiarsi a uomo forte e sicuro.

Non si cura della figlia, separata e distante da lui.

Adelaide è contenta, ma si trova quasi per caso vicino al padre, messa in posa accanto a lui, com’era stata messa in posa nella sua fredda e lugubre camera del convento: non guarda il padre, ma la bambola che cinge a sé come fosse la sua bambina sostenendola alla vita con il braccio destro,  stringendone le mani unite in preghiera nella propria mano sinistra

 

Descrizione: Descrizione: mail.jpg

 

 Lui invece, il giovane carceriere della bimba, appare perfettamente a suo agio davanti alla macchina fotografica.

Si era fatto immortalare così, in un abbraccio amoroso con Adelaide, qualche mese prima, nell’estate del 1944.

 

Sostenitore delle teorie razziste e della trasmissione ereditaria del male, aveva voluto dimostrare in quel modo,

che la misera relazione fra la figlia e il padre, al quale l’aveva strappata, sarebbe stata rigenerata nella nuova ricca relazione di Adelaide con lui,

che il legame di sangue sarebbe stato superato da un vero ed elevato rapporto affettivo.

 

Accostandola intimamente a sé, alla propria anima e al proprio corpo, avrebbe fatto entrare la bimba nel proprio, esuberante, ricchissimo mondo interiore,

e allo stesso tempo ne avrebbe valorizzato tutto il candore infantile, godendo il calore, l’umore, la morbidezza del suo tenero corpo, delle sue cosce sulle proprie, delle sue mani e delle sue braccia sul proprio collo, e delle sue labbra sulla propria guancia.

 

Separata dal padre, in breve tempo Adelaide è diventata la sua “piccola amica” . E Adelaide cederà al suo amore. (Pedo-filia)

 

Lontana dal padre naturale, Adelaide ha riversato sul prete tutta la propria innocente affettività repressa col sequestro.

Vorrei che tu fossi mio papà – gli confiderà con tutto il trasporto del suo cuore

 

da parte sua il giovane prete accoglierà lo slancio amoroso della bimba, mostrandosi come un padre-amico tenero e benevolo;

 

e a tutti farà credere che nei suoi amplessi con Adelaide c’era solo amore puro per l’infanzia, che l’eccesso di trasporto amoroso scaturiva solo da Adelaide, dalla grave carenza affettiva da lei sofferta in famiglia, dalla grave distorsione della relazione con l’adulto, col padre ubriacone soprattutto, e dalla sua natura passionale ninfica ereditata per generazione, che lui aveva sopportato pazientemente, per correggerla con la propria tenerezza

 

Adelaide derubata e annientata nell’intimità dalla seduzione pedofila

 

Di certo il suo comportamento tanto impudente aveva destato gravi sospetti;

vedendolo all’opera, molti, osservatori qualificati, non avevano creduto alla sua apparente rettitudine e denunciato, scandalizzati, quel suo comportamento come indecente e immorale.

 

La bambina fu insistentemente interrogata; fu trattata da adulti come fosse un’adulta; fu vezzeggiata all’invero simile. Quando non vi fosse altra testimonianza, vale quello che ho visto io stesso con i miei occhi; ossia il modo nel quale Ella la trattava, la prendeva in braccio, la coccolava, le parlava…- gli ricorda padre Gemelli in una lettera indirizzata per conoscenza anche al vescovo di Bergamo Adriano Bernareggi (Archivio dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, Fondo Rettorato Gemelli, Miscellanea, c.58, fasc. 1/3, p. 4.)

 

Tutti sono unanimi nel deplorare la sua dimestichezza e famigliarità nel trattare la bimba, la sua inesauribile larghezza nel farle regali anche vistosi - scrive Monsignor Bramini nella sua Relazione alla Commissione Vescovile di Bergamo del 6-2-1947 (Archivio della Cancelleria della Curia Vescovile di Lodi, Documenti di Monsignor Angelo Bramini riguardanti i fatti di Bonate, cartella 1 pg 8)

 

Adelaide era tanto affezionata che non desiderava che di vederlo perché per lei era tutto. Quando tardava a venire chiedeva con insistenza quando sarebbe venuto. Provò dispiacere quando seppe che non sarebbe più ritornato - testimoniano le suore Orsoline anziane (Relazione di Monsignor Bramini p. 17)

 

Ma si erano fermati alla denuncia.

 

Cos’avesse voluto dimostrare quel prete esibendo davanti a tutti la sua relazione d’intensa intimità affettiva con Adelaide, costoro non hanno mai cercato e voluto di capirlo.

 

Adelaide è a sua completa disposizione fin dal 24 maggio, sequestrata nel convento delle suore Orsoline di via Masone in Bergamo.

Da quel giorno don Cortesi ha un mese a disposizione per impadronirsi di lei, prima che arrivi padre Gemelli (il grande scienziato esperto del Vescovo) da Milano, a fine giugno. In quel breve lasso di tempo deve intensificare il rapporto d’intimità con Adelaide fino a legarla a sé in un rapporto di amicizia esclusiva

 

Don Cortesi sa bene che è impossibile legare Adelaide in un rapporto di amicizia esclusiva.

E’ consapevole che il solco scavato dall’età - lui uomo e prete trentenne, lei bambina settenne – glielo vieta

Sa che dovrà approfittare senza remore, lui prete forte, affermato e protetto, della debolezza di Adelaide, rescissa dalla famiglia, e isolata in convento dove le suore hanno già iniziato a minarla nella psiche e nel corpo.

Ma, come inquisitore, sa che gli è permesso oltrepassare tutti gli impedimenti e divieti istituzionali e morali.

E’ convinto poi, che ingannare la bimba è lecito, a lui, ministro del Sacro.

Allora si fa bambino con Adelaide, offrendole una falsa confidenza, per farla innamorare di sé. Non solo per studiarla.

Finge una sensibilità infantile per fare entrare Adelaide nel proprio mondo alterandone la spontaneità, e poi entrare in lei e rapirne l’intimità.

L’idea di vivere con Adelaide il mondo paradisiaco dell’infanzia, lo affascina

E poi, come prete, è animato da un grande desiderio di proteggere, soccorrere, difendere, plasmare e “rinverginare” quella bimba cresciuta selvaggiamente nella miseria. Lo affascina l’idea di condurla al vero mondo della purezza e dell’innocenza che vive in lui, farla uscire dal male che la contamina dalla nascita, per eredità, e liberarla dalla ninfetta lussuriosa che domina la sua anima (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 3).

 

Fin dal primo incontro don Cortesi ha visto Adelaide come Humbert Humbert  vedeva  “Lolita” (V. Nabokov)

 

Quello che mi fa impazzire è la natura doppia di questa ninfetta, di ogni ninfetta forse. Questo miscuglio di infantilità tenera e sognante e di una sorta di raccapricciante volgarità …(questo) genere di fanciulle ammaliano il viandante più vecchio di loro e gli rivelano la loro natura non umana, in altre parole demoniaca, e sono proprio questi esseri eletti che io intendo definire ninfette

 

L’ amicizia esclusiva con cui don Cortesi avvolgerà Adelaide sarà perciò un agone, una sfida a due, un combattimento, come una prova del fuoco che la bimba dovrà sostenere.

Nell’amicizia il prete sarà, oltre che il suo seduttore, anche il suo tentatore, farà la parte del diavolo;

e se Adelaide saprà resistere alla golosità dei suoi doni, alla sensualità dei suoi gesti, al supplizio dei tormenti che le suore le infliggeranno, ai terrori che lui susciterà nella sua mente, e dunque morire, potrà liberarsi dal male ed entrare nel Paradiso delle anime angeliche;

altrimenti sarà esclusa, rigettata nel mondo e “bruciata”, come una strega.

 

Don Cortesi proietta su Adelaide la propria duplicità.

Vede Adelaide in relazione alla propria concezione del bambino, che colloca fra l’angelo e l’adulto:

il bambino è un angelo se vien paragonato all’adulto, ma è un mostro se vien paragonato all’angelo (Il problema delle apparizioni di Ghiaie pg. 146)

Fin dal primo incontro don Cortesi vede in Adelaide, non l’angelo, ma una ninfetta lussuriosa.

Fin dal primo incontro don Cortesi pensa che Adelaide non riuscirà mai ad avvicinarsi all’angelo.

Sa bene che Adelaide non potrà mai soddisfare l’ansia di perfezione che lui agogna, perché la ninfetta ha preso il sopravvento in lei.

Lui lo sa, lo sente, che quell’amicizia durerà solo un tempo breve.

Perché Adelaide presto perderà la sua deliziosa nudità infantile, diventerà un’adolescente e poi una donna. 

E inevitabilmente dimostrerà di essere come l’adulto: un mostro.

Sa che il profumo di primavera che Adelaide porta in sé è destinato a svanire: che quella dolce primavera di speranze sarà strinata dal gelo prima di fiorire.

E allora, lui la trasformerà in mostro ancor prima di diventare adulta.

E la sacrificherà, prima che entri nel recinto delle vergini angeliche.

Perché sia rigettata nel mondo

E “bruciata”.

 

Certo soffrirà anche lui, e piangerà insieme alla “natura” affranta, e delusa che Adelaide non abbia corrisposto al suo amore e abbia perso l’infanzia.

Ma, contento di aver servito la Chiesa e l’   Ordine angelico   di cui fa parte, ripensando alla “morte” di Adelaide, comporrà un poema lirico, scriverà una fiaba:

la fiaba di una povera bimba settenne tradita dal cupo genio del male.

   

 

L’amicizia sacri-lega imposta da don Cortesi ad Adelaide è caratterizzata dallo strapotere seduttivo del prete adulto che domina in tutto la bimba - dopo averla fatta sequestrare, isolare, e intimidire con la forza - e dall’attivazione di un rapporto d’amore sadico e pedofilo, che si connota come una terrificante e prolungata opera di seduzione narcisistica distruttiva su una bambina debole, indifesa, e totalmente soggiogata

 

 

Don Cortesi, intellettuale eccezionale che tiene alle differenze, stabilisce con Adelaide una relazione totalmente indifferenziata, per coinvolgere tutti nell’indifferenziazione e confondere le responsabilità dell’adulto e quelle del bambino, così che tutti possano collocare persecutore e vittima sullo stesso piano. Tutte le proibizioni sono travolte.

L’adulto, ministro del Sacro può contare sulla complicità e sostegno di molti altri adulti autorevoli e potenti che lo sostengono e proteggono nella sua opera sacrilega.

Non si realizza mai una relazione di scambio paritario fra il prete e la bambina. Il limite fra adulto e bambino è superato, si stabilisce una relazione totalmente asimmetrica e narcisistica nella quale l’adulto può esercitare senza controllo tutto il proprio potere seduttivo sulla bambina deprivata con la violenza degli affetti naturali (più di un centinaio gli incontri con Adelaide nel totale isolamento)

Il prete proietta sulla bimba il proprio bisogno di potere in cui si estrinseca il proprio desiderio di onnipotenza.  Dopo aver corrisposto alla falsa amicizia del prete, Adelaide sarà sacrificata da lui come l’ombra paurosa della propria anima.

 

-         L’accettazione del fascino seduttivo di don Cortesi da parte di Adelaide è dovuta alla rescissione affettiva dai genitori, e dal vuoto affettivo, totale, creato intorno a lei col sequestro e con le violenze attuate dalle suore.

-         Adelaide è costretta a dipendere in tutto dall’adulto prete e condotta a sentirsi parte attiva nell’abuso provocato dal prete. Non può pensarlo come un perverso perché questo farebbe cadere in lei l’idealizzazione dell’adulto, che, oltretutto, è un prete, immagine di Dio, modello perfetto

-         Adelaide ha bisogno di dire a se stesa che don Cortesi è buono, e che i suoi gesti affettivi, anche se perturbanti, sono gesti d’amore.

-         Adelaide ricambia i gesti affettivi del prete adulto

-         Don Cortesi si sente gratificato dalla partecipazione di Adelaide alla sua seduzione

-         L’intensità e il calore affettivo che ad ogni incontro Adelaide riversa sul prete sono intesi da lui come prova della sua sensualità (ninfetta), invito alla relazione intima, di cui gode, e incentivo ad un’ulteriore seduzione.

 

Non sappiamo quel che è accaduto negli innumerevoli incontri con Adelaide che le suore Orsoline gli hanno permesso lasciandolo solo a solo con lei in luoghi appartati (nella lugubre camera di Adelaide, nelle loro camere, nel giardino e nei prati dei loro conventi) consentendogli anche di confessarla ripetutamente fra le loro Sacre mura  (Relazione di Mons. Bramini pg.25)

Si può tuttavia immaginare che don Cortesi abbia approfittato di quei momenti per rafforzare nella bimba la confidenza e la dipendenza nei suoi confronti, trascinarla in un rapporto perverso, pedofilo, catturane l’attaccamento, sottoporla a esperimenti sacrileghi e infine annientarla.

 

L’Inquisitore rovescia le parti e mostra Adelaide come seduttrice

 

Consapevole di contare sulla complicità della Gerarchia ecclesiastica, dopo aver sedotto Adelaide con un’amicizia pedo-fila, l’Inquisitore ha voluto ribaltare le parti e mostrare Adelaide come fonte del male,

 

come una bimba malvagia che cerca la sua amicizia per vantarsi

 

Adelaide brama far sapere a tutti che don Cortesi viene in collegio solo per lei, che ella può togliersi dalla fila, dalla vita comune, dall’occupazione e dalla scuola per stare con lui; ella vorrebbe farsi vedere in familiarità con lui, condurlo per mano nella sua scuola, presentarlo alle sue compagne

(Il problema… pg 171))

 

Don Cortesi fa credere che Adelaide, vanitoso frutto dell’ubriachezza paterna, ha cercato di sedurlo per diventare importante

 

E’ lecito sospettare in lei qualche tara ereditaria, l’influenza congenita dell’alcoolismo parentale, l’influenza acquisita dell’ambiente familiare, il quale, coi suoi turbamenti morali e coi suoi disagi economici, poté infliggere ferite, scosse, traumi alla psiche della bimba, e suggerirle il bisogno di liberarsi e di evadere, l’influenza riflessa della sua inferiorità economica, e, per un momento, anche estetica, di fronte alle compagne, la quale, offendendo la sua vanità, doveva suggerirle il proposito di prendere, quando che fosse, la rivincita e di emergere in qualche modo dalla sua minorazione (idem pg 199)

                              

Deciso a demolire Adelaide con la seduzione, don Cortesi ha attirato la piccola Adelaide in un rapporto impudico, poi ha rovesciato le parti e ha mostrato Adelaide come la seduttrice per provare così ai suoi amici Monsignori della Curia - pronti a istituire un processo contro di lei - che proprio lei, la bimba scelta dalla Vergine Santa, è una bambina sensuale e malvagia nella sua natura.

                             

                              I Monsignori che l’avrebbero processata avrebbero dovuto vedere in Adelaide

 

la ninfetta! che brama il frutto proibito, dimostra sensibilità per il mondo sessuale... non ama rinunciare alle sue vogliette conosce e insegna la bugia

la monella, forsennata, spiritosa, loquace, abilissima e furbissima, non ingenua, disgustosamente conscia della sua astuzia

la traforella che scodinzola, sfringuella gonfia di boriuzza,

la precoce malizietta, sguaiata, infatuata di sé, dalla risata insolente e soddisfatta, che non tollera di essere intruppata come un anonimo irrilevante, e gode di essere vezzeggiata

la reginetta che mostra esibizionismo, vanità, abilità di fingere, posa a fanciulla prodigio, ricerca l'applauso, brama approvazioni, si atteggia a diva, desidera sentirsi ammirata, cerca i primi posti, cerca ammiratori, si agita, si alza per sovrastare tutte le altre, si mette a capofila, smania di distinguersi, ama le acconciature singolari, ama chiedere gingilli d'ornamento, catenelle, braccialetti, orologi da polso, spilloni, medaglie, occhiali scuri, i vestiti belli e le scarpette belle, indumenti appariscenti e sgargianti..che ama realtà fantastiche, romanzesche, ed esperienze straordinarie, fa credere che ella gode di confidenze speciali il folletto     

 

(brani da: Il problema delle apparizioni di Ghiaie)

 

Descrizione: Descrizione: mail.jpg

 

Per questo don Cortesi ha voluto farsi fotografare abbracciato ad Adelaide:

 

 

 

 

Guardando Adelaide abbracciare e baciare intensamente il prete

nel giardino del convento, accanto a un albero,

i Monsignori avrebbero immediatamente visto:

 

- nel giardino del convento, il Giardino di delizie dal quale è stata cacciata la coppia umana

 

- nell’albero del giardino, l’albero della conoscenza del bene e del male, il cui frutto è stato colto da Eva

 

- in Adelaide, la piccola figlia di Eva, figlia del demonio, la bimba-donna che brama il frutto proibito, e conosce e insegna la bugia

 

- in don Cortesi, il redentore, l’uomo generoso, il prete innamorato delle anime perdute, che subisce il fascino sensuale irresistibile e il bacio impuro della piccola Eva/Adelaide  che inutilmente aveva tentato di redimere.

 

(Così come avverrà in tutte le relazioni di pedofilia Sacra, nelle quali la vittima dovrà essere presentata come responsabile del male, perché portatrice del male)

 

L’Inquisitore s’impadronisce del corpo di Adelaide

 

Seguace della così detta antropologia aristotelico-tomista, don Cortesi conosceva bene la relazione del corpo con la mente, e perciò, altrettanto bene sapeva che, per impossessarsi della mente di Adelaide, avrebbe dovuto impadronirsi prima del suo corpo.

 

Impadronirsi del corpo di Adelaide gli avrebbe permesso di:

 

-         sradicare in lei l’attaccamento alle figure parentali,

-         abituarla a subire le proprie imposizioni come comandi Sacri, impellenti e vincolanti, 

-         sottomettere la sua volontà e costringerla ad accettare il ruolo di cavia dunque gli esperimenti sacrileghi,

-         demolire le sue resistenze morali e farle credere di essere una bimba disonesta obbligandola a vivere con lui una relazione impudica.

 

Don Cortesi ha raggiunto questi obiettivi dopo aver costretto, per anni, Adelaide ad una ossessiva e ininterrotta contiguità corporea  con atteggiamenti affettivi sempre più avvolgenti e impuri.

 

Era necessario per lui strappare Adelaide da ogni contatto fisico.

 

All’affetto del padre - disprezzato come grossolano ubriacone - don Cortesi ha sostituito le tenerezze dell’uomo raffinato

 

All’affetto del fratello Luigi - considerato dal prete una femminuccia, “una ragazzetta”, e dunque portatore di tratti omosessuali - don Cortesi ha sostituito il trasporto amoroso del vero uomo.

 

Adelaide si trastulla in braccio al fratello Luigi, che quel giorno era in licenza militare; a lui la piccina porta un affetto speciale e ben lo merita il caro ragazzotto, tenero e dolce come una ragazzetta (Storia delle apparizioni di Ghiaie pg. 135)

 

Il corpo di Adelaide doveva essere sottratto anche alla folla, per appartenere solo a lui

 

ti piaceva farti accarezzare dalla gente? – l’accuserà, per farle credere di essersi data a un amore impuro e che solo lui avrebbe potuto soddisfare pienamente il suo bisogno di affetto. (Il problema delle apparizioni…pag. 225)

 

Lo stesso don Cortesi riferisce apertamente ripetuti contatti col corpo di Adelaide che svelano il suo folle desiderio di possederla.

 

1)   abbracci e primi pargoleggiamenti dopo una settimana dal primo incontro.

 

Consacro a lei anche tutto il pomeriggio. Alle 13,30 fu messa a letto. Io l'attendevo.  Alle 16 scende nel parco e mi riabbraccia. Gli ultimi veli del sonno si disciolgono dinnanzi ai regalucci che le ho recato. Sotto le ombre quiete e solenni del parco, passiamo più di un’ora in conversazione; no: in beato pargoleggiamento.  (storia delle apparizioni di Ghiaie pg. 136)

 

 

2)   contiguità del corpo con scambio di baci e carezze in solitudine.

 

Bergamo, 13 agosto, ore 9,30, nel convento delle suore, nella sala attigua alla segreteria — Come stai? — chiede Adelaide baciandomi. E siede accanto a me sul divano. (Idem, pg 228)

 

Suor Michelina, capisce i miei propositi e ci lascia soli. Mi seggo presso la stufa e mi avvicino alla piccola. Il volto solcato da lacrime mute ci strappa l'anima — Suvvia! —, dico alla bimba, accarezzandole i capelli. (Idem, pg 211)

 

Ranzanico, 23 luglio, ore 22,30. Siamo bucolicamente sdraiati nel praticello dell’asilo, in faccia al lago sottostante che si trastulla silenziosamente con la luna e con le stelle. (Idem, pg 220)

 

 

3)   contiguità di Adelaide con parti intime del corpo del prete (volto/cosce), dissimulata da falsa pietà. Il pianto di Adelaide è causato dalla costrizione impura cui la costringe il prete.

 

baciai sui capelli la disgraziata fanciulla, con tanta pietà, con tanta tristezza. Adelaide si sente sollevata. E’ sicura di non aver perduto il mio affetto. Si rasserena. L'episodio è chiuso. Le mie ginocchia sono costellate di lacrime.  (Idem pg.212)

 

 

4)   inviti ripetuti alle confidenze per favorire l’intimità fisica.

 

Saliamo le scale. Al quarto scalino mi fermo. Suor Michelina, che ci precede intuisce ciò che voglio fare e, con finissima discrezione, ci lascia soli. Mi curvo verso la piccina: con tratto affettuoso e serio, la invito alle confidenze.  (idem pg.211)

 

Ci sediamo sul divano, nella sala che sta di fronte alla segreteria. Sono le 17. Adelaide è giuliva. Discorriamo di mille cose: della mia casa, dei miei fratelli, delle mie sorelle, di mia zia, dei treni, delle promesse e delle bugie, del suo mal di gola, dei dottori, che finalmente eseguiranno la promessa visita a consulto della bambina nell’Ospedale Maggiore martedì o venerdì della prossima settimana, dei loro strumenti, della radioscopia, della mia valigia, dei miei viaggi, delle cene saltate...

— Mi permetti di fumare una sigaretta? Ti disturba? — chiedo (Idem, pg 215)

 

Adelaide mi bacia e si allontana.... E' il principio della fine. Il turgore dell’anima ha rotto le corazze, entro le quali la bimba si era difesa con tanta abilità, per tanti mesi. (Idem 213)

 

 

5)   Riferimenti frequenti a indumenti intimi (mutandine e giarrettiere) di Adelaide che denotano un interesse perverso per l’intimità della bimba

 

in questi assorbimenti ne van di mezzo... le mutandine, spesso bagnate anche più volte al giorno (Idem, pg 130)

 

perfino si strappò le mutandine. Fu fortuna che a un certo punto se le sentì anche bagnate (Storia dei fatti….pg.126)

 

Adelaide si curva, si aggiusta le calze, le belle pantofoline di panno bianco, regalo del Bambino, le giarrettiere..., insomma vuol nascondermi il suo pianto silenzioso. L’accarezzo e le sollevo il viso  (Idem pag. 211)

 

IL RUOLO DELLE SUORE NEL MASSACRO DEL CORPO DI ADELAIDE:

I MALTRATTAMENTI FISICI E PSICOLOGICI

 

 

Dichiarazioni di Adelaide raccolte nel giugno 1948 da suor Celestina - Sacramentina di Ghiaie - e consegnate a Mons. Angelo Bramini, difensore di Adelaide nel processo contro di lei - bambina di 10 anni !!!  - intentato dalla Curia, nel 1947, nel convento delle suore della Sapienza di via San Giacomo  

 

maltrattamenti, castighi, isolamento in convento

 

Le suore mi trattavano tanto male! Per cose da niente mi castigavano, ero tenuta in disparte da tutti e c’era tanta freddezza in tutti

 

nella scuola del convento

 

Anche a scuola non capivo mai niente, ero sempre in pensiero, perché mi trattavano cosi male anche quando ero interrogata, allora erano parole e castighi. Un giorno piansi dalle otto a mezzogiorno sotto il banco. Le compagne lo dissero alla maestra, che disse: - quando è stanca di piangere riderà

 

nel laboratorio dei lavori femminili del convento

 

mi portavano via tutto l’agoraio e tutte le volte che avevo bisogno dovevo andare a chiederlo, ed erano rimbrotti che sentivo: lazzarona! disordinata! Svogliata!

 

durante i lavori domestici

 

Per non aver scopato dovevo fare le scale in ginocchio baciando ogni gradino. Mi strappavano persino i capelli e io mi mordevo le unghie dalla rabbia

 

nella relazione con le compagne aizzate alla violenza da suor Lutgarda e dalle altre suore

 

Quando le compagne vennero a saper per mezzo delle suore che io avevo negato di aver visto la Madonna tutte mi scherzavano e mi davano dei pugni e solo il Signore sa quanti ne ho presi.

 

paura dei preti vigliacchi

 

Cosa dovevo dire? erano tutti sacerdoti, loro avrebbero parlato con le suore e il peggio sarebbe toccato ancora a me.

 

la rescissione dai genitori

 

Ero sempre accompagnata in parlatorio, non potevo parlare. Soltanto due volte sono rimasta sola coi miei genitori, ma non volevo dar loro dispiacere, chissà quanto piangere avrebbero fatto. Io ci dovevo rimanere ugualmente

 

Il feroce pestaggio della Madre Superiora

 

Una volta la Superiora mi ha condotto nel suo studio e mi ha trattenuta quasi due ore per interrogarmi, ma io non ho parlato. Allora mi prese per un braccio e mi diede dei pugni nello stomaco dicendomi :- Che cuore hai dentro? Di pietra!! - Mi ha fatto tanto male che ho sentito i dolori per tre giorni. Poi mi mandò via dicendomi : - Va! Che non ti voglio più vedere brutta indemoniata! Se vai a casa non tornare più! Va all’inferno!! invece di ritornare qui ancora! che ne abbiamo abbastanza di te!»

 

L’Inquisitore s’impadronisce della mente di Adelaide

 

L’ispezione ginecologica imposta alla piccola Adelaide e l’azione di feroce coartazione mentale effettuata da don Cortesi sulla piccola Adelaide sono operazioni naziste e sataniche attuate da un membro della Chiesa Cattolica con il sostegno della Curia di Bergamo, e la legittimazione di quella romana.

 

Deprivata della famiglia, allontanata forzatamente dalla sua casa, “deportata” e segregata in convento - considerata una creatura mostruosa da trasformare in un oggetto di esperimenti, similmente alle bimbe e alle donne detenute nei lager - Adelaide è stata ridotta da don Cortesi a cavia

 

Come detto, don Cortesi ha massacrato Adelaide costruendo, di lei, un ritratto mostruoso

 

Per l’Inquisitore della Curia di Bergamo

 

Adelaide è:

 

il frutto ributtante di un concepimento nell’ubriachezza imposto da un padre orripilante: ubriacone, sbandato, bestemmiatore, gradasso, incontinente, lazzarone, imbroglione, truffatore, scandaloso profittatore, ipocrita, attacabrighe, rampino, dal sangue malato, dalla disposizione immorale ereditaria…

 

Adelaide è:

 

una minaccia per la purità delle Fede, un pericolo pubblico, una selvaggia, un’attrice esibizionista, una geniale sognatrice infernale, una bugiarda per natura, una ninfetta oreade seduttrice di satiri, una indemoniata, un nodo di vipere , uno scrigno chiuso custodito da sette draghi!

 

Adelaide è:

 

la monella, forsennata, spiritosa, loquace, abilissima e furbissima, disgustosamente conscia della sua astuzia, la traforella che scodinzola, sfringuella gonfia di boriuzza, la precoce malizietta, sguaiata, infatuata di sé, dalla risata insolente e soddisfatta, che non tollera di essere intruppata come un anonimo irrilevante, e gode di essere vezzeggiata, la reginetta che mostra esibizionismo, vanità, abilità di fingere, posa a fanciulla prodigio, ricerca l'applauso, brama approvazioni, si atteggia a diva, desidera sentirsi ammirata, cerca i primi posti, cerca ammiratori, si agita, si alza per sovrastare tutte le altre, si mette a capofila, smania di distinguersi, ama le acconciature singolari, ama chiedere gingilli d'ornamento, catenelle, braccialetti, orologi da polso, spilloni, medaglie, occhiali scuri, i vestiti belli e le scarpette belle, indumenti appariscenti e sgargianti..che ama realtà fantastiche, romanzesche, ed esperienze straordinarie, fa credere che ella gode di confidenze speciali la ninfetta! che brama il frutto proibito, dimostra sensibilità per il mondo sessuale... non ama rinunciare alle sue vogliette conosce e insegna la bugia, la ninfetta! che brama il frutto proibito, dimostra sensibilità per il mondo sessuale... non ama rinunciare alle sue vogliette conosce e insegna la bugia…      

 

Don Cortesi vorrà confermare questo quadro mostruoso impadronendosi della mente di Adelaide con la suggestione ipnotica lungamente preparata da un’incessante esame fisiognomico del suo volto, esteso poi a tutta la morfologia corporea della bimba fino alle parti intime.

 

 

Lo stesso don Cortesi ammette apertamente che Adelaide è stata trasformata da lui in una cavia e si rivela chiaramente nella veste di psichiatra indagatore e “sezionatore” della mente della piccola, ammettendo di aver effettuato esperimenti di suggestione mentale su di lei.   

 

In agosto (anno 1944) avevo iniziato una serie di esperimenti delicati per scoprire se il fenomeno di maggio era riproducibile per suggestione  (Il problema delle apparizioni…pg. 23)

 

Attuati per mezzo di induzioni ipnotiche con probabile somministrazione di droghe e narcotici (verosimilmente forniti dal dottor Cazzamalli), questi esperimenti di suggestione mentale, che don Cortesi definisce eufemisticamente “delicati”, da lui progettati fin dal primo giorno del suo incontro con Adelaide, sono interventi ferocemente invasivi nella mente della bimba di sette anni, e si collocano come operazioni criminali nel solco degli esperimenti di controllo mentale nazisti.

Don Cortesi era attratto dalla suggestione ipnotica quale strumento di coartazione mentale (lo ha sospettato come azione dolosa perpetrata da coloro che “vissero da presso alla piccina” e anche da “qualche criminale” che avrebbe suggestionato Adelaide “sotto la forma di ipnosi”  - idem, pg. 230)

 

Attraverso l’induzione di uno stato ipnotico, don Cortesi ha tentato di costringere Adelaide a ripercorrere l’itinerario mentale che avrebbe scatenato le apparizioni e farle credere che erano state frutto della sua immaginazione.

 

Queste, secondo don Cortesi, le fasi attraverso le quali Adelaide avrebbe prodotto le sue apparizioni

 

·       sotto la pressione della suggestione, Adelaide ha tentato di allucinarsi con un ragionamento riflesso;

·       si è sforzata poi di convincersi e trovare una giustificazione postuma della sua condotta,

·       ma non riuscendo a liberarsi dal morso del dubbio ha sperato che una vera Madonna potesse venire e rapirla nell’estasi;

·       ha tentato più volte la prova con pungente volontà di assistere, almeno una volta sola, al prodigio;

·       con volontario conato autosuggestivo, si metteva in stato d’attesa, di concentrazione aspettante, che slittava in stati onirici;

·       stimolava il processo auto suggestivo grazie alla sovreccitazione affettiva materiata di ansietà e di desiderio alimentata anche dal continuo flusso passionale che emanava dalla folla circostante e che, scaricandosi su di lei, le richiamava l’obbligo urgente di vedere la Madonna;

·       ha dovuto anche fingere insensibilità dolorifica e inibirsi le naturali reazioni agli stimoli;

·       in taluni momenti si è spinta fino alle soglie dell'allucinazione, e forse, nella visione del 21 maggio in una vera allucinazione visiva

 

(da: Il problema delle apparizioni di Ghiaie)

 

1.    Per costringerla ad accettare i propri esperimenti di suggestione ipnotica, e imporle il proprio modo di pensare, don Cortesi ha rapito l’affettività di Adelaide con una contiguità corporea pedo-fila.

 

2.    Attraverso gli esperimenti di suggestione ipnotica don Cortesi si è impadronito della sua mente, e l’ha obbligata a credere che le sue apparizioni erano frutto della sua immaginazione e un peccato gravissimo, preparando così il terreno per costringerla ad una confessione coatta e provare a tutti che le apparizioni erano false.

 

3.    Dopo averla derubata della mente don Cortesi ha presentato Adelaide come una creatura mostruosa, per la sua capacità di autosuggestionarsi, conservare la suggestione resistendo a qualsiasi opposizione, e soprattutto di sostituire la suggestione con una menzogna spaventosa:

 

 

Sicuro che Adelaide non lo avrebbe mai contraddetto, ma che avrebbe ripetuto quel che lui le ha comandato di dire, don Cortesi ha fatto credere a tutti che Adelaide

 

-  era dotata di una tenebrosa capacità di simulare sacrilegamente, di fingere un atteggiamento estatico, di inibire la naturale reazione alle stimolazioni sperimentali della sensibilità, di inventare con impassibile faccia tosta gli elementi e i quadri delle sue visioni, di resistere per tanti mesi, senza tradirsi mai, alla raffica ininterrotta degli interrogatori insidiosi,

 

-  si è autosuggestionata e ha preso gusto a mettersi in scena davanti alla folla continuando a mentire, che ha finto dolosamente e maliziosamente ingannato, perseverando tenacemente nella menzogna iniziale,

 

-  non ha avuto il coraggio di ritrattare subito, ma è stata travolta dall'entusiasmo da lei generato, esaltata dalle notizie dei miracoli, rassicurata dall'adesione di persone illustri, competenti o semplicemente care, fino a credere « che davvero qualche cosa ci fosse » e che la Madonna si fosse degnata di sanare la menzogna originaria con un intervento autentico,

 

-  ha ripetuto innumerevoli volte il suo racconto, finendo per crederci ella stessa, e fissare nell'anima le fittizie immagini della finta visione, e avrebbe scacciato il rimorso, dando corpo alla bugia primitiva, per autosuggestione e fissazione psicologica, mostrando serenità…

 

-  si è fatta strumento di una misteriosa e maligna strapotente energia mentale che ha suggestionato migliaia e migliaia di persone: una creatura mostruosa quale mai l’umanità ha partorito.

 

 

Per mezzo della suggestione ipnotica don Cortesi

ha trasformato Adelaide nella creatura mostruosa che egli stesso aveva creato con la parola

e ha ottenuto altresì, il suo turpe scopo recondito: impadronirsi di lei e tenerla per sempre prigioniera del proprio volere

 

L’IMMONDA ISPEZIONE GINECOLOGICA NAZISTA NEL CONVENTO DI GANDINO

 

sulla piccola Adelaide Roncalli di sette anni, il giorno 05 luglio1944, attuata dal dottor Ferdinando Cazzamalli e da don Cortesi, Inquisitore della Chiesa Cattolica si configura come un sacrificio satanico

Scopo di don Cortesi:

annientare Adelaide nel corpo e nell’anima per soggiogarla totalmente al proprio volere

 

 

Monsignor Bramini, difensore di Adelaide, nel suo libro “la fonte sigillata” rivela gli elementi essenziali della testimonianza ricevuta dalla stessa piccola veggente di Ghiaie su quanto è accaduto il 05 luglio 1944, nel convento di Gandino delle suore Orsoline;

ovvero:  fin dove fu spinta la “visita alle pudende” eseguita dal professor Cazzamalli con la presenza attiva di don Cortesi

 

 

·       Don Cortesi fece denudare Adelaide perché Cazzamalli potesse esaminarla

·       i due aruspici, don Cortesi e Cazzamalli, credevano di trovare….. laggiù (nella vagina) la chiave del segreto delle apparizioni

·       i demoni dietro loro sghignazzavano e subsannavano

·       In quel momento l’angelo custode della bambina dovette coprirsi il viso con le ali

 

 

Per capire meglio lo scenario turpe rivelato da Monsignor Bramini occorre precisare che:

il termine aruspici indica i sacerdoti che facevano profezie esaminando nelle proprie mani le interiora delle vittime

il verbo Subsannare è un verbo arcaico (usato da Carducci nella poesia “la Chiesa di Polenta”) che significa beffeggiare, dileggiare, irridere

 

 

Il che significa che il 05 luglio 1944 nella famigerata stanza del convento di Gandino

 

don Cortesi ha partecipato attivamente, a fianco del medico Cazzamalli, alla visita delle pudende di Adelaide.

 

In qualità di sacerdoti esaminatori dell’intimità della vittima, i due aruspici, Cortesie Cazzamalli, hanno operato il massacro sghignazzando e subsannando, ovvero: beffeggiando, dileggiando, irridendo, schernendo la piccola creatura di sette anni - sequestrata alla famiglia e picchiata dalle suore - alla quale, con gesti osceni, doveva esser sbarrato per sempre l’ingresso alla vita religiosa perché bimba lussuriosa – “ninfetta oreade” l’ha definita l’aruspice don Cortesi –condannata, per origine, alla carnalità.

 

Da cui si deduce che:

 

il 05 luglio 1944,  l’Inquisitore don Cortesi, In qualità di sacerdote ARUSPICE, esaminatore delle viscere della piccola vittima, ha operato il massacro di Adelaide, con le sue stesse mani, continuando a beffeggiare, dileggiare, irridere, schernire, con gesti osceni,  la piccola creatura di sette anni esibita in tutta la sua nudità alle suore presenti, come una bimba lussuriosa – “ninfetta oreade” - condannata, per origine, alla carnalità.

 

 

“Condizionata mentalmente” da don Cortesi era necessario che Adelaide toccasse con mano, rabbrividendo, quanto fosse infido l’affetto del prete seduttore.

 

Dopo averla sequestrata e violentata nella carne e nello spirito, don Cortesi ha suggestionato la piccola di sette anni costringendola a subire un rapporto d’intimità carico di violenza infida e bestiale, strumentalmente pedofilo, per piegarla alla propria volontà e stroncarla nella psiche, nell’anima e nel corpo.

           

 

LA VISITA IMMONDA DEL 05 LUGLIO E’ UN OLTRAGGIO A PADRE GEMELLI E AL VESCOVO Mons. BERNAREGGI

 

05 giugno 1944

il Vescovo di Bergamo Monsignor Bernareggi  incarica padre Agostino Gemelli, come esperto della Diocesi per l’esame della normalità psichica di Adelaide

 

30 giugno 1944 

padre Gemelli varca le mura di del convento di Gandino con una sua stretta collaboratrice, la professoressa Sidlauskaité,  assistente del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica di Milano. Padre Gemelli si fermerà nel convento di Gandino per tutta quella giornata. Osserverà personalmente la piccola Adelaide e affiderà alla professoressa Sidlauskaitè il compito di eseguire, nei quattro giorni successivi (01-04 luglio) anche durante la notte, altre numerose osservazioni secondo un piano da lui predisposto (questo esame sarà tradotto in una lunga relazione che padre Gemelli consegnerà al Vescovo.

In questa relazione Adelaide emerge con grande evidenza come una bambina normale «è  da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute».

 

05 luglio 1944  ore 15,45

 

don Cortesi introduce l’occultista, esperto di paranormale, nemico di padre Gemelli, dottor Ferdinando Cazzamalli nel convento di Gandino (per la seconda volta, senza alcun permesso del Vescovo) perché contrasti l’esame del Rettore dell’Università Cattolica  (padre Gemelli aveva definito Cazzamalli come: un materialista…che dimostra di ignorare tutto quello che di positivo oggi noi conosciamo sui processi cerebrali e sulle loro correlazioni coi processi psichici)

 

Cortesi conduce Cazzamalli al convento di Gandino il giorno successivo all’uscita dallo stesso convento della collaboratrice di padre Gemelli, dottoressa Sidlauskaité, che ha soggiornato nel convento di Gandino dal 30 giugno (giorno della presenza di padre Gemelli) fino al 4 luglio.

 

4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente, dottoressa Sidlauskaité, a non interrogare Adelaide sulle apparizioni e ad esaminare il comportamento di Adelaide con estrema discrezione, “senza che dalla bambina sia giudicato un esame medico”.

 

Si veda anche la pagina TESTI DEL MARTIRIO

 

 

Un’altra terrificante sequenza del martirio di Adelaide: IL FINTO FUNERALE

 

1.        L’accordo Cortesi-Langer

 

Proseguiamo sulle tracce insanguinate lasciate dalla piccola Adelaide, esaminando un’altra sequenza del suo lungo e terrificante martirio:

quella conosciuta come “finto funerale”,

ovvero quella macabra messa in scena di fine luglio 1944 organizzata dalle suore Orsoline in accordo con don Cortesi, dentro e fuori il convento di Gandino, per…………”sottrarre” Adelaide ai nazisti.

 

Utilizzeremo il documento più importante:

la testimonianza lasciata da Adelaide a don Goggi

 

(in:  http://www.madonnadelleghiaie.it/italiano/scheda.asp?IdScheda=684)

 

che analizzeremo per punti:

 

1.    Un giorno, venuto sul discorso, la signora Adelaide mi precisò che, essendo ella in convento dalle suore, queste ricevettero una soffiata che le mise in serio allarme: la bambina era ricercata per essere deportata in Germania o altrove.

2.    Le suore decisero sul da farsi ed istruirono la bimba: doveva fingersi morta, sarebbe stata avvolta in un lenzuolo e portata al cimitero del suo paese.

3.    Fecero così e mentre la trasportavano su di un auto, le suore, con volto commosso e da commuovere, dissero a chi guardava che purtroppo la bimba era volata in paradiso.

4.    La portarono invece in un altro convento ove la tennero nascosta per un buon tratto di tempo finché la minaccia parve sfumata.

 

 

Consideriamo il primo punto,

 

1.    Un giorno, venuto sul discorso, la signora Adelaide mi precisò che, essendo ella in convento dalle suore, queste ricevettero una soffiata che le mise in serio allarme: la bambina era ricercata per essere deportata in Germania o altrove.

 

Poiché Adelaide aveva solo 7 anni e non poteva sapere se davvero i tedeschi volevano deportarla, si deve pensare che le suore le hanno fatto credere questa minaccia come reale.

 

E ci chiediamo:

 

davvero i tedeschi volevano rapirla e deportarla?

Da dove sarebbe partito l’ordine?

E quale reparto avrebbe attuato questo rapimento?

 

Prima di continuare occorre ricordare che:

 

1)   le SS del capitano Fritz Langer – cattolico austriaco amicissimo “coinquilino” di don Cortesi - due mesi prima, il 30 maggio 1944, avevano liberato dalle carceri di San’Agata l’occultista professor Ferdinando Cazzamalli perché cooperasse con don Cortesi nell’opera di demolizione di Adelaide e delle apparizioni

 

2)   e che, perciò, le SS di Fritz Langer – dimoranti con don Cortesi nel palazzo dei professori del Seminario di Bergamo - sapevano di poter contare sull’illustre professore del Seminario, fidatissimo “alleato”, intenzionato a distruggere la piccola veggente di Ghiaie in pieno accordo con loro.

(si ricordi la feroce, immonda, nazista e satanica inquisizione ginecologica della piccola Adelaide)

 

 

E poi domandarsi:

 

c’era proprio bisogno di rapire Adelaide per deportarla in Germania visto che don Cortesi si era assunto il compito di “eliminarla” per conto della Chiesa e delle SS, in un luogo sicuro e “protetto” come il convento di Gandino?

 

 

Molti hanno pensato che, nei giorni della repressione dei cospiratori del fallito attentato a Hitler del 20 luglio 1944, gli agenti della Gestapo abbiano deciso di deportare in un campo di concentramento anche la lontana piccola veggente del Torchio responsabile di aver fomentato il complotto con la profezia enunciata due mesi prima, nell’apparizione del 15 maggio

Se gli uomini faranno penitenza la guerra finirà fra due mesi, altrimenti poco meno di due anni”.

Frase che, diffusasi a macchia d’olio, ha alimentato nella massa la speranza della morte di Hitler.

 

 

La qual cosa ci porta a ipotizzare che la Gestapo abbia fatto pressioni sul Capitano Langer perché arrestasse Adelaide;

e di conseguenza a chiederci come il capitano Langer abbia eseguito quest’ordine

 

 

Per rispondere a questa domanda occorre tener presente che Langer e Cortesi erano “amici fraterni”, condividevano la speranza che la Germania negoziasse una tregua con l’Inghilterra e gli Stati Uniti, soprattutto condividevano lo stesso progetto di “eliminazione” di Adelaide “in casa”, cioè a Bergamo, in un convento, non in Germania in un lager.

 

 

Non è difficile pensare perciò, che Langer abbia avvisato subito don Cortesi dell’ordine ricevuto dalla Gestapo; suggerendogli così, di non fargliela trovare se avesse voluto continuare l’opera di possesso e demolizione iniziata con la scarcerazione di Cazzamalli.

 

 

A questo punto occorre cercar di capire:

con quali ordini, le SS di Langer sono partite per Gandino?

E don Cortesi? come ha preparato le suore Orsoline? Cos’ha detto loro? 

 

Di sicuro il favore accordato da Langer a don Cortesi dev’esser stato pagato a caro prezzo:

non è difficile ipotizzare che la……. “salvezza” di Adelaide sia stata scambiata con il “sacrificio” di partigiani offerti a Langer per mostrare la sua devozione al Regime sopravvissuto all’attentato.

 

2. Le suore Orsoline assecondano i piani criminali dell’Inquisitore don Cortesi

e organizzano il terrore:

 

chiudono la piccola Adelaide di sette anni in una bara minacciando la sua vita, per tenerla prigioniera nei loro conventi-Lager

 

Le suore decisero sul da farsi ed istruirono la bimba: doveva fingersi morta, sarebbe stata avvolta in un lenzuolo e portata al cimitero del suo paese.

Fecero così e mentre la trasportavano su di un auto, le suore, con volto commosso e da commuovere, dissero a chi guardava che purtroppo la bimba era volata in paradiso.

La portarono invece in un altro convento ove la tennero nascosta per un buon tratto di tempo finché la minaccia parve sfumata

 

 

scrive don Goggi riportando acriticamente la testimonianza di Adelaide.

 

Per non urtare la “sensibilità” della Curia di Bergamo, e non siano rilevate le gravissime colpe commesse da un suo eminente rappresentante, don Goggi ridimensiona questa operazione di terrore – vero e proprio atto criminale. 

 

La riporta come fosse un evento drammatico ma necessario.

 

E, a tal fine, attribuisce alle suore Orsoline un progetto folle partorito invece, dalla mente invasata del prete don Cortesi, che, lo ricordiamo, in quel periodo agiva per conto del vescovo e della Curia, e si era fatto padrone, non solo della piccola Adelaide, ma anche delle stesse suore Orsoline, servilmente e ciecamente obbedienti ai suoi ordini - finanche ai più immorali e truculenti.

 

Don Goggi omette di dire che le suore Orsoline hanno eseguito un ordine di don Cortesi perché totalmente sedotte e soggiogate dal suo prestigio, dalla sua autorità e dalla sua forza, e hanno agito in quel modo folle pensando che la piccola Adelaide fosse quel che don Cortesi aveva detto loro:

 

non una bimba degna del massimo rispetto e della massima cura, ma un essere mostruoso e pericoloso di cui aver paura, un essere viscido e lurido che si poteva maltrattare, picchiare, seviziare, e anche eliminare senza tanti scrupoli.

 

 

Don Goggi non si domanda – e ancor oggi nessuno si domanda

 

- perché le suore non abbiano avvisato i genitori di Adelaide, ma l’abbiano costretta a vivere un terror panico agghiacciante che avrebbe potuto ucciderla – credendo di poter disporre di lei a loro piacimento indipendentemente dalla patria potestà e da ogni diritto (comportamento non ancora fugato dalla mentalità clericale)

 

- e perché abbiano scartato altri modi, indolori, per sottrarre Adelaide ai nazisti

(sarebbe inutile fare l’elenco di quanti in Bergamo e fuori avrebbero ospitato e nascosto Adelaide disposti a dare la vita per lei)

 

 

Tanto meno don Goggi si domanda - e ancor oggi nessuno si domanda:

 

com’é possibile che le suore Orsoline abbiano organizzato un funerale “sui due piedi”, senza avvisare parenti, autorità….ed essere credute;

con quale coraggio hanno imprigionato in un lenzuolo mortuario e poi rinchiuso in una bara una bambina di sette anni col rischio di ucciderla;

quale percorso ha fatto l’automobile funebre su cui è stata caricata Adelaide chiusa nella bara, ovvero: quanto tempo ha passato Adelaide al buio e quasi del tutto priva di ossigeno;

in quale cimitero è stata portata la bara; e quando è stata aperta;

quali traumi ha provocato questa operazione criminale nella mente di Adelaide.* 

 

Soprattutto don Goggi non si domanda - e ancor oggi nessuno si domanda:

 

quale è la vera ragione di questa terrificante messa in scena? 

 

Iniziamo con l’affermare che l’irruzione della Gestapo aveva stretto don Cortesi in una morsa:

 

la deportazione di Adelaide in Germania o la sua collocazione in un rifugio diverso dal convento avrebbero sottratto Adelaide al suo dominio. E questo, don Cortesi voleva evitarlo, a tutti i costi.

 

Dopo averla sequestrata e incarcerata nei conventi delle Orsoline per impossessarsi della sua mente, della sua anima e del suo corpo, e fare di lei l’oggetto dei propri desideri, don Cortesi non poteva lasciarsela sfuggire di mano, perché, non ancora totalmente soggiogata al suo volere, la bimba avrebbe rivelato le sevizie cui l’aveva sottoposta col favore delle suore ( cfr: l’immonda e nazista visita ginecologica) e lui non avrebbe più potuto terminare la sua opera demolitrice.

 

Per evitare questo esito, malaugurato per lui, don Cortesi ha subito concertato con l’amico fidato il nazista Fritz Langer - cattolico austriaco capitano delle SS - un’azione tanto traumatica e criminale da impedire altre soluzioni:

farla chiudere in una bara dalle suore, nasconderla poi, temporaneamente, nel convento di Albino e imprigionarla di nuovo a Gandino.

 

Acuto e spietato ragionatore, don Cortesi di certo non può non aver messo in conto:

 

- l’eventualità che Adelaide avrebbe potuto soccombere a quella prova,

- e la soluzione conseguente.

 

Ovvero, non può non aver disposto che:

nel caso fosse morta nella bara per lo spavento, o soffocata, Adelaide sarebbe stata sepolta nel cimitero come un’orfana. l referto medico necessario a certificare la sua morte non sarebbe stato un problema per lui: l’avrebbe fatto redigere al complice Cazzamalli col quale, insieme alle suore, aveva già “ucciso” Adelaide nella psiche e nell’anima.

Per loro, nella bara non c’era una bambina, ma un essere mostruoso immeritevole di ogni pietà.

 

Questa messa in scena terrificante dev’essere avvenuta verosimilmente così:

 

poco prima dell’arrivo dei nazisti al convento di Gandino le suore hanno ridotto la resistenza di Adelaide con del cloroformio, l’hanno rinchiusa in un lenzuolo funebre, poi in una bara che hanno collocato su un carro funebre;

 

all’arrivo delle SS le suore sono uscite dallo stesso convento fingendo di pregare;

i nazisti hanno imposto loro di consegnare Adelaide;

le suore hanno indicato la bara fingendo di piangere; 

i nazisti si sono allontanati senza controllare la bara, come da accordi prestabiliti;

il carro funebre ha continuato la marcia fino al cimitero.

 

Questa terrificante messa in scena dimostra una cosa innanzitutto:

 

Adelaide è stata sottratta alla deportazione in un Lager della Germania – a costo della sua vita - perché il Lager a lei destinato (più elegante e più sicuro di quelli tedeschi) era già stato allestito in Bergamo nei conventi delle Orsoline, dal prete don Cortesi, col concorso della Curia e delle SS di Fritz Langer.

 

In questo Lager-Sacro, aperto nel cuore della stessa Chiesa Cattolica, le suore Orsoline, rivestite del ruolo di donne-Kapò, e l’occultista professor Cazzamalli in qualità di medico perverso, hanno cooperato con l’Inquisitore alla “ELIMINAZIONE INCRUENTA” di Adelaide.

 

Una domanda torna continuamente ad assillare la mente:

 

ma com’è possibile dire a una bambina di sette anni “di fingersi morta che l’avrebbero portata al cimitero” senza pensare che Adelaide avrebbe potuto impazzire, agonizzare e anche morire dallo spavento?

 

Perché questa obbedienza assoluta al prete sul cui volto, pochi giorni prima, assistendo con lui alla altrettanto terrificante ispezione ginecologica di Adelaide, le suore avevano ben visto il ghigno truce del Demonio?

 

 

* solo il dottor Giorgio Gagliardi, ha messo in rilievo come il lenzuolo sulla faccia di Adelaide, e il viaggio al cimitero abbiano provocato nella bimba di sette anni uno stress acuto e l’insorgenza di paure che hanno sconvolto la sua mente.

 

LA CONFESSIONE ESTORTA DALL’INQUISITORE
(brano da Ali spezzate)

 

Passarono solo due settimane dalla gita in barca sul lago d’Endine.

La mattina del 15 agosto, solennità dell’Assunzione della madonna al Cielo, suor Michelina l’accompagnò da lui, nella saletta di fianco all’ingresso – la stessa nella quale si era confessata l’anno prima per prepararsi alla prima Comunione

vieni, avvicinati a me, non temere – le disse don Cortesi dal sofà verde

soffri ancora, qui, lo capisco, e vorresti andare a casa - esordì, come altre volte, visibilmente dispiaciuto - ma tu sai che la sofferenza purifica l’anima, vero? ormai sei grande e queste cose le puoi capire – aggiunse, poi avanzò col busto verso di lei, cupo in volto, le impose il segno della croce, e lasciò che il silenzio riempisse d’angoscia la stanza

Adelaide sapeva quel che lui voleva. Non aveva altro mezzo per difendersi che il silenzio

Non ti riesce di dire niente?– le domandò calmo, paziente, la voce carica di tenerezza

È difficile? non ce la fai da sola? non sai da dove cominciare?… lo capisco, sei ancora piccola e non ti rendi conto di quel che hai combinato?... vuoi che ti aiuti? – le suggerì

Ascolta Adelaide! rispondi con sincerità! – le ordinò e senza alcuna pietà iniziò a scaricarle addosso una pioggia di sospetti e accuse

ricordi quei begli occhiali da sole, quelli grandi e bianchi che ti ha regalato quella signora ricca di Milano, il giorno che sono venuto a trovarti per la prima volta, c’era tanta gente in camera da letto dei tuoi genitori, ricordi Adelaide? – le chiese come evocasse un lugubre avvenimento

l’ho visto che ti piacevano – insinuò malizioso

anche le catenelle preziose, il braccialetto d’oro, gli spilloni, le medaglie d’oro…e tutti i regali che ti hanno fatto nei giorni successivi, ricordi??…anche quelli ti piacevano vero? - continuò, disgustato nel tono di voce 

Adelaide cominciò a soffocare, sentì la gola stretta da una mano invisibile 

Non si era mai accorta di averlo deluso in quel modo, anche perché lui stesso aveva sempre partecipato al coro di approvazioni

erano molto belli, lo capisco, purtroppo tu non hai resistito, le hai desiderate tutte quelle belle cose, hai avuto paura di perderle - riprese lui, contrariato, accusandola apertamente

ti è difficile ammetterlo vero? povera piccina! ma a te piaceva stimarti eh?seguitò ancora, calmo, sprezzante, come segnato interiormente da un grave sconforto, deciso a colpire a fondo il suo pudore

ti piace farti guardare vero? ti piace mostrarti, farti bella davanti agli altri, anche durante le apparizioni, ti piaceva farti ammirare! ti ho visto sai, non negarlo, ti ho visto, ti piaceva – le ricordò sempre più aggressivo

certo che sei furba! io non sarei capace a star lì incantato come te a guardare in alto e sentire tutti intorno che dicono “vede proprio la Madonna!”

Adelaide cominciò ad avvertire il cuore in una morsa inesorabilmente sempre più stretta

ma cosa dicevi quando muovevi le labbra? – domandò lui ancor più aggressivo - perché non vuoi rispondere? cosa dicevi quando muovevi le labbra?- la incalzò

Niente  rispose  Adelaide scuotendo la testa – era la prima parola che pronunciava

Come niente ? ma com’è possibile? allora devo credere che tu dicevi: stasera voglio vedere la Madonna, poi immaginavi tutto e inventavi? Non capisco. Perché andavi in quel posto? Che gusto ci trovavi? – continuò lui martellante

nessuno – ribattè Adelaide la testa fra le mani per ripararsi dai colpi

hai detto che saresti diventata suora, chi te lo ha suggerito? – domandò minaccioso

L’ho detto io, così  -  si difese Adelaide piegandosi in avanti

Ah? L’hai detto così, ma chi vuoi ingannare? a me, non la fai! certe cose non puoi nasconderle. Cosa vuoi farmi credere? che hai detto tutto così, per scherzo? No, Adelaide! Stai mentendo un’altra volta! allora vuoi rivelarmi chi ti ha suggerito le cose che hai detto? basta con le bugie!!  le intimò a voce alta, intenzionato a spingere a fondo i colpi e svellere con forza le ultime resistenze

ma non hai ancora capito che con le tue bugie hai fatto peccare tanta gente? ne manderai tanti altri all’Inferno, e ci finirai anche tu con loro? –  la investì gelido e aggressivo, sempre più astioso, deciso a sfoderare l’ arma più feroce contro di lei, la più sicura e mostruosa

vuoi rispondere Adelaide! vuoi rivelarmi chi ti ha suggerito le cose che hai detto, o preferisci condannare per sempre la tua anima?-  riprese brutalmente, gli occhi, duri, incavati, corrosi dall’ira.

Sfinita, tremante, avvolta dal terrore, si piegò su se stessa.

Per un istante trovò il coraggio di guardare il suo volto.

Incontrò due occhi duri e rabbiosi

nessuno – continuò Adelaide ormai senza respiro

Nessuno eh! sei proprio cocciuta! Vuoi farmi credere che è tutta opera tua? – l’aggredì ancora lui a voce alta

Spazientito si alzò dal sofà, si avviò, agitato, alla porta. Ma dopo pochi passi, si voltò di scatto

E va bene! – gridò da lontano – non vuoi rivelare il nome del tuo ispiratore?d’accordo! d’accordo!...allora la tua bugia la scriverai su quel foglio di carta…così tutti sapranno che sei una bugiarda – la minacciò tagliente

Avanti! Avanti! Alzati! Siediti al tavolo! E scrivi!

Obbediente al comando, piegata in due dall’angoscia Adelaide si trascinò al tavolo, sul quale c’erano già carta