

Una grande luce
Storia delle apparizioni di
Ghiaie
da: Adelaide speranza e perdono
di: Giuseppe Arnaboldi
Riva - EDIZIONI VILLADISERIANE
I primi nove giorni
L’altarino a metà scala
Annunciata è venuta via da Milano lasciando una città sprofondata
nell’angoscia e nel terrore, devastata dai bombardamenti, oppressa dalla feroce
dominazione nazista e in preda alla violenza della guerra civile. Si è licenziata dal sanatorio dove ha
lavorato come infermiera ed è tornata nel suo piccolo borgo natale, il Torchio,
in terra di Bergamo, per sostituire, nella cura dei genitori, due giovani
sorelle che hanno scelto la vocazione religiosa, una già in convento e l’altra
ormai prossima ad entrarvi. Ha sofferto molto per la perdita del lavoro, ma in
cambio ha ritrovato la semplicità, la pace e la serenità dei suoi affetti e
della sua fanciullezza.

Donna semplice, molto giovane e
molto pratica, dopo una rapida ispezione, Annunciata comincia subito a ripulire
la scala del casolare: la imbianca da cima a fondo e decide di realizzare,
sopra un ripiano del muro fra la prima e la seconda rampa, un altarino in onore
della Madonna Da un giornale religioso, Vita Femminile, ritaglia una bella
immagine dell’Immacolata di Lourdes, la incolla su di un pezzo di cartone, ne
fa un quadretto e lo appende al muro, deponendo con cura, sul ripiano
sottostante, una tovaglia di pizzo e due scatole di conserva, smaltate di
bianco, per i fiori
- Questa bella immagine
dell’Immacolata - pensa la giovane donna contemplando il suo lavoro - costituirà
per tutti un’occasione di meditazione e di preghiera, specialmente per i
bambini che, prima di andare a dormire, potranno mandare un pensiero
d’amore alla Madonna, e pregare per la pace. Poi, svelta, esce nei campi
dove la natura, immersa nella luce del giorno primaverile, risplende rigogliosa
di vita. Dopo i fiori, al suo altarino mancherà solo la benedizione del curato
di Ghiaie, il cui arrivo al Torchio è ormai imminente.
La benedizione dell’altarino
Chiuso nella lunga veste talare,
col rosario sempre fra le mani, don Italo Duci arriva puntuale sulla piazzetta
del piccolo borgo sbucando dall’unico viottolo di campagna che corre a pochi
metri dal letto sassoso del fiume Brembo e unisce la parrocchia di Ghiaie al
Torchio. Tutti lo aspettano a quest’ora, ogni settimana, perché questo buon
prete si è impegnato ad uscire dalla parrocchia per venire fin qui a far
dottrina alle ragazze e ai ragazzi, molti ancora occupati nel lavoro dei campi
e prepararli alla gara di catechismo davanti al vicario episcopale prevista per
domenica 14 maggio.
I bambini, che giocano sulla
piazzetta, non appena lo vedono, gli corrono incontro festanti gridando il suo
nome, lo circondano come una corona di piccoli angeli e poi lo accompagnano per
tutta la piazza, fin dentro la rimessa, offerta dalla famiglia Caccia, per le
riunioni di catechesi: un rozzo locale, attrezzato alla meglio con un tavolino,
un crocifisso, una panchina e molte sedie, dove, uno dopo l'altro, di corsa,
arrivano anche i ragazzi e le ragazze, quaranta, su per giù. In questo piccolo
borgo, don Italo Duci, che ha cominciato proprio qui, solo da quattro anni, la
propria missione sacerdotale, viene soprattutto per soccorrere e sorreggere i
suoi poveri abitanti in ogni loro affanno, cercando di lenire la fatica, il
disprezzo e l’isolamento di cui soffrono.
Perché quella che si vive al
Torchio è un'esistenza molto dura, resa ancor più insopportabile dalla guerra
che si è portata via in questi anni i giovani più robusti togliendoli al lavoro
dei campi e all'amore dei propri cari, i quali, nascondendo l'amarezza e le
lacrime li hanno visti sparire, ingoiati da un destino assurdo, verso paesi
lontani. Oggi però, c'è una bella novità per questo tenerissimo prete che,
prima di entrare nella rimessa per la dottrina, si sente tirare per la veste da
uno di questi piccoli angeli. Il buon curato si accorge subito di un trottolino
che gli si è letteralmente appeso alla veste cercando di richiamare così la sua
attenzione con lo sguardo implorante. E poiché sa che in questo villaggio i
bimbi, per la loro innocenza, sono usati dagli adulti come messaggeri, don
Italo capisce che il piccolo ha qualcosa da comunicare. Allora si ferma, si
piega verso di lui, lo accarezza e lo stringe a sé invitandolo a parlare.
«L’Annunciata desidera che
benedica la sua Madonna, su per le scale, dove la sera ci raccogliamo a pregare»
gli dice tutto d’un fiato il bimbo, indicandogli il casolare dei Roncalli.
«Allora vai a dirle che andrò
dopo la dottrina» risponde don Italo lasciandolo volare via.
Don Italo è sorpreso, ma assai
contento per questa novità, perché sa quanto sia difficile per i bambini e per
gli anziani recarsi alla chiesa di Ghiaie tutte le sere per la funzione mariana
e guarda con gioia quel frugoletto allontanarsi di gran carriera in direzione
del casolare di Annunciata. Si è accorto, però, con disappunto, di non avere
con sé l’aspersorio, ma non è contrariato. Gli basta, infatti, guardare le sue
mani per ricordare che, in fondo, egli possiede sempre il necessario .
Un grande splendore
sabato 13 maggio
Annunciata ha cambiato quotidianamente la tovaglietta e
i fiori dell’altarino, ma oggi non ha trovato il tempo per farlo e ha pensato di
affidare l’incarico ad Adelaide, la sua cuginetta, che sta per tornare
dall’oratorio, dove si è recata per la dottrina in preparazione alla prima
Comunione. L’attende con ansia. La piccola però è in ritardo, e Annunciata sta
perdendo la pazienza. Il Rosario in parrocchia comincia alle sei e lei vorrebbe
arrivare in orario per la funzione serale, ma quel ritardo glielo impedirà.
Allora esce sul loggiato per scorgere il suo arrivo e quando la vede sul
viottolo, in mezzo al gruppetto delle amiche, la chiama forte, manifestando nella voce la propria
fretta: «Adelaide!»
La piccola alza la testolina, guarda, capisce
e corre, fermandosi nella piazzetta pronta ad
ascoltare - «Vai in giù nel prato e prendi i fiori per l’altarino della Madonna !» le ordina Annunciata dall’alto
scomparendo poi in fretta, dentro casa.
È un comando, una commissione urgente che
contrasta col suo desiderio di continuare a giocare con le amiche. Adelaide
tuttavia, non vuole disobbedire alla cugina e decide così di trasformare questo
incarico nel suo gioco preferito: la corsa in carriola. Lascia per un momento
le altre bimbe nella piazzetta, corre verso il suo cascinale, entra nel
magazzino, afferra una piccola carriola costruita dal papà Enrico e di corsa la
spinge fuori tornando nel gruppetto. Poi, svelta, entra nella carriola, si
afferra ai bordi incitando infine le sue piccole amiche a spingere: «Bettina! Severa! Andiamo in giù!»
grida. E via, a gran velocità verso i campi.
Sul sentiero accidentato pieno di sassi la
carriola traballa, sbanda paurosamente finché viene abbandonata al limitare del
prato, dentro il quale, come un piccolo stormo di rondini, le bimbe si gettano
tutt’intorno per trovare i fiori più belli, intrecciando le loro voci nell’aria
serotina di maggio. All’improvviso, però, gli occhi di Adelaide, che stanno
guardando un fiore bellissimo di sambuco cresciuto troppo in alto per lei, sono
attirati dal volo di due colombi, bianchi come neve. Adelaide è totalmente
catturata dal loro luminoso candore che spicca nell’azzurro tenue del cielo. E
li contempla, meravigliata, seguendo il loro volo armonioso, fluido e regolare,
tanto mirabilmente accordato.
Ma ecco che proprio in mezzo a quel cielo
dove i colombi hanno condotto i suoi occhi, d’un tratto si accende, lontano, a
oriente, un punto di luce dorata. È un piccolo sole che procede verso di lei
con una rapidità impressionante e in pochi istanti la investe avvolgendola
nella sua luce sfavillante, accecandola. Il bagliore è intensissimo. L’emozione
fortissima. La visione insostenibile. Adelaide è costretta a coprirsi gli occhi
con un braccio per riparare la vista da questo fulgore violento, riuscendo però
a scorgere di fronte a lei tre cerchi luminosi dentro i quali tre figure
imponenti dall’aspetto regale la stanno guardando. È stordita, scioccata, ha
paura. L’irruzione improvvisa di questa luce intensa e di queste figure tanto
maestose le tolgono il respiro, lasciandola senza fiato. Adelaide si sente
mancare. Cerca allora una via di fuga abbassa lo sguardo, si gira. Vuol correre,
scappare, per allontanarsi il più possibile da quella visione tanto mirabile e
gigantesca per lei. Ma non riesce. Una forza misteriosa le impedisce di
muoversi. La trattiene. E una voce delicata, soave, come zucchero filato
l’avvolge teneramente come un velo gettato su di lei per fermarla:
«Non
scappare, sono la Madonna».
È una voce materna, dolcissima, che penetra nel profondo della sua anima, come
una carezza, rassicurandola. Una voce che, improvvisamente, le ha donato calma
e serenità permettendole di rialzare di nuovo lo sguardo verso il globo
luminoso e intravedere in quel bagliore accecante il volto mirabile di colei
che l’ha chiamata e le sta sorridendo amorevolmente.
Bellissima! Maestosa! Coperta da un grande
velo azzurro, ritagliato in una luce dorata, la Madonna stringe al cuore, fra
le sue braccia, sopra il vestito bianco, nella pienezza di un grande splendore,
il suo adorabile Bambino Gesù ricoperto da un abito rosa. Al suo braccio è
sospeso un bianco rosario. Due rose bianche le ornano i piedi. E dietro a lei,
leggermente discosto, con la tunica marrone e il bastone fiorito di un candido
giglio, san Giuseppe avvolto nella stessa luce. Catturata dalla loro bellezza
sfavillante, anche se i suoi occhi bruciano per l’intensità della luce che offusca
tutti i colori, la piccola non tenta più di distogliere lo sguardo da quella
meravigliosa realtà che le offre un incantevole spettacolo d’amore famigliare.
Come la più affettuosa delle madri, infatti, con grande delicatezza, la Madonna
depone Gesù nelle forti braccia del suo sposo affidandolo alla sua custodia.
Poi, come a segnare la missione di preghiera per la quale è stata inviata in
questo misero villaggio e coma questa piccola creatura, sfila il suo bianco
rosario dal braccio, lo stringe fra le candide mani e torna a sorridere alla
bimba.
L’anima di
Adelaide, rapita ormai da questa visione colma di tenerezza, risuona allora
della stessa voce dolcissima, calma come una brezza delicata e melodiosa come
un canto angelico, che l’ha trattenuta.
«Devi
essere buona, ubbidiente, rispettosa col prossimo e sincera» le dice la Madonna
soffermando con estrema cura l’intonazione delle sue parole su ciascuna di
queste ammonizioni. «Prega bene» le ricorda, chiedendole
poi di tornare di nuovo in questo luogo per nove volte, sempre a quest’ora.
Totalmente assorbita dalla sua bellezza,
Adelaide vorrebbe trattenere la visione che le sta di fronte. La Madonna,
tuttavia, dopo aver ripreso fra le braccia il piccolo Gesù, ha iniziato a
salutarla indietreggiando lentamente dentro la luce sfolgorante e, accompagnata
dal suo castissimo sposo, svanisce a oriente, lasciando davanti agli occhi
della bimba, che cercano ancora nel cielo, solo una bianca nuvoletta leggera.
Bettina e Severa, nel frattempo, si sono accorte che
qualcosa è accaduto alla loro amica e, vedendola in quello stato, immobile,
irrigidita davanti alla pianta di sambuco, la chiamano, ma senza ottenere
alcuna risposta. Lo sguardo di Adelaide, infatti, è costantemente rivolto verso
l’alto. Non le può sentire, perché appartiene ancora ad un altro mondo. Stupite
e preoccupate si interrogano. Si fanno più vicine, corrono in fretta da lei, la
circondano, la scuotono, la chiamano ancora, più volte. Ma lei non ha reazioni.
È assente, completamente estraniata. Pensano ad una burla, a uno scherzo messo
in atto dall’amica e la scuotono ancora, la chiamano, gridano il suo nome.
Niente! Adelaide non risponde, inamovibile, impassibile ad ogni sollecitazione.
Non sanno che fare. Sono perplesse, preoccupate per questa sua strana
condizione di rigidità, tanto che la piccola Palmina,
sorella minore di Adelaide, sopraggiunta in quel mentre, atterrita da questo
spettacolo, riparte di gran carriera, piena di spavento, e arrivata al
casolare, non riuscendo più a trattenere il suo annuncio funebre, grida
trafelata col cuore in gola: «Mamma! Mamma! Adelaide è morta in piedi!»
Un grido disperato al quale mamma Annetta,
dopo un primo momento di preoccupazione e stupore, risponde con bonarietà e un
sorriso di compassione. «Nessuno è mai morto in piedi» le ricorda
accogliendo la sua piccola creatura dentro il nero grembiule. «Adesso però,
vai! Torna nei campi e dì all’Adelaide che è pronta la minestra».
Anche mamma Annetta ha pensato a uno scherzo di Adelaide. Ma quel grido di Palmina ha scatenato comunque un gran putiferio perché,
dopo quell’annuncio e dopo un breve interrogatorio, Severa e Bettina, strappata la confidenza all’amica, raccontano
l’intera vicenda.
Le chiacchiere allora, in brevissimo tempo
riempiono i casolari del Torchio e la piccola Adelaide è letteralmente
investita dalla curiosità dei parenti e dei vicini, dalle domande e dai
rimbrotti delle cugine, dalle minacce delle sorelle e della stessa mamma
Annetta. «Che vai inventando? Sei pazza! Ci manderanno in prigione, ci bruceranno
la casa!» la investe Annunciata arrabbiatissima cercando di costringerla a
negare l’apparizione. Ma Adelaide resiste: lei ha visto davvero. Ha visto la
Sacra Famiglia: il Bambino Gesù vestito di rosa in braccio alla Madonna col
manto azzurro, accanto a san Giuseppe. E lo ribadisce più volte con forza. Gli
altri però, non vogliono sentir ragioni e l’aggrediscono ancor più duramente. «Via!
A letto senza mangiare !» le urla arrabbiatissimo papà Enrico, agitato come
una furia, con lo sguardo torvo.
Nemmeno lui può crederle, ovviamente. E chi
potrebbe farlo, del resto? Il mistero incontrato questa sera dalla bimba è
davvero tanto, troppo grande per loro che non possono riascoltare, come lei,
nel profondo dell’anima l’eco dolcissima di quella voce soave che l’ha
chiamata. Soltanto lei, infatti, può vedere ancora nella mente quel regno di
luce che l’ha abbagliata, avvolta, compenetrata, facendola partecipe della sua
gioia. Oggi è sabato, ultimo giorno della VI
settimana di Pasqua e la Chiesa annuncia che Gesù si è fatto carne e ha donato
all’uomo la vita del Cielo. Ma come credere che quest’annuncio è una realtà
tangibile apparsa nel cielo agli occhi di una bimba? Come credere che il Cielo
sia sceso sulla terra aprendosi proprio lì, proprio sopra il Torchio, sopra
quella bambina tanto povera? Impossibile! Mai nessuno, infatti, avrebbe
scommesso tanto per quella miseria. È il 13 maggio, e la preghiera del Rosario
conduce a pensare continuamente alla gloria della Madre Immacolata assunta in
Cielo e incoronata Regina dell’universo per unire nell’azzurro
del suo manto tutta l’umanità. Ma come
credere che Adelaide, oggi, ha visto davanti a sé, in quel prato, proprio
questa Madre meravigliosa ammantata d’azzurro?
La burrasca però non dura molto e presto cede
il posto alla quiete. Anche le sorelle che a letto le affibbiano qualche
spintone e calcetto, dopo un po’ si arrendono al sonno lasciando che Adelaide
possa girarsi e voltare loro le spalle per trovare un po’ di riposo e ritrovare
gli occhi della Madonna colmi di tenerezza, lo sguardo pieno di amore di Gesù
Bambino, quello dolce e amabile di san Giuseppe, il loro sorriso benevolente,
che sono diventati il suo stesso mondo.
Due missioni: Unità e Amore
domenica 14 maggio
Il mattino seguente, domenica 14
maggio, la notizia dell’apparizione si diffonde, esce dal piccolo borgo e, passando di bocca in bocca, arriva in paese dove si sparge altrettanto rapidamente, raggiungendo infine, nel
pomeriggio, il curato don Italo Duci e il
vecchio parroco don Cesare Vitali, figura autorevole, saggia e prudente,
profondamente radicato a Ghiaie ormai da quasi trent’anni. Sono le
cinque della sera e i due preti s’incamminano diretti all’oratorio femminile
per confermare alle ragazze il ritiro di preghiera della domenica seguente.
Sono contenti, e conversano fra loro ricordando il successo strepitoso
conseguito alla gara di dottrina davanti al vicario del vescovo, ma non appena
varcano la soglia dell’oratorio, si trovano davanti ad un’insolita agitazione
che provoca in loro un forte disappunto.
Le ragazze parlottano, sussurrano l’una
all’orecchio dell’altra qualcosa di misterioso, agitate da un fermento sospetto
e da una forte irrequietezza; e ridacchiano riempiendo il locale di un brusio
fastidioso, irritante, che nemmeno l’ingresso dei due preti riesce a calmare,
finché, ripetutamente interrogate dallo stesso don Cesare sulla ragione di quel
trambusto, alcune indicano Adelaide e gli rivelano: «Questa bambina vede la
Madonna». Per entrambi i preti, è una notizia esplosiva. Una novità tanto
inaspettata che, insieme all’agitazione delle ragazze, accresce in loro una
grande irritazione. «Basta! basta! con queste sciocchezze!» comanda don
Cesare per mettere un po’ d’ordine. «Queste sono tutte idiozie!»
sentenzia. Poi, rivolto alla bimba, con volto burbero e aggressivo: «E tu,
non raccontare più scemenze! Finiscila di dire baline!
Va là che tu hai visto il diavolo!» le dice forte, canzonandola di
fronte alle altre, continuando poi a lanciare motti irrisori e dure invettive.
«Tu questa sera non esci da qui!» le ordina infine, severo e
contrariato, con l’intenzione di trattenerla in oratorio, che diventa allora
una vera baraonda per il pianto della piccola e le proteste delle ragazze.
Don Cesare è stato categorico e per Adelaide
non ci sarebbe via d’uscita senza l’intervento di una suora che, unendo le sue
battute a quelle del parroco, riesce però a liberarla da quella stretta. «La
lasci andare don Cesare, vuol dire che ci faremo una gran risata!»
esclama. Poi, vedendo Adelaide allontanarsi dal gruppo delle ragazze e varcare
di corsa la soglia dell’oratorio: «Adelaide! Prima di andare là, fai
merenda!» le grida dietro rincarando la dose degli scherni, «se no
vedrai anche il Sacro Cuore!». Ma i lazzi rivolti alla bimba non hanno
rasserenato l’ambiente.
Le ragazze continuano ad agitarsi, parlottano
ancora. E i preti, costernati, pur continuando a scherzare, non riescono a
nascondere la loro preoccupazione perché ormai capiscono che questa notizia
straordinaria è diventata il centro della curiosità della parrocchia.
Infatti, attorno ad Adelaide, giunta al
Torchio di corsa, e poi sospinta ancora nella carriola dalle sue piccole amiche
fino al campo, alcune persone, uscite di casa, formano già una prima piccola
corona di pellegrini inconsapevoli, che possono osservare stupiti la sua
devozione e il suo viso luminoso, pieno di gioia.
Bettina e Severa, arretrate di qualche passo hanno
lasciato la loro piccola amica sola, in mezzo alla gente, nella carriola;
dentro la quale Adelaide si inginocchia, iniziando a pregare con lo sguardo
verso il cielo, nell’attesa che la promessa ricevuta si avveri.
Ed ecco, improvvisamente, davanti ai suoi
occhi le stesse candide colombe della sera prima le annunciano il punto
luminoso, che si accende di nuovo lontano ad oriente e in brevissimo tempo la
raggiunge aprendosi ancora di fronte a lei in un immenso bagliore per mostrarle
la dolcissima figura del Bambino Gesù nelle braccia della Madonna e dietro a
loro l’angelica persona di san Giuseppe. I suoi occhi ardono, bruciano. Non può
vedere nitidamente. La luce è intensissima. Tutto le appare ancora sfuocato, ma
la visione che le sta di fronte è di una immensa bellezza!
La Madonna le sorride, un sorriso tenerissimo
come la carezza dolcissima di una madre e come ieri, dopo aver affidato il suo
Gesù al suo castissimo sposo si è fatta più vicina.
«Devi
essere buona, ubbidiente, sincera, pregare bene, e rispettosa verso il prossimo»
l’ammonisce, ripetendo gli stessi precetti del giorno prima, che, oggi,
costituiscono solo la premessa di nuove più gravi disposizioni.
«Tra
il quattordicesimo e il quindicesimo anno ti farai suora sacramentina»
le preannuncia subito dopo, in modo fermo, senza giri di parole e senza
nasconderle che questa vocazione non può non contenere un orizzonte di vita
pieno di dolore. «Soffrirai tanto e poi
tanto» le rivela, infatti, la Madonna con grande tristezza, facendole
comprendere la necessità di questo compito amaro. Un compito che sarà ripagato,
però, con la più grande delle consolazioni.
«Ma
non piangere, perché dopo verrai con me in Paradiso!» le promette.
Adelaide non è turbata dalle gravi parole che
ha ascoltato; anzi le ha fatte proprie come un dato di realtà. E non solo
perché come tutti i suoi compaesani, è preparata a sopportare il dolore, ma
anche perché la bellezza di questo mondo di luce, ha riempito completamente i
suoi occhi, la sua mente e il suo cuore annullando ogni apprensione. La Madre
di Dio risplende davanti a lei, incantevole, come una sposa. E il suo velo
bianchissimo tanto assomiglia a quello indossato dalle suore sacramentine quando pregano immobili e adoranti davanti
all’Eucaristia. Adelaide è triste soltanto perché vede la Madonna riprendere il
Bambino fra le braccia e arretrare poi nel cielo svanendo a oriente insieme al
suo sposo.
Lasciata un’altra volta sola nel prato,
rapita ancora dalla stupenda visione che le ha riempito l’anima, Adelaide non
riesce a muoversi, non riesce a parlare. E quando si rialza, non apre bocca ma,
chiusa nel raccoglimento, si avvia, assorta nei suoi pensieri, verso il
Torchio, seguita dalle piccole amiche che non hanno il coraggio di porle alcuna
domanda, come del resto nessuno in quel gruppetto di primi curiosi osa
avvicinarsi a lei e importunarla. È un piccolo corteo molto composto quello che
ritorna al Torchio in questa sera di festa piena di pace: una piccola
processione silenziosa accompagnata da un sommesso bisbiglio, dal rumore dei
passi sopra il sentiero ghiaioso e sassoso, dal fruscio del vento fra i rami,
attraversati dalle rondini che passano in fretta incrociando il loro volo nel
cielo azzurro appena colorato dalle prime nubi rosate.
Ma ad un tratto, irrompe la voce ansimante di
Candido un ragazzo della parrocchia che non appena ha sentito la notizia delle
apparizioni dalla madre, è partito di gran carriera per incontrare Adelaide.
«Adelaide! Ascolta! Ho saputo che tu vedi
la Madonna» le dice trafelato. «Prova ad andare ancora a vedere se ti
appare» la supplica col respiro affannato confessando la ragione
estremamente importante che lo ha mosso con quest’urgenza: «Voglio sapere se
io potrò essere sacerdote consacrandomi a lei». Poi, strappando la
carriola dalle mani di Itala con fare deciso la sollecita ad entrare, inverte
il percorso, e senza tanti scrupoli riparte per il campo, inseguito da Bettina e Severa, che, senza protestare, decidono di
fermarsi più indietro.
Condotta un’altra volta sul posto
dell’apparizione, Adelaide di nuovo s’inginocchia dentro la carriola e inizia a
pregare mentre Candido, che è molto più alto di Adelaide, si piega devotamente
al suo fianco, sul prato accanto a lei, estrae da una tasca della giacchetta la
corona del Rosario, la porge ad Adelaide e la condivide con lei.
Chiunque abbia la sorte di vedere in mezzo a
questo campo i due giovani, lei una bimba di sette anni e lui un ragazzo appena
adolescente, meravigliosamente uniti dalla corona di Ave Maria,non potrebbe che
intenerirsi. Come due frutti della selva benedetti e puri, addormentati in quel
gran silenzio dei campi, avvolti in quella stessa natura fresca e rigogliosa di
maggio, Adelaide e Candido pregano insieme e insieme si allontanano dal mondo,
incuranti di ogni giudizio e rispetto umano, fiduciosi solo nella risposta del
Cielo
e nella verità di ciò che a loro è stato
insegnato. Nella più totale innocenza Adelaide e Candido hanno unito le loro
anime costringendo il Cielo a intenerirsi e a mantenere la promessa della sua
presenza in mezzo ad ogni coppia unita nella preghiera. Il loro è un volo verso
il Cielo spiccato insieme elevando le loro anime nell’azzurro, incontro
all’amato Signore. Lo stesso volo armonioso dei colombi che Adelaide può ancora
vedere davanti ai suoi occhi
Il punto di luce appare allora un’altra volta
ad oriente si fa globo, li raggiunge, li avvolge e, finalmente lo sguardo di
Adelaide incontra il viso bellissimo e radioso della Madonna. Candido se ne
accorge.
«Diglielo!» la sollecita allora
continuando a tirarla per il grembiule. «Diglielo! Diglielo! Chiedile se io
sarò sacerdote!» la sollecita continuando a pressarla con insistenza;
finché Adelaide, radiosa in volto, con un cenno della testa gli comunica: «La
Madonna è qui che ti sorride» riempiendolo così della sua stessa immensa gioia.
Candido continua a guardare la sua piccola amica e aspetta che tutto finisca,
ansioso di ascoltare la conferma di quel che ha sempre sperato, mentre la
felicità invade ormai tutto il suo cuore. È contento. Ha capito che il suo
desiderio si avvererà e lui sarà prete.
Ma proprio quando tutto intorno sembra ormai
risuonare di quel grande gaudio, d’un tratto, con un gesto brusco e improvviso,
emettendo un gemito di terrore, Adelaide si copre il volto e lo nasconde tra le
mani, inorridita da una visione spaventosa che le è passata davanti agli occhi.
Dopo qualche istante però, svanita quell’immagine paurosa, la bimba può
ammirare di nuovo la bellezza radiosa e paradisiaca della Madonna che
lentamente si allontana nel cielo azzurro salutandoli con gioia.
«Cosa ti ha detto? Cos’ha risposto?»
le domanda allora, trepidante il povero Candido che non sta più nella pelle.
«Mi ha detto: sì, egli si farà sacerdote missionario, secondo il mio Sacro Cuore quando la guerra sarà
terminata» gli risponde la piccola Adelaide facendolo saltare dalla
gioia fino al settimo cielo. Una notizia esaltante per Candido, che senza
indugi lascia la corona del Rosario nella mano di Adelaide e corre come un
matto verso casa.
per annunciare felice a sua madre quella
conferma del Cielo.
Per Adelaide invece è in arrivo un nuovo
temporale; si sta sollevando un nuovo putiferio. È la sorella maggiore,
Caterina, a scatenarlo dopo esser tornata dalla parrocchia e aver sentito le
voci di una nuova apparizione alla piccola Adelaide.
«Ecco qui la bugiarda!» la investe
furiosa appena vede la sorellina entrare in casa, sommergendola poi con una
gragnola di invettive. «Brutta orba! Cosa vai raccontando?! Tu disonori la
nostra famiglia!» e la rincorre inseguendola per la cucina intorno al
grande tavolo, cercando di affibbiarle qualche scapaccione.«Svergognata!
Bugiarda! Tutto il paese ride di noi! Ci metteranno in prigione per colpa
tua! Fila a letto se non vuoi che ti ammazzi!» la minaccia piena di rabbia.
Ma la camera da letto non è un rifugio sicuro per Adelaide, perché qui è
appostata un’altra sorella, Vittoria, che l’aspetta furibonda pronta a
rincarare la dose di invettive e minacce. «Conta frottole! Ballista!
Continua ancora a dire altre scemenze, che ci manderanno tutti al
manicomio!» l’aggredisce scalciando fin sotto le coperte. «Vai via! Stai
lontana! Non voglio una bugiarda nel letto con me!». Questo
inevitabile trambusto famigliare, tuttavia, è davvero poca cosa per la bimba
ancora colpita e turbata dalla orribile visione che la Madonna le ha voluto
mostrare per farle comprendere la necessità e l’urgenza della sua vocazione
religiosa. Adelaide è sola. Come tante volte le capiterà. Sola con questo
grande e arduo compito che la Madonna le ha assegnato. Soltanto Candido
potrebbe capire e ascoltarla, perché oggi il Cielo l’ha unita a lui con stessa
corona di preghiera e di dolore. Ma è lontano.
Il volto addolorato
martedì 16 maggio
Mentre in casa Roncalli la
pressione sulla piccola Adelaide si è affievolita, il desiderio di capire
cresce inevitabilmente da altre parti. Oggi, tocca alle suore Sacramentine che, in una stanza dell’asilo di Ghiaie, hanno
circondato Adelaide, e ascoltano il racconto della prima apparizione.
«E poi cosa ti ha detto ancora
la Madonna?» le domanda suor Celestina divertita guardandola fissa negli
occhi.
«Che a quattordici anni mi
farò Sacramentina».
Una risposta del tutto inattesa,
che arriva improvvisa a mozzare il fiato di tutte le suore. Stupite e sorprese,
questa novità sconvolgente le costringe, infatti, a considerare Adelaide una
piccola consorella, affidata alle loro cure dalla stessa Regina del cielo.
«Quando te lo ha detto?»
le chiede allora suor Celestina, impallidita, ma ancor più interessata. «Domenica,
prima di salutarmi» - le risponde Adelaide - «La Madonna mi ha sorriso e
poi mi ha detto che a quattordici anni mi farò suora Sacramentina
e che dovrò soffrire tanto e poi tanto ancora».
Le suore sono sconcertate da
questa rivelazione che le impegna a riflettere seriamente sulle apparizioni.
Suor Celestina però, è ammutolita e continua a fissare Adelaide. Vorrebbe farle
ripetere questa profezia, dietro la quale, intuisce un grande mistero.
Ma non c’è più tempo; perché il
parroco, don Cesare, improvvisamente irrompe nella stanza e dopo aver
adocchiato la bimba in mezzo alle religiose, decide di concludere bruscamente
il loro interrogatorio. «Tu !» esclama di botto con tono severo.
«Questa sera vai ancora a vedere la Madonna?»
le chiede imperioso. Poi, senza ascoltare la risposta: «Dimmi un po’! a chi
devi obbedire tu? a me o alla Madonna?» le domanda ancora alzando la
voce e aggrottando le ciglia per incuterle un po’ di timore. «Prima alla
Madonna e poi al prevosto» gli risponde pronta Adelaide mettendolo in una
condizione di difficoltà, dalla quale don Cesare
può uscire solo intensificando il suo atteggiamento duro
e severo. E con volto un po’ tracotante, elevando la mano, in tono grave, le ordina: «Allora questa sera io
ti dico di non andare al luogo delle
apparizioni!» Un comando dal quale nemmeno
le suore possono proteggerla. Un comando
terribile che costringe Adelaide a vivere, da questo
momento, una contraddizione lacerante, perché il parroco, che rappresenta Gesù, sembra contraddire il Cielo.
Così, atrocemente divisa fra l’obbedienza a
lui e una forza interiore irresistibile che la
chiama, Adelaide torna al Torchio ormai affollato
da molta gente accorsa numerosa nonostante la pioggia
e alle amiche che la aspettano per l’apparizione confida la sua pena: «Il prevosto non vuole, ma io devo andare
in giù».
I pellegrini la cercano. La Madonna
l’aspetta. Ma lei è agitata, inquieta e corre
via allontanandosi dalla folla. Fa il giro del casolare, torna alla piazzetta e si rifugia in casa. Il suo cuore è in
tempesta, perché il richiamo della bella
Signora cresce in lei prorompente, soave,
dolcissimo, incessante. Non può resistere. E
allora rompe ogni indugio, supera ogni timore e si avvia. Ma nella cucina affollata alcuni tentano di
bloccarla.
«Fermati! Non è l’ora! Aspetta!» le
dicono per metterla allaprova cercando di ingannarla
in tutti i modi e di fermarla con la forza. «Sono
le cinque, è presto».

La bimba però, con gesto deciso, si strappa
da questa nuova morsa, guadagna l’uscio di
casa, chiama la sua piccola amica Itala, la
prende per mano e insieme avanzano nella piazzetta sotto una pioggerellina fastidiosa, immergendosi in una ressa
indescrivibile; dentro la quale però
rimarrebbero intrappolate senza l’aiuto di un
generoso pellegrino, che, dopo aver riconosciuto in Adelaide la piccola veggente, la prende in braccio e
trascinando Itala con l’altra mano, comincia a
fendere la massa di persone fino a raggiungere
il prato dove le bimbe possono finalmente inginocchiarsi sull’erba bagnata, una accanto all’altra. Adelaide e Itala stringono il rosario tra le dita e cominciano a sgranarlo con lo sguardo al cielo, verso oriente,
tranquille nel mezzo di una moltitudine che
risponde alla loro preghiera con grande devozione.
Non piove più. L’umore dei prati, come incenso, irradia il suo profumo mescolandosi
all’orazione che risuona tutt’intorno mentre
un fascio di sole ormai al tramonto, sceso da uno squarcio di cielo aperto
proprio sopra il Torchio, inonda la campagna. Ed ecco, ad un tratto, le due candide colombine
volare nell’azzurro, di nuovo verso oriente da
dove irrompe veloce il punto luminoso che
improvvisamente si apre davanti alla piccola Adelaide
nei tre cerchi di luce sfolgorante, mostrando, in essi, le tre sante persone della Sacra Famiglia. Il Bambino Gesù, vestito di rosa come ieri, le
sorride, teneramente adagiato nella culla
radiosa formata dalle braccia della Madre vestita
d’azzurro e ammantata di bianco, fulgida come una
sposa. Anche la Madonna le sorride. Ben presto tuttavia, un velo di mestizia le adombra il volto adorabile e lo
rattrista. Dopo aver affidato il suo Bambino
all’umile san Giuseppe la Madonna è tornata a
guardare Adelaide, che, nello sconcerto, è costretta
a vedere il viso dolcissimo della Madre di Dio oscurarsi sempre più, segnato dall’afflizione e dal dolore, come il sole quando viene improvvisamente coperto dal passaggio
di una nube densa e fredda.
«Tante
mamme hanno i bambini disgraziati per i loro peccati gravi».
È una voce rotta dall’amarezza e dall’angoscia, che tradisce un grande dolore, una voce che continua ad ammonire
con grande afflizione: «Non facciano più peccati e i loro bimbi
guariranno». Un messaggio severo,
affidato alla piccola Adelaide, per le madri
addolorate, emerso da un immenso cuore materno stretto
nella morsa spaventosa di una sofferenza lancinante, come un’ombra di morte.
«Prega
per i poveri peccatori che hanno bisogno della preghiera dei bimbi»
la invita ancora la Madonna con voce accorata, stretta
nell’implorazione di una richiesta di aiuto, e la saluta infine col segno della croce, allontanandosi nella luce
abbagliante col suo Bambino di nuovo fra le
braccia, accompagnata dal suo sposo.
Le nubi si sono diradate nel cielo lasciando
ampi squarci azzurri. E il sole ha
riconquistato il suo posto riscaldando i pellegrini intirizziti. Anche Adelaide, di fronte a tutti, ha salutato la
Sacra Famiglia con il segno della croce fissando così questo stesso segno come un vincolo indelebile fra la terra e il cielo
del Torchio, legame indissolubile col quale
oggi la Madonna ha unito alla propria missione
di salvezza la piccola Adelaide. L’apparizione
è terminata. Adelaide però, mesta in volto, pensierosa,
prega ancora quando la folla attorno a lei spinge, preme, vuole sapere. La pioggia di domande oggi è
incessante, ancor più copiosa di ieri. Ma lo
stesso uomo robusto che l’ha condotta qui interviene
con decisione, riprende in braccio la bimba e trascinando dietro di sé la piccola Itala, fende di nuovo la
massa compatta dei pellegrini fino al
casolare, dove la pioggia di domande riprende
ancora senza sosta e si unisce a nuove richieste di preghiera e di grazia.
Perché anche dentro casa i pellegrini
avvicinano Adelaide: la toccano,
l’accarezzano, si piegano verso di lei per guardarla negli occhi, la chiamano. Sono
decine e decine di voci e volti sconosciuti che la caricano di interrogativi sommergendola con le proprie
angosce e con nuovi pesanti fardelli: - Adelaide,
prega per il mio papà! - la invoca una
voce femminile fra la gente che affolla la scala. – Raccomanda alla Madonna
la mia bambina tanto malata! - le grida, straziata,
una madre accanto all’altarino. - Ricordati di mio figlio!
È un coro lamentoso di suppliche che si
sussegue incessante fin dentro la cucina;
anche questa piena di gente disposta attorno al
grande tavolo, dove si ripetono domande e implorazioni; finché il letto finalmente non l’accoglie, stremata dalla
fatica. Appena vi si adagia gli occhi cedono
istantaneamente al sonno, ma il suo cuore le
restituisce il dolcissimo sorriso della Madonna.
Gli angeli rosa e azzurri
mercoledì 17 maggio
Le notizie raccolte ieri si sono aggiunte
a quelle intrecciate nei giorni precedenti e, nonostante le gravi parole della
Madonna, un po’ deformate nel passaggio di bocca in bocca, si è notevolmente
accresciuta l’onda gioiosa di un grande annuncio di speranza: - La Madonna
apparsa a Ghiaie ha detto che presto verrà la pace - Per questo,
anche oggi, la piccola deve prepararsi ad affrontare una nuova fiumana di
gente, un nuovo torrente di domande e un ennesimo interrogatorio.
«Va là! che non è vero che
vedi la Madonna» la provoca don Italo con una faccia un po’ burbera dopo
averla convocata in canonica dove la piccola è stata accompagnata dalla cugina
Maria. «E non contarmi bugie, altrimenti vai in prigione» le dice
ancora, severo, avvicinandosi a lei con fare arcigno, per spaventarla, senza tuttavia
ottenere alcun effetto perché il suo volto accigliato ispira bontà e fiducia ed
è amato dai bambini. Adelaide, infatti, non è turbata dalle sue minacce e
risponde tranquilla alle sue domande. Ripete un’altra volta il racconto della
prima apparizione, gli riferisce le parole della Madonna e, infine, gli
annuncia un prossimo grande miracolo.
«Quale miracolo?» scatta
allora, sorpreso, il povero don Italo allarmato da quest’altra improvvisa
novità che complica ulteriormente tutta questa faccenda.
«Non lo so. Non me lo ha detto».
«E quando l’hai saputo?»
le chiede allora ansioso.
«Ieri. Al termine
dell’apparizione» gli risponde la bimba.
«Molta gente mi ha detto di
domandare alla Madonna un segno».
«E lei ti ha risposto?»
«Sì. La Madonna mi ha detto
che il segno verrà, a suo tempo».
«E come accadrà?»
«Non lo so, non l’ha detto».
«E quando accadrà?»
insiste ancora il buon curato che non sta più nella
pelle, sempre più allarmato.
«Domenica!»
Don Italo è sbigottito! Lui ama i bambini,
non riesce a resistere alla loro semplicità e ne ha cura come fossero piccoli
angeli. Ma adesso è preoccupato per Adelaide. Quelle notizie tanto grandi,
quella folla tanto numerosa lo impressionano. E teme che le apparizioni siano
un inganno diabolico.
«Quando vedrai ancora la Madonna?» le
chiede poi, sempre più ansioso.
«Stasera!»
«E allora, quando la vedrai, prendi
dell’acqua benedetta e gettagliela addosso, potrebbe essere il diavolo!» le
suggerisce per metterla in guardia. Ma è riuscito solo a farla ridere di gusto.
E deve arrendersi. Il sorriso con cui la bimba gli ha risposto ha
stemperato i suoi timori. - Adelaide sembra davvero sincera -
pensa allora più tranquillo don Italo guardandola uscire dalla canonica
e imboccare il sentiero che porta al Torchio, già invaso, anche oggi, da
folti gruppi di pellegrini in cammino al luogo della Madonna.
Ormai sono molti quelli che la riconoscono. «Adelaide!»
la chiama subito una donna, che, in prossimità della chiesa, si avvicina e l’afferra
dolcemente per le spalle. «Sei tu Adelaide, non è vero?» le
domanda colma di angoscia. «Ho paura per mio figlio soldato! Ho paura che
non torni più! Di’ alla Madonna che lo salvi!» la supplica raccogliendole
teneramente una mano per deporvi un bacio umido di lacrime, come un
ringraziamento e un saluto.
La via del Torchio, oggi, sembra una vera via
del dolore per la bimba che, poco più avanti è fermata da un’altra donna: «Guarda,
Adelaide, che testa grossa ha questo mio bambino!» le dice mostrando il
figlio idrocefalo. «Non sa camminare» continua sconsolata, mentre il
piccolo ha roteato faticosamente il proprio cranio mostruoso guardando
inebetito e rassegnato, dietro due occhi liquidi ed evanescenti, la piccola
Adelaide profondamente rattristata per quel bimbo inchiodato ad una sorte tanto
dura e umiliante.
Anche nella sua stessa casa la piccola trova
un altro dolore da consolare e un’altra mamma nell’angoscia, senza pace. È
mamma Annetta, la sua mamma, tormentata dal dubbio e dal timore.
«Ho paura
Adelaide! Ho paura per la nostra famiglia! Vieni qui!» le dice non appena
la bimba ha varcato la soglia della cucina «Dillo alla tua mamma e non dire
bugie! Vieni qui! Siedi accanto a me! Dimmi la verità!» la implora e
quasi piange. «Ho paura che non sia vero quello che racconti. Mi vergogno
per tutta questa gente... oh! Adelaide mi farai morire !» le confida,
raccogliendo il viso nelle mani. «Io voglio crederti, Ma tu, dimmi la
verità!». Allora, per rassicurarla la piccola comincia di nuovo a ripeterle
il racconto delle apparizioni. «Lo so, lo so cos’hai visto; però io ho paura
lo stesso» continua agitata, preoccupata mamma Annetta, che passa la notte
insonne per tutto quel trambusto provocato dalle apparizioni. Vorrebbe
crederle. Ma non sa decidersi. Non sa che fare. Quello che sta capitando è
davvero troppo grande per lei. Poi, d’un tratto, afferra la piccola mano della
figlioletta e le propone: «Allora vieni, diciamo il Rosario, così la Madonna
ci aiuterà» e insieme si inginocchiano una accanto all’altra sul pavimento
prima che la cucina sia invasa dai pellegrini.
Una grande moltitudine di persone si è
ammassata nel frattempo davanti all’ingresso del casolare. Anche le scale sono
ormai affollate e qualcuno già entra in casa per lasciare la propria supplica
alla Madonna su di un piccolo pezzo di carta. La gente arrivata al Torchio è
stipata, compressa ovunque all’inverosimile Molti si sono abbarbicati
addirittura sulle piante tutt’intorno. E dentro questa ressa sconvolgente,
stasera Adelaide viene traghettata fino al prato in braccio alla sorella Maria
che ha rotto ogni indugio e si è messa decisamente dalla sua parte. Stringendo
Adelaide contro il suo volto, Maria si apre con decisione un varco fra i
pellegrini e trascina dietro a sé la cugina Annunciata con la piccola Itala fra
le braccia. Ma nel campo le persone sono tanto numerose e compresse fra loro,
che le bimbe, non trovando nemmeno un piccolo fazzoletto d’erba dove
inginocchiarsi, sono costrette a pregare in piedi. Ognuno, infatti, desidera
essere il più vicino possibile alla piccola prediletta per poter guardare il
suo viso, soprattutto nel momento in cui i suoi occhi supereranno la soglia di
questo mondo e porteranno tutti di fronte al Cielo.
Come accade poco dopo, quando, a un tratto, Adelaide
vede di nuovo la coppia dei candidi colombi volare a oriente, e il punto
luminoso, lo stesso piccolo sole dei giorni precedenti, accendersi lontano,
avanzare velocissimo verso il Torchio e mostrarle, in un trionfo di luce, la
Madonna attorniata da otto piccoli angeli. Il suo aspetto è regale, trionfante
in tutta la sua maestà tanto che la bimba, rapita dalla sua bellezza e
solennità, prova un sacro timore, perché ha l’impressione di trovarsi di fronte
a una madre tenerissima, ma anche molto potente.

La
Madonna è vestita di rosso fuoco. Un lungo manto verde scende dal suo capo.
Stringe nelle mani un bianco rosario e due candide rose le ornano i piedi
offrendo alla sua persona il senso della totale purezza. Ammantata da questi
tre colori, il rosso del vestito, il verde del manto e il bianco delle rose e
del rosario, la Madonna è collocata nel centro di un semicerchio formato da
otto piccoli angeli, quattro vestiti di rosa e quattro di azzurro, che la
circondano, gioiosi, all’altezza del suo gomito. In mezzo a loro, la Madre di
Dio appare così, come al centro di un’umanità beata che ha conservato, nel
vestito rosa e azzurro, la propria origine femminile e maschile, e il proprio
fondamento d’amore: la coppia. Questi angeli sono, infatti, disposti attorno a
lei in successione alternata: un angelo femminile accanto a un angelo maschile,
a coppie di due.
La posizione centrale della Madonna inoltre,
è messa maggiormente in risalto dai colori di cui è ammantata, che la mostrano
come immagine della Chiesa. Ella indossa, infatti, l’abito rosso della Carità,
il manto verde della Speranza, ed è ornata dalle rose e del rosario bianco
della Fede. E da questa posizione centrale, quale fulcro dell’umanità e della
cristianità, ella parla alla piccola Adelaide affidandole
un messaggio per la Chiesa.
«Dì al Vescovo e al Papa il
segreto che ti confido» le ordina, senza alcun preambolo, prima di lasciarla, aggiungendo
subito dopo un chiaro ammonimento: «Ti
raccomando di eseguire quanto ti dico, ma non dirlo a nessun altro».
Poche parole, che la bimba deve serrare nello scrigno
del suo cuore innocente, perché indicibili
alla moltitudine, in mezzo alla quale Adelaide
presto si ritrova, di nuovo immersa e avvolta dal calore delle persone più vicine, desiderose di portare via
anche solo un frammento opaco di speranza.
Molti sono venuti fin qui a
pregare per la pace. Una preghiera che si fa ogni giorno sempre più forte, una supplica
dolorosa che sale da una moltitudine sempre
più vasta di persone. Una invocazione che ha
unito una folla immensa e ha trasformato il piccolo borgo del Torchio, poco prima sconosciuto e reietto, in una
chiesa dalla quale sale, insieme all’immenso
dolore della terra, un’incessante supplica a
Dio. Per questo, come un grande santuario a cielo aperto, visitata da questo mare di devozione, la piccola
parrocchia di Ghiaie accresce a dismisura le
sue dimensioni e diventa ogni giorno, sempre
più visibilmente, l’altra parte del Cielo. Soprattutto
perché, a questo oceano di fede la Madonna ha risposto
apparendo nel suo aspetto regale e solenne, come immagine della Chiesa, quale
modello universale e sede dell’unità e dell’amore.
Il cuore trafitto
Giovedì 18
maggio
Oggi la storia delle apparizioni si
arricchisce di un nuovo personaggio. È un
militare, un sergente della Repubblica Sociale
che ha deciso di scendere anch’egli da Bergamo
diretto a Ghiaie. Ha sentito la notizia delle apparizioni da un commilitone e si è affrettato. Ha inforcato
la bicicletta edè uscito dalla caserma. Proviene da
Roma. Vive una forte apprensione per le sorti
della sua famiglia, ma soprattutto è stanco della guerra.
Per lunghi mesi ha partecipato agli scontri armati su
diversi fronti e da poche settimane è stato inviato al Nord per combattere le milizie partigiane, attivissime sulle
montagne bergamasche. Ma ora è stanco e fugge. Vuole fuggire dall’odio, dalle violenze, dalle
vendette, dalle torture, dalla guerra che lo
ha separato dalla madre, angosciato per la sua
sorte, perché non ha più sue notizie.
Fugge dalla visione dei volti terrorizzati
dei condannati a morte che lo tormentano
giorno e notte. Fugge e pedala, incurante della
gente intorno, stanco di vedere ancora sangue e continue distruzioni, corpi forati, mutilati, tagliati a brandelli. La sua mente impazzisce al pensiero di mettere
ancora sottotiro il volto di un uomo per annientarlo. È stanco degli agguati, dei rastrellamenti, delle imboscate, di sentire il
cuore nel ghiaccio e le gambe in una morsa
orrenda di paura, di essere braccato come un
cane e correre pieno di terrore, all’impazzata, inseguito dalle pallottole che innumerevoli, a branchi, a
sfilze, sibilano e si infilano intorno nelle
cose, pieno di orrore, rincorso continuamente dalla
morte. Scende pedalando in fretta sulla strada
che porta a Ponte S. Pietro superando
velocemente gruppi sempre più folti, che percorrono la
stessa via: donne, vecchi, bimbi e ragazze, molte ragazze, che camminano insieme, in processione elevando inni
alla Madonna, alla sua bellezza, alla sua
grazia, alla Sua magnificenza, alla sua purezza.
Un corteo sempre più compatto che lo costringe a
rallentare e scendere dalla bicicletta per proseguire a piedi. I gruppi, infatti, sono diventati una folla, nella
quale il povero sergente si immerge,
lasciandosi trasportare, come dentro un gran fiume,
fino a perdersi nel mare di pellegrini che copre ormai tutta la piana di Ghiaie, arrivati qui da ogni parte,
molti, addirittura, provenienti dai prati e
dai cascinali intorno, dove hanno pernottato. E
vi giunge mentre le campane della parrocchiale chiamano
a distesa, annunciando a tutti che oggi è festa grande. È il giorno dell’Ascensione. Una festa coronata anche
dal trionfo del sole, ormai alto nel cielo.
Per questo, seguendo il sacro richiamo, abbandonata la bicicletta accanto al muro della
chiesa, il sergente vi entra pigiandosi nella
ressa dei pellegrini che la occupano in ogni
angolo, stretti uno all’altro nell’attesa della sacra funzione. Molti sono gli infermi che vi hanno trovato posto:
alcuni adagiati su barelle e lettini di fortuna,
seduti sulle carrozzelle, appoggiati a grucce
e bastoni, al centro e nei corridoi laterali; altri nei
banchi dove hanno tentato di nascondere il proprio dolore; altri ancora sul fondo della chiesa, nell’ombra, come lui
che, guardandosi attorno, non può più
trattenere le lacrime. Immerso in questa
grande sofferenza, i corpi straziati e i volti dei cadaveri di tanti soldati passano allora davanti ai suoi occhi,
mentre le grida strazianti dei feriti e il
rantolo dei moribondi gli lacerano ancora le
orecchie trafiggendogli il cuore per tutto il tempo della Messa. E quando poi guadagna la luce del giorno non può
che proseguire il suo cammino doloroso insieme
a tutti gli altri pellegrini, dirigendosi al
luogo delle apparizioni, lungo il viottolo pieno di folla
in mezzo alla quale anche la piccola Adelaide sta tornando a casa.
Un tratto di strada ogni giorno sempre più
simile a una Via Crucis, carico di sofferenza. «Adelaide !» la implora un volto di donna
segnata da una grande tristezza. «Vieni
Adelaide. Guarda la mia bambina!» le dice,
dopo essere uscita da un gruppo che procede in preghiera. «Guarda!» esclama di nuovo, prendendo la sua
povera creatura fra le braccia. «Questa
bambina non ha mai potuto chiamarmi mamma.
È muta, e io non conosco la sua voce» le confessa straziata dall’amarezza. Altri ancora la chiamano. Si
raccomandano a lei perché porti le loro
suppliche alla Madonna. Oggi la folla arrivata
su questa povera terra è davvero un oceano di
volti che si affiancano e si pigiano fin quasi a unirsi l’un con l’altro soprattutto nel campo delle
apparizioni.
E per Adelaide l’impresa
di arrivare fin là sarebbe certamente impossibile se
non venisse aiutata proprio dal sergente che, desideroso d’incontrarla, per tutto il pomeriggio è rimasto vicino al casolare dei Roncalli partecipando alla preghiera della
folla. Poi, quando l’ha vista uscire da casa
insieme ad alcune donne, si è fatto avanti offrendo
loro protezione e ha iniziato con decisione a fendere
la massa trascinando dietro a sé il gruppetto femminile: Adelaide in
braccio alla zia Amabile, la piccola Itala in braccio a Maria, la cugina Annunciata che trascina faticosamente un
sacco traboccante di suppliche per la Madonna,
e una giovane studentessa, Liliana Berta,
incaricata dal parroco di controllare l’estasi della
piccola Adelaide. Procedono a stento,
conquistando lentamente piccoli varchi, accompagnati
ad ogni passo dalla preghiera della gente. È un breve
tratto quello fra il Torchio e il campo; pochi metri di sentiero, ma occorre molto tempo per raggiungere il luogo
dell’apparizione, dove la bimba, anche oggi, è
costretta a stare in piedi, accanto al
sergente e alla sorella Maria.
In questa ressa asfissiante Adelaide inizia
allora a pregare, molto seria e composta, finché
ad un tratto, anche stasera, il suo sguardo si
perde estasiato per seguire il volo dei colombi e il punto
luminoso che, di nuovo, irrompe davanti a lei, mostrando nella sua luce abbagliante, la persona maestosa della Madonna vestita anche oggi dei tre colori teologali. Solenne e austera, la Madonna appare ancora come
l’immagine della Chiesa circonfusa di
splendore, vestita di Carità, nell’abito rosso;
ricoperta di Speranza, nel manto verde; ornata della Fede
nelle rose ai suoi piedi e nel rosario bianco nelle sue mani. E come ieri è attorniata dagli stessi angeli rosa e
azzurri, manifestando ancora la sua posizione
nel cuore dell’umanità e della cristianità.
Ed è proprio da questa posizione che, severa
in volto, oggi la Madonna pronuncia per tre
volte, la stessa implorazione: «Preghiera e penitenza! Preghiera e penitenza!
Preghiera e penitenza!» perché risuoni, come la voce stessa della Chiesa, in tutti i cuori raccolti attorno alla piccola
veggente, e da loro si propaghi per l’universo
intero. Con il volto affranto dalla
sofferenza, le mani sopra il cuore, la Madre
del Cielo sembra voler avvisare la bimba di un grave pericolo
che incombe sull’umanità, e come un grido di dolore, rivolge
alla piccola Adelaide una drammatica invocazione: «Prega per i poveri peccatori più ostinati che stanno morendo in questo momento e
che trafiggono il mio Cuore!» Un’implorazione
angosciosa dentro le tenebre di un tempo orribile
segnato dalla carneficina quotidiana di tante giovani creature, un grido scaturito dal più tenero dei cuori di
madre che ha lacerato profondamente anche
l’anima della bimba. Adelaide è scossa. Quel
grido, come uno spasmo doloroso, ha trapassato
il suo piccolo cuore. Molti si avvicinano.
Vorrebbero sapere per riempire la loro speranza.
Le domande allora la sommergono e l’avvolgono dentro una
pressione amorevole, ma assillante e ininterrotta, dalla quale il sergente romano ben presto la sottrae trascinando
dietro a sé il gruppo delle donne. Anche al casolare, tuttavia, la ressa di persone
non è minore. È una gran sete di Luce quella
che Adelaide deve soddisfare. Un desiderio di
sapere, di sentire e di toccare il Cielo scaturito prepotentemente
dopo tanti anni di buio e di orrore; una brama inesauribile,
espressa nella pioggia continua di richieste, alle quali la bimba tenta di rispondere. Nonostante
la fatica, la piccola veggente racconta e ripete quel
che ha visto e quel che ha sentito cercando di comunicare quella Luce.
Ma è ancora difficile capire. Molti
riflettono, meditano, pensano e si scambiano le
notizie sull’apparizione come piccole perle
preziose da offrire e da custodire. Qualcuno
però, ironizza col vicino e scherza deridendo il racconto di Adelaide. È un teologo che non vuol comprendere. Nemico delle apparizioni, ha smarrito il linguaggio
dei simboli e vuole screditare la bimba
dicendo che Adelaide ha visto uscire i colombi
dalla vicina colombaia. Si burla di lei,
canzonandola; la irride, ma in questo modo si priva
della stessa luce intellettuale con la quale egli potrebbe, invece, facilmente capire quale grande significato
rivestono quelle due candide creature che
aprono le apparizioni. Senza difficoltà, questo teologo potrebbe, infatti,
cogliere in questa coppia il vincolo dell’unità e il segno di una perfetta ed
eterna alleanza d’amore, il luogo della Gioia originale, il fondamento
originario dell’amore umano, l’espressione dello spirito umano che anela a una
pura totalità d’amore, all’unità con Dio. Un simbolo che fa pensare, per
contrasto, al Paradiso perduto, alla rottura dell’alleanza con Dio, della
stessa coppia, alla morte. Ma anche alla Redenzione donata da Gesù con il
sacrificio doloroso della croce e l’agonia del cuore della Madre trafitto dai
peccatori. Non pensa alla storia della salvezza questo teologo, ma continua la
sua opera distruttiva. Dileggia un grande dono del Cielo per la Chiesa e
sprofonda perciò sempre più nell’ombra. Il sergente romano invece, che, dopo
aver ripreso la sua bicicletta sta tornando in caserma, pensa alla bimba, alla
sua semplicità, al suo coraggio. E pensa a domani. Perché domani tornerà di
nuovo qui, per respirare ancora la pace.
L’abito rosa e l’abito azzurro
venerdì 19 maggio
Oltre a un’ardente sete
religiosa, i pellegrini affluiti a Ghiaie esprimono un grande bisogno di pace e
una profonda ostilità del popolo alla guerra favorendo così le ragioni della
Resistenza all’oppressore tedesco. Inevitabile perciò che la Curia venga subito
allertata e minacciata dagli stessi comandanti nazisti. Un timore d’altra parte
condiviso, anche se per ragioni diverse, da alcuni sacerdoti bergamaschi fra i
quali un intellettuale molto stimato negli ambienti curiali, professore del
Seminario, che, dopo aver condiviso la propria ostilità a queste apparizioni
con gli amici ecclesiastici e i colleghi professori, oggi nel pomeriggio decide
di scendere fin laggiù.
È don Luigi Cortesi, un prete
colto, aristocratico, molto noto per il suo sapere enciclopedico, per le sue
pubblicazioni filosofiche e per il suo carattere forte e determinato. Egli ha
guardato dalla sommità del colle, da Città Alta, l’evento grandioso delle folle
in cammino verso il basso, costatando con stupore, allarme, angoscia, la
propria città svuotarsi sempre più, lasciare la Cattedrale e riunirsi attorno
ad una bimba sconosciuta, figlia di poveri contadini. Per qualche giorno, pur
trattenendo a stento il desiderio di visitare anch’egli quei luoghi, è rimasto
in Seminario. Poi, vedendo crescere a dismisura le masse di pellegrini, rompe
ogni indugio, inforca la bicicletta e scende a Ghiaie con la chiara intenzione
di aprire un’indagine, immergendosi, come tanti altri sacerdoti, nel grande
flusso di gente diretta all’apparizione. Arrivato in parrocchia, don Cortesi
entra subito in canonica e senza perdere tempo, mostrando un atteggiamento deciso
e autoritario, interroga, uno dopo l’altro, don Cesare e don Italo; entrambi
intimiditi da lui, incapaci di comprendere la vera ragione della curiosità
insistente mostrata da questo giovane professore tanto signorile, raffinato e
sicuro nell’aspetto, da far pensare ad un emissario della curia. I due preti di Ghiaie, del resto, non hanno
nemmeno il tempo di fermarsi a pensare; perché
ormai la folla li preme ovunque: per
accostarsi ai sacramenti, per assistere i malati, per chiedere un ricovero, per avere indicazioni, per conoscere
le apparizioni.
Don Cesare può solo accompagnare il giovane
prete, appena arrivato da Bergamo, sulla costa
del canale in una posizione elevata, alle
spalle del paese, ma troppo lontano per assistere all’apparizione. Una postazione dalla quale don Cortesi riesce solo
ad intravedere, in basso, il passaggio della
bimba trasportata in braccio dal generoso
sergente della Repubblica Sociale che avanza aprendosi
un corridoio dentro la moltitudine di teste. La
piccola Adelaide, infatti, stretta alla divisa del militare, procede molto lentamente dentro quella fiumana di persone
che si comprimono, schiacciandosi una contro
l’altra, per consentirle di arrivare al campo,
dove viene adagiata dolcemente sopra una grande
pietra di granito collocata per lei sull’erba come un piccolo altare. Una traversata molto faticosa, ma
necessaria, perché questo disagevole
pellegrinaggio ha orientato le preghiere e le suppliche
di tutti i pellegrini verso il luogo dell’apparizione e
ha condotto ogni persona davanti al Cielo.
In piedi sopra il masso, Adelaide guarda
verso l’alto, raccolta in preghiera, dirigendo
gli occhi della folla verso oriente, da dove giunge
presto di nuovo la Luce. Come può subito costatare un
medico accanto a lei, la dottoressa Maggi di Pontida, che, dopo averle punto in profondità la scapola sinistra, il
braccio, il polso, è costretta a riscontrare
una luce intensa, calda e misteriosa diffusa sopra
la cornea della bimba.
Gli occhi innocenti di Adelaide stanno,
infatti, contemplando il grande fulgore che
circonda la Madre di Dio,
oggi apparsa davanti a lei tutta vestita d’azzurro, col suo
Bambino tutto rosa, in mezzo agli angeli rosa
e azzurri.
La Madonna sorride ad Adelaide e il suo
sguardo benevolo sembra invitarla a parlare. Per
questo la bimba, vincendo il sacro timore
avvertito nel profondo dell’anima verso quella Madre tanto
bella, ma anche tanto regale e maestosa, prende l’iniziativa.
«Madonna, la gente mi ha detto di
chiederti se i bambini malati devono
essere proprio portati qui per essere guariti» le dice trasferendo tutte le suppliche che ha raccolto lungo il suo
faticoso pellegrinaggio.
«No,
non è necessario che proprio tutti vengano qui. Quelli che
possono, vengano. Secondo i loro sacrifici, saranno guariti o rimarranno
ammalati» le risponde la Madre del Cielo che intende
raccomandare un’altra volta a tutti il rifiuto del peccato.
«Non
si facciano più gravi peccati!» esclama imperiosa la Madonna davanti a quella grande assemblea di
pellegrini. Poi, solennemente, promette: «Molti si convertiranno ed io sarò
riconosciuta dalla Chiesa» facendo capire che il suo trionfo sarà segnato soprattutto dalle conversioni, dal ritorno
a Dio, dalle guarigioni spirituali di molti
uomini e nazioni che qui troveranno di nuovo
la via della pace e dell’unità.
Alla piccola Adelaide, la Madonna chiede
inoltre di meditare continuamente i suoi
messaggi, la esorta ancora a pregare per la
conversione dei peccatori, le ricorda i patimenti che dovrà soffrire, le rinnova la promessa del Paradiso e
infine se ne va allontanandosi nel cielo del
Torchio, dove i colori dell’apparizione, svaniti
a oriente, ritornano ancora ad occidente nel rosa della
luce serotina sopra le nuvole che ormai si diradano lasciando grandi squarci di azzurro.
Sommersa da nuove suppliche e implorazioni
della gente, in braccio al sergente romano, Adelaide viene riaccompagnata al
Torchio, al suo casolare e portata fin dentro casa, nella camera dei genitori,
dove finalmente può sedersi sul letto; anche questo però, attorniato da
numerose persone, fra le quali, un po’ in disparte, in un angolo della stanza,
il giovane professore del Seminario, don Cortesi, aspetta il suo turno per
poter avvicinare la bimba. Il prete bergamasco che si è fatto accompagnare fin
qui da un alunno del Seminario, Angelo Gerosa,
dapprima la osserva attentamente da lontano, chiacchierando con la dottoressa Maggi, poi, al momento opportuno si avvicina al
letto e si accosta a lei mostrando subito una grande affettività: le offre
piccoli doni, scambia con lei battute scherzose, la
sottrae ben presto alla comunicazione degli
altri, con grande affabilità attira su di sé,
totalmente, la sua attenzione e in questo modo, fingendo un forte coinvolgimento emotivo, la interroga a lungo
interessandosi al suo racconto. Il prete
bergamasco tuttavia, non è affatto attento
alle parole della bimba. Egli è invece completamente concentrato sul volto di Adelaide perché vuole sottoporla ad un primo esame fisiognomico. Mentre
la piccola parla e sorride, don Cortesi la osserva con estrema cura esplorando il suo viso in ogni piccolo tratto:
scruta i suoi occhi, le su palpebre, la forma
delle sue orecchie e controlla le sue
reazioni, come seguisse un questionario predisposto con grande precisione, cercando, come sopra uno specchio, i
segni e gli indizi rivelatori del suo carattere,
riempiendo così, inevitabilmente, sempre più,
la propria anima di una crescente avversione per
lei e per le apparizioni. Perciò è inevitabile
che tutta l’angoscia, il disgusto per la folla, l’ostilità
per le apparizioni e soprattutto la propria forte diffidenza per quei miseri «selvatici» contadini tanto ignoranti,
vengano proiettati sopra la persona della
piccola Adelaide e che, fra le ombre della
sera, ripercorrendo le stradine ormai buie, per tornare
in canonica dove ha lasciato la bicicletta, la sua inquietudine cresca rapidamente soffocando il suo animo, nel quale,
come una febbre, fioriscono, uno dopo l’altro,
progetti, indagini, esperimenti da fare su
Adelaide. Del resto egli è sceso fin qui con
un chiaro proposito: sottoporre tutto, fatti e
persone, alla sua inquisizione.
La croce luminosa
sabato 20 maggio
Ieri sera papà Enrico ha accompagnato
Adelaide dalla zia Amabile, alla Roncola, un paesino dall’altra parte del
Brembo; così il parroco, arrivato al Torchio troppo tardi da Bergamo, non ha potuto avvisarlo che il
vescovo vuole vedere la bimba. Perciò di primo
mattino, saltando sui sassi perché l’acqua è
ancora bassa, Maria, sorella di Adelaide, attraversa il
fiume e raggiunge la casa della zia Amabile per informarla e aiutarla a preparare la piccola. Poi, insieme, in gran
fretta, partono per Bergamo.
Dapprima si avviano a piedi fino a Curno, prendono il tram per
il capoluogo, salgono con la funivia in Città Alta e si dirigono verso la Cattedrale. Ma, proprio qui, la piccola
comitiva viene subito notata perché Adelaide,
tranquillamente seduta su una panca, comincia
a consumare la colazione fatta di pane e salame. Questo
ambiente cittadino raffinato e aristocratico è infatti tanto lontano dalla sua campagna, che le è del tutto
estraneo. Tuttavia un gruppo di giovani
seminaristi riconosce in lei la piccola veggente di
Ghiaie e allora è un accorrere di ecclesiastici che la raggiungono sommergendola di attenzioni, premure, domande, accompagnandola poi, fino in episcopio dove il
vescovo l’attende per ascoltare il raccontdelle apparizioni e il segreto che la Madonna le ha confidato per lui.
Oltre alle parole di Adelaide, oggi il
vescovo rimarrà colpito dalla semplicità di
questa bimba che, trascurando ogni protocollo e
ogni rispetto formale, dopo aver preso confidenza, si è
adagiata piano piano alla sua veste
cominciando a giocherellare con la sua croce
pettorale e poi, incurante del breve tempo concessole,
accovacciata sul pavimento della stanza ha cominciato a muovere in circolo il proprio rosario,
diffondendo in quel luogo tanto austero,
carico del peso angosciante dei problemi di una grande
diocesi, una ventata di aria fresca. Il
vescovo sarà tanto catturato dall’innocenza di Adelaide che, più tardi, parlando ai presenti, al termine della
visita, si soffermerà a raccontare i gesti
spontanei della piccola veggente, quali testimonianza
della sua sincerità e della sua naturalezza.
Ma questa visita concessa in modo tanto
repentino senza nemmeno un giorno di attesa ha
destato perplessità e contrarietà incuria. E stamane in modo del tutto
inaspettato, Adelaide ritrova davanti a sé,
ancora una volta, quel prete tanto affabile e gentile
della sera prima, don Cortesi, che sorprendentemente l’aspetta sulla porta dell’episcopio, riuscendo ben presto,
con modi decisi, a sottrarla alla stessa zia
Amabile e a condurla nel giardino del Palazzo
per continuare l’interrogatorio della sera prima. Un
incontro che don Cortesi vorrà proseguire ancora nel pomeriggio, a Ghiaie, dove scenderà, accompagnato da un collega e da uno scrivano, per sottoporre la bimba ad una
nuova e più accurata indagine psicologica
sfruttando la grande disponibilità di alcuni
parrocchiani intimiditi dai suoi modi gentili, sicuri e autorevoli. Un nuovo esame, effettuato in casa Verri, presso le
scuole elementari, dove Adelaide sarà portata
a forza. Un esame che si rivelerà tuttavia,
ancor più disastroso del primo perché confermerà la
completa ostilità di don Cortesi che vedrà nella bimba solo aspetti negativi: nessuna finezza, nessuna
severità, ordine, sublimità egli ritrova in
Adelaide; nessuna particolare pietà, nessuna devozione, ma un riso un po’
spastico e un viso deformato dai lobuli sessili delle orecchie e dal segno
lasciato da un grosso foruncolo cresciuto sulla palpebra superiore destra che
la fa «orba» come una vecchietta del paese, brutta e priva di un occhio.
Questo esame viene però troncato da Adelaide,
che, avvertendo il richiamo del Cielo preme la cugina Annunciata vincendo con
decisione anche le insistenze del prete e il suo mal celato tentativo di
impedirle di recarsi all’apparizione. La portano in automobile fino al casolare
aggirando il paese ormai invaso dalla folla, ma appena arrivata a casa, dopo
aver afferrato un boccone di pane, seguita dalla sorella Maria e dalla zia
Amabile, Adelaide scende in fretta le scale e raggiunge la piazzetta, dove l’attende
ancora il sergente romano che la conduce un’altra volta al campo.
Sotto un cielo grigio coperto da uno strato
di nuvole pesanti che promettono pioggia, Adelaide sale sul grande sasso,
tranquilla in mezzo ad una immensa moltitudine, e si raccoglie in preghiera,
mentre il canto dei pellegrini si propaga, come un’onda sacra, oltre la
parrocchia. Ma ecco che ad un tratto, fra l’enorme stupore di tutti, in un
punto, a oriente, dove è rivolto lo sguardo estatico della bimba, il cielo
improvvisamente si apre lasciando apparire una grande croce luminosa. In molti
la vedono emergere nitidamente dall’uniforme e denso letto di nubi. E
tantissimi la indicano esclamando: «La Croce! La Croce!»; fra gli
altri la stessa dottoressa Maggi che, in piedi accanto alla bimba, ormai pronta
a ripetere gli esami del giorno prima, ha elevato lo sguardo potendo
contemplare con meraviglia quel segno sacro stagliato nel cielo e ammirare,
subito dopo, anche una fitta pioggia di piccolissime stelle d’oro e d’argento
inondare la piccola Adelaide e disporsi, come guidate da una mano invisibile, a
formare una grande croce luminosa sopra di lei. Altri invece, come la sorella
Maria, sono investiti, nello stesso momento, in tutta la loro persona da una
melodia armoniosa come il coro di mille angeli; una musica soave che li riempie
di una intensissima e misteriosa dolcezza afferrandoli nell’intimità.
Un’emozione che Maria non riuscirà a frenare, continuando a piangere per tutta
la notte ogni qualvolta il pensiero le rinnoverà quest’angelica melodia. È la
stessa musica paradisiaca che riempie anche l’anima di Adelaide in estasi,
mentre i suoi occhi innocenti contemplano ancora la Madre del Cielo, scesa di
nuovo davanti a lei, in una splendida corona di luce.
«Domani
sarà l’ultima volta che ti parlo» le preannuncia. «Poi per sette giorni ti lascio pensare bene
quanto ti ho detto. Cerca di capirlo bene» le raccomanda ancora
la Madonna «perché fatta più
grandicella ti servirà molto se vorrai essere tutta mia».
Questa sera una donna di Paderno
d’Adda, incapace di camminare, completamente
paralizzata, portata fino al Torchio su di un carro, improvvisamente si mette a sedere sopra il suo scomodo
giaciglio, guarda in basso la
gente che defluisce toccando il suo carro, poi, seppure a fatica, da sola scende, comincia a camminare e
poi, con un grido di gioia che
lacera le preghiere comunica la sua salvezza mescolando le sue lacrime alle prime lente gocce di pioggia.
I gigli calpestati
Domenica 21 maggio
In questa domenica che invita al
ritorno a Dio, la gente accorre qui dove il Cielo ha aperto agli uomini una
nuova speranza. E come un fiume che deborda dagli argini e lentamente si spande
in tutta la piana, la folla, immensa fin dalle primissime ore del mattino,
sfidando i bombardamenti aerei e tutti i pericoli della guerra ha occupato e
invaso tutta parrocchia di Ghiaie. Ancora una volta perciò, il ritorno dalla
parrocchia al Torchio, per Adelaide, si spezza in numerosi incontri col dolore.
Una donna, il viso inondato di lacrime,
disperata, con voce straziante, il viso fra le mani la supplica: «Adelaide,
dimmi che mio marito guarirà! Dimmi, dimmi che guarirà!!» La bimba
ormai, è sempre più la messaggera della sofferenza presso la Madonna. Molti,
pensando di sollevare il proprio dolore, cercano un lieve contatto con la mano.
Altri ancora, la chiamano, le rivolgono nuove suppliche, preghiere,
intercessioni, le chiedono di toccare crocifissi, corone del rosario e le
porgono oggetti dei propri cari: bende, magliette, fazzoletti.
Nella piazzetta del Torchio un
gran numero di malati l’attende. La bimba rappresenta la loro speranza, il
veicolo di intercessione in favore del loro dolore. E Adelaide cammina in mezzo
a loro verso casa, come un fiore puro. Centinaia di occhi senza vita, molti dei
quali ormai prossimi a spegnersi, possono illuminarsi al suo passaggio, che è
il passaggio di una luce incontaminata, capace di portarli, senza più paura, a
guardare il Cielo.
I malati sono ovunque, tutte le
sofferenze umane sono state chiamate qui e sono visibili. Laggiù, nel prato
delle apparizioni, sono talmente numerosi da non trovare posto nemmeno dentro
il recinto creato per loro. E l’attendono.
Adelaide però, nonostante questa
immensa folla che la reclama, oggi pomeriggio
può trovare ancora un rifugio sicuro e un po’ di tranquillità sul letto della
cugina Annunziata, al piano di sopra dove
nessuno la sveglierà. La piccola infatti riposa nella pace profonda del
sonno che la ristora. Ma una voce interiore,
tenerissima, a un tratto, dolcemente la risveglia
e la invita ad alzarsi per andare all’incontro col Cielo. Adelaide apre gli occhi.
Nella semioscurità della stanza vede la sorella che sta vegliando su di lei, e si mette a
sedere sul letto. «Maria, andiamo! andiamo
in giù!» le dice come fosse in ritardo all’appuntamento,
proprio nel momento in cui un urlo di stupore,
fuori, sulla piazzetta, si alza dalla folla sottostante: «Il sole! Il sole!» un urlo seguito poi da altre grida: «Il
sole! Guardate il sole!», e altre voci
ancora, più lontane: «Il sole! Il
sole! Il sole! Guardate! Il sole!!»
«Dobbiamo andare Maria! La Madonna mi
aspetta» ripete Adelaide alla cugina in
questo clamore assordante che riempie tutta la
piazza e il casolare senza capire quel che accade. E
si avviano. Scendono le scale. Ma l’oceano di
folla oggi è una marea umana sconfinata, come un
immenso campo di grano che ondeggia davanti a lei sotto il sole, accarezzato da una brezza leggera, un’enorme
distesa di persone che si perde all’infinito,
davvero sconcertante, paralizzante, impossibile
da attraversare, tanto questo mare è sterminato e compatto. Un maresciallo dei carabinieri allora prende in
braccio Adelaide, si affianca al sergente
romano, dietro al quale cammina la sorella Maria, e insieme sprofondano dentro
quella moltitudine di teste estese
tutt’intorno a perdita d’occhio.
«La bambina! La bambina! Eccola! È
Adelaide! Arriva!» Centinaia di mani si
protendono per toccarla, e migliaia di sguardi
l’avvolgono seguendola fino al prato, dove Adelaide, dopo
una breve preghiera, esce dal mondo ed entra in estasi,
totalmente rapita dalla visione luminosissima della Sacra Famiglia che stasera appare, davanti a lei, al centro di una
grande chiesa. Intorno
alla bimba, nel frattempo, i pellegrini, stretti uno all’altro,
come un solo corpo, all’improvviso, pieni di stupore,
alzano gli occhi al cielo perché il sole si lascia guardare, ancora, senza difficoltà, a occhio nudo. «Il sole! Guardate il sole!! Si muove!»
esclamano alcuni, poi altri, e altri ancora, finché
le voci elevate qua e là, diventano un sol
grido: «Il sole! Il sole! Il sole!!» In
un ampio varco fra le nuvole, ormai diradate, il sole è diventato a un tratto un grande disco biancastro, come una
candida ostia, e ha iniziato un movimento
rotatorio vorticoso, colorando tutta la natura
intorno. Le piante, i cascinali, tutto l’abitato della
parrocchia, lo stesso campanile lontano, cambiano continuamente colore, come se enormi veli di luce di tinte
diverse vengano distesi da una mano
invisibile, uno dopo l’altro, sopra tutte le
cose. Alcuni pellegrini, allora, impressionati
da questo evento grandioso e miracoloso, pur
in quegli spazi tanto ristretti, cadono in ginocchio
e invocano il nome di Gesù e di Maria stringendo il rosario
al cuore e sulla fronte in un atto profondo di devozione e pentimento. Adelaide però,
non vede questa straordinaria manifestazione celeste,
e non sente le urla che l’attorniano, perché tutta la sua persona è sottratta al mondo, e ai suoi occhi viene
mostrata una grande visione simbolica.
Adelaide vede infatti, davanti a sé una
chiesa, una grande chiesa. E nella chiesa, al
centro, la Sacra Famiglia in preghiera. All’ingresso
di questo bellissimo tempio la bimba vede anche quattro
animali: una pecora, un cane, un asino e un cavallo, tutti devotamente orientati verso le tre sante Persone
della Sacra Famiglia . Fra i due gruppi, quello celeste della Sacra Famiglia e
quello naturale degli animali, regna un
accordo e un’armonia perfetta, di dipendenza e
di amore. Un’armonia che, d’un tratto, però, si dissolve
proprio davanti ai suoi occhi. Perché uno dei quattro
animali, il cavallo, dopo aver smesso di pregare, si è alzato; ed erigendosi in tutta la sua magnificenza, è uscito
dalla chiesa. Poi, libero di manifestare tutta
la propria potenza, galoppando senza freni, ha cominciato a calpestare
furiosamente i candidi gigli del giardino
esteso tutt’intorno a quella magnifica Santa Dimora. Uno
spettacolo davvero terribile! Perché questo animale così fiero e nobile, ha trasformato il suo movimento in atti
scomposti, sempre più aggressivi, distruttivi,
manifestando superbia, odio, malvagità, sete
di dominio, compiacimento e malizia. Uno spettacolo inquietante
per la bimba che, tuttavia, subito dopo, può vedere
san Giuseppe uscire incontro al cavallo e ricondurlo docilmente nella chiesa, al suo posto.
Intanto, le persone più vicine ad Adelaide in
estasi, attonite e sbalordite, possono contemplare una grande tenda finissima
di luce giallo oro scendere dal Cielo e
adagiarsi con molta dolcezza proprio sopra di
lei, come una sacra protezione, una dimora luminosa che
lentamente la ricopre avvolgendola in un caldo splendore; mentre il sole, ancora bianco come un’ostia, inizia
a roteare di nuovo nel cielo, colorando
intorno tutta la campagna, le case e la gente. «Il sole! Il sole! Gira ancora!» è un grido
diffuso ovunque nella moltitudine.
Anche lontano da Ghiaie molti possono vedere
questo spettacolo sconcertante e meraviglioso.
In ogni borgata la gente è chiamata ad uscire
di casa per guardare il cielo, e migliaia e migliaia
di persone oggi possono fissare il sole sentendo addirittura un senso di dolce riposo alla vista, mentre abiti,
mani, volti si tingono, trapassando
dall’azzurro al viola, dal giallo, al rosa, al rosso,
al verde. E infine, proprio quando tutto sembra ormai esaurirsi, improvvisamente un altro grido, acuto e penetrante, squarcia l’aria intorno: «La Croce! La Croce!».
È un grido ancor più forte e lacerante: «La
Croce! La Croce!». In rilievo,
perfettamente visibile sopra la candida superficie del
sole, davanti a migliaia di occhi sbarrati, è apparsa una grande croce bianca. «La
Croce! La Croce!!» continuano a gridare molti nella folla, meravigliati dal candore puro del sole, che il
grande segno sacro ha trasformato in un’ostia
dolorosa, come un enorme emblema di gloria e di vittoria apparso sopra il
povero cielo del Torchio.
Con gli occhi fissi nel cielo, pochi si
avvedono allora che il maresciallo dei
carabinieri ha subito afferrato Adelaide, uscita dall’estasi, l’ha presa in braccio, l’ha elevata prontamente
sopra la massa compatta di corpi e di volti, e
ha cominciato la navigazione contraria in
mezzo alla gente addensata ovunque, che non rifluisce,
perché ancora sbalordita e meravigliata per ciò che ha ammirato. Un mare di umanità che ha rotto gli argini
penetrando ovunque, in mezzo al quale è
difficile per tutti fare anche un solo passo. Perciò,
quando arriva al casolare, dopo una lunga e faticosa traversata,
la bimba, portata al piano di sopra, nella camera di Annunciata,
si ritrova ancora in mezzo alla gente.
Allora il maresciallo
la porta fuori sul loggiato e la solleva per mostrarla a tutte le persone sottostanti ammassate nella piazza come
a dar loro un ultimo saluto.
Ma occorre molto tempo prima che questa
enorme massa defluisca dal piccolo borgo e
dalla parrocchia, e la bimba possa finalmente
trovare un po’ di riposo.
Oggi l’entusiasmo della gente è davvero alle
stelle, perché il cielo di questo piccolo
lembo di terra è stato per loro come un grande
schermo sul quale hanno potuto leggere, nei segni grandiosi che hanno visto, lo stesso messaggio di ritorno a
Dio offerto dal tempo pasquale. La tenda di luce scesa su Adelaide è stata inoltre
la più chiara e manifesta testimonianza di una
grande predilezione del Cielo per la bimba del
Torchio, chiamata a una grande missione d’amore: una
missione di unità e pace per il mondo intero. Questa
sera, però, Adelaide non riesce a riposare. Nella
sua mente torna ancora la visione della chiesa e nel cavallo
sente con timore la presenza di una persona malvagia,
brutale, uscita dalla chiesa per attirare a sé tutti gli uomini, farli diventare cattivi, perseguitare i cristiani e
distruggere la vita. Solo il viso umile e
buono di san Giuseppe, che si è fatto vicino a
lei, l’ha rasserenata. Il santo custode di Nazareth ha preso la sua mano e l’ha accompagnata dolcemente nel sonno
rassicurando il suo piccolo cuore.
La settimana
d’intervallo
La grande speranza di
don Italo
lunedì 22 maggio
Fedele al consiglio e alle prescrizioni
del vescovo, don Italo non si è mai recato al campo delle apparizioni e
come gli altri giorni, anche ieri, domenica, si è fermato in
parrocchia dove ha potuto assistere, sempre più stupito e ammirato, al
passaggio, fin dalle prime ore del giorno, di una immensa fiumana di
pellegrini estesa lungo tutto l’orizzonte oltre Ponte S. Pietro. Oggi
però, dopo aver saputo che la Madonna non apparirà ad Adelaide per tutta
la settimana fino alla domenica successiva, decide di recarsi anch’egli
laggiù, mosso, comunque, unicamente dall’intenzione di vedere, senza
affatto partecipare. Esce di pomeriggio, insieme al parroco don Cesare e
altri sacerdoti, ripercorrendo con loro il ben noto sentiero ormai
allargato dal flusso continuo, molto intenso, di gente; un andirivieni
di persone che ancora pregano con molto fervore. E in breve tempo percepisce
la reale dimensione di questi fatti straordinari.

Nel vedere questa grande e
intensa devozione del popolo desideroso di tornare a Dio con tanto ardore,
una incontenibile commozione piano piano lo
afferra, e arrivato al limitare del campo nel quale Adelaide ha ricevuto
le apparizioni, vedendo ovunque i segni di quella immensa pietà, scoppia
in pianto. «Appena giunto la commozione mi prese e non potei
trattenere alcune lacrime» scriverà sul diario ricordando questa enorme
alluvione di fede popolare, senza precedenti. Tutto il grande spazio
naturale attorno a lui sembra una chiesa, tutto è adorazione e preghiera
che sale senza sosta, come incenso a Dio. L’incontenibile devozione
della gente è visibilissima ovunque: gli alberi tutt’intorno sono stati
letteralmente spogliati di foglie e rami, perché ognuno ha voluto
conservare un pezzetto di quel luogo, che la Madonna con la Santa
Famiglia ha scelto di visitare, per trattenere in questo modo anche un
pezzetto di Cielo. «Il luogo sembrava trasformato. Sembrava
passato l’uragano, un’alluvione, un bombardamento. E l’uragano e l’alluvione
erano veramente passati, ma di folla sterminata» continuerà a scrivere cancellando
ogni dubbio dal suo animo. E anche se, per rispetto al vescovo,
continuerà a rispondere a tutti che lui non sa nulla, alle stesse pagine
del suo diario confiderà invece la sua grande speranza: «A dire il
vero però dentro di me la pensavo diversamente. Ero stato testimonio di troppi
fatti per poter negare che negli avvenimenti non ci fosse qualcosa di
straordinario».
Ingannata e reclusa
martedì 23 maggio
Nonostante l’assenza di ogni
apparizione, molti si sono messi in cammino anche oggi da ogni parte
affluendo di nuovo nella piccola parrocchia di Ghiaie, a ondate successive.
Innumerevoli sono i penitenti che, inginocchiati nei prati, ai bordi
delle strade, a testa china, a piedi nudi, con la corona del rosario
stretta fra le mani, implorano misericordia e perdono. E molti sono
anche i religiosi e i sacerdoti arrivati qui a pregare con la folla;
addirittura quattro professori del Seminario di Bergamo e un illustre
prelato vengono a rendere omaggio alla piccola veggente e ai suoi poveri
genitori.
Tuttavia, queste enormi masse di
fedeli che sanciscono il trionfo delle apparizioni, per gli avversari,
come don Cortesi diventano invece il pretesto per seminare falsi timori
e affrettare la segregazione di Adelaide. Non è difficile infatti
spaventare la povera mamma Annetta presto convinta con l’astuzia a
consegnare la bimba nelle mani delle suore dell’asilo. Un compito
sgradevole, affidato ad Annunciata, la quale temendo la reazione di
Adelaide, le racconta una bugia. Prima le chiede di accompagnarla in
chiesa per la Messa, e poi la conduce dalle suore. Ma la bimba capisce e
si ribella con forza: «Tu vuoi
lasciarmi qui, ma io non voglio!» afferma decisa, dopo che Annunciata ha suonato il campanello
dell’asilo di Ghiaie.
Trascinata di forza nel salottino, viene
allora affidata alla madre superiora.
Ma Adelaide resiste anche ai suoi tentativi di convincerla e protesta la propria volontà: «Io non ci
sto qui! Voglio andare a casa con te!» e aggrappandosi al vestito della
cugina continua a ribadire: «Non
voglio stare qui!» «Adelaide fai
la brava! Obbedisci!» la sollecitano Annunciata
e le suore. «No! No!
Portami a casa!» insiste ancora Adelaide stringendosi forte alla cugina, guadagnandosi così una
pioggia di insulti - Sei diventata
cattiva!- Ti hanno viziata a furia di regali!- L’hanno rovinata
col vestirla bene! - L’assedio alla
piccola non può essere più oppressivo e soffocante.
«Su Adelaide togli quella vestina!» insinua allora una suora concentrando l’attenzione di tutte sull’abito
indossato dalla piccola.
Oggi Adelaide indossa un vestitino bianco e
blu, molto bello che una signora di
Milano le ha regalato. Ma le suore hanno deciso
che questo vestito è causa di vanità per lei e su di esso concentrano il tiro delle loro insinuazioni. «Su Adelaide, spoglia quella vestina! Fai un
fioretto! Quel regalo ti ha cambiata!»
continua un’altra. «Quella veste ha addosso il
diavolo!».
Suggestionate da un ritratto inquietante della povera bimba
che don Cortesi ha fatto subdolamente
circolare ad arte, le suore cominciano a
temere la piccola sospettando in lei più che una bugia.
«Sì, ha proprio addosso il diavolo!» confermano le altre influenzate da questa stessa paura irrazionale. Anche Annunciata cade nell’inganno e si unisce
al coro. «Dai! Spoglia questa veste!
Queste scarpe, queste calze sono troppo di
lusso! Tornerò a casa a prendere il tuo vecchio grembiule e i tuoi zoccoli!»
le dice, e senza ascoltare il gemito di Adelaide, si
volta e se ne va, per ripresentarsi poco dopo all’asilo col fagottino dei
vecchi vestiti. Adelaide l’aspetterà
seminuda, in sottanina, scalza, sguardo basso,
umiliato e il volto rigato di lacrime.
È questo il
primo annuncio della profezia dolorosa che la Madonna
le ha rivelato, un annuncio foriero di ben altri più terribili tormenti. «Bisognerà
isolarla!» esclama ancora una delle suore, accrescendo la dose dei sospetti e la paura nei confronti
di Adelaide. «Si è atteso anche
troppo!» continuano a ripetere attorno a lei, che,
spogliata delle sue vesti, implora di nuovo la cugina. Nessuno però, intende rispettare la sua
volontà. La piccola Adelaide è ormai
oggetto di un clima di diffidenza e sospetto diffuso
ad arte, per convincere tutti che sarebbe meglio allontanarla dalla sua casa e dal suo ambiente. Lo stesso parroco, don Cesare, arrivato di corsa
all’asilo, chiamato a intervenire per
calmare la bimba, ha architettato un piano per
incastrarla. Le promette un giro in automobile col signor Verri, il marito della maestra di Ghiaie, e
invita le suore a prepararla per la
passeggiata, e partono per Bergamo. Ma
l’automobile si ferma davanti al convento delle Orsoline di via Masone.
Adelaide è perplessa, fiuta l’inganno, non
vuole scendere. Allora per convincerla
le dicono che queste suore vogliono
solo sentire la storia delle apparizioni. «Vieni e racconta bene a queste suore com’era vestita la Madonna!»
la invita don Cesare. E per completare
la trappola, le religiose, che sono d’accordo con
lui, fanno venire anche una bimba della sua età. Poi
la portano in giardino, l’attirano verso una pianta di albicocche di cui Adelaide è ghiotta, consentendo in tal
modo agli altri di fuggire via. Adelaide, però, intuisce il tranello, si gira.
Le suore cercano di fermarla, ma lei si
libera e li rincorre guadagnando l’uscita per raggiungerli.
L’automobile però è già partita, è ormai lontana, irraggiungibile
e quei suoi accompagnatori, imbroglioni, fuggono abbandonandola
sola in questo ambiente a lei sconosciuto che diventerà
il luogo di ben altri più terribili tormenti. Adelaide,
allora, presa dalla rabbia e dallo sconforto, si getta a terra, pesta i
piedi: «No! No! No! Non voglio stare qui! Vogliola
mia casa! Voglio andare a Ghiaie!» urla, e fra le grida, viene trascinata
di forza, portata via di peso, nel refettorio, dove le suore cercano
di calmarla. Ma il suo pianto è incessante, amaro, doloroso. Le mettono
davanti un piatto per farla mangiare, ma sarà riempito di lacrime. Un
freddo intenso le corre per tutto il corpo. Nessun volto caro attorno a
lei. La mamma e le amate sorelle sono lontane. Solo il vuoto della
solitudine la circonda. L’hanno ingannata abusando della sua fiducia e
della sua povertà.
Preparativi di una lunga Inquisizione
mercoledì 24 maggio
Il giorno dopo nel convento delle
suore Orsoline di Bergamo arriva anche don Cortesi accompagnato in
macchina dal signor Verri e dall’ingegner Villa. Il prete
bergamasco sembra di casa qui, dove subito trasferisce i sospetti e le
paure seminate in curia e a Ghiaie, per ottenere l’allontanamento della
bimba e sequestrarla. Infatti, è appena entrato e già organizza le
religiose di questo convento assegnando loro compiti precisi sulla
sorveglianza e sull’educazione da impartire ad Adelaide, affidando la
custodia della bimba a due suore di sua fiducia: suor Michelina e suor Lutgarda, con
le quali si intrattiene in una lunga istruzione sulla linea di condotta
da seguire per la correzione di Adelaide. «Adelaide è una bimba
selvatica senza alcuna remora e freno inibitore- dice preoccupato in volto
– occorre ricondurla alla semplicità
che ha perduto» afferma, iniziando così a instillare nel loro animo
un forte allarme e un ritratto pauroso di Adelaide. Le suore da parte
loro, catturate dall’aspetto tanto sicuro e gentile del prete che si
muove con l’autorità di un incaricato del vescovo, accettano,
intimorite, queste prescrizioni come fossero ordini. Inoltre «obbligate»
da lui a compilare con estrema minuzia una
cronaca scritta sul comportamento della bimba, accolgono anche il quadro ripugnante dal prete disegnato:
«Una bambina svogliata, briccona, testarda, golosa e vanitosa; viziata dalla folla, bisognosa di un’accurata e severa educazione
intellettuale, morale e religiosa, di una
severa disciplina interiore ed esteriore, bisognosa di obbedienza e sforzo
mentale».
Don Cortesi oggi è arrivato qui con la chiara
intenzione di creare nel convento una
forte adesione alla sua volontà e trasformare questo
luogo sacro in un ambiente ideale per effettuare la
sua inquisizione, che comprende e prevede alcuni esperimenti inquietanti. Egli
stesso, dopo l’incontro con le suore, può continuare, indisturbato e senza alcun controllo, gli incontri con la
bimba iniziati la settimana precedente
a Ghiaie, preludio, nella sua mente, di una
lunga serie di altri interrogatori asfissianti. Ma
la piccola dopo un po’ è stanca di tutte quelle inutili domande che la sommergono. E gli chiede di
tornare a Ghiaie. Vuole essere portata
via di lì. «Voglio vedere la mia
mamma! Voglio andare a casa!» insiste con
caparbietà. «Voglio tornare a Ghiaie!» «Va
bene, aspetta» le dice allora don Cortesi. E le promette: «Ti porteremo con noi. Aspetta! Vado al
telefono, chiamo il parroco... Tu intanto sali in dormitorio a prendere le
scarpette». Ma è un menzogna.
Perché appena la vede sparire sulle scale, don
Cortesi, con l’ingegner Villa e il signor Verri, che hanno atteso a lungo il prete, fuggono via e
l’abbandonano lasciandola ancora nella disperazione.
Adelaide si sente tradita un’altra volta. Cade per terra affranta dal dolore e piange, piange, piange e grida.
Protesta la sua volontà: «Voglio la
mia casa! Non voglio stare qui! Portatemi a casa
mia, dalla mia mamma!». Ed è ancora
in lacrime, singhiozzante, quando viene condotta in dormitorio
Sottratta alla famiglia
giovedì 25 maggio
Si avvicina la ripresa delle
apparizioni. La Madonna infatti, ha lasciato ad Adelaide sette giorni per riflettere prima
di riapparirle per altri quattro giorni. La piccola è stata rinchiusa a Bergamo, ma la folla che
giunge a Ghiaie, nonostante l’assenza delle
apparizioni ha sempre le dimensioni di un mare
umano, di una grande moltitudine sacra. Anche
se non può vedere la bimba, quella folla è attratta in quel povero lembo di terra dai grandi miracoli, dal desiderio di
tornare alla Chiesa, e dalla grande fede nel
dono della pace che presto Dio vorrà concedere
all’umanità tanto afflitta. In convento però,
don Cortesi ha circoscritto in poco tempo l’esistenza
di Adelaide in una morsa rigida e soffocante, tanto che oggi, le suore, dietro suo ordine, impediscono addirittura
alla mamma di incontrarla. Mamma Annetta si è
recata fino a Bergamo e poi al convento delle
Orsoline per poter abbracciare la sua piccola, per
poterla ascoltare, coccolare, confortare. Ma non c’è niente da fare! Don Cortesi ha deciso di separarla dalla sua
bambina. E le suore, da parte loro, per
obbedire ancora al prete, abusando della loro
autorità, concedono alla mamma di vedere la sua piccola solo da lontano, dietro una finestra, per un breve istante.
Mamma Annetta è desolata, non capisce la ragione di
tale impedimento, ma deve accettare. Così,
priva di ogni sostegno, col cuore spezzato, si
accontenta di guardare la sua Adelaide mentre passa in giardino accuratamente custodita da suor Michelina - Bisogna
isolarla prima che finisca in manicomio! Bisogna toglierla dal suo ambiente! È una selvatica! Una
squilibrata! Quella bimba è una
minaccia per l’ordine! Quella bimba è una minaccia per la fede! Fa dimenticare la Vergine! Illude le folle! È
indemoniata! - cominciano a dire
nell’ombra don Cortesi e i nemici delle apparizioni
che seminano una grande inquietudine negli ambienti religiosi facendo circolare addirittura l’immagine di un
bimba pericolosa per lo stesso ordine
ecclesiastico e per la diocesi.
Sottratta alla
parrocchia
venerdì 26 maggio
Chiusa sempre più nelle mura del
convento come in una prigione, Adelaide è ormai vincolata alla rigida scansione
del tempo che le impone il collegio e il convento. Non
più corse con Bettina e Severa dentro la carriola di
papà. Enrico sul sentiero sassoso che conduce nei campi del Torchio; tutto qui
ormai la costringe a una modalità di vita per lei innaturale, stringendo come
un’ombra scura ogni sua libertà, anche quella spirituale. Domenica prossima
Adelaide farà la sua prima Comunione, ma non viene portata in parrocchia per
concludere la preparazione coi preti
di Ghiaie insieme alle sue amiche e coetanee. Viene invece obbligata a ricevere
da suor Michelina, che don Cortesi le ha assegnato
come sua custode dopo averla messa in guardia da lei, gli ultimi sinuosi
consigli per la confessione di domani. E la confessione di domani avverrà,
ovviamente, con l’unico prete che ormai frequenta con assiduità il convento:
don Cortesi.
La prima confessione
sabato 26 maggio
Giorno dopo giorno don Cortesi
accresce così il suo possesso sulla bimba. Passa tutto il sabato pomeriggio al
convento ad istruire per bene le suore, trascorrendo poi lunghe ore con
Adelaide. Il prete bergamasco inizia ormai a presentarsi come sua unica figura
di riferimento e stabilisce con lei, un vero e proprio rapporto di seduzione.
Egli ha messo in atto una vera e propria strategia di conquista affettiva della
bimba. D’altra parte, la forza di
volontà, la caparbietà, la determinazione e la
resistenza di Adelaide lo hanno costretto a progettare
un’indagine molto prolungata nel tempo, raffinata nelle modalità, e un durissimo impegno per poter penetrare nella
sua psicologia e nella sua intimità. Per questo non esiste miglior mezzo che attirarla fortemente a sé con molta grazia e
fascino. Il prete, infatti, è sempre più sospinto
ad avvicinarsi a lei cercando di accostarla
lungamente, per conquistarla coi suoi modi accattivanti,
pieni di affabilità, l’esistenza di Adelaide in virtù di una ragione «superiore», di un ordine più «elevato» di cui si è
fatto arbitrariamente paladino, un ordine
destinato a collidere con la stessa missione
affidata dal Cielo alla bimba. Prima di
partire per Ghiaie, a suor Lutgarda la piccola
Adelaide ha detto queste parole profetiche che
non verranno mai pensate: comprensione e
dolcezza. Attento soprattutto a non farsela
sfuggire di mano.

E oggi nel convento delle Orsoline, per la
prima volta, ne diventa anche il confessore:
una tappa cruciale, importante, perché questo
avvenimento segna l’inizio di un tentativo di totale dominio
spirituale sulla bimba da parte del prete. Poi,
la sera, alle 20.30, con il signor Verri e il signor Villa, la riporta a Ghiaie, ma in canonica, non certo a casa
sua. E alla mamma giunta dal Torchio per
abbracciare la sua Adelaide, il prete
bergamasco, abusando ancora della sua posizione, vieterà un’altra volta di vedere la propria figliola. Accecato dalla paura per le apparizioni e dal
disprezzo per la miseria, don Cortesi dimostra
così la sua decisa volontà di recidere alla
radice
«Anch’io quando sarò grande mi farò suora
per pregare giorno e notte per i peccatori. Ma non da sola. Prenderò con me
anche altri»
Gli ultimi quattro giorni
Regina della famiglia, icona della chiesa
domenica 28 maggio
I
pellegrini hanno pernottato ovunque. Sdraiati sul pavimento dell’asilo, addossati ai muri delle strade, nei fienili,
nelle stalle, nei cascinali, hanno aspettato l’alba
per recarsi molto presto al campo delle
apparizioni dove alcuni hanno vegliato in
preghiera tutta la notte, addossati al recinto costruito per separare la folla dalla piccola veggente.
Una
valanga di persone, già fin dalle prime ore del mattino affollano il Torchio e stipano la chiesa aspettando di
ascoltare la S. Messa solenne, alla quale
parteciperà la piccola Adelaide che quest’oggi,
insieme alle sue piccole amiche, riceverà dalle mani
del parroco la sua prima Comunione.
È una
giornata davvero importante che Adelaide aspetta con ansia da tanto tempo. L’Eucaristia, che adorerà tutta la
vita, per la prima volta si unirà al suo
piccolo cuore, la farà sua sposa e la porterà
in Paradiso offrendole, misticamente, un anticipo della grande promessa ricevuta dalla Madonna. Adelaide però, non si distingue nel gruppo di bambine
vestite di bianco, devotamente inginocchiate
nell’attesa di ricevere il Pane del Cielo e,
al termine della cerimonia, viene subito sottratta ai famigliari, caricata in automobile per essere richiusa di
nuovo nel convento delle Orsoline di Bergamo,
dove rimarrà fino al tardo pomeriggio, quando
dovrà essere riportata a Ghiaie.
Una folla
impressionante l’attende. Sono moltitudini di persone in rappresentanza del mondo intero che convengono a Ghiaie fiduciosi di ritrovare il calore della comunione, la
gioia della speranza e la pace del perdono,
una risposta alla paura della guerra, una
vittoria sull’odio e la divisione. Centinaia
sono i sacerdoti, le suore, i religiosi che l’aspettano per incontrarla e visitare la sua casa, considerando un
privilegio arrivare fino al suo povero
casolare, una grazia entrarvi, salire le scale, per
sostare poi in preghiera davanti all’altarino della Madonna, a metà
scala. Importanti prelati, sacerdoti, religiosi e intellettuali accorrono al
Torchio da ogni parte impegnandosi giorno e notte a dare una mano. È una folla
immensa, molto più numerosa dei giorni precedenti, una massa devota e composta.
Molti sono arrivati qui dopo tanta fatica e sacrifici.
È una folla evangelica che il Cielo anche oggi
vuol ricompensare con il grande miracolo della rotazione del sole. «Il sole!
Il sole! Gira ancora!» si grida ad un tratto, da più punti di quell’immenso
orizzonte, mentre migliaia di occhi si alzano a guardare il sole, che, dopo
aver dardeggiato per tutto il giorno, è diventato un disco opaco, visibile a
occhio nudo e un’altra volta ancora, come la domenica precedente, ha iniziato a
roteare da sinistra a destra e poi da destra a sinistra. «Guardate il sole!
Guardate il sole!» grida ovunque la folla, dilatata oltre l’orizzonte a
dismisura, tutti colle braccia alzate verso il cielo, mentre i colori
dell’iride, uno dopo l’altro, velano ancora ogni cosa. È una muraglia umana,
una massa enorme di gente, quella che la piccola Adelaide il pomeriggio deve
attraversare in braccio al signor Verri.
È una moltitudine
biblica indescrivibile, tanto compatta impenetrabile che per Adelaide sarebbe
un’impresa arrivare al campo delle apparizioni, se la compostezza di tutti non
permettesse di aprire un corridoio nel quale la bimba può entrare passando nel
mezzo di un coro imponente di canti, preghiere, pianti e implorazioni. Nel
recinto l’aspettano medici, sacerdoti, fotografi, mentre tutt’intorno,
amorevolmente protetti e curati, oggetto della preghiera e della speranza dei
loro cari, centinaia e centinaia di malati occupano una gran parte del prato
dove hanno deposto il proprio corpo sofferente.

Adelaide indossa
ancora l’abito della prima Comunione. Stringe al petto un gran mazzo di
garofani pronta a donarli alla Madonna. E prega, in piedi, sopra il masso di
granito, guardando il cielo, a oriente, finché il volo armonioso della coppia
di candidi colombi la prepara, un’altra volta, a scorgere il punto di luce
lontano che, in pochi istanti, si apre davanti a lei in uno splendore
accecante.
Vestita di rosso e
ricoperta da un manto verde, affiancata da due santi e attorniata dagli otto
angeli rosa e azzurri, la Madonna porta sul capo una corona d’oro tempestata di
stelle e stringe nelle mani due colombi scuri. Il suo aspetto è quello di una
grande Regina.
Adelaide ha
l’impressione di trovarsi addirittura di fronte ad un grande santuario vivente
e contempla estasiata il grande manto verde, ampio e lunghissimo come una tenda
d’altare, che si dilata davanti ai suoi occhi a dismisura e si prolunga, nella
visione, sopra l’Italia fino a Roma.
«La pace non tarderà, ma al mio Cuore preme
quella pace mondiale nella quale
tutti si amino come fratelli» le dice allora questa grande Regina
mostrandole i due colombi scuri stretti nelle sue nelle mani, per farle capire
che proprio queste sue stesse mani racchiudono l’amore, e sono l’unica via
della Pace, luogo santo di unità e di riconciliazione.
Adelaide, allora, con
un gesto d’affetto e di comprensione, le porge il mazzo di garofani che ha
tenuto sul cuore, affidandole, in questo modo, oltre che se stessa, tutta
l’umanità, riunita simbolicamente nel mazzo di fiori. La dottoressa Maggi se ne
accorge «Guardate! Offre i fiori alla Madonna!» dice ai vicini, e la
voce allora passa di bocca in bocca così che tutti possano vedere e partecipare
idealmente all’offerta. Il signor Verri, però, si accorge che questo gesto
della bimba ha chiuso anche l’apparizione e, svelto, prende in braccio la
piccola, la porta via dal campo, tornando insieme a don Cortesi al Torchio. Ma,
navigando nella folla, intenzionati a ricondurla subito a Bergamo dalle
Orsoline, non la riportano al casolare. Papà Enrico, però, vedendoli partire in
automobile, emerge dal folto della gente, li rincorre, li blocca e protesta con
forza i propri diritti costringendo don Cortesi a desistere dal suo tentativo.
Il disegno di portar
via Adelaide, tuttavia, è solo rinviato: il prete bergamasco, infatti,
seminando abilmente un timore esagerato, rinfocola di nuovo il sospetto che la
casa e i famigliari della bimba siano gravemente minacciati dalla folla,
riuscendo così in breve tempo a trasformare la devozione e l’affetto della
gente in un grande allarme, tanto che il povero papà Enrico, spaventato da
questi ragionamenti, privo di risorse mentali e materiali da contrapporre alla
clausura della sua piccola, si arrende. I modi affabili del prete bergamasco, e
le sue minacce, l’hanno convinto che Adelaide sarà trattata bene e che a lui
conviene rinunciare ai propri diritti naturali perché la sua piccola possa
essere maggiormente «protetta».
Perciò viene
sacrificata. E la riportano a Bergamo, di nuovo nel convento delle suore
Orsoline dove la interrogano sull’apparizione di oggi. Al giovane professore
del Seminario, però, il racconto di Adelaide non interessa, se non per trovarvi
elementi di contraddizione. Gli preme soltanto aver ripreso il controllo sulla
bimba per poter continuare la sua indagine, i suoi esperimenti e la sua
inquisizione. Per questo Adelaide, stasera, dopo essere stata di nuovo
rinchiusa, abbandonata, costretta fra le fredde mura di questo luogo
consacrato, rimane sola con la sua grande visione. Così, soltanto lei, quando
chiude gli occhi può ancora contemplare le mani purissime della Madonna che
stringono con tenerezza i due colombi scuri e sentire il calore di quelle mani
dove ogni vita può essere conservata eternamente nella gioia. Rivede ancora il
colore rosso dell’abito della Madonna. Ma da sola, non può capire che oggi,
giorno di Pentecoste, la Madre di Dio è apparsa rivestita del colore rosso di
questa grande festa liturgica, come immagine della Chiesa, nata proprio oggi,
dall’Amore, per riunire attorno a sé, nella Pace, tutto il genere umano. Nella
confusione e nella fretta di portarla via, nessuno ha potuto ascoltarla
attentamente e capire che oggi il Cielo le ha offerto proprio una grandiosa
icona della Chiesa: una, nelle sue mani, santa nel candore del suo corpo
purissimo, cattolica nel suo manto esteso sopra la terra e il cielo, apostolica
nella corona che porta sul capo. Una Chiesa rivestita
delle tre grandi virtù teologali: la Fede,
bianca come il Rosario e le rose, la Speranza, verde come il manto, e la Carità, rossa come il suo vestito
fiammeggiante d’Amore. Per ispirazione
interiore, Adelaide ha intuito, inoltre, che i
due santi apparsi come custodi ai fianchi della Madonna,
vestiti di viola, colore della penitenza e dell’attesa, e di marrone, colore dell’umiltà, sono Matteo e Giuda Taddeo, ma
nessuno, in convento, è disposto a riflettere
e comprendere il senso della loro presenza
come custodi e difensori della verità stessa della C h i e s a .
Adelaide
è molto stanca. Vorrebbe riposare. Ma anche se si abbandona al
sonno, nel dormiveglia, non smette di pregare. Prega
per la Chiesa e per il Papa perché gliel’ha chiesto la Madonna con un appello accorato e urgente, rivelandole che
il Santo Padre è minacciato e in pericolo di
vita. La guerra, infatti, sempre più orrenda e
implacabile, combatte contro la Vita, e le
forze occulte del male, che vogliono dominare ancora
per mezzo dell’odio e della devastazione, hanno preso di mira il Vicario di colui che è la Pace.
La Croce
lunedì 29 maggio
Anche oggi Adelaide
attende nel convento delle Orsoline a Bergamo
l’arrivo dell’automobile dell’ingegner Villa, accompagnato
dal signor Verri e dal solito don Cortesi, che
viene a prelevarla per condurla a Ghiaie dove l’aspettano i pellegrini, migliaia e migliaia di persone ancora ammassate in attesa
del suo arrivo. Don
Cortesi è del tutto contrario a riportare la bimba al suo piccolo borgo e se non temesse la reazione della folla,
impedirebbe ad Adelaide di tornare a Ghiaie.
D’altra parte però, il compito di
accompagnatore della bimba che si è arrogato, gli consente di mantenere e approfondire il rapporto affettivo con lei,
per stringerla a sé, controllarla ad ogni passo, impedire che la
famiglia e la parrocchia la reclamino, sottrarla ad altre più idonee soluzioni
e continuare la sua indagine. In fondo, dovrà solo pazientare qualche giorno,
poi la bimba verrà definitivamente separata
dalla sua casa e soprattutto dai pellegrini.
Una grande moltitudine di persone però,
attende la piccola veggente, anche oggi, aprendosi all’arrivo dell’automobile
per consentirle di giungere fino al Torchio e poi, a piedi, al recinto,
protetto da molti militari e occupato da
medici e sacerdoti. Adelaide prega. Prega molto intensamente, tranquilla,
preparandosi all’incontro con la Madre di Dio, annunciato anche oggi dal volo
armonioso dei colombi e dal punto luminoso che irrompe lontano a oriente, come
un raggio di felicità nel cielo vuoto.
Regale, maestosa, tutta circonfusa di luce,
rossa nell’abito e verde nel manto, la Madonna tiene nelle mani gli stessi
colombi
scuri di ieri. Sul braccio porta la bianca
corona del rosario, ai piedi le rose bianche ed è ancora circondata dagli
angioletti rosa e azzurri. Nel vederla tanto bella e dolce, ma anche tanto
solenne e severa, Adelaide intuisce subito che la Madonna intende parlarle
ancora. Guarda allora i suoi occhi tenerissimi, incrocia le braccia e attende.
«Gli
ammalati che vogliono guarire devono avere maggior fiducia e santificare la loro sofferenza se
vogliono guadagnare il Paradiso»
le dice iniziando una vera e propria catechesi sulla Croce. «Quelli che soffriranno senza lamento -
continua ancora la Madonna - otterranno
da me e dal Figlio mio qualunque cosa chiederanno». E infine rivolta ad Adelaide: «Prega molto per coloro che hanno l’anima malata» la supplica dal
profondo del suo Cuore
spezzato dalla immensa sofferenza del
Calvario. «Il Figlio mio Gesù è morto
sulla croce per salvarli!».
La Madonna appare affranta e desolata per
l’incomprensione degli uomini: «Molti non capiscono queste mie parole e per
questo io soffro!» confida con amarezza alla piccola, avvicinandola
ancor più al suo Cuore infranto e angosciato per gli uomini che non sono più capaci di sentire e
condividere il suo dolore di
Madre e i suoi continui appelli a non peccare più. Una profonda tristezza, che tuttavia, ben presto si converte in un momento di grande gioia,
allorquando la Madonna, superato questo
momento di dolore, tornando a sorriderle, apre le sue mani e libera i due colombi scuri.
Con grande stupore Adelaide vede allora
queste due piccole creature
volteggiare insieme nel cielo sopra la testa della Madonna, pieni di gioia e di allegria, quasi a
manifestare una felicità ritrovata dopo
tanto tempo. Il loro volo e la loro gioia sembra, infatti, ricordare la loro caduta sulla terra, dove
assiderati dal freddo, i due poveri
colombi sarebbero morti ormai incapaci di volare e librarsi verso il sole, se questa grande Regina
non avesse avuto misericordia di
loro raccogliendoli nel calore delle sue mani. Catturata da questa meravigliosa visione d’amore nuziale,
Adelaide, poco dopo, non può che
rimanere totalmente incantata nel vedere la Madonna avvicinare lentamente una
mano alla bocca, unire l’indice e il pollice, accostarli alle sue labbra e
mandarle un bacio, dolcissimo, pieno di tenerezza, retrocedendo adagio adagio, insieme ai due colombi scuri che ancora solcano il
cielo, vicini a lei.
Per la piccola però, non c’è nemmeno il tempo
di capire, né di salutare e baciare la sua mamma Annetta, perché viene
nuovamente sequestrata alla sua famiglia e ricondotta bruscamente in convento
dalle suore Orsoline. Ma proprio su quel sasso dal quale Adelaide è scesa, una
donna gravemente ammalata di spondilite, al termine dell’apparizione si è
adagiata, appoggiando le sue vertebre corrose. Ha avvertito subito un grande
calore. Poi si è alzata, ha cominciato a camminare e, felice, perfettamente
guarita, ha gridato la sua gioia. Una guarigione avvenuta in modo tanto
repentino e completo da stupire i medici presenti. Adelaide, però, non può
vederla però. La piccola è ormai lontana. È stata caricata nell’automobile che
corre verso Bergamo, per essere rinchiusa, di nuovo, sola, in un ambiente
innaturale e ostile. Ma è rassegnata e ormai pronta ad accettare questa
sofferenza, perché rivive la gioia intensa di quel bacio dolcissimo che la
Madonna le ha inviato e che conserverà sempre nel suo cuore come una promessa
di eterna unità. Adelaide rivede ancora l’indice e il pollice della sua mano
riuniti in un cerchio, come un anello, segno di un legame indissolubile,
incommensurabile con il quale la Madre del Cielo ha voluto unirla a sé. Quel
bacio colmo di tenerezza è per Adelaide la testimonianza più bella di una
predilezione del Cielo, un gesto d’amore per sancire una medesima eterna
appartenenza alla stessa Famiglia, allo stesso Amore, che tutto riunisce,
perché infinito: Principio e Fine, e l’Amore stesso. Ripensando a questo gesto,
Adelaide si è ricordata che la Madonna ha unito l’indice e il pollice della sua
mano come fa il sacerdote quando tiene l’Ostia consacrata prima di offrirla al
cuore dei credenti per unirli a Gesù.
Vestita di rosa
martedì 30 maggio
Dpo il dottor Zonca
di Milano che controlla la sensibilità di Adelaide nelle diverse parti
del suo corpo e cerca insistentemente di esplorare il suo occhio con una
pila, forse nel tentativo di trovare sulla cornea di Adelaide il segreto
delle sue visioni, don Cortesi prosegue anche oggi i suoi incontri con
la bambina. Il prete bergamasco trascorre lunghe ore del giorno e della
sera in ripetuti colloqui con Adelaide attraendola sempre più coi suoi
modi gentili e delicati: gioca affettuosamente con lei, finge di
partecipare ai suoi problemi, la tratta come fosse un’adulta, la riempie
di regali. E tutto questo per creare le occasioni più idonee a spiare la
psicologia della bimba. Il giovane professore non solo è attento a
creare tranelli per far cadere la bimba in contraddizione, ma vuole
anche minare in lei la fiducia nei miracoli avvenuti a Ghiaie.
«Io aspettavo il miracolo
domenica scorsa, ti ricordi? L’ avevi promesso tu e invece io non ho visto
niente... La gente diceva cheil sole girava, l’hai
visto girare tu?» le domanda il prete sapendo bene che questo
miracolo è avvenuto durante l’estasi di Adelaide.
«No, io non l’ho visto»
risponde sincera la bimba. «Nemmeno io» conferma allora don Cortesi
mentendo, perché egli stesso l’ha descritto nel suo diario.
«E poi tutta quella gente. Che
fastidio. Ma cosa viene a fare a Ghiaie?» le domanda ancora.
«Io non l’ho certo chiamata»
gli ribatte Adelaide eliminando l’insidia.
«E perché ti cerca? Dovrebbero
onorare la Madonna e non cercare te. E poi ci sono tante bambine più buone di
te che la Madonna avrebbe potuto scegliere» insinua allora don
Cortesi. «È vero. Ma forse è apparsa a me perché sono tanto povera»
risponde la piccola Adelaide, ponendo così, provvidenzialmente, tra lei e
questo sacerdote tanto colto, un muro insormontabile, che il prete cercherà di abbattere.
Ma è tardi per continuare. Arrivano di nuovo
l’ingegner Villa e il signor Verri con
l’automobile per riportare Adelaide a Ghiaie.
Le strade sono piene di gente diretta
all’apparizione: persone a piedi, donne con il
velo che pregano devotamente chine su se stesse,
moltissimi in bicicletta costretti a scendere per aprirsi un varco nella folla e proseguire a piedi, una mano
sul manubrio e l’altra col rosario, carretti
sopra i quali sono adagiati gli ammalati più
gravi, carri che ospitano intere famiglie, come piccole
chiese domestiche in cammino verso il Cielo. Militi ad ogni passo
incuranti dell’ordine, perché l’ordine è già in tutti i cuori rivolti a quell’unico lembo di cielo lontano che oggi si
aprirà di nuovo davanti allo sguardo di Adelaide. E poi ancora carrozzelle, barelle, portantine
improvvisate, poltrone e seggiole di vimini
legate con due bastoni sulle quali sono trasportati
gli infermi. Anziani con il viso incavato,
uomini segnati dalla fatica e dal dolore,
madri con il viso angosciato in cerca di un approdo di
speranza per il loro cuore.
Bambini consumati nella carne e gli occhi segnati dal dolore nelle braccia paterne,
mamme che alzano al cielo le manine congiunte
in preghiera dei loro figli malati imploranti
la guarigione! Bende e stracci per coprire ferite in ogni parte del corpo, teli e coperte pietose per celare
corpi sofferenti, stampelle e protesi, sono il
linguaggio più evidente di un dolore che
stringe ogni cuore in una morsa di grande commozione. E
dappertutto ancora l’invocazione della pace, come un grido lamentoso elevato verso il Cielo. È questo il fiume doloroso che Adelaide deve
attraversare per portare tutta questa
sofferenza sopra il Cuore trafitto della Madonna.
Un bambino dalla testa enorme, inchiodato in
una carrozzella la fissa con un sorriso inebetito da un dolore che non può
nemmeno esprimere. Un sorriso perduto sopra il volto della propria mamma. Un
altro bimbo, della sua età, le gambe ingessate, in braccio al papà guarda e
prega. Un altro bimbo cieco la cerca brancolando nel buio più fitto aver
sentito la mamma chiamare la piccola veggente. È questa folla un preannuncio
della missione alla quale la piccola è stata chiamata dalla Madonna come
piccola martire del dolore e messaggera d’amore per l’umanità sofferente. Una
via della Croce che prosegue per lei fin dentro il recinto dove l’aspettano i
medici, pronti a ferirla in ogni parte, ancora una volta. Spilli e spuntoni
penetrano con violenza dentro il suo collo, sul mento, sulle gambe, sul dorso
delle mani che Adelaide tiene chiuse sopra il cuore in forma di croce. E poi
ancora: bruciature, pizzicotti, trafitture all’orecchio.
Ma la bimba è ormai lontana dal mondo, in
tenero e doloroso colloquio con la Madonna sfolgorante di luce, ancora
circondata dagli angioletti rosa e azzurri. La Madonna è vestita di rosa,
proprio come una parte degli angioletti. Rosa come l’abito indossato dal
Bambino Gesù nelle apparizioni precedenti, per ricordare che egli si è
incarnato nel seno della sua Madre Purissima per unirsi in lei con ogni uomo.
Ha il velo bianco della sposa di Dio. E alla bimba oggi parla come a una figlia
prediletta.
«Cara
bambina tu sei tutta mia» le dice con amore ricordandole il vincolo di
totale unità simboleggiato dal bacio col quale ieri ha suggellato la totale
appartenenza di Adelaide a lei. «Pur essendo cara al mio cuore, domani ti
lascerò in questa valle di
pianto e di dolore. Mi rivedrai nell’ora della tua morte e, avvolta nel mio manto, ti porterò in Cielo»
le promette infine prima di lasciarla, ricordandole il cammino di sofferenza
che l’aspetta in mezzo alla moltitudine di dolore.
«Un cieco si vede!» urla ad un tratto
una voce in mezzo alla folla. Un uomo in lacrime sta guardando le proprie mani,
le braccia, le gambe, i piedi che fino a quel momento aveva potuto solo
toccare; si è visto circondato da tanti volti, dagli alberi contro il cielo! e
ha gridato, elevando un urlo incontenibile per esprimere la gioia di vedere
finalmente la luce! «Una donna cammina!»
gridano ancora in direzione del Torchio mentre
un apparecchio ortopedico viene elevato al cielo in segno di vittoria. Molte sono le guarigioni, ma i medici
presenti sono troppo pochi; devono lavorare
alacremente, meravigliati e increduli, perché
oggi al Torchio sembra sia passata una mano potente
e misericordiosa. Adelaide, però, non può
vedere. Come le altre sere la portano via in
macchina a Bergamo dalle suore Orsoline. La
piccola stasera si è addormentata più tranquilla. Il suo letto, infatti, in quel convento tanto freddo, è amorevolmente
circondata dagli angeli rosa e dagli angeli azzurri.
Piccola martire
mercoledì 31 maggio
Il 31 maggio, le
masse dei pellegrini coprono ormai tutto il
territorio che da Bergamo conduce a Ghiaie. È uno spettacolo mai visto prima attorno ad un’apparizione.
Tutta la piana solcata dal
fiume Brembo è sommersa da oltre cinquecentomila persone. Dalle stazioni ferroviarie di
Bergamo e Ponte S. Pietro, migliaia e migliaia
di pellegrini scendono in massa dai treni zeppi di
gente, stracarichi fin sopra i tetti: convogli lentissimi strabocchevoli
di folle dirette a Ghiaie, al campo di grazia,
vetture piene zeppe, che risuonano di canti,
inni, preghiere.
Le persone, una fusa con l’altra,
occupano tutto l’orizzonte intorno. Molti addirittura, come grappoli umani, sono
abbarbicati ai tralicci fin quasi alla sommità, altri sono saliti sugli alberi.
La gente che accorre a Ghiaie sembra davvero un gran
mare ondeggiante, nel quale si apre, come un
fiume di sofferenza, il grande corteo degli
ammalati. Moltissimi, ancora, i bambini, testimoni in questo tempo terribile, dell’immenso dolore innocente
nel mondo: sui fronti di guerra, nelle città
sventrate, nelle campagne devastate, e nei
campi di sterminio. Questa folla sconfinata, oggi rende molto
difficoltoso l’arrivo di Adelaide. Perciò i suoi accompagnatori, don Cortesi,
l’ingegner Villa e il signor Verri, preferiscono aggirare la parrocchia e
arrivare dall’alto, attraversando i boschi, per scendere al Torchio. La
moltitudine, infatti, è talmente spessa che negli ultimi metri avanzare è
un’impresa. Allora la bimba viene sollevata in alto e trasferita, di braccia in
braccia, come un vaso prezioso, fino al recinto dove l’aspetta la sorella Maria
insieme ad una schiera di militari, sacerdoti e medici.
Il suo
viso però, oggi porta i segni di un’incipiente sofferenza ed è velato da uno
strano pallore. Gli occhi sono cerchiati e una ruga profonda le solca la
candida fronte. Prega, ma ad ogni Ave Maria, un dolore ogni volta sempre
più acuto le incide fortemente l’addome piegandola. Sta male. Si curva su se
stessa, scende dal sasso, sul quale è salita e si accascia nelle braccia di
Maria. È sudata, terrea in volto, le labbra violacee, si contorce stringendosi
al collo della sorella. Nessuno riesce a spiegarsi quel dolore tanto improvviso
e misterioso. Soprattutto i medici sono sbalorditi per quelle fitte che
sembrano provocate da qualche alimento tossico fatto ingerire alla bimba.
Adelaide soffre, soffre tremendamente. Spasmi acutissimi la lacerano e la
spezzano in due costringendola a piegarsi. Le fitte arrivano violente, a
intervalli ravvicinati. Il tempo trascorre inesorabile. L’ora dell’apparizione
è trascorsa da molto, la bimba sta male, piange.

Allora
don Cortesi, in veste di soccorritore, si avvicina ad Adelaide, si piega verso
di lei e con premura la sollecita a tornare a Bergamo. «Adelaide!» la
chiama, mentre in braccio alla sorella la piccola cerca di difendersi dai
dolori. «Sarà meglio andare a casa. Vieni, ti porto alla macchina».
Adelaide è in un lago di sudore, gli occhi semichiusi, le mani al collo di
Maria. «No! voglio rimanere qui!» gli risponde decisa la bimba,
facendolo arretrare. E a tutti continua a ripetere: «Pregate! Pregate!
Pregate!». È sempre più terrea, il viso è profondamente segnato da occhiaie
profonde e smorfie terribili di dolore. Ma afferra il rosario e prega, insieme
a quella folla sterminata, mentre, con un rombo assordante, uno stormo di aerei
militari inglesi sfreccia, a volo radente, sopra le migliaia e migliaia di
teste dei pellegrini che continuano a pregare fiduciosi oltre ogni limite e
ogni sfida. Ovunque sono innalzati canti a Maria e tutt’intorno grida esultanti
di gioia segnalano le prime guarigioni. «La Madonna ha fatto tre miracoli»
dice ad un tratto la piccola Adelaide con fatica, ancora penosamente piegata su
se stessa e avvolta dal sudore. «Ha guarito un ragazzo e due giovani madri».
La piccola resiste. Ma è molto provata. Con le mani comprime l’addome, sembra
crollare. Ed ecco allora, come un’ombra inquietante, farsi avanti, in veste di
secondo soccorritore, uno strano medico, oggi presente per la prima volta nel
recinto. È il professor Cazzamalli, esperto di
occultismo e di fenomeni paranormali, che. si piega verso di lei e la invita
non attendere più l’arrivo della Madonna. Un consiglio davvero interessato,
subdolo e sospetto. Detenuto fino al giorno prima nelle carceri di Bergamo,
questo medico è stato liberato in tutta fretta dalle SS naziste che stanno
cercando di soffocare le apparizioni e si è precipitato fin qui con loschi
propositi. Ma la resistenza di Adelaide si rivela tanto strenua da impedire
qualsiasi tentativo di far crollare tutto.
È passata più di un’ora, però. La bimba è
sfiancata, ma aspetta, eroica, mostrando così la sua grande tenacia, la sua
fiducia e il suo grande amore per la Madonna. Finché, allo stremo delle forze,
il passaggio dei candidi colombi le preannuncia finalmente l’arrivo della sua
Signora che le appare, ancora una volta, bella e maestosa nella gloria della
luce di Dio, circondata dal coro degli angioletti rosa e azzurri. Allora
Adelaide esce dalle braccia della sorella e si alza, rapita ormai dalla visione
incantevole della Madre di Dio, mentre tutt’intorno, i pellegrini possono
vedere che lo sguardo della bimba si è fatto improvvisamente luminoso. Come la
prima volta, la Madonna è apparsa col vestito bianco e il manto azzurro, lo
stesso colore dei suoi occhi dolcissimi, pieni di bontà e tenerezza, che
riflettono la luce divina
«Cara
figliola, mi spiace doverti lasciare, ma la mia ora è passata» le dice
la Madonna con la voce venata di profonda tristezza, facendole capire che è
venuta fin quaggiù solo per amore, per donare, attraverso lei, all’umanità
intera, quest’ora preziosa concessa da Dio. «Non sgomentarti se per un po’ non mi vedrai, nell’ora della tua morte verrò ancora» le conferma
subito dopo rammentandole un’altra «ora», quella della morte, nella quale
Adelaide potrà per sempre entrare nella luce di Dio. E di nuovo le ricorda il
grande compito che le ha affidato. Perché questa grande Regina ha un grande
progetto per Adelaide e per la sua povera terra. Un grande progetto che esprime
con tre precise volontà affidate alla bimba per la Chiesa:
«Desidero
presto il mio trionfo! »
«
Voglio essere premurosa per tutti in questo luogo! »
«Prega
per il Papa e digli che faccia presto! »
La Madonna vuole qui un grande «Santuario di
Grazie», affinché questo misero
piccolo borgo diventi un grande luogo di
conversione, unità e pace per tutta l’umanità. Un progetto che Adelaide dovrà sostenere con la preghiera e la sofferenza, come vittima
dell’Amore.
«In
questa valle di dolori sarai una piccola martire» le ricorda, promettendole lei stessa come dono: «Sarò la tua ricompensa se il tuo martirio
sarà allegro».
Infine, ammonendo severamente chiunque le avesse
fatto volontariamente del male,
la Madonna pone sulla fronte della bimba un bacio dolcissimo e soave come nuovo sigillo invisibile ed eterno della totale appartenenza di Adelaide
al Cielo e a lei.
È l’addio. È uno strappo dolorosissimo, che
la piccola non potrebbe
sopportare se la Madonna non le rinnovasse la sua predilezione e la sua
promessa, come un ultimo saluto d’amore prima di scomparire lontano a oriente dentro il suo grande splendore:
«Sta
allegra che ci vedremo ancora piccola martire!»
Su questa povera terra del Torchio è rimasto
invece un mare immenso di fede;
un oceano di persone: di piccoli e grandi, vecchi e giovani, adulti e bambini, di ogni età e di ogni condizione sociale, provenienti da ogni dove,
che hanno esteso ancor di più i
confini dell’enorme Chiesa di popolo quaggiù, decretando il grandioso trionfo delle apparizioni.
Un trionfo che per la piccola, tuttavia,
è preludio di un’amarissima salita. I
pellegrini la cercano.
Vorrebbero conoscere le parole della Madonna. Ma Adelaide viene portata
via. Rapita e sottratta definitivamente
ad ogni affetto famigliare e reclusa in convento dove già è iniziato il suo doloroso
cammino.

Il piccolo cuore di Adelaide, portatore di un
grande messaggio di unità, dovrà vivere lacerato nella più terribile
separazione.