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death

SOMMARIO

 

La guerra dell’odio

In Niger i bambini muoiono di fame

Il bambino soldato sacrificato al dio della violenza  (Sierra Leone)

Il machete del dio violento e il perdono di Mariatu  (Sierra Leone)

Obbedienza cieca al dio violento per annientare l’altro  (Rwanda)

La paura dell’altro(Rwanda)

Fisiognomia. La definizione dell’altro come nemico(Rwanda)

Gli enfants sorciers(Congo) piccole vittime del Sacro violento

 

 

 

 

 

 

 

BAGNASCOMILITARE

 

Con Mons. Bagnasco, la Chiesa Cattolica

è corresponsabile della strage degli innocenti

 

libya-war10[1]

 

 

nelle guerre per il dominio sul mondo

 

 

 

 

 

Molti ormai avranno dimenticato che quattro mesi or sono

il capo dei vescovi italiani,  Monsignor Bagnasco ha trascinato la Chiesa nella ratifica della seconda guerra di Libia rendendola corresponsabile delle stragi di innocenti che ancora si susseguono.

 

Molti avranno pure dimenticato che in questo farisaico e pilatesco consenso alla dichiarazione di guerra, il Cardinale-militare è stato spalleggiato dall’ipocrisia di un numeroso, ambiguo e falso mondo cattolico come,

Comunione e Liberazione, le ACLI o Pax Pax Christi, che non escludeva le azioni militari ma ipocritamente chiedeva “che esse - come sottolinea il 'Sir' (Servizio informazioni religiose della Cei) «siano il più possibile limitate e siano accompagnate da seri impegni di mediazione».

http://www.diariodelweb.it/Articolo/Vaticano/?d=20110321&id=192075

Purtroppo la guerra di Libia continua ancora, e con la guerra le stragi di innocenti, nel silenzio dei mass-media preoccupati di coprire la natura di potere di questa guerra della massoneria internazionale, ennesima tappa di un progetto di signoria sul mondo, come quelle che l’hanno preceduta e quelle che la seguiranno, sempre, ovviamente con la benedizione del “Bagnasco” di turno.

 

http://www.ansa.it/webimages/section_210/2011/5/1/d2a791c1b1a949adc520889da5970559.jpg…i caccia della NATO hanno colpito una scuola per bambini disabili, in particolare affetti dalla sindrome di Down. Ora tutto e' distrutto, le porte divelte, per terra un tappeto di vetri infranti insieme ai disegni degli scolari….un’intera palazzina è stata distrutta a Tripoli provocando la morte di 9 civili di cui 3  bambini…… Uccisi altri 19 civili tra cui 8 bambini…. Intanto in Afghanistan un raid aereo della NATO nel quartiere residenziale Dowamanda nella provincia orientale di Khost ha provocato la morte di  14 civili di cui 8 bambini….

Le notizie di stragi si susseguono, poi si dimenticano per altre notizie di stragi.

 

E ogni volta il Cardinale aprendo le braccia, ripete sconsolato

 

Se qualcuno aggredisce mia mamma che è in carrozzella io ho il dovere di intervenire

 

Poi, però, dopo le processioni eucaristiche, con aria afflitta si preoccupa di tranquillizzare - che il Signore è vicino, e sta dalla nostra parte

 

http://www.diocesi.genova.it/documenti.php?idd=3130

 

 

Ma da quale parte sta il Signore?

 

Dalla parte di chi fa strage di bambini con le bombe, e spinge i dittatori ad armare i bambini trasformandoli in demoni?

 

No!

 

C’è solo una “guerra” giusta e un’unica missione per la Chiesa: quella affidata dalla Regina della famiglia alla piccola Adelaide

 

la guerra nonviolenta dell’amore per la vita e per l’infanzia ovunque si trovi, perché gli uomini imparino ad amarsi come fratelli

 

Ma la Chiesa ha preferito distruggerla questa grande missione di pace e fraternità universale, martirizzando la piccola veggente.

 

E ora è costretta a venire a patti coi potenti del mondo (come volevano don Cortesi e la Curia di Bergamo), condividere il loro falso progetto di unità, ed essere rappresentata dai nuovi farisei come il freddo e cinico Mons. Bagnasco

che, in modo spudorato ha pubblicamente esaltato “l’importanza della Chiesa e il suo ruolo nel rilancio della modernità..della quale e’ l’anima

http://www.freenewsonline.it/2011/05/23/cei-bagnasco-in-politica-servono-persone-che-avvertano-il-dovere-di-una-cittadinanza-coscienziosa/

 

dimenticando di aggiungere che la modernità ha sempre utilizzato e sempre utilizzerà la guerra, quale strumento chirurgico per annientare  tutti gli ostacoli che si frappongono al progresso dell’umanità voluto dai potenti.

 

(11 luglio 2011)

 

La guerra dell’odio

                        di tutti contro uno

 

                                                             per realizzare la falsa unità mondiale voluta dall’Anticristo

                                                                                                 i potenti della terra

            attuano, nella guerra di Libia, la satanica legge del “capro espiatorio”,

                                                  con la benedizione del capo dei vescovi italiani.

 

 

I grandi della terra hanno scatenato la guerra in Libia per conseguire il loro ambizioso obiettivo: accreditarsi come grandi amici dell’uomo, gli unici capaci di realizzare la pace mondiale.

Obama, la Clinton, Sarkozy, Cameron e gli altri, hanno continuato a ripetere fino all’ossessione:

- che la guerra contro Gheddafi ha una finalità umanitaria: salvare il popolo dal massacro compiuto dal dittatore;

- e che, per mezzo della eliminazione di Gheddafi, il popolo di Libia troverà unità, pace, concordia;

 

Importante, per loro, che nessuno possa riconoscere la vera legge guida del loro progetto:  la legge satanica del capro espiatorio, la legge del tutti contro uno, la stessa indicata da Caifa al Sinedrio per condannare Gesù.

 

Voi non capite nulla e non considerate come sia meglio che muoia un solo uomo per il popolo e non perisca la nazione intera. (Giovanni 11, 45-56)

 

Importante, soprattutto, che questa legge satanica non la riconoscano i cristiani, sospinti a credere legittimo l’odio verso il persecutore Gheddafi e condotti a pensare così:

 

“Gheddafi non è una vittima come Cristo, ma il persecutore del suo popolo; perciò, è meglio che sia eliminato lui e non perisca l’intera nazione libica”.

 

 

Ed è quel che è successo, e succede:

 

guidata dal capo dei vescovi italiani, Cardinal Bagnasco, la Chiesa Cattolica ha legittimato l’intervento armato dei potenti del mondo contro il dittatore. Così, grazie al Cardinale, tanto influente sui destini della Chiesa, anche i cristiani hanno potuto partecipare alla guerra del tutti contro uno.

 

Ma non c’è da meravigliarsi più di tanto:

la scelta di Bagnasco è soltanto l’ultima decisione criminale della Chiesa-Istituzione che ha fatto dimenticare, nel tempo, verità fondamentali.

 

Ovvero:

 

- che Cristo sulla croce ha svelato proprio la legge dell’odio di tutti contro uno, da Lui stesso subita, come legge di Satana;

- che, odiato da tutti, Cristo ha accettato la croce per amore, per mostrare a tutti gli uomini l’amore di Dio e unirli nel Suo amore;

- che Cristo, con la Sua crocifissione, ha sbaragliato tutti i potenti della terra, annullando tutti i loro strumenti di morte;

- che dopo la Sua morte in croce, più nessun uomo avrebbe dovuto odiare, e sacrificare un altro uomo per il bene comune;

- che tutti gli uomini avrebbero potuto seguire il Comandamento dell’Amore da Lui testimoniato sulla croce per conseguire l’Unità.

 

Purtroppo, accettando il potere e le sue ragioni, poco tempo dopo la morte di Cristo, La Chiesa-Istituzione ha legittimato la violenza e riabilitato le leggi mortifere annullate da Cristo sulla croce, in primis proprio la legge che aveva condotto Cristo sulla croce: la legge del capro espiatorio, legittimandola come buona contro i cattivi, soccorso dei deboli, solidarietà verso gli oppressi, lotta contro le frodi, distruzione delle eresie, liberazione dai nemici della fede e della nazione…….

 

Per secoli e secoli, la storia è diventata così teatro del più orribile odio cristiano, e la terra cosparsa di sangue dagli eserciti con le insegne della croce di Cristo.

 

 

Sapevano bene, i responsabili della Chiesa-Istituzione, che la morte del Figlio di Dio sulla croce era stato il fatto provvidenziale, UNICO E IRRIPETIBILE, per realizzare l’unità universale.

Il commento dell’evangelista Giovanni sulle parole di Caifa è molto chiaro:

Questo però, Caifa non lo disse da se stesso, ma essendo sommo sacerdote profetizzò che Gesù doveva morire per la nazione e non per la nazione soltanto, ma anche per riunire insieme i figli di Dio che erano dispersi

Ma hanno interpretato questo commento a vantaggio del loro potere.

Hanno ridato valore alle parole di Caifa e ripristinato la legge del capro espiatorio facendo credere che dopo Cristo, altri avrebbero dovuto morire, come Lui, per il bene della nazione e del mondo.

 

Dopo aver confinato e annullato le testimonianze dei santi martiri che hanno opposto l’amore di Cristo all’odio, gli ecclesiastici hanno continuato a far risuonare nei templi le parole di Caifa.

E oggi, novello Caifa, ma peggiore di lui, il capo dei Vescovi italiani, che il Vangelo lo conosce e lo altera, ha benedetto coscientemente la legge del capro espiatorio, partecipando coscientemente a un altro orrendo olocausto di vite umane voluto dall’Anticristo.

 

 

Per la Chiesa, e il Papa, resta solo una via:

le mani di Maria Regina della famiglia nelle quali, soltanto, l’umanità potrà conseguire la vera Unità.

 

(31 marzo 2011)

 

una guerra della massoneria internazionale

 

Il presidente della Conferenza Episcopale italiana ha dato

il benestare della Chiesa Cattolica alla seconda guerra di Libia.

            

 

Speriamo che si risolva tutto rapidamente, in modo giusto ed equo   ha dichiarato il Cardinal Bagnasco facendo credere che una guerra possa essere giusta ed equa. 

 

Se qualcuno aggredisce mia mamma che è in carrozzella io ho il dovere di intervenire - ha continuato spudoratamente riprendendo in modo banale un concetto portante  della sua omelia in occasione del 150° dell’unità d’Italia, nella quale, dopo aver alterato la Parola del Vangelo di Matteo, ha affermato che “la Madrepatria esprime una maternità” - espressione ambigua che ricorda, in tempo di guerra, la peggior retorica militarista.

 

Il cinismo machiavellico del Cardinale fa rabbrividire.

Non gli basta l’oceano di lacrime e sangue versato fin qui per ideali fallaci di false unità. 

Come han fatto molti altri porporati prima di lui, il Cardinale fa credere che il male possa essere     cacciato con il male e legittima  un ennesimo terrificante olocausto.

 

Ma a chi obbedisce questo ecclesiastico dal cuore freddo e dalla mente glaciale?

 

Per capirlo è sufficiente leggere, fra le altre, due dichiarazioni che chiariscono il perché di questa guerra scellerata.

 

1)      quella del Gran Maestro del Grande Oriente d'Italia  Gustavo Raffi :

 

nell'imminenza del 150* anniversario dell'unita' d'Italia, cui la nostra Istituzione – la Massoneria -  ha contribuito in maniera importante riconosciamo nei moti nordafricani quel germe insopprimibile di desiderio di liberta', quell'anelito indomabile di uguaglianza, che ovunque e in tutti i tempi sono stati il fondamento di ogni lotta contro la tirannide 

(ASCA - Roma, 4 mar 2011)

 

2)      e quella del Presidente della Repubblica Italiana Giorgio Napolitano :

 

Se pensiamo a quello che è stato il nostro Risorgimento non possiamo rimanere indifferenti a una sistematica repressione dei diritti umani in qualsiasi Paese. Non possiamo lasciare che vengano distrutte e calpestate le speranze accese di un risorgimento nel mondo arabo  (discorso di Napolitano al teatro Regio di Torino 20 03 2011)

 

A queste dichiarazioni il Cardinal Bagnasco ha aggiunto che

 

Il Vangelo ci indica il dovere di intervenire…”

 

E in accordo con lui Il nunzio apostolico all’Onu di Ginevra monsignor Tomasi, ha dichiarato

un appoggio pieno della Chiesa Cattolica alla causa dei ribelli !!!

 

 

Non si può risolvere la violenza con altra violenza… ha protestato il vescovo di Tripoli Monsignor Martinelli.

Ma il suo appello è caduto nel vuoto

 

Ormai il vento velenoso della guerra spira fortissimo.

E mentre il papa si limita (è costretto) a rivolgere un flebile appello

a quanti hanno responsabilità politiche e militari, perché abbiano a cuore, anzitutto, l’incolumità e la sicurezza dei cittadini e garantiscano l’accesso ai soccorsi umanitari (dimentico del grido di Giovanni Paolo II: “mai più la guerra!”)

il Cardinal Bagnasco offre il benestare della Chiesa al grande progetto massonico noto come  nuovo ordine mondiale nel quale – come ha dichiarato il Presidente USA gran massone George Bush senior

 

nazioni diverse l'una dall'altra si uniscono in un impegno comune per raggiungere un traguardo universale dell'umanità: pace e sicurezza, libertà, e Stato di diritto.

 

 

Viene alla mente l’invito di don Cortesi all’unità della Chiesa con la Massoneria lanciato sottoforma di domanda pleonastica nelle pagine dell’Enciclopedia Ecclesiastica Vallardi

 

Nell’esigenza di unione che i tempi impongono, non distruggerebbe se stessa, la Massoneria, se non collaborasse all’unione con la Chiesa cattolica? (voce Massoneria, vo l . V I p. 517)

 

 

 

Oltre la figura spettrale del Cardinal Bagnasco si profila chiaramente il volto duro e feroce del persecutore di Adelaide, don Cortesi, l’illustre membro della Curia di Bergamo che ha scelto di distruggere il messaggio di Pace e di Unità offerto alla Chiesa Universale dalla Regina della famiglia preferendo il grande sogno massonico da lui stesso ben delineato nella medesima Enciclopedia Ecclesiastica Vallardi

 

Sogno di far buona l’umanità col farla sapiente, e di attuare l’unione di tutti gli uomini, la solidarietà universale degli interessi, la repubblica della fratellanza umana (voce Massoneria, vo l . V I p. 519).

 

25 marzo 2011

 

 

ghiaie 3 014  Di nuovo:

  contro Maria,

  la guerra!

 

 

 

 

 

Ho seguito con molta preoccupazione le celebrazioni per il 150° dell’unità d’Italia. Mi hanno molto turbato. Perché sapevano di un rinnovato desiderio di guerra.

I capi della Repubblica Italiana chiedevano ossessivamente un pubblico riconoscimento del principio che l’unità della nazione si fonda sulla morte, sull’olocausto di vite umane, sul sangue versato in battaglia. In una parola: sul sacrificio.

La mia preoccupazione non si è placata, anzi è aumentata, dopo aver ascoltato l’omelia del cardinal Bagnasco, che, nella basilica di Santa Maria degli angeli, si è limitato a rammentare, ai capi della Repubblica Italiana, il brano del Vangelo di Matteo in cui Gesù ricorda la “Legge dei profeti”

 

tutto quello che volete che gli uomini facciano a voi, questo anche voi fate a loro (Matteo 7, 12)

 

dimenticando il precedente passo dello stesso Vangelo di Matteo – Dicorso Evangelico - che definisce questa regola biblica, destinata, altrimenti, a rimanere una semplice regola morale

 

 

Avete inteso che fu detto: occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra…Avete inteso che fu detto: amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico; ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per i vostri persecutori, perché siate figli del Padre vostro celeste, che fa sorgere il suo sole sopra i malvagi e sopra i buoni, e fa piovere sopra i giusti e sopra gli ingiusti. (Matteo 5, 38 – 48)

 

 

Legge sancita da Gesù come comandamento nell’Ultima Cena prima di salire sulla Croce per mostrare il vero amore di Dio (Giovanni 15, 14-17)

 

Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi.

 

 

Che pensare?

 

Che i capi della nazione avevano bisogno di una nuova legittimazione del Sacro per poter esercitare in grande stile una nuova violenza, un nuovo conflitto, una nuova guerra in nome di una falsa unità.

 

e che, proprio nella Chiesa dedicata alla Madonna, il Presidente della Conferenza Episcopale Italiana si è dimenticato volutamente che la vera unità risiede nelle Sue mani immacolate.

 

 

Avrebbe dovuto ricordare che la Madonna è apparsa a Ghiaie, nel giorno di Pentecoste del 1944, in tempo di guerra, e che alla piccola Adelaide Roncalli ha ricordato la vera via dell’Unità e dell’Amore: il Suo Cuore!!

 

Al mio cuore preme quella pace mondiale nella quale gli uomini si amino come fratelli

 

         

Ma non poteva farlo.

 

Perché gli ecclesiastici L’hanno cacciata! preferendo il fallace progetto di una falsa unità mondiale di pochi eletti guidati da un “Architetto invisibile”: lo stesso progetto mortifero perseguito dal persecutore di Adelaide, don Luigi Cortesi, dai suoi complici della Curia di Bergamo e della Curia di Roma.

 

 

Per sopravvivere, il “Sacro” non può far altro che legittimare la violenza. E per legittimare la violenza deve alterare il Vangelo: ingannare.

 

 

Basta con la “guerra giusta”!

 

 

Il cristiano vive l’amore, la compassione, la nonviolenza integrale;

non differenzia fra vita e vita; e fra morte e morte

 

 

Con una bella faccia tosta, dopo aver legittimato l’inutile strage della guerra in Libia - purché “rapida, giusta ed equa” - il cappellano militare Cardinal Bagnasco, capo dei vescovi italiani, dalle pagine dell’ “Avvenire”, oggi si appella alla compassione, alla condivisione, al sostegno per gli ammalati giunti a fine vita.

 

Quale impudenza!

 

Dopo aver mostrato il volto freddo e cinico del militare che mette in conto le morti provocate dalla guerra, ora indossa la maschera della compassione per i moribondi, come esistessero due tipi di persone, due tipi di vite, due tipi di morti:

 

- quelli che muoiono NECESSARIAMENTE in modo orrendo senza aiuto e soccorso, nel deserto o nelle città devastate, anche sotto le bombe da lui benedette, offerti sull’altare di una liberazione decisa a tavolino dai grandi della terra, compresi gli ecclesiastici;

- e quelli che muoiono NORMALMENTE nei nostri ospedali o nelle nostre case per i quali occorre prestare ogni cura.

 

Ma non c’è da stupirsi.

 

Bagnasco incarna un modo d’essere proprio degli ecclesiastici abituati da secoli a discriminare tra una vita e l’altra, e poi predicare la Passione di Cristo - Che, invece, ha unito tutte le vite in un solo Amore.

 

Bagnasco è il testimone di una Chiesa-Istituzione abituata a muoversi nel mondo con due volti:

- quello di una Chiesa-Istituzione che ha condotto innumerevoli guerre sante contro ogni sorta di infedeli, e organizzato sanguinosi complotti, congiure, inquisizioni, come la feroce persecuzione inferta alla piccola Adelaide per opera dell’Inquisitore don Cortesi e dei suoi complici;

- e quello del Suo Fondatore, il Cristo, morto volontariamente sulla croce senza opporre violenza perdonando i suoi nemici.

 

Il militare Cardinal Bagnasco non vuole scegliere il Volto di Cristo e abolire il principio di una “guerra giusta”.

 

Così ha benedetto il Risorgimento italiano, senza ricordare, ovviamente, la strage del 1859 operata dalla Chiesa-Istituzione contro gli insorti di Perugia, e quella terrificante operata l’anno seguente dalle truppe comandate dal gran massone Giuseppe Garibaldi contro il popolo siciliano.

 

Se l’avesse fatto avrebbe dovuto strapparsi dalla veste talare quelle odiose stellette militari che ricordano tante guerre “giuste” e l’oceano sterminato di vite spezzate dalla violenza, inutilmente sacrificate sull’altare dell’Anticristo per un bieco progetto di unità del mondo ordito dai potenti della terra.

 

E’ così difficile affermare con coraggio che la Chiesa non deve mai, mai, mai, usare violenza, nemmeno per “ricondurre nel proprio seno i figli perduti” o “sopprimere un tiranno”? E’ così difficile rifiutare la guerra come continuazione della politica, come strumento al servizio della pace, come liberazione, come igiene del mondo, o come fatto divino? E’ così difficile dichiarare che nessuna guerra è giusta?

 

Per far nascere una nuova storia della Chiesa di Cristo, e dell’umanità, la Regina della Famiglia apparsa a Ghiaie ha offerto a questa Chiesa-Istituzione la via per abbandonare una volta per sempre il suo doppio volto.

 

La Regina della Famiglia apparsa a Ghiaie ha offerto a questa Chiesa-Istituzione le sue mani, il suo cuore e una missione di Unità per la vera pace nel mondonella quale tutti gli uomini si amino come fratelli”.

 

Ma gli ecclesiastici continuano a rifiutarla.

Non vogliono riconoscere il martirio violentissimo - una vera guerra! - inferto da loro alla piccola Adelaide.

 

Preferiscono legittimare altre guerre e partecipare all’azione subdola dei signori del mondo servitori dell’Anticristo, intenzionati a portare conflitti e caos ovunque nel mondo, per imporre il loro Ordine e dominare.

 

 

 

In Niger i bambini muoiono di fame

 

A rischio per la carestia la sopravvivenza di metà della popolazione

 

 

 

 

NIAMEY, 26. Quattrocentomila bambini nigeriani moriranno di fame già nei prossimi giorni, se non ci sarà un intervento d'aiuto immediato e massiccio da parte della comunità internazionale.

Un nuovo appello in merito è venuto ieri dall'organizzazione umanitaria Save the Children. La carestia e l’aumento dei prezzi degli alimenti stanno avendo conseguenze devastanti per i quasi otto milioni di abitanti del Paese africano, dove già prima di quest'ultima crisi erano sottonutriti il 43 per cento dei bambini,

secondo rapporti internazionali concordi.

Ora è a rischio la vita di almeno la metà della popolazione. Da mesi, decine di migliaia di persone convergono sulla capitale Niamey in fuga dalle zone rurali che vanno sempre più desertificandosi e il Governo nigerino non è in grado di provvedere alle necessità di questa popolazione di profughi per fame. E ancora più grave è la condizione di quanti non sono in grado di allontanarsi dalle zone più remote del Paese.

Le prospettive per l'immediato futuro sono devastanti: le stime internazionali valutano che — in assenza di

misure adeguate — entro il 2015 moriranno in Niger sei milioni e mezzo di neonati e un milione di donne in

più rispetto al già terrificante dato attuale.

Il Niger è infatti uno dei Paesi con il maggiore tasso di mortalità neonatale e materna per complicazioni in gravidanza o nel parto. Ogni anno sono quasi otto milioni i bambini che muoiono prima di raggiungere

il primo compleanno, uno ogni quattro secondi. Così come sono 350.000, quasi mille al giorno, le donne che

muoiono in gravidanza o nel parto a causa della denutrizione.

 

L’OSSERVATORE ROMANO 27 GIUGNO 2010

 

 

Infanzia perduta - il bambino soldato sacrificato al dio della violenza

 

Cercavo disperatamente di rievocare la mia infanzia, ma non ci riuscivo. I ricordi di guerra avevano formato una barriera che dovevo infrangere per poter recuperare le immagini della mia vita precedente

 

Cercavo di ripensare alla mia infanzia, ma non ci riuscivo perché ero assalito dall’immagine del primo uomo a cui avevo tagliato la gola. La scena riaffiorava alla memoria come un lampo in una notte oscura e ogni volta portava con sé un urlo stridulo e una fitta lungo la schiena.

 

Sento che non ho più motivi per vivere – dissi lentamente – non ho una famiglia, sono solo. Nessuno mi racconterà le storie di quand’ero piccolo. Soffocai in un singhiozzo.

 

…un albero coperto da linfa secca e rossa innescava il ricordo di tutte le volte che avevamo giustiziato prigionieri legandoli a un albero e sparandogli addosso. Il loro sangue sporcava i tronchi e non si cancellava più, nemmeno durante la stagione delle piogge….assistere alla vita quotidiana della famiglia, vedere un bambino che abbraccia il padre, tirava il turbante alla madre o teneva le mani dei genitori per saltare le pozzanghere mi faceva pensare sempre a ciò che avevo perduto. Non so cosa avrei dato per tornare indietro e cambiare le cose.

 

 

beahBastano queste confessioni di

 

Ishmael Beath nel suo “Memorie di un bambino soldato

 

per capire quale sconvolgimento terrificante porta la violenza nella vita di un bambino.

Sempre: la rescissione dell’infanzia.

Quel che di più prezioso possiede l’uomo fin da quando viene al mondo per tutta la sua vita, viene a un tratto cancellato, spezzato. 

E’ questo il grande pregio del racconto di Ishmael precipitato nell’inferno di una guerra spaventosa fra i poveri villaggi della Sierra Leone.

 

Arruolato a forza insieme ad altri bambini, Ishmael viene alimentato ogni giorno da comandanti assassini con il desiderio di vendetta e col piacere di uccidere. Nutrito di film d’azione alla Rambo, e di droghe, Ishmael sposa inconsapevolmente il dio della violenza e ne è posseduto. Non può più fare a meno di questo piacere, che entra e devasta il suo corpo e la sua mente.

E allora uccide, uccide, uccide, con gusto, con sempre maggiore accanimento e sadismo, per vendicare la propria famiglia, senza provare alcun rimorso e alcun dolore, indifferente a tutto, alla vita e alla morte.

 

 

Quel che han fatto gli adulti criminali a Ishmael, non è diverso da quel che han fatto altri adulti ad altri bambini come lui abusandoli in altri modi (si veda ad esempio, in STORIE, i racconti dei bambini che hanno subito violenza da preti pedofili)

 

Il risultato è sempre lo stesso: il massacro dell’Infanzia e l’ineluttabile coazione a ripetere il modello violento, e le azioni nefande imparate dagli adulti.

 

Esemplare, senza bisogno di commenti, quest’altro orrendo ricordo di Ishmael: il ricordo di una esecuzione nella quale appare evidente l’imitazione del modello violento, l’insensibilità, e l’assoluta mancanza di compassione.

 

Il mattino dopo il discordo del tenente ci allenammo a uccidere i prigionieri come aveva fatto lui

Le vittime erano cinque, e tutti eravamo impazienti di partecipare. Fu il caporale a scegliere e per la dimostrazione selezionò anche me.

I cinque uomini era in fila di fronte a noi, sul campo d’addestramento, con le mani legate. Al segnale del caporale dovevamo sgozzarli. Vinceva il soldato il cui prigioniero moriva per primo.

Avevamo estratto le baionette e dovevamo guardare negli occhi le nostre vittime, prima di mandarle all’altro mondo.

Io già fissavo diritto in faccia la mia. Aveva il volto tumefatto per le botte ricevute e sembrava guardare qualcosa alle mie spalle.. La mascella era l’unica parte contratta del suo viso, tutto il resto sembrava calmo.

Non provavo alcun sentimento per lui, non pensavo a ciò che stavo per fare.

…..il caporale diede il via con un colpo di pistola. Io afferrai la testa dell’uomo e gli tagliai la gola con un gesto fluido. Il pomo d’Adamo cedette subito e non mi restò che girare la baionetta dalla parte zigrinata per estrarla.

 

 

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                                                                                               © UNICEF / HQ01-0089 / S. Mann

 

 

 Il machete del dio violento e il perdono di Mariatu

 

 

http://jamesbok.wordpress.com/2009/01/15/hello-world/Quel che colpisce nel libro di Mariatu Kamara (Quali mani asciugheranno le mie lacrime) è l’incontro con il cugino Mohamed al suo ritorno, in Sierra Leone, dopo gli anni orribili della guerra civile (200.000 morti e migliaia di mutilati dal 1991 al 2001 – il machete dei ribelli recideva gli arti a chiunque).

 

Non è servito a niente – le dice il cugino sconsolato mostrando le povere casupole a una stanza fatte costruire dal governo che ha sfruttato i bambini mutilati solo per ottenere attenzione e denaro dai paesi stranieri – il governo si è limitato a osservarci urlare – continua Mohamed ricordando una manifestazione di mutilati dalla guerra.

Lo sai che i bambini di questo quartiere giocano alla guerra? Fingono di sparare e uccidere i ribelli che hanno tagliato le mani ai loro genitori – conclude amaramente

 

Al suo ritorno in Sierra Leone, dal Canada dove ha potuto istruirsi, Mariatu incontra la sordità delle istituzioni, pronte a simulare un falso ascolto, determinate poi ad agire secondo le proprie ragioni e approfittare del dolore per rafforzare il potere.

E’ questo il momento più triste della storia di Mariatu: supplizi orrendi sono coperti dall’indifferenza e da un terrificante opportunismo.

Si tenta di far dimenticare, e disarmare tutti coloro che in vari modi sono impegnati, come Mariatu, a combattere la violenza e bandirla dall’umanità, a cominciare dai bambini. 

 

Capii allora cosa dovevo fare – scrive Mariatuforse non possedevo più le mani, ma avevo la voce

 

E con la sua voce ha raccontato il suo martirio: lo stupro subito da un adulto del villaggio, l’infibulazione alla quale l’hanno costretta le donne del villaggio in obbedienza a una liturgia Sacra e violenta, e poi la rescissione delle sue mani da parte di bambini soldato della sua stessa età (12 anni)

 

Uno dei ragazzi mi afferrò la mano destra e un altro la distese sulla parte piatta della roccia – vogliamo che tu vada dal Presidente e gli mostri quel che ti abbiamo fatto, non sarai più in grado di votare per lui adesso, chiedi al Presidente mani nuove

Nell’attimo in cui il macete calò, il silenzio divenne assoluto…ci vollero due tentativi per tagliarmi la mano destra….

 

Mariatu è rappresentante speciale dell’UNICEF per i bambini coinvolti nei conflitti armati, ha fondato un’organizzazione no-profit in favore delle donne violate e i bambini in difficoltà del suo paese.

Come tanti altri si dedica anima e corpo a combattere le violenza.

 

Ma, nonostante questo impegno generoso la violenza continua a dominare in Africa e ovunque, col suo ciclo infernale (guerra e pace) che tende a ripetersi e diffondersi come un onda disastrosa

Mariatu, come tanti altri, si adopera, nel tempo dell’assenza di guerra, per elevare il livello di vita della propria gente della Sierra Leone  (il più basso indice di sviluppo umano nel mondo dopo il Niger) perché si allontani dai germi che hanno scatenato il conflitto; pronti ad agire nuovamente e infiammare gli animi riempiendoli di risentimento e odio.

 

In cuor suo lei ha deciso: l’uscita dalla violenza è il perdono

 

Ripensai ai giovanissimi ribelli che mi avevano amputato le mani…volevo che quei tre bambini morissero….ma la rabbia mi faceva star male, col tempo capii che stroncare le loro vite non sarebbe stata la soluzione giusta…immaginai di trovarli di fronte e dire lorospero che siate profondamente dispiaciuti per quello che mi avete fatto, da parte mia vi perdono

 

E’ il momento più alto della storia di Mariatu, che si lega così a quella di Immaculèe Ilibagiza, ed entrambe a quella di Adelaide, paradigma di tante altre storie di persecuzione, non escluse le storie dei bimbi vittime dei preti pedofili protetti dalle Istituzioni della Chiesa Cattolica.

 

 

 

 

 

Obbedienza cieca al dio violento per annientare l’altro

 

Immaculèe Ilibagiza è una sopravvissuta del genocidio rwandese. Insieme ad altre sette donne, per novantun giorni è rimasta rinchiusa in un piccolissimo bagno della casa di un pastore protestante. L’orrendo massacro le ha strappato la famiglia - terrificante l’esecuzione del fratello Damascene da lei tanto amato,

Eppure ha sempre trovato la forza di perdonare.

Toccante la sua testimonianza (nel suo libro “Viva per raccontare”).

All’assassino dei suoi genitori e di suo fratello, Immaculè tende la mano e lo perdona 

“ Che cosa significa questo Immaculèe? – le domanda contrariato il nuovo borgomastro della sua città che l’ha condotta da lui perché manifesti tutto il suo odio – E’ l’uomo che ha assassinato la tua famiglia…e voleva vederti morta. l’ho portato per sputargli in faccia, ma tu l’hai perdonato. Perché?”

Il perdono è tutto ciò che posso offrire” – risponde Immaculèe.

 

E perdonare era cosa impossibile, senza credere davvero. Perché i massacri in Rwanda sono stati terrificanti.

 

Alcune pagine del libro di Immaculèe confermano l’orrore di quei giorni

 

Hanno afferrato una mamma e hanno abusato di lei a turno. Lei li supplicava di non farlo di fronte ai suoi figli, ma loro tenevano fermi il marito e i tre figli col machete puntato alla gola. Li hanno costretti a guardare mentre la violentavano in otto o in nove. Dopo aver finito con lei hanno ucciso tutta la famiglia

 

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…davanti a me c’era l’immagine dell’inferno: file su file di cadaveri; erano centinaia e centinaia ammassati l’uno sull’altro. Un nero tappeto di mosche volava su di essi, e i corvi si posavano sull’ultimo strato di morti. Un vecchio col bastone cercava di scacciare i cani affamati…oltre le pile di morti una fossa profonda almeno sei metri e larga nove. Era piena di corpi.

 

 

Nel suo libro, Immaculèe non si propone di ricercare le cause di quel massacro - il suo compito è quello di portare il perdono, la speranza e la fede, che non l’ha mai abbandonata, come non l’ha mai abbandonata la presenza di Gesù. Ciò nonostante in un breve passaggio, senza quasi accorgersene, proprio lei evidenzia con chiarezza la ragione profonda del genocidio che ha travolto il suo popolo.

 

Nel nostro paese c’è la cultura dell’obbedienza – scrive ricordando l’adesione cieca degli hutu alla pianificazione e realizzazione del genocidio – sapevo che anche gli hutu più pacifici avrebbero ascoltato l’appello dei loro capi e avrebbero diligentemente imbracciato il loro machete  (pg.126)

 

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Purtroppo, Immaculée non si sofferma a pensare la relazione fra obbedienza e massacro; e tuttavia questo breve passaggio illumina tutto il suo racconto e permette di aprire una profonda riflessione sui meccanismi di annullamento della coscienza che, anche in Rwanda, hanno prodotto l’estensione dell’odio a tutto un popolo.

 

Leggendo il libro di Immaculèe non è difficile comprendere che gli hutu pacifici si sono trasformati in demoni feroci per obbedire al dio sacrificatore, risvegliato dai capi nelle loro menti, per soddisfare il loro risentimento verso i Tutsi, diventati il modello invidiato da annientare.

 

Questo risentimento, covato in lunghi anni d’invidia, si scarica sullo stesso fratello di Immaculèe, Damascene, modello desiderato, ma inarrivabile, di giovane dalla brillante carriera universitaria.

 

Voi Tutsi avete sempre agito da superiori verso noi hutu – gridò uno degli assassini in faccia a Damascene alzando il machete – credi di essere più intelligente di noi perché hai il diploma di master? Bene io voglio vedere com’è il cervello di uno con un diploma di master. Fece roteare la lama nella testa di mio fratello e lui cadde in ginocchio. Un altro assassino si fece avanti e con due colpi di machete gli taglio le braccia. Il primo assassino colpì di nuovo, col machete spaccò in due il cranio di Damascene e guardò all’interno. Coperto del sangue di mio fratello, cominciò a girare per il quartiere, vantandosi di aver visto il diploma di master nel cranio di qualcuno.

Più tardi – conclude Immaculèe – venni a sapere che uno degli assassini era compagno di scuola di Damascene.

 

 

(questa obbedienza al dio violento ha nutrito tutti i massacri e sta alla radice anche del martirio di Adelaide)

 

 

La paura dell’altro

 

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- Avevi cinque anni durante il genocidio. Ti ricordi? Cosa è successo? Dove abitavate?
- a Ntarama.
- Eri con i tuoi genitori?
- Si.
- Come sono stati uccisi?
- Gli assassini sono entrati in parecchi nella chiesa dove ci eravamo rifugiati con centinaia di altre persone. C’erano degli uomini, delle donne, degli anziani e dei bambini. Urlavano, come se fossero ubriachi. Hanno colpito con dei manganelli. Noi svenivamo e i bambini ci finivano con il machete.
- C’erano bambini della tua stessa età che uccidevano?
- Si. E anche più giovani. I genitori insegnavano loro ad uccidere gli anziani. Hanno tagliato le braccia e le gambe di mamma. Mi ha urlato di correre fuori perché lei stava per morire e non avrebbe potuto più proteggermi.

 

(da: Le ferite del silenzio di Yolande Mukagasana - intervista a Niyonsaba Cassius, 10 anni)

 

Emmanuel Murangira cercò riparo con la sua famiglia nella sua parrocchia. Lì, ricorda, il vescovo diede ordine che tutti i rifugiati dovevano attraversare una valle per raggiungere una scuola, dove sarebbero stati salvi. E lì, ricorda Emmanuel, il vescovo inviò i killers. Delle 40.000 persone rifugiatesi nella scuola ne sopravvissero solo quattro. Murangira riuscì a svincolarsi da una catasta di cadaveri e riparò in Burundi

Quasi tutti i massacri del genocidio rwandese ebbero luogo nelle chiese, talvolta con la complicità dei leaders ecclesiastici. Quando il loro tradimento divenne noto, molti di questa popolazione quasi completamente cristiana persero la fede.

Le chiese si trasformarono in tombe", egli dice. "La Chiesa cattolica oggi non ha più potere a causa di ciò che fece durante la guerra. Non puoi credere in Dio e permettere i massacri nella casa di Dio".

 

(da: Le ferite del silenzio di Yolande Mukagasana)

 

il Ruanda deve essere visto come uno specchio  nel quale vediamo la nostra paura dell'altro - ha giustamente affermato in un’intervista il responsabile per la Caritas Italiana dei progetti nella Regione dei Grandi Laghi in Africa; e insieme a tanti altri ha esortato a riprendere le opere di bene.

Di certo è difficile dire il contrario. E’ difficile dire che non sono le opere di bene la panacea contro la paura dell’altro, e ricordare che il bene, in Rwanda, si è trasformato in male, e la fede in odio.

E’ difficile ricordare che le opere di bene spesso sono state, purtroppo, solo un facciata bella, utile per conservare il potere.

Ancor più difficile è ricordare che le opere di bene sono servite e servono per nascondere le responsabilità primarie di quei numerosi potenti prelati, (come gli ecclesiastici della Curia di Bergamo e di Roma) impegnati da anni a conservare, con la dissimulazione, la natura dispotica della Chiesa in vista di un Ordine di pochi fondato sulla forza.

un milione di morti sono un milione di tragedie, perché dietro ogni uomo c'è una storia – ha detto ancora il responsabile per la Caritas Italiana, omettendo però, di rammentare che dietro ogni scia di sangue emergono le lugubri figure di quegli ecclesiastici boriosi determinati a ripetere di nuovo l’errore di una falsa missione fra i popoli fondata sul principio della necessità del male in vista del bene, e proprio sulla paura dell’altro.

E’ difficile respingere soprattutto, le ragioni marginali e banali della “crisi morale”, di uno “Stato debole”, della “natura cattiva dell’uomo” o del “diavolo che istiga la guerra”, addotte come cause del genocidio, perché utili solo a occultare la radice violenta del Sacro, prima causa di quell’orrore, e far dimenticare così, crimini e criminali.

 

 

Fisiognomia. La definizione dell’altro come nemico

 

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Sapete come hanno ucciso l’unico figlio che avevo? Hanno giocato a calcio con lui, fino a quando è morto. Assistevo, impotente. Qualcuno può rispondere a questa domanda: “perché giocare con il mio bambino come se fosse un pallone?”

Per noi il genocidio si preparava dal momento in cui hanno incominciato a misurarci il naso e le tempie. Qui, nel Bugesera, lo hanno fatto tra il 1970 e il 1973.

I Belgi hanno creato la divisione tra noi inventando una carta d’identità etnica poi, sulla base di questa carta d’identità, i Francesi sono venuti ad appoggiare il genocidio (da: Le ferite del silenzio di Yolande Mukagasana)

 

 

Nella terra d’Africa martoriata dalla violenza, il Rwanda è ancora una spaventosa ferita aperta, non solo nel corpo dell’umanità, ma anche e soprattutto nel corpo della Chiesa Cattolica.

“Il paese più cristianizzato dell’Africa è stato teatro del suo peggiore genocidio. I cristiani hanno ucciso altri cristiani, spesso in quelle chiese dove celebravano insieme..è qualcosa che è accaduto nel Corpo di Cristo di cui siamo membri. Il Rwanda è più vicino a Roma di quanto si può pensare. La crisi del cristianesimo occidentale si riflette sulla Chiesa nei corpi spezzati dei ruandesi” ha scritto Emmanuel M. Katongole, prete ugandese (sojournes, gennaio 2009). Ma il suo grido non è stato ripreso.

Quel che preoccupa è il tentativo di non ricordare che l’orrendo massacro è stato compiuto da battezzati in Cristo contro altri fratelli battezzati in Cristo e la mancata riflessione di tutta la Chiesa Cattolica sulle due principali ragioni dell’orrendo massacro mai del tutto riconosciute nella Chiesa stessa:

 

 - l’antropologia razzista fondata sulla fisiognomia portata in Rwanda negli anni ‘30 e ‘40 dai missionari tedeschi e belgi, che hanno separato le due etnie Tutsi e Hutu sulla base dei tratti somatici, connotando i primi come eletti destinati a divenire classe dirigente, i secondi come reietti subalterni; preparando così la reazione violenta di questi ultimi e i massacri. (La fisiognomia è stata utilizzata a Bergamo da don Cortesi per definire l’anima della “selvatica” Adelaide come nodo di vipere; questa disciplina razzista non è mai stata sconfessata dalla Curia bergamasca, che non ha mai ripudiato l’Inquisizione violenta di don Cortesi sulla bimba basata proprio sui principi della fisiognomia)

 

- una falsa filantropia progressista adottata dai giovani missionari belgi arrivati in Rwanda dopo la seconda guerra mondiale che hanno voluto favorire le istanze di liberazione degli Hutu oppressi e dunque, di fatto, il colpo di stato del 1959, dal quale è iniziato il genocidio senza fine.

 

Torneremo ancora su questo evento tanto importante per la Chiesa Cattolica che mostra in tutta evidenza:

- il pericolo insito nel Sacro violento

- le ragioni dello scatenarsi dell’odio fraterno nelle forme più efferate;

- il gravissimo errore commesso da uomini di Chiesa di aver preferito modelli culturali violenti a quello evangelico;

- non aver accolto gli insegnamenti della Madonna apparsa a Pentecoste alla piccola Adelaide

 

Un brano del libro dello scrittore Boubacar Boris Diop, Murabi. Il libro delle ossa, pg168, ci introduce nella comprensione di un errore tragico e disastroso compiuto dai missionari che fin dal loro arrivo hanno mostrato di essere portatori del Sacro violento

 

Cornelius, un giovane tornato in Rwanda dopo il massacro incontra un sopravvissuto: il vecchio Simèon che racconta la sua infanzia, l’incontro col primo straniero, un tedesco dal viso affabile e sorridente, che aveva conquistato terre e popoli simili al Rwanda  e portava regali che nessuno aveva mai visto. E poi l’arrivo dei missionari.

 

Poi arrivarono i padri missionari…Presto chiesero al Mwami di eliminare il tamburo Kaliga…”se continui a venerare degli oggetti la tua anima sarà dannata, brucerai nelle fiamme dell’inferno e conoscerai mille sofferenze” gli dissero. Pretesero che il nome di Imana fosse cambiato. Alcuni di noi risposero: ma è una pazzia! I padri li punirono senza pietà. Gli fecero ingoiare a forza i cauris sacri in mezzo alla marmellata.  Uno dei padri picchiò il padre di Simèon con violenza sul petto. Suo padre si rialzò e gli disse : “uomo bianco quanto è cattivo allora il tuo dio, se riesci a farmelo adorare solo con la forza e non con la persuasione

 

(il tamburo Kaliga è il primo fra i tamburi reali simbolo della inviolabilità e sacralità reale / Imana è il dio delle tre etnie ruandesi/ i cauris sono conchiglie, strumenti di divinazione)

 

 

 

Gli enfants sorciers del Congo

 

I bambini, soprattutto quelli poveri e orfani, sono da sempre le vittime privilegiate del Sacro violento che in loro, del tutto indifesi, addita la fonte del male da cui liberarsi per scacciare ogni paura e liberarsi dalle tensioni create dai conflitti.

Come Adelaide, accusata di essere piccola strega da colti ecclesiastici della Curia di Bergamo e sottoposta a supplizio perché incolpata di aver portato disordine nella illustre diocesi d’Italia, altri bambini come lei, pagano nel mondo (anche in quelli così del così detto terzo mondo) la crisi sempre più profonda e acuta che altera i rapporti umani ed esacerba i conflitti.

E’ il caso degli “enfants sorciers” (bambini e bambine accusati di stregoneria) del Congo (teatro di una guerra dimenticata che in 5 anni ha già provocato più di 3 milioni di morti).

 

Hanno dai due ai dodici anni, provenienti sempre da famiglie povere e indigenti, sono i piccoli dannati del Congo: accusati dai familiari di esercitare poteri occulti, sono costretti a subire umiliazioni, violenze, esorcismi. La loro colpa ? Trovarsi vicini alle disgrazie di tutti i giorni: quanto basta per essere buttati sulla strada, vivere ogni giorno nel terrore. E rischiare di venire strangolati o bruciati vivi.

 

Nella sola capitale Kinshasa (povera e fangosa megalopoli di 8 milioni di abitanti, metà dei quali ha meno di venti anni), i giovani “shegué”, i “vagabondi”, sono oltre trentamila. Quasi tutti sono accusati di stregoneria per il più banale dei motivi. In genere sono gli stessi genitori, i parenti o i vicini, a buttare i bambini sulla strada: se ne sbarazzano perché li considerano perfidi e pericolosi, li ritengono colpevoli delle peggiori nefandezze, li accusano di portare la malattia, la miseria, addirittura la morte.

 

«L’hanno bruciato vivo davanti ai miei occhi: prima lo hanno cosparso di petrolio, poi gli hanno buttato addosso un fiammifero. Nsumbu gridava, chiedeva pietà, ma in un attimo è stato avvolto dalle fiamme». Madame Kisisa Neriette, la mamma di Nsumbu, parla con un filo di voce, non riesce a trattenere le lacrime mentre racconta la terribile fine di suo figlio. Nsumbu aveva solo 8 anni ed era sospettato di essere un piccolo stregone. Per questo gli hanno dato fuoco: «Sono stati i nostri vicini di casa ad ammazzare il bambino. Lo accusavano di fare dei sortilegi, di esercitare poteri malefici, di preparare feticci mortali». Era tempo che volevano ucciderlo, la polizia di Mont-Ngafula (un sobborgo della capitale Kinshasa) era al corrente del pericolo che correva Nsumbu, ma non ha ritenuto di non dover intervenire per proteggere il piccolo. «Quella mattina, approfittando dell’assenza di mio marito, lo hanno rapito e portato con la forza nella loro casa. Io sono stata immobilizzata da tre uomini che mi hanno picchiata. Nsumbu si trovava a pochi metri da me: era terrorizzato, piangeva, si dimenava, urlava il mio nome mentre bruciava... Non mi darò mai pace per l’orribile morte di mio figlio».

 

La sua storia è simile a quella di tanti altri “enfants sorciers

 Patric, 6 anni, è stato gettato in strada perché un suo zio ha perso il lavoro. «Non ho fatto nulla di male – racconta - Mi hanno torturato per obbligarmi a confessare di aver fatto un maleficio contro di lui».

Joel, 5 anni, è stato accusato di stregoneria dalla sua matrigna: «I miei sono divorziati, mia madre se n’è andata. La nuova donna di mio padre diceva che ero uno piccolo stregone, così mi hanno buttato fuori di casa».

A Giresse, 12 anni, l’accusa di stregoneria è arrivata con un sogno: suo padre, tempo fa, ha fatto un incubo e lo ha raccontato ad un “vecchio saggio”. Il quale non ha avuto dubbi nell’interpretarlo: «Ha detto che io stavo cercando di impossessarmi dell’anima di mio papà. Così, da un giorno all’altro, mi sono trovato senza casa e senza famiglia».

Meli, 12 anni, è stata ritenuta colpevole della morte di sua madre, scomparsa l’estate scorsa dopo una lunga malattia: «Mi hanno scacciata da casa: dicevano che ero pericolosa perché avrei potuto uccidere altre persone».

Anche Noemi, dieci anni, due occhi grandi come ciliegie, è una piccola strega: così hanno deciso i suoi genitori. Prima di abbandonarla, per mesi in famiglia l’hanno chiamata “ndoki”, glielo hanno ripetuto infinite volte, al punto che ora lei stessa è convinta di essere una strega: «Ogni notte la mia anima si separa dal corpo ed entra in un cane malvagio che azzanna e uccide senza pietà», spiega.

Nel quartiere di N’djili, un bambino di 8 anni accusato di stregoneria dai genitori, ha annegato un fratello neonato dentro un catino. «L’ho fatto perché dentro di me c’è lo spirito del male», ha confessato poco dopo.

        

Gli “enfants sorciers” si incontrano al mercato, nelle stazioni dei bus, agli incroci delle strade, sui boulevard trafficati della capitale. Vestono abiti logorati e calzano sandali tenuti assieme dallo spago. Tendono la mano ai passanti per chiedere un po’ d’argent o qualcosa da mangiare. Ma in genere raccolgono solo insulti e sguardi di disprezzo. Alla fine della giornata, i bambini si ritrovano tra le bancarelle dei mercati, dove per alleviare le sofferenze fumano hashish, si ubriacano con alcolici artigianali, si imbottiscono di Valium, sniffano le esalazioni di solventi devastanti. E mentre cala il buio sulla città, inizia la lunga notte delle bambine abbandonate, assembrate sui marciapiedi attorno al porto: spesso piccolissime, vittime di violenze sessuali, talvolta già madri a 12 anni, sono costrette a prostituirsi per sopravvivere.

 

Molti “enfants sorciers” vengono affidati dai familiari ai pastori delle sette cristiane che si arrogano il compito di liberarli dai demoni.

Alcuni bambini hanno raccontato di essere stati reclusi, tenuti sotto chiave per settimane, torturati con ferri roventi, obbligati a ingurgitare dosi massicce di farmaci che inducono il vomito.

 

Il recente boom degli “enfants sorciers” non ha lasciato indifferenti alcuni preti cattolici congolesi. Alcuni sacerdoti locali arrivano ad inscenare veri e propri esorcismi contro i bambini: nel libro “Il Cristiano africano di fronte all’accusa di stregoneria” di Paul Delanaye, viene descritta una cerimonia cattolica di purificazione celebrata a Kinshasa: “I bambini sono stati obbligati a bere una bevanda preparata dal prete con estratti di piante e acqua calda. Alcune gocce del liquido sono state fatte cadere dentro i loro occhi. Il prete ha cominciato a picchiare con forza la Bibbia sulla testa dei bambini...”

 

(brani dalla rivista: Missionari d’Africa – Padri Bianchi)

 

“Simba ngai” è una frase ricorrente tra i giovani di Kinshasa: significa “sostienimi”, “dammi una mano”. Una richiesta di aiuto che è diventata una parola di speranza. “Simba Ngai” infatti è anche il nome di un centro di formazione per giovani congolesi, creato nel 1993 da Padre Daniele Lattuada, giovane e intraprendente missionario dei Padri Bianchi. Il centro permette ai ragazzi disoccupati della capitale di imparare un mestiere (il falegname, il muratore, l’elettricista…) e offre lavoro stabile a oltre 240 giovani congolesi. Oggi Simba Ngai ha aperto le sue porte ai ragazzini di strada accusati di stregoneria: ogni giorno 48 di loro trascorrono qualche ora di serenità al centro, apprendendo un lavoro prezioso per il futuro. Ora c’è in progetto la costruzione di un edificio per poterli ospitare durante la notte. Un progetto importante perché toglierebbe i ragazzini dalla strada e offrirebbe loro quelle cure e attenzioni necessarie per reintegrarli nella famiglia e nella società. Chi desidera aiutare questi ragazzini può utilizzare il conto corrente postale n. 19865203 della rivista Africa, specificando nella causale “progetto Simba Ngai”.

  

ACAT: (Action des Chrétiens pour l’Abolition de la Torture) è un’associazione internazionale cristiana che lotta contro la tortura e i maltrattamenti sui minori. «Il dramma dei bambini accusati di stregoneria è sempre più diffuso in Africa», denuncia l’ACAT. «Oltre che nella Repubblica Democratica del Congo, il problema è presente, con forme e dimensioni differenti, in Benin, Nigeria, Liberia, Angola, Sud Africa e Camerun. In Congo il fenomeno degli “enfants sorciers” è esploso a causa della crisi socio-economica in cui versa la popolazione: il 90% dei congolesi è disoccupato, l’Aids ha già colpito un milione e mezzo di persone, la guerra ha procurato 10 milioni di orfani».

Per maggiori informazioni si può contattare ACAT Congo, e-mail: acatrdc@yahoo.fr

 

 

 

 

 

 

 

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