05 luglio 1944.

 inizio dell’Inquisizione,

per costringere Adelaide alla confessione

 

 

 

 

 

 

 Nella foto, presumibilmente scattata da suor Michelina, attorno alla piccola Adelaide,

da sinistra: don Cortesi, dottoressa Maggi, suor Lutgarda, professor Cazzamalli.               

 

      

 

 

      

 

05 giugno 1944

il Vescovo di Bergamo Monsignor Bernareggi  incarica padre Agostino Gemelli, come esperto della Diocesi per l’esame della normalità psichica di Adelaide

 

30 giugno 1944 

padre Gemelli varca le mura di del convento di Gandino con una sua stretta collaboratrice, la professoressa Sidlauskaité,  assistente del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica di Milano. Padre Gemelli si fermerà nel convento di Gandino per tutta quella giornata. Osserverà personalmente la piccola Adelaide e affiderà alla professoressa Sidlauskaitè il compito di eseguire, nei quattro giorni successivi (01-04 luglio) anche durante la notte, altre numerose osservazioni secondo un piano da lui predisposto (questo esame sarà tradotto in una lunga relazione che padre Gemelli consegnerà al Vescovo.

In questa relazione Adelaide emerge con grande evidenza come una bambina normale «è  da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute».

 

05 luglio 1944  ore 15,45

 

don Cortesi introduce l’occultista, nemico di padre Gemelli, dottor Ferdinando Cazzamalli nel convento di Gandino (per la seconda volta, senza alcun permesso del Vescovo) perché contrasti l’esame del Rettore dell’Università Cattolica  (padre Gemelli aveva definito Cazzamalli come: un materialista…che dimostra di ignorare tutto quello che di positivo oggi noi conosciamo sui processi cerebrali e sulle loro correlazioni coi processi psichici)

 

Scopo di don Cortesi:

negare l’esame di normalità di padre Gemelli e iniziare l’Inquisizione.

 

 

SECONDO INCONTRO (5 LUGLIO 1944)

 

da: Ferdinando Cazzamalli, La Madonna di Bonate, Bocca Editori, Milano 1951, pp. 43-46

 

 

 

 

1)    L’occultista, esperto di Paranormale, dottor Ferdinando Cazzamalli, nemico acerrimo dell’esperto della Diocesi padre Gemelli, viene introdotto, senza alcun permesso, da don Cortesi nel convento di Gandino il 05 07 1944

 

giorno successivo all’uscita dallo stesso convento della collaboratrice di padre Gemelli, dottoressa Sidlauskaité, che ha soggiornato nel convento di Gandino dal 30 giugno (giorno della presenza di padre Gemelli) fino al 4 luglio.

 

 

 

Il secondo mio incontro colla bambina avvenne il 5 luglio. Si do­veva soggiornare tutta la mattina a Gandino, ma un guasto dell'auto ad Albino ci obbligò a ritornare a Bergamo in tram, per ripartire nel­le prime ore del pomeriggio con un'altra auto per Gandino dove giungemmo verso le 15,45.

 

 

 

2)    Senza alcun permesso, coadiuvato da don Cortesi, suor Michelina e dott.a Maggi, il Cazzamalli interroga Adelaide

 

4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente, dottoressa Sidlauskaité, a non interrogare Adelaide sulle apparizioni.

 

 

 

Suor Michelina, che ha in particolare custodia l’Adelaide, ci informa sulla normale condotta della bambina, osservata in conti­nuità. Il sonno presentasi buono però contrassegnato da sonniloquio, con riferimento a fatti ordinari della vita quotidiana; mai alle « ap­parizioni » o a fatti ad esse inerenti. Il Sac. Don Belotti, che sta ter­minando il suo periodo di convalescenza presso le suore ci comunica alcune sue osservazioni sull’Adelaide, che conducono per un contegno di vita normalissimo.

Coll'assistenza di Don Cortesi e della Dott. Maggi ho proceduto al riepilogo delle date e del contenuto delle « apparizioni ». Dal 1 maggio al 21 maggio queste si svolsero sempre nello stesso luogo (fraz. Torchio di Ghiaie di Bonate) e sempre alle ore 18.

La 1.a del 13 ebbe come contenuto la visione della Sacra Fami­glia. Il Bambino era in braccio alla Madonna; che però passò il Bambino a San Giuseppe, mentre andava parlando colla Adelaide. La Madonna portava manto azzurro, veste bianca, corona in testa e rose ai piedi. La Madonna le disse di andar suora. Alla mia doman­da se prima della « apparizione » capisca che ciò sta per avvenire, l’Adelaide risponde: «Sento qualche cosa», si riesce a farle spie­gare di più.

Le « apparizioni » 2.a, 3.a, 4.a, 6.a, 7.a, 8.a, sono siate identiche alla prima.

La 9a « apparizione » quella cioè del 21 maggio, sempre nel me­desimo luogo e nelle medesime circostanze, ebbe nuovo contenuto. La bambina dice di aver visto la solita luce intensa avanzarsi da o-riente come globo, nel quale andò differenziandosi l'immagine di una grande chiesa, nella quale sedeva la Sacra Famiglia, e alcuni animali fra cui un cavallo, che uscì a brucare l'erba sul sagrato, sino a che San Giuseppe ebbe a ricondurlo nella chiesa.

La 10a « apparizione » è del 28 maggio (Pentecoste). La visione consisteva nella Madonna colle colombe, come venne descritta al Pittore Galizzi durante il mio primo incontro (successivo al 31 maggio) coll’Adelaide e su domanda di Don Cortesi.

La lla « apparizione » è del 29 maggio. La visione è della Ma­donna accanto al Bambino. La mano destra della Madonna riposava sulla spalla destra del Bambino, di cui Adelaide vide i riccioli d'oro. La Madonna aveva un manto verde, veste bianca e rose ai piedi.

La 12a « apparizione » è del 30 maggio. La visione è della Ma­donna e di San Giuseppe. La Madonna tutta vestita di bianco.

La 13a « apparizione » è del 31 maggio ed è quella alla quale io ho assistito. Essa concerne la visione della Sacra Famiglia e cioè la Madonna con San Giuseppe e fra di loro il Bambino. Dice di aver visto la Madonna vestita tutta di rosa e splendente, sia il manto che la veste. Gli Angeli facevano corona « cantando » intorno alla Sacra Famiglia.

Devesi osservare che la bambina appare estremamente restìa a ri­spondere alle domande sul contenuto delle visioni vuoi per inibizio­ne esterna (don Cortesi, di fronte alla valanga continua di domande da parte di numerosi curiosi, le raccomandò di tenersi riservatissima), sia perché, dopo la infinità di domande, colle quali è stata bersaglia­ta, non è incline a tornarvi sopra.

 

 

3)    Senza alcun motivo, senza alcun permesso della famiglia Roncalli, senza l’autorizzazione del Vescovo,

il dottor Ferdinando Cazzamalli esegue un esame abominevole del corpo di Adelaide (fino ai genitali della bimba) coadiuvato da don Cortesi e suor Michelina,  (LO SCANDALO)

 

4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente a esaminare il comportamento di Adelaide con estrema discrezione, “senza che dalla bambina sia giudicato un esame medico”.

 

 

 

Procedo ad un riesame somatico-clinico di controllo, date le mi­gliori disposizioni della bambina allo stesso, e questo conferma ap­pieno tutti i dati raccolti col primo. Ancor qui rilevo lo spiccato sen­so di pudore nell'Adelaide, però senza che ne venga minimamente ostacolato l’esame di proposito completo, e naturalmente espletato col dovuto garbo, delle regioni toracica, addominale e pubica, delle pudende, e s'intende degli arti.

 

Osservo che quando all'esame parte­cipano o si interessano la dott. Maggi o il Don Cortesi la bambina accenna a coprirsi tirando in giù la camicina,

 

mentre se soltanto coa­diuvato dalla Suor Michelina, vado procedendo all'esame, e gli al­tri se ne disinteressano, occupati come sono a discorrere in disparte fra loro, l’Adelaide si lascia esaminare dal lato reattivo di pudore con maggiore tranquillità. Cioè l’Adelaide si sente evidentemente più libera da inibizioni esterne, e più tranquilla di fronte all'esame clinico, quando si trova di fronte soltanto a me e a Suor Michelina.

 

Anche questa volta, come di consueto, durante l'esame l’Adelai­de sempre vivacissima compie biricchinate simpatiche, giocando col­la mia matita per impedirmi sia la continuazione dell'esame, sia di prendere appunti. Oppure serra gli occhi ridente per ostacolarmi di proposito la ricerca dei riflessi pupillari. Tutto ciò con bella viva­cità infantile, serena e gioconda. Dal Don Cortesi che le raccomanda di prestarsi quietamente e docilmente all'esame si fa promettere una passeggiata « ma fuori » intende dal convento e colle sue amichette. Alla espressa possibilità che alle sue amichette non sia concesso il permesso di fare tale passeggiata, ridendo dice che in tal caso pren­derebbe un legno e li ammazza tutti (intende gli oppositori alla pas­seggiata), e così tutto è risolto e le amichette non avranno ostacoli.

 

Alla offerta mia di qualche caramella dice in primo tempo che non le piacciono. Poi le prende e ne distribuisce a tutti i presenti (Suore, Don Cortesi, Dott. Maggi ed a me) e ne tiene una sola per se. Poi ne accetta alcune per la sera. Mi offre, a mia richiesta, la guan­cia al bacio tutta sorridente e ricambia un bacio lieve sulla mia guan­cia. Siamo ormai buoni amici e lo devo al gentile intervento e alla finezza impareggiabile di Don Cortesi e di Suor Michelina.

 

La bambina è sempre spontanea in ogni suo atto e atteggiamen­to. Rilevo che, per esempio, vedendomi in attesa della dott. Maggi di corsa corre a cercarla. « Vado io », dice alla suora, « a cercarla » e corre attraverso i cortili e porticati fino a quando l'ha rintracciata e condotta a noi.

Col Don Cortesi è sempre tanto affettuosa. Alla suor Michelina è affezionala assai. La suora ci informa come l’Adelaide preghi non diversamente né maggiormente delle altre bambine, né più né meno, e come giuochi come e tanto e più delle altre. E sempre sveglia e pronta. Vive regolarmente e si contiene in tutto e per tutto con normalità.

L’Adelaide d'abitudine (come ho io pure ripetutamente consta­tato) esce con molta facilità in spontanee osservazioni perspicaci relative ai fatti ambientali. A mia domanda ricorda di avermi visto il" 31 maggio (però non specifica la data) e cioè all'ultima «apparizione»; e come ebbi a offrirle la pastiglia contro il mal di ventre, che lei fece assaggiare sciolta alla zia e alla sorella.

 

 

4)    Per giustificare l’immonda visita del pube e delle pudende di Adelaide, Cazzamalli distrugge la figura del padre di Adelaide

 

Utilizzando vilmente la stessa Adelaide, Cazzamalli presenta un’immagine disgustosa di Enrico Roncalli, il padre della bimba. Lo scopo di Cazzamalli, condiviso da don Cortesi, è far credere che Adelaide è stata concepita in un’ebbrezza del padre e suscitare il sospetto di un incesto da parte dello stesso padre ubriaco sulla figlia, per giustificare così l’immonda visita delle pudende della bimba.

 

 

 

Qui vale la pena di riferire una scenetta improvvisamente svol­tasi durante l'interrogatorio. Il mattino l’Adelaide era stata visitata dal padre che era accompagnato da un estraneo. (Sul padre corre un'opinione non del tutto favorevole, in quanto il padre e forse al­tri familiari tenderebbero a sfruttare la situazione creatasi intorno alla bambina, vendendo foto della Adelaide e ricevendo offerte). Il pa­dre come si sa è un bevitore, che assai spesso cade in ubriachezza. Ad un dato momento la dott.a Maggi per ischerzo fa l'atto  di metter in capo alla bambina il cappello di don Cortesi. Allora l’Adelaide lo prende nelle mani e dice al don Cortesi di metterselo sbilenco sul­l'orecchio come fanno gli ubriachi (l’Adelaide aveva sentilo che la suora ci informava della visita mattutina del  padre  coll'estraneo). D'Improvviso l’Adelaide dice:  «Mio padre quando era ubriaco a momenti andava nel fosso  e sono andati a prenderlo e portarlo a casa il X e il Y  (nomi che non ricordo di suoi fratelli) », e ciò dicendo fa l'imitazione comica perfetta del viso e del capo ciondolante, pro­pria degli ubriachi.

 

Come si comprende in questa seconda visita la bambina è entra­ta in maggiore confidenza con me; A differenza della prima visita, durante la quale si dimostrava restia a rispondere alle mie doman­de, ora che meglio mi conosce, se pure assai sovente sembra voler consultare collo sguardo don Cortesi e la dott. Maggi, è assai più aperta sia nel ricambiare col sorriso il mio sorriso che nella immedia­tezza del rispondere. Poco prima di ripartire mentre fra noi si di­scorreva, lasciando estranea la bimba al discorso, l’Adelaide ha ri­marcato prontamente un errore a proposito di un particolare relati­vo alle sue visioni ed è intervenuta nel discorso senza tanti complimen­ti e con bell'impeto.

 

*

 

E’ Monsignor Bramini a rivelarci che Adelaide è stata completamente denudata in una stanza del convento di Gandino

(La fonte sigillata : storia critica delle apparizioni di Bonate, Roma : V. Scalera, stampa 1955)

               

“don Cortesi fece denudare Adelaide perché il Cazzamalli potesse esaminarla…

a quella visita era presente lo stesso don Cortesi.”

scrive nel suo libro “La fonte sigillata” confermando la relazione di Cazzamalli .

 

Anche se dimentica di riferire la presenza in quella lugubre stanza delle suore Orsoline come suor Michelina, attivamente impegnata a denudare la piccola Adelaide sotto gli occhi di don Cortesi - la dichiarazione di Monsignor Bramini è molto importante in relazione al suo ruolo di difensore e confidente della piccola Adelaide.

Purtroppo però, Monsignor Bramini si ferma qui, a questa preziosa, ma incompleta affermazione.

-  La mia penna si rifiuta di riferire fin dove fu spinta quella visita - conclude scandalizzato dal racconto della piccola

 

 

   

Monsignor Bramini (celato dietro lo pseudonimo di Argentieri) difensore di Adelaide, rivela gli elementi essenziali della testimonianza ricevuta dalla stessa piccola veggente di Ghiaie su quanto è accaduto il 05 luglio 1944, nel convento di Gandino delle suore Orsoline in una pagina del suo libro “La fonte sigillata”.

In questa pagina si può vedere “fin dove fu spinta la “visita alle pudende” eseguita dal professor Cazzamalli con la presenza attiva di don Cortesi

 

Di seguito le frasi più significative:

 

 

·       Don Cortesi fece denudare Adelaide perché Cazzamalli potesse esaminarla

·       I due aruspici, don Cortesi e Cazzamalli, credevano di trovare….. laggiù la chiave del segreto delle apparizioni

·       I demoni dietro loro sghignazzavano e subsannavano

·       In quel momento l’angelo custode della bambina dovette coprirsi il viso con le ali

 

 

Per capire meglio lo scenario turpe rivelato da Monsignor Bramini occorre precisare che:

il termine aruspici indica i sacerdoti che facevano profezie esaminando nelle proprie mani le interiora delle vittime

il verbo Subsannare è un verbo arcaico (usato da Carducci nella poesia “la Chiesa di Polenta”) che significa beffeggiare, dileggiare, irridere

 

Innamorata di don Cortesi era necessario che Adelaide toccasse con mano, rabbrividendo, quanto fosse infido quel suo affetto

 

– scrive ancora Monsignor Bramini nella stessa pagina, per far capire senza fraintendimenti che, dopo averla sequestrata e violentata nella carne e nello spirito, don Cortesi ha suggestionato la piccola di sette anni costringendola a subire un rapporto d’intimità strumentalmente pedofilo, per piegarla alla propria volontà e stroncarla nella psiche, nell’anima e nel corpo, e costringerla alla confessione.

 

 

L’opera inquisitoria di don Cortesi è stata avallata dalla Chiesa, rappresentata da

 

Mons. Patelli Rettore del Seminario di Bergamo,

Mons. Merati Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo,

Mons. Magoni Cancelliere della Curia di Bergamo

Mons. Cavadini professore del Seminario di Venegono

 

membri del Tribunale Ecclesiastico Diocesano istituito nel maggio-giugno 1947  contro Adelaide nel convento delle suore della Sapienza di via San Giacomo.

 

 

 

 

                                                                                       

 

 

 

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