05 luglio 1944: la visita delle pudende

 

 

 

 

 

 

 

ovvero: l’immonda ispezione ginecologica – sacrificio satanico - attuato dal dottor Ferdinando Cazzamalli e da don Cortesi sulla piccola Adelaide Roncalli di sette anni, nel convento delle Suore Orsoline di Gandino.

 

 Nella foto, presumibilmente scattata da suor Michelina, attorno alla piccola Adelaide,

da sinistra: don Cortesi, dottoressa Maggi, suor Lutgarda, professor Cazzamalli.              

 

      

 

 

      

 

05 giugno 1944

il Vescovo di Bergamo Monsignor Bernareggi  incarica padre Agostino Gemelli, come esperto della Diocesi per l’esame della normalità psichica di Adelaide

 

30 giugno 1944 

padre Gemelli varca le mura di del convento di Gandino con una sua stretta collaboratrice, la professoressa Sidlauskaité,  assistente del Laboratorio di psicologia dell’Università Cattolica di Milano. Padre Gemelli si fermerà nel convento di Gandino per tutta quella giornata. Osserverà personalmente la piccola Adelaide e affiderà alla professoressa Sidlauskaitè il compito di eseguire, nei quattro giorni successivi (01-04 luglio) anche durante la notte, altre numerose osservazioni secondo un piano da lui predisposto (questo esame sarà tradotto in una lunga relazione che padre Gemelli consegnerà al Vescovo.

In questa relazione Adelaide emerge con grande evidenza come una bambina normale «è  da escludersi che si tratti di soggetto anormale in cui la menzogna dia ragione del racconto delle visioni avute».

 

05 luglio 1944  ore 15,45

 

don Cortesi introduce l’occultista, nemico di padre Gemelli, dottor Ferdinando Cazzamalli nel convento di Gandino (per la seconda volta, senza alcun permesso del Vescovo) perché contrasti l’esame del Rettore dell’Università Cattolica  (padre Gemelli aveva definito Cazzamalli come: un materialista…che dimostra di ignorare tutto quello che di positivo oggi noi conosciamo sui processi cerebrali e sulle loro correlazioni coi processi psichici)

 

Scopo di don Cortesi: annientare Adelaide nel corpo e nell’anima per soggiogarla totalmente al proprio volere

 

 

SECONDO INCONTRO (5 LUGLIO 1944)

 

da: Ferdinando Cazzamalli, La Madonna di Bonate, Bocca Editori, Milano 1951, pp. 43-46

 

 

 

 

1)    L’occultista, esperto di Paranormale, dottor Ferdinando Cazzamalli, nemico acerrimo dell’esperto della Diocesi padre Gemelli, viene introdotto, senza alcun permesso, da don Cortesi nel convento di Gandino il 05 07 1944

 

giorno successivo all’uscita dallo stesso convento della collaboratrice di padre Gemelli, dottoressa Sidlauskaité, che ha soggiornato nel convento di Gandino dal 30 giugno (giorno della presenza di padre Gemelli) fino al 4 luglio.

 

 

 

Il secondo mio incontro colla bambina avvenne il 5 luglio. Si do­veva soggiornare tutta la mattina a Gandino, ma un guasto dell'auto ad Albino ci obbligò a ritornare a Bergamo in tram, per ripartire nel­le prime ore del pomeriggio con un'altra auto per Gandino dove giungemmo verso le 15,45.

 

 

 

2)    Senza alcun permesso, coadiuvato da don Cortesi, suor Michelina e dott.a Maggi, il Cazzamalli interroga Adelaide

 

4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente, dottoressa Sidlauskaité, a non interrogare Adelaide sulle apparizioni.

 

 

 

Suor Michelina, che ha in particolare custodia l’Adelaide, ci informa sulla normale condotta della bambina, osservata in conti­nuità. Il sonno presentasi buono però contrassegnato da sonniloquio, con riferimento a fatti ordinari della vita quotidiana; mai alle « ap­parizioni » o a fatti ad esse inerenti. Il Sac. Don Belotti, che sta ter­minando il suo periodo di convalescenza presso le suore ci comunica alcune sue osservazioni sull’Adelaide, che conducono per un contegno di vita normalissimo.

Coll'assistenza di Don Cortesi e della Dott. Maggi ho proceduto al riepilogo delle date e del contenuto delle « apparizioni ». Dal 1 maggio al 21 maggio queste si svolsero sempre nello stesso luogo (fraz. Torchio di Ghiaie di Bonate) e sempre alle ore 18.

La 1.a del 13 ebbe come contenuto la visione della Sacra Fami­glia. Il Bambino era in braccio alla Madonna; che però passò il Bambino a San Giuseppe, mentre andava parlando colla Adelaide. La Madonna portava manto azzurro, veste bianca, corona in testa e rose ai piedi. La Madonna le disse di andar suora. Alla mia doman­da se prima della « apparizione » capisca che ciò sta per avvenire, l’Adelaide risponde: «Sento qualche cosa», si riesce a farle spie­gare di più.

Le « apparizioni » 2.a, 3.a, 4.a, 6.a, 7.a, 8.a, sono siate identiche alla prima.

La 9a « apparizione » quella cioè del 21 maggio, sempre nel me­desimo luogo e nelle medesime circostanze, ebbe nuovo contenuto. La bambina dice di aver visto la solita luce intensa avanzarsi da o-riente come globo, nel quale andò differenziandosi l'immagine di una grande chiesa, nella quale sedeva la Sacra Famiglia, e alcuni animali fra cui un cavallo, che uscì a brucare l'erba sul sagrato, sino a che San Giuseppe ebbe a ricondurlo nella chiesa.

La 10a « apparizione » è del 28 maggio (Pentecoste). La visione consisteva nella Madonna colle colombe, come venne descritta al Pittore Galizzi durante il mio primo incontro (successivo al 31 maggio) coll’Adelaide e su domanda di Don Cortesi.

La lla « apparizione » è del 29 maggio. La visione è della Ma­donna accanto al Bambino. La mano destra della Madonna riposava sulla spalla destra del Bambino, di cui Adelaide vide i riccioli d'oro. La Madonna aveva un manto verde, veste bianca e rose ai piedi.

La 12a « apparizione » è del 30 maggio. La visione è della Ma­donna e di San Giuseppe. La Madonna tutta vestita di bianco.

La 13a « apparizione » è del 31 maggio ed è quella alla quale io ho assistito. Essa concerne la visione della Sacra Famiglia e cioè la Madonna con San Giuseppe e fra di loro il Bambino. Dice di aver visto la Madonna vestita tutta di rosa e splendente, sia il manto che la veste. Gli Angeli facevano corona « cantando » intorno alla Sacra Famiglia.

Devesi osservare che la bambina appare estremamente restìa a ri­spondere alle domande sul contenuto delle visioni vuoi per inibizio­ne esterna (don Cortesi, di fronte alla valanga continua di domande da parte di numerosi curiosi, le raccomandò di tenersi riservatissima), sia perché, dopo la infinità di domande, colle quali è stata bersaglia­ta, non è incline a tornarvi sopra.

 

 

3)    Senza alcun motivo, senza alcun permesso della famiglia Roncalli, senza l’autorizzazione del Vescovo,

il dottor Ferdinando Cazzamalli esegue un esame abominevole del corpo di Adelaide (fino ai genitali della bimba) coadiuvato da don Cortesi e suor Michelina,  (LO SCANDALO)

 

4 giorni prima, padre Agostino Gemelli, esperto della Diocesi – nominato dal Vescovo - aveva esortato la propria assistente a esaminare il comportamento di Adelaide con estrema discrezione, “senza che dalla bambina sia giudicato un esame medico”.

 

 

 

Procedo ad un riesame somatico-clinico di controllo, date le mi­gliori disposizioni della bambina allo stesso, e questo conferma ap­pieno tutti i dati raccolti col primo. Ancor qui rilevo lo spiccato sen­so di pudore nell'Adelaide, però senza che ne venga minimamente ostacolato l’esame di proposito completo, e naturalmente espletato col dovuto garbo, delle regioni toracica, addominale e pubica, delle pudende, e s'intende degli arti.

 

Osservo che quando all'esame parte­cipano o si interessano la dott. Maggi o il Don Cortesi la bambina accenna a coprirsi tirando in giù la camicina,

 

mentre se soltanto coa­diuvato dalla Suor Michelina, vado procedendo all'esame, e gli al­tri se ne disinteressano, occupati come sono a discorrere in disparte fra loro, l’Adelaide si lascia esaminare dal lato reattivo di pudore con maggiore tranquillità. Cioè l’Adelaide si sente evidentemente più libera da inibizioni esterne, e più tranquilla di fronte all'esame clinico, quando si trova di fronte soltanto a me e a Suor Michelina.

 

Anche questa volta, come di consueto, durante l'esame l’Adelai­de sempre vivacissima compie biricchinate simpatiche, giocando col­la mia matita per impedirmi sia la continuazione dell'esame, sia di prendere appunti. Oppure serra gli occhi ridente per ostacolarmi di proposito la ricerca dei riflessi pupillari. Tutto ciò con bella viva­cità infantile, serena e gioconda. Dal Don Cortesi che le raccomanda di prestarsi quietamente e docilmente all'esame si fa promettere una passeggiata « ma fuori » intende dal convento e colle sue amichette. Alla espressa possibilità che alle sue amichette non sia concesso il permesso di fare tale passeggiata, ridendo dice che in tal caso pren­derebbe un legno e li ammazza tutti (intende gli oppositori alla pas­seggiata), e così tutto è risolto e le amichette non avranno ostacoli.

 

Alla offerta mia di qualche caramella dice in primo tempo che non le piacciono. Poi le prende e ne distribuisce a tutti i presenti (Suore, Don Cortesi, Dott. Maggi ed a me) e ne tiene una sola per se. Poi ne accetta alcune per la sera. Mi offre, a mia richiesta, la guan­cia al bacio tutta sorridente e ricambia un bacio lieve sulla mia guan­cia. Siamo ormai buoni amici e lo devo al gentile intervento e alla finezza impareggiabile di Don Cortesi e di Suor Michelina.

 

La bambina è sempre spontanea in ogni suo atto e atteggiamen­to. Rilevo che, per esempio, vedendomi in attesa della dott. Maggi di corsa corre a cercarla. « Vado io », dice alla suora, « a cercarla » e corre attraverso i cortili e porticati fino a quando l'ha rintracciata e condotta a noi.

Col Don Cortesi è sempre tanto affettuosa. Alla suor Michelina è affezionala assai. La suora ci informa come l’Adelaide preghi non diversamente né maggiormente delle altre bambine, né più né meno, e come giuochi come e tanto e più delle altre. E sempre sveglia e pronta. Vive regolarmente e si contiene in tutto e per tutto con normalità.

L’Adelaide d'abitudine (come ho io pure ripetutamente consta­tato) esce con molta facilità in spontanee osservazioni perspicaci relative ai fatti ambientali. A mia domanda ricorda di avermi visto il" 31 maggio (però non specifica la data) e cioè all'ultima «apparizione»; e come ebbi a offrirle la pastiglia contro il mal di ventre, che lei fece assaggiare sciolta alla zia e alla sorella.

 

 

4)    Per giustificare l’immonda visita del pube e delle pudende di Adelaide, Cazzamalli distrugge la figura del padre di Adelaide

 

Utilizzando vilmente la stessa Adelaide, Cazzamalli presenta un’immagine disgustosa di Enrico Roncalli, il padre della bimba. Lo scopo di Cazzamalli, condiviso da don Cortesi, è far credere che Adelaide è stata concepita in un’ebbrezza del padre e suscitare il sospetto di un incesto da parte dello stesso padre ubriaco sulla figlia, per giustificare così l’immonda visita delle pudende della bimba.

 

 

 

Qui vale la pena di riferire una scenetta improvvisamente svol­tasi durante l'interrogatorio. Il mattino l’Adelaide era stata visitata dal padre che era accompagnato da un estraneo. (Sul padre corre un'opinione non del tutto favorevole, in quanto il padre e forse al­tri familiari tenderebbero a sfruttare la situazione creatasi intorno alla bambina, vendendo foto della Adelaide e ricevendo offerte). Il pa­dre come si sa è un bevitore, che assai spesso cade in ubriachezza. Ad un dato momento la dott.a Maggi per ischerzo fa l'atto  di metter in capo alla bambina il cappello di don Cortesi. Allora l’Adelaide lo prende nelle mani e dice al don Cortesi di metterselo sbilenco sul­l'orecchio come fanno gli ubriachi (l’Adelaide aveva sentilo che la suora ci informava della visita mattutina del  padre  coll'estraneo). D'Improvviso l’Adelaide dice:  «Mio padre quando era ubriaco a momenti andava nel fosso  e sono andati a prenderlo e portarlo a casa il X e il Y  (nomi che non ricordo di suoi fratelli) », e ciò dicendo fa l'imitazione comica perfetta del viso e del capo ciondolante, pro­pria degli ubriachi.

 

Come si comprende in questa seconda visita la bambina è entra­ta in maggiore confidenza con me; A differenza della prima visita, durante la quale si dimostrava restia a rispondere alle mie doman­de, ora che meglio mi conosce, se pure assai sovente sembra voler consultare collo sguardo don Cortesi e la dott. Maggi, è assai più aperta sia nel ricambiare col sorriso il mio sorriso che nella immedia­tezza del rispondere. Poco prima di ripartire mentre fra noi si di­scorreva, lasciando estranea la bimba al discorso, l’Adelaide ha ri­marcato prontamente un errore a proposito di un particolare relati­vo alle sue visioni ed è intervenuta nel discorso senza tanti complimen­ti e con bell'impeto.

 

 

 

Denudata in convento

 

 

E’ Monsignor Bramini a rivelarci che Adelaide è stata completamente denudata in una stanza del convento di Gandino

(La fonte sigillata : storia critica delle apparizioni di Bonate, Roma : V. Scalera, stampa 1955)

               

“don Cortesi fece denudare Adelaide perché il Cazzamalli potesse esaminarla…

a quella visita era presente lo stesso don Cortesi.”

scrive nel suo libro “La fonte sigillata” confermando la relazione di Cazzamalli .

 

Anche se dimentica di riferire la presenza in quella lugubre stanza delle suore Orsoline come suor Michelina, attivamente impegnata a denudare la piccola Adelaide sotto gli occhi di don Cortesi - la dichiarazione di Monsignor Bramini è molto importante in relazione al suo ruolo di difensore e confidente della piccola Adelaide.

Purtroppo però, Monsignor Bramini si ferma qui, a questa preziosa, ma incompleta affermazione.

-  La mia penna si rifiuta di riferire fin dove fu spinta quella visita - conclude scandalizzato dal racconto della piccola

 

Per Monsignor Bramini sarebbe stato difficile affermare che don Cortesi:

 

-   ha indossato l’abito dello psichiatra sadico perché Adelaide, per lui, era una bimba mostruosamente squilibrata, frutto di una famiglia di psicopatici mentali (in particolare: il padre ubriacone incontinente e la cugina maniaca depressa);

-   ha trasformato il convento di Gandino in una casa di detenzione psichiatrica per analizzare la mente di Adelaide anche per mezzo di esperimenti di suggestione mentale su di lei;

-   ha organizzato la spoliazione e l’inquisizione ginecologica di Adelaide per  annientarla,  rinverginarla * , farle provare viva vergogna per la propria natura malata, farla sentire “un atomo insignificante”;

- per rinverginare Adelaide, le ha tolto la verginità.

 

L’errore di Bramini: pensare che Dio abbia permesso tutto questo male.

 

Dio non c’entra nulla!

E’ la Chiesa, questa Chiesa, a portarne l’intera responsabilità.

 

La spoliazione imposta dall’Inquisitore bergamasco don Cortesi alla piccola Adelaide di sette anni nel convento di Gandino porta alla mente il tristissimo campionario fotografico di manuali psichiatrici nei quali povere alienate sono mostrate senza veli, esposte in modo osceno in tutta la loro misera condizione; e ricorda la sofferenza patita da tante donne rinchiuse nei diversi luoghi di detenzione sol perché giudicate disturbatrici dell’Ordine, luoghi molto conosciuti, come: carceri, ospedali psichiatrici, lager, campi di lavoro forzato…e conventi.

 

 

L’immonda ispezione ginecologica imposta ad Adelaide nel convento di Gandino si configura come un sacrificio satanico

 

   

Monsignor Bramini (celato dietro lo pseudonimo di Argentieri) difensore di Adelaide, rivela gli elementi essenziali della testimonianza ricevuta dalla stessa piccola veggente di Ghiaie su quanto è accaduto il 05 luglio 1944, nel convento di Gandino delle suore Orsoline in una pagina del suo libro “La fonte sigillata”.

In questa pagina si può vedere “fin dove fu spinta la “visita alle pudende” eseguita dal professor Cazzamalli con la presenza attiva di don Cortesi

 

Di seguito le frasi più significative:

 

 

·       Don Cortesi fece denudare Adelaide perché Cazzamalli potesse esaminarla

·       I due aruspici, don Cortesi e Cazzamalli, credevano di trovare….. laggiù la chiave del segreto delle apparizioni

·       I demoni dietro loro sghignazzavano e subsannavano

·       In quel momento l’angelo custode della bambina dovette coprirsi il viso con le ali

 

 

Per capire meglio lo scenario turpe rivelato da Monsignor Bramini occorre precisare che:

il termine aruspici indica i sacerdoti che facevano profezie esaminando nelle proprie mani le interiora delle vittime

il verbo Subsannare è un verbo arcaico (usato da Carducci nella poesia “la Chiesa di Polenta”) che significa beffeggiare, dileggiare, irridere

 

 

Il che significa che il 05 luglio 1944 nella famigerata stanza del convento di Gandino

 

don Cortesi ha partecipato attivamente, a fianco del medico Cazzamalli, alla visita delle pudende di Adelaide.

 

In qualità di sacerdoti esaminatori dell’intimità della vittima, i due aruspici hanno operato il massacro sghignazzando e subsannando, ovvero: beffeggiando, dileggiando, irridendo, schernendo la piccola creatura di sette anni - sequestrata alla famiglia e picchiata dalle suore - alla quale, con gesti osceni, doveva esser sbarrato per sempre l’ingresso alla vita religiosa perché bimba lussuriosa – “ninfetta oreade” l’ha definita l’aruspice don Cortesi –condannata, per origine, alla carnalità.

 

Da cui si deduce che:

 

il 05 luglio 1944,  l’Inquisitore don Cortesi, In qualità di sacerdote ARUSPICE, esaminatore delle viscere della piccola vittima, ha operato il massacro di Adelaide, con le sue stesse mani, continuando a beffeggiare, dileggiare, irridere, schernire, con gesti osceni,  la piccola creatura di sette anni esibita in tutta la sua nudità alle suore presenti, come una bimba lussuriosa – “ninfetta oreade” - condannata, per origine, alla carnalità.

 

Questa visita immonda, che connoterà tutto il martirio di Adelaide, si configura come un sacrificio satanico,

Orrendamente dilaniata nell’anima e nel corpo, Adelaide appare come immagine del Cristo crocifisso.

 

 

Innamorata di don Cortesi era necessario che Adelaide toccasse con mano, rabbrividendo, quanto fosse infido quel suo affetto

 

– scrive ancora Monsignor Bramini nella stessa pagina, per far capire senza fraintendimenti che, dopo averla sequestrata e violentata nella carne e nello spirito, don Cortesi ha suggestionato la piccola di sette anni costringendola a subire un rapporto d’intimità carico di violenza infida e bestiale, strumentalmente pedofilo, per piegarla alla propria volontà e stroncarla nella psiche, nell’anima e nel corpo.

 

Incalliti nel peccato di omissione, i monsignori della Curia di Bergamo continuano a legittimare questa immonda persecuzione, come hanno fatto prima di loro i responsabili delle più alte istituzioni ecclesiali

 

Mons. Patelli Rettore del Seminario di Bergamo,

Mons. Merati Arcidiacono della Cattedrale di Bergamo,

Mons. Magoni Cancelliere della Curia di Bergamo

Mons. Cavadini professore del Seminario di Venegono

 

membri del Tribunale Ecclesiastico Diocesano istituito nel maggio-giugno 1947  contro Adelaide nel convento delle suore della Sapienza di via San Giacomo.

 

 

 

Don Cortesi, e la visita delle pudende di Adelaide

 

 

Lo stesso don Cortesi ci ha lasciato il proprio ritratto a conclusione del suo libro Il problema delle apparizioni di Ghiaie:

 

anch’io ho queste due corna, qui, sulla fronte – rivela don Cortesi alla bambina ormai sfiancata dalla sua persecuzione, perché comprenda finalmente chi è il prete che lei credeva un padre affettuoso e un amico amoroso, e possa vedere il vero volto di colui che tante volte l’ha abbracciata, accarezzata, baciata, tastata, odorata e stretta a sé come un innamorato.

 

Molti, preti e laici, hanno sorvolato vilmente su questa frase inquietante di don Cortesi. Han girato la faccia inorriditi e increduli di fronte a un sacerdote, ammirato per la sua intelligenza e raffinatezza, che si mostra a una bambina di otto anni come un essere sinistro dotato di corna sulla fronte.

Di certo, però, il Vescovo e i Monsignori del Tribunale Ecclesiastico che hanno giudicato e condannato Adelaide non potevano sottrarsi all’obbligo di capire!

 

 

Era loro dovere analizzare tutto il libro di don Cortesi!

 

Se l’avessero fatto, fin dalla prima pagina dello stesso libro non sarebbe stato difficile comprendere che - definendo Adelaide come una “ninfetta oreade” - don Cortesi intendeva collocare la storia delle apparizione di Ghiaie in un contesto mitologico (la ninfa, come noto, è una figura della mitologia)

e successivamente, alla fine del libro,  scoprire perché, don Cortesi si è mostrato ad Adelaide-ninfetta come un essere con le corna,

 

 

 

 

Caratteri della ninfa nella mitologia

Caratteri di Adelaide-ninfetta  nel libro di don Cortesi

 

 

La ninfa oreade è una ragazza selvaggia, primordiale e passionale

 abita accanto ai fiumi, corre gioiosa nei prati,

colma di fantasie erotiche,

ordisce menzogne

 curiosissima,

golosissima,

ama farsi sedurre,

desta desideri amorosi

 

Adelaide selvatica del torchio

dimostra sensibilità per il mondo sessuale,

conosce e insegna la bugia

furbissima, disgustosamente conscia della sua astuzia

scodinzola, sfringuella gonfia di boriuzza,

precoce malizietta, infatuata di sé, dalla risata insolente e soddisfatta,

gode di essere vezzeggiata mostra esibizionismo, desidera sentirsi ammirata smania di distinguersi,

ama realtà fantastiche, ed esperienze straordinarie…

 

 

Se dunque, avessero cercato di capire perché don Cortesi ha definito Adelaide come una ninfetta avrebbero poi scoperto che, presentandosi con le corna sulla fronte, il giovane Inquisitore della Curia ha voluto identificarsi con una figura mitologica affine alla ninfa: ovvero come un satiro, demone lussurioso che insegue la ninfetta perché vuole rapirla, spogliarla, guardare la sua nudità e amoreggiare con lei.

 

Mostrandosi dunque, come un essere cornuto, don Cortesi vuole che Adelaide veda in lui un satiro;

 

e capisca perciò la ragione della spoliazione e satanica inquisizione ginecologica cui l’ha costretta il 05 luglio 1944 nel convento di Gandino;

 

spoliazione  e visita ginecologica che egli stesso ha organizzato e alla quale ha partecipato attivamente con le sue stesse mani per poter scrutare, frugare e scoprire nella fisionomia delle sue intimità esposte, i tratti lussuriosi della sua viperina anima di ninfetta

 

Molti si sono domandati perché don Cortesi voleva scoprire “laggiù”, ovvero nell’organo sessuale della bambina, la verità delle apparizioni. A costoro occorre ricordare che ninfa è una definizione alternativa delle piccole labbra dell'apparato genitale esterno femminile che possono essere diverse da donna a donna e la cui morfologia per i fisiognomisti denota un diverso carattere femminile.

E don Cortesi era un cultore della fisiognomia.

 

 

 

La dottoressa Maggi non era presente

alla immonda inquisizione delle intimità della piccola Adelaide

 

Quattro anni fa pensando alla pagina-scandalo del libro di Ferdinando Cazzamalli  -  che descrive la visita delle pudende della piccola Adelaide organizzata da don Cortesi e Cazzamalli  - riflettevo sulla presenza della dottoressa Maggi a tale orrenda, satanica, inquisizione nazista, più volte ricordata, e sulla quale la Chiesa Cattolica continua a stendere un complice, vergognoso, velo di silenzio.

 

Questa pagina mi aveva profondamente colpito, sbalordito. Non potevo credere a quel che Cazzamalli aveva scritto: il medico occultista trascinava nello scandalo obbrobrioso da lui attuato una sua onestissima collega, tanto diversa da lui, come il giorno dalla notte.

Proprio la dottoressa Maggi, persona tanto gentile, raffinata, innamorata dell’infanzia e tanto vicina alla piccola Adelaide nei giorni delle apparizioni, veniva infangata per sempre, e a tal punto da non poter più avere credibilità alcuna.

 

Tutto però, sembrava confermare la complicità della dottoressa Maggi, che appariva consenziente e partecipe del crimine. 

 

Per questo, arrabbiatissimo con lei, credendo al truce e infingardo Cazzamalli, così scrivevo:

 

“…per lasciare la piccola Adelaide nelle mani di quell’essere rivoltante col camice bianco, quel giorno suor Michelina ha totalmente abdicato alla propria libertà di coscienza e al proprio femminile. In pieno accordo, comunque, con un altra donna presente quel giorno poco distante da lei: la dottoressa Maggi, medico condotto di Bonate; che ha partecipato a quella visita immonda, addirittura accanto a don Cortesi, a due passi dal crimine, fingendo di guardare da un’altra parte (la scena era impudica), senza trovare il coraggio di chiedere al ministro di Dio vicino a lei, perché continuasse ad osservare curioso i movimenti osceni del ributtante medico che aveva costretto Adelaide a denudarsi per esaminare “le sue pudende”, e senza trovare il coraggio di urlare ai due uomini il rispetto delle norme, della vita, della bimba, della donna, e di Dio.

Evidentemente, per le due donne, la suora e la dottoressa, in quel luogo Sacro era possibile fare tutto sul corpo di Adelaide, priva di tutori, derubata della paternità, orfana senza diritti. C’era il ministro di Dio, il delegato della Curia e del Vescovo, a garantire la legittimità di quella violenza Sacra che nessuno avrebbe mai dovuto ricordare (nei libri di don Cortesi sui fatti di Ghiaie, tanto prolissi e verbosi, non si trova, ovviamente, alcun cenno a quel raccapricciante episodio).

Peccato per lui, però, che l’esecutore materiale del delitto, il Cazzamalli, temendo di essere additato come unico responsabile di  quell’orrendo sopruso su una minore indifesa, lo svelerà qualche anno più tardi, a guerra finita, in un libro infame nel quale chiamerà tutti alla correità: il Vescovo, per primo, che gli avrebbe permesso quella e le altre visite, poi don Cortesi, quale mandante, la dottoressa Maggi, suor Michelina, e addirittura la Madre Superiora delle Orsoline, quali complici.

 

In questi anni sempre mi è tornata alla mente quella visita immonda. Mi tormentava soprattutto il pensiero della presenza della dottoressa Maggi a quello spettacolo diabolico e terrificante.

Non potevo crederci, anche se, come ho detto, tutto sembrava confermare la sua partecipazione attiva: la dottoressa appare, nella foto scattata quel giorno infausto nel giardino delle Orsoline, insieme a don Cortesi, Cazzamalli, suor Lutgarda e alla piccola Adelaide (che mostra un volto stravolto dalle torture subite dalle suore e dallo stesso don Cortesi) .

 

In questi giorni ho voluto rileggere attentamente, per l’ennesima volta, “quella pagina”.

E ho messo in ordine temporale le sequenze nelle quali il medico occultista colloca la povera dottoressa Maggi.

Eccole.

Le si legga con attenzione.

 

1. Coll'assistenza di Don Cortesi e della Dott. Maggi ho proceduto al riepilogo delle date e del contenuto delle apparizioni.

 

2. Osservo che quando all'esame – della regione pubica e delle pudende - parte¬cipano o si interessano la dott. Maggi o il Don Cortesi la bambina accenna a coprirsi tirando in giù la camicina.

 

3. Alla offerta mia di qualche caramella dice in primo tempo che non le piacciono. Poi le prende e ne distribuisce a tutti i presenti: Suore, Don Cortesi, Dott. Maggi ed a me.

 

4. La bambina è sempre spontanea in ogni suo atto e atteggiamen¬to. Rilevo che, per esempio, vedendomi in attesa della dott. Maggi di corsa corre a cercarla. « Vado io », dice alla suora, « a cercarla » e corre attraverso i cortili e porticati fino a quando l'ha rintracciata e condotta a noi.

 

5. La bambina….se pure assai sovente sembra voler consultare collo sguardo don Cortesi e la dott. Maggi, è assai più aperta sia nel ricambiare col sorriso il mio sorriso.

 

Si legga accuratamente la quarta sequenza, la si confronti con le altre, e ci si chieda:

come mai Cazzamalli è “in attesa della dott. Maggi” se, poco prima, afferma che la dottoressa stava accanto a lui impegnata nella “visita” e poi nel ricevere le caramelle?

e perché Adelaide corre a cercare la dottoressa attraverso i cortili e i porticati per poi condurla lì nella stanza dove si è consumato il crimine?

“…l’ha rintracciata e condotta a noi” – scrive Cazzamalli separando loro, i criminali, dalla dottoressa Maggi.

Quel NOI non comprende la dottoressa Maggi.

Dunque, dal racconto dello stesso Cazzamalli si arguisce che

la dottoressa Maggi non era presente nella stanza del crimine,

ma era lontano, oltre i cortili e i porticati del convento.

 

E allora ci si chiede:

 

1. Perché il Cazzamalli ha voluto mentire spudoratamente e trascinare una collega onesta nel proprio orrendo delitto?

 

2. Perché la dottoressa Maggi, pur rifiutandosi di partecipare a quella visita, non si è mai difesa (almeno, come sembra, in assenza di documenti ulteriori) e non ha mai dichiarato la propria estraneità allo scempio di una bambina che lei amava, accettando la versione orripilante di sé formulata da un criminale?

 

3. Perché non ha mai parlato di quella “visita” e della sua presenza quel giorno nel convento di Gandino?

 

Queste domande, che si aggiungono a mille altre su quella immonda “visita ginecologica nazista”, le rivolgiamo ai preti e alle suore di Bergamo, alla Santa Sede e alla Curia di Bergamo: in primis al Vescovo Mons. Beschi – che, vilmente, lo sappiamo, non risponderà (con buona pace di Paolo Brosio che tanto lo stima, e dei falsi paladini incensatori opportunisti).

 

Queste domande le rivolgiamo allo stesso Ordine dei Medici di Bergamo che ha il dovere di tutelare la professionalità e l’onorabilità dei propri membri oltre che delle persone inermi, soprattutto bambini, violentate da medici turpi.

 

Continueremo a riflettere sulla dottoressa Maggi. Cercheremo di capire la ragione di questa alterazione terrificante della professione medica praticata dal dottor Cazzamalli, ricordando che

 

la cura e il rispetto della persona, e dei bambini prima di tutto, sta al principio e al centro dello stesso messaggio affidato dalla Madonna alla piccola Adelaide e dunque al luogo benedetto delle Ghiaie.

 

           

 

 

                                                                                       

 

 

 

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