TESTI DEL MARTIRIOovvero: l’immonda ispezione ginecologica
nazista – sacrificio satanico - attuato dal dottor Ferdinando Cazzamalli
e da don Cortesi sulla piccola Adelaide Roncalli di sette anni, nel convento
delle Suore Orsoline di Gandino, il giorno 05
luglio1944.
05 giugno 1944
il Vescovo di Bergamo Monsignor Bernareggi incarica padre Agostino Gemelli, come esperto della Diocesi per l’esame della normalità psichica di Adelaide
30 giugno 1944
padre Gemelli varca le mura di del
convento di Gandino con una sua stretta
collaboratrice, la professoressa Sidlauskaité, assistente del Laboratorio di psicologia
dell’Università Cattolica di Milano. Padre Gemelli si fermerà nel convento di Gandino per tutta quella giornata. Osserverà personalmente
la piccola Adelaide e affiderà alla professoressa Sidlauskaitè
il compito di eseguire, nei quattro giorni successivi (01-04 luglio) anche
durante la notte, altre numerose osservazioni secondo un piano da lui
predisposto (questo esame sarà tradotto in una lunga relazione che padre
Gemelli consegnerà al Vescovo.
In questa relazione Adelaide emerge
con grande evidenza come una bambina normale «è da escludersi che si tratti di soggetto anormale
in cui la menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute».
05 luglio 1944 ore 15,45
don Cortesi introduce l’occultista,
nemico di padre Gemelli, dottor Ferdinando Cazzamalli
nel convento di Gandino (per la seconda volta, senza
alcun permesso del Vescovo) perché contrasti l’esame del Rettore
dell’Università Cattolica (padre Gemelli
aveva definito Cazzamalli come: un materialista…che dimostra
di ignorare tutto quello che di positivo oggi noi conosciamo sui processi
cerebrali e sulle loro correlazioni coi processi psichici)
Scopo di don Cortesi: annientare Adelaide nel corpo e nell’anima
per soggiogarla totalmente al proprio volere
SECONDO
INCONTRO (5 LUGLIO 1944)
da: Ferdinando Cazzamalli, La Madonna di Bonate,
Bocca Editori, Milano 1951, pp. 43-46
|
1)
L’occultista, esperto di Paranormale, dottor Ferdinando Cazzamalli, nemico acerrimo dell’esperto della Diocesi
padre Gemelli, viene introdotto, senza alcun permesso, da don Cortesi nel
convento di Gandino il 05 07 1944 giorno
successivo all’uscita dallo stesso convento della collaboratrice di padre
Gemelli, dottoressa Sidlauskaité,
che ha soggiornato nel convento di Gandino dal 30
giugno (giorno della presenza di padre Gemelli) fino al 4 luglio. |
Il secondo mio incontro colla
bambina avvenne il 5 luglio. Si doveva soggiornare tutta la mattina a Gandino, ma un guasto dell'auto ad Albino ci obbligò a
ritornare a Bergamo in tram, per ripartire nelle prime ore del pomeriggio con
un'altra auto per Gandino dove giungemmo verso le
15,45.
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2) Senza alcun permesso, coadiuvato da don Cortesi,
suor Michelina e dott.a Maggi, il Cazzamalli interroga Adelaide 4 giorni prima, padre Agostino
Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria
assistente, dottoressa Sidlauskaité, a non interrogare Adelaide sulle apparizioni. |
Suor Michelina, che ha in particolare custodia l’Adelaide, ci informa sulla
normale condotta della bambina, osservata in continuità. Il sonno presentasi
buono però contrassegnato da sonniloquio, con riferimento a fatti ordinari
della vita quotidiana; mai alle « apparizioni » o a fatti ad esse inerenti. Il
Sac. Don Belotti, che sta terminando il suo periodo di convalescenza
presso le suore ci comunica alcune sue osservazioni sull’Adelaide, che conducono per
un contegno di vita normalissimo.
Coll'assistenza
di Don Cortesi e della Dott. Maggi ho proceduto al riepilogo delle
date e del contenuto delle « apparizioni ». Dal 1 maggio al 21 maggio queste si
svolsero sempre nello stesso luogo (fraz. Torchio di
Ghiaie di Bonate) e sempre alle ore 18.
La 1.a del 13 ebbe
come contenuto la visione della Sacra Famiglia. Il Bambino era in braccio alla
Madonna; che però passò il Bambino a San Giuseppe, mentre andava parlando colla
Adelaide. La Madonna portava
manto azzurro, veste bianca, corona in testa e rose ai piedi. La Madonna le
disse di andar suora. Alla mia domanda se prima della « apparizione » capisca
che ciò sta per avvenire, l’Adelaide risponde: «Sento qualche cosa», nè si riesce a farle
spiegare di più.
Le « apparizioni »
2.a, 3.a, 4.a, 6.a, 7.a, 8.a, sono siate identiche alla prima.
La 9a «
apparizione » quella cioè del 21 maggio, sempre nel medesimo luogo e nelle medesime
circostanze, ebbe nuovo contenuto. La bambina dice di aver visto la solita luce
intensa avanzarsi da o-riente come globo, nel quale andò differenziandosi
l'immagine di una grande chiesa, nella quale sedeva la Sacra Famiglia, e alcuni
animali fra cui un cavallo, che uscì a brucare l'erba sul sagrato, sino a che
San Giuseppe ebbe a ricondurlo nella chiesa.
La 10a «
apparizione » è del 28 maggio (Pentecoste). La visione consisteva nella Madonna
colle colombe, come venne descritta al Pittore Galizzi durante il mio primo incontro (successivo al 31 maggio) coll’Adelaide e su domanda di Don Cortesi.
La lla
« apparizione » è del 29 maggio. La visione è della Madonna accanto al
Bambino. La mano destra della Madonna riposava sulla spalla destra del Bambino,
di cui Adelaide vide i riccioli d'oro.
La Madonna aveva un manto verde, veste bianca e rose ai piedi.
La 12a «
apparizione » è del 30 maggio. La visione è della Madonna e di San Giuseppe.
La Madonna tutta vestita di bianco.
La 13a «
apparizione » è del 31 maggio ed è quella alla quale io ho assistito. Essa
concerne la visione della Sacra Famiglia e cioè la Madonna con San Giuseppe e
fra di loro il Bambino. Dice di aver visto la Madonna vestita tutta di rosa e
splendente, sia il manto che la veste. Gli Angeli facevano corona « cantando »
intorno alla Sacra Famiglia.
Devesi osservare che
la bambina appare estremamente restìa a rispondere
alle domande sul contenuto delle visioni vuoi per inibizione esterna (don Cortesi, di fronte alla valanga continua di domande da parte di numerosi
curiosi, le raccomandò di tenersi riservatissima), sia perché, dopo la infinità
di domande, colle quali è stata bersagliata, non è incline a tornarvi sopra.
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3)
Senza alcun motivo, senza alcun permesso della famiglia Roncalli,
senza l’autorizzazione del Vescovo, il dottor Ferdinando Cazzamalli esegue un esame abominevole del corpo di
Adelaide (fino ai genitali della bimba) coadiuvato da don Cortesi e suor Michelina, (LO SCANDALO) 4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi –
nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente a esaminare il
comportamento di Adelaide con
estrema discrezione,
“senza che dalla bambina sia giudicato un esame medico”. |
Procedo ad un riesame somatico-clinico di controllo, date le migliori
disposizioni della bambina allo stesso, e questo conferma appieno tutti i dati
raccolti col primo. Ancor qui rilevo lo
spiccato senso di pudore nell'Adelaide, però senza che ne
venga minimamente ostacolato l’esame di
proposito completo, e naturalmente espletato col dovuto garbo, delle regioni toracica, addominale e pubica, delle pudende, e s'intende degli arti.
Osservo che quando all'esame partecipano o si
interessano la dott. Maggi o il Don
Cortesi la bambina accenna a
coprirsi tirando in giù la carnicina,
mentre se soltanto coadiuvato dalla Suor Michelina,
vado procedendo all'esame, e gli altri se ne disinteressano, occupati come
sono a discorrere in disparte fra loro, l’Adelaide si lascia esaminare
dal lato reattivo di pudore con maggiore tranquillità. Cioè l’Adelaide si sente evidentemente più libera da inibizioni esterne, e più
tranquilla di fronte all'esame clinico, quando
si trova di fronte soltanto a me e a Suor Michelina.
Anche questa volta,
come di consueto, durante l'esame l’Adelaide sempre vivacissima
compie biricchinate simpatiche, giocando colla mia
matita per impedirmi sia la continuazione dell'esame, sia di prendere appunti.
Oppure serra gli occhi ridente per ostacolarmi di proposito la ricerca dei
riflessi pupillari. Tutto ciò con bella vivacità infantile, serena e gioconda.
Dal Don
Cortesi che le raccomanda di prestarsi quietamente e docilmente all'esame si fa promettere
una passeggiata « ma fuori » intende dal convento e colle sue amichette. Alla
espressa possibilità che alle sue amichette non sia concesso il permesso di
fare tale passeggiata, ridendo dice che in tal caso prenderebbe un legno e li
ammazza tutti (intende gli oppositori alla passeggiata), e così tutto è
risolto e le amichette non avranno ostacoli.
Alla offerta mia di qualche caramella dice in primo tempo
che non le piacciono. Poi le prende e ne distribuisce a tutti i presenti
(Suore, Don Cortesi, Dott. Maggi ed a me) e ne tiene unaa sola per se.
Poi ne accetta alcune per la sera. Mi offre, a mia richiesta, la guancia al
bacio tutta sorridente e ricambia un bacio lieve sulla mia guancia. Siamo
ormai buoni amici e lo devo al gentile
intervento e alla finezza impareggiabile di Don Cortesi e di Suor Michelina.
La bambma
è sempre spontanea in ogni suo atto e atteggiamento. Rilevo che, per esempio,
vedendomi in attesa della dott. Maggi di corsa corre a
cercarla. « Vado io », dice alla suora, « a cercarla » e corre attraverso i cortili e porticati fino a quando l'ha
rintracciata e condotta a noi.
Col Don Cortesi è sempre tanto affettuosa. Alla suor Michelina è affezionala assai. La suora ci informa come l’Adelaide preghi non diversamente né maggiormente delle altre bambine, né
più né meno, e come giuochi come e tanto e più delle altre. E’ sempre
sveglia e pronta. Vive regolarmente e si contiene in tutto e per tutto con normalità.
L’Adelaide d'abitudine (come ho io pure ripetutamente constatato) esce con
molta facilità in spontanee osservazioni perspicaci relative ai fatti
ambientali. A mia domanda ricorda di avermi visto il" 31 maggio (però non specifica la data) e cioè all'ultima «apparizione»; e come
ebbi a offrirle la pastiglia contro il mal di ventre, che lei fece assaggiare
sciolta alla zia e alla sorella.
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4)
Per giustificare l’immonda visita del pube e delle pudende di
Adelaide, Cazzamalli distrugge la figura del padre
di Adelaide Utilizzando
vilmente la stessa Adelaide, Cazzamalli presenta
un’immagine disgustosa di Enrico Roncalli, il padre della bimba. Lo scopo di Cazzamalli, condiviso da don Cortesi, è far credere che
Adelaide è stata concepita in un’ebbrezza del padre e suscitare il sospetto
di un incesto da parte dello stesso padre ubriaco sulla figlia, per
giustificare così l’immonda visita delle pudende della bimba. |
Qui vale la pena di
riferire una scenetta improvvisamente svoltasi durante l'interrogatorio. Il
mattino l’Adelaide era stata visitata dal padre che era accompagnato da un
estraneo. (Sul padre corre un'opinione non del tutto favorevole, in quanto il
padre e forse altri familiari tenderebbero a sfruttare la situazione creatasi
intorno alla bambina, vendendo foto della Adelaide e ricevendo offerte). Il padre come si sa è un bevitore, che
assai spesso cade in ubriachezza. Ad un dato momento la dott.a Maggi per ischerzo fa l'atto
di metter in capo alla bambina il cappello di don Cortesi. Allora
l’Adelaide lo prende nelle mani e dice al don Cortesi di metterselo sbilenco sull'orecchio come fanno gli ubriachi (l’Adelaide aveva
sentilo che la suora ci informava della visita mattutina del padre
coll'estraneo). D'Improvviso l’Adelaide dice: «Mio padre quando
era ubriaco a momenti andava nel fosso e
sono andati a prenderlo e portarlo a casa il X e il Y (nomi che non ricordo di suoi fratelli) », e
ciò dicendo fa l'imitazione comica perfetta del viso e del capo ciondolante,
propria degli ubriachi.
Come si comprende in
questa seconda visita la bambina è entrata in maggiore confidenza con me; A
differenza della prima visita, durante la quale si dimostrava restia a
rispondere alle mie domande, ora che meglio mi conosce, se pure assai sovente sembra voler consultare collo sguardo don Cortesi
e la dott. Maggi, è assai più aperta sia nel ricambiare col sorriso il mio sorriso
che nella immediatezza del rispondere. Poco prima di ripartire mentre fra noi
si discorreva, lasciando estranea la bimba al discorso, l’Adelaide ha rimarcato prontamente un errore a proposito
di un particolare relativo alle sue visioni ed è intervenuta nel discorso
senza tanti complimenti e con bell'impeto.
Si veda anche: http://www.madonnadelleghiaie.it/allegati/001088.doc
L’immonda ispezione
ginecologica imposta ad Adelaide nel convento di Gandino
si configura come un sacrificio satanico

Ai responsabili della Chiesa
Cattolica chiedo
di leggere la pagina de “la fonte sigillata” nella quale
Monsignor Bramini, difensore di Adelaide, rivela gli elementi essenziali della
testimonianza ricevuta dalla stessa piccola veggente di Ghiaie su quanto è
accaduto il 05 luglio 1944, nel convento di Gandino
delle suore Orsoline;
ovvero: “fin
dove fu spinta la “visita alle pudende” eseguita dal professor Cazzamalli con la presenza attiva di don Cortesi
Le frasi più significative di questa pagina si trovano nella sezione DOCUMENTI del sito internet madonnadelleghiaie. it
In merito
alla visita completa del 5 luglio 1944
·
Don Cortesi fece denudare
Adelaide perché Cazzamalli potesse esaminarla
·
i due aruspici, don Cortesi e Cazzamalli, credevano di trovare….. laggiù la chiave del
segreto delle apparizioni
·
i demoni dietro loro
sghignazzavano e subsannavano
·
In quel momento l’angelo custode
della bambina dovette coprirsi il viso con le ali
Per capire meglio lo scenario
turpe rivelato da Monsignor Bramini occorre precisare che:
il termine aruspici
indica i sacerdoti che facevano profezie esaminando nelle proprie mani le
interiora delle vittime
il verbo Subsannare
è un verbo arcaico (usato da Carducci nella poesia “la Chiesa di Polenta”) che
significa beffeggiare, dileggiare, irridere
Il che significa che il 05 luglio
1944 nella famigerata stanza del convento di Gandino
don
Cortesi ha partecipato attivamente, a fianco del medico Cazzamalli, alla visita delle pudende di
Adelaide.
In qualità di sacerdoti
esaminatori dell’intimità della vittima, i due aruspici
hanno operato il massacro sghignazzando e subsannando,
ovvero: beffeggiando, dileggiando, irridendo, schernendo la piccola creatura di
sette anni - sequestrata alla famiglia e picchiata dalle suore - alla quale,
con gesti osceni, doveva esser sbarrato per sempre l’ingresso alla vita
religiosa perché bimba lussuriosa – “ninfetta oreade” l’ha definita l’aruspice
don Cortesi –condannata, per origine, alla carnalità.
Da cui si deduce che:
il 05 luglio 1944, l’Inquisitore
don Cortesi, In qualità di
sacerdote ARUSPICE, esaminatore
delle viscere della piccola vittima, ha operato il massacro di Adelaide, con le sue
stesse mani, continuando a beffeggiare,
dileggiare, irridere, schernire, con gesti osceni, la piccola creatura di sette anni esibita in
tutta la sua nudità alle suore presenti, come una bimba lussuriosa – “ninfetta
oreade” - condannata, per origine, alla carnalità.
Questa
visita immonda, che connoterà tutto il martirio di Adelaide, si configura come un
sacrificio satanico,
Orrendamente
dilaniata nell’anima e nel corpo, Adelaide
appare come immagine del Cristo crocifisso.
Innamorata
di don Cortesi era necessario che Adelaide toccasse con mano, rabbrividendo, quanto fosse infido quel
suo affetto
– scrive ancora Monsignor Bramini
nella stessa pagina, per far capire senza fraintendimenti che, dopo averla
sequestrata e violentata nella carne e nello spirito, don Cortesi ha
suggestionato la piccola di sette anni costringendola a subire un rapporto
d’intimità carico di violenza infida e bestiale, strumentalmente pedofilo, per
piegarla alla propria volontà e stroncarla nella psiche, nell’anima e nel
corpo.
Incalliti nel peccato di
omissione, i monsignori della Curia di Bergamo continuano a legittimare questa
immonda persecuzione, come hanno fatto prima di loro i responsabili delle più
alte istituzioni ecclesiali
Mons. Patelli
Rettore del Seminario di Bergamo,
Mons. Merati
Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo,
Mons. Magoni Cancelliere della Curia di Bergamo
Mons. Cavadini
professore del Seminario di Venegono
membri del Tribunale
Ecclesiastico Diocesano istituito nel maggio-giugno 1947 contro Adelaide nel convento delle suore
della Sapienza di via San Giacomo.
(14 maggio 2011)
per comprendere l’abominio del
05.07.1944
A
conclusione del suo libro Il problema
delle apparizioni di Ghiaie, don Cortesi
ci ha lasciato il suo autoritratto più autentico:
“anch’io ho queste due corna, qui,
sulla fronte”
– rivela alla bambina ormai sfiancata dalla sua persecuzione,
perché comprenda finalmente chi è il prete che lei credeva un padre affettuoso
e un amico amoroso, e possa vedere il vero volto di colui che tante volte l’ha
abbracciata, accarezzata, baciata, tastata, odorata e stretta a sé come un
innamorato.
Molti, preti
e laici, hanno sorvolato vilmente su questa frase inquietante di don Cortesi.
Han girato la faccia inorriditi e increduli di fronte a un sacerdote, ammirato
per la sua intelligenza e raffinatezza, che si mostra a una bambina di otto
anni come un essere sinistro dotato di corna sulla fronte.
Di certo,
però, il Vescovo e i Monsignori del Tribunale Ecclesiastico che hanno giudicato
e condannato Adelaide non potevano sottrarsi all’obbligo di capire!
Era loro dovere analizzare tutto il libro di
don Cortesi!
Se
l’avessero fatto, fin dalla prima pagina dello
stesso libro non sarebbe stato difficile comprendere che - definendo
Adelaide come una “ninfetta oreade” - don
Cortesi intendeva collocare la storia delle apparizione di Ghiaie in un
contesto mitologico (la ninfa, come noto, è una figura della mitologia)
e
successivamente, alla fine del libro, scoprire perché, don Cortesi si è mostrato ad
Adelaide-ninfetta come un essere con le corna,
|
Caratteri della ninfa nella mitologia |
Caratteri di Adelaide-ninfetta
nel libro di don Cortesi |
|
La ninfa oreade è una ragazza selvaggia, primordiale e passionale abita accanto ai fiumi, corre
gioiosa nei prati, colma di fantasie erotiche, ordisce menzogne curiosissima, golosissima, ama farsi sedurre, desta desideri amorosi |
Adelaide
selvatica del torchio dimostra
sensibilità per il mondo sessuale, conosce e
insegna la bugia furbissima,
disgustosamente conscia della sua astuzia scodinzola,
sfringuella gonfia di boriuzza, precoce malizietta, infatuata di sé, dalla risata insolente e
soddisfatta, gode di
essere vezzeggiata mostra esibizionismo, desidera sentirsi ammirata smania di
distinguersi, ama realtà
fantastiche, ed esperienze straordinarie… |
Se dunque,
avessero cercato di capire perché don Cortesi ha definito Adelaide come una ninfetta
avrebbero poi scoperto che, presentandosi con le corna sulla fronte, il giovane
Inquisitore della Curia ha voluto identificarsi con una figura mitologica
affine alla ninfa: ovvero come un satiro, demone lussurioso che insegue la ninfetta perché
vuole rapirla, spogliarla, guardare la sua nudità e amoreggiare con lei.
Mostrandosi dunque, come un essere cornuto,
don Cortesi vuole che Adelaide veda in lui un satiro
e capisca
perciò la ragione della spoliazione e satanica inquisizione ginecologica cui
l’ha costretta il 05 luglio 1944 nel convento di Gandino;
spoliazione e visita ginecologica che egli stesso ha
organizzato e alla quale ha partecipato attivamente con le sue stesse mani
per poter
scrutare, frugare e scoprire nella fisionomia delle sue intimità esposte, i
tratti lussuriosi della sua viperina anima di ninfetta.
Un satiro
dipinto da Rubens
Pieter Paul Rubens, Diana
e le ninfe sorprese dai fauni
(particolare)
Molti si
sono domandati perché don Cortesi voleva scoprire “laggiù”, ovvero nell’organo
sessuale della bambina, la verità delle apparizioni.
A costoro occorre
ricordare che ninfa è una definizione alternativa delle piccole
labbra dell'apparato genitale esterno femminile che possono
essere
diverse da donna a donna e la cui morfologia per i fisiognomisti
denota un diverso carattere femminile.
E don
Cortesi era un cultore della fisiognomia.
(24
giugno 2010)
Da pochi giorni ho terminato di rileggere
“l’altra verità”, il diario di Alda Merini, la nota poetessa milanese che ha
trascorso molti anni in manicomio.
Una frase di questo diario mi sembra riassuma
la terribile esperienza di totale spoliazione da lei vissuta in quel luogo
infernale:
…provavamo viva vergogna,
come se le nostre nudità
venissero scoperte più volte al giorno,
e lasciate all’oscena bramosia
degli altri
La frase di Alda Merini
mi ha fatto pensare alla sofferenza patita da
tante donne rinchiuse nei diversi luoghi di detenzione sol perché giudicate disturbatrici
dell’Ordine, luoghi molto conosciuti, come: carceri, ospedali psichiatrici,
lager, campi di lavoro forzato…e conventi;
mi ha ricordato le immagini terribili di
infinite nudità dolenti nei lager nazisti, e il tristissimo campionario
fotografico di manuali psichiatrici nei quali povere alienate sono mostrate
senza veli, esposte in modo osceno in tutta la loro misera condizione;
e mi ha rammentato infine
la
spoliazione imposta dall’Inquisitore bergamasco don Cortesi alla piccola
Adelaide di sette anni nel convento di Gandino.
E’ Monsignor Bramini a rivelarci che Adelaide è stata completamente denudata in una stanza del convento
di Gandino:
|
don
Cortesi fece denudare Adelaide perché il Cazzamalli
potesse esaminarla… a quella visita era
presente lo stesso don Cortesi |
scrive nel suo libro “La fonte
sigillata” ( www.madonnadelleghiaie.it
documenti trascritti / in merito
alla visita completa del 5 luglio )
confermando la relazione di Cazzamalli .
Anche se dimentica di riferire la presenza in
quella lugubre stanza di altre due persone adulte - la dottoressa Maggi, medico condotto di
Pontida, e suor Michelina, attivamente impegnata a
denudare la piccola Adelaide sotto gli occhi di don Cortesi - la dichiarazione
di Monsignor Bramini è molto importante in relazione al suo ruolo di difensore
e confidente della piccola Adelaide.
Purtroppo però, Monsignor Bramini si ferma
qui, a questa preziosa, ma incompleta affermazione.
- La
mia penna si rifiuta di riferire fin dove fu spinta quella visita - conclude
scandalizzato dal racconto della piccola
Per Monsignor Bramini sarebbe stato difficile
affermare che don Cortesi:
-
ha indossato
l’abito dello psichiatra sadico perché Adelaide, per lui, era una bimba
mostruosamente squilibrata, frutto di una famiglia di psicopatici mentali (in particolare: il padre ubriacone
incontinente e la cugina maniaca depressa);
-
ha
trasformato il convento di Gandino in una casa di
detenzione psichiatrica per analizzare la mente di Adelaide anche per mezzo di
esperimenti di suggestione mentale su di lei;
-
ha
organizzato la spoliazione e l’inquisizione ginecologica di Adelaide per annientarla, rinverginarla * , farle provare viva vergogna per la propria
natura malata, farla sentire “un atomo insignificante”;
-
per rinverginare Adelaide, le
ha tolto la verginità.
L’errore di Bramini: pensare che Dio abbia
permesso tutto questo male.
Dio non c’entra nulla!
E’ la Chiesa a portarne l’intera
responsabilità.
* “dopo tanti mesi di silenzio e di
educazione intesa a rinverginare il suo spirito, non
tollera di essere intruppata” (Il
problema delle apparizioni di Ghiaie, pg. 173)
(01 giugno 2010)
Si veda anche: http://www.madonnadelleghiaie.it/allegati/000811.PDF